giovedì 19 aprile 2007

Maradona, la situazione si normalizza

Il medico dell'ex fuoriclasse, Alfredo Cahe annuncia la seconda fase della recupero ed annuncia una situazione migliore: ''E' più comunicativo e comincia ad accettare le cose, a prendere coscienza della gravità del suo stato. A partire a ora le cure si concentreranno soprattutto sulla sua dipendenza dall'alcol''

BUENOS AIRES - Diego Armando Maradona sta meglio, ma la via d'uscita dal tunnel sembra ancora lunga. Secondo quanto dichiarato dal medico personale dell'ex fuoriclasse, Alfredo Cahe, Maradona "sta prendendo coscienza della gravità del suo stato e la settimana prossima, lunedi o martedi, sarà trasferito in una clinica psichiatrica". Quindi, dopo il periodo trascorso nell'ospedale De los Arcos, a Buenos Aires, per una ricaduta dopo la cirrosi epatica che lo aveva costretto a passare 13 giorni in una clinica sempre della capitale argentina, Maradona si curerà nella clinica Abril dove ci sono medici di sua "fiducia", ha spiegato Cahe a Radio Uno.

Cahe ribadisce come lo stato di Maradona sia soddisfacente rispetto ai giorni passati. "Le analisi mostrano che lo stato di Diego si va lentamente normalizzando. Prima non aveva idea di dove lo stava portando l'alcol, ora invece è più comunicativo e comincia ad accettare le cose, a prendere coscienza della gravità del suo stato e lo stiamo convincendo ad andare in una clinica psichiatrica. E' chiaro che non si può persuaderlo in un giorno, ma a partire a ora le cure si concentreranno soprattutto sulla sua dipendenza dall'alcol".

Fonte: Kataweb Sport

Messi, il nuovo Maradona

Il talento argentino emula la prodezza di Diego al Mundial '86 e gli dedica il gol.

Come in Messico '86 - Di presunti nuovi Maradona il panorama mondiale, in particolare quello argentino, è stata sempre pieno: Ortega, Aimar, Saviola, Riquelme, solo per citarne alcuni. Ma di fronte a Leo Messi, talento mancino del Barcellona di presunto c'è ben poco. 19 anni e classe da vendere lo rendono davvero il possibile futuro erede del Pibe de Oro. Quanto accaduto ieri sera al 29' di Barcellona-Getafe (semifinale di Coppa del Rey) ne è la più chiara dimostrazione. Palla presa a centrocampo, avversari saltati come birilli, la rete che si gonfia ed applausi a scena aperta del Camp Nou. Per alcuni istanti la memoria è tornata indietro di vent'anni, a quell'Argentina-Inghilterra del mondiale messicano dove Maradona realizzò il gol più bello di tutti i tempi. Per la cronaca la partita è finita 5-2 per i "blaugrana"grazie a una doppietta proprio di Messi e alle reti di Xavi, Gudjohnsen ed Eto'o per i catalani, di Guiza e Nacho per i madrileni. Ritorno in programma il 9 maggio.



Dedica speciale - "Il mio gol è per Diego Armando Maradona e spero che si curi". Sono le parole di Lionel Messi, stella del Barcellona paragonato al Pibe de Oro. Ieri sera, nell'andata della semifinale di Coppa del Re vinta dalla squadra di Frank Rijkaard 5-2 contro il Getafe, la prima rete dell'argentino ha ricordato molto lo "storico" gol di Maradona ai Mondiali dell'86 contro l'Inghilterra. Spagna impazzita per l'eccezionale prodezza di quello che proprio Maradona aveva eletto suo successore nel corso del programma televisivo "La noche del 10". Oggi la stampa iberica esalta la prodezza del suo piccolo "Re". "Diego Armando Messi", "Diego Messi fa soffrire il Getafe", "Da che pianeta sei venuto?", "Si, è Maradona". Questi i titoli di Periodico de Catalunya, As, Marca, El Mundo. "Sono molto felice - spiega Messi- ma sono tranquillo. Forse la giocata è stata simile a quella del gol di Diego, ma ora dobbiamo andare avanti", minimizza l'argentino. "Non avevo in mente - continua - di andare in porta. Ho mirato Eto'o ma quando ho visto lo spazio ci ho provato". Entrato in area l'attaccante non ha tirato subito in porta ma ha prima smarcato il portiere: "Ho pensato di tirare prima ma non ho voluto rischiare l'intervento di un difensore. Sono molto felice e ringrazio Dio - conclude Messi - ma ora andiamo avanti".

Fonte: Sky Sport

Abu Mazen: il giornalista della Bbc e' vivo

Il giornalista della Bbc Alan Johnston, sequestrato dalle milizie palestinesi nella Striscia di Gaza, e' vivo: lo ha affermato il presidente palestinese Abu Mazen, citando fonti dei servizi segreti dell'Anp.

Papa Benedetto XVI ricevera' il presidente dell'Autorita' Nazionale Palestinese, Abu Mazen, il prossimo 24 aprile. L'udienza e' fissata per le 12:00 in Vaticano. Abu Mazen si trovera' quel giorno a Roma per incontri con le autorita' politiche italiane.

La notizia e' stata confermata da fonti ufficiali della Santa Sede. Si tratta del
secondo incontro tra Benedetto XVI e il presidente palestinese.
Abu Mazen fu ricevuto una prima volta in Vaticano il 3 dicembre 2005. In quell'occasione l'esponente dell'Anp invito' Ratzinger a "visitare Gerusalemme e tutti i luoghi santi" e gli dono' un passaporto emesso dall'Autorita' Nazionale Palestinese, come esortazione particolare a recarsi a Betlemme.

Fonte: RaiNews 24

Staminali: Mario Negri, Proteggono Da Ischemia Dopo Ictus

ROMA- Le cellule staminali proteggono dal danno causato da ischemia cerebrale, in seguito a ictus . E' questo il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori coordinato dalla dottoressa Maria Grazia De Simoni dell'Istituto Mario Negri di Milano in collaborazione con l'Istituto Neurologico Besta di Milano e con l'Universita' di Losanna. Lo studio e' stato pubblicato oggi sulla rivista scientifica PloS ONE.

