domenica 18 marzo 2007

Marini: «Taglio tasse anche a famiglie»

Il presidente del Senato: «Padoa-Schioppa non mi convince quando parla di priorità alle imprese»

Una riduzione di tasse deve arrivare anche «per le famiglie e non solo per le imprese». Lo ha detto il presidente del Senato Franco Marini al forum di Confcommercio a Cernobbio. Il giorno prima era stato il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa a chiedere priorità per le imprese. «Le riduzioni per le imprese e per le famiglie devono andare di pari passo - precisa ora Marini - bisogna far camminare le due cose insieme».

Secondo il presidente del Senato una parte dell'extragettito entrato nelle casse dello Stato deve dunque andare nella direzione di una riduzione della pressione fiscale delle famiglie per riavviare il ciclo della domanda interna e dei consumi. «Padoa-Schioppa - ha detto Marini - ha detto qui a Cernobbio che bisogna fare qualcosa in più per le imprese ma io sono convinto che bisogna fare anche qualcosa sul piano della riduzione della pressione fiscale. La parola priorità mi convince poco e penso che le imprese abbiano bisogno, ma che la cosa debba camminare insieme con dei provvedimenti per le famiglie». Marini si è quindi detto d'accordo con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che ha sottolineato l'importanza di aumentare la produttività per riagganciare la ripresa: «Solo un miglioramento della produttività e una contemporanea riduzione della pressione fiscale danno garanzie di stabilità». Lo stesso Bonanni, anch'egli presente al forum di Confcommercio, ha lanciato la proposta di un patto tra le parti sociali affinché sia scritto nero su bianco che «ogni punto recuperato all'evasione fiscale vada alla riduzione delle tasse e al sociale».
LEGGE ELETTORALE - Marini ha poi ribadito la necessità di mettere mano alla riforma elettorale, precisando comunque che un'eventuale riforma non pressuppone che si vada subito dopo alle urne. «Questa legge - ha aggiunto - bisogna cambiarla perché rischia di diventare un pericolo per le nostre istituzioni. Ma non è vero che una volta fatta la legge elettorale si debba andare a votare». Quindi ha ricordato il Mattarellum: «Con quella legge chi faceva le liste sapeva chi era avvantaggiato ma in tanti casi grazie alla capacità dei candidati le previsioni si sono ribaltate. Con questa legge, invece, i partiti fanno l'elenco dei candidati e al massimo discutono del quinto posto. Il cittadino vota a scatola chiusa».
MAGGIORANZE VARIABILI - Porta chiusa all'ipotesi di maggioranze variabili. «L'ho già detto altre volte e lo ripeto, non c'è bisogno e non c'è possibilità di governi a maggioranze variabili, ma di un Parlamento dove il bipolarismo si rafforzi e si esprima a livelli alti di capacità, di confronto e di responsabilità».

Fonte: Corriere della Sera

Pasqua, campagna anti Dico nelle case

Iniziativa di Ruini: a Roma i sacerdoti impegnati nelle benedizioni consegneranno un opuscolo in difesa della famiglia

Campagna anti Dico porta a porta in joint venture tra i cardinali Antonelli di Firenze e Ruini, vicario del Papa a Roma. A tutte le famiglie della capitale verrà consegnato un pieghevole a colori che aiuta «a riflettere sull'importanza sociale della famiglia». Postini speciali del messaggio, i sacerdoti della diocesi impegnati nelle benedizioni pasquali casa per casa che quest’anno sono meglio organizzate ed evidenziate con avvisi su moltissimi portoni. Maintanto è montata la polemica contro la presa di posizione della Pontificia Accademia per la vita che venerdì ha invitato i cattolici a esercitare il diritto all’obiezione di coscienza in tutti quei casi in cui possano essere distrutte vite umane. Esponenti della Rosa nel pugno e dell’Aduc hanno denunciato a Firenze il presidente dell’Accademia, monsignor Sgreccia, per violazione dell’articolo 414 e 328 del codice penale ("istigazione a commettere reati" e "omissione di atti di ufficio"). Sempre ieri alcuni leader dell’Anm hanno preso le distanze dal pronunciamento dell’Accademia lì dove invita all’obiezione anche i magistrati e non solo gli operatori sanitari. Luigi Manconi (sottosegretario alla giustizia) chiede che «la Chiesa impartisca un insegnamento etico e non politico».

FAMIGLIA E SOCIETÀ — Questo è il titolo che accompagna il messaggio dell'ex presidente della Cei Ruini ai romani. Serve a presentare un testo scritto dal cardinale Antonelli per la Pasqua 2007, che campeggia anche al centro dell’ home page del sito internet della Diocesi di Firenze. Non si usa l'espressione Dico ma Antonelli scrive chiaramente che le esigenze di chi vive in una convivenza di fatto o in coppie omosessuali «dovrebbero trovare risposta nei diritti riconosciuti alle singole persone » mentre «non è giusto che abbiano gli stessi diritti della famiglia, dato che non hanno gli stessi doveri». Il cardinale Ruini invita alla valutazione della lettera anche da parte anche dei laici. «Le considerazioni qui proposte — scrive — sono in armonia con la fede cristiana ma vengono sviluppate sulla base dell'esperienza e della ragione: possono pertanto essere condivise anche da chi non è credente». Antonelli lancia l’allarme sulle conseguenze economiche e sociali e culturali («si assottiglierà la trasmissione del nostro patrimonio culturale, proprio quando si diffonderanno altre culture portate dagli immigrati ») del calo demografico italiano.

MAGISTRATI — Sebbene il direttivo dell’Anm non si sia voluto pronunciare sull’argomento, per darne una più approfondita riflessione, alcuni leader delle toghe a cominciare dal presidente e dal segretario dell’Amn, Giuseppe Gennaro e Nello Rossi, hanno firmato un documento in cui, si prende posizione contro l’Accademia pontificia, sottolineando che «solo la Costituzione è la tavola dei valori cui il magistrato deve fare riferimento perché a essa ha giurato fedeltà e pertanto l’unica obiezione possibile al magistrato è l’eccezione di legittimità costituzionale», cioè il ricorso alla Consulta.E citano una sentenza della Corte che nell’87 aveva escluso la possibilità di obiezione di coscienza per i magistrati.

Fonte: Corriere della Sera

Arrestato in Brasile l'ex terrorista Cesare Battisti

È finita in un hotel di Copacabana la fuga di Cesare Battisti, ex leader dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, evaso da un carcere italiano nel 1980 e rifugiatosi in Francia 15 anni fa. Battisti, 54 anni, si era dato alla latitanza il 22 agosto 2004 per sfuggire a un’estradizione che vedeva sempre più vicina. Da tre anni, sulle sue tracce erano gli agenti francesi ed i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, che erano riusciti a localizzarlo in Sud America prima che facesse nuovamente perdere le proprie tracce. L’incontro con un esponente dei comitati di sostegno, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro, è stato fatale all’ex «primula rossa», catturato dalla polizia brasiliana e dagli agenti venuti da Parigi insieme alla sua compagna.

E proprio a Parigi l’ex leader dei Pac, grazie alla ’dottrina Mitterand’, si era rifatto una vita: abbandonata la lotta armata, si era dato alla scrittura, diventando un giallista di fama e pubblicando opere in cui proponeva alcune analisi sull’esperienza dell’antagonismo radicale, tra cui ’L’orma rossà, edito da Einaudi. Poi, però, quando l’aria era cominciata a farsi più pesante, Battisti aveva deciso di fuggire. A cambiare le carte in tavola era stato il parere favorevole all’estradizione dato dalla Corte d’appello di Parigi il 30 giugno del 2004. Poco dopo il presidente francese Jacques Chirac aveva fatto sapere che avrebbe dato il via libera all’estradizione nel caso in cui il ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti fosse stato respinto.

«La dichiarazione di Jacques Chirac, due giorni dopo la decisione della Corte d’appello, è riuscita a togliermi ogni speranza», aveva detto l’ex leader dei Pac nella lettera inviata agli avvocati Irène Terrel e Jean-Jacques de Felice per spiegare le ragioni della sua fuga. «Di fronte al baratro, cosa mi resta?», aveva scritto. «Soltanto i miei figli e la sottile possibilità, un giorno forse, di potermi spiegare sulle mie responsabilità politiche e di tornare infine su quel passato che l’Italia vorrebbe, mi pare, seppellire per sempre, al prezzo di una contraffazione storica».

«Non lascerò la Francia, non saprei farlo, è il mio paese e non ne vedo altri nel mio futuro», aveva scritto Battisti, aggiungendo: «Continuerò a battermi affinchè sia resa giustizia all’uomo e alla storia». Con la progione a vita, trent’anni dopo i fatti, «sarebbe la famiglia, i figli, altre vite a pagare», aveva spiegato, sottolineando: «Non posso correre questo rischio, non rivedere più i miei figli, il paese dove sono nati, l’idea mi risulta insopportabile».

Pochi mesi dopo, il 23 ottobre 2004 il primo ministro francese, Jean Pierre Raffarin, aveva firmato il decreto di estradizione che costringeva l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo a scontare la propria pena in Italia. Contro il decreto nel novembre 2004 i legali di Battisti avevano presentato invano ricorso al Consiglio di Stato, che aveva al contrario convalidato il decreto nel marzo 2005. Gli avvocati ci hanno poi riprovato poco più di un mese fa, presentando un ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo di cui non si conosce l’esito.

