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giovedì 7 giugno 2007

Troppi pedofili su Second Life

Fare sesso con un bambino è semplice, nel mondo virtuale di Second Life: bastano cinquecento «Lindendollari», meno di due euro. Questa la cifra che si è visto chiedere Nick Schader, reporter di una tv tedesca, quando ha contattato un gruppo di utenti in cerca di immagini e filmati pedopornografici per un’inchiesta andata in onda qualche settimana fa. Le opzioni che gli venivano offerte erano due: incontri ravvicinati in angoli appartati di Second Life con altri avatar dalle sembianze infantili, oppure file digitali da ricevere per mail, con protagonisti bambini veri. In questo caso, però, il prezzo cresceva.

Proteste
Dai Linden Labs, la ditta californiana che ha inventato il gioco quattro anni fa, arriva la notizia che due utenti, uno di 54 anni e una donna di 27, sono stati radiati dal mondo virtuale in seguito all’episodio riportato dalla tv tedesca, ma c'è anche un comunicato nella homepage: «La varietà delle cose da vedere e fare all'interno di Second Life è quasi infinita, ma la nostra comunità ha chiarito che alcuni contenuti e attività non sono accettabili in alcuna forma. Immagini reali, avatar o altre rappresentazioni di comportamenti a sfondo sessuale che coinvolgano bambini o minori, che rappresentino scene di violenza o chiaramente offensivi non saranno mai permessi né tollerati all'interno di Second Life». E’ una risposta indiretta alle protesta dell'Associazione Famiglie di Francia, che ha annunciato due giorni fa un'azione giudiziaria contro i provider francesi e contro Linden Labs, chiedendo misure efficaci di controllo all'accesso. «In Second Life - scrive l'associazione in un comunicato - si trovano contenuti pornografici e scurrili», ma anche «pubblicità per il tabacco, l'alcol, la droga» e «slot machine virtuali, lotto e lotterie». Tutte cose non adatte ai minori, per i quali invece esiste una Teen Second Life, frequentata solo da ragazzi fra i 13 e i 17 anni.

Vietato ai maggiori
Lanciata all'inizio del 2005, questa versione ridotta di Second Life è accessibile solo da cittadini residenti negli Usa o in Canada, che possono iscriversi fornendo un numero di telefono cellulare, un account Paypal o una carta di credito. In questo modo dovrebbe essere possibile risalire all'identità reale degli utenti, che si suppone siano i genitori, in quanto maggiorenni.

Il paradosso
Così, se esiste un controllo per iscriversi e giocare nella Teen Second Life, entrare nella versione esplicitamente riservata ai maggiorenni è invece molto più semplice: basta avere un indirizzo e-mail. L'iscrizione base è gratuita, ma fino all'anno scorso era comunque richiesto un numero di carta di credito proprio per verificare l'identità dei nuovi membri. Oggi non è più così. E questo è uno dei motivi che hanno portato la popolazione di Second Life a crescere così velocemente, e popolarsi di migliaia di avatar fantasma, entrati nel gioco una sola volta e poi scomparsi per sempre. Intanto, poter sciorinare numeri sempre più elevati significa attrarre i potenziali investitori, un po' come accade per i programmi tv: più sono seguiti, più sale il prezzo per gli spot.

Affari e malaffari
Già, perché ormai il mondo virtuale è pieno di iniziative sponsorizzate, di eventi di marketing, di pubblicità più o meno esplicite. E il denaro gira in maniera vorticosa: ieri, ad esempio, sono stati scambiati in Lindendollari (la moneta locale) l'equivalente di 1.437.571 dollari reali. Questo raccontano le statistiche ufficiali, che però non specificano l'oggetto delle transazioni: su Second Life, infatti, è possibile acquistare di tutto, dal tatuaggio personalizzato alle isole private, ai biglietti per i concerti.

E sono moltissime le agenzie di escort, che propongono compagnia per ogni gusto e ogni momento della vita virtuale o reale. Si può vivere una notte di passione tra i pixel con un'avatar focosa, ma anche chiederle di vedersi al bar all'angolo per un incontro in carne ed ossa: salvo poi scoprire che si tratta di un uomo, visto che non c'è nessuna garanzia sull'identità sessuale degli individui in Second Life, come non è dato sapere se dall'altra parte del monitor c'è un ragazzino. Negli ultimi tempi si moltiplicano anche gli avatar bambini, che si vendono per pochi soldi, come quelli che hanno contattato Nick Schader: un modo semplice per accumulare denaro virtuale, da convertire poi in reale (il tasso di cambio ufficiale è di circa 270 Lindendollari per un dollaro Usa).

In carcere vero
Così, mentre la polizia di Vancouver s'inventa una divisione speciale operante su Second Life, crescono le preoccupazioni per i bambini veri. In Germania, ad esempio, la pedofilia virtuale è considerata un crimine, e i due utenti anonimi identificati dai Linden Labs rischiano fino a cinque anni di carcere. «E' una questione complessa - osserva il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo - perché la dimensione reale si confonde con quella virtuale. Le emozioni sono molto simili, e se per un adulto il pericolo è di mettere in pratica quello che ha sperimentato in Second Life, per un adolescente o un bambino le conseguenze sul piano psichico possono essere gravi, e causare sofferenze difficili da cancellare». La soluzione? «Inutile illudersi - prosegue Caffo - i sistemi di verifica dell'età non funzionano, e per garantire un minimo di affidabilità richiederebbero investimenti che nessuno vuol fare». Identificare un utente dal suo computer comporta una grave violazione della privacy ed è un'operazione piuttosto complessa, ma a volte paga: martedì scorso, dopo due anni di indagini, la Corte di Appello di Philadelphia ha condannato Daniel Voelker per aver mostrato su una webcam la propria figlia nuda; da una perquisizione è poi risultato che sul suo computer era registrato materiale pedopornografico. Cinque anni e undici mesi di prigione, più un'inedita pena accessoria: l'interdizione perpetua da internet.

L’ultima trasgressione
Un modo per bloccare sul nascere la pedofilia virtuale ci sarebbe: impedire tramite software che un avatar adulto possa avere rapporti sessuali con un avatar bambino.

Semplice, eppure alla Linden Labs pare che nessuno ci abbia pensato. Certo, in questo modo non si cancellerebbe il traffico di immagini e video pornografici con veri minorenni, che avviene perlopiù al di fuori di Second Life e sfrutta il mondo virtuale per allacciare contatti e scambiarsi informazioni. Ma almeno si limitebbero i rapporti sessuali ai soli adulti consenzienti. (E agli animali, che pare siano l'ultima frontiera della trasgressione nella Seconda Vita).

Fonte: La Stampa.it


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martedì 5 giugno 2007

CENTRO STUDI TEOLOGICI: indignati per insensibilità di Moratti

Comunicato Stampa inviato a OGGI Notizie dal CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO

Milano, 5 Giugno 2007 - IL SINDACO MORATTI E LA SUA GIUNTA EMARGINANO LA COMUNITA' OMOSESSUALE DI MILANO :FORSE ANZICHE' FINANZIARE UNA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA DI ALTO LIVELLO CULTURALE E' NOSTALGICA DI ALTRI TEMPI QUELLI DEI CINEMA A LUCI ROSSE DOVE IN ANNI PASSATI GLI OMOSESSUALI SI RITROVAVANO PER I LORO APPROCCI A CAUSA DEL CLIMA OSTILE DELLA SOCIETA' E DELLA CITTA'
E' A QUEI TEMPI CHE VORREBBE FAR TORNARE LE PERSONE GAY QUESTA DONNA A CAPO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE?


Siamo oltremodo indignati, come Teologi e come Pastori, per la totale insensibilità di una donna, la Signora Letizia Moratti, che è Sindaco di Milano:
con escamotage degni del peggior Comune di provincia ha negato persino il Patrocinio alla Rassegna internazionale di film a tematica omosessuale che si tiene ormai da 21 anni.
Quest'anno poi ancor di più, poichè occorreva un segnale delle Istituzioni dopo il vilipendio della Biblioteca gay Babilonia e l'aggressione violenta al Presidente di Arcigay .
Niente : totale indifferenza e pretesti moralistici indegni di una Amministrazione della metropoli più grande d'Italia.

Di tutte le indicazioni della Comunità Europea, sicuramente ben più in linea con la civiltà giuridica internazionale, questa donna e la sua angusta Giunta, preferiscono non tener conto:
in modo a prioristico negano fondi e simbolo del Comune, proprio verso una realtà cittadina rilevante, una minoranza sociale e culturale ancora emariginata e bisognosa di sostegno pubblico, politico ed istituzionale.

Sapremo trarre tutte le dovute conseguenze di questo atteggiamento insolente del Sindaco e della sua Giunta, dopo l'avvilente decennio del Sindaco Albertini (altro campione di indifferenza e di ipocrisia, dove però non si era ma giunti a tanto, cioè a negare tutto, ogni sostegno agli omosessuali) e l' altrettanto insopportabile e incivile indifferenza e snobismo del Presidente della Regione Lombardia Formigoni.

Moratti e Formigoni forse preferivano i tempi in cui gli unici film che potevano vedere clandestinamente gli omosessuali eranno quelli "a luci rosse", i cinematografi che proiettavano film pornografici e dove i gay, a causa del clima ostile e astioso della città e società, si trovavano per i loro approcci sentimentali.

A questi tempi forse vogliono ricondurre la Comunità omosessuale, gay e lesbica milanese?
A questa realtà di clandestinità e vergogna, in cui le vite delle persone, i loro affetti e desideri, erano sacrificati tra sofferenze estreme al più bieco e feroce moralismo, ereditato proprio dalla cultura cattolica....?

Sappiano bene la Signora Sindaco e il Presidente ciellino della Regione che i tempi sono finiti per questi ghetti, e che gli omosessuali hanno la dignità di stare tra la gente civile
nel pieno esercizio della loro cittadinanza, e che negare finanziamenti pubblici e patrocinio significa a priori stabilire una mancanza di rappresentanza e di diritti a queste persone.