''L'ictus - afferma De Simoni - provoca la morte di molte cellule nervose e le cellule staminali in teoria potrebbero sostituirle. Qualche studio ha mostrato che queste cellule possono essere efficaci, tuttavia molti problemi sul loro utilizzo e molte domande sul meccanismo con cui inducono protezione erano ancora senza risposta''. ''Il nostro studio - spiega ancora De Simoni - ha evidenziato un possibile meccanismo d'azione. Una volta introdotte nell'area cerebrale colpita da ischemia le cellule staminali inducono la produzione di fattori protettivi da parte del tessuto stesso''. ''Non e' quindi necessario, - prosegue - come e' stato in passato sostenuto, che le cellule staminali si trasformino in neuroni per proteggere dai danni dell'ischemia e restaurare le funzioni cerebrali. E' sufficiente la loro presenza nel tessuto cerebrale per provocare in questo una reazione protettiva''.

A tale reazione partecipano peraltro diverse cellule, tra cui la microglia, che tradizionalmente si riteneva avere solo un ruolo tossico e infiammatorio. ''Noi invece suggeriamo che la microglia abbia anche una funzione protettiva - afferma De Simoni - Dalle nostre ricerche emerge che queste cellule restano nel cervello solo per pochi giorni e poi vengono eliminate. Questo e' un aspetto fondamentale, vista la potenziale capacita' delle cellule staminali di trasformarsi in cellule tumorali''.

L'ictus e' la prima causa di invalidita' permanente e la terza causa di morte nei Paesi industrializzati. Nonostante i progressi recenti nella gestione dei pazienti ischemici (diagnosi precoce, trombolisi, creazione di stroke unit e riabilitazione), l'ictus rappresenta ancora un problema medico irrisolto.

Fonte: Yahoo Italia Notizie

Medicina Online. I navigatori alla ricerca di salute

I navigatori esplorano la Rete alla ricerca di informazioni di qualità, con la tendenza a preferire i siti specializzati. Secondo una ricerca condotta dall'Istituto di Ricerca privato Millward Brown su un campione di 800 internauti, tre su quattro interrogano Internet per ottenere informazioni sulla salute e il web finisce per diventare il «medico» preferito da chi naviga soprattutto per quanto riguarda le malattie meno gravi.

I dati raccolti mettono in rilievo che il 78% dei 20 milioni di navigatori del nostro paese ha cercato almeno una volta (ma la media è 4,4) nell’ultimo anno informazioni su malattie e farmaci. Rispetto all’utilizzatore «generico» del web, che è in prevalenza maschio, in questo campo sono leggermente di più le donne.

Il 66% degli intervistati ha dichiarato di usare Internet come fonte d’informazione sulla salute, mentre il 54% chiede al medico e il 53% si rivolge al farmacista (in media ogni intervistato ha dichiarato di utilizzare 2,7 fonti d’informazione). Crolla invece l’influenza della tv, indicata come fonte d’informazione solo dal 25% degli intervistati.

In testa alle malattie più "cliccate" ci sono i problemi relativi al peso e all’obesità(32%), seguiti dal mal di schiena (25%), dal mal di testa (23%) e dalle malattie stagionali. Al sesto posto si piazzano contraccezione e gravidanza. La classifica si inverte quando si parla di ricerche di informazioni sui farmaci: al primo posto malattie stagionali e mal di testa (18%), seguiti da peso e mal di schiena (15%).

Nel sondaggio è stato anche chiesto ai navigatori che tipo di siti viene visitato: ne è emersa una preferenza marcata per i siti specializzati rispetto a quelli «generalisti» e ai portali.

Fonte: La Stampa.it

Torino: donna aggredita da due rottweiler

I due cani sono saltati in strada da un furgone e hanno azzannato e ferito alle gambe una donna di 55 anni. Poi sono scappati

TORINO -
Il giorno dopo la tragica morte di Alessia, la bimba di 8 mesi, uccisa da due rottweiler, nel Torinese, si è verificata un'altra aggressione dello stesso tipo. Questa volta a essere assalita e ferita alle gambe è stata una donna di 55 anni, morsicata da due cani della stessa razza che poi sono scappati. L'episodio è avvenuto questa mattina a Borgaro Torinese, in via Lanzo.

La donna stava camminando per strada quando da un furgone sono improvvisamente saltati fuori i due animali che le si sono avventati addosso azzannandola alle gambe. La signora è riuscita fortunatamente a liberarsi facendo fuggire i cani che sono ora in giro liberi. Sulla vicenda sono al lavoro i carabinieri e gli agenti della polizia municipale.

Fonte: Corriere della Sera

Bagdad, giornata di sangue: 170 morti in 5 attentati

Colpiti i quartieri sciiti. Al Maliki: "Entro dicembre tutte le province sotto il controllo iracheno"


Bagdad – Quella di ieri è stata una giornata di sangue a Bagdad. Cinque attentati, avvenuti in diversi quartieri sciiti ad un breve intervallo l’uno dall’altro, hanno causato la morte di almeno 170 persone e ne hanno ferite alcune centinaia, anche se il bilancio è drammaticamente destinato a restare provvisorio, perché, secondo i soccorritori, sotto le macerie degli edifici crollati ci sarebbero ancora molti corpi. Attentati che avevano come obiettivo la popolazione civile, e, infatti, la maggior parte delle vittime sono donne e bambini. “La strada è stata trasformata in una piscina di sangue”, sono state le parole del testimone di un attentato, Ahmed Hameed. Un altro testimone, citato dalla Reuters, ha dichiarato: “Ho visto decine di cadaveri . Alcune persone sono state bruciate vive all'interno di alcuni minibus dato che nessuno è stato in grado di soccorrerle dopo l'esplosione”.

Il più grave degli attentati, tutti causati dallo scoppio di alcune autobomba, è avvenuto nel mercato di Sadriya, un quartiere popolare della capitale, dove fonti della polizia parlano di “almeno 120 morti e 140 feriti”, ma anche in questo caso si tratta solo di un bilancio provvisorio. Poco prima nel quartiere di Karrada era saltato in aria un minibus carico d’esplosivo, che secondo il ministero dell’Interno avrebbe ucciso 10 persone e ne avrebbe ferite 12. Un’ora prima un kamikaze aveva guidato un’autobomba contro un posto di blocco della polizia all’ingresso del quartiere sciita di Sadr City. In questo caso, stando al bilancio fornito dalle forze di sicurezza locali, i morti sarebbero stati 30 (tra cui 5 agenti) e i feriti 45. Di 11 morti e 13 feriti è invece il bilancio dell’esplosione di un’auto posteggiata vicino ad un ospedale privato sempre nel quartiere di Karrada, mentre nella zona Risafi sono morte 4 persone e 6 sono rimaste ferite.