Pur riconoscendo di aver fatto parte dei Pac, Battisti si era sempre detto innocente. Arrivato in Francia nel 1990 dopo alcuni anni trascorsi in Messico si era appellato alla dichiarazione del presidente della Repubblica François Mitterand, che nel 1985 aveva promesso asilo agli ex militanti della lotta armata che avessero rinunciato alla violenza.

In Italia l’ex leader dei Pac era stato condannato a due ergastoli per quattro omicidi: in due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del ’78, e quello dell’agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell’uccisione del macellaio Lino Sabbadin, avvenuta a Mestre il 16 febbraio del ’79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell’uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del ’79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore.

L’idea alla base di quel biennio di sangue, secondo quanto si appurò in seguito, era quella di colpire, oltre ad esponenti delle forze dell’ordine, i commercianti che si erano difesi durante i cosiddetti ’espropri proletarì. Proprio per questo nel mirino dei Pac finirono il macellaio di Venezia Sabbadin e il gioielliere di Milano Torregiani. In quest’ultimo caso, poi all’omicidio, si aggiunse un ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere, Adriano, venne colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse, e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle.

Fonte: La Stampa.it

sabato 17 marzo 2007

IRAQ: Attacchi kamikaze con bombe al cloro

Tre attentati nella provincia di Anbar, roccaforte della ribellione sunnita. Sono stati trattati per l'esposizione al cloro circa 350 civili

Tre attacchi suicidi con l'impiego di camion carichi di bombe al clor
o hanno causato la morte di almeno due poliziotti iracheni e l'intossicazione di circa 350 civili nella provincia Al Anbar, bastione della ribellione sunnita nell'Iraq occidentale.

Alla guida dei tre mezzi pesanti c'erano dei kamikaze che si sono fatti saltare in aria nei pressi di Falluja e Ramadi, le due principali città della provincia. Mentre le forze americane parlano della morte di due agenti, secondo la televisione di stato 'Al Iraqiya' le vittime sarebbero almeno sei.

«Circa 350 civili iracheni e sei soldati della coalizione sono stati trattati per l'esposizione al cloro, dopo che due attentore suicidi hanno fatto esplodere i loro camion in due diverse zone, a sud di Falluja - si legge in un comunicato diffuso dal comando militare Usa - Un soldato e un civile sono rimasti feriti in un attacco di minore intensità a nordest di Ramadi».

Questi tre attacchi suicidi portano a cinque il numero di attentati con l'impiego del cloro compiuti negli ultimi due mesi nella provincia a maggioranza sunnita di Anbar. Altre due azioni di questo tipo sono state segnalate anche a Baghdad nel corso delle ultime settimane.

Fonte: Quotidiano.net

La Norvegia riconosce il governo palestinese

Con l'insediamento del nuovo governo di unità nazionale palestinese - formato dai radicali di Hamas e dai moderati di Fatah - la Norvegia ha annunciato la ripresa delle relazioni politiche ed economiche con quell'esecutivo.

"Il programma del governo di unità nazionale compie passi importanti verso l'adempimento delle richieste poste dalla comunità internazionale. Su queste basi la Norvegia riprende quindi le relazioni politiche ed economiche con il governo palestinese", ha annunciato il ministro degli Esteri, Jonas Gahr Stoere, in una nota.

L?anno scorso la comunità internazionale ha congelato gli aiuti e i rapporti con il governo palestinese, a seguito dell'avvento al potere di Hamas; e ne ha condizionato lo sblocco alla rinuncia delle violenza come strumento di lotta, al riconscimento del diritto all'esistenza di Israele e degli accordi precedentemente sottoscritti, non ultimi quelli storici sull'autonomia, che proprio la diplomazia norvegese mediò tra Israele e l'Olp.

Fonte: Rainews 24

Mastrogiacomo, talebani estendono a lunedì ultimatum

I talebani hanno fatto slittare di tre giorni l'ultimatum scaduto il quale minacciano di uccidere il giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo . Lo ha detto oggi un portavoce dei ribelli, mentre il premier Romano Prodi ha dichiarato di aver contattato il presidente afghano Hamid Karzai.

La notizia del prolungamento dell'ultimatum, che sarebbe scaduto ieri, giunge il giorno dopo l'appello italiano rivolto ai ribelli per avere più tempo a disposizione, mentre questi ultimi hanno annunciato di avere ucciso l'autista afghano che era stato sequestrato assieme a Mastrogiacomo.

"Estenderemo la scadenza di tre giorni a partire da venerdì", ha detto il mullah Hayatullah Khan a Reuters. "Aspetteremo la risposta alle nostre richieste".

Khan, che parlava ad un telefono satellitare da una zona segreta, ha detto che ci sono "contatti" per il rilascio di Mastrogiacomo, ma non ha fornito dettagli in merito.

Ha aggiunto che i ribelli hanno ucciso giovedì l'autista Sayed Agha, dopo che un tribunale talebano lo ha giudicato colpevole di spionaggio e ora deciderà della sorte di Mastrogiacomo e del suo interprete afghano.

PRODI: HO PARLATO OGGI CON KARZAI

Intanto il premier Romano Prodi da Palazzo Chigi ha detto che il governo segue costantemente la vicenda e che contattato di persona il presidente afghano Karzai.

"Stiamo lavorando .. il contatto è continuo... si lavora in perfetta armonia con intensità. Ho appena telefonato a Karzai che era di passaggio a Istanbul diretto a Duesseldorf, per seguire secondo per secondo quanto sta accadendo", ha dichiarato Prodi ai tg della Rai.

La missione Onu a Kabul ha lanciato un appello ai sequestratori affinché "mostrino la loro umanità", rilasciando il giornalista e i colleghi afghani.

"Mastrogiacomo è un giornalista molto conosciuto la cui simpatia per il popolo afghano è al di sopra di ogni dubbio", ha detto il portavoce dell'Onu in un comunicato.

"Attraverso i suoi reportage dalla regione nel corso di molti anni ha mostrato compassione per i poveri e i sofferenti, diffondendo la loro voce nel resto del mondo", si legge nella nota. "Non vediamo alcuna ragione per cui si possa sospettare di lui".

Mastrogiacomo è stato catturato con i due colleghi afghani nella provincia meridionale di Helmand, che è in preda all'anarchia, la scorsa settimana e i talebani hanno detto che ha confessato di essere una spia per conto delle truppe britanniche.

La Repubblica ha vigorosamente smentito questa accusa e detto che il suo giornalista, nato a Karachi, scrive per il quotidiano dal 1980 ed è arrivato come inviato in Afghanistan il 28 febbraio.

Mastrogiacomo è apparso in un video divulgato mercoledì scorso, in cui lancia un appello al governo italiano affinché si attivi per la sua liberazione. In un messaggio audio trasmesso giovedì dice che i suoi carcerieri lo avrebbero ucciso se le loro richieste non sarebbero state soddisfatte entro due giorni.

I talebani vogliono che l'Italia ritiri le sue truppe dall'Afghanistan e insistono anche sul rilascio di uno dei loro portavoce catturati lo scorso gennaio.

Fonte: Yahoo Notizie

Sesso, si scrive così

Dieci casi giudicati dal Garante della Privacy Francesco Pizzetti

E’ convinto il presidente dell’Autorità Garante della Privacy: «I migliori difensori della libertà d’informazione non possono che essere i giornalisti». In questo senso, perciò, il prof. Francesco Pizzetti nega che nel provvedimento dell’Authority sulle vicende di Potenza possa essere ravvisata una «volontà censoria». «I contenuti del nostro divieto ripercorrono il vostro codice deontologico e si tratta di criteri che sono allo stesso tempo precisi ed elastici, e vanno applicati a situazioni concrete. Non v’è dubbio, quindi, che questo coinvolga innanzitutto la responsabilità del giornalista, che deve valutare coscienziosamente le conseguenze».

Il consiglio è implicito: «Meno scoop e più attenzione ad una informazione corretta». In questo senso Pizzetti ricorda il precedente provvedimento «analogo» del giugno 2006, in occasione della vicenda dei Savoia. Questo è sembrato un intervento più deciso «La differenza tra i due provvedimenti sta nel dispositivo: allora fu un invito ad uniformarsi a certi principi, oggi - dopo aver constatato che non tutti i mezzi di informazione hanno dimostrato la capacità di adeguarsi all’invito - siamo passati al divieto». E allora, presidente, ci consenta di entrare nello specifico, caso per caso.

1. La Borsa
E’ pubblicabile la notizia di un capitano d’industria, quotata, sorpreso a sniffare? «Dipende molto dalle circostanze. Se il personaggio in questione assume droga in un luogo pubblico la risposta è senz’altro sì. Perché essendo egli l’amministratore di una importante società, quotata in Borsa, allora ha una responsabilità pubblica. Se fa certe cose “coram populo” il suo diritto alla riservatezza esce ovviamente affievolito. Diverso sarebbe se il fatto in oggetto non fosse accaduto in pubblico: allora si tratterebbe di capire come la notizia sia stata recuperata e divulgata. Ma questa è un’altra questione».

2. La politica
Se ad essere sorpreso con un transessuale fosse un uomo politico importante? «Racconterò un episodio di cui s’è occupata, in passato, l’Authority. Il presidente di una Regione chiede tutela perché un giornale pubblica una sua relazione omosessuale. In un primo momento sembrava si andasse verso una sanzione per la testata che aveva scritto. Nel contraddittorio coi cronisti, però, venne fuori che il politico era alla testa di una campagna contro gli omosessuali. Allora il Garante ritenne che fosse di obiettivo interesse per l’opinione pubblica sapere la differenza tra il comportamento privato e quello pubblico del leader politico».

