venerdì 27 aprile 2007

Estonia, scontri per il simbolo della guerra

La rimozione del monumento dedicato ai soldati sovietici caduti nella liberazione dai nazisti provoca gravi incidenti: un morto

TALLINN (Estonia) - Le tensioni latenti tra l'Estonia e la Russia sono scoppiate la scorsa notte. Un uomo è morto e 56 sono rimasti feriti in scontri a Tallinn, capitale dell'Estonia, quando le autorità estoni hanno rimosso il monumento che commemora i soldati sovietici caduti durante la seconda guerra mondiale nella liberazione dell'Estonia dal dominio nazista, pochi giorni prima del 9 maggio, data della Festa della vittoria in Russia.

RABBIA A MOSCA - Il Senato russo ha votato venerdì una risoluzione che invita il presidente Vladimir Putin ad adottare contromisure, «anche le più dure, tra cui la rottura delle relazioni diplomatiche» con il Paese baltico. Un portavoce del ministero degli Esteri ha definito la decisione estone «blasfema e inumana», aggiungendo che la Russia sta formulando la sua risposta.

SCONTRI - Gli scontri della scorsa notte sono i più gravi mai avvenuti a Tallinn, hanno affermato fonti della polizia. Fra i feriti vi sono 44 civili e dodici poliziotti. Vi sono stati 300 arresti e un centinaio edifici sono stati danneggiati. Il memoriale per i soldati sovietici è da anni fonte di tensione in Estonia, ridiventata indipendente con il crollo dell'Urss nel 1990, ma dove un quarto della popolazione è russa. All'inizio dell'anno il governo di Tallinn ha deciso di trasferire il memoriale e le tombe sottostanti in un cimitero militare. Giovedì sera un migliaio di persone si sono riunite davanti al monumento per impedirne la rimozione. La decisione definitiva del governo è giunta alle 3 del mattino, e ora il monumento e i resti dei soldati si trovano in una località sconosciuta. Il governo di Tallinn ha dichiarato di aver deciso di togliere il monumento per «per evitare altri atti di violenza pubblica» e perché il memoriale «non sia causa di pericolose sommosse».

TENSIONI - L'Estonia, abitata da popolazioni vicine ai finlandesi, divenne indipendente nel 1918 alla fine della prima guerra mondiale ma dovette combattere per evitare l'invasione prima dei tedeschi e poi dei sviatici. Nel 1920 l'Unione sovietica riconobbe l'indipendenza dell'Estonia rinunciando a ogni diritto. Nel 1940 con il patto Molotov-Ribbentrop, nazisti e sovietici si spartirono Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Quest'ultima passò nella sfera d'influenza di Mosca che la invase il 16 giugno 1940 e iniziarono deportazioni di massa. Poi Hitler dichiarò guerra a Stalin e le truppe tedesche invasero anche l'Estonia sterminando anche un migliaio di ebrei. Molti estoni si unirono ai nazisti credendo che, una volta scacciati i russi, l'Estonia potesse riavere l'indipendenza, invece il territorio venne inglobato nella Germania. Altri estoni si unirono all'Armata rossa per scacciare i tedeschi. I russi vinsero la guerra e nel 1944 rioccuparono l'Estonia annettendola all'Unione sovietica sino al 1990. I sovietici iniziarono una politica di russificazione forzata, vietando l'uso della lingua estone e trasferendo centinaia di migliaia di persone sul Baltico, tanto che oggi, nonostante la controimmigrazione russa dopo l'indipendenza, gli estoni sono il 68,5% della popolazione, i russi il 26% oltre a minoranze ucraine e bielorusse.

Fonte: Corriere della Sera

"Subito al lavoro per la riforma elettorale"

Ieri Prodi e Bossi hanno parlato per più di 90 minuti a Milano. Rutelli tranquillizza Berlusconi, Casini insiste per il modello tedesco
«Prodi ci ha garantito che sulla riforma elettorale si partirà subito. Il premier ha condiviso che l’obiettivo deve essere quello di arrivare ad un voto del Senato entro il 25 luglio, giorno in cui si chiude la raccolta delle firme sul referendum. In questo modo la legge potrà andare alla Camera in autunno ed essere votata entro la fine dell’anno». Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli svela i possibili tempi dell’iter parlamentare della legge elettorale in una intervista alla Padania. Ieri Prodi e Bossi hanno parlato per più di 90 minuti a Milano. Per Calderoli «i lavori del Senato partiranno già la prossima settimana». Il vicepremier Francesco Rutelli, che sta incontrando Romano Prodi a Palazzo Chigi, tranquillizza Fi. «Berlusconi - dice Rutelli - ha tutto l’interesse ad una riforma elettorale che renda questo sistema più semplice e più corretto. Penso si possa avere un accordo con Berlusconi».

Ma cosa dicono An e Udc? Casini insiste per il modello tedesco: «O si arriva alla legge elettorale alla tedesca o è meglio il referendum, dove ci batteremo per l’astensionismo». Cesa definisce positivo l’incontro fra Prodi e Bossi perchè «la legge elettorale non deve essere concepita come uno strumento di lotta tra partiti».

Gasparri ritiene che l’incontro fra Prodi e Bossi sia stato solo «tattico». Storace sottolinea che, dopo l’incontro di Milano, Cdl e Lega hanno raggiunto l’accordo per il candidato alle amministrative di Verona.

Fonte: La Stampa.it

Congresso Pdci, Diliberto: «Uniamoci sinistra»

Sulle note dell'Inno di Mameli, seguito alle note dell'Internazionale che tutti i congressisti cantano con il pugno levato in alto, e poi l'Inno dei Lavoratori, si sono aperti i lavori del quarto congresso nazionale del Partito dei Comunisti Italiani al Palacongressi della riviera di Rimini che si concluderanno domenica 29 aprile. «Vi è un ultimo adempimento per chi come me ha l'onore e l'onere di aprire il congresso con la relazione - introduce Oliviero Diliberto - Ed è un adempimento, tutt'altro che formale, che svolgo volentieri e di cuore. Sarebbe infatti stolto e ingeneroso che noi non sottolineassimo che questo Congresso nazionale è il primo che teniamo senza la presenza, per sua scelta, di un compagno al quale tutti noi, ed io in particolare, dobbiamo moltissimo». Così il segretario del Pdci, aprendo il congresso ricorda Armando Cossutta: «questo compagno - dice - ha scelto di lasciare il nostro partito e non gli lesina certo aspre critiche».

«Io, viceversa, non intendo, come ho sempre fatto sinora - continua Diliberto - e a questo criterio intendo continuare scrupolosamente ad attenermi, minimamente polemizzare con lui. Da me, nei suoi confronti, non sentirete mai alcuna parola che non sia di riconoscenza politica e di affetto. Egli è stato il fondatore di questo partito e ci dispiace - conclude - non averlo qui tra noi: ma continuiamo a dirgli, anche attraverso questa tribuna: grazie, caro compagno Armando Cossutta». Poi il segretario ha sottolineato come l'Italia sia «migliore di un anno fa». Diliberto ha osservato come subito dopo le elezioni politiche si fosse creata una situazione «rischiosa dal punto di vista delle più elementari garanzie democratiche», e ha citato tra l'altro la «palude politica» della commissione Mitrokhin.

Ma qualche ombra resta: «Se dopo cinque anni nei quali il governo di destra ha sistematicamente calpestato i diritti, cercato di stravolgere le conquiste dei lavoratori, precarizzato il lavoro, distrutto e umiliato la scuola, irriso al mondo della cultura, militarmente occupato le tv, ha legiferato pressochè solo a favore di sè, portato l'Italia in uno scenario terrificante di guerra, ebbene - ha concluso Diliberto - dopo cinque anni così, se metà degli italiani ha votato ancora per Berlusconi io credo che si sia sbagliato anche nel centrosinistra, anche a sinistra».

Ospiti della prima giornata il presidente del Consiglio, Romano Prodi, che porterà il suo saluto dal palco, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il vicepremier Francesco Rutelli, il ministro della Difesa Arturo Parisi, il ministro per l'Attuazione del programma Giulio Santagata, il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, una delegazione dell'Udc guidata dal vicesegretario vicario Mario Tassone, il viceministro all'Economia Paolo Cento e il senatore Giovanni Russo Spena di Rifondazione.

All'interno appunti di Moni Ovadia, Margherita Hack, Alda Merini, Milva, Bebo Storti e Gino Paoli. Hack, astrofisica lamenta «l'ingerenza del Vaticano». «Il partito - dice - deve fare una lotta a tutto questo e anche alla legge 40, perchè si vada avanti a riconoscere i diritti delle persone e anche delle unioni di fatto». La poetessa milanese Alda Merini, invece, guarda ai giovani e li incita a «pretendere libertà».

Milva "la rossa" porta il suo saluto dalle pagine de La rinascita auspicando coesione e significativo aumento dei numeri del partito. L'attore e musicista Bebo Storti si sofferma, invece, sul tema dei diritti degli esclusi, mentre Gino Paoli denuncia «qualunquismo e disimpegno». «La sfiducia -afferma- non la possiamo sottovalutare, ma non si può dare colpa sempre ai politici. La società civile è disimpegnata». Ma il grande tema di questo IV Congresso sarà inevitabilmente e soprattutto uno: l'unità della sinistra, all'indomani della nascita del Partito democratico e della scissione dei Ds con Fabio Mussi e Gavino Angius, rispettivamente firmatari della seconda e terza mozione congressuale della Quercia, che hanno deciso di intraprendere un'altra strada, più a sinistra rispetto a quella del segretario della Quercia Piero Fassino e del presidente Massimo D'Alema.

Fonte: L'Unità

Processo Sme, Berlusconi assolto «Non ha commesso il fatto»

I giudici della seconda corte d'appello hanno assolto Silvio Berlusconi dall'accusa di corruzione in atti giudiziari per i 434mila dollari che da un conto Fininvest sono finiti al giudice Squillante attraverso Cesare Previti. Per questo capo d'accusa l'assoluzione, in base all'art.530 comma 2 (la vecchia formula dell'insufficienza di prove) è nel merito per non aver commesso il fatto. In primo grado Berlusconi per questo capo di imputazione era stato prosciolto per prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti generiche.