Una ferita grave al concetto stesso di uguaglianza che la cittadinanza presuppone, e che questi loro pregiudizi personali (della loro sfera privata) vengono surrettiziamente e arbitrariamene estesi all'ambito pubblico delle Istituzioni, che invece debbono essere imparziali e non discriminatorie per statuto costituzionale.

Con un atto prevaricatore e piegando ad una loro ideologia particolare l'intero assetto istituzionale delle Amministrazioni regionali e locali, prima ancora che agli omosessuali,
fanno un pessimo e indecente servizio alle pubbliche Istituzioni, cui sono stati chiamati a presiedere.


+ Mons. Giovanni Climaco MAPELLI
Vescovo Ortodosso
Presidente del CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO
* Centro Ecumenico *


______________________________

Segreteria
del CENTRO STUDI TEOLOGICI

Massoneria, inchiesta pm Woodcock su logge coperte, 24 indagati

BARI - Una "inquietante commistione" tra massoneria, affari, politica e apparati pubblici "di ogni genere e specie" è la cornice in cui si muove la nuova inchiesta del pm di Potenza Henry John Woodcock, chiamata "Massonopoli" e che vede 24 indagati sparsi in tutta Italia.

E' quanto riferiscono fonti investigative.

L'indagine, già anticipata nei giorni scorsi da alcuni giornali italiani, ha avuto ieri una prima svolta significativa quando la Digos e la squadra mobile di Potenza hanno perquisito abitazioni, studi e locali riferibili ai 24 indagati, dei quali 15 tra Livorno e l'Isola d'Elba e altri nove tra la Basilicata e la Calabria, riferiscono a Reuters le fonti.

A Livorno sono stati perquisiti locali che risultano essere adibiti a ufficio del segretario amministrativo dell'Udc livornese, Piero Di Francesco, destinatario di un avviso di garanzia insieme allo zio Giampiero Del Gamba, ex segretario della Dc e ora dirigente Udc di Livorno e Mauro Lazzeri, responsabile del tesseramento del partito.

"La perquisizione ha riguardato locali non di pertinenza del partito", ha dichiarato ieri Di Francesco, citato oggi da diversi quotidiani.

A Potenza, sono stati portati via documenti, agende e due computer dalla sede della loggia massonica "Giuseppe Colorano 19", aggiungono le fonti. Blitz della polizia anche a Scalea, in provincia di Cosenza, presso la sede massonica "Oriente".

Perquisizioni che, spiegano le fonti, continuano in altre parti d'Italia a caccia di documentazione finanziaria e contabile sui presunti affari dei frammassoni.

L'inchiesta, partita dalla verifica dell'esistenza di una loggia coperta in Basilicata, segnalata nel 2005 dal faccendiere Massimo Pizza, (arrestato a Potenza nell'ambito di un presunto giro di truffe e traffici in Africa, denominato Somaliagate), si è estesa a tutta Italia e incontra personaggi della P2 che negli anni 70 faceva capo a Licio Gelli.

Pizza, interrogato nell'aprile scorso dal magistrato, ha riferito di "una strettissima loggia massonica, o comunque coperta, in rapporti con la criminalità organizzata calabrese, anche a livelli istituzionali altissimi", con infiltrazioni in Basilicata. Pizza non ha voluto fare nomi ma ha confessato di ritenere che "diversi esponenti politici della Lucania siano massoni".

Nelle scorse settimane, Woodcock aveva chiesto, senza però ottenerli, gli elenchi degli affiliati alla massoneria legale a tutte le prefetture italiane.

Il reato ipotizzato da Woodcock -- è scritto in uno stralcio dell'ordinanza di cui Reuters ha potuto verificare il contenuto -- è la violazione della legge Anselmi, per "essersi associati tra di loro allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione, promuovendo associazioni segrete vietate dall'articolo 18 della Costituzione e pianificando interventi diretti ad accaparrarsi appalti, concessioni e risorse pubbliche, sfruttando i legami scaturiti da rapporti di natura massonica".

"Le attività - ha scritto Woodcock nell'ordinanza di 300 pagine - erano dirette a interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici ed economici, nonchè di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale".

Il Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani, la principale organizzazione massonica italiana, ha tenuto a precisare nei giorni scorsi che l'inchiesta su presunte attività segrete o di massoneria deviata non riguarda i propri associati.

Fonte: Reuters

lunedì 4 giugno 2007

L'Italia guida una ricerca europea contro il cancro al seno

Italia capofila di un progetto europeo su un farmaco a bersaglio molecolare contro il tumore del seno. Grazie a un accordo fra l’università di Modena e Reggio Emilia e l’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline, il dipartimento di oncologia ed ematologia dell’ospedale universitario di Modena coordinerà due studi da condurre in 25 centri d’Europa per due anni.

Su 200 pazienti sarà testato lapatinib per la prima volta come trattamento del cancro del seno in fase precoce, subito dopo l’intervento chirurgico. Si tratta di una piccola molecola innovativa, che secondo due studi presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago, ha ottenuto risultati positivi contro questa malattia in fase avanzata, in pazienti difficili da trattare.

Nella ricerca guidata dall’equipe italiana, il tessuto tumorale delle donne arruolate verrà sottoposto a sofisticate analisi molecolari, per individuare le caratteristiche biologiche che predicono la risposta alle terapie. I ricercatori studieranno le variazioni prodotte dal farmaco nella cellula e quali di questi mutamenti si traducono in efficacia clinica e, dunque, nel miglioramento della sopravvivenza. Il bersaglio di lapatinib è il recettore Her2, noto per il suo ruolo nel processo di formazione del tumore. Un tumore piuttosto aggressivo a causa dell’iperattività di questo recettore. Circa un cancro del seno su 4 è positivo a Her2.

La piccola molecola, cosiddetta per il suo peso estremamente ridotto, si conferma efficace, in combinazione con la chemio, contro il tumore del seno positivo al recettore Her2, in pazienti in fase avanzata. È quanto emerge da uno dei due studi presentati all’Asco. La ricerca ha coinvolto 24 Paesi tra cui l’Italia, arruolando 580 donne con malattia avanzata.

Il risultato è un aumento della sopravvivenza senza progressione del tumore e una significativa risposta al trattamento, che ha dunque mostrato di funzionare. «Questi risultati -sottolinea il direttore dell’unità di oncologia medica dell’ospedale di Prato e coordinatore dello studio, Angelo Di Leo- sono un passo avanti per le pazienti, un passaggio importante verso il trattamento personalizzato del tumore del seno».

Ma la molecola ha altre frecce al suo arco. Un terzo delle donne con questo tumore in fase avanzata, sviluppa metastasi cerebrali. Solo una su cinque sopravvive a un anno. Il secondo studio, condotto su 241 donne con lesioni al cervello, ha dimostrato che lapatinib riduce le metastasi cerebrali nel 19% delle pazienti, che diventano il 40% se si abbina anche la chemioterapia. «I dati dimostrano -afferma Paolo Paoletti, vicepresidente senior dell’Oncology Meedicine Development center di Gsk- il potenziale di questa molecola e ci spingono a impegnarci ulteriormente per migliorare le opzioni terapeutiche per i malati».

Fonte: La Stampa.it

Il Comune di Mliano boccia il festival gay

Negati per la prima volta i contributi (30mila euro) alla manifestazione cinematografica aperta due giorni fa allo Strehler

Doveva essere una formalità: la giunta di Palazzo Marino che, come ha sempre fatto quando c´erano altri sindaci, approva il patrocinio al Festival internazionale di cinema gay e lesbico in programma allo Strehler dal 1° al 7 giugno, arrivato quest´anno alla ventunesima edizione. Una formalità da sbrigare nella seduta di venerdì, il giorno del via alla manifestazione: ma Letizia Moratti ha detto no. Con una frase secca, e priva di motivazioni: «Il patrocinio non lo diamo». Nessuno ha osato replicare, dopodiché sindaco e assessori sono passati a parlare d´altro. Ora è tutto bloccato, meno le locandine già stampate per pubblicizzare l´ormai consueto appuntamento di giugno, che riscuote il crescente interesse di un pubblico non solo omosessuale, e non di rado presenta pellicole premiate ai concorsi cinematografici internazionali. Su quelle locandine, in basso a sinistra, c´è scritto che l´iniziativa ha il patrocinio del Comune.

Che qualcosa fosse andato storto lo si poteva però intuire ancora prima di venerdì. Il patrocinio, infatti, doveva essere dato da due assessorati, la Cultura e il Tempo libero, retti da Vittorio Sgarbi e Giovanni Terzi (Forza Italia). Erano previsti anche finanziamenti, circa 30mila euro, 15mila per ciascun assessorato. Ma Terzi è arrivato in giunta senza presentare la delibera. Perché? L´interessato non spiega molto: «Stiamo riconsiderando la questione, posso solo dire che la giunta non ha deciso perché nessuna delibera è arrivata: vedremo nei prossimi giorni».

Sta di fatto che Sgarbi la sua delibera l´ha presentata, ma non se n´è fatto nulla per il niet del sindaco. Che, evidentemente, ritiene inopportuno accostare il Comune a una rassegna di film su tematiche omossessuali. Anche se i suoi predecessori - tutti, da Albertini in giù - non avevano mai sollevato problemi. Si ricorda anzi, la decisa presa di posizione di Riccardo De Corato che nel luglio del 2001 (era sempre vicesindaco) commentò con queste parole il rifiuto della Regione a concedere il patrocinio al film festival gay: «È un contributo storico che noi abbiamo sempre dato, e chi accosta questo festival al Gay Pride sbaglia, perché le due iniziative si muovono in ambiti diversi: un conto è il corteo, altro la proiezione di film in un luogo chiuso». C´è un precedente, a ricordare che tra il sindaco e le realtà omosessuali non corre buon sangue. Risale al luglio dello scorso anno, quando Letizia Moratti, freschissima di insediamento, negò il patrocinio all´Open gay di tennis che si disputa a Milano dal 1999. Salvo un paio di volte, il Comune aveva sempre patrocinato questo torneo sportivo, ma l´anno scorso è arrivato il no. Per concedere il marchio di Palazzo Marino il sindaco avrebbe voluto che la manifestazione cambiasse nome (bisognava togliere la parola «gay»); i promotori non hanno accettato e il patrocinio è stato negato.