3. Omosessualità
Si può pubblicare l’intercettazione che rivela il disagio di un mafioso per un figlio gay? «Anche in questo caso molto dipende dalla professionalità e dalla sensibilità del giornalista. Se ritiene in scienza e coscienza che è una notizia rilevante, dato il contesto, data l’etica della mafia, data la conseguenza che può determinare all’interno dell’ambiente mafioso, allora certamente può pubblicarla sul giornale. Ripeto, dipende sempre dal contesto, ma direi anche dal modo in cui la notizia viene scritta. Il buon cronista è consapevole che non deve mai essere lesa gratuitamente la dignità di nessuno. Neppure di un boss».

4. Il piccolo Tommy
Ha fatto impressione la notizia dei video di pornopedofilia trovati dal papà. «Questa è una bella domanda borderline, però la nostra posizione è che era corretto pubblicarla. Perché si trattava di una notizia connessa col rapimento di un minore. E che il padre del bimbo rapito detenesse quel tipo di materiale poteva avere un rilievo, anche rispetto all’opinione pubblica. Siamo al limite, però diremmo che sì, si poteva, perché c’è una connessione fra l’interesse pubblico a conoscere i particolari della vicenda e questo tipo di informazione».

5. Gianluca Pessotto
Ci sono state irregolarità nell’informazione sul tentato suicidio del calciatore?«Secondo noi si poteva dare la notizia, per la notorietà del personaggio e per le modalità con cui il gesto è stato compiuto che avevano un riflesso obiettivo pubblico. Anche il contesto ha avuto la sua importanza: non era solo la vicenda di un calciatore ma di un uomo che tentava il suicidio in un contesto particolare che riguardava il mondo di cui faceva parte. Anche l’informazione sul decorso ospedaliero aveva un senso, ovviamente senza indulgenza al voyeurismo. E devo dire che l’intera stampa nazionale ha tenuto un comportamento esemplare».

6. Veronica Lario
Era giusto pubblicare la sua lettera o contrastava col diritto alla riservatezza del marito? «Assolutamente sì. La lettera della signora Veronica rivolta al marito che l’aveva offesa era pubblicabilissima. D’altra parte era stata scritta per essere pubblicata, e lo stesso interessato ha voluto che fosse pubblicata decidendo poi di rispondere altrettanto pubblicamente. Cercando di spiegare i criteri che ci guidano, anche nelle storie coniugali più private, non è sempre facile valutare. In linea di massima i comportamenti dei cronisti devono essere visti in relazione all’interesse all’informazione dell’opinione pubblica».

7. Aida Yespica
La sua vita privata vale meno di quella di Silvio Sircana? «Il nostro provvedimento è a tutela di entrambi. Anzi, come abbiamo scritto, riguarda molti casi, tutte le persone coinvolte nella vicenda di Potenza. Mentre quello del 2006 era generale - dato che siamo passati dall’invito a fare, all’ordine a non fare, e quindi al divieto - questo riguarda solo l’inchiesta di Potenza. I giornalisti sono vincolati a due provvedimenti: quello generale di dieci mesi fa e l’altro particolare dei giorni scorsi».

8. Bankitalia
Si potevano diffondere le telefonate di Fazio prima che fosse indagato? «Quelle telefonate allora non erano state secretate quando furono riversate in cancelleria. Quindi erano legittimamente conoscibili da parte dei giornalisti. Nella maggior parte delle conversazioni c’era un obiettivo interesse pubblico alla conoscenza del contenuto delle telefonate. Siamo intervenuti in un paio di casi (gli sms della signora Falchi al marito) su richiesta dei Ricucci, dichiarando l’illeicità della diffusione di quei messaggi».

9. Incidenti stradali
E’ giusto divulgare notizie sulla salute delle vittime anche se sono personaggi pubblici? «In linea di massima risponderei di sì, tenendo presente che ci sono informazioni che la nostra normativa regola e tutela anche rispetto ai familiari. Quasi sempre, però, il coinvolgimento di persone pubbliche, una valletta, un attore, o un protagonista del mondo politico, giustifica la diffusione della notizia. Anche in questo caso, ovviamente, vale la raccomandazione di non insistere su particolari inutilmente approfonditi sulle condizioni di salute che solo il coniuge, o il convivente, hanno diritto ad avere».

10. Lapo Elkann
Nel caso del suo incidente, il principio di difesa della privacy è stato garantito? «Le informazioni relative alla parte sanitaria sono state date con correttezza perché regolate da bollettini medici, quindi era implicita la volontà dei familiari di renderle pubbliche. I problemi sono stati altri. Ciò che non si sa, è che abbiamo avviato un’indagine sul presidio sanitario di Torino e sulla Questura per verificare se ci sia stata un’indebita fuga di notizie. Le risposte dei responsabili hanno eslcuso questa ipotesi. Non siamo intervenuti invece per fermare i giornali perché abbiamo visto che la Fiat stessa aveva deciso di tenere i rapporti con l’informazione».

Fonte: La Stampa.it

Barbini: Nella Spagna, commedia all'Italiana


Comincia il terzo millennio e la commedia classica viene riscoperta.

La compagnia teatrale hispanoamericana Polizonteatro produce spettacoli musicali itineranti, animazioni stradali, teatro per bambini, acrobazie e divertimento classico ispirato dalla commedia dell'arte italiana.

Ecco qui "CADUTA STREPITOSA", un cortometraggio girato da Barbini Films (casa di produzione cinematografica di Polizonteatro)

G8, grido d'allarme sulla biodiversità

Prima giornata del vertice dei ministri dell'Ambiente

I ministri dell'Ambiente del G8 e di cinque fra i più importanti Paesi in via di sviluppo hanno lanciato ieri a Potsdam un grido d'allarme sui pericoli crescenti che corre la biodiversità del Pianeta. Nella prima giornata di lavori, i rappresentati del G8 (Usa, Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Canada e Italia) più quelli di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica si sono impegnati in un documento denominato "Iniziativa di Potsdam" a moltiplicare gli sforzi per evitare il più possibile conseguenze negative sulla biodiversità del Pianeta.

I 13 ministri dell'Ambiente si sono in particolare accordati sulla messa a punto di un rapporto relativo ai costi economici della distruzione della biodiversià, uno studio sul mo-dello di quello preparato dall'ex capo economista della Banca mondiale Nicholas Stern sulle conseguenze economiche del riscaldamento della Terra. È stato inoltre deciso di preparare un rapporto dettagliato sullo stato dell'annientamento di numerose specie di animali e piante.

I ministri si sono al tempo stesso impegnati a intensificare il lavoro scientifico sulla biodiversità, a sensibilizzare l'opinione pubblica e a lottare contro il commercio illegale di piante e animali. «Noi stiamo cancellando la banda dati della natura», ha detto ai giornalisti il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel (Spd), che ha presieduto i lavori. Gabriel ha sottolineato come ogni giorno 150 specie spariscano dal Pianeta, un fenomeno che minaccia le basi stesse della nostra economia: il 40% del commercio infatti è direttamente legato alle materie prime. A essere minacciate sono al tempo stesso, ha aggiunto Gabriel, la prosperità e la sicurezza sociale, mentre ne viene rafforzata la povertà.

Gli studi annunciati dovrebbero essere presentati al vertice del G8 in programma a inizio giugno a Heiligendamm, sulla costa tedesca del Mar Baltico. La riunione di Potsdam - dove oggi si parlerà di riscaldamento del clima - serve in effetti come preparazione al vertice dei capi di Stato e di governo del G8 in programma fra tre mesi. È importante poiché si tratta del primo confronto diretto dopo gli impegni assunti dall'Unione europea con le drastiche riduzioni nelle emissioni di gas serra.

Fonte: Corriere Canadese

venerdì 16 marzo 2007

Multe più salate a chi guida e usa il telefono

Si pagheranno fino a 594 euro e ci sarà il ritiro della patente da uno a sei mesi

Il "giro di vite" del Governo sulle sanzioni per chi viola il Codice della Strada sono arrivate a cominciare da sanzioni pecuniare più aspre per l'uso del telefonino alla guida: è una delle norme previste dal ddl sulla sicurezza stradale approvato dal consiglio dei ministri.

MULTA FINO A 594 EURO E SOSPENSIONE DELLA PATENTE - La modifica dell'art. 173 del codice della strada prevede, nella nuova disposizione, che «in caso di utilizzo di apparecchi radiotelefonici ovvero di cuffie sonore durante la guida la sanzione pecuniaria è ora stabilita da euro 148,00 a 594,00 euro e sospensione della patente da uno a sei mesi. In caso di recidiva nel biennio la sospensione della patente è da 2 a 6 mesi».

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA - Chiunque guida in stato di ebbrezza o in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito - secondo il provvedimento a firma del ministro Bianchi - con l'arresto fino a tre mesi (era fino a un mese) e con l' ammenda da euro 1.000,00 a euro 4.000,00 (era da euro 258 a 1.032). Se il conducente provoca un incidente stradale, la pena è l'arresto da due a sei mesi e l' ammenda da euro 3.000,00 a euro 12.000,00.