Per quanto riguarda invece il capo di imputazione sui 100 milioni di lire passati dal conto di Pietro Barilla al giudice Squillante, i giudici hanno confermato l'assoluzione come in primo grado perché il fatto non sussiste. «È un grande risultato dopo 12 anni di fatica - ha commentato l'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini - è una sentenza che riporta la verità in un processo che ha avuto pesanti ripercussioni anche sulla vita politica italiana».

Fonte: L'Unità

giovedì 26 aprile 2007

Un nuovo farmaco per combattere diversi difetti genetici

Un nuovo farmaco sintetizzato per colpire in maniera mirata uno specifico difetto genetico , è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori americani e sperimentato su modello animale affetto da Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD), ripristinando (nel topo) la funzione muscolare.

Si tratta, come riferiscono su Nature di domani gli autori della ricerca, condotta da H. Lee Sweeney, University of Pennsylvania School of Medicine con la collaborazione del PTC Therapeutics Inc. e la Massachusetts University School of Medicine - di una nuova classe di farmaci che, potenzialmente, potrebbero aiutare un largo numero di pazienti affetti da malattie genetiche diverse tra di loro, ma che hanno in comune lo stesso tipo di mutazione.

Secondo i ricercatori, uno stesso difetto genetico può causare dal 5 al 15%, e in qualche raro caso fino al 70%, di casi individuali di malattie ereditarie più frequenti, tra queste la DMD, la fibrosi cistica e l’emofilia.

Nel caso della Distrofia Muscolare di Duchenne a non funzionare è una proteina chiamata distrofina, quella che aiuta a mantenere le cellule muscolari sane. Quando manca la distrofina, per il 15% dei casi si tratta di un difetto causato da una mutazione genetica, a farne le spese sono i muscoli volontari, ma anche i muscoli della respirazione e il cuore.

La nuova molecola, sintetizzata da South Plainfield, NJ-biotech e chiamata PTC124, sembra funzionare contro la DMD e agisce legandosi al ribosoma, un componente della cellula, dove il messaggio del codice genetico viene tradotto, aminoacido dopo aminoacido in una proteina.

Durante la sperimentazione su modello animale DMD, gli scienziati hanno potuto constatare che la nuova molecola, attaccandosi al ribosoma di tutte le cellule , annulla la mutazione del gene distrofina (che interrompe la produzione della proteina) e, permettendo al ribosoma di superare il difetto, che induce la formazione di una proteina incompleta, dà il via alla produzione della distrofina completa e perfettamente funzionale.

Il farmaco, nello specifico, ha indotto la produzione di una quantità tale di distrofina da correggere il difetto accumulatosi nei muscoli del topo e nello stesso tempo, regolando l’attività del ribosoma, gli ha permesso di leggere correttamente i segnali di stop contenuti nel codice genetico per esprimere le proteine necessarie.

Il farmaco, dicono i ricercatori, ha dunque permesso la corretta «costruzione» della proteina nelle cellule e la loro localizzazione sulla membrana cellulare , inducendo nel topo il risanamento della funzione muscolare .

«Nei muscoli del topo si era accumulata così tanta distrofina - ha spiegato Sweeney alla fine della sperimentazione - che non abbiamo più trovato i »difetti« tipici della DMD. Questo vuol dire che la malattia era stata corretta con PTC124».

Fonte: La Stampa.it

Alba e Barrymore le più sexy al mondo

La protagonista della serie Tv«Dark Angel» e la «Charlie's Angel» si aggiudicano il titolo, ma su due diverse riviste.

Hanno entrambe un corpo mozzafiato e sono tra le più famose attrici di Hollywood. Adesso Jessica Alba e Drew Barrymore hanno un altro fattore che le accomuna: le due attrici americane sono state votate le donne più sexy e belle del mondo in due diverse, ma prestigiose classifiche. La prima è stata stilata dal magazine inglese FHM, la seconda invece è stata redatta dalla rivista americana People

CLASSIFICA FHM - FHM ogni anno propone un sondaggio tra i suoi lettori per eleggere la donna più sexy del mondo. Jessica Alba è risultata vincitrice superando la modella inglese Keeley Hazell e la «casalinga disperata» Eva Longoria. Nella top ten troviamo in successione la modella brasiliana Adriana Lima, le splendide attrici Scarlett Johansson e Hayden Panettiere e la cantante Cheryl Tweedy. Chiudono la top ten la compagna di Brad Pitt Angelina Jolie, la modella australiana Emily Scott e l'attrice Elisha Cuthbert. Solo dodicesima Keira Knightley, vincitrice della classifica della passata edizione
CLASSIFICA PEOPLE - Nel suo numero annuale dedicato ai campioni della bellezza femminile e maschile, People ha eletto la trentaduenne attrice americana Drew Barrymore la donna più bella del pianeta, mentre conferma l'attore Patrick Dempsey come l'uomo più bello del mondo. Dempsey si posiziona primo davanti all'attore Matthew McConaughey che aveva vinto questa classifica nel 2005 e a Eric Bana, interprete del film «Munich» di Steven Spielberg. La rivista non ha fatto sapere i criteri che hanno ispirato le sue scelte, ma nella top ten troviamo nomi di personaggi molto noti come Scarlett Johansson, Jennifer Aniston, Halle Berry e la sessantunenne Helen Mirren, l'attrice che ha intepretato la regina Elisabetta nel film inglese «The Queen»
ESCLUSI - Naturalmente non mancano le esclusioni eccellenti: nelle due classifiche non compaiono i nomi di Kate Moss, Paris Hilton e Britney Spears, mentre altre famose attrici come Sienna Miller si posizionano ai margini della classifica.

PERCHÉ JESSICA- Ecco come Chris Bell, editore di FHM ha commentato la vittoria di Jessica Alba nella classifica redatta dalla sua rivista: «E' un'attrice piena di talento e bellissima che riesce a trasmettere ovunque il suo sex appeal. Jessica proprio questa settimana festeggerà il suo compleanno come la donna più sexy del mondo. Nessuno può immaginare un miglior regalo per un'attrice»

Abn Amro, Wsj: ''Barclays indagata per insider trading''

New York - La Securities and Exchange Commission, l'organo di controllo della borsa Usa, ha avviato un'indagine sulla divisione statunitense di Barclays per insider trading. Lo rende noto il 'Wall Street Journal'. A quanto scrive il quotidiano finanziario Usa, la Sec e la procura di New York starebbero indagando su presunte malversazioni compiute dagli operatori di Barclays Capital. Secondo le accuse gli operatori, il cui compito era quello di studiare il livello di rischio delle compagnie quotate, avrebbero speculato facendo affidamento su informazioni riservate. A far partire l'inchiesta, scrive il Wsj, sarebbe stato Michael Econn, un ex analista in forze al 'debt trading desk' di Barclays Capital, licenziato il mese scorso.

Oggi l'amministratore delegato di Barclays, John Varley, parlando per la prima volta da quando è stata resa nota la controfferta di Royal Bank of Scotland, ha detto che grazie all'acquisto di Abn Amro sarà accelerata ''l'espansione internazionale ed eviteremo lo spezzatino" per la banca olandese. Poi l'attacco a Rbs: per Varley il consorzio intende perseguire la distruzione di Abn. "Quello che Barclays offre è in netto contrasto con quello che offre il consorzio: da una parte c'è la decisione presa dai board di Barclays e Abn per costruire attraverso la fusione una delle migliori banche del mondo e dall'altra lo spacchettamento in molte parti di una delle più grandi banche europee".

Il consorzio capitanato da Royal Bank of Scotland, rende noto la stessa Rbs, ha ricevuto il 'confidentiality pack', l'accordo di segretezza richiesto da Abn Amro per avere diritto alla 'due diligence'. Royal Bank aggiunge che Abn ha chiesto alle tre banche di non presentare un'offerta di scalata entro i prossimi 12 mesi senza l'autorizzazione scritta dell'istituto olandese. Le banche però hanno chiesto di rimuovere questa clausola. Secondo gli analisti, la decisione di Abn Amro di utilizzare la clausola nel 'confidentiality pack' potrebbe essere una tattica di ritardo per ostacolare il consorzio capitanato da Rbs. Secondo i risultati comunicati oggi, nel primo trimestre 2007 l'istituto olandese ha conseguito un utile netto pari a 1,225 miliardi di euro, in crescita del 25,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Abn Amro varrebbe da sola 27 euro per azione, stando a quanto sottolineato dall'amministratore delegato Rijkman Groenink, mentre scorporata tra i 34 e i 36 euro per azione.

Fonte: Yahoo Notizie

Un pianeta "gemello" per la Terra. Dista 20 anni luce e ha un clima mite.

Le dimensioni superano di poco quelle della Terra. La temperatura è di tutto comfort: tra zero e 40 gradi. La superficie è rocciosa, a differenza dei grandi pianeti gassosi in cui un essere vivente sarebbe costretto a galleggiare fra i miasmi. Il Sole sorge e tramonta regolarmente, e un anno dura solo 13 giorni. Tutte le condizioni fanno pensare alla presenza di acqua allo stato liquido e quindi, potenzialmente, della vita.

Il pianeta più simile alla Terra, fra quelli scovati finora nelle profondità dell'universo, si trova in realtà dietro l'angolo, astronomicamente parlando. Guardando nella costellazione della Bilancia, a soli 20,5 anni luce da noi, l'European Southern Observatory di La Silla, in Cile, ha individuato tre pianeti che orbitano intorno a una piccola stella, esattamente come la Terra fa intorno al Sole. Fra questi tre pianeti, il più piccolo e il più interno ha tutte le caratteristiche per ospitare la vita. "Grazie alla sua vicinanza e alla sua temperatura - sostiene Xavier Delfosse, uno degli autori della scoperta pubblicata oggi sulla rivista Astronomy and Astrophysics - questo pianeta sarà uno dei primi obiettivi delle future missioni che partiranno alla ricerca di vita extraterrestre. Nella mappa del tesoro dell'universo, bisogna sicuramente segnarlo con una croce".

Molti degli esopianeti (pianeti che orbitano intorno a una stella diversa dal Sole) osservati finora hanno dimensioni mastodontiche. Il nuovo pianeta, con il suo raggio che è una volta e mezzo quello della Terra, è il più piccolo mai individuato. Un successo attribuito alla precisione degli strumenti dell'Eso, capaci di registrare le oscillazioni della posizione della stella causate dal campo gravitazionale del pianeta. Lo strumento utilizzato (che si chiama Harps, High Accuracy Radial Velocity for Planetary Searcher) è in grado di rilevare a 20 anni luce da qui variazioni di velocità di un corpo celeste pari a 9 chilometri all'ora: un uomo che cammina a passo svelto.