Nell’attentato di ieri al mercato di Sadriya hanno perso la vita anche alcuni operai che stavano lavorando alla ricostruzione di un edificio distrutto lo scorso 3 febbraio dall’esplosione di un camion-bomba che, nello stesso luogo di ieri, aveva causato la morte di 135 persone e il ferimento di altre 300, il maggior numero di vittime in una sola esplosione dall'inizio della guerra. Pochi giorni dopo era cominciata un’operazione antiterrorismo che vede la collaborazione di forze statunitensi ed irachene, per un totale di 90mila uomini, con l’obiettivo di ristabilire la sicurezza nel paese, per evitare lo scatenarsi di una vera e propria guerra civile. Se inizialmente le violenze erano diminuite, la la giornata di ieri è stata la più sanguinosa dall’adozione di queste misure.

Proprio ieri, in occasione del passaggio in mano alle autorità locali della provincia meridionale di Maysan, finora controllata dalle forze britanniche, il premier Nuri al Maliki aveva affermato, in un discorso letto dal consigliere per la sicurezza nazionale, Moaffaq al Rubei, che le autorità irachene hanno intenzione di assumere il controllo della sicurezza in tutto il paese entro la fine dell’anno. Maysan è la quarta delle 18 province irachene a tornare sotto il controllo di Bagdad dopo Al Muthanna, Dhi Qar e Najaf. Nel discorso si legge che il mese prossimo dovrebbe toccare alle tre province del Kurdistan, e inseguito a quelle di Serbala e Wassit, fino a giungere – entro dicembre – al passaggio di tutte le province in mano irachena.

Il leader radicale sciita Moqtada al Sadr continua intanto a fare pressione su al Maliki affinché fissi un calendario per il ritiro dei circa 150mila soldati statunitensi dispiegati nel paese. Per sostenere questa richiesta, lunedì sei ministri di al Sadr si sono dimessi dal governo. Il premier continua a ripetere che le truppe statunitensi lasceranno il paese quando le autorità di Bagdad saranno in grado di assumere la responsabilità della sicurezza in Iraq. Gli attentati di ieri da una parte dimostrano che le autorità sono ben lontane dall’avere il controllo della sicurezza, dall’altra potrebbero riaccendere le violenze interconfessionali e provocare una reazione da gruppi armati come quello guidato dallo stesso al Sadr, che può contare su decine di migliaia di fedeli ed è considerato da Washington l’ostacolo più grosso alla pacificazione del paese.

Fonte: La Voce d'Italia

Sette arbitri sospesi

Gianluca Paparesta, Paolo Bertini e altri cinque arbitri sono stati sospesi in via cautelare dal presidente dell'Aia Cesare Gussoni. Sospensione anche per i due assistenti Ambrosino e Baglioni

Sette arbitri e due guardalinee sono stati sospesi in via cautelare al termine delle indagini preliminari emesse dalla procura di Napoli, in quello che è stato definito il secondo filone di 'Calciopoli'.

Dopo aver incontrato sia il presidente della Figc Giancarlo Abete e che il capo dell'ufficio indagini Francesco Saverio Borrelli, il presidente dell'Aia Cesare Gussoni ha pertanto disposto ufficialmente la sospensione cautelare degli assistenti Marcello Ambrosino e Duccio Baglioni e degli arbitri Paolo Bertini, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Marco Gabriele, Gianluca Paparesta, Tiziano Pieri e Salvatore Racalbuto e degli assistenti Duccio Baglioni e Marcello Ambrosino.

Tra gli arbitri solo tre sono ancora in attività, Bertini, Paparesta e Pieri, mentre per gli altri quattro, Dattilo, Cassarà, Gabriele e Racalbuto, che hanno già lasciato l'attività, ma sono ancora associati, la sospensione si riferisce ad ogni tipo di attività associativa.

"La decisione - ha spiegato Gussoni in conferenza stampa - é stata adottata alla luce degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla procura di Napoli. Avendo preso atto che in relazione ai suddetti associati sono elevate ipotesi accusatorie in relazione a delitti ho ritenuto che gli addebiti ascritti possano per loro natura arrecare pregiudizio all'immagine della Figc e dell'Aia, nonché alla credibilità delle funzioni affidate agli associati coinvolti".


Fonte: EuroSport -IT.com

mercoledì 18 aprile 2007

Retina: trapianto di cellule embrionali una strada da percorrere

Il tema . La cecità è spesso causata da condizioni fisiopatologiche in cui le cellule della retina vanno incontro prima a degenerazione e poi a morte. Questo è ciò che accade, per esempio, nel caso della retinite pigmentosa o della degenerazione maculare correlata all’invecchiamento. Le cellule fotorecettrici della retina, coni e bastoncelli, smettono di dividersi alla nascita per cui la loro degenerazione e morte può essere rimpiazzata solo grazie ad un trapianto. La ricerca di base negli ultimi anni ha dimostrato, in modelli animali prima e in alcuni esser umani per la prima vola nel 1996, come il trapianto di cellule embrionali non ancora differenziate possa essere una via terapeutica per il ripristino della funzionalità della retina. Il tema è affrontato anche nell’ultimo numero della rivista New England Journal of Medicine nella sezione "Clinic implications of basic research".

Tra ricerca e applicazione clinica. Il trapianto di cellule embrionali della retina è già stato effettuato sia in modelli animali che nell’uomo. Inizialmente sembrava che le cellule trapiantate non potessero stabilire connessioni funzionali con il resto delle cellule ospiti. Si è scoperto poi che cellule embrionali, di età compresa tra le 11 e le 15 settimane di gestazione, erano in grado di stabilire contatti con le cellule circostanti e recuperare l’attività cellulare anche delle cellule della retina parzialmente degradate. Pazienti in cui sono state trapiantate questo tipo di cellule hanno recuperato la capacità di distinguere gli oggetti, le forme e talvolta una visione più che parziale. L’effetto tempo però è determinante: cellule isolate due giorni prima o due giorni dopo l’intervallo ottimale non hanno lo stesso tipo di effetto.
Questa tecnica presuppone l’uso tessuti fetali umani che però è soggetto a regolamentazioni etiche e legislative diverse nelle varie parti del mondo. Quella che potrebbe essere una via percorribile in fase sperimentale può incontrare delle riserve e imbattersi in ostacoli. Per ovviare a questo problema negli ultimi è in corso di sperimentazione una via alternativa: incubare cellule embrionali umane e farle crescere in coltura per poi impiantarle nel ricevente. In questo caso, dunque, si potrebbero usare delle cellule embrionali che si differenziano in seguito alle stimolazioni tessuto specifiche. Ma queste cellule riuscirebbero a risanare completamente il tessuto? È questo uno degli interrogativi a cui la ricerca vorrebbe dare una risposta.