Fonte: Corriere della Sera

Marte, radar italiano avvista distesa d'acqua ghiacciata

Crescono le probabilità di trovare vita su Marte. Nel Polo Sud del pianeta è stata infatti scoperta una distesa di acqua allo stato ghiacciato che si estende per un raggio di circa 200 chilometri ed è profonda, nelle sue parti più spesse, quelle vicino al Polo, oltre 3 chilometri. Se questa quantità di acqua ghiacciata si sciogliesse equivarrebbe a uno strato di acqua liquido profondo 11 metri che coprirebbe l'intero pianeta.

A 'vedere' e misurare la grande distesa di acqua ghiacciata è stato il radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionospheric Sounding) al lavoro sulla sonda europea Mars Express, la sonda desplorazione dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) realizzata in collaborazione con Alcatel Alenia Space, i cui dati ottenuti sono ora pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica 'Science'. Grande l'entusiamo fra gli scienziati per la scoperta di Marsis, un'osservazione importante che "potenzia di molto le probabilità di trovare forme di vita su Marte" come spiega all'ADNKRONOS il primo responsabile del radar italiano, Giovanni Picardi, docente de La Sapienza di Roma e 'papà' del sofisticatissimo strumento montato sulla sonda spaziale europea dell'Esa che sta scrutando e osservando il pianeta rosso ormai dal giugno del 2003.

"Trovare l'acqua è importante. Dove c'è vita c'è acqua. Senza acqua non c'è vita" afferma ancora Picardi che guarda anche più avanti nel tempo. "L'uomo sta puntando a mettere piede sul pianeta rosso - dice - trovare l'acqua è quindi cruciale per una futura, possibile permanenza dell'uomo lassù''. E ora, dopo il primo veloce passaggio di Marsis sul Polo Nord di Marte e queste osservazioni più dettagliate sull'emisfero australe del pianeta, il sofisticatissimo radar italiano sta già cominciando a scrutare anche il ventre centrale di questo corpo celeste considerato il più simile alla Terra. "Qualche dato importante lo stiamo iniziando a ricevere anche sull'area centrale di Marte - anticipa Picardi - ma sono pochissimi i dati che iniziamo ad acquisire, dovremo studiarli a fondo, aspettare che ne arrivino ben di più prima di poter parlare di conferme di presenza di acqua anche in quelle zone centrali".

E anche l'Agenzia Spaziale Europea, che ha mandato la sua prima sonda su Marte, spiega come sia stata realizzata la scoperta: "Questa nuova stima - dice - deriva dalla mappatura dello spessore del ghiaccio polveroso eseguita dal radar di Mars Express, che ha effettuato più di 300 sezioni virtuali attraverso i depositi stratificati che coprono la calotta. Il radar riesce a vedere attraverso gli strati ghiacciati fino al limite inferiore, che in alcune aree giunge fino a 3,7 kilometri di profondità sotto la superficie".

Soddisfazione e orgoglio anche da parte degli scienziati statunitensi che,impegnati nella missione, entrano nel merito della scoperta: "I sedimenti stratificati dell'emisfero meridionale di Marte coprono un'area grande quanto una grossa porzione dell'Europa. La quantità di acqua contenuta era già stata stimata, ma mai con il livello di sicurezza reso possibile da questo radar" afferma Jeffrey Plaut del Jet Propulsion Laboratory della Nasa di Pasadena, in California, corresponsabile scientifico del radar e primo firmatario della ricerca pubblicata da "Science".

Fonte: Yahoo Notizie

Vaticano a medici e politici: doverosa obiezione di coscienza

E' doverosa una "coraggiosa obiezione di coscienza, da parte di medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo": lo sostiene la Pontificia Accademia per la Vita, nella dichiarazione finale dell'Assemblea generale.

Le esigenze specifiche della coscienza cristiana - afferma nella dichiarazione - trovano il loro banco di prova nell'applicazione alle professioni sanitarie, allorquando si trovino di fronte al dovere di proteggere la vita umana e di fronte al rischio di trovarsi in situazioni di cooperazione al male nell'applicazione dei doveri professionali".

Ma, allo stesso tempo - rileva la Pontificia Accademia per la Vita - va anche messo in rilievo come il ricorso all'obiezione di coscienza avvenga, oggi, in un contesto culturale di tolleranza ideologica, che talvolta, paradossalmente, tende a non favorire l'accettazione dell'esercizio di questo diritto, in quanto elemento 'destabilizzante' del quietismo delle coscienze".

Naturalmente - conclude la dichiarazione - sussiste il dovere di opporre la stessa obiezione di coscienza di fronte ad ogni intervento medico o di ricerca che preveda la distruzione di vite umane".

Fonte: tiscali Notizie

Svizzera: Paesi poveri esporteranno senza pagare dazi doganali

Dal primo aprile, i paesi più poveri del pianeta – una cinquantina – potranno esportare in Svizzera i loro prodotti senza pagare dazi doganali.

Il governo elvetico è così uno dei primi a concretizzare l'impegno preso durante la conferenza dei ministri dell'Organizzazione mondiale del commercio, tenutasi nel 2005 ad Hong Kong.

Ai Paesi in via di sviluppo si continuerà ad accordare le riduzioni sui dazi doganali esistenti per le importazioni di merci, mentre tutti i prodotti esportati in Svizzera dalle nazioni più povere saranno esenti da dazi e da contingentamenti. Lo indica la nuova ordinanza sulle preferenze tariffali, che entrerà in vigore il 1° aprile, approvata venerdì dal Consiglio federale.

Con questa decisione l'esecutivo conferma ai Paesi in via di sviluppo le riduzioni accordate sui dazi per le importazioni di merci. Hans-Peter Egler, della Segreteria di Stato dell'economia (seco), ha dichiarato che la riduzione è di 800 mila franchi: non è molto, ha ammesso, ma si tratta pur sempre di un segnale.

In totale sono 52 i paesi che beneficeranno dell'agevolazione, tra i quali l'Afghanistan, il Burkina Faso, Haiti e il Nepal.


Anche per i Paesi indebitati

L'agevolazione è valida anche per quegli Stati i cui debiti sono attualmente in fase di liquidazione, nell'ambito dell'iniziativa internazionale in tal senso.

La nuova ordinanza, sottolinea la nota, fa della Svizzera uno dei primi Paesi che concretizzano l'impegno preso durante la conferenza dei ministri dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), tenutasi a Hong Kong nel 2005, di consentire ai Paesi più poveri un accesso al mercato privo di dazi e contingentamenti per beni industriali e in parte anche per prodotti agricoli.

Attualmente, nove nazioni dell'OCSE accordano ai Paesi in sviluppo preferenze tariffali. Il rafforzamento della competitività di tali Stati fa parte della strategia elvetica di politica economica estera.


Una spinta al commercio
Finora il sistema di preferenze svizzero non ha comportato un massiccio aumento delle importazioni dai Paesi in sviluppo.

Ma la statistica del settore prova che le preferenze rappresentano un'utile spinta a vantaggio del commercio: viene consolidato il volume attuale delle importazioni provenienti dai Paesi in sviluppo e incoraggiato lo scambio commerciale.

Facilitare l'accesso ai mercati per i prodotti che provengono dai Paesi più poveri contribuisce "in maniera non indifferente" alla promozione del loro commercio e all'aumento delle esportazioni. E anche l'economia svizzera approfitta indirettamente di una ripartizione del lavoro a livello internazionale in condizioni quadro più stabili.

La cooperazione allo sviluppo economico della seco appoggia in particolare la realizzazione di programmi mirati di sostegno al commercio sul posto, affinché questi Paesi possano usufruire delle possibilità offerte dall'accesso al mercato privo di dazi.

Fonte: swissinfo

Altri tre giorni per trattare su Daniele Mastrogiacomo

I Taleban hanno deciso di prorogare l’ultimatum scaduto oggi per il rilascio del giornalista italiano Mastrogiacomo. Questa mattina la notizia dell'uccisione del suo autista. Il fratello: «siamo preoccupati»

I Taleban hanno deciso di prorogare di tre giorni l’ultimatum scaduto oggi sui negoziati per il rilascio del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo e del suo interprete, catturati undici giorni fa nel Sud dell’Afghanistan. Lo ha detto un portavoce dei Taleban, Qari Yussuf Ahmadi, all’agenzia di stampa afghana Pajhwok. I negoziati quindi «stanno proseguendo» per arrivare al rilascio del giornalista italiano l’autista e l’interprete afghani.
«Abbiamo verificato che Mastrogiacomo e l’interprete sono veri giornalisti, non delle spie, per cui, se il governo afghano accetta le nostre richieste, li rilasceremo», ha detto Hanifi, contattato telefonicamente da Kabul.
Resta la richiesta di ritiro delle truppe italiane – ha aggiunto il comandante – «ma l’importante è il rilascio dei portavoce Abdul Latif Hakimi, Ustad Yasir e Hanif».

Questa mattina si è diffusa la notizia che Saied Agha, l’autista del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo rapito undici giorni fa nel Sud dell’Afghanistan, è stato ucciso. Sono in corso verifiche.

Non esistono al momento riscontri di fonte indipendente in grado di avallare le dichiarazioni dell’auto-proclamato collaboratore di Dadullah, che la stessa 'Pajhwok' definisce «sedicente portavoce». Il mullah dal canto suo risulterebbe più che mai irreperibile. Atal comunque ha proseguito sostenendo che il fato di Mastrogiacomo e dell’altro ostaggio sarà determinato nella serata di oggi ora locale, quando in Italia sarà notte fonda.
Ha inoltre specificato che l’autista è stato giustiziato, con la gola tagliata, perché avrebbe spiato per conto di non meglio precisate truppe straniere. All’inviato di 'Repubblicà i Talebani imputerebbero di collaborare in particolare con i militari britannici. Sempre Atal ha rinnovato la richiesta del rilascio di suoi compagni in carcere: il loro numero è stato però accresciuto, ora sei in tutto; l’uomo non avrebbe peraltro specificato di chi si tratti.