Il no di Letizia non ha mancato di sollevare perplessità nella stessa giunta. Basta sentire quel che dice, con una buona dose di sarcasmo, l´assessore forzista Tiziana Maiolo: «Non avrei trovato nulla di strano nel concedere questo patrocinio, forse qualcuno ha valutato che le opere presentate al festival non fossero degne: spero solo che il rifiuto non venga motivato con il carattere gay della rassegna». Conclusione: «Il Comune non ha mai discriminato nessuno, perché la discriminazione non appartiene alla cultura di noi liberali; anzi, fosse per me, darei il patrocinio anche al Gay Pride».

Fonte: L'espresso

mercoledì 30 maggio 2007

Reality: primo premio un rene nuovo

La dura legge dei reality vince sempre . Ora, rigorosamente in diretta e con l’aiuto del pubblico, una donna malata di tumore in uno stadio terminale dovrà scegliere a chi donare il suo rene tra tre possibili candidati. Il format è stato prodotto in Olanda dalla Endemol, fresca di acquisizione da parte dell’Italiana Mediaset. Sarà davvero mandato in onda o è solo una provocazione? Interverrà un garante o un comitato etico a decidere se e come questo programma potrà essere diffuso nell’etere?

Alla notizia, trapelata nella giornata di ieri, hanno fatto eco oggi numerosi commenti sulla stampa nazionale. In questa forte attenzione da parte dei mass media italiani vi è la comune preoccupazione che questo tipo di format, come molti della Endemol, possa arrivare anche in Italia; ma più ancora c’è la consapevolezza di camminare su un confine labile. La scarsità degli organi per i trapianti e la cultura della donazione che fa fatica a decollare è uno dei problemi più gravi per i pazienti e per la sanità. Nel mondo a fronte di tecniche di trapianto migliori che aumentano la riuscita delle operazioni, rimane una carenza di disponibilità di organi a cui spesso si risponde intraprendendo le strade più disparate dove la disperazione e, spesso, l’illegalità la fa da padrona.

Il caso del reality olandese, battezzato donorshow, è l’ultimo di una lunga serie che passa attraverso la vendita di organi, la contrattazione privata tra persone che liberamente vogliono vendere un proprio organo, la legalizzazione in alcuni paesi di questo tipo di trattative. Molti degli opinionisti che oggi firmano i loro interventi sui quotidiani nazionali e internazionali sostengono che, al di là delle ovvie implicazioni etiche che questo programma o che l’approccio alla malattia porta con sé, gli autori del format televisivo abbiano voluto lanciare una provocazione con lo specifico intento di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti della donazione degli organi.

Ma la provocazione non è più una scusa. Non lo è per chi la fa e non lo è per chi la accetta. Non spetta ad un format televisivo sollevare il problema delle donazioni così come non spetta ai mass mediologi di spiegare la dinamica comunicativa dietro ad approcci estremi quando si parla di salute, di vita e di morte. Questo clamore nuoce a chi quotidianamente si impegna per essere la goccia che buca il sasso; le associazioni dei pazienti, i medici, i trapiantologi, le istituzioni hanno un approccio al problema più organico e complesso che non è proporzionale alla loro visibilità. Non sempre la visibilità paga. Una nota: sulle pagine dei quotidiani italiani non vi sono interviste al garante delle telecomunicazioni, a medici, a bioeticisti. Un’opinione su questo programma è stata chiesta a uomini e donne di televisione esperti in reality show: un mondo che si autoalimenta e che, nei giudizi, non coglie quale sia il punto della discussione. La donazione di un organo è un percorso regolamentato per legge e che deve rispondere anche a una compatibilità non solo fisica. Non vi è modo, al di fuori del mondo della sanità, di affrontare questa esperienza in modo corretto sia per il ricevente che per le famiglie coinvolte. A volte spegnere la tv è il passo più intelligente da fare.

Fonte: Yahoo Notizie Italia

Parte "Allacciati alla vita" Campagna per l'uso del casco

Il corretto uso del casco alla guida di una moto o di uno scooter può
contribuire a ridurre del 50% la frequenza delle ferite mortali alla testa

Incentivare il corretto uso del casco, amplificarne la diffusione tra gli utenti superando la resistenza di coloro che continuano a violarne sistematicamente l'obbligo imposto dalla legge. Questi gli obiettivi di ''Wear&Lock - Allacciati alla vita'', la campagna di sensibilizzazione all'uso del casco dall'ACEM (l'associazione che raccoglie i maggiori costruttori europei di motocicli) promossa dal Gruppo Caschi e dal Gruppo Motocicli di Confindustria ANCMA con il patrocinio della Regione Siciliana e del ministero dei Trasporti, in collaborazione con la Polizia Stradale, il ministero dell'Istruzione - Ufficio Scolastico per la Sicilia.

Un obiettivo importante perché secondo i dati forniti dall'ETSC (European Transport Safety Council) il corretto uso del casco alla guida di una moto o di uno scooter puo' contribuire a ridurre del 50% la frequenza delle ferite mortali alla testa.

La Sicilia e' stata scelta quale regione pilota per il lancio del piano di comunicazione che partira' il 3 giugno con la diffusione mediante diversi canali: spot televisivi, cartellonistica stradale, invio mms, siti internet. Sono inoltre previsti incontri nelle scuole per sensibilizzare i piu' giovani e una serie di controlli dedicati, effettuati sulle strade in collaborazione con le Forze dell'Ordine nel corso dei quali saranno distribuiti dei questionari.


''Abbiamo accolto favorevolmente l'invito di Confindustria ANCMA - afferma l'assessore regionale ai Trasporti, Comunicazioni e Turismo, Dore Misuraca - aderendo ad un progetto del quale condividiamo le finalita'. Sono troppi i giovani, specie i minorenni, che non fanno uso del casco. Occorre dare un segnale forte che possa cambiare questa preoccupante tendenza''.

Misuraca, riferendosi alla sicurezza sulle strade, segnala che ''in questo campo gli interventi sono molteplici'' e ricorda che ''con i primi due bandi per il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale sono stati finanziati in totale opere per quasi 7 milioni di euro.
Si tratta di interventi per la messa in sicurezza di strade urbane caratterizzate da alta incidentalita', inoltre sono stati istituiti numerosi centri di monitoraggio per la sicurezza stradale. Per il terzo bando sono disponibili oltre 27 milioni di euro e ci aspettiamo una ampia partecipazione di comuni e province''.

''In tema di prevenzione - precisa Misuraca - e' stato elaborato d'intesa con la Direzione Regionale Istruzione, un programma formativo, rivolto agli alunni delle scuole elementari e a quelli della scuola media inferiore e superiore mirato alla crescita della cultura della sicurezza stradale. Il modello formativo prevede corsi pratici di guida sicura per i ragazzi delle scuole medie e corsi di formazione per adulti. Inoltre - puntualizza Misuraca - abbiamo proposto al Ministero degli Interni, nell'ambito dell'APQ Sicurezza e legalita' e del nuovo PON 'Sicurezza 2007-2013', interventi mirati e sinergici sulla sicurezza stradale a partire dal monitoraggio delle attivita' delle motorizzazioni civili, per le quali stiamo mettendo in campo massicce attivita' di informatizzazione di tutte le operazioni, dagli esami per la patente alla dotazione dei centri di revisione per i mezzi pesanti in tutte le province dell'isola che ne sono sprovvisti''.

Claudio De Viti, responsabile del progetto ''Wear and lock'' per Confindustria ANCMA, ha sottolineato gli sforzi compiuti da ACEM (l'associazione che raccoglie i maggiori costruttori europei di motocicli) per ridurre il tasso di incidentalita', ricordando che ''l'ACEM, nel corso degli anni, proprio per aumentare la sicurezza stradale ha introdotto nei mezzi a due ruote l'uso dell'ABS, l'accensione automatica delle luci ed il controllo di trazione. Sono interventi voluti e mirati a ridurre il tasso di incidentalita'. La campagna presentata oggi segue questo filo conduttore e si propone di diffondere tra i motociclisti una maggiore consapevolezza dell'importanza del casco. I risultati - conclude - dell'attivita' verranno presentati all'Unione Europea, con l'obiettivo di ottenere il supporto economico e organizzativo necessario per replicare l'iniziativa a livello nazionale e nei principali stati membri dell'Unione Europea a partire del 2008''.

Fonte: La Repubblica

venerdì 4 maggio 2007

Susanna Cenni: 'Slow food e Enoteca, un abbinamento nel segno dell'eccellenza'

L’Enoteca fornirà i vini toscani da abbinare alle degustazioni di Slowfood; a Genova, nel corso di Slowfish, la prima esperienza concreta

Un accordo nel segno dell'eccellenza: permette di tenere insieme i nostri migliori vini con le nostre produzioni gastronomiche di qualità. La Regione lo sostiene con convinzione, perché è così che si valorizza al meglio la qualità e la tipicità'. Così l'assessore regionale all'agricoltura Susanna Cenni ha commentato la firma di un protocollo d'intesa tra l'Enoteca italiana di Siena e Slow food Toscana, con il quale si avvia una collaborazione tra le due realtà per la realizzazione di eventi di degustazione: in pratica l'Enoteca si impegnerà a fornire, in abbinamento con i piatti preparati dallo staff di Slow food Toscana, i vini del territorio regionale.

L'accordo è stato sottoscritto oggi a Genova, nell'ambito di Slowfish, dal presidente di Slow food Toscana Giovanna Licheri e dal segretario generale dell'Enoteca italiana Fabio Carlesi; e alla manifestazione internazionale dedicata al mondo ittico è stata anche messa in atto la sua prima concreta realizzazione: all'interno dell'Osteria toscana realizzata alla Fiera di Genova i prodotti ittici saranno accompagnati dai migliori 'bianchi' della nostra terra. 'E' una prima esperienza di una serie mi auguro molto lunga – ha aggiunto l'assessore – Enoteca italiana e Slow food convergono verso lo stesso obiettivo: proporre e valorizzare la qualità. La Regione è pienamente in sintonia: l'accordo di oggi è dunque l'approdo naturale di una vocazione condivisa'.