Fonte: Yahoo Italia Notizie

Huntington: nuove speranze per una malattia oggi inguaribile

La malattia di Huntington è una malattia del sistema nervoso, a carattere ereditario, nella quale la presenza di un gene difettoso dominante provoca la distruzione di particolari cellule del cervello. Attualmente non esistono terapie né possibilità di impedirne il manifestarsi progressivo.

Uno studio italiano, guidato dal neurologo e ricercatore Andrea Ciammola dell’Istituto Auxologico Italiano, Centro Dino Ferrari, e pubblicato dall’American Journal of Medical Genetics, evidenzia una carenza di una neurotrofina a vari stadi della malattia, aprendo la strada a diagnosi tempestive e maggiori possibilità di cura.

Nello sviluppo della patologia infatti svolge un ruolo centrale il Brain Derived Neurotrophic Factor (BDNF), una molecola fondamentale per la sopravvivenza di quella struttura cerebrale, il corpo striato principalmente danneggiata dalla malattia di Huntington.
La ricerca ha evidenziato diminuiti livelli di BDNF nel siero dei pazienti con malattia di Huntington: l’identificazione di questo deficit apre la strada a nuove strategie terapeutiche che mirano principalmente al ripristino dei livelli di normalità della neurotrofina stessa: una prima strada è l’ identificazione di molecole in grado di far aumentare la produzione di BDNF endogeno, una seconda opzione potrebbe essere la somministrazione intratecale (nel fluido cerebro-spinale che porterebbe la molecola al cervello) della neurotrofina stessa, oppure un' ulteriore possibilità potrebbe essere rappresentata dalla terapia genica o del trapianto di cellule geneticamente modificate per produrre BDNF.

La ricerca è stata possibile grazie alla collaborazione con l’unità di Neurogenetica diretta dal dottor Ferdinando Squitieri, IRCCS Neuromed di Pozzilli (IS) e al supporto delle Associazioni dei pazienti (Associazione Mauro Emolo O.N.L.U.S. e Associazione Italiana Corea di Huntington Neuromed).

Fonte: Sanihelp.it

Il governo vuol statalizzare il lavoro privato dei medici

I medici ospedalieri potranno continuare a visitare i pazienti privatamente. Anche nei loro studi professionali se non saranno messi a disposizione altri spazi. Ma sarà l’azienda pubblica dalla quale dipendono a gestire direttamente il lavoro svolto al di fuori delle mura delle strutture sanitarie: prenotazioni, incassi e tributi insomma saranno amministrati dalle Regioni.

Questa la soluzione dell’insolubile problema dell’esercizio della libera professione per i medici dipendenti del servizio pubblico e dunque tenuti all’esclusività uscita dal cappello del sottosegretario alla Sanità, Serafino Zucchelli, ex segretario generale dell’Anaao Assomed. Zucchelli, che assicura il pieno accordo col ministro della Salute, Livia Turco, intende così venire incontro alle preoccupazioni della categoria sul piede di guerra in vista della scadenza del decreto che consente l’intramoenia allargata. Ovvero l’esercizio della libera professione anche negli studi e nelle cliniche private. Il decreto già più volte rinnovato scade il 31 luglio prossimo e il ministro aveva promesso: non ci saranno altre proroghe. Una situazione di incertezza insostenibile per i circa centomila camici bianchi del settore pubblico, che avevano infatti già annunciato lo sciopero contro il governo per il prossimo 4 maggio.

In vista di questa scadenza e per ribadire che il diritto all’esercizio della libera professione è inalienabile il dipartimento Sanità di Forza Italia ha indetto un convegno organizzato da Domenico Di Virgilio, responsabile per la sanità e capogruppo azzurro in commissione Affari Sociali alla Camera. Presenti anche i sindacati medici come Carlo Lusenti, Anaao, e Giuseppe Garraffo, Cisl, Giuseppe Ricciardi. Cimo.

E proprio durante questo convegno Zucchelli ha deciso di dare l’annuncio del provvedimento allo studio del governo. «Il 31 luglio è vicino ma sole poche regioni hanno aziende sanitarie attrezzate con spazi adeguati all’esercizio dell’intramoenia - spiega il sottosegretario -. Dato che è impensabile che si faccia in pochi mesi quello che non si è fatto negli anni e che non vogliamo procedere a una semplice proroga abbiamo trovato una strada alternativa». In sostanza, prosegue Zucchelli, «dopo il 31 luglio scatterà l’obbligo della gestione diretta del fenomeno da parte delle Regioni che dovranno trovare spazi adeguati: che li affittino, che le convenzionino. A noi non interessa». Al governo interessa soltanto che sia l’amministrazione pubblica a gestire il processo, ovvero prenotazioni, riscossione e pagamento delle tasse in piena trasparenza.
Si tratta di una proposta «gattopardiana» secondo l’azzurro Giuseppe Palumbo. «Si cambia tutto per non cambiare nulla. Prima si dice no alla proroga poi lo stesso Zucchelli promette che saranno dati tempi ragionevoli, un anno, due, alle Regioni, per l'attuazione della norma, ovvero in pratica una proroga», osserva Palumbo che sottolinea pure quella che è «una novità assoluta: alle Regioni e alle Asl saranno demandate l'organizzazione e il controllo degli ambulatori privati dei medici mentre rimarranno a carico del medico le spese di gestione per la struttura». Per Di Virgilio «la proroga per l’intramoenia allargata per i medici è una strada da seguire, non ci sono al momento altre possibilità».

Fonte: Il Giornale.it

Muore bimba di 8 mesi azzannata da 2 rottweiler

Torino. - Non ce l'ha fatta la piccola Alessia, la bimba di 8 mesi aggredita questa mattina da due rottweiler a Rivara, in provincia di Torino. Alessia è morta in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. Non sono serie le condizioni della nonna, 68 anni, ricoverata all'ospedale Cto di Torino con una ferita lacero contusa al braccio destro.