La 'Pajhwok Afghan News' è lo stesso organo d’informazione che ieri aveva ricevuto un messaggio audio con un drammatico appello di Mastrogiacomo; nella registrazione si udiva anche la voce del mullah Dadullah, il quale aveva impartito un ultimatum per la salvezza del giornalista e dei suoi compagni, allora ancora due. L’ultimatum è appunto scaduto oggi, ma i sequestratori hanno apparentemente fatto sapere che sarebbero disposti a concedere una proroga, sette giorni, qualora gliene fosse presentata richiesta. Lo ha dichiarato via telefono satellitare un portavoce del gruppo assai più noto rispeto ad Atal, Qari Yousuf Ahmadi, i cui proclami a nome dei Talebani sono regolari.
«Il termine è scaduto», ha ribadito Ahmadi, aggiungendo tuttavia che «agli italiani con cui siamo in contatto», non meglio precisati, «è stato comunicato» che esso potrebbe appunto essere prolungato, rispetto ai due giorni concessi inizialmente. «Abbiamo detto loro», ha proseguito Ahmadi, «che, se ci chiederete altro tempo attraverso i mass media, noi ve ne daremo di più. Qualche progresso nei negoziati c'è stato», ha concesso, «e, se le nostre richieste saranno accolte, libereremo il giornalista». Le richieste in questione sono sempre le stesse: rilascio di altri esponenti dei Talebani, catturati a suo tempo (Ahmadi ha parlato però di due di loro; un suo compagno ancora diverso, tale Ibrahim Hanifi, di tre), e fissazione di una data precisa per il ritiro dall’Afghanistan delle truppe italiane.

IL FRATELLO, SIAMO MOLTO PREOCCUPATI
«Servono discrezione e cautela, capite la situazione. Eravamo più tranquilli con il messaggio video ma con quello che sta emergendo siamo ovviamente molto, molto preoccupati»: è il commento di Alessandro Mastrogiacomo. «Siamo in contatto con la Farnesina, ha ragione il ministro D’Alema sulla necessità di usare massima cautela», ha sottolineato il fratello del giornalista.
Alessandro è in costante contatto con l’unità di crisi e con la moglie di Daniele: «viviamo una situazione di emergenza. Abbiamo speranza e fiducia ma la situazione è difficile», ha rilevato Alessandro. Il fratello di Mastrogiacomo ha quindi ringraziato «il governo e tutti coloro che si stanno occupando del caso», e in particolare, a Gaeta, «la vicinanza del commissario straordinario e l’arcivescovo Mazzoni».

D'ALEMA: ABBIAMO BISOGNO DI TEMPO
Il ministro degli esteri Massimo D’Alema ha rilasciato la seguente dichiarazione alla stampa sul caso Mastrogiacomo: «Tutti noi siamo rimasti colpiti dalle notizie drammatiche di questa mattina. Nello stesso tempo abbiamo moltiplicato i nostri sforzi, già in corso da diversi giorni, per cercare le vie per una soluzione e per ottenere la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Ciò che vorrei sottolineare in questo momento è che sono in corso delle iniziative e dei contatti, anche con la collaborazione di organismi umanitari e delle stesse autorità afghane. Per questo abbiamo diramato una nota della Farnesina e l’abbiamo diffusa su tutte le reti internazionali ed è questo che vorrei ribadire: questa complessa vicenda, che richiede contatti fra diversi Governi e diverse istituzioni, non può essere risolta in poche ore. C'è bisogno di tempo. Vorrei ribadire la nostra ferma volontà di arrivare ad una soluzione». «D’altro canto – prosegue D’Alema – che sia in corso una iniziativa per arrivare ad una soluzione è stato percepito anche dall’altra parte, come testimonia la dichiarazione del portavoce dei Talebani Youssuf, che conferma che sono in corso dei contatti per cercare una soluzione alla situazione che si è creata. Dunque, a maggior ragione, vorremmo che dall’altra parte si comprendesse che la nostra azione ha bisogno di un tempo ragionevole per potersi dispiegare ed ottenere i risultati desiderabili, per poter uscire da questa drammatica vicenda».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

"Annunciazione" di Leonardo al sicuro a Tokyo dopo lungo viaggio

Hanno tirato un sospiro di sollievo i responsabili del museo di Tokyo dove oggi è arrivato uno dei capolavori giovanili di Leonardo Da Vinci, che è stato delicatamente collocato sulla parete da impiegati in guanti bianchi.

Il senatore di Forza Italia Paolo Amato la settimana scorsa si era incatenato ai cancelli degli Uffizi per protestare contro il trasferimento in Giappone dell'"Annunciazione", un'opera che ha lasciato solo tre volte Firenze e considerata troppo preziosa e fragile per affrontare un simile viaggio.

Circa 300 tra politici ed esperti hanno sottoscritto una protesta contro il trasferimento, a cui si è opposto anche il direttore della Galleria degli Uffizi. Ma il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha parlato di un fatto positivo per l'Italia.

Funzionari del Museo Nazionale di Tokyo hanno cercato di tranquillizzare gli italiani spiegando che l'opera - che mostra l'arcangelo Gabriele che rivela a Maria che concepirà un figlio - sarà esposto in una stanza assolutamente antisismica.

"Abbiamo una grande responsabilità: quest'opera è un tesoro italiano, un tesoro dell'umanità", ha detto il curatore Yoichi Inoue.

Collocato in tre casse a incastro - due di legno e una di alluminio - foderate con fogli di alluminio, polistirolo e schiuma espansa per proteggerlo da urti e sbalzi di temperatura e di umidità, il capolavoro di Leonardo di 217 centimetri per 98 è stato scortato a Roma dalla polizia ed è volato a Tokyo martedì, accompagnato da un architetto e da un restauratore degli Uffizi.

Una volta appurato che l'opera non aveva subito danni nel viaggio, è stata collocata sulla parete. La conclusione dell'ultima fase, cioè l'applicazione di un vetro protettivo, è stata salutata da un applauso.

"Sono così sollevato", ha detto Inoue, che ha confessato di non avere dormito la notte prima dell'arrivo dell'"Annunciazione", che sarà esposta in Giappone per tre mesi.

Fonte: Reuters Italia

Vietati i cellulari a scuola per studenti e docenti

Le tanto attese ed auspicate disposizioni per eliminare l’uso improprio dei cellulari a scuola sembrano essere giunte, giovedì 15 marzo, con la direttiva del Ministro della P.I. Fioroni sulle “Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica, irrogazione di sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori e dei docenti”.

Le riserve sono d’obbligo visto che le ‘linee di indirizzo’, o direttive che dir si vogliano, del potere esecutivo sono strumenti normativi abbastanza deboli che non possono già di per sé assumere carattere cogente.
Le linee direttive appena emanate, tuttavia, sono uno strumento che, pur nella sinteticità, e debolezza giuridica sicuramente affrontano, anche se non risolvono, l’attuale emergenza scolastica da una pluralità di angolazioni.

Non ultima il problema della collaborazione e corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia.
Aprono, ed è sicuramente questo l’aspetto più importante, la via ad interventi a più lunga scadenza in una prospettiva definitiva come la problematica richiede.

Dopo aver delineato esemplarmente il ruolo e la funzione della scuola di oggi quale “luogo di crescita civile e culturale per la piena valorizzazione della persona”, la direttiva ministeriale sottolinea il ruolo dell’autonomia grazie alla quale “ogni singola istituzione scolastica può concertare, confrontarsi, costruire accordi, creare spazi in cui le famiglie, studenti, operatori scolastici si ascoltano, assumono impegni e responsabilità, condividono un percorso di crescita umana e civile della persona”.

È appunto in quest’ottica che ogni istituzione scolastica autonoma, secondo il Ministro Fioroni, deve sentirsi chiamata a confrontarsi anche con il nuovo e scottante problema, ad aprire una fase di riflessione e a concordare sull’uso corretto del cellulare che deve sempre rispondere alle norme generali di correttezza cui è tenuto ogni studente. Correttezza già implicita nell’essere studente e che, come è fin troppo noto, è stata da tempo anche codificata dallo “Statuto delle studentesse e degli studenti”.

Un uso improprio si configura, innanzitutto, come violazione dei doveri ai quali sono tenuti gli studenti durante le attività didattiche tra le pareti scolastiche per i riflessi che ne derivano in ordine al venire meno del loro essere studenti oltre che alla perdita di dignità della scuola.

Da qui l’inderogabilità dell’irrogazione delle sanzioni disciplinari che divengono la naturale conseguenza dell’uso improprio dei nuovi strumenti informatici anche perché secondo una nuova visione, ormai sempre più condivisa, le sanzioni debbono essere inquadrate nell’ottica della punizione, del risarcimento e della riabilitazione.

Nella fattispecie dei fatti di particolari gravità dell’attuale momento, risulta essere indispensabile la deroga dal limite massimo dell’allontanamento dalla scuola oltre i quindici giorni come stabilito dalle norme vigenti.
Che la materia sia divenuta in questo momento troppo scottante, e persino esplosiva in taluni casi, è dimostrato dal fatto che l’attenzione del ministro Fioroni è fortemente concentrata sul ruolo delle scuole come istituzioni autonome le quali debbono trovare dal loro interno la forza e la capacità di risolvere il problema facendo tesoro delle forze che loro derivano da un regolamento scolastico adeguato ai tempi e alle specificità dei vari contesti territoriali.