Fonte: Prima Pagina

venerdì 27 aprile 2007

Gay, è scontro tra vescovi e Ue

Sale la tensione tra l'Europarlamento, che ha approvato una risoluzione in cui si condannano "i commenti discriminatori da parte dei dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali" e la Chiesa. Nel documento si censuravano alcune frasi del presidente della Cei Angelo Bagnasco, un emendamento poi eliminato. "La Chiesa non è omofobica, basta con questi pregiudizi", ha replicato il cardinale di Venezia Angelo Scola.

La risoluzione, presentata da socialisti, liberaldemocratici, verdi e sinistra europea, è stata approvata a Strasburgo con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti. Sotto mira la dilagante omofobia nei Ventisette, soprattutto in Polonia ma anche in Italia. Ogni atteggiamento contrario "costituirebbe una violazione dell'articolo 6" delle regole Ue sui diritti fondamentali".

Ad essere bacchettata dal Parlamento, in particolare, è l'Italia. Nella risoluzione dell'Assemblea si cita anche il recente caso di Matteo, il 16enne italiano di Torino che "si è suicidato lasciando dietro di sé due lettere in cui adduce a motivo del suo gesto il bullismo di cui è stato vittima a causa del suo orientamento sessuale".

Ma è la Chiesa cattolica e i suoi esponenti ad essere maggiormente criticati. Il testo prevedeva un passaggio in cui si condannavano frasi attribuite al presidente deui vescovi italiani Angelo Bagnasco, un passaggio che poi è stato eliminato dalla redazione finale del documento. "Il Presidente della Cei ha comparato un progetto di legge - si leggeva nella risoluzione, come riportato dal "Corriere della Sera" - che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto di pedofilia".

La mozione contro la Chiesa è stata presentata da tre deputati italiani, Vittorio Agnoletto e Giusto Catania del Prc e Monica Frassoni dei Verdi, che hanno precisato come il documento si riferisse agli esponenti di tutte le religioni.

La risposta dei vescovi
Il Vaticano percepisce sempre di più un'aria ostile nei suoi confronti. "Le posizioni di monsignor Bagnasco sono state falsificate. Non c'è nessuna omofobia nella Chiesa cattolica. Sarebbe auspicabile che il pregiudizio nei suoi confronti finisse", ha replicato duro il cardinale di Venezia Angelo Scola.

Toni severi anche da parte della stampa cattolica. "Ci risiamo. Proseguono, questa volta nella sede del Parlamento europeo per opera di una pattuglia di deputati comunisti e verdi, gli indecorosi attacchi al presidente della Cei, Bagnasco", si legge sull'agenzia dei vescovi Sir. Anche la Radio Vaticana avverte che si sono superati i limiti: "E' ora di dire basta, con tono mite e fermo. Dire basta con fermezza e risolutezza".

Fonte: Tgcom

venerdì 6 aprile 2007

Donne in gravidanza: troppi esami inutili

L’esperienza di 1691 mamme raccolta attraverso i questionari di Altroconsumo parla chiaro: la gravidanza oggi è eccessivamente medicalizzata, con una prescrizione in eccesso di esami, ecografie e integratori, ben oltre la necessità e l’utilità dimostrate . Tante attenzioni, in caso di maternità fisiologica, sono da evitare.

Dal quadro dell’inchiesta spicca il fatto che a circa metà delle donne intervistate sono state prescritte analisi del sangue oltre a quelle rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Risaltano quantità eccessive di esami di screening per rischi bassi (come l’amniocentesi in giovane età) e di integratori di vitamine e minerali consigliati (il 60 per cento dei casi) che normalmente sono inutili. Per ciascuna donna intervistata risulta una media di 6 ecografie, che va oltre le 3 previste dalle Linee guida nazionali, con il 20 per cento del campione che ne ha eseguito almeno 9.

Dall’inchiesta di Altroconsumo emergono dati che fotografano le scelte, sia di specialisti a cui rivolgersi, che di analisi da compiere: il 98 per cento del campione è stato seguito da un ginecologo e solo l’11 per cento riferisce di essere stato seguito anche da un’ostetrica. Altissima, il 70 per cento, la percentuale di donne che si fa seguire da un ginecologo privato, spendendo per la gravidanza in media quasi 600 euro: possibile spia di sfiducia e insufficiente informazione sul funzionamento delle strutture pubbliche. Scarsamente utilizzati i consultori, solo nell'8 per cento dei casi. Per la cronaca, tra i test più eseguiti risulta quello sulla toxoplasmosi (il 98 per cento), mentre tra i meno eseguiti c’è quello sulla sifilide (33 per cento).

Per Altroconsumo in questo settore è necessario ridurre le spese superflue. Per fare ciò occorre un richiamo alla deontologia dei ginecologi e un’opera di informazione più puntuale rivolta alle donne, che a fronte di un iniziale costo produrrebbe benefici tangibili, sia sul piano educativo che economico, sul lungo periodo.

L’inchiesta rientra nella campagna Altroconsumo per la salute, attività di sensibilizzazione e informazione indipendente che l’associazione porterà avanti per tutto il 2007 sul tema della tutela della salute dei cittadini e della qualità offerta dal servizio sanitario. Il dossier è disponibile su www.altroconsumo.it.


giovedì 5 aprile 2007

Eritrea mette al bando la circoncisione femminile

L'Eritrea ha vietato la circoncisione femminile -- la clitoridectomia--, una pratica tradizionale che mette a rischio la vita di chi la subisce e che i gruppi di cooperazione dicono colpisca circa il 90% delle donne eritree.

Un breve comunicato pubblicato oggi su un sito web del governo dice che chiunque richieda, prenda parte o favorisca la pratica subirà una multa o una condanna in carcere.

"La circoncisione femminile è una procedura che minaccia gravemente la salute delle donne, causa loro molto dolore e sofferenze minacciando le loro vite", si legge.

"Chiunque richieda, istighi o promuova la circoncisione femminile... sarà punibile con una multa e con la prigione". Il divieto è entrato in vigore dal 31 marzo, dice la nota, senza dare ulteriori particolari.

La clitoridectomia è molto diffusa nel Corno d'Africa e comporta l'asportazione del clitoride e di altre parti dei genitali femminili.

Ci sono diversi gradi di gravità e molti praticanti non sono esperti e usano strumenti rozzi.

Sono fino a 140 milioni nel mondo le donne che si stima abbiano subito la clitoridectomia, e le agenzie delle Nazioni Unite stimano che ci siano altri tre milioni di donne che ogni anno vengono sottoposte a questa pratica.

Fonte: Reuters Italia

venerdì 30 marzo 2007

Salari, Italia maglia nera in Europa

Poveri italiani sempre più poveri. Siamo i «cenerentoli» tra i lavoratori europei dell’industria e dei servizi come peso della busta paga, sua rivalutazione nel tempo e per potere d’acquisto. A dirlo è uno studio Eurispes, che piazza l’Italia al quart’ultimo posto in Europa per l’ammontare dei salari lordi medi, con 22.053 euro l’anno, rispetto ai 42.484 della Danimarca, che guida la classifica. Dietro di noi solo Spagna, Grecia e Portogallo.

Colpa dell’inflazione, che ha avuto «un andamento decisamente superiore alla crescita dei salari lordi» e ha intaccato il potere d’acquisto (i nostri salari netti sono penultimi in Europa, con 16.242 euro, superiori solo a quelli portoghesi, di 13.136; i britannici primi con 28.007), ma anche dell’elevata pressione fiscale. Ci vede quarti in classifica - preceduti da Belgio, Svezia e Germania - con un aggravio del 45,85% per un lavoratore single a carico e del 36,6% per chi ha moglie e due figli a carico. In Irlanda un analogo padre di famiglia sopporta il 22%.

Infine, a pesare negativamente, c’è anche la contenuta dinamica salariale. Le nostre retribuzioni, dal 2000 al 2005, si sono rivalutate solo del 13,7%, percentuale che ci vede al terz’ultimo posto in Europa (prima la Gran Bretagna con +27,8%; la crescita comunitaria media è del 18%), seguiti da Germania (+11,7%) e Svezia (+7,7%), dove però gli stipendi sono già molto alti. Se poi andiamo a vedere l’incremento negli ultimi tre anni, sprofondiamo all’ultimo posto, con un +4,1%. C’è un bicchiere mezzo pieno? Le buste paga sempre più leggere risultano un vantaggio sotto il profilo della competitività. In termini di costo del lavoro la nostra ora media vale 21,3 euro, contro i 30,7 della Danimarca (dietro di noi Spagna, Grecia e Portogallo con 9,50 euro). Il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, però, lo stesso bicchiere lo vede mezzo vuoto: sottolinea come l’Italia sia tra quei Paesi che negli ultimi anni hanno fatto registrare un aumento del costo del lavoro «particolarmente pronunciato» e ci invita alla moderazione salariale per «riguadagnare competitività».

Fonte: La Stampa

mercoledì 28 marzo 2007

Tumore all'utero, nelle farmacie arriva il vaccino

Una «vera e propria rivoluzione per le donne» e una notizia che apre la strada alla messa a punto di altri vaccini contro varie forme di cancro. È salutato così l´arrivo nelle farmacie italiane del primo vaccino contro il papilloma virus (HPV), causa principale del tumore al collo dell'utero. L'annuncio ufficiale è stato dato in una conferenza stampa a Roma dove era presente anche l'oncologo Umberto Veronesi.

Tra le donne tra 15 e 44 anni, il tumore al collo dell'utero è la seconda causa di morte per tumore in Europa (il primo è il cancro al seno). Solo in Italia colpisce 10 donne ogni giorno Quello ora disponibile nelle farmacie è il primo vaccino contro una forma specifica di tumore mai messo a punto. L'indicazione alla vaccinazione è per le donne dai 9 ai 26 anni e l'Italia è il primo Paese europeo che, per decisione del ministro della Salute Livia Turco, concederà la vaccinazione gratuita alle ragazze dodicenni a partire dalla fine del 2007. Attualmente, il vaccino, prodotto dalla Sanofi Pasteur Msd, viene distribuito gratuitamente solo negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, dove è stato messo a punto. Il farmaco - prescritto dallo specialista - va somministrato in tre dosi da assumere entro sei mesi.