La stella attorno a cui il pianeta ruota, Gliese 581, è una nana rossa molto più debole del Sole. Emette una luce 50 volte più fioca, ed è questo che permette alla nuova potenziale culla della vita di orbitarvi così vicino (a una distanza 14 volte inferiore rispetto a quella che divide Sole e Terra) conservando temperature miti, capaci di mantenere l'acqua allo stato liquido. "Secondo i nostri modelli - sostiene Stéphane Udry dell'osservatorio di Ginevra, il primo firmatario dell'articolo scientifico - il pianeta ha una superficie rocciosa come la nostra Terra, oppure coperta da oceani".

La caccia alla vita nell'universo partì di fatto nel 1995, anno della scoperta del primo esopianeta. Era il 6 ottobre quando due astronomi dell'osservatorio di Ginevra annunciarono di aver individuato un sistema solare gemello: il pianeta 51 Pegasi-b che ruotava attorno a una stella simile al Sole. Da allora a oggi diverse centinaia di esopianeti sono stati individuati, ma tutti troppo grandi, troppo caldi, troppo freddi oppure gassosi per ipotizzare che la vita così come la conosciamo sulla Terra vi si potesse sviluppare.
Per mantenere viva la caccia, a dicembre dell'anno scorso l'Agenzia Spaziale Europea ha lanciato la sonda Corot, incaricata di osservare centinaia di migliaia di stelle nel corso di una missione di due anni. Un momentaneo affievolirsi della luminosità di una stella potrebbe voler dire che uno dei suoi pianeti le sta passando davanti, provocando un'eclissi.

E Corot sarà lì a registrare l'evento. Ancora più ambiziosa la missione Darwin, che l'Esa appronterà entro il 2020. Uno speciale telescopio catturerà la debole luce riflessa dagli esopianeti. Analizzandone lo spettro, riuscirà a determinare la composizione dell'atmosfera, e a capire che aria si respira a casa di Et.

Fonte: La Repubblica

La Moratti dopo i fischi "Viva la Resistenza"

Erano in oltre trentamila alla manifestazione del 25 aprile, ieri, in piazza Duomo. La prima alla quale ha partecipato da sindaco Letizia Moratti. Qualche fischio durante il suo discorso e momenti di tensione quando i giovani dei centri sociali hanno tentato di entrare in piazza, ma alla fine solo applausi.

Secondo il presidente della Camera Fausto Bertinotti, «la presenza del sindaco è stata una vittoria per la democrazia». E lei di rimando: «È una svolta storica per la città. Ho sentito un clima nuovo in piazza. È stato importante ricordare insieme che la libertà non è un dono, né una conquista che si ha per sempre. Con lo stesso spirito ricorderemo il 17 maggio il commissario Luigi Calabresi ucciso 35 anni fa».

Al termine della manifestazione, Letizia Moratti sembra addirittura emozionata. Ha appena concluso il suo discorso con un «Viva Milano libera, viva la Resistenza». Il clima è molto diverso dall´anno scorso, quando fu costretta dai fischi ad abbandonare il corteo insieme al padre Paolo Brichetto Arnaboldi reduce da Dachau. «Questi - ha spiegato - sono i valori in cui si ritrova tutto il nostro popolo. È stato un 25 aprile che giustamente ha ricordato chi ha pagato con la vita il prezzo della nostra libertà».

È stata «una festa di popolo» - come l´ha definita il presidente della Provincia Filippo Penati, che ha aggiunto: «Sbaglia la destra che non è qui e quella parte della sinistra radicale che continua a considerare questa una festa di parte. Bene hanno fatto i veri partigiani a invitare il sindaco Moratti e lei ad accettare». Anche la capogruppo dell´Ulivo in Comune Marilena Adamo ha apprezzato l´intervento di Letizia Moratti e per un giorno ha messo da parte l´ascia di guerra. «Il sindaco - ha commentato a caldo - ha detto delle belle cose sull´identificazione di Milano con la Resistenza. Adesso ci aspettiamo che alle parole seguano i fatti». Soddisfatto anche l´assessore allo Sport e Giovani di Forza Italia Giovanni Terzi: «È stata una giornata importantissima per Milano, una città che si ritrova unita sul valore della Resistenza su cui è fondata la nostra repubblica». Mentre il segretario lombardo di Rifondazione Comunista Alfio Nicotra precisa: «Bene il viva la Resistenza della Moratti, ma valga per tutto l´anno».

Unici momenti di tensione un breve tafferuglio in piazza San Babila tra giovani dei centri sociali e il servizio d´ordine di Rifondazione, qualche slogan nel corteo contro Fausto Bertinotti, la Brigata ebraica che è stata accolta dai fischi dell´ala dura dei centri sociali e gli striscioni dei militanti del Gramigna di Padova e del Fucina di Sesto San Giovanni, che solidarizzavano con i sindacalisti della Cgil arrestati come presunti neo brigatisti. Tutto sotto il rigido controllo di un imponente schieramento di forze dell´ordine lungo il percorso dai bastioni di Porta Venezia a piazza Duomo. Sull´episodio, il vice sindaco Riccardo De Corato ha chiesto l´intervento del ministro dell´Interno Giuliano Amato, che ha immediatamente condannato il fatto. Contestato dal centro sociale Cantiere anche il segretario cittadino dei Ds Pierfrancesco Majorino.

Per il resto, il corteo ha sfilato per le vie del centro senza problemi. C´erano molti giovani, famiglie al completo e naturalmente i reduci dei campi di sterminio. Ciascuno rappresentato come ogni anno da un cartello con il nome del lager. Tra i tanti striscioni, quello dei volontari di Emergency, che chiedevano la liberazione di Rahmatullah Hanefi.

Sul palco, tra gli altri, il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni, il leader storico dei Comunisti italiani Armando Cossutta, il ministro alle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, il sottosegretario Nando Dalla Chiesa, l´ex prefetto ed ex competitor della Moratti alle scorse elezioni amministrative Bruno Ferrante, ora alto commissario contro la corruzione nella Pubblica amministrazione, il leader della Uil Walter Galbusera e il segretario della Camera del Lavoro Onorio Rosati.

Fonte: L'espresso

Iraq, arrestato ex direttore di prigione Usa, dice esercito

L'ex direttore di un importante carcere militare americano a Baghdad è stato arrestato ed è sotto inchiesta con l'accusa di "aiuti al nemico".

Lo ha riferito oggi una portavoce dell'esercito Usa.

Il tenente colonnello William Steele è sotto inchiesta anche per aver avuto una relazione sconveniente con una traduttrice e con un'altra donna irachena, secondo quando ha riferito a Reuters il portavoce dell'esercito Usa, il tenente colonnello Josslyn Aberle.

Fonte: Reuters Italia

Iraq: Il Senato Usa chiede il ritiro entro marzo 2008

Dovrebbe andare al voto oggi al Senato Usa il provvedimento licendiato ieri sera dai deputati del Congresso che sfida il presidente Bush fissando una data, per quanto non vincolante, del ritiro delle truppe americane dall'Iraq.

È chiaro che il disegno di legge approvato dalla nuova maggioranza parlamentare democratica può essere aggirato dal capo della Casa Bianca. Il presidente ha già più volte annunciato che se approvata la legge, porrà il veto. E lo farà oggi stesso, in caso di approvazione anche della Camera alta, ma in termini politici i Democratici costringono il leader Repubblicano a utilizzare al massimo le sue prerogative, producendo uno strappo difficilmente componibile in termini di buoni rapporti e collaborazione bipartisan. Il presidente dovrà cancellare il disegno di legge democratico e proporne comunque uno suo sullo stesso argomento: le missioni militari statunitensi in Iraq e Afghanistan.

È chiaro il guanto di sfida che il Congresso federale americano ha lanciato il a George W. Bush e alla sua amministrazione e, ignorandone la più volte reiterata minaccia di opporre il veto presidenziale. Il disegno di legge parlamentare autorizza lo stanziamento di 124 miliardi di dollari in fondi di emergenza destinati al finanziamento delle operazioni militari in Iraq e in Afghanistan, subordinandone tuttavia la concreta elargizione alla fissazione di una scadenzario per la fine della campagna bellica irachena: più precisamente, il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese arabo dovrà iniziare dal prossimo ottobre. Nel provvedimento viene inoltre fissata per quanto con indicativo, la data del ritiro del grosso del contingente militare entro e non oltre il 31 marzo 2008. Il testo è stato licenziato alla Camera bassa - il Congresso - con 218 voti a favore e 208 contrari, enfatizzando come non mai la spaccatura tra democratici e repubblicani che ormai divide nettamente il Parlamento di Washington, dopo la vittoria dei primi nelle elezioni di medio termine dello scorso 8 novembre, che li ha visti riconquistare la maggioranza dopo ben dodici anni.

La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha subito liquidato l'iniziativa del Congresso come un «voto per il fallimento in Iraq», attraverso l'approvazione di «una legge deludente», che «insiste su una data per la resa, lega le mani ai nostri generali e prevede spese per miliardi di dollari che non sono legate alla guerra». Il presidente, ha avvertito Perino, «porrà il veto» al testo approvato dai deputati, e adesso non vede l'ora che esso passi anche al vaglio del Senato.

A niente sembra servita l'opera di convincimento del generale David Petraeus, comandante delle truppe americane in Iraq, inviato da Bush alla vigilia del voto al Congresso per una serie di incontri a porte chiuse con i parlamentari della Camera e del Senato per convincerli a non approvare una legge con un termine per la permanenza dei soldati statunitensi in Iraq.L'argomento principale del generale è che la nuova strategia americana in Iraq, con il rafforzamento delle truppe Usa e irachene a Baghdad e altrove, è giunta solo a metà strada. Soltanto a settembre sarà possibile vedere se il piano funziona o meno. Secondo il presidente Bush è già possibile vedere segni di progresso nella capitale, con la diminuzione della violenza settaria; ma gli attentati di Al Qaida con le auto imbottite di esplosivo cercano di mascherare questa realtà proiettando una immagine di caos e di anarchia. «Date al piano una possibilità di funzionare», ha detto l'inquilino della Casa Bianca, «finora sono giunti solo metà dei rinforzi previsti».