Secondo una prima ricostruzione pare che Alessia fosse in braccio alla nonna mentre usciva di casa quando i due animali si sono rivoltati contro di loro nel cortile. La donna ha tentato disperatamente di soccorrere la piccola dall'aggressione dei due animali, forse del padre.

La piccina "è arrivata in ospedale già in condizioni drammatiche - ha spiegato Massimo Uberti, direttore sanitario dell'Asl 9 dal quale dipende l'ospedale di Cuorgnè - i medici hanno fatto il possibile per rianimarla. Purtroppo tutto è stato inutile". I genitori al momento della tragedia si trovavano al lavoro. Sono intervenuti sul posto i carabinieri e il magistrato. I due cani sono stati posti sotto sequestro.

Fonte: La Voce d'Italia

Strage Virginia, le vittime

Washington. - E' stata Emily Hilscher, una ragazza di appena 19 anni che studiava veterinaria, la prima vittima della furia di Cho Seung Hui che ha fatto una strage uccidendo 33 persone due giorni fa nell'università della Virginia. Alla ragazza il quotidiano britannico 'Times' dedica un ritratto, raccontando come la descrivono i suoi amici su internet, sotto una foto che la ritrae sorridente e la scritta "perché Emily era più in gamba di me".

Sono oltre 200 i tributi alla memoria della giovane, un tipo mai a corto di amici, brillante studentessa che amava andare a cavallo nel tempo libero dagli studi in veterinaria. "Sono i miei amici che mi fanno essere sorridente", scriveva Emily nel suo blog dove aveva deciso di chiamarsi 'the Pixie', il folletto, e dove raccontava con entusiasmo che usciva con un nuovo 'boyfriend'. Proprio il giovane che l'aveva riaccompagnata all'università poco prima della strage, hanno raccontato gli amici di Emily al college.

Tra i primi a morire anche Liviu Librescu il professore 'eroe' del massacro. Israeliano di origine rumena, aveva 76 anni. Scampato all'Olocausto, ha bloccato l'accesso all'aula per permettere ai suoi studenti di fuggire, prima di essere raggiunto dal fuoco dei proiettili sparati da Cho attraverso la porta. Il professore verrà sepolto nel cimitero di Raanana in Israele: ad accompagnare la salma sul volo in partenza oggi da New York e in arrivo domani a Tel Aviv sarà la moglie Marilena.

E di seguito l'elenco di alcune delle vittime:

- Ryan Clarck: studente dell'ultimo anno di biologia, filologia inflese e psicologia. Nato a Martinez, in Georgia, 22 anni, era noto ai suoi amici come 'Stack'. Faceva parte della 'Marching Virginia', la banda del campus.

- Mary Karen Read: 19 anni, nata in Corea del Sud da un militare americano di stanza in quel Paese, aveva vissuto in California e Texas. All'inizio, ha raccontato la zia, aveva avuto difficolta' ad adattarsi alla vita del campus, ma adesso si stava inserendo.

- Leslie Sherman: studente dell'ultimo anno di Storia internazionale.

- Erin Peterson: studente del primo anno.

- Kevin Granata: professore del dipartimento di Ingegneria e Meccanica, prima di dedicarsi all'insegnamento aveva lavorato come specialista di ortopedia in ospedale. E' stato uno dei primi cinque ricercatori di biomeccanica negli Stati Uniti con studi sulla paralisi cerebrale.

- Austin Cloyd: studente

- Brian Bluhm: studente

- Rachael Hill: 18 anni, diplomata alla scuola cristiana di Grove Avenue, era una studentessa del primo anno di biologia.

- Gv Loganathan: professore di 51 anni, specializzato in Ingegneria civile e ambientale, aveva ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua attività accademica. Di origini indiane - era nato nello stato del Nadil Tamu - nel 1977 era emigrato negli Stati Uniti. Insegnava al Virginia Tech dal 1982.

- Juan Ramon Ortiz: 26 anni, studente portoricano di Ingegneria civile. Era sposato con Liselle Vega Cortes.

- Matthew La Porte: 20 anni, originario di Dumont, nel New Jersey, era al primo anno di università, dopo essersi diplomato all'Istituto militare 'Carson Long' di New Bloomfield, in Pennsylvania.

- Christopher James Bishop: 35 anni, professore di lingue e letteratura straniera, è stato uno degli organizzatori del programma di scambio tra il Virginia Tech ed alcune università tedesche.

- Reema Samaha: studentessa al primo anno, era una bravissima ballerina. Di origine libanese, aveva 19 anni.

- Daniele Perez Cueva: 21 anni, di origine peruviana, studiava Relazioni internazionali.

- Maxine Tuner: studentessa dell'ultimo anno di chimica.

- Henry Lee: originario della Virginia, studiava informatica.

- Jocelyne Couture-Nowak: originaria del Canada, era professoressa di francese. Il marito, Jerzy Nowak, era direttore del dipartimento di Orticultura. Madre di due bambini, negli anni Novanta aveva creato a Truro, nella Nuova Scozia, la prima scuola di lingua francese.

- Jarrett Lane: studente di ingegneria civile, suonava il trombone, giocava a football e a pallacanestro.

- Ross Alameddine: 20 anni, di origine libanese, viveva nel Massachusetts. Era studente del secondo anno di Filologia inglese.

- Caitlin Hammaren: 19 anni, studente del secondo anno di Relazioni internazionali.

- Jeremy Herbstritti: studente di 27 anni, era originario della Pennsylvania.

- Daniel O'Neil: 22 anni, studente di ingegneria, suonava la chiatarra e scriveva canzoni.

- Lauren McCain: 20 anni, studentessa del primo anno, e' stata uccisa mentre era nella classe di tedesco.

- Julia Pryde: 20 anni, studentessa del primo anno, originaria del New Jersey.

- Nicole White: 20 anni, studiava Relazioni internazionali.

Fonte: Italy Global Nation

Attacco a casa editrice cristiana. Sgozzate tre persone in Turchia

Oltre alle vittime, ci sarebbero anche due feriti: uno era saltato dalla finestra per fuggire agli aggressori, l'altro è stato accoltellato alla gola. Fermati alcuni sospetti

Istanbul - Tre persone sono state uccise e due sono rimaste ferite oggi in un attacco contro gli uffici di una casa editrice Zirve a Malatya, in Turchia. La casa editrice, accusata di pubblicare e distribuire la Bibbia, era stata recentemente bersaglio di manifestazioni e proteste a matrice nazionalistica.