Significativa è, soprattutto, l’attenzione che le linee ministeriali d’indirizzo riservano alla collaborazione tra scuola e famiglia che, come è noto, in questi ultimi tempi si è fortemente deteriorata, sia quanto i genitori si sono messi in posizione conflittuale nei riguardi degli insegnanti e dei dirigenti, sia quando hanno ridimensionato, sottovalutandolo, il loro ruolo consegnando alla scuola deleghe educative incondizionate.
Oggi, più che nel passato, dobbiamo essere convinti che solo con la sinergia tra le capacità educative della famiglia e quelle della scuola sarà possibile raggiungere l’unico obiettivo che non può che essere identificato se non nella crescita dei giovani nella prospettiva di una società futura basata sui principi della democrazia e della civile convivenza.

Se questa è l’ottica entro cui si pone la direttiva ministeriale, e tali sembrano essere le prospettive cui vuole far pervenire la scuola, occorre veramente augurarsi di trovarci solo di fronte ad un momento iniziale di un nuovo percorso che scuola e società civile, in cui un ruolo fondamentale è assolto dalla famiglia, dovranno intraprendere e risolvere insieme con strumenti legislativi più forti.

In quest’ottica, allora, non si giustifica l’aver sottolineato il divieto, già sancito, di usare il cellulare imposto anche ai docenti la cui formazione psico-sociale, emotiva, morale ecc. oltre che prettamente professionale, dovrebbe essere fuori discussione a meno di non voler punire anche i docenti per comportamenti degli alunni dei quali essi non possono essere ritenuti responsabili direttamente, affondando gli stessi in tensioni e disagi di natura sociale per i quali, certamente, la scuola nulla può fare, almeno immediatamente.

Fin qui sulle linee direttive in sé. Il problema, intatti, è molto più ampio e di rilevanza maggiore di quanto non sembri e di quanto ci si illuda di averlo risolto oggi ed eventualmente con provvedimenti giuridici che sicuramente verranno.

Attiene, infatti, al disagio che gli studenti di oggi provano varcando la soglia delle loro scuole nelle quali non vivono quel clima di positiva serenità che farebbe loro provare il piacere, e forse anche la gioia, di prestare attenzione a quanto gli insegnanti…insegnano, di affrontare i problemi della loro età anziché della cultura vuota, astratta, inutile che loro viene…somministrata e di cui è imbevuta la scuola italiana in questi ultimi tempi.

Bisogna avere il coraggio di dire che se la scuola fosse quell’ambiente educativo di apprendimento e di crescita che gli studenti sognano, se fosse un’autentica comunità di vita, se fosse basata su contenuti aperti, dinamici, problematizzanti ecc, insomma, sarebbero molto pochi quegli studenti che passano il tempo a…smanettare sui tasti dell’ultima diavoleria scientifica.

La scuola italiana, in definitiva, ha perso consenso e non solo tra gli studenti. Nell’intera collettività. Ad essa non credono più le famiglie e, purtroppo, tante volte neppure gli stessi docenti.
L’uso improprio dei cellulari è, sicuramente, espressione del venire meno della dignità della scuola nella collettività.

Fonte: La Tecnica della Scuola

Il porno vietato in tv anche durante la notte

Via il porno dallo schermo. Senza più zone franche: non sarà più possibile trasmettere immagini hard nemmeno di notte. Così ha stabilito l’Autorità per la Garanzie nelle Comunicazioni. Un divieto totale: vale per tutte le emittenti, sia pubbliche che private, nazionali e locali, sia che operino su frequenze terrestri o via satellite oppure via cavo.

FASCIA PROTETTA — Praticamente nasce una fascia protetta ininterrotta, 24 ore su 24. Dalla quale dovrà essere bandito tutto ciò che contenga «immagini pornografiche che prevedono la descrizione, l’illustrazione o la rappresentazione visiva e/o verbale di soggetti erotici e di atti o attività attinenti alla sfera sessuale che risultino offensivi del pudore». Finora l’unico divieto vero era quello di mandare in onda film vietati ai 18. Con questa delibera invece l’Agcom, che ha tra i compiti quella di tutelare il rispetto della dignità umana, cancella completamente il porno dalla tv. Con una sola eccezione: per i programmi ad accesso condizionato, ovvero criptato, e che siano protetti da un sistema di parental control con cui i genitori possono bloccare l’accesso ai minori.

GAZZETTA UFFICIALE — Le disposizioni entreranno in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione su Gazzetta Ufficiale. Perciò il Garante raccomanda a tutte le emittenti di uniformarsi alle nuove regole. Per i trasgressori le multe sono pesanti: dai 5.164 ai 51.646 euro. Senza bisogno di diffida: riscontrata la violazione, la sanzione è immediata.

I DIVIETI — Nel black out delle luci rosse rientrano tutte le chat line erotiche che da mezzanotte in poi costituiscono il palinsesto di molte tv locali che con questi introiti si finanziano. Vietati i filmati spinti con cui si pubblicizzano linee erotiche, proibite le conversazioni hot in diretta in cui si è specializzata ad esempio la Diva Futura.Come del resto aveva stabilito anche la Cassazione proprio pochi giorni fa. Destinate a scomparire tutte quelle signorine (e ultimamente anche qualche maschio) quasi sempre nude che, con musiche d’atmosfera e sceneggiature adeguate, suggeriscono al telespettatore quale numero chiamare (in genere un estero 99) a seconda del tipo di fantasia preferito: casalinghe agitate, dominatrici, terzetti e tutto il classico campionario apprezzato da oltre un milione di teleutenti. Dalla censura non scappa nulla. Lo stop al porno riguarda non solo quel che si vede ma anche quello che si sente. Pure un sonoro «eloquente» d’ora in poi sarà fuorilegge.

Fonte: Corriere della Sera

giovedì 15 marzo 2007

Battaglia tra italiani e talebani

Insieme agli spagnoli, i nostri hanno risposto agli spari dei ribelli

Ci troviamo in Afghanistan in missione di pace o in realtà stiamo combattendo? L'interrogativo torna ad attraversare il mondo politico italiano e arroventa l'attesa del voto per il rifinanziamento della missione. Si è saputo che truppe italiane e spagnole sono state attaccate da taleban provenienti dalla provincia di Helmand: i nostri hanno risposto al fuoco. Non si hanno notizie di vittime né è possibile valutare pienamente l’intensità dello scontro. Certo è stato una sorta di battesimo di fuoco per il nostro contingente, seppure, come fanno notare a Roma, per motivi di autodifesa.

Il primo a dare la notizia è stato «El Pais», seguito da una serie di note diffuse nelle ore successive dall'agenzia di stampa spagnola «Efe»: un paio di giorni fa italiani e spagnoli avrebbero debuttato nell’operazione «Achilles», la grande e ancora misteriosa offensiva che truppe Nato ufficialmente composte solo da reparti inglesi, olandesi e americani stanno svolgendo nel Sud.

Secondo fonti giornalistiche confermate dal ministero della Difesa di Madrid, e ufficiosamente da fonti del ministero della Difesa di Roma, sezioni dei contingenti italiano e spagnolo hanno preso parte all'operazione d'intervento per «impermeabilizzare» il confine Nord e Ovest delle provincie di Herat e Farah. Per impedire che gruppi di taleban in fuga dalla zona calda dei combattimenti, ripieghino sulla zona, più tranquilla, controllata da italiani e spagnoli.

In casi come questi la semantica è decisiva: «partecipare» significa essere inseriti a pieno titolo in un intervento militare di tipo offensivo com'è l'operazione «Achilles», un rastrellamento che a quanto pare si sta rivelando anche particolarmente sanguinoso. Nonostante l'assoluto silenzio dei nostri comandi militari in Afghanistan, proviamo a vederci un po' più chiaro: le fonti spagnole riportano l'intervento con scarsa enfasi e ne riferiscono soltanto per spiegare come da queste parti le situazioni possano mutare velocemente. «El Pais» racconta semplicemente che nuclei taleban si stavano ritirando verso Nord e reparti ispano-italiani sono stati costretti a intervenire sparando per fermarli. Fonti anonime del ministero della Difesa italiano spiegano che i militari avrebbero risposto al fuoco soltanto dopo essere stati attaccati.

Lo confermano nel primo pomeriggio le dichiarazioni del vice ministro della Difesa italiano, Luigi Forcieri che dichiara alle commissioni Esteri e Difesa del Senato: «A seguito delle operazioni in corso nel Sud dell'Afghanistan è salito il livello d'attenzione in tutte le aree, e nella nostra zona è in corso una normale operazione per il controllo del territorio». Quindi una parte molto secondaria nell’«operazione Achilles», oppure nelle parole di Forcieri: un tentativo «di limitarne i riflessi». E a domanda il vice ministro risponde: «Non credo sia possibile che le nostre truppe possano partecipare ad attacchi contro taleban, terroristi o movimenti ribelli perché questo non è il loro compito».

A sera fonti del ministero della Difesa confermano ufficiosamente che alcuni reparti della «Brigata Sassari» sarebbero stati attaccati da gruppi taleban e dunque avrebbero risposto al fuoco e che fra contingenti schierati in regioni confinanti il coordinamento è indispensabile. Il vero problema, di difficile soluzione, rimane quello dell'indefinibile confine fra una missione umanitaria e il diritto alla difesa, anche aggressiva, dei suoi componenti.