La legge approvata dalla Camera e ora al vaglio del senato si occupa anche dello spinoso nodo dei fondi stanziati dall'amministrazione Bush per portare avanti le guerre in Iraq e in Afghanistan. Nell'ambito di uno stanziamento complessivo per le missioni militari all' estero di circa 124 miliardi di dollari, contiene clausole che prevedono una diminuzione delle truppe americane a partire dal prossimo mese di ottobre ed il rimpatrio della grande maggioranza di esse entro aprile 2008, quando i soldati americani non dovranno essere più impegnati in missioni di combattimento ma solo di addestramento delle forze di sicurezza irachene. Dopo tale scadenza i militari potranno essere impiegati solo per proteggere i cittadini americani in Iraq e per specifiche e mirate operazioni antiterrorismo.

Il presidente Bush ha spiegato che metterà il veto alla legge, dopo che sarà approvata anche dal Senato e giungerà sulla sua scrivania, perché l'introduzione di «date arbitrarie» per il rimpatrio delle truppe americane «lega le mani ai generali» e «avvantaggia il nemico». La Casa Bianca accusa di «disfattismo» la maggioranza democratica del Congresso e in particolare nel mirino della amministrazione Bush è finito il leader dei senatori democratici Harry Reid, che sostiene che la Guerra in Iraq «è ormai perduta». Reid ha cominciato negli ultimi giorni a tracciare sempre più pungenti paralleli tra la Guerra del Vietnam e quella in Iraq, e tra il presidente Lyndon B. Johnson e Bush.

Una commissione della Camera ha chiesto intanto al segretario di Stato Condoleezza Rice di testimoniare sotto giuramento al Congresso sulla vicenda del Nigergate, uno dei risvolti più torbidi degli antefatti che portarono alla decisione di avviare la guerra in Iraq e rovesciare il regime di Saddam Hussein per il timore che Baghdad fosse in possesso di armi di sterminio. Ma la Rice ha fatto sapere che non intende testimoniare avvalendosi del privilegio del potere esecutivo: «Questo è un tipo di argomento protetto da una prerogativa dell'esecutivo», specie per quanto riguarda le conversazioni tra la Rice, all'epoca dei fatto consigliere per la Sicurezza nazionale, e il presidente Bush.

Comunque, secondo un recente sondaggio per la tv Nbc -la più diffusa negli Usa - la maggioranza degli americani desidera una data di ritiro delle truppe dall'Iraq. Il 56% degli interrogati, secondo il sondaggio Nbc, si dicono d'accordo con la posizione dei democratici di fissare un calendario per il rimpatrio delle truppe dall'Iraq.

Fonte: L'Unità

Emergency lascia l'Afghanistan Kabul: «Ci pensiamo noi»

Emergency ha deciso di sospendere la sua attività in Afghanistan fintanto che non ci saranno novità o chiarimenti sul caso di Rahmatullah Hanefi, il collaboratore di Gino Strada detenuto da oltre un mese nelle carceri afghane con l’accusa di aver collaborato con i talebani nell’ambito del sequestro di Daniele Mastrogiacomo.

La Ong ha annunciato giovedì che gli ultimi volontari internazionali sono partiti da Kabul, e che gli ospedali sono stati chiusi in attesa di novità sul caso. Vauro, il vignettista che da oltre un anno si occupa della comunicazione di Emergency, ha spiegato che non si tratta di una «misura ricattatoria» nei confronti del governo di Hamid Karzai, ma della conseguenza delle sue dichiarazioni, «che hanno messo in forte crisi le condizioni di sicurezza per poter continuare a operare in Afghanistan».

Immediata la reazione del governo di Kabul, che ha deciso di subentrare a Emergency nella gestione delle sue tre strutture ospedaliere (quella di Lashkargah, nel sud del Paese, quella del Panshir e quella della capitale Kabul). Il portavoce del ministro della Sanità afghano, Abdullah Fahim, ha infatti annunciato che il governo Karzai intende provvedere all’amministrazione degli ospedali e pagare i loro 1.200 dipendenti fra medici, infermieri e personale di altro tipo. Fahim sostiene inoltre che la Ong avrebbe dovuto aspettare la conclusione dell’inchiesta su Hanefi, prima di lasciare il Paese. Il governo di Kabul sostiene anche di aver chiesto a Emergency di fare marcia indietro sulla sua decisione: «Chiediamo a Emergency di cambiare idea e di restare qui», ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri afghano, Sultan Ahmad Tahen.

Secondo il ministero della Sanità, «gli ospedali di Emergency in Afghanistan continuano la loro attività». Ma un medico afghano dell'ospedale di Lashkargah non conferma la sua versione, spiegando che 200 sui 235 dipendenti della struttura ospedaliera hanno smesso di lavorare, e che attualmente è rimasto nell'ospedale solo il personale addetto alla manutenzione di base e alla pulizia. «Uno dei medici italiani è arrivato a Lashkargah e ha incontrato lo staff afghano, e alla fine della riunione ha chiuso l'ospedale» ha riferito il dottor Mohammad Arshad Sharifi, che al momento dirige la struttura. «Abbiamo solo un paziente rimasto, e sarà dimesso presto», ha spiegato.

All’origine della «sofferta decisione» di Emergency ci sarebbero, secondo Vauro, le dichiarazioni del capo dei servizi di sicurezza di Kabul, Amrullah Saleh, sulla presunta collusione della Ong di Gino Strada con Al Qaeda. Dichiarazioni raccolte da Karzai per «ostacolare Emergency» e che «hanno messo a repentaglio la vita di medici, infermieri e operatori sanitari che lavorano ventiquattro ore su ventiquattro solo al servizio del popolo afghano».

Ma tra le regioni del gesto ci sarebbero anche «nuove minacce» rivolte dalla polizia locale all’Organizzazione. Secondo un altro portavoce, infatti, «mercoledì 25 aprile funzionari di polizia afghani si sono presentati all’ospedale di Kabul intimando allo staff internazionale presente, tre cittadini italiani, un belga e un cittadino elvetico, di consegnare i passaporti», consegna che è stata tuttavia rifiutata. Da ciò la constatazione dell’«impossibilità di permanenza del personale internazionale», che renderebbe gli ospedali «non in grado di offrire servizi qualitativamente adeguati alle necessità dei pazienti», poiché «non possiamo assumerci la responsabilità di ingannare feriti e malati con illusioni che determinerebbero danni».

Una responsabilità del governo afghano, dunque, ma anche di quello italiano, che, secondo Vauro, «non ha difeso una propria Ong nei modi e nelle forme più appropriate», e che «non ha difeso un suo rappresentante dall’essere arrestato, o meglio sequestrato, poiché nei confronti di Hanefi non è ancora stato formalizzato nessun capo di accusa e nell’intera vicenda non c’è la minima ombra di legalità».

In un comunicato di martedì scorso, in seguito alla notizia, non ancora confermata, che il mediatore rischierebbe addirittura una condanna a morte, Emergency aveva definito «sconcertante» la possibilità di un tale procedimento attuato senza alcuna accusa formale e senza l’assistenza di un legale, e, ancora più sconcertante, il «vedere questa eventualità presentata come una rassegnata constatazione». Per la Ong non avrebbe alcun valore l’argomento, addotto da esponenti del governo italiano, secondo cui non sarebbe possibile intervenire in questo caso, trattandosi di un cittadino afghano detenuto dalle autorità del suo Paese, poiché «erano cittadini afghani detenuti dalle autorità del loro Paese anche cinque prigionieri dei quali il governo italiano si è molto attivamente e insistentemente interessato tra il 16 e il 18 marzo, ottenendone la liberazione».

Fonet: L'Unità

mercoledì 25 aprile 2007

Mezz'ora di sesso per il bene del cuore

Provocatoria campagna della British Heart Foundation: tra le attività fisiche utili per la salute non c'è solo la palestra

Trenta minuti di sesso al giorno tolgono il medico di torno.

La versione riveduta e corretta del proverbio caro alle nostre nonne è opera della British Heart Foundation che nei giorni scorsi ha lanciato la campagna «30 a day»: ovvero, l’esercizio fisico costante mezz’ora al giorno, cinque giorni a settimana, è il miglior antidoto per l’infarto e i disturbi cardiaci in genere. Il messaggio è rivolto in particolare alle persone over 50, protagoniste del provocatorio poster scelto dall’associazione per pubblicizzare l’iniziativa, dove si vede un uomo attempato e nudo (a parte cuffia di plastica e occhialini da sub) abbracciato a una coetanea in costume intero e vezzosa cuffietta da piscina.

NON SOLO PALESTRA - La ragione della provocazione è quella di convogliare l'attenzione sul fatto che qualiasii attività motoria può andare bene. Non è, insomma, che si debba ecessariamente sudare in palestra o sfiancarsi facendo jogging, perché il traguardo dei trenta minuti di esercizio fisico al giorno si può raggiungere in tanti altri modi, anche più divertenti. E il più divertente e intrigante di tutti, ironizza il tabloid «Daily Mirror» che ha rilanciato la notizia della campagna promossa dalla «BHF», è sicuramente fare sesso. Spiega Ian Fannon, fra gli ideatori del progetto, insieme ad Angela Rippon e Michael Palin: «L’allegro annuncio pubblicitario che abbiamo ideato spiega tutti i modi possibili per essere attivi e rimanere in forma, riducendo così i rischi per il cuore. Naturalmente, fare sesso è uno di questi».

RITMO E CONTINUITA' - Data la natura del suggerimento gli ideatori della campagna ci tengono a precisare che i fatidici trenta minuti non devono necessariamente essere tutti di fila, ma si possono benissimo «spezzare» in diverse sessioni, a seconda della resistenza o della «velocità di esecuzione», magari con piccoli break per riprendere fiato.
La cosa importante è la costanza, che non deve però diventare monotonia sennò addio divertimento. In fondo, lo si fa per la salute.