Veronesi ha invitato a vaccinare le bambine contro il cancro del collo dell'utero dal momento che il vaccino «è sicuro e non ha controindicazioni». «Nove milioni di nuovi casi di cancro nel mondo ogni anno - ha detto Veronesi -, circa 1,6 milioni sono causati da agenti infettivi e il Papilloma virus è quello che causa il maggior numero di tumori, cioè 550mila forme di cancro al collo dell'utero ogni anno. Secondo l'oncologo, la disponibilità del nuovo vaccino è dunque «una grande notizia per le donne, che per la prima volta potranno proteggersi dalla seconda causa di tumore femminile».

La componente della commissione Sanità del Senato Laura Bianconi ha annunciato che l'obiettivo per il prossimo futuro è estendere la vaccinazione gratuita contro il cancro al collo dell'utero anche ad altre fasce d'età della popolazione femminile. La spesa per questa misura rivolta alle ragazze di 12 anni, ha sottolineato la Bianconi, «è pari a 75 milioni di euro, ma già stiamo predisponendo emendamenti sulla prossima finanziaria - ha annunciato - perché il finanziamento sia aumentato proprio per allargare la possibilità di vaccinare gratis un maggior numero di donne. In altre parole, partiamo con le dodicenni, ma non ci vogliamo fermare qui e con le prossime finanziarie amplieremo i fondi, perchè, se si può riuscire a sconfiggere questa forma di tumore che colpisce 3.800 donne l'anno e ne fa morire 1.700, vogliamo certamente essere parte attiva».

Veronesi ha quindi annunciato che l'istituto europeo di oncologia contribuirà allo sviluppo del vaccino contro il Papilloma virus con uno studio per l'incremento della vaccinazione delle ragazze di 18 anni che verrà avviato prima dell'estate. «Si apre anche la strada per la messa a punto di vaccini per altre forme di tumore dovute a virus - ha sottolineato l'esperto -, come la leucemia, linfomi, tumori del fegato e della faringe. Infatti il 20% dei tumori sono appunto dovuti ad agenti virali. Questo - ha aggiunto - il momento importante per il mondo scientifico e il vaccino avrà un grande impatto sociale».

«Il nuovo vaccino però non deve far pensare che il pap test sia uno strumento superato. Il vaccino è importante, soprattutto per le generazioni future, ma il test aiuta sempre. Quello della lotta al tumore del collo dell'utero rimane un tema aperto: la vaccinazione per le donne tra i 20 e i 30 anni, più vicine alla soglia di età a rischio, è importante almeno quanto lo screening periodico del loro stato di salute».

Fonte: L'Unità

Dico/ Nota della Cei: legalizzazione inaccettabile

La legalizzazione delle unioni di fatto è "inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo"; avrebbe effetti deleteri sulla famiglia perchè toglierebbe "al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro". E' quanto afferma la Nota del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana. "Un problema ancor più grave - sottolineano i vescovi - sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile".

"Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile". Lo scrivono i vescovi italiani nella "Nota Pastorale a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto".

Ogni cristiano "è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l'insegnamento del Magistero". E dunque nessun politico che si proclami cattolico "può appellarsi al principio del pluralismo e dell'autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società".

Il no dei vescovi italiani alla legalizzazione delle coppie di fatto rappresenta "una parola impegnativa"
per i politici cattolici. Nella loro Nota Pastorale i vescovi si rivolgono "specialmente ai cattolici che operano in ambito politico" ai quali ricordano "l'insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis". "I politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale - ricordano i vescovi italiani - devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana", tra i quali rientra la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna".

"Comprendiamo - scrivono ancora i vescovi - la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica".

Anche se con fermezza la Nota della Cei definisce "incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto", il tono della dichiarazione è pastorale. "Non abbiamo - affermano infatti i vescovi - interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera".

"Ogni persona - ricordano - prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell'affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, à un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l'impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli".

Fonte: Libero.it

venerdì 23 marzo 2007

Adozioni internazionali: firmato accordo tra Italia e Bielorussia

E' stato firmato a Minsk, il protocollo internazionale che sancisce la ripresa delle vacanze in Italia per i bimbi orfani bielorussi e un'accelerazione nei processi burocratici per le adozioni internazionali. Soddisfazione delle associazioni e delle famiglie.

L'italia e la Bielorussia hanno firmato un nuovo protocollo d'intesa per le adozioni internazionali, aggiornando di fatto l'ultimo accordo risalente al 2005. La firma è stata apposta a Minsk e sancisce l'auspicata ripresa dei colloqui in materia di adozione tra i due Stati.

Nell'incontro è stato anche siglato un accordo che permetterà il ritorno dei bambini orfani bielorussi in Italia a scopo terapeutico (magari al fine ultimo di ottenerne l'adozione).

i rapporti tra i due stati si erano congelati dopo che l'anno scorso, una coppia ligure, aveva cercato di impedire a Vika (appena 10 anni) di ritornare in patria, tenendola nascosta per diverso tempo in un'altra casa. L'episodio fu causato dalla confessione della piccola circa i maltrattamenti disumani che avrebbe subito nell'orfanotrofio di Minsk.

La bambina fu comunque rimpatriata, grazie alle pressioni del governo italiano, ma da allora i bambini bielorussi non furono più mandati in Italia per evitare altre situazioni "poco piacevoli".

Si spera che dopo l'accordo di ieri, la Bielorussia possa dare una vigorosa accelerata a tutte le domande di adozione rimaste sospese da quel momento e che i rapporti possano rinsaldarsi pacificamente. Soprattutto per il bene dei bambini.

Fonte: Bari Mia

giovedì 22 marzo 2007

Il Papa si confessa: "Io, teologo mancato..."

«Volevo fare il teologo e mi tocca fare il Papa». Si può sintetizzare così l'allegro scambio di battute questa mattina tra Benedetto XVI e i docenti della Facoltà teologica di Tubinga dove lo stesso Ratzinger è stato docente negli anni '60. Il Papa, riferisce Radio Vaticana, ha confessato scherzosamente che l'incontro, facendolo tornare ai tempi del suo insegnamento all'Università di Tubinga, lo ha fatto sentire più giovane. Quindi ha confidato che aveva visto nell'insegnamento la propria vocazione. «Ma la volontà di Dio voleva altra cosa», ha aggiunto.

La teologia, ha sottolineato il Pontefice, «non è una scienza per pochi, essa è importante per tutti: risponde infatti alle domande che l'umanità si pone e chiarisce i contenuti della Verità. Un impegno grande, dunque, quello della teologia, che non va dimenticato e cui essa stessa deve adempiere. Una scienza che non deve fermarsi ad analisi condotte con metodo, ma che deve porgere risposte alle domande fondamentali di oggi».

Per il Papa l'incontro di questa mattina è stato «un segno dell'unità interiore» che sussiste fra l'insegnamento della teologia e il proprio servizio pastorale come Pontefice. Il teologo, ha proseguito Papa Ratzinger, deve «chiedersi sempre se quanto scrive corrisponda al vero e quanto sia importante per il mondo contemporaneo». Benedetto XVI ha poi aggiunto che deve esserci pure «unità fra insegnamento teologico e servizio pastorale nella Chiesa; per l'uomo, per il mondo e per il nostro futuro».

«La teologia - è stata la conclusione del Papa - ha bisogno del coraggio di fare domande ma deve anche ascoltare devotamente le risposte della fede cristiana, e questo perchè essa non resti al chiuso delle università ma aiuti anche a vivere».

Fonte: IlGiornale.it

Bidello delle elementari arrestato per violenza su bambini

La vicenda è emersa nel mese di novembre quando i militari della cittadina in provincia di Torino hanno ricevuto le denunce.

Toccava, nei bagni e negli sgabuzzini della scuola in cui lavorava come bidello, le parti intime di bambini di prima elementare. Con l’accusa di violenza sessuale i carabinieri di Ivrea hanno arrestato un uomo di 36 anni, A.T., che ora è sottoposto al regime degli arresti domiciliari.

La vicenda è emersa nel mese di novembre quando i militari della cittadina in provincia di Torino hanno ricevuto una serie di denunce da parte di un dirigente scolastico, un insegnate e un genitore di un allievo di una scuola elementare locale. Le denunce parlavano di abusi su un alunno di 6 anni e in particolare la mamma aveva raccontato che mentre vestiva il bimbo e gli infilava la camicia nei pantaloni, il piccolo le aveva raccontato che spesso anche il bidello faceva la stessa cosa infilandogliela anche negli slip tanto che da qualche tempo provava bruciore nelle parti intime che, da accertamenti fatti in ospedale, sono poi risultate irritate.

I carabinieri hanno quindi approfondito la vicenda parlando con altri genitori, uno dei quali ha raccontato di aver sentito le sue figlie e l’altro bambino dire che il bidello giocava con loro mentre facevano pipì. Il 21 marzo, dunque, il gip della Procura di Ivrea Marco Tornatore, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Francesco Pelosi, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti del bidello che nel frattempo si era allontanato dalla scuola mettendosi in malattia.

Fonte: La Stampa

Italia. Tar Lazio annulla il decreto Turco sulla cannabis

Il Tar del Lazio ha annullato il 'decreto Turco' sulla quantita' massima di cannabis a uso personale, che aveva raddoppiato la dose lecita innalzandola da 500 milligrammi a 1 grammo di sostanza.