Fonte: LaStampa.it

Il Sant'Uffizio mette all'indice la Teologia della liberazione di Sobrino

Libri proibiti, dunque da mettere all'indice. Gesù Cristo liberatore; lettura storico teologica di Gesù di Nazareth, pubblicato nel 1991, e La fede in Gesù Cristo, che risale al 1999, due opere del gesuita Jon Sobrino, uno dei padri della cosiddetta teologia della liberazione, sono stati dichiarati contrari «alla dottrina cattolica» dalla Congregazione per la dottrina della fede (l´ex Sant´Uffizio).

In realtà la condanna mira a ben altro che "chiarire" alcune divergenze teologiche: Sobrino viene messo all´indice perché le sue teorie sono agitatrici, puntano a diffondere e radicare le pericolose idee della cosiddetta "teologia della liberazione" che predica la fede pensando però ai bisogni degli uomini, soprattutto dei più poveri. Perché, spiega una nota allegata alla Notificazione che bandisce le opere, «l´opzione preferenziale per i poveri della Chiesa non è una opzione esclusiva e la Chiesa non può esprimersi a sostegno di categorie sociologiche e ideologiche riduttrici, che farebbero di tale preferenza una scelta faziosa e di natura conflittuale». Una posizione che potrebbe portare alla scomunica di San Francesco.

Entrambi terminati e dati alle stampe durante gli anni del pontificato di papa Giovanni Paolo II, la decisione di esaminarli fu presa dall´ex Sant´Uffizio nel 2001 quando a dirigere la Congregazione era l´allora cardinale Joseph Ratzinger. Sei anni di riflessione per arrivare ad una «puntualizzazione» che suona come una condanna: «Opere contrarie alla dottrina cattolica», è la lapidaria conclusione a cui sono giunti i membri dell'ex Sant'Uffizio. Con conseguente Notificazione, naturalmente, ufficiale già diffusa dalla sala stampa della Santa Sede. E con l´ovvia approvazione del Papa regnante.

Si tratta del primo provvedimento del genere della Congregazione (l'ex Sant'Uffizio) da quando è papa Benedetto XVI. Fra le affermazioni di Sobrino giudicate pericolose ci sarebbero quelle che mettono in dubbio punti cruciali della fede, come la divinità di Gesù Cristo, l'incarnazione del Figlio di Dio, la relazione di Gesù con il regno di Dio, la sua autocoscienza e il valore salvifico della sua morte. Secondo la Santa Sede, Sobrino avrebbe valorizzato troppo la componente storica della figura di Gesù separandola dalla sua dimensione divina.

Come ribadisce il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi: «Sobrino è uomo che ha vissuto da vicino l'esperienza drammatica del suo popolo, per questo ha teso a sviluppare una "cristologia dal basso" e ha coltivato una sintonia spirituale profonda con l'umanità di Cristo», ha osservato riguardo alla notificazione. «Tuttavia l'insistenza di Sobrino sulla solidarietà fra Cristo e l'uomo non deve essere portata al punto da lasciare in ombra o sottovalutare la dimensione che unisce Cristo a Dio».

Con l'altolà agli scritti di Sobrino, la Chiesa cattolica cerca d'intervenire per limitare la diffusione della dottrina della Liberazione in Sud America. Ad ammetterlo è la sala stampa del Vaticano come si può leggere in una «nota esplicativa» allegata alla Notificazione: «Fra l'altro - vi è scritto - in considerazione della grande diffusione che, soprattutto in America Latina, hanno avuto le opere del padre Jon Sobrino», si ripete la posizione della Chiesa riguardo alla «complessa problematica» della povertà, miseria e ingiustizia e di più inique disuguaglianze e le oppressioni di ogni sorta, che colpiscono oggi milioni di uomini e di donne, e sono in aperta contraddizione con il Vangelo di Cristo e non possono lasciar tranquilla la coscienza di nessun cristiano». E pur tuttavia, continua il comunicato, la dottrina della fede chiarisce che la «opzione preferenziale per i poveri della Chiesa non è una opzione esclusiva e la Chiesa non può esprimersi a sostegno di categorie sociologiche e ideologiche riduttrici, che farebbero di tale preferenza una scelta faziosa e di natura conflittuale».

La chiusura con quello che si sta diffondendo, soprattutto in America Latina, come un credo percepito più in sintonia con gli ideali evangelici è dunque totale. Come ribadisce la nota stessa che termina con un giudizio lapidario: «Le due opere di Jon Sobrino presentano, in alcuni passi, notevoli divergenze con la Fede della Chiesa». La Congregazione, fino a oggi, non commina alcuna sanzione al teologo latinoamericano e si limita a mettere in guardia i pastori e i fedeli dai problemi suscitati da alcuni punti dei suoi due libri. Ciò non toglie che altre autorità, per esempio un vescovo, possano da oggi decidere che il teologo non possa insegnare o tenere conferenze nella diocesi.

Attualmente Sobrino insegna nella università del Centroamerica di El Salvador, la stessa dove nell'89 furono assassinati sei gesuiti dagli squadroni della morte (Sobrino scampò perché si trovava in Tailandia per un corso).

Fonte: L'Unità

Rai, stipendi troppo alti per i vip

La finanziaria prevede un tetto massimo

''La norma della finanziaria sui compensi è un tipo di regola che non limita i compensi di Sanremo soltanto ma l'intera attività dell'azienda''. Lo ha detto il direttore generale Claudio Cappon, parlando alla commissione di vigilanza Rai della norma della finanziaria su cui si eè scatenata la polemica a Sanremo. Il direttore generale ha spiegato che in realtà se ''per Sanremo un solo contratto, quello di un ospite internazionale è stato virtualmente coinvolto nella questione'', parlando di Jennifer Lopez, in realtà sono ''40-50 i soggetti che ogni anno superano questo limite che si aggira orientativamente intorno ai 250 mila euro''. Ed ha parlato di personaggi come ''Bruno Vespa, Piero Angela, Simona Ventura, Enzo Biagi e Carlo Conti ma anche di altri", ha spiegato Cappon, "che interessano tutte le figure professionali e le punte aziendali, dai conduttori agli autori, ai registi'

Per Cappon ''quello dei compensi di Sanremo è un caso esemplificativo dell'incertezza giuridica ed esistenziale nella quale la Rai si deve gestire''. Ha spiegato quindi che le ''regole del gioco non sono fissate dalla Rai, che deve interpretare al proprio meglio e a questo deve attenersi''. Tuttavia per il direttore generale ''è bene che nel fissarle si abbia la consapevolezza di quali saranno le conseguenze''. Quindi, se Sanremo è stato un caso isolato visto che il contratto di Baudo era stato firmato precedentemente alla Finanziaria, e quello della Hunziker fa parte di un contratto complessivo con la Ballandi, è vero anche che ''la Rai deve partecipare alle regole dell'industria dello spettacolo e tali paletti ridurrebbero l'ambito d'attività dell'azienda che dovrebbe cambiare la propria programmazione''.

Spiega Cappon che ''lo spirito di contenimento dei costi è pienamente condiviso dall'azienda che ha già operato significativi risparmi''. Questo anche nel caso specifico di Sanremo dove i costi sono stati ridotti di 944 mila euro rispetto agli anni precedenti e il Festival 2007 è costato 800 mila euro in meno rispetto a quello del 2006 nonostante l'aumento della convenzione con il Comune di 200 mila euro, e con risultati assolutamente positivi, secondo il direttore generale, sia per ascolti (è stato il secondo più visto negli ultimi cinque anni con 47% di share di media e 9.300.000 telespettatori in media), sia per introiti pubblicitari (ha raccolto 20 milioni di euro di introiti pubblicitari).

Fonte: TGCOM

Desaparecidos : corte italiana condanna cinque argentini

La Corte d'assise di Roma ha condannato ieri all'ergastolo in contumacia cinque torturatori della famigerata Erma argentina, Alfredo Astiz, Jorge "El Tigre" Acosta, Jorge Vildoza e Antonio Vañek e il prefetto Héctor Antonio Febres per l'uccisione di tre cittadini italiani durante la dittatura del 1976. Oltre alla pena detentiva, la sentenza ha previsto un indennizzo per gli eredi delle vittime.

La stampa argentina parla dell'ergastolo come del "castigo medievale" che la giustizia italiana "riserva solo ai casi gravissimi". Ed infatti la motivazione della sentenza e' stata "omicidio volontario multiplo premeditato" per la sparizione e morte di Angela María Aieta de Gullo – madre del dirigente peronista Juan Carlos Dante Gullo –, Juan Pegoraro e sua figlia Susana, che era incinta e che diede alla luce in cattivita' una figlia, la quale fu pero' sottratta ai parenti e che non e' certo se sia stata cresciuta da un'altra famiglia come figlia naturale. Si e' parlato anche di torture subite da almeno due delle vittime prima di morire.

La causa era iniziata in Italia quando ancora nel Paese sudamericano vigevano le leggi sull'obbedienza dovuta da parte dei sottoposti, che di fatto annullavano la responsabilita' di questi ultimi per le efferatezze commesse. Quando tali leggi furono annullate, venne meno uno degli espedienti piu' usati per coprire i colpevoli delle torure, delle morti in mare e delle sparizioni in fosse comuni di oppositori del regime che solo oggi si sta riuscendo ad identificare con l'esame del dna.