CAUTELA - Naturalmente, la campagna della «BHF», al di laà del carattere provocatorio, non vuole essere un inno al sesso sfrenato. Quella sessuale, infatti, è solo una delle molteplici attività che si possono praticare per dare un calcio alla sedentarietà e mettere al riparo il cuore da acciacchi e malattie, visto che proprio l’inattività è responsabile di quasi il 20% degli attacchi di cuore nella sola Inghilterra. Non solo. Secondo le statistiche fornite dall’associazione, la mancanza di moto causerebbe ogni anno almeno 35 mila morti, ovvero una persona ogni 15 minuti.

Chi, però, preferisse metodi più tradizionali di movimento, può provare a seguire i consigli alternativi proposti dall’opuscolo distribuito per la campagna (le stesse pratiche si trovano anche sul sito ufficiale della fondazione) e sempre calibrati sulla mezz’ora quotidiana di moto. Qualche suggerimento? Scendere dall’autobus due fermate prima di quella stabilita e camminare fino alla destinazione fissata; se proprio si deve usare la macchina, cercare almeno di parcheggiare lontano dalla meta e raggiungerla poi a piedi; trasformare una banale telefonata in un esercizio di stretching, facendo piegamenti e allungamenti con la cornetta attaccata all’orecchio, o in una seduta di jogging casalingo, muovendosi per le stanze (indispensabile in questo caso il cordless) mentre si chiacchiera. Insomma, tutto fa movimento, anche se un incontro galante sotto le lenzuola permetterebbe di unite l’utile al dilettevole. Solo un paio di raccomandazioni: consultare comunque il proprio medico prima di intraprendere questo e altri tipi di training, per commisurarlo alle proprie condizioni cardiovascolari, e, non appena si dovesse avvertire un dolore sospetto al petto, durante «l'allenamento», calmare immediatamente i bollori e chiamar l’ambulanza, perché potrebbe non essere la passione a far mancare il fiato, bensì un principio di infarto.

Fonte: Corriere della Sera

Spider Man è cattivo e fa incetta di record

Terzo episodio. Il film di Sam Raimi in Italia prima che in Usa il 1° maggio. Stavolta mostra il suo lato oscuro: vanitoso, egoista e vendicativo

Non è ancora uscito e Spider Man 3 è già il film dei record. Novecento copie in sala per la Sony dal primo maggio in Italia, scelta come paese di assaggio prima degli Usa grazie all’enorme successo dei due Spider Man precedenti. 250 milioni di dollari di costo pari a mezzo milione a minuto per i 140 minuti della durata complessiva. Ma ci sono altri record più singolari. 8000 ore di lavoro per costruire il costume blu e rosso.

Quintali di mais polverizzato per gli effetti speciali con cui si forma l’Uomo Sabbia. 6 chilometri di cavi elettrici sufficienti a fornire energia a 200 abitazioni, a 24 metri di altezza, in un autentico cantiere in costruzione, per il duello finale di Spider Man. Nonché il record della pirateria, perché il dvd del film è già in vendita per le strade di Pechino. il che ha scatenato una crisi diplomatica Usa-Cina. Sam Raimi, però, uno dei migliori registi di horror e di fumetti, celebre per il suo stile creativo, di tutti questi record non parla, consapevole che non bastano i numeri per un buon film: serve il talento. A Roma arriva accompagnato dai protagonisti Tobey Maguire e Kirsten Dunst che smozzicano brevissime per dire che non si sentono prigionieri dei personaggi, che gli piace poterne seguire l’evoluzione, che se proponessero un nuovo capitolo ben scritto lo farebbero volentieri, purchè con lo stesso gruppo.

Dunque, a parlare resta Sam Raimi, il solo ufficialmente autorizzato a spiegare cosa succede a Spider Man in questo terzo atto. «L’idea che ci ha guidati», spiega, «è stata quella di mostrare lo sviluppo psicologico di Peter Parker-Spider Man. Nel primo film era un ragazzo sorpreso dalle sue straordinarie capacità. Nel secondo un essere umano che prendeva atto di aver doni superiori alla media. Qua manifesta il suo lato oscuro: vanità, egoismo, arroganza ma soprattutto sete di vendetta. Ha scoperto che l’Uomo Sabbia ha ucciso il suo amatissimo zio e vuole colpirlo. La vera battaglia, stavolta, è contro se stesso e i suoi sentimenti più oscuri. La vincerà comprendendo che nella vita deve prevalere il perdono. Sarà cresciuto». Il film sembra pervaso dal tema del doppio, ma Raimi nega: «No. Non è la doppiezza, che pure alberga in ogni essere umano, ad avermi interessato. E’ la duplicità. Nei fumetti i Super Eroi sono senza difetti. Spider Man è diverso perchè Peter Parker lo è. Non è ricco. Non è bello. Non è forte. E’ sfigato. E si sposta su un motorino vecchissimo. E’ un ragazzo qualunque cui vengono conferiti poteri speciali. In questa capitolo ho voluto fare la stessa operazione che ha fatto la Marvel con Spider Man, attribuendo un cuore ai suoi nemici per far capire che i cattivi, in fondo, sono come noi perchè hanno le nostre stesse pulsioni».

La sequenza più difficile? «Non c’è. La vera impresa è tenere uniti i fili del racconto per non avere una sommatoria di singole parti ma un tessuto complessivo ben fatto». Naturalmente anche Sam Raimi se riuscisse a scrivere un’altra sceneggiatura rifarebbe Spider Man. «Mi sono impegnato al meglio per illuminare il personaggio con la mia torcia». Naturalmente anche lui riconosce che gli effetti speciali hanno un gran peso: «L’Uomo sabbia l’abbiamo potuto introdurre solo oggi perchè la tecnologia è andata molto avanti. Abbiamo studiato per giorni come si comportano i granelli di sabbia, poi sono intervenuti i tecnici per dare a ogni granello il suo movimento». Naturalmente, però, rivendica con fierezza che il lavoro del regista è un altro. «A me tocca creare immagini visionarie che poi la troupe tecnica si occupa di realizzare. In fondo sono come un disegnatore dei fumetti della Marvel: immagino il taglio di una scena. Sarà forse per questo che oggi molti film si ispirano ai fumetti: è come trovarsi davanti a uno story-board bello e pronto».

Fonte: La Stampa.it

I bambini dell'asilo drogati dalle maestre

I carabinieri sono arrivati alle sette di ieri mattina e li hanno arrestati: tre maestre di una scuola materna di Rignano Flaminio, paese a una ventina di minuti a Nord di Roma, una bidella della stessa scuola, un autore di programmi tv per ragazzi e un benzinaio cingalese. L’accusa è di quelle che non si dimenticano: tutti e sei avrebbero partecipato - con ruoli diversi - a una serie di abusi commessi su almeno una quindicina di bambini, numero che lievita notevolmente secondo altre denunce: c’è chi racconta di casi relativi anche al 2001. Durante le ore di lezione a volte la maestra li ha fatti uscire da scuola, raccontano i bimbi. Via su «una macchina rossa o nera lunga» fino a una «grande casa bianca». Lì c’era «un uomo nero e un televisore che trasmetteva i volti di tutti», anche se «alcune persone grandi avevano delle maschere». La casa sarebbe di una delle maestre, precisano gli inquirenti. Lì si svolgevano festini e giochi erotici. Spesso i bimbi venivano narcotizzati con psicofarmaci e tranquillanti.

Il cingalese e alcune maestre partecipavano ai giochi. Qualcuno filmava le scene. Destinatari: i vari siti di pedopornografia della rete. Al termine delle riprese, i i bambini venivano riaccompagnati a scuola. Il meccanismo sarebbe andato avanti senza troppi problemi fino allo scorso luglio quando alcuni genitori si insospettiscono. I loro figli manifestano strani turbamenti: disegnano croci, gente mascherata, organi genitali. Piangono senza motivo, hanno dolori agli organi genitali, lividi, escoriazioni. Parlano di un «Gesù buono e un Gesù cattivo». Cinque famiglie decidono di far partire le denunce. Nulla accade fino al 12 ottobre quando arrivano i carabinieri, con un blitz che mette sotto sopra le classi. Una perquisizione in piena regola, due maestre e una bidella portate in caserma e interrogate per cinque ore, la casa di una delle maestre - poco lontana dalla scuola - perquisita da capo a fondo.

Da quel momento niente è più come prima. Il sindaco stabilisce che il paese è un’area a rischio e per la scuola vengono decise misure di sicurezza straordinarie. Arrivano telecamere, nuove serrature. «La scuola si trasforma in un bunker - racconta una mamma - da allora la preside ha emesso circa quaranta circolari di divieto, dal divieto per i bambini di uscire in giardino a quello per i genitori di accompagnarli all’interno della scuola». E la scuola si svuota, il paese si spacca. Le mamme creano un comitato che ormai comprende novanta genitori, l’Agerif, che va avanti nella lotta. «In questi mesi abbiamo spedito 120 e-mail, per non parlare delle raccomandate e delle telefonate fatte a tutte le istituzioni, dal ministero in giù», elenca il coordinatore delle ricerche dell’associazione. A loro favore arrivano anche due perizie mediche che accertano gli abusi sui bambini. E poi i racconti dei bimbi .

Gli accusati e la scuola fanno muro. E’ anche comprensibile. Una delle maestre finite in carcere si chiama Silvana Magalotti. Per tutto il paese è «la maestra Silvana». «Insegna nella scuola da quando aveva 19-20 anni - racconta la cognata, dal negozio di abbigliamento per bambini della famiglia - ora ne ha 52, fate un po’ voi i conti. Ha cresciuto generazioni di persone. Ma vi sembra possibile che abbia fatto qualcosa di simile ora che era vicina alla pensione? E’ una donna con due figli, che il pomeriggio insegna catechesi ai ragazzi, oppure organizza gite a teatro o a Gardaland per chi non può permettersi il costo del viaggio da solo». La seconda maestra arrestata si chiama Patrizia Del Meglio. «E’ da vent’anni maestra di scuola mentre il marito, Gianfranco Scancarello (anche lui finito in manette, n.d.r.) è un apprezzato autore di testi televisivi, hanno quattro figli e la loro unione è solida - hanno osservato i difensori della coppia Franco Coppi e Roberto Borgogno - È assurdo sospettarli di abusi che non hanno sicuramente commesso». Scancarello scriveva testi per Buona domenica, il contenitore di Canale 5 condotta da Paolo Perego, e per Sat 2000, la tv dei vescovi.

