venerdì 23 marzo 2007

Iran cattura marinai britannici in acque irachene

L'Iran ha catturato quindici membri della Marina britannica durante una "consueta operazione di abbordaggio" in acque irachene oggi, ha detto il ministero della Difesa britannico.

L'ambasciatore iraniano a Londra è stato convocato, e la Gran Bretagna chiede l'immediato rilascio del personale.

"Alle 10.30 circa di stamattina orario iracheno, 15 membri del personale della Marina britannica, impegnati in consuete operazioni di abbordaggio di navi mercantili in acque territoriali irachene ... sono stati sequestrati da navi iraniane", ha detto il ministero in una nota.

"Ci stiamo occupando con urgenza della questione con le autorità iraniane al più alto livello e su indicazione del segretario degli Esteri, l'ambasciatore iraniano è stato convocato dal Foreign Office. Il governo britannico chiede il ritorno immediato e sicuro del nostro personale e della nostra attrezzatura".

Fonte: Reuters Italia

Iraq, vicepremier ferito in attentato suicida

Il vice primo ministro iracheno Salam al-Zobaie è in sala operatoria per le ferite riportate nell'attentato suicida avvenuto oggi nel luogo in cui si stava tenendo la preghiera del venerdì a cui il politico stava partecipando. Le condizioni del vicepremier sarebbero "non ancora stabili", secondo quanto riportato da un funzionario della sicurezza irachena.

Il generale di brigata Qassim Moussawi, portavoce delle forze di sicurezza irachene a Baghdad, ha detto alla televisione di stato Iraqiya che Zobaie è stato ferito in varie parti del corpo.

"In questo momento la stanno operando. Le sue condizioni non sono ancora stabili", ha detto Moussawi.

In precedenza, un assistente di Zobaie aveva detto che il vicepremier aveva riportato delle ferite all'addome e a una spalla, causate dalle schegge dell'ordigno trasportato da un attentatore kamikaze.

L'attentato è avvenuto in un edificio di Baghdad dove si stava tenendo la preghiera del venerdì a cui partecipava Zobaie, che oltre a essere uno dei due vicepremier del paese, è anche un importante esponente del raggruppamento politico sunnita iracheno.

Fonte: Reuters Italia

Anniversario Ue, Prodi al Senato: "Facciamo ripartire l'Europa"

Il premier ha ribadito la necessità di rilanciare la costituzione europea ed ha indicato tra le priorità dell'Unione il maggiore coinvolgimento dei cittadini e la necessità di creare rete tra tutte le amministrazioni. Anche Barroso e Napolitano incoraggiano il dialogo e la necessità di valorizzare le diversità senza annullarle

“Stiamo lavorando al rilancio dell'Europa; dobbiamo ripartire a testa alta (…) ancora più determinati, senza cercare soluzioni al ribasso”. Così si è espresso Romano Prodi intervenendo alla riunione del Comitato delle regioni Ue, in occasione della celebrazione dei 50 anni dei Trattati di Roma, nella sala del Senato. Per il presidente del Consiglio occorre rilanciare il progetto dell’Europa unita “ripartendo dal trattato costituzionale di Roma firmato nell'ottobre 2004” in modo da affrontare le elezioni europee con nuove regole. Inoltre ha ribadito che “nei primi cinquanta anni abbiamo avuto la possibilità di lavorare al nostro interno (mercato unico, euro, abbattimento delle frontiere) nei prossimi cinquanta esisteremo solo se sapremo esistere all'esterno".

Il premier ha inoltre indicato le tre priorità a cui l’Europa non può sottrarsi. La prima riguarda i cittadini: gli stati dovrebbero mettersi all'ascolto, spiegare e convincere della necessità di Europa a tutti i nostri concittadini dell'Unione. La seconda missione interessa invece i governi.“Più Europa un tempo significava solo più finanziamenti; oggi, più Europa significa anche più possibilità per le regioni di dotarsi del quadro giuridico, delle idee, degli strumenti per affrontare e vincere la sfida della globalizzazione e quindi tutte le amministrazioni devono rafforzare i legami tra governo centrale, locale e regioni. La terza priorità riguarda lo scambio di idee e risorse tra tutti i membri dell’unione per creare una rete di collaborazione ancor più diretta.