Alfredo Astiz era un "operativo" che si infiltro' fra le Madres de Plaza de Mayo ed e' oggi accusato della sparizione della svedese Dagmar Hagelin. Jorge Vildoza e' accusato invece della sparizione di Rodolfo Walsh. Ma anche sugli altri tre uomini pendono accuse in Argentina, per cui quattro di essi sono gia' detenuti in quel Paese. Fa eccezione Vildoza, fuggitivo dal 1986, con mandato di cattura emesso da entrambi i Paesi.

La sentenza emessa a Roma non implichera' effetti immediati per gli accusati, ma sara' - commentano i giornali argentini - un impedimento ad uscire dal Paese d'origine, poiche' rischierebbero l'arresto da parte italiana. Sebbene poi l'Italia non abbia un accordo di estradizione con l'Argentina, anche se il governo potrebbe provare a chiedere ugualmente l'estradizione dei cinque.

Tuttavia sono soddisfatte le famiglie delle vittime ed esultante Estela de Carlotto, rappresentante delle nonne di plaza de Mayo, le decine di migliaia di persone che si riuniscono settimanalmente nella piazza di Buenos Aires per chiedere di sapere che fine hanno fatto i loro cari desaparecidos. La sentenza da' infatti speranza alle madres perche' rappresenta un segnale sul fatto che la storia non debba essere dimenticata e la giustizia debba essere perseguita, il che potrebbe incidere anche sull'atteggiamento delle istituzioni argentine sulle vicende dei desaparecidos.

Fonte: Osservatorio Sulla Legallità e sui Diritti

Sospetto al Qaeda confessa piani 11/9 e omicidio Pearl

Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto una figura di spicco di Al Qaeda, ha ammesso le proprie responsabilità in una serie di attentati, tra cui quelli dell'11 Settembre negli Stati Uniti -- e la decapitazione di un giornalista americano: è quanto risulta dalla trascrizione diffusa ieri, di un'udienza militare nel campo di prigionia Usa di Guantanamo Bay a Cuba.

"Sono responsabile dell'Operazione 11/9, dalla a alla z", ha detto Mohammed - che ha parlato tramite un rappresentante - secondo la trascrizione dell'udienza di sabato scorso a Guantanamo.

Mohammed, di nazionalità pakistana, ha anche detto di essere personalmenteresponsabile della decapitazione del giornalista americano Daniel Pearl, rapito e ucciso in Pakistan nel 2002.

"Ho decapitato con la mia mano destra benedetta l'ebreo americano Daniel Pearl", ha detto Mohammed.

Il presunto appartenente ad al Qaeda ha ammesso anche di essere responsabile dell'attacco del 1993 al World Trade Center di New York, di un attentato a un nightclub di Bali, in Indonesia, del tentativo di abbattere due aerei americani usando ordigni nascosti nelle scarpe e di altri attentati.

Nel corso dell'udienza, volta a stabilire se per Mohammed si possa usare la definizione Usa di nemico combattente, l'uomo avrebbe indicato di essere stato maltrattato durante la detenzione da parte degli americani.

Mohammed è una delle 14 persone identificate dalle autorità Usa come sospetti terroristi "di alto profilo" e trasferite a Guantanamo lo scorso anno da prigioni segrete della Cia all'estero.

Fonti Usa dicono che Mohammed, arrestato in Pakistan nel marzo 2003 e consegnato agli americani, è stato la mente degli attentati del 2001, costati la vita a quasi 3.000 persone.

Mohammed ha parlato sia di persona che attraverso il suo rappresentante, un militare americano.

"Ero il direttore operativo dello sceicco Usama (Osama) bin Laden per l'organizzazione, pianificazione, follow-up ed esecuzione dell'Operazione 11/9", ha detto tramite il rappresentante.

Fonte: Reuters Italia

Tar del Lazio sospende il decreto sulla cannabis

I giudici amministrativi regionali hanno accolto il ricorso del Codacons contro il Dl Turco. Rienzi: "I ragazzi avrebbero potuto confezionare 40 spinelli". Il ministro andrà al Consiglio di Stato

E' stato sospeso dal Tar del Lazio il cosiddetto 'Decreto Turco' ovvero il provvedimento che ha innalzato da 500 milligrammi a 1 grammo la quantita' massima di detenzione di cannabis al di la' della quale scattano le sanzioni penali. I giudici hanno infatti accolto le richieste di sospensione del Decreto fatto dal Codacons e da una cooperativa sociale-comunita' terapeutica di Taranto ritenendo che "la legge non conferisca al Decreto un potere politico di scelta in ordine alla individuazione dei limiti massimi delle sostanze stupefacenti o psicotrope che possono essere detenute senza incorrere nelle sanzione penali''. In pratica, il Governo non può, con un decreto, innalzare i limiti massimi delle sostanze stupefacenti o psicotrope perché, nella legge che gli dà il potere di disciplinare la materia, tale potere non gli è stato delegato.

"Col nuovo provvedimento - spiega il presidente Codacons Carlo Rienzi - era in pratica data la possibilita' di avere con se' ben 40 dosi di cannabis e di poterle cosi' facilmente scambiare con gli amici''.

''Rispetto tutte le sentenze, per questa faro' ricorso al Consiglio di Stato perche' c'e' un dato tecnico-giuridico che mi pare infondato'' ha detto il ministro della Salute Livia Turco.

Fonte: RomaONE.it

Mastrogiacomo in video: "Sto bene", appello al governo

Daniele Mastrogiacomo sta bene. E' lo stesso giornalista, rapito in Afghanistan dieci giorni fa da un gruppo di talebani, a dirlo in un video consegnato oggi a Emergency, in cui lancia un appello al governo.

"Vorrei dire che sto bene e fare un appello al governo italiano perché possa ottenere la nostra liberazione", dice nel video il giornalista -- che appare con la barba lunga di qualche giorno e il capo coperto da un foulard a quadri -- riferendosi all'autista e all'interprete rapiti con lui nel sud dell'Afghanistan il 5 marzo scorso, nel filmato trasmesso dal Tg3 Rai.

"Il mio nome è Daniele Mastrogiacomo, sono giornalista di Repubblica in Afghanistan. Il nome di mio padre è Mario. Oggi è lunedì 12 marzo, sono le otto del mattino qui in Afghanistan e come vedete mi trovo in buone condizioni fisiche e comunque in vita per fortuna fino ad adesso.. Sono detenuto con due colleghi afghani", dice il giornalista di Repubblica all'inizio del video.

"Mi trovo (…) con un gruppo di talebani che ritiene che siamo entrati con altri due colleghi afghani illegalmente nel loro territorio e quindi mi rivolgo al governo italiano al presidente Romano Prodi finché possa fare di tutto, agire in tutte le direzioni perché si possa ottenere presto la nostra liberazione", prosegue il giornalista.

Dopo una breve pausa in cui si gira ad ascoltare una voce fuori campo non chiara, Mastrogiacomo prosegue rivolgendosi alla sua famiglia dicendo loro di stare tranquilli.

"Mi rivolgo poi a mia moglie Luisella e ai miei figli Alice e Michele. State tranquilli, non c'è problema (…) mi rilasceranno e ovviamente bisogna avere solo un po' di pazienza, sono sicuro che voi mi state vicino".

L'annuncio del video era stato anticipato da Emergency in una nota.

"Nella giornata di mercoledì 14 marzo, in Afghanistan, una videocassetta riguardante il sequestro del giornalista Mastrogiacomo è stata recapitata ad Emergency, che ha provveduto a trasmetterne copia ai destinatari in Italia", dice un comunicato diffuso dall'organizzazione.

Al momento la Farnesina non ha rilasciato commenti sul filmato.

La notizia del video è giunta mentre proseguono i contatti in Afghanistan per cercare di far liberare Mastrogiacomo.

"Credo che (i rapitori) non abbiano fretta", ha detto a Reuters al telefono Carlo Garbagnati, vicepresidente di Emergency, a proposito del rilascio di Mastrogiacomo, prima della diffusione del video.

"Non sono quattro sbandati, pare siano vicini al quartier generale dell'organizzazione talebana, quindi le loro motivazioni sarebbero politiche e potrebbero permettersi tempi lunghi".

Una fonte dell'intelligence, ha assicurato che "tutti i canali sono aperti. Stiamo cercando di stabilire un canale affidabile".

I magistrati romani hanno aperto sul sequestro del reporter un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di sequestro di persona a fini terroristici.

Fonte: Reuters Italia


Ecco il video pubblicato su www.partitosocialista.com :

Demi Moore in dolce attesa per la quarta volta

Alla soglia dei 45 anni, Demi Moore è in attesa del quarto figlio. Secondo quanto rivela il quotidiano 'Daily Star', infatti, è stata proprio l'attrice a raccontarlo all'amica Britney Spears, quando è andata a trovarla nel centro di disintossicazione di Malibu, dove la cantante è ricoverata.

Il papà del nascituro, Ashton Kutcher (nella foto), avrebbe invece informato gli amici durante una cena in un locale di Hollywood. Sembra che Demi Moore abbia saputo di essere incinta nel corso di una visita di 'routine' dal ginecologo e che, una volta apresa la notizia, abbia telefonato subito al marito per raccontarglielo.

Già mamma di Rumer, 19 anni, Scot Larue, 16, e Tallulah Belle, 13 (nati dal suo matrimonio con Bruce Willis), l'attrice di molti film, tra i quali 'Bobby', 'Soldato Jane' e 'Ghost', ha mantenuto ottimi rapporti di amicizia con l'ex marito.

Fonte: estense.com