Il governatore di Malatya, Ibrahim Dasoz, ha rivelato che tre delle vittime sono state ''legate, bendate e sgozzate con coltelli'', mentre un'altra persona creduta morta dopo essere caduta da una finestra è in fin di vita ed un'altra è grave dopo essere stata accoltellata alla gola.

Le vittime, secondo il governatore, sono una persona di origine tedesca, un turco e uno di origini imprecisate. Dasoz non ha escluso che si sia trattato ''non di un attacco'', ma di uno ''scontro interno'' alla casa editrice, e ha confermato che sono stati fermate quattro persone. ''Non escludo lo scontro interno. Potrebbe non essersi trattato di un attacco. Stiamo cercando di capire. Le indagini proseguono'' - ha affermato il governatore.


Quattro persone sono state fermate dalla polizia e vengono interrogate come sospette per l'attacco armato di stamani alla casa editrice cristiana di Malatya che ha provocato 4 morti. Lo ha reso noto l'agenzia Anadolu mentre vengono interrogate altre 10 persone come testimoni.

Tra i sospetti vi sono quasi certamente esponenti del gruppo islamo-nazionalista dei ''lupi grigi'' che gia' in passato avevano minacciato la casa editrice Zirve (ex Kay-Ra) che pubblicava libri come la Bibbia e ''Realtà dell'incarnazione''.

Il direttore della casa editrice, Hamza Ozant, in seguito al reiterarsi delle minacce, stava per chiedere una protezione alla polizia.

Fonte: Quotidiano.net

martedì 17 aprile 2007

Trattati male in ospedale da 50% operatori

Lo denuncia rapporto del Tribunale dei diritti dei malati. Sotto accusa soprattutto i medici specialisti. Ma diminuiscono gli errori


ROMA
- S'incrina il rapporto tra malato e operatori e medici. In particolare troppi atteggiamenti poco graditi al paziente da parte di operatori ospedalieri. Secondo il decimo rapporto Pit del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva a Roma, presentato al ministro della salute Livia Turco, addirittura il 51,2% degli operatori sanitari si comporterebbe male con il malato in ospedale. Non va molto meglio nella Asl, dove dove la percentuale si attesta al 29,9%, e nelle cliniche privatre, dove, nonostante la retta si arriva al 10,4%. Sotto accusa soprattutto i medici specialistici., Questi comportamenti sarebbero posti in essere, in un caso su due (49,8%), da medici specialistici. Seguono, a distanza, i medici di medicina generale (il medico di famiglia) con l'8%, il personale del pronto soccorso con il 6,4%, i primari con il 5,5%, le case farmaceutiche con il 4,1%.

COMPORTAMENTI SOTTO ACCUSA - I comportamenti denunciati vanno dal paziente «scaricato» da un medico all'altro, fino al lancio di scopettoni contro i malati da parte di ausiliari sanitari, passando per l'infermiere che non accorre all'arrivo dell'ambulanza o alla paziente «dimenticata» spogliata per ore in attesa di un esame mentre i sanitari entrano ed escono dalla stanza. Gli italiani bocciano il comportamento degli operatori sanitari, denunciando soprattutto superficialità, indifferenza, scortesia e arroganza. Secondo il rapporto ben il 13% delle segnalazioni dei cittadini (+1,5% sul 2005) riguarda, infatti, episodi «al limite» verificatisi nel servizio sanitario. Fatti salvo i necessari distinguo e i molti casi in cui gli operatori sanitari si spendono invece con passione e bnegazione, «Oltre ai necessari interventi sulle piante organiche, troppe volte insufficienti, chiediamo che vengano introdotti veri sistemi di verifica su aspetti tanto importanti, e che minano il rapporto di fiducia tra cittadino e operatore», ha dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. «E' necessario riconoscere e dare strumenti alla valutazione da parte dei cittadini, anche attraverso l'Audit civico e che rappresentanti delle organizzazioni di tutela dei cittadini entrino a pieno titolo nei nuclei di valutazione».

MENO ERRORI MEDICI (-5,7%), DONNE PIÙ COLPITE- Gli errori nella pratica medica e diagnostica diminuiscono però del 5,7% nel 2006 rispetto al 2005. Nel 56,1% dei casi sono le donne a farne le spese. Per quanto riguarda l'età dei soggetti interessati, la fascia maggiormente colpita è quella che va dai 36 ai 56 anni, con un tasso di mortalità pari al 21%, anche se la più alta percentuale di decessi (38%) si registra nella fascia di età compresa tra i 66 ed i 76 anni. Nell'84% dei casi di sospetto errore segnalato dai cittadini non si avvia alcuna consulenza medica e legale, risultando.«Nonostante i tanti proclami succedutisi negli anni, in Italia non esiste ancora un registro ufficiale degli errori», sostiene Moccia del Tribunale dei diritti dei malati. «E in molti casi mancano anche le unità di Risk Management, nate proprio perchè oltre ad individuare gli errori e i responsabili, si possa imparare dagli stessi errori ed evitare che accada ad altri. Perchè l'errore non resti solo un problema dell'operatore sanitario o del cittadino è ora che questi strumenti diventino obbligatori e che si intervenga su chi non li adotta». In quasi un caso su tre, l'errore si verifica in ortopedia o oncologia che, come si vedrà in seguito, guidano la poco edificante classifica delle aree specialistiche dove maggiormente si verificano sospetti errori. Netti miglioramenti, di contro, nella chirurgia generale. Le segnalazioni riguardano prevalentemente errori occorsi durante lo svolgimento di interventi chirurgici (72%) piuttosto che errata diagnosi (22%). Occasionali, ma non per questo meno gravi, i casi segnalatici di errata terapia e errori durante la fase riabilitativa (con una frequenza, rispettivamente, pari al 4% e al 2% del totale delle segnalazioni in tema di malpractice).Gli errori si verificano, come prevedibile, prevalentemente nelle strutture di ricovero, ma anche, per una percentuale superiore al 20%, al pronto soccorso piuttosto che in ambulatorio o al domicilio del paziente.