Dopo la sospensione del decreto, la scorsa settimana, oggi i giudici della III sezione quater del Tar del Lazio, hanno depositato le motivazioni della sentenza con la quale hanno accolto il ricorso proposto dal Codacons, dall'Associazione Articolo 32 e dall'Associazione italiana per i diritti del malato-Aidma Onlus.
Il decreto del ministero della Salute "deve essere annullato -recita la sentenza- in quanto la motivazione dell'atto, peraltro esclusivamente orientata nell'ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate, ne' esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione".
"In particolare il provvedimento qui impugnato, dopo aver genericamente constatato che il principio attivo delle due sostanze in questione", cioe' i principi attivi delta-8-tetraidrocannabinolo e delta-9-tetraidrocannabinolo, "e' diverso da quello di altre sostanze stupefacenti, a'ncora la scelta al minor potere di indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacita' psicomotorie, senza considerare che per il secondo dei suddetti parametri e' prevista per entrambe le sostanze un'alta incidenza e intensita' di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance psicomotoria nell'esecuzione di compiti complessi. In relazione a tale parametro, come individuato dall'unico documento scientifico in possesso dell'amministrazione, il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo".
Le motivazioni che hanno spinto le tre associazioni a presentare il ricorso contro il decreto Turco comprendono "la violazione dei principi ispiratori del Decreto del presidente della Repubblica 309/90 come modificato dalla legge 49/06 (Fini-Giovanardi) dell'articolo 32 della Costituzione e dei principi generali di buon andamento della pubblica amministrazione; eccesso di potere per illogicita' manifesta: considerato che e' scientificamente dimostrata la nocivita' della cannabis, gli effetti del decreto appaiono in contrasto con la tutela della salute; l'assenza dei dati in base ai quali il ministero ha ritenuto di poter raddoppiare la dose consentita".
Il decreto, inoltre, "contravveniva all'attivita' e ai primari obiettivi del Servizio sanitario nazionale". Infine, rispetto all'aumento delle dosi di droghe 'leggere' detenibili per uso personale, "non sono stati valutati gli effetti deleteri delle sostanze in questione sul piano della personalita' individuale, sulla capacita' critica e sul corretto sviluppo della personalita' dei giovani". In pratica, "non e' stato motivato l'interesse pubblico alla modifica del precedente decreto".

FERRERO: GOVERNO FARA' SICURAMENTE RICORSO - Il Governo ricorrera' al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che ha bocciato il decreto Turco sulla droga. Lo ha confermato il ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, al termine di un'audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera.
'Credo che questo ponga con ancor piu' urgenza la necessita' di fare la legge - ha spiegato Ferrero - che complessivamente rivisiti la materia, in modo da poter rispondere positivamente ai problemi che abbiamo. Il primo problema e' quello di una attivita' di prevenzione, che e' il vero fulcro di tutta la partita, per evitare che passi il messaggio che il consumo delle sostanze e' positivo per la persona che in quel modo ci si realizza e si riesce ad avere un buon rapporto con gli altri'.

COMMENTI

'Ha vinto il buon senso. Questa e' l' unica cosa che posso dire'. E' contento don Luigi Larizza, parroco della parrocchia Sacro Cuore di Taranto e fondatore della 'Comunita' Terapeutica Giovanni Paolo II - Il risorto' di Martina Franca (Taranto): e' infatti da qui, dalla Puglia, che e' partita la battaglia contro il decreto del ministro Turco che innalzava da 500 milligrammi a un grammo la quantita' massima di cannabis al di la' della quale scattano le sanzioni personali. La notizia che dopo la sospensione del decreto Turco e' arrivato anche l' annullamento, sempre da parte del Tar Lazio, viene accolta telefonicamente da Don Luigi Larizza senza nascondere l' entusiasmo.
'Quel decreto - afferma - avvantaggiava solo il mondo dello spaccio: nessuno esce da casa con 30-40 canne; chi esce da casa con quel quantitativo e' uno spacciatore e il decreto, quindi, copriva lo spaccio'.
Il ricorso di don Luigi Larizza ha seguito il percorso insieme con gli altri due presentati da Codacons e 'Articolo 32' (associazione per i diritti del malato). 'Una decisione - racconta Don Luigi - che ho preso proprio perche' spronato dai ragazzi della mia piccola comunita' (ospita 15 giovani): chiunque di loro e' caduto nel tunnel delle droghe pesanti ha sempre cominciato con la cannabis. Ed e' ora di finirla con questa distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, la droga e' droga'.
'Oggi - continua Don Luigi - l' hascisc e' molto piu' pericoloso di prima, e' molto piu' pesante, danneggia il cervello e vorrei far incontrare al ministro Turco qualche ragazzo con la cosiddetta doppia diagnosi: tossicodipendenza e danni irreversibili al cervello, il ministro deve vedere quali danni provoca la droga. Solo allora capirebbe'.
'Se fossi io un ministro - aggiunge - obbligherei i tossicodipendenti a fare un cammino di recupero in comunita' e farei ovviamente una forte azione di prevenzione: ma quando un ministro dice 30-40 spinelli vanno bene, questa non e' di sicuro prevenzione. Come fa chi deve tutelare la salute dei cittadini a dire: 30-40 spinelli vanno bene ma dovete sapere che le sigarette, il fumo, fanno male'.
'Non posso quindi che essere contento per la notizia, una notizia che pero', ne sono certo - continua il parroco - fara' piu' contenti i miei ragazzi che hanno cominciato un cammino di recupero'.'In realta' - aggiunge Don Luigi - io ho riflettuto su una cosa: abbiamo un ministro che deve tutelare la salute di tutti, che pensa alla eutanasia e alla morte tramite droga, ed un ministro alla famiglia che pensa ai Dico: non farebbero meglio a cambiare nome?'. 'Non e' questo di certo - prosegue - il mio sentire e neanche il sentire dei miei parrocchiani che in tanti sono venuti a darmi la loro solidarieta''.
Don Luigi Larizza conclude: 'Mi fa specie poi che i confratelli che vanno in giro per televisioni non abbiano preso loro l' iniziativa che ho preso io. C'e' sempre un Davide ed un Golia nella storia ed io in questa vicenda mi sono tanto sentito Davide'.

'Dopo l'amara esperienza del radicali inglesi che dopo 10 anni hanno dichiarato la sconfitta della liberalizzazione della cannabis e confermato l'esistenza di una maggiorazione nel numero dei giovani dediti alla droga, ci auguriamo che il ministro Livia Turco eviti ulteriori inutili scontri giudiziari'. E' il commento del presidente del Codacons Carlo Rienzi.
'La richiesta che facciamo al ministro Turco - ha aggiunto Rienzi - e' che adegui i limiti alle indicazioni che le furono fornite dalla Commissione tecnico-sanitaria da lei stessa nominata e che limitavano a 375 milligrammi la dose massima di cannabis detenibile senza conseguenze penali'.

'Le sentenze vanno rispettate, bisogna che tutti, a cominciare dal governo, ne prendano atto'. Lo dice all'ADNKRONOS il capogruppo di Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi.
'Evidentemente -auspica Donadi- questo dovrebbe portare a una riflessione: bisogna capire se, al di la' della legittimita', alla base del provvedimento ci sia stata la giusta cautela e il bagaglio tecnico, oppure si e' preferito premere il piede sull'acceleratore per una posizione mediatica'. 'Noi certo non piangiamo per la decisione del tar. E' l'occasione -insiste- per riprendere un discorso, in modo piu' puntuale e preciso'.

"Dopo l'annullamento del decreto sulla cannabis del ministro Livia Turco, invitiamo il governo a una riflessione pacata. Il ministero della Salute abbandoni la passione per lo spinello e si dedichi ai controlli sul rispetto e la precisa attuazione della 194". Lo dichiara il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'. "Prodi non autorizzi alcun ricorso al Consiglio di Stato- chiede l'esponente centrista. Livia Turco prenda atto della realta', chiuda nel cassetto l'ideologia drogata e lavori assiduamente per salvare i troppi bambini lasciati morire in violazione evidente della legge sull'interruzione di gravidanza".

"Il raddoppio della dose lecita voluto dalla Turco e' illegittimo, perche' non suffragato da valutazioni tecnico-scientifiche. Credo, quindi, che l'annullamento del decreto sia dovuto a questo vizio di origine". Carlo Giovanardi commenta cosi' l'annullamento da parte del Tar del Lazio del decreto del ministro Turco sull'uso personale di cannabis.
"La Turco ha raddopiato la soglia minima senza vere motivazioni, a parte quella di dare una risposta all'ala sinistra del suo schieramento, e motivando la decisione con il fatto che cosi' non sarebbero andati in galera i consumatori, che comunque non rischiavano il carcere perche' il consumo in Italia e' depenalizzato", dice ancora l'esponente dell'Udc all'ADNKRONOS. "Inoltre, dopo le ultime rivelazioni dell'Independent' sulla droga, la quantita' minima andava dimezzata piu' che raddoppiata", conclude Giovanardi.

"Mentre in tutto il mondo si rileva la pericolosita' delle droghe impropriamente dette leggere e mentre oggi in Italia il Tar del Lazio annulla, dopo aver sospeso, i provvedimenti pro-droga del governo, il ministro Ferrero continua a fare annunci per facilitare la circolazione di droga". Maurizio Gasparri dell'esecutivo di Alleanza Nazionale, osserva quindi che "alla Camera sono state annunciate revisioni della legge Fini che non vedranno mai la luce. Le norme anti-droga resteranno in vigore. Ma e' ora di finirla con annunci che disorientano le famiglie. In Parlamento non ci sono numeri per nuove leggi".

'Siamo ormai abituati ad un ministro che si muove solo e soltanto sulle pressioni ideologiche dei partiti di estrema sinistra che costituiscono la maggioranza di Governo. Quindi i suoi provvedimenti di volta in volta subiscono modifiche o vengono addirittura annullati'. Questo il commento di Anna Maria Celesti, vicepresidente della Commissione Sanita' del Consiglio regionale toscano e consigliere regionale di Forza Italia.
'La decisione del Tar del Lazio- continua Celesti - di annullare il decreto del ministro della Salute Livia Turco dimostra che il raddoppio della quantita' massima di detenzione di cannabis, rappresentava un messaggio educativo nefasto per le giovani generazioni che mirava solo a legalizzare lo spaccio di Stato. Il provvedimento di annullamento del tribunale amministrativo e' fondamentale in quanto ribadisce il concetto che drogarsi non e' lecito'.
'Noi continueremo - conclude Celesti - a sostenere la legge Fini, varata durante il Governo Berlusconi che invece mirava ad abolire la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, di punire duramente chi spaccia e di andare incontro a chi ha bisogno di solidarieta' cure e recupero ma soprattutto di sostenere le comunita' terapeutiche'.