Fonte: La Stampa.it

Supporti alternativi per applicazioni BlackBerry

Research in Motion (Rim) si prepara al lancio di un nuovo software che permetterà l'utilizzo di alcune funzioni, come email, chat e mappe elettroniche, anche su dispositivi wireless diversi dal suo popolare BlackBerry.

Il programma sarà disponibile sul mercato tramite il negozio online di Rim ed inizialmente compatibile solo per apparecchi equipaggiati con Windows Mobile.

Per circa 12 ore, nella notte tra giovedì e venerdì della settimana scorsa, otto milioni di Blackberry erano andati in tilt a causa di un altro nuovo software per accelerare alcune operazioni di routine che, come ha spiegato la società canadese che produce e gestisce i popolari terminali, era già stato sperimentato a varie riprese senza creare problemi. Le difficoltà provocate dal nuovo programma hanno innescato una reazione a catena, e sono state necessarie diverse ore per fare rifunzionare il tutto.

Fonte: La Stampa.it

Francia, Bayrou sceglie: ''Non sosterrò né Royal né Sarkozy''

La decisione del leader centrista: ''Nessuna indicazione di voto da parte mia. I miei elettori sono liberi di scegliere''. Poi annuncia: ''Fonderò il Partito Democratico'' ascolta la notiziaascolta la notizia

Parigi - ''Nessuna indicazione di voto da parte mia''. Francois Bayrou ha mantenuto le promesse, e in una attesissima conferenza stampa a Parigi ha detto che non intende chiedere ai suoi elettori di sostenere nessuno dei due candidati al voto di ballottaggio del sei maggio.

Bayrou ha piuttosto anticipato la sua intenzione di fondare un nuovo partito di ispirazione socialdemocratica che prenderà il nome di ''partito democratico'', una forza ''libera e indipendente'' che agirà come ''contropeso di chiunque sarà eletto'' all'Eliseo e ''cambierà definitivamente la scena politica francese''.

Nicolas Sarkozy e Segolene Royal aggraveranno entrambi, se eletti Presidente, i problemi di cui soffre la Francia, ha ribadito il leader dell'Udf. ''Penso che i francesi che mi hanno votato sono dei cittadini liberi delle loro scelte'', ha dichiarato indirizzandosi al 18,6 per cento di elettori che lo hanno sostenuto domenica scorsa. Il primo appuntamento del nuovo partito, le prossime elezioni legislative.

Fonte: Italy Global Nation

Cori contro la Moratti e Bertinotti

Urla, fischi, slogan sono esplosi in piazza Duomo non appena il sindaco Letizia Moratti ha preso la parola sul palco. I centri sociali hanno inneggiato slogan anche contro il presidente della Camera e Diliberto

Milano - Urla, fischi, slogan che chiedono la liberazione del mediatore di Emergency, Rahamatullah Hanefi, ancora detenuto in Afghanistan, sono esplosi in piazza Duomo a Milano non appena il sindaco Letizia Moratti ha preso la parola sul palco per la manifestazione organizzata per festeggiare il 25 aprile

L'intervento del sindaco di Milano dal palco è letteralmente sovrastato dai fischi e dai cori della folla che assiepata sulle transenne grida: "Fascista, vergogna". Il nucleo della contestazione viene proprio dalle prime file di chi sta assistendo ai comizi finali in piazza Duomo, mentre sventolano cartelloni a supporto di Emergency e bandiere rosse. Ben poco del discorso istituzionale del sindaco è risultato intellegibile, anche se Moratti nonostante i fischi ha proseguito a leggere il discorso a voce alta.

I centri sociali intervenuti alla manifestazione milanese per il 25 aprile non risparmiano neanche Oliviero Diliberto e Fausto Bertinotti. Il più attivo è senza dubbio il Gramigna di Padova, che oltre a manifestare per la Liberazione dei brigatisti arrestati il 12 febbraio scorso se la prende contro il governo e contro il Presidente della Camera. Sia per lui che per Diliberto lo stesso slogan: «servo dei padroni prima scendi in piazza poi firmi le missioni». E anche «Bertinotti sei peggio dell'antrace».

Fonte: Quotidiano.net

martedì 24 aprile 2007

Federfarma: spesa farmaceutica febbraio –8,5% rispetto al 2006

Prosegue anche a febbraio 2007 il calo di spesa farmaceutica netta a carico del Ssn, che nel mese di febbraio è diminuita del -8,5% rispetto allo stesso mese del 2006. Prosegue quindi, secodno i dati Federfarma, il calo di spesa già fatto registrare negli ultimi mesi del 2006 e a gennaio 2007 (-6,7%). Ancora in aumento, invece, il numero delle ricette, che nel mese di febbraio 2007 ha fatto segnare un incremento del +5% rispetto a febbraio 2006.

Il calo di spesa, spiega Federfarma, è dovuto alla riduzione del valore medio di ciascuna ricetta (-12,8%), a seguito degli interventi sui prezzi dei medicinali varati dall’Agenzia del Farmaco (taglio selettivo dei prezzi dei farmaci a maggior impatto sulla spesa, in vigore dal 15 luglio 2006, e ulteriore taglio generalizzato del 5% dei prezzi di tutti i medicinali, in vigore dal 1° ottobre 2006).

Complessivamente, nel periodo gennaio-febbraio 2007 la spesa farmaceutica netta Ssn ha fatto registrare un calo del -7,6% rispetto al primo bimestre 2006, attestandosi a circa 1.991 milioni di euro, con una spesa pro-capite di 34,41 euro. Nel primo bimestre 2007 è aumentato, invece, il numero delle ricette (+6%), che si è attestato a oltre 89 milioni, pari a 1,55 ricette per ciascun cittadino italiano. Il valore medio di ciascuna ricetta è di 22,27 euro.

A seguito della reintroduzione del ticket in Abruzzo e in Campania dal 1° gennaio 2007, risale l'incidenza sulla spesa lorda delle quote di partecipazione a carico del cittadino (relative sia al ticket che alla differenza rispetto al prezzo di riferimento), che è passata dal 3% del primo bimestre 2006 al 3,8% del primo bimestre 2007. Il ticket incide sulla spesa lorda in Abruzzo il 3,1% e in Campania il 4,7%. Nelle Regioni che non applicano ticket (dove i cittadini pagano solo l'eventuale differenza tra prezzo di riferimento e prezzo della specialità medicinale più costosa) le quote di partecipazione incidono tra lo 0,8% e l'1,1% e nelle Regioni con ticket più incisivo tra il 6,8% e il 7,8% sulla spesa lorda.

Fonte: IlBisturi.it

Presidenziali Francia: Royal e Sarkozy a caccia dei voti di Bayrou

Non si ferma il duello a distanza tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy. Nella corsa all'Eliseo, i due, che si affronteranno al ballottaggio il prossimo 6 maggio, sono a caccia dei circa sette milioni di voti di François Bayrou. La candidata socialista, da Valenza tende la mano al leader centrista: "Se François Bayrou vuole un dialogo su questo patto presidenziale, sui valori di cui ho parlato è il benvenuto, così come tutte le persone che durante la campagna elettorale hanno detto di essere contrarie al progetto di Sarkozy sono benvenute, purché il dibattito sia pubblico e trasparente".

E da Digione, roccaforte socialista, Sarkozy incalza con un discorso che fa eco alla strategia volta a generare consenso su temi quali il lavoro, l'autorità, il meirito e il tema dell'identità nazionale. Non senza una vena di polemica: "Credo che tanto odio sia dovuto al fatto che io dico ad alta voce quello che la gente pensa e basta".

Un copione simile a quello del 1993, quando lui e Royal si incontrarono durante un dibattito televisivo: Allora disse: "Permettetemi di affermare che è stato un discorso di odio che non posso accettare perché ci insulta e insulta i nostri elettori". Affermazione che la Royal respinse con forza. Intanto, l'appuntamento è per il dibattito televisivo del due maggio prossimo.

Fonte: EuroNews

Google, brand più potente di Coca-Cola

La nuova classifica dei marchi di Millward Brown promuove il colosso di Mountain View, che ha superato anche la rivale Microsoft: tra le due una distanza di più di 11 miliardi di dollari/immagine

Washington - Il brand più potente del mondo è Google. Nel 2006 BRANDZ Top 100 Most Powerful Brands aveva eletto Microsoft,con un "valore" superiore ai 62 miliardi di dollari; oggi Google domina con 66,4 miliardi di dollari, e stacca l'avversario di 11,4 miliardi di dollari.

Secondo la particolarissima classifica di Millward Brown Optimor, che si basa su ricerche di mercato, dati finanziari e popolarità, il colosso di Mountain View ha mantenuto le promesse dello scorso anno e ha praticamente raddoppiato il suo peso di "visibilità" - contro Microsoft che ha perso per strada circa l'11%.

"Google è certamente un brand fenomenale, nel senso che è molto chiaro a cosa si riferisca ed è percepito come vincente nonché come simbolo di innovazione", ha dichiarato Peter Walshe, direttore della multinazionale della consulenza e del marketing Millward Brown.

Nel ranking si distinguono per numero le società finanziarie, seguite a ruota da quelle ICT e dalla grande distribuzione. Ma, secondo Walshe, l'elemento più importante per un brand è senza dubbio l'innovazione, a prescindere dal settore di applicazione. "Alle persone piacciono molto i marchi tecnologici, li considerano eccitanti e li ammirano", ha aggiunto l'esperto.

Dietro alla cronaca del premio, però, si nascondono interessi finanziari ben più importanti. Di fatto, Millward Brown cerca di proporre agli investitori i brand che nel tempo potranno dare maggiori soddisfazioni. Google è una conferma. Perché, come sostiene l'editorialista finanziario Steven Pearlstein sul Washington Post, è "la quintessenza di una storia finanziaria di successo".

"Due brillanti giovani hanno iniziato con un'idea, e costruito un'azienda che è stata fatta crescere fino a diventare un juggernaut da 150 miliardi di dollari che ora domina Internet", ha scritto Pearlstein. I risultati finanziari del primo trimestre hanno dimostrato ancor di più la solidità di questo strapotere: una crescita dei profitti del 69% e un incremento delle vendite del 63%. Il tutto mentre un valido antagonista come Yahoo annaspa in Borsa con un -12%.