E' seguito l'intervento del presidente della Commissione Europea José Manuel Durao Barroso per il quale "la missione" dell'Europa è quella di "promuovere la libertà e lo stato di diritto al di là delle sue frontiere". Barroso ha quindi sottolineato che è necessaria "una soluzione al problema del Trattato costituzionale" e che lo slancio per farlo si può andare a cercarlo anche nel suo passato, quando gli accordi del '57 rappresentarono in un continente devastato dalla guerra ''la rivincita del dialogo sulla vendetta, del buon governo sulle armi".

Napoletano intervenendo alla mostra "I capolavori dell’arte europea al Quirinale", inaugurata stamattina, ha commentato che queste opere scelte dai capi di stato dei 26 paesi dell’unione come particolarmente rappresentative delle rispettive tradizioni artistiche nazionali "mostrano come l'Europa sia stata e sia nello stesso tempo una e plurale, capace di ritrovarsi, senza annullare le sue diversità in un comune spazio culturale e quindi in un comune progetto di integrazione economica, giuridica e politica".

Sempre a Roma stamane il presidente dell'Episcopato italiano ha aperto un convegno sui "Valori e prospettive per l'Europa di domani. I 50 anni dei Trattati di Roma". Mons. Angelo Bagnasco ha esortato i cattolici europei a "riportare i principi cristiani nel cuore a fondamento del continente europeo". Sono proprio questi principi, ha detto, che hanno fatto "la cultura e la storia dell'Italia e dell'Europa senza per questo intaccarne la laicità”.

Fonte: AteneOnline

giovedì 22 marzo 2007

IMPIANTATO IL PRIMO CUORE ARTIFICIALE ITALIANO

E' stato impiantato per la prima volta, in un paziente tedesco operato nell'università di Bochum, il cuore artificiale realizzato in Italia, nell'Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) a Pisa e realizzato dall'azienda NewCorTec. Il cuore, chiamato BestBeat, batte in un paziente tedesco di 68 anni che soffriva di un grave scompenso cardiaco. Il paziente è stato operato in Germania, nel Centro Cardiochirurgico dell'università di Bochum a Bad Oeynhausen.

L'intervento "costituisce finalmente il punto di partenza della sperimentazione clinica del 'cuore artificiale' italiano", ha detto il "padre" del dispositivo, Luigi Donato, direttore dell'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa e presidente della NewCorTec. La sperimentazione, ha aggiunto Donato, "continuerà nei prossimi mesi con gli ulteriori impianti in Francia e nei centri italiani, in attesa dell'autorizzazione del ministero della Salute".

La sperimentazione durerà circa un anno e altri esemplari del cuore artificiale italiano saranno impiantati in un centro francese e in quattro centri italiani (Ospedali Riuniti di Bergamo, Centro Cardiochirurgico del CNR di Massa, ospedale Niguarda di Milano e Policlinico San Matteo di Pavia). Al termine della sperimentazione, la società conta di ottenere la certificazione europea del dispositivo (marchio CE) entro la primavera del 2008.

Il ventricolo artificiale (VAD) è il frutto di ricerca e tecnologia tutte italiane e il suo primo impianto in un paziente, ha osservato Donato, "costituisce anche il punto di arrivo di un'avventura, iniziata quasi 30 anni fa". Il CNR aveva infatti promosso allora la ricerca sul cuore artificiale, in collaborazione con la Fiat e la società di ricerca Tecnobiomedica: un filone di ricerca proseguito con le risorse del ministero per l'Università e la ricerca e che ha portato a realizzare e sperimentare i primi dispositivi presso i laboratori del CNR di Pisa, quindi ai brevetti alla produzione pilota, culminata nella nascita della NewCorTec, start-up partecipata da Tecnobiomedica e Umbra Cuscinetti di Foligno. Attualmente il cuore artificiale è l'opzione più concreta come ponte verso il trapianto, considerando che a fronte di 100 mila malati l'anno con scompensi così gravi da risultare in breve tempo fatali, i donatori disponibili sono appena 3-4.000.

Rispetto ai dispositivi dello stesso tipo, il cuore artificiale italiano ha alcune caratteristiche innovative. Non è infatti soltanto un ponte in attesa del trapianto, ma un ponte verso il recupero perché, quando le condizioni dei pazienti lo permettono, permette di iniziare terapie di recupero della funzionalità cardiaca.