"Quello che sconcerta e' l'atteggiamento del Governo". Questo e' quanto afferma Donatella Poretti, deputata della Rosa nel pugno commentando il comportamento dell'esecutivo sulla sentenza del Tar del Lazio sul decreto Turco. "A 308 giorni dal suo insediamento- spiega infatti Poretti- il governo che aveva promesso di cambiare la politica sulle droghe si ritrova con la stessa legge del Governo Berlusconi, di fatto, non apportando la minima modifica alla Fini-Giovanardi, l'attuale esecutivo ha fatto sua la politica repressiva del predecessore".
Tutto questo inoltre "e' confermato oggi- spiega al deputata Rnp- dal ministro Paolo Ferrero, ascoltato nella mia commissione, il quale ha nuovamente chiesto tempo ("alcune settimane") visto che la materia e' 'parte esplicita' del programma di governo". A questo punto, "si prenda atto che il Parlamento non puo' piu' attendere un testo del Governo in materia di droghe- sottolinea Poretti- per questo mi adoprero' affinche' la proposta di legge Boato venga calendarizzata al piu' presto in commissione".

L'assessore regionale alle politiche dell'istruzione Elena Donazzan ha accolto 'con grande soddisfazione e condivisione' la decisione del Tar del Lazio. 'Questa decisione - dice Donazzan - e' la conferma che ci troviamo di fronte ad un provvedimento negativo proprio per quelle fasce piu' giovani cui andrebbe trasmesso un altro tipo di messaggio, e non certo una sorta di incentivazione all'uso della cannabis che, seppur qualcuno si ostini a definire droga leggera, rimane sempre e comunque droga'. L'assessore del Veneto si augura che 'adesso si vada nella direzione di sanzionare lo spaccio con norme severe, come previsto dalla legge Fini-Giovanardi'.

"La sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato il decreto Turco sull'uso di cannabis induca il ministero della Salute ed il governo ad invertire la inquietante direzione intrapresa sul fronte droga e ad affrontare il problema in modo più serio". Lo afferma il vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Enrico La Loggia.
Secondo La Loggia "è indispensabile che la censura di carattere amministrativo porti ad un radicale cambiamento di rotta, sul piano politico, rispetto alle sciagurate iniziative del ministro Turco che sono fin da subito apparse in assoluta controtendenza in rapporto anche alle più recenti valutazioni scientifiche circa la pericolosità dell'uso di cannabis".

Giorgia Meloni, di An, invita il governo a prendere atto della bocciatura, da parte del Tar, del decreto del ministro Livia Turco sulla soglia di punibilita' per il possesso di cannabis. Si tratta, sostiene l'esponente di An, di 'un'ulteriore conferma di come sulla lotta alla droga non si possa procedere per diktat ideologici'.
Ora, chiede Giorgia Meloni, 'il governo prenda atto della clamorosa bocciatura incassata e faccia marcia indietro, applicando la legge Fini e rispettandone i principi ispiratori'.

"Altro che Consiglio di Stato. Se il ministro Livia Turco ha un minimo di dignità politica, a questo punto non può che dimettersi". Lo afferma il deputato di An Carlo Ciccioli, medico psichiatra ed esperto di tossicodipendenze.
"Il Tar - prosegue Ciccioli - non poteva che prendere questa decisione: il decreto Turco liberalizzava lo spaccio di droga. Le critiche che avevamo espresso alla Camera di fronte alla decisione del Governo si sono puntualmente concretizzate sul piano del diritto".
"L'ipocrisia della sinistra - continua Ciccioli - è arrivata all'inverosimile. E' infatti impossibile supportare scientificamente la decisione di permettere ai consumatori una quantità di cannabis sufficiente a preparare quaranta spinelli.
Quantità che, sostanzialmente, permetteva la libertà di spaccio, contro tutte le intenzioni dichiarate a parole di voler limitare la diffusione del consumo della droga fra i giovani".
"Il decreto del governo bocciato dal Tar - conclude - in sostanza giustificava l'uso e lo smercio delle droghe cosiddette leggere tra i giovani. Un decreto che non teneva conto che l'uso delle droghe leggere è per molti l'anticamera del passaggio a droghe pesanti o comunque la facile via per la caduta della barriera del pregiudizio contro l'uso di sostanze che alterano le percezioni e i comportamenti".

"Solo il ministro Turco non si rende conto di una triste realta': anche le droghe leggere possono essere dannose per i giovani. La conferma che la sua era una iniziativa pericolosa e sbagliata e' venuta dal Tar del Lazio che, dopo l'annunciata sospensione, oggi ha annullato il decreto sulla droga": cosi' Maurizio Lupi di Forza Italia. "Una bocciatura alla quale -afferma- si unisce il giudizio negativo espresso recentemente nel quotidiano inglese "Independent". "Adesso ci chiediamo -conclude- che cosa dira' il ministro a sua discolpa e ci auguriamo che prenda atto della portata del suo fallimento traendone le opportune conseguenze".

"Al di là della decisione assunta dal Tar riguardo al decreto Turco, il governo lavori per abrogare o quanto meno per modificare sostanzialmente la legge Fini-Giovanardi, che è una legge che guarda esclusivamente all'aspetto punitivo e poliziesco del problema, senza una visione sociale della questione, che, invece, va affrontata con misure preventive e non carcerarie". E' quanto afferma Pino Sgobio, Capogruppo del PdCI alla Camera dei Deputati.

"Fine del danno. La magistratura amministrativa boccia su tutta la linea il decreto 'piu' canne per tutti", sancendone l'arbitrarieta' e l'incongruenza, e quindi l'illegalita'. Ora il ministro dello Spinello libero inverta la rotta, rinunci a presentare il ricorso al Consiglio di Stato e abbandoni l'idea malsana di smantellare la legge Fini anti-droga e anti-spaccio (ma non anti-drogato). Torni cioe' a fare il ministro della Salute. Oppure si dimetta". Lo afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.

"Il ministro Turco prenda atto della sentenza del Tar del Lazio che ribadisce la mancanza di qualsiasi motivo per innalzare il tetto della quantita' massima di cannabis a uso personale. Il governo eviti, ora, di aprire un contenzioso con la giustizia amministrativa che finirebbe solo per portare un danno ai giovani. La Turco guardi piuttosto a cio' che sta capitando in Europa, dove a cominciare dalla Gran Bretagna si comincia a fare marcia indietro sul principio dello spinello libero, perche' non fa male." Lo ha dichiarato Antonio Tajani, presidente degli europarlamentari di Forza Italia.

Daniele Capezzone, esponente radicale della Rosa nel pugno, definisce 'molto grave' la decisione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro il decreto del ministro Livia Turco sulla soglia di punibilita' per il possesso di cannabis.
'Quel che e' grave - secondo Capezzone - e' l'automaticita', la sistematicita', la naturalezza con cui si assiste al fenomeno di una magistratura che interviene creando diritto, entrando nel campo del parlamento e del governo'. 'Ormai - lamenta l'ex segretario dei radicali - tutto e' in 'outsourcing': la politica estera e di intelligence e' affidata a Gino Strada e ad Emergency; quella sulla giustizia alla magistratura, e cosi' via'.
'Il paese - per Capezzone - e' allo sbando, regna l'incertezza del diritto e la politica e' sempre piu' debole e subalterna'.

"Dopo la bocciatura definitiva del Tar del Lazio, Il Ministro Turco deve immediatamente ritirare il suo decreto. Ammetta la sconfitta, grave sia sotto il profilo giuridico che politico e non prosegua nel dannoso braccio di ferro con la magistratura." cosi' Isabella Bertolini, Vice Presidente dei Deputati di Forza Italia. "Abbiamo sempre detto - prosegue la parlamentare azzurra - che su un tema cosX delicato sarebbe stato opportuno coinvolgere il Parlamento. Si e' voluto utilizzare lo strumento del decreto governativo. A questo punto, la sconfitta per questo Governo, lassista ed irresponsabile, e' ancora piu' grave".
"Accogliamo con grande favore il pronunciamento del Tar del Lazio.
A nostro avviso - conclude Isabella Bertolini - costituisce un primo significativo passaggio per il recupero di quei valori morali troppo spesso calpestati dalle politiche dell'attuale maggioranza. I giovani devono essere informati sugli effetti dannosi della Cannabis, non certo spinti ed incitati al consumo di sostanze stupefacenti".

'L'annullamento del decreto Turco da parte del Tar del Lazio e' un altro sonoro schiaffone all'approssimativa e sbagliata politica del governo Prodi. Un provvedimento imposto con la forza dal centrosinistra, giustamente bocciato, su un tema assai delicato che coinvolge importanti aspetti sociali e soprattutto i giovani, dove un minimo di ragionevolezza da parte del ministro della Salute avrebbe consigliato il dialogo con l'opposizione e un confronto costruttivo in Parlamento'. Lo afferma il vice presidente dei senatori di Forza Italia, Elisabetta Alberti Casellati.

"Dal Tar del Lazio, come previsto dopo la sospensione del provvedimento, e' arrivata una sentenza di natura politica". Questo il commento di Francesco Mosca, segretario nazionale della Federazione dei Giovani socialisti alla sentenza del Tar del Lazio che ha annullato il "Decreto Turco".
Al governo, continua il giovane dirigente dello Sdi, "non resta che ricorrere al Consiglio di Stato e allo stesso tempo proporre una nuova legge che, nel rispetto del programma dell'Unione, cancelli la legge Fini-Giovanardi". "Con la legge in vigore- conclude Mosca- migliaia di giovani rischiano quotidianamente il carcere per qualche spinello".