BUROCRAZIA STRITOLA DISABILI - Dal rapporto del Tribunale dei diritti dei malati emerge anche come la burocrazia renda la vita sempre più difficile ai disabili: l'erogazione dei sussidi previsti dalla legge per questi cittadini resta spesso solo un sogno o comunque è garantita con grandi ritardi a causa di iter burocratici farraginosi e lentissimi. Il rapoporto rileva come l'11% delle segnalazioni (+2,8% rispetto al 2005) riguardi appunto le difficoltà di questa categoria di cittadini.
Nonostante la legge n.80 del 2006 preveda una semplificazione degli iter amministrativi per il riconoscimento dell'invalidità civile e dell'handicap, tale semplificazione, denuncia il Tdm, resta spesso lettera morta.
I cittadini disabili denunciano soprattutto una difficoltà di accesso alle informazioni (38%) e il mancato riconoscimento della condizione di handicap e dei relativi benefici (19%). Ancora: su 100 segnalazioni relative al mancato riconoscimento delle previdenze, il 22,2% riguarda il mancato riconoscimento della indennità di accompagnamento a soggetti affetti da patologie oncologiche e in cura chemio o radioterapica. Il 42% delle segnalazioni in tema di handicap lamenta invece le difficoltà ad ottenere i benefici previsti dalla legge, anche quando è stata accertata la condizione di gravità. Insomma, la «semplificazione amministrativa - ha commentato la coordinatrice del Tdm Francesca Moccia - resta ancora una chimera per i cittadini disabili o affetti da patologie gravi».

Fonte: Corriere della Sera

Diagnosi: l'intuito è soltanto un mito da sfatare

La notizia . Uno sguardo? Non basta. Stop alla leggenda dell’intuito dei medici: le diagnosi si fanno con l’analisi delle informazioni e valutando tutte le alternative. Lo sostiene uno dei medici più famosi al mondo in un libro che sta facendo rumore.


Il mito sfatato. L’intuito ha sempre avuto una enorme folla di fan in ogni campo del sapere umano. Non fa eccezione la Medicina, un ambito nel quale le storie su diagnosi fatte al primo sguardo abbondano da secoli. Eppure sono altrettanto numerosi i casi di errori diagnostici gravissimi dovuti all’eccessiva importanza data dai medici al loro intuito. Sull’argomento è da poco uscito un libro dal titolo “How doctors think”: un’analisi incisiva e a tratti spietata dei processi attraverso i quali le menti mediche (le brillanti, erudite, esperte menti mediche) sintetizzano le informazioni e comprendono le patologie. Jerome Groopman, professore di Medicina alla Harvard Medical School, direttore del settore Experimental Medicine al Beth Israel Deaconess Medical Center e autore del saggio, spiega: “La maggior parte degli errori di valutazione dei medici sono errori di pensiero, causati in parte dai nostri sentimenti, sentimenti che non sempre ammettiamo e spesso nemmeno sappiamo di provare”.


Le radici degli errori. Gli errori di attribuzione tipicamente si verificano quando le riflessioni dei medici sono viziate da stereotipi. Questi stereotipi possono essere negativi, come nel caso (raccontato da Groopman nel libro) in cui ben cinque medici hanno fallito nel diagnosticare un tumore endocrino a una donna che descriveva sintomi bizzarri ma premetteva di essere “un po’ pazza”. Oppure positivi, come nel caso in cui un medico del Pronto Soccorso non ha diagnosticato un’angina instabile (che poi ha portato ad un infarto del miocardio il giorno seguente) a una guardia forestale 40enne “perché gli ricordava un Clint Eastwood giovane e in piena forma”. Aggiunge Groopman: "La specializzazione in Medicina conferisce un falso senso di certezza. Nel nostro campo meglio sottolineare le virtù della ponderazione, della cautela e del pensiero sistematico anziché scommettere sull’intuito”. E se la responsabilità di tanta malriposta fiducia nell’intuito personale fosse anche da imputare ai pazienti? “Si tende a conferire ai medici una qualità oracolare che inevitabilmente influenza l’atteggiamento del medico”.


Che fare? Qualche consiglio per i medici? “Sempre prendere sul serio le teorie dei pazienti o delle madri dei bambini su quanto sta succedendo, non importa quanto bizzarre sembrino. I pazienti devono sentirsi liberi di commentare i sospetti del medico, e tutti devono fare a meno di generalizzazioni. Nessuno, né medico né paziente, dovrebbe mai accettare come prima risposta: Capita, a volte”. In più, i medici devono diffidare delle diagnosi che paiono ovvie e generare sempre una lista di diagnosi alternative pronte per ogni evenienza.


Bibliografia. Adler J. How doctors think and (hopefully) avoid mistakes. Newsweek 23/04/07.

Fonte: Yahoo Italia Notizie

Eva Longoria ama farlo legata

A luglio sposerà il suo campione, Tony Parker, stella del basket NBA, ma Eva Longoria ha un sogno proibito: David Beckham.

E' con il calciatore del Real Madrid, Victoria Adams permettendo, che vorrebbe passare "una notte di follia", come lei stessa ha confessato alla stampa americana.

La casalinga disperata non si è fermata qui con le rivelazioni piccanti . Ha detto, senza mezzi termini, che ama fare l'amore legata. "Mi piace l'uomo che prende l'iniziativa e se mi lega sono felice. Adoro i giochi di sottomissione, li trovo davvero eccitanti".

Sexy nei panni di Gabrielle Solis, l'attrice rispecchia il suo personaggio anche nella vita di tutti i giorni. Peccato che il solo a godere dei suoi favori sarà il marito. Perché David Beckham, purtroppo per lei, sembrerebbe aver messo la testa a posto. Anche se la Longoria lo trova "davvero affascinante"...

Fonte: Yahoo Italia Notizie

Calipari, rinviato il processo al soldato Usa che sparò

Come annunciato è iniziato ed è subito stato rinviato al 14 maggio il processo nell'aula bunker di Rebibbia ,a Roma, contro Mario Lozano, il soldato Usa che da un check point sulla Irish Route, a Baghdad, sparò, il 4 marzo 2005, sull'auto nella quale si trovava l'inviata del Manifesto Giuliana Sgrena, appena liberata, ed uccise il funzionario del Sismi Nicola Calipari violando «macroscopicamente - secondo la magistratura romana - le basilari regole di ingaggio».