Per il presidente del CNR, Fabio Pistella, il risultato "dimostra che il CNR ha la competenza scientifica e la capacità progettuale, radicate nel passato, ma anche una positiva dinamica verso il futuro per realizzare la sua missione di creare valore per le imprese e i cittadini attraverso le conoscenze generate dalla ricerca". Soddisfazione anche da parte delle imprese socie della NewCorTec, come la Quantica SGR, il cui presidente, Roberto Aguiari, ha osservato che "l'unione delle competenze professionali del mondo dei ricercatori del CNR e delle università italiane, con le professionalità gestionali e finanziarie del mondo privato ha raggiunto un obiettivo molto importante per il Paese".

Fonte: Ansa

Il Papa si confessa: "Io, teologo mancato..."

«Volevo fare il teologo e mi tocca fare il Papa». Si può sintetizzare così l'allegro scambio di battute questa mattina tra Benedetto XVI e i docenti della Facoltà teologica di Tubinga dove lo stesso Ratzinger è stato docente negli anni '60. Il Papa, riferisce Radio Vaticana, ha confessato scherzosamente che l'incontro, facendolo tornare ai tempi del suo insegnamento all'Università di Tubinga, lo ha fatto sentire più giovane. Quindi ha confidato che aveva visto nell'insegnamento la propria vocazione. «Ma la volontà di Dio voleva altra cosa», ha aggiunto.

La teologia, ha sottolineato il Pontefice, «non è una scienza per pochi, essa è importante per tutti: risponde infatti alle domande che l'umanità si pone e chiarisce i contenuti della Verità. Un impegno grande, dunque, quello della teologia, che non va dimenticato e cui essa stessa deve adempiere. Una scienza che non deve fermarsi ad analisi condotte con metodo, ma che deve porgere risposte alle domande fondamentali di oggi».

Per il Papa l'incontro di questa mattina è stato «un segno dell'unità interiore» che sussiste fra l'insegnamento della teologia e il proprio servizio pastorale come Pontefice. Il teologo, ha proseguito Papa Ratzinger, deve «chiedersi sempre se quanto scrive corrisponda al vero e quanto sia importante per il mondo contemporaneo». Benedetto XVI ha poi aggiunto che deve esserci pure «unità fra insegnamento teologico e servizio pastorale nella Chiesa; per l'uomo, per il mondo e per il nostro futuro».

«La teologia - è stata la conclusione del Papa - ha bisogno del coraggio di fare domande ma deve anche ascoltare devotamente le risposte della fede cristiana, e questo perchè essa non resti al chiuso delle università ma aiuti anche a vivere».

Fonte: IlGiornale.it

Bidello delle elementari arrestato per violenza su bambini

La vicenda è emersa nel mese di novembre quando i militari della cittadina in provincia di Torino hanno ricevuto le denunce.

Toccava, nei bagni e negli sgabuzzini della scuola in cui lavorava come bidello, le parti intime di bambini di prima elementare. Con l’accusa di violenza sessuale i carabinieri di Ivrea hanno arrestato un uomo di 36 anni, A.T., che ora è sottoposto al regime degli arresti domiciliari.

La vicenda è emersa nel mese di novembre quando i militari della cittadina in provincia di Torino hanno ricevuto una serie di denunce da parte di un dirigente scolastico, un insegnate e un genitore di un allievo di una scuola elementare locale. Le denunce parlavano di abusi su un alunno di 6 anni e in particolare la mamma aveva raccontato che mentre vestiva il bimbo e gli infilava la camicia nei pantaloni, il piccolo le aveva raccontato che spesso anche il bidello faceva la stessa cosa infilandogliela anche negli slip tanto che da qualche tempo provava bruciore nelle parti intime che, da accertamenti fatti in ospedale, sono poi risultate irritate.

I carabinieri hanno quindi approfondito la vicenda parlando con altri genitori, uno dei quali ha raccontato di aver sentito le sue figlie e l’altro bambino dire che il bidello giocava con loro mentre facevano pipì. Il 21 marzo, dunque, il gip della Procura di Ivrea Marco Tornatore, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Francesco Pelosi, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti del bidello che nel frattempo si era allontanato dalla scuola mettendosi in malattia.

Fonte: La Stampa

Legge elettorale, il governo: "Forza Italia non vuole un accordo"

«Berlusconi vuole far saltare tutto». Dopo l’incontro di ieri con i capigruppo di Forza Italia, il governo è convinto che Forza Italia voglia impedire ogni forma di dialogo con il centrodestra o con una parte di esso (Lega e Udc). Per questo motivo - è la convinzione del ministro Chiti - mette i bastoni tra le ruote al confronto sulle riforme costituzionali ed elettorale e pratica un duro ostruzionismo sulle liberalizzazioni.

A Palazzo Chigi sono convinti che Silvio Berlusconi stia tentando di bruciare i ponti tra maggioranza e opposizione perché teme una fase distensiva: i centristi di Casini e i leghisti di Bossi potrebbero rendere più facile la vita a Prodi proprio per non pregiudicare il confronto sulle riforme. E questo, in piena campagna elettorale per le Amministrative che il Cavaliere intende fortemente politicizzare, non deve avvenire. Ma questo atteggiamento di Fi ha irritato molto Lega e Udc che invece hanno mostrato grande disponibilità al confronto sulle riforme. A complicare i rapporti con l’Udc ci ha pensato pure Marcello Pera secondo il quale il modello tedesco caldeggiato da Casini ha un unico obiettivo: «Liberarsi di Berlusconi»

Per il ministro Vannino Chiti, Fi ha un atteggiamento «inaccettabile», in quanto propone di fare poche modifiche alla legge elettorale e di andare subito al voto. Ecco la ragione delle scintille che sono volate dopo l’incontro tra Prodi, Chiti, Schifani ed Elio Vito, nelle ore successive. «Se si realizza la riforma della legge elettorale a soli dieci mesi dall’inizio della legislatura - aveva osservato Schifani - vuol dire che questa riforma serve per garantire la governabilità, quindi bisogna tornare al più presto alle urne». A elezioni anticipate, aveva precisato Vito, si potrebbe andare in tempi brevi, dato che basta introdurre il premio di maggioranza su base nazionale anche per il Senato e uno sbarramento al 5%. No invece alle modifiche costituzionali: richiederebbero almeno due anni.

Una posizione che ha provocato la reazione di Chiti. «Non mi convince che si dica che, se c’è intesa sulla nuova legge elettorale, si realizza e poi si va di corsa al voto: questa non può essere una base seria per un accordo. La condizione che poi si sciolgano le Camere non è accettabile». A stretto giro di agenzie gli ha risposto Schifani, il quale ha precisato che nel corso dell’incontro con il presidente del Consiglio non c’è stato «l’aut aut di cui parla il ministro Chiti sulla indispensabilità del ricorso al voto dopo la riforma della legge elettorale». E’ stato un «pacato confronto», sono state illustrate le proposte di Fi. Il resto, ha aggiunto Schifani, «fa parte di altre riflessioni politiche». Macché, per il parisiano Franco Monaco la verità è che Fi «non vuole fare nulla»: «Ma se per il suo autore prima e per giudizio unanime poi, è una porcata, come può Fi proporre solo ritocchi ai margini alla legge elettorale? In questo quadro, si fa prezioso il pungolo del referendum».

Prodi vuole andare avanti con gli incontri e verificare se Fi rimarrà isolata rispetto a Udc e Lega. Ma il premier ha un problema con Verdi, Prc, Pdci e Udeur, che temono di essere tagliati fuori da un accordo Ds-Margherita. «Vorremmo che Prodi ci incontrasse tutti insieme, come Unione», ha chiesto Gennaro Migliore, capogruppo del Prc alla Camera. Le consultazioni con la maggioranza, previste per oggi, slitteranno a causa della fiducia sulle liberalizzazioni. Se ne parlerà il 28 marzo, al ritorno del presidente del Consiglio dal Sud America. Ieri Prodi ha incontrato anche la Dc di Rotondi, il Pri e l’Mpa di Raffaele Lombardo. La delegazione degli autonomisti, composta da Giovanni Pistorio, Vincenzo Oliva e Giuseppe Reina, ha proposto lo sbarramento regionale accanto a quello nazionale, il ritorno alla preferenza e il superamento di questo «idolatrato bipolarismo».

Fonte: La Stampa

Italia. Tar Lazio annulla il decreto Turco sulla cannabis

Il Tar del Lazio ha annullato il 'decreto Turco' sulla quantita' massima di cannabis a uso personale, che aveva raddoppiato la dose lecita innalzandola da 500 milligrammi a 1 grammo di sostanza.

Dopo la sospensione del decreto, la scorsa settimana, oggi i giudici della III sezione quater del Tar del Lazio, hanno depositato le motivazioni della sentenza con la quale hanno accolto il ricorso proposto dal Codacons, dall'Associazione Articolo 32 e dall'Associazione italiana per i diritti del malato-Aidma Onlus.
Il decreto del ministero della Salute "deve essere annullato -recita la sentenza- in quanto la motivazione dell'atto, peraltro esclusivamente orientata nell'ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate, ne' esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione".
"In particolare il provvedimento qui impugnato, dopo aver genericamente constatato che il principio attivo delle due sostanze in questione", cioe' i principi attivi delta-8-tetraidrocannabinolo e delta-9-tetraidrocannabinolo, "e' diverso da quello di altre sostanze stupefacenti, a'ncora la scelta al minor potere di indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacita' psicomotorie, senza considerare che per il secondo dei suddetti parametri e' prevista per entrambe le sostanze un'alta incidenza e intensita' di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance psicomotoria nell'esecuzione di compiti complessi. In relazione a tale parametro, come individuato dall'unico documento scientifico in possesso dell'amministrazione, il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo".
Le motivazioni che hanno spinto le tre associazioni a presentare il ricorso contro il decreto Turco comprendono "la violazione dei principi ispiratori del Decreto del presidente della Repubblica 309/90 come modificato dalla legge 49/06 (Fini-Giovanardi) dell'articolo 32 della Costituzione e dei principi generali di buon andamento della pubblica amministrazione; eccesso di potere per illogicita' manifesta: considerato che e' scientificamente dimostrata la nocivita' della cannabis, gli effetti del decreto appaiono in contrasto con la tutela della salute; l'assenza dei dati in base ai quali il ministero ha ritenuto di poter raddoppiare la dose consentita".
Il decreto, inoltre, "contravveniva all'attivita' e ai primari obiettivi del Servizio sanitario nazionale". Infine, rispetto all'aumento delle dosi di droghe 'leggere' detenibili per uso personale, "non sono stati valutati gli effetti deleteri delle sostanze in questione sul piano della personalita' individuale, sulla capacita' critica e sul corretto sviluppo della personalita' dei giovani". In pratica, "non e' stato motivato l'interesse pubblico alla modifica del precedente decreto".

FERRERO: GOVERNO FARA' SICURAMENTE RICORSO - Il Governo ricorrera' al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che ha bocciato il decreto Turco sulla droga. Lo ha confermato il ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, al termine di un'audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera.
'Credo che questo ponga con ancor piu' urgenza la necessita' di fare la legge - ha spiegato Ferrero - che complessivamente rivisiti la materia, in modo da poter rispondere positivamente ai problemi che abbiamo. Il primo problema e' quello di una attivita' di prevenzione, che e' il vero fulcro di tutta la partita, per evitare che passi il messaggio che il consumo delle sostanze e' positivo per la persona che in quel modo ci si realizza e si riesce ad avere un buon rapporto con gli altri'.

COMMENTI

'Ha vinto il buon senso. Questa e' l' unica cosa che posso dire'. E' contento don Luigi Larizza, parroco della parrocchia Sacro Cuore di Taranto e fondatore della 'Comunita' Terapeutica Giovanni Paolo II - Il risorto' di Martina Franca (Taranto): e' infatti da qui, dalla Puglia, che e' partita la battaglia contro il decreto del ministro Turco che innalzava da 500 milligrammi a un grammo la quantita' massima di cannabis al di la' della quale scattano le sanzioni personali. La notizia che dopo la sospensione del decreto Turco e' arrivato anche l' annullamento, sempre da parte del Tar Lazio, viene accolta telefonicamente da Don Luigi Larizza senza nascondere l' entusiasmo.
'Quel decreto - afferma - avvantaggiava solo il mondo dello spaccio: nessuno esce da casa con 30-40 canne; chi esce da casa con quel quantitativo e' uno spacciatore e il decreto, quindi, copriva lo spaccio'.
Il ricorso di don Luigi Larizza ha seguito il percorso insieme con gli altri due presentati da Codacons e 'Articolo 32' (associazione per i diritti del malato). 'Una decisione - racconta Don Luigi - che ho preso proprio perche' spronato dai ragazzi della mia piccola comunita' (ospita 15 giovani): chiunque di loro e' caduto nel tunnel delle droghe pesanti ha sempre cominciato con la cannabis. Ed e' ora di finirla con questa distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, la droga e' droga'.
'Oggi - continua Don Luigi - l' hascisc e' molto piu' pericoloso di prima, e' molto piu' pesante, danneggia il cervello e vorrei far incontrare al ministro Turco qualche ragazzo con la cosiddetta doppia diagnosi: tossicodipendenza e danni irreversibili al cervello, il ministro deve vedere quali danni provoca la droga. Solo allora capirebbe'.
'Se fossi io un ministro - aggiunge - obbligherei i tossicodipendenti a fare un cammino di recupero in comunita' e farei ovviamente una forte azione di prevenzione: ma quando un ministro dice 30-40 spinelli vanno bene, questa non e' di sicuro prevenzione. Come fa chi deve tutelare la salute dei cittadini a dire: 30-40 spinelli vanno bene ma dovete sapere che le sigarette, il fumo, fanno male'.
'Non posso quindi che essere contento per la notizia, una notizia che pero', ne sono certo - continua il parroco - fara' piu' contenti i miei ragazzi che hanno cominciato un cammino di recupero'.'In realta' - aggiunge Don Luigi - io ho riflettuto su una cosa: abbiamo un ministro che deve tutelare la salute di tutti, che pensa alla eutanasia e alla morte tramite droga, ed un ministro alla famiglia che pensa ai Dico: non farebbero meglio a cambiare nome?'. 'Non e' questo di certo - prosegue - il mio sentire e neanche il sentire dei miei parrocchiani che in tanti sono venuti a darmi la loro solidarieta''.
Don Luigi Larizza conclude: 'Mi fa specie poi che i confratelli che vanno in giro per televisioni non abbiano preso loro l' iniziativa che ho preso io. C'e' sempre un Davide ed un Golia nella storia ed io in questa vicenda mi sono tanto sentito Davide'.

'Dopo l'amara esperienza del radicali inglesi che dopo 10 anni hanno dichiarato la sconfitta della liberalizzazione della cannabis e confermato l'esistenza di una maggiorazione nel numero dei giovani dediti alla droga, ci auguriamo che il ministro Livia Turco eviti ulteriori inutili scontri giudiziari'. E' il commento del presidente del Codacons Carlo Rienzi.
'La richiesta che facciamo al ministro Turco - ha aggiunto Rienzi - e' che adegui i limiti alle indicazioni che le furono fornite dalla Commissione tecnico-sanitaria da lei stessa nominata e che limitavano a 375 milligrammi la dose massima di cannabis detenibile senza conseguenze penali'.

'Le sentenze vanno rispettate, bisogna che tutti, a cominciare dal governo, ne prendano atto'. Lo dice all'ADNKRONOS il capogruppo di Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi.
'Evidentemente -auspica Donadi- questo dovrebbe portare a una riflessione: bisogna capire se, al di la' della legittimita', alla base del provvedimento ci sia stata la giusta cautela e il bagaglio tecnico, oppure si e' preferito premere il piede sull'acceleratore per una posizione mediatica'. 'Noi certo non piangiamo per la decisione del tar. E' l'occasione -insiste- per riprendere un discorso, in modo piu' puntuale e preciso'.

"Dopo l'annullamento del decreto sulla cannabis del ministro Livia Turco, invitiamo il governo a una riflessione pacata. Il ministero della Salute abbandoni la passione per lo spinello e si dedichi ai controlli sul rispetto e la precisa attuazione della 194". Lo dichiara il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'. "Prodi non autorizzi alcun ricorso al Consiglio di Stato- chiede l'esponente centrista. Livia Turco prenda atto della realta', chiuda nel cassetto l'ideologia drogata e lavori assiduamente per salvare i troppi bambini lasciati morire in violazione evidente della legge sull'interruzione di gravidanza".

"Il raddoppio della dose lecita voluto dalla Turco e' illegittimo, perche' non suffragato da valutazioni tecnico-scientifiche. Credo, quindi, che l'annullamento del decreto sia dovuto a questo vizio di origine". Carlo Giovanardi commenta cosi' l'annullamento da parte del Tar del Lazio del decreto del ministro Turco sull'uso personale di cannabis.
"La Turco ha raddopiato la soglia minima senza vere motivazioni, a parte quella di dare una risposta all'ala sinistra del suo schieramento, e motivando la decisione con il fatto che cosi' non sarebbero andati in galera i consumatori, che comunque non rischiavano il carcere perche' il consumo in Italia e' depenalizzato", dice ancora l'esponente dell'Udc all'ADNKRONOS. "Inoltre, dopo le ultime rivelazioni dell'Independent' sulla droga, la quantita' minima andava dimezzata piu' che raddoppiata", conclude Giovanardi.

"Mentre in tutto il mondo si rileva la pericolosita' delle droghe impropriamente dette leggere e mentre oggi in Italia il Tar del Lazio annulla, dopo aver sospeso, i provvedimenti pro-droga del governo, il ministro Ferrero continua a fare annunci per facilitare la circolazione di droga". Maurizio Gasparri dell'esecutivo di Alleanza Nazionale, osserva quindi che "alla Camera sono state annunciate revisioni della legge Fini che non vedranno mai la luce. Le norme anti-droga resteranno in vigore. Ma e' ora di finirla con annunci che disorientano le famiglie. In Parlamento non ci sono numeri per nuove leggi".

'Siamo ormai abituati ad un ministro che si muove solo e soltanto sulle pressioni ideologiche dei partiti di estrema sinistra che costituiscono la maggioranza di Governo. Quindi i suoi provvedimenti di volta in volta subiscono modifiche o vengono addirittura annullati'. Questo il commento di Anna Maria Celesti, vicepresidente della Commissione Sanita' del Consiglio regionale toscano e consigliere regionale di Forza Italia.
'La decisione del Tar del Lazio- continua Celesti - di annullare il decreto del ministro della Salute Livia Turco dimostra che il raddoppio della quantita' massima di detenzione di cannabis, rappresentava un messaggio educativo nefasto per le giovani generazioni che mirava solo a legalizzare lo spaccio di Stato. Il provvedimento di annullamento del tribunale amministrativo e' fondamentale in quanto ribadisce il concetto che drogarsi non e' lecito'.
'Noi continueremo - conclude Celesti - a sostenere la legge Fini, varata durante il Governo Berlusconi che invece mirava ad abolire la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, di punire duramente chi spaccia e di andare incontro a chi ha bisogno di solidarieta' cure e recupero ma soprattutto di sostenere le comunita' terapeutiche'.

"Quello che sconcerta e' l'atteggiamento del Governo". Questo e' quanto afferma Donatella Poretti, deputata della Rosa nel pugno commentando il comportamento dell'esecutivo sulla sentenza del Tar del Lazio sul decreto Turco. "A 308 giorni dal suo insediamento- spiega infatti Poretti- il governo che aveva promesso di cambiare la politica sulle droghe si ritrova con la stessa legge del Governo Berlusconi, di fatto, non apportando la minima modifica alla Fini-Giovanardi, l'attuale esecutivo ha fatto sua la politica repressiva del predecessore".
Tutto questo inoltre "e' confermato oggi- spiega al deputata Rnp- dal ministro Paolo Ferrero, ascoltato nella mia commissione, il quale ha nuovamente chiesto tempo ("alcune settimane") visto che la materia e' 'parte esplicita' del programma di governo". A questo punto, "si prenda atto che il Parlamento non puo' piu' attendere un testo del Governo in materia di droghe- sottolinea Poretti- per questo mi adoprero' affinche' la proposta di legge Boato venga calendarizzata al piu' presto in commissione".

L'assessore regionale alle politiche dell'istruzione Elena Donazzan ha accolto 'con grande soddisfazione e condivisione' la decisione del Tar del Lazio. 'Questa decisione - dice Donazzan - e' la conferma che ci troviamo di fronte ad un provvedimento negativo proprio per quelle fasce piu' giovani cui andrebbe trasmesso un altro tipo di messaggio, e non certo una sorta di incentivazione all'uso della cannabis che, seppur qualcuno si ostini a definire droga leggera, rimane sempre e comunque droga'. L'assessore del Veneto si augura che 'adesso si vada nella direzione di sanzionare lo spaccio con norme severe, come previsto dalla legge Fini-Giovanardi'.

"La sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato il decreto Turco sull'uso di cannabis induca il ministero della Salute ed il governo ad invertire la inquietante direzione intrapresa sul fronte droga e ad affrontare il problema in modo più serio". Lo afferma il vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Enrico La Loggia.
Secondo La Loggia "è indispensabile che la censura di carattere amministrativo porti ad un radicale cambiamento di rotta, sul piano politico, rispetto alle sciagurate iniziative del ministro Turco che sono fin da subito apparse in assoluta controtendenza in rapporto anche alle più recenti valutazioni scientifiche circa la pericolosità dell'uso di cannabis".

Giorgia Meloni, di An, invita il governo a prendere atto della bocciatura, da parte del Tar, del decreto del ministro Livia Turco sulla soglia di punibilita' per il possesso di cannabis. Si tratta, sostiene l'esponente di An, di 'un'ulteriore conferma di come sulla lotta alla droga non si possa procedere per diktat ideologici'.
Ora, chiede Giorgia Meloni, 'il governo prenda atto della clamorosa bocciatura incassata e faccia marcia indietro, applicando la legge Fini e rispettandone i principi ispiratori'.

"Altro che Consiglio di Stato. Se il ministro Livia Turco ha un minimo di dignità politica, a questo punto non può che dimettersi". Lo afferma il deputato di An Carlo Ciccioli, medico psichiatra ed esperto di tossicodipendenze.
"Il Tar - prosegue Ciccioli - non poteva che prendere questa decisione: il decreto Turco liberalizzava lo spaccio di droga. Le critiche che avevamo espresso alla Camera di fronte alla decisione del Governo si sono puntualmente concretizzate sul piano del diritto".
"L'ipocrisia della sinistra - continua Ciccioli - è arrivata all'inverosimile. E' infatti impossibile supportare scientificamente la decisione di permettere ai consumatori una quantità di cannabis sufficiente a preparare quaranta spinelli.
Quantità che, sostanzialmente, permetteva la libertà di spaccio, contro tutte le intenzioni dichiarate a parole di voler limitare la diffusione del consumo della droga fra i giovani".
"Il decreto del governo bocciato dal Tar - conclude - in sostanza giustificava l'uso e lo smercio delle droghe cosiddette leggere tra i giovani. Un decreto che non teneva conto che l'uso delle droghe leggere è per molti l'anticamera del passaggio a droghe pesanti o comunque la facile via per la caduta della barriera del pregiudizio contro l'uso di sostanze che alterano le percezioni e i comportamenti".

"Solo il ministro Turco non si rende conto di una triste realta': anche le droghe leggere possono essere dannose per i giovani. La conferma che la sua era una iniziativa pericolosa e sbagliata e' venuta dal Tar del Lazio che, dopo l'annunciata sospensione, oggi ha annullato il decreto sulla droga": cosi' Maurizio Lupi di Forza Italia. "Una bocciatura alla quale -afferma- si unisce il giudizio negativo espresso recentemente nel quotidiano inglese "Independent". "Adesso ci chiediamo -conclude- che cosa dira' il ministro a sua discolpa e ci auguriamo che prenda atto della portata del suo fallimento traendone le opportune conseguenze".

"Al di là della decisione assunta dal Tar riguardo al decreto Turco, il governo lavori per abrogare o quanto meno per modificare sostanzialmente la legge Fini-Giovanardi, che è una legge che guarda esclusivamente all'aspetto punitivo e poliziesco del problema, senza una visione sociale della questione, che, invece, va affrontata con misure preventive e non carcerarie". E' quanto afferma Pino Sgobio, Capogruppo del PdCI alla Camera dei Deputati.

"Fine del danno. La magistratura amministrativa boccia su tutta la linea il decreto 'piu' canne per tutti", sancendone l'arbitrarieta' e l'incongruenza, e quindi l'illegalita'. Ora il ministro dello Spinello libero inverta la rotta, rinunci a presentare il ricorso al Consiglio di