Ecco la classifica completa dei primi 10 marchi al mondo per valore, secondo Millward:

1. Google - $66.4bn
2. General Electric - $61.9bn
3. Microsoft - $55bn
4. Coca-Cola - $44.1bn
5. China Mobile - $41.2bn
6. Marlboro - $39.2bn
7. Wal-Mart - $36.9bn
8. Citi - $33.7bn
9. IBM - $33.6bn
10. Toyota - $33.4bn

Fonte: Punto Informatico

Kamikaze uccide 9 soldati Usa a Baquba

Un attentatore suicida alla guida di un'autobomba ha causato la morte di nove soldati americani e il ferimento di 20 altri in una base Usa nei pressi di Baquba: si tratta della peggiore strage di soldati statunitensi in Iraq sin dal primo dicembre 2005, quando a Falluja furono uccisi 10 marines e 11 altri furono feriti, con un'ordigno artigianale fatto esplodere al loro passaggio.

L'attentato e' stato rivendicato dal gruppo legato ad al Qaeda "Stato islamico dell'Iraq". "Dio ci ha guidato nell'impiego di nuove tecniche esplosive, cosi' come ci ha aiutato a centrare l'obiettivo nemico", si legge nel comunicato firmato dal gruppo terrorista.

L'attentato, che porta ad oltre 3.330 il numero dei soldati americani uccisi in Iraq dall'inizio del conflitto nel marzo del 2003, e' avvenuto ieri, ma se ne e' avuta notizia solo oggi, quando il comando Usa a Baghdad ha diffuso un comunicato dal titolo 'Attaccata la base della Tesk-force Fulmine', nella provincia di Diyala.

Nel breve e scarno testo si forniscono pochi dettagli, ma si precisa che 15 dei 20 feriti non sono gravi, poiche' sono gia' tornati in servizio, dopo le cure mediche ricevute sul posto. Altri otto soldati e un civile feriti sono stati invece trasportati in un altro ospedale piu' grande.

La provincia di Diyala e' abitata sia da sunniti che da sciiti ed e' una delle piu' violente e pericolose dell'Iraq. Nel suo capoluogo, Baquba, ieri c'e' stato anche un attentato
contro un commissariato in cui e' rimato ucciso il capo della polizia locale, Safaa al Timimi, insieme a nove agenti, mentre dieci altri sono rimasti feriti.
Oggi, invece, un commando di uomini armati con indosso uniformi dell'esercito iracheno ha attaccato alcune abitazioni in una zona periferica della citta', uccidendo sei persone e ferendone altre 15. Prima di dileguarsi hanno inoltre dato alle fiamme diverse case.

Ritrovati 15 cadaveri a Baghdad
Nella capitale, la giornata e' invece iniziata con una serie di esplosioni - una quindicina - che si sono udite prima dell' alba, probabilmente un duello a colpi di mortaio da un quartiere all'altro. Alcune ore dopo, la polizia ha poi fatto sapere che almeno 15 cadaveri sono stati ritrovati nelle ultime 24 ore in zone diverse della citta'. Come sempre, i corpi avevano le mani legate dietro la schiena e evidenti segni di torture.
Poi e' cominciato lo stillicidio delle autobomba: in un parcheggio davanti all'ambasciata iraniana ne sono esplose due, che hanno provocato il ferimento di quattro persone.

Autobomba a Hilla, 3 morti
Una autobomba e' esplosa anche ad Hilla, ad un centinaio di chilometri a Sud di Baghdad, causando la morte di tre persone e il ferimento di altre otto, mentre ancora piu' a Sud, nei pressi della citta' santa sciita di Kerbala, tre soldati iracheni sono morti in seguito all'esplosione di un ordigno fatto detonare al loro passaggio.

Fonte: RAINEWS 24

Una nuova guerra dell’Ogaden?

All’alba di martedì, 200 uomini armati hanno attaccato un’istallazione petrolifera cinese nella zona di Abole, località a circa 120 chilometri da Jijiga, capoluogo della regione orientale del Somali.

Il bilancio finale di questo raid è pesantissimo: 74 dipendenti uccisi, di cui 9 cinesi e 65 etiopi. Altri sette cinesi e un numero imprecisato di etiopi sono stati rapiti. A nulla è servita la resistenza opposta dai soldati dell’esercito etiope di guardia al complesso.
Il governo di Addis Abeba ha immediatamente inviato rinforzi militari nella zona.

Effetto della guerra in Somalia. Berekat Simon, portavoce del primo ministro etiope Meles Zenawi, ha dichiarato che l'attacco è stato opera di “terroristi” legati ai ribelli separatisti somali del Fronte Nazionale di Liberazione dell'Ogaden (Onlf) che dagli anni Novanta lottano per l’indipendenza di questa regione, abitata da somali di religione islamica.
Il gruppo non ha rivendicato l’azione, ma più volte in passato l’Onlf aveva minacciato il governo etiope di colpire le compagnie petrolifere straniere che sfruttano i ricchi giacimenti petroliferi locali.
Non è un caso che abbia deciso di farlo proprio ora che l’Etiopia, su richiesta di Washington, è intervenuta militarmente in Somalia contro le Corti Islamiche. Corti che sono in contatto con l’Onlf e che, tramite esso, hanno voluto colpire il nemico etiope sul suo territorio.

Indietro di trent’anni. Questo sanguinoso attacco rischia di far propagare in Etiopia l’incendio che già brucia in Somalia, riproponendo in chiave “anti-terrosirmo” la Guerra dell’Ogaden che Etiopia e Somalia combatterono nel 1977-’78, in piena guerra fredda, con un costo di oltre centomila morti.
In seguito a quel conflitto “nazionalista”, scatenato e perduto dalla Somalia di Siad Barre (che chiamava l’Ogaden “Somalia Occidentale”), l’indipendentismo somalo nell’Ogaden rimase come movimento politico. Quando però l’Onlf, negli anni ’90, organizzò e vinse elezioni regionali autonome, il governo di Addis Abeba reagì militarmente scatenando l’esercito non solo contro l’Onlf, ma contro l’intera popolazione dell’Ogaden. Una pressione militare che il regime di Zenawi ha aumentato negli ultimi anni, in coincidenza con l’inizio delle prospezioni petrolifere condotte in questa zona da compagnie malesi e ora soprattutto cinesi.

Fonte: Peace Reporter

Emergenza siccità al centro del prossimo Consiglio dei ministri

Il Governo è al lavoro sull’emergenza siccità. Lo ha sottolineato il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Enrico Letta al termine del Consiglio dei ministri. Oggi la riunione Protezione civile e Regioni, poi, nei prossimi giorni, il punto dell’unità di crisi (Protezione civile e ministeri Ambiente, Sviluppo economico e Agricoltura. Sarà il Consiglio dei ministri di venerdì 4 maggio a discutere la procedura per dichiarare lo stato di emergenza. Anche perché, osserva, in questo campo «la prevenzione é fondamentale». Di parere opposto il ministro per la Giustizia Clemente Mastella «C'é qualche esasperazione al riguardo - sottolinea il Guardasigilli - c'é un problema serio, ma nessuna emergenza: non é che siamo senz'acqua all'improvviso».
Il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraio Scanio ha sottolineato che oggi in Consiglio dei ministri si è svolta «una prima riflessione. Vogliamo che la task force istituita tra i ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico e dell'Agricoltura definisca le modalità si un eventuale stato di emergenza che oggi riguarda l'agricoltura e in parte l'industria. Non ci sono ancora problemi per gli usi domestici».

Pecoraro Scanio ha aggiunto che «si sta lavorando in sede tecnica per affrontare il tema al prossimo Consiglio». La questione idrica, ha sottolineato il ministro, che oggi riguarda innanzitutto il settore agricolo e non coinvolge i consumi domestici, sarà comunque affrontata nella prossima Finanziaria «così come nella Finanziaria scorsa si é affrontato il tema dell'energia». L'augurio del ministro è che nella prossima Finanziaria «si faccia sull'acqua quello che quest'anno abbiamo fatto con l'energia».

Le misure riguarderenno il riciclo dell'acqua, i grandi depuratori, il risparmio idrico nell'edilizia, la messa in sicurezza degli acquedotti. «L'Italia ha consumi idrici tra i più alti pro capite - sottolinea Pecoraro Scanio - e il livello di dispersione é molto elevato». Si attendono dalla protezione civile dati ufficiali per definire la situazione reale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

lunedì 23 aprile 2007

Madonna, con Guy Ritchie è gelo

E' sempre più crisi fra Madonna e il marito Guy Ritchie. Reo agli occhi della cantante di non averla accompagnata in Malawi, ora Guy è anche colpevole di darsi con troppo entusiasmo alla vita notturna londinese. Secondo il Sunday Mirror, Guy sarebbe andato da solo a un party privato e la popstar, furiosa, l'avrebbe tempestato di sms. Solo una serata tra amici, dicono i più. Ma c'è chi l'ha visto con una brunetta.

I due non hanno ancora ritrovato armonia dopo la decisione di Lady Ciccone di adottare un bambino del Malawi, scelta che è stata fortemente criticata, anche sulla stampa, proprio da Ritchie. Ma mentre la cantante 48enne, furiosa, è appena partita dall'Africa, Guy, sempre rimasto a Londra, esce con gli amici: un comportamento che non aiuterà la star a perdonare il marito.

Così, qualche sera fa, non avendolo trovato in casa, Madonna ha iniziato a tempestare Guy di telefonate e messaggi. "Gli squillava il telefono ogni due minuti - racconta al Sunday Mirror un amico di Ritchie, presente al Mahiki, il locale preferito anche da William d'Inghilterra e dalla ex Kate Middleton - ma lui voleva soltanto bere un paio di birre in compagnia. Lei è ancora offesa dal fatto che Guy non sia andato in Malawi e vuole fargliela pagare a tutti i costi".

La versione della serata, però, secondo alcuni discosterebbe di qualche piccolo ma intrigante dettaglio, che forse Madonna non conosce neppure: "Guy è uscito per rilassarsi con dei conoscenti intenzionati a fare serata - ha spiegato una fonte al Daily Record - e all'inizio era anche un po' rigido. Sembrava semplicemente deciso ad affogare nell'alcol i suoi dispiaceri. Poi, però, ha conquistato la pista da ballo e ha messo gli occhi su una brunetta. Tra loro sembrava esserci intesa. Dopo aver iniziato a parlare, hanno iniziato a ballare molto stretti. Non hanno lasciato insieme il locale, ma erano davvero vicini sulla pista da ballo".