'Torno a chiedere, anche a nome degli altri componenti di Forza Italia della commissione Affari Sociali della Camera, le dimissioni del ministro della Salute, Livia Turco. Dopo la sospensione del decreto sulla droga, ora il Tar del Lazio lo ha addirittura annullato. Dal ministro ci attendiamo quindi un gesto di responsabilita''. Cosi' Domenico Di Virgilio, capogruppo Forza Italia in commissione Affari Sociali della Camera e responsabile dipartimento Sanita' Fi.
'Una bocciatura, quella del Tar, che conferma la gravita' della scelta assunta dalla Turco che rappresentava un pericolo per tanti giovani e per le loro famiglie. Si tratta - afferma Di Virgilio - di un provvedimento assurdo e dannoso e ci meravigliamo che il ministro non abbia consultato da un lato la commissione competente presso l'Istituto Superiore di Sanita' e dall'altro non abbia ritenuto opportuno confrontarsi con il Parlamento'.

'Prima la sospensione, poi la bocciatura del provvedimento: un colpo duro al decreto della Turco, non c'e' che dire. Ma anche una sonora sconfitta per il governo'. Lo afferma Gianfranco Rotondi, segretario della Dc per le Autonomie.
'Dispiace - aggiunge - che il ministro Ferrero annunci che il governo fara' ricorso. Vorremmo sapere cosa ne pensano i moderati dell'Unione. A Ferrero ricordo che con questo provvedimento a brindare sinora sono stati solo gli spacciatori che hanno visto rimpinguare le proprie casse, aprendo pero' enormi falle nel sistema della prevenzione e della repressione sull'uso anche minimo di droghe'.

"E' sempre piu' urgente la presenza del ministro Livia Turco in Commissione Sanita' per riferire sull'annuallmento da parte del Tar del Lazio del suo decreto con cui era stata raddoppiata la dose consentita di cannabis". Lo afferma il senatore Domenico Gramazio, capogruppo di Alleanza Nazionale in Commissione Sanita'."Gia' dopo la sospensione del decreto avevamo avanzato tale richiesta che sara' affrontata nel prossimo ufficio di presidenza, piu' che confermata dopo la bocciatura di oggi. La decisione del Tar del Lazio dimostra che la lotta alla droga deve proseguire con l'applicazione della legge Fini, una normativa questa che consente la prevenzione e il recupero per i tossicodipendenti e che contrasta duramente e seriamente lo spaccio. Vogliamo sapere dalla ministra Turco i danni che ha arrecato l'applicazione del decreto ministeriale da lei firmato per quanti hanno potuto liberamente spacciare, facendosi forti della 'protezione' del decreto ministeriale. L'annullamento da parte del Tar del Lazio dimostra inoltre che per cambiare la legge non sono ammesse furbizie ed espedienti come quella del decreto ministeriale cui e' ricorsa il ministro Turco - conclude Gramazio - non avendo la forza, ne' i numeri parlamentari per procedere con una legge".

"Non avendo condiviso, a suo tempo, il decreto legge del ministro della Salute, Livia Turco, che raddoppia la quota di cannabis per uso personale, salutiamo favorevolmente la sentenza del Tar del Lazio che boccia il provvedimento". Cosi' Sergio Betti, segretario confederale della Cisl commenta la decisione del Tar del Lazio. "Ci sono vari studi- continua il sindacalista- che dimostrano che l'impiego di cannabis oltre a rappresentare un fattore di rischio per una successiva assunzione di droghe piu' pesanti, e' correlato all' l'insorgere di alcune patologie mentali". Bisogna superare quindi "l'idea largamente diffusa- spiega Betti- che l'uso di cannabis sia una semplice abitudine di vita che non ha alcuna influenza sullo stato di salute". E' necessario "mettere in campo iniziative in grado di evitare che gli adolescenti- conclude il segretario confederale della Cisl- siano preda continua della catena criminale il cui solo interesse e' quello di espandere l'uso della cannabis".

'Dopo la bruciante sconfitta subita con l'annullamento del decreto Turco-Ferrero, i due ministri dovrebbero fare un esame di coscienza e non proporre un assurdo ricorso al Consiglio di Stato che costituirebbe solo uno spreco di tempo e denaro pubblico e non contribuirebbe a combattere il problema della droga'. Lo sostiene la deputata di Forza Italia Gabriella Carlucci.
'Mi auguro vivamente - prosegue la parlamentare di Forza Italia - che il Consiglio di Stato rigetti qualsiasi eventuale ricorso e che sia la Turco che Ferrero pensino seriamente a dimettersi'.
'Qualsiasi persona dotata di un minimo di buon senso non avrebbe mai varato quello sciagurato decreto, speriamo che il Consiglio di Stato respinga un eventuale ricorso che purtroppo sembra un'eventualita' concreta - afferma infine Gabriella Carlucci - visto che i ministri Turco e Ferrero non ammettono di aver preso una vera cantonata'.

'Al di la' del merito della sentenza del Tar sul decreto Turco, che non commentiamo, resta, ed e' quanto mai urgente, il problema di correggere e rivedere la Giovanardi - Fini e di procedere al piu' presto all'approvazione di una nuova legge sulle tossicodipendenze', dichiara il senatore dell'Ulivo Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' di Palazzo Madama. 'A quasi un anno dalla sua entrata in vigore, e' evidente che quella normativa si e' rivelata di difficile applicazione e sostanzialmente inefficace. Quello che e' certo, e', come giustamente indicato piu' di una volta dal ministro Livia Turco, ora dobbiamo rivedere e riscrivere la Giovanardi-Fini. La legge sulle tossicodipendenze approvata dalla destra nella scorsa legislatura e' inutilmente repressiva. Non credo sia questa la strada per combattere la droga ed il rischio di tossicodipendenze. Noi crediamo al contrario che sia necessaria una nuova normativa che punti sulla prevenzione, sull'educazione dei nostri ragazzi a sani stili di vita, e sul recupero, come del resto e' scritto nel programma dell'Unione.
A questo punto e' bene che un confronto serio e sereno in Parlamento per varare una riforma complessiva e organica cominci al piu' presto'.

'La nuova performance del Tar non aggiunge nulla alla precedente decisione. L'accettazione del ricorso per difetto di motivazione e mancata valutazione degli effetti nocivi della cannabis e' addirittura esilarante'. Cosi' il presidente di Forum Droghe, Franco Corleone, commenta la sentenza del Tar del Lazio sul decreto Turco.
L'ex sottosegretario sottolinea come 'contestualmente oggi vi e' stata l'audizione del ministro Paolo Ferrero' sulla riforma della legislazione antidroga e si augura che 'oltre al ricorso al Consiglio di Stato, vi sia finalmente una decisione politica per cambiare la legge Fini-Giovanardi, su cui nessun Tar potra' mettere becco'.

Daniele Farina
, del Prc, sostiene che 'la serieta' con cui il Tar del Lazio motiva l'annullamento del decreto della ministra Turco, ha lo stesso livello medico scientifico delle tabelle precedentemente fissate dall'ex ministro Storace: ovvero nessuno'.
Per Farina, 'migliaia di cittadini sanno, a questo punto, a chi rivolgersi per uscire dalla drammatica situazione in cui vivono in relazione agli effetti della legge Fini-Giovanardi; cioe', agli estensori di questa legge, ad improbabili associazioni di consumatori e a magistrati amministrativi che sembrano avere sulle sostanze stupefacenti la stessa conoscenza della localizzazione di Atlantide'.
Questa, afferma Farina, 'e' una ragione in piu' per sottrarre una materia cosi' delicata all'esercizio circense in cui e' precipitata, per farla diventare oggetto di una seria verifica e di iniziativa di riforma parlamentare e di governo'.

Fonte: notiziario droghe

mercoledì 21 marzo 2007

La disoccupazione ai minimi storici: Dato più basso dal '93

L'occupazione è aumentata dell'1,9%, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,8% dal 7,7% del 2005. La riduzione è più evidente nel Mezzogiorno

Calo record della disoccupazione nel 2006. Il tasso, comunica l'Istat, è sceso al 6,8%, dal 7,7% del 2005. il dato più basso dal 1993, anno d'inizio delle serie storiche ricostruite. La riduzione più ampia ha riguardato soprattutto il Mezzogiorno, dove ha interessato sia gli uomini sia, in misura più ampia, le donne. Per gli stranieri. Per gli stranieri il tasso si attesta all'8,6% (5,4% per gli uomini e 15,4% le donne).

Nella media del 2006, aggiunge l'Istituto di statistica, il numero delle persone in cerca di occupazione è diminuto in confronto a un anno prima dell'11,4% (-215mila unità). L'area della disoccupazione ha registrato una riduzione consistente sia nella componente maschile sia in quella femminile del Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione al Sud è stato del 12,2%, con una flessione del 2% rispetto al 2005. Ma tale livello resta, tuttavia, molto superiore rispetto alle regioni centrali e settentrionali. Al Nord, infatti, il tasso di disoccupazione è stato del 3,8% (3,9% nel nord-ovest e 3,6% nel nord-est), mentre al Centro il saggio del 2006 si è posizionato al 6,1%.

Un calo record della disoccupazione si è verificato anche nel quarto trimestre 2006. Il tasso, al netto dei fattori stagionali è sceso al 6,5% (-0,2% rispetto al periodo luglio-settembre 2006). il valore più basso dal 1992, data d'inizio delle serie storiche. I dati non destagionalizzati indicano invece un tasso al 6,9%, con una flessione dell'1,1% rispetto al quarto trimestre 2205. Tornando all'intero 2006. Nella media dell'anno, afferma l'Istat, l'occupazione è aumentata dell'1,9%, pari a 425mila unità in più rispetto al 2005. la crescita dell'occupazione straniera è stata pari a 178mila unità (+99mila uomini e +80mila donne). Sempre nella media, sottolinea l'Istat, l'occupazione totale è cresciuta, rispetto al 2005, del 2% al Nord (+226mila unità, di cui 113mila stranieri), del 2,1% al Centro (+94mila unità, di cui 43mila stranieri) e dell'1,6% nel Mezzogiorno (+105mila unità, di cui 21mila stranieri). Nelle regioni settentrionali e meridionali, poi, è stata particolarmente intensa la spinta della componente femminile.

Fonte: Quotidiano.net