Il nuovo difensore dell'imputato, Alberto Biffani, ha chiesto e ottenuto il rinvio al 14 maggio per studiare l'intero incartamento sostenendo «che Lozano non ha mai avuto conoscenza dell' esistenza del procedimento in cui è imputato». «Si è tentato in tutti i modi - ha spiegato alla Corte il pm Franco Ionta - di notificare la richiesta di rinvio a giudizio, ma ciò è stato impossibile poichè l' unica risposta arrivata è che per gli Stati Uniti il caso è chiuso. È impensabile che Lozano non fosse a conoscenza del procedimento in cui è coinvolto, poichè i fatti in esame sono stati oggetto anche di interlocuzione tra i Governi italiano e americano». Comunque sia al rinvio al 14 maggio l'accusa non si è opposta.

La terza corte di assise di Roma giudicherà l'ex soldato Usa per omicidio volontario e tentato duplice omicidio (oltre che della Sgrena anche dell'autista Andrea Carpani). Nel rinviare a giudizio Lozano, il gup Spinaci ha dichiarato che quello di Calipari fu «un delitto oggettivamente politico», ma soprattutto che l'Italia è competente a giudicare Lozano, a dispetto di quanto previsto dall' articolo 10 del codice penale (presenza in Italia dello straniero che abbia commesso reati all' estero ai danni di nostri connazionali), perché il reato a lui contestato, come sostenuto dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, è aggravato dall' «offesa arrecata agli interessi dello Stato», circostanza che, di fatto, consente di superare i paletti posti dall'articolo 10 cp.

Lozano è accusato di aver violato le regole di ingaggio e di aver aperto il fuoco «in contemporanea all'accensione della luce» sulla Toyota diretta all' aeroporto di Baghdad. «La condotta di Mario Lozano - scrisse il gup Spinaci nell'ordinanza di rinvio a giudizio del 7 febbraio scorso - appare sorretta da un dolo diretto finalizzato a raggiungere l'obiettivo di bloccare l'autovettura anche mediante il ferimento o la morte dei suoi occupanti quasi certamente previsti o, alternativamente, voluti».

Accuse respinte dall'ex marine Usa che, in alcune recenti interviste a mezzo stampa (e tv), ha detto di aver rispettato le regole di ingaggio.

Fonte: L'Unità

Virginia Tech - Stanno bene i ragazzi italiani che si trovavano nel campus americano della strage

Richmond - C'erano anche 15 studenti italiani nel campus dell'Università della Virginia Tech, devastata ieri da una strage di proporzioni inaudite, la più grave nella storia degli Stati Uniti. Le notizie che giungono dagli Usa, sebbene scarne, sono incoraggianti: è stato confermato che nessuno di essi è rimasto coinvolto nella sparatoria che ha causato 33 vittime, anche se certamente sono tutti molto scossi.

Ieri mattina uno studente armato di tutto punto ha fatto irruzione nel campus universitario e ha iniziato a girare prima per i dormitori, poi per le aule sparando all'impazzata. Fortunatamente gli studenti italiani non si trovavano nelle zone in cui è avvenuta la sparatoria, ma hanno udito chiaramente ogni cosa e alcuni di loro hanno raccontato quel che è successo, ancora comprensibilmente sotto shock. Marina Cogo, 24 anni, si trovava nella sua stanza del dormitorio quando è avvenuta la strage. "C'erano sirene e polizia dovunque - racconta - sono arrivate subito le ambulanze e noi studenti siamo stati immediatamente avvertiti via e-mail dai responsabili dell' università di restare in camera, lontani dalle finestre. Hanno praticamente chiuso l'intero campus in mezz'ora, ci hanno avvertito su cosa fare sia con le e-mail, sia con auto con altoparlanti che giravano tra i dormitori". Giancarlo Bordonaro, 28 anni, si trovava invece vicino il luogo della sparatoria, stava infatti uscendo dalla biblioteca, quando ha sentito gli spari. "La polizia gridava: Via dalle aule, salite sugli autobus! Hanno fatto evacuare sui bus chi si trovava nelle zone a rischio e hanno sigillato tutti gli edifici. I ragazzi erano tutti attaccati ai telefonini per avvertire amici e parenti. C'era paura, ma anche ordine e la polizia è stata eccezionale", racconta.

Nessuno di loro per ora intende tornare in Italia, si fidano della giustizia americana e si dicono soddisfatti dell'ordine del campus e del modo di gestire la situazione. Certo la paura rimane ma come ha dichiarato Marina Cogo "episodi come questo possono avvenire purtroppo in qualsiasi campus americano. Ma ci sentiamo al sicuro e ci aiuta vedere come tutti qui si stiano prendendo cura immediatamente degli studenti". Intanto è stato identificato l'autore della strage: sarebbe uno studente sud-coreano di 23 anni Cho Seung-Hui che viveva nel campus.

Fonte: News Italia Press

Internet sicuro: un progetto per 1000 scuole

È partita la missione «Internet sicuro». Un progetto che coinvolgerà, fino alla fine dell’anno scolastico, mille scuole secondarie di primo grado e decine di migliaia di studenti, insieme a insegnanti e genitori. L’iniziativa dell’Unicef e di SicuramenteWeb, ideata da Microsoft Italia e realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato e la Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha lo scopo di insegnare ai bambini come navigare su internet in sicurezza. Il tutto all’insegna del fondamentale obiettivo di garantire il diritto dei più giovani a un’informazione corretta e comprensibile nel mondo di internet.

«L’idea di partenza - ha detto Guido Comastri, amministratore delegato di Microsoft Italia - è stata quella di centrare il progetto su genitori e insegnanti, piuttosto che sui bambini. Alla formazione nelle scuole aggiungiamo la ricerca tecnologica, rendendo i nostri prodotti sempre più sicuri. Dal nostro sito è anche possibile scaricare prodotti per limitare l’accesso a siti poco sicuri, creando un filtro a protezione dei minori». Le scuole coinvolte nel progetto «Internet sicuro», diffuse sul territorio nazionale e generalmente già legate all’Unicef da precedenti collaborazioni, hanno ricevuto un particolare cruciverba: un gioco educativo che permetterà ai ragazzi di comprendere i pericoli del web e di partecipare a un concorso, con la possibilità di vincere 10 pc per le classi. Il materiale multimediale può essere scaricato gratuitamente all’indirizzo www.apprendereinrete.it.

Secondo i dati forniti dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia, nel Lazio i bambini e gli adolescenti adescati via internet, in chat, sui forum o con altre modalità, e poi vittime di abusi sessuali, sono stati 28 nel 2005, mentre nei tre anni precedenti erano stati rispettivamente 47, 42 e 45.

Fonte: Il Giornale.it