Qualunque sia il resoconto della serata, Guy era al Mahiki e Madonna in Malawi, con un diavolo per capello. Ora non resta che aspettare il ritorno in patria della cantante e vedere cosa riserverà l'incontro fra i due coniugi, che già una volta erano andati dallo psicoterapeuta per cercare di salvar la coppia.

Fonte: TGCOM

La tua vita online a portata di Google

Vuoi recuperare un articolo che hai letto su Internet, ma non ricordi dove e quando? Adesso c’è un nuovo servizio di Google che ti viene in aiuto. Si chiama Web History ed è l’evoluzione diretta del vecchio Search History, uno strumento che ti permetteva di analizzare tutte le tue ricerche effettuate sul motore di ricerca. Web History fa qualcosa di più: tiene in memoria tutti i siti visitati durante le tue navigazioni e ti aiuta a organizzarli, recuperarli, analizzarli.

Per accedere al servizio sono necessari tre requisiti. Primo, bisogna avere un account Google (quello di GMail va benissimo). Secondo, si deve scaricare la Google Toolbar, la barra di pulsanti che si lega al browser e si apre ogni volta che accedi a Internet. Terzo, si deve essere d’accordo nel concedere all’azienda americana un’altra bella fetta della propria vita online.

Semplice e geniale, come praticamente tutto ciò che è uscito negli ultimi cinque anni dal quartier generale di Mountain View, Web History solleva infatti alcune perplessità relative alla presenza sempre più invasiva di Google nella vita quotidiana dei cittadini del Web. Il primo grande colosso industriale dell’era di Internet ormai sa tutto di noi. Nei suoi server sono archiviate tonnellate di informazioni provenienti dai suoi svariati servizi: le email di GMail, ma anche i dati del motore di ricerca, di Blogger, di Google Talk, di AdSense. Con Web History, la mappatura della nostra identità online diventa ancora più precisa e minuziosa.

E’ vero che nessuno è obbligato a usufruire del servizio. Anche chi ha già scaricato la Google Toolbar può decidere in qualsiasi momento di attivare o disattivare la tracciatura di Web History. Ed è anche vero che in fondo alla privacy ormai stiamo rinunciando volontariamente giorno per giorno. Un pezzetto se ne va quando descriviamo la nostra vita su blog e forum. Un altro quando pubblichiamo le foto delle vacanze su Flickr o i video del matrimonio su YouTube. Un altro quando utilizziamo servizi online per condividere la musica che stiamo ascoltando (Last.fm), i libri che stiamo leggendo (LibraryThing), i blog che ci piace consultare (Bloglines). E si tratta di concessioni che facciamo ben volentieri.

Ma con Google c’è un elemento di dubbio in più, quello che suona come un campanello d'allarme per molti commentatori e attivisti digitali: il rapporto con la pubblicità. Tra Mountain View e gli inserzionisti esistono liaisons sempre più strette e pericolose. Le pubblicità di AdSense sono la gallina dalle uova d’oro di Google e appena una settimana fa l’azienda ha annunciato l’imminente acquisizione (per oltre tre miliardi di dollari) di DoubleClick, storica società di banner e servizi promozionali assortiti. E agli inserzionisti pubblicitari non possono che fare gola le informazioni sulle nostre abitudini raccolte tramite la Web History.

Per statuto, Google è nata con intenti benefici. “We don’t make evil” è il suo slogan più famoso, ben evidente sul sito ufficiale. A proposito di Web History, la società si è premurata di confermare le sue attuali rigide linee guida: i dati degli utenti non verranno forniti a terzi, se non in forma aggregata o per rispondere a richieste delle autorità. Tuttavia, su Internet inizia a circolare una sottile inquietudine. Google è ancora vista con una generale benevolenza: i suoi servizi funzionano, sono in gran parte gratuiti e il suo approccio al mondo di Internet risulta tuttora più fresco e simpatico di quello di molti rivali. L’ombra di quei server nascosti nei bunker dell’azienda, pieni zeppi di informazioni personali e dati sensibili, sta diventando però sempre più lunga.

Fonte: La Stampa.it

Baghdad, polemiche per muro che proteggerà minoranza sunnita

BAGHDAD - Il piano dei soldati Usa di proteggere una minoranza sunnita a Baghdad attraverso la costruzione di un muro è piombato nel caos oggi dopo che il primo ministro Nuri al-Maliki ne ha bloccato la costruzione.

Molti abitanti della zona di Adhamiya -- area arabo sunnita che confina su tre lati con le comunità sciite -- lamentano il fatto che la barriera di cemento lunga cinque chilometri li isola dalle altre comunità, inasprendo le tensioni interconfessionali.

Né l'ambasciatore Usa in Iraq né un alto portavoce dell'esercito Usa dicono se i lavori verranno interrotti.

Il portavoce iracheno per il giro di vite sulla sicurezza a Baghdad, che ha avuto il sostegno degli Usa, ha lasciato intendere che i lavori continueranno, dicendo nel corso di una conferenza stampa che la "costruzione di barriere per la sicurezza a Baghdad proseguirà senza eccezioni".

Nello stesso incontro, il portavoce dell'esercito Usa Mark Fox ha detto che l'innalzamento di barriere nei mercati e nei quartieri di Baghdad ha ricevuto l'approvazione del governo iracheno.

"Queste barriere per la sicurezza sono un'iniziativa del governo di Baghdad e sono state approvate dal governo iracheno ... Queste barriere sono scudi temporanei per proteggere la gente irachena dagli attentatori che cercano di far entrare autobombe ne i loro quartieri", ha aggiunto.

Come l'ambasciatore Usa Ryan Crocker nel corso di una precedente conferenza stampa a Baghdad, Fox ha evitato la domanda diretta se i lavori ad Adhamiya si fermeranno o no.

Il portavoce dell'esercito iracheno, il generale Qassim Moussawi, ha detto che generalmente gli abitanti vogliono la costruzione di barriere che li proteggano.

Oggi, centinaia di abitanti del quartiere sono scesi in piazza ad Adhamiya contro il muro di cemento, che sarà alto 3,5 metri.

Fonte: Reuters Italia

Siccità, si va verso dichiarazione stato di emergenza

ROMA - La siccità potrebbe presto portare il governo a dichiarare lo stato di emergenza, come è emerso da una riunione tra i soggetti interessati svoltasi stamattina presso il ministero per lo Sviluppo economico. Lo riferisce una fonte vicina all'incontro.

"Quello che è emerso stamattina è che si va verso la dichiarazione dello stato di emergenza", ha detto la fonte, precisando che il Consiglio dei ministri può procedere a dichiarare lo stato di emergenza, solo se le Regioni avanzano una richiesta in tal senso.

"Si pensa a rilasci controllati di acque" dai grandi laghi e dagli invasi alpini, ha aggiunto la fonte.

Inoltre, per evitare il rischio di blackout, si sta valutando "il distacco delle utenze industriali cosiddette 'interrompibili' e il maggior acquisto [di energia] dall'estero".

Il contingentamento delle risorse idriche, che potrebbe consentire di superare la carenza di acqua nel periodo tra maggio e agosto, non riguarderebbe comunque le utenze domestiche, precisa la fonte.

Fonte: Reuters Italia

Russia: morto l'ex presidente Boris Eltsin

Fu presidente della Russia dal 1991 al 1999 quando lasciò la carica a Vladimir Putin

MOSCA
- L'ex presidente Boris Eltsin è deceduto all'età di 76 anni per arresto cardiaco. Lo ha annunciato un portavoce del Cremlino. Eltsin soffriva da tempo di problemi cardiaci. Era nato il 1° febbraio 1931 presso Sverdlovsk, fu presidente della Russia dal 1991 al 31 dicembre 1999, quando lasciò la carica ad interim all'allora primo ministro Vladimir Putin.

PROTAGONISTA DEL CROLLO SOVIETICO - Eltsin fu tra i protagonisti del crollo dell'Unione sovietica. Da presidente del presidium del soviet supremo della Repubblica socialista federativa russa, nel giugno 1990 proclamò la sovranità della Russia (iniziando un conflitto di potere devastante con il Cremlino retto da Gorbaciov) e il 12 giugno dell'anno dopo con il 57% dei voti venne eletto presidente della Rep. russa. In agosto ci fu il tentativo di colpo di Stato degli apparati del Partito comunista sovietico con alcune frange militari, e la figura di Eltsin divenne di colpo famosa in tutto il mondo quando salì su un carro armato dei ribelli per arringare la folla davanti alla Casa Bianca (il Parlamento russo) ed evitare in questo modo un bagno di sangue. Alla fine del 1991 Michail Gorbaciov, ultimo presidente sovietico, rassegnò le dimissioni, venne ammainata dal Cremlino la bandiera rossa con la falce e il martello, e al suo posto venne alzata quella a strisce bianca, rosso e blu della Russia. Al posto di Gorbaciov, salì al potere Boris Eltsin che firmò il decreto di scioglimento dell'Unione sovietica.

CECENIA E ALCOL - All'inizio il suo potere fu molto contrastato, specie dal Parlamento. Da presidente Eltsin non esitò a inviare i carri armati a bombardarne la sede per rimettere i deputati sotto la sua autorità provocando decine di vittime. Fu Eltsin inoltre a iniziare nel 1994 la disastrosa guerra in Cecenia, fu riconfermato al potere nelle elezioni del 1996 sconfiggendo il candidato comunista Zhuganov. Nell'estate 1998 la Russia fu travolta da una disastrosa crisi economica, che Eltsin da presidente non seppe fronteggiare. Come non fu in grado di fronteggiare il saccheggio dell'industria e delle immense risorse naturali della Russia, che dopo la caduta dell'Unione sovietica caddero preda di rapaci speculatori, che in breve tempo si trasformarono in oligarchi plurimiliardari, in grado di condizionare la sua stessa presidenza. Da sempre «amante» dell'alcol, negli ultimi tempi al potere fu spesso trovato ubriaco in diverse occasioni pubbliche. Ebbe però il merito di trasformare un'immenso Paese sotto la dittatura comunista in una nazione in cui vigono, più o meno, regole democratiche e l'economia di mercato.

Fonte: Corriere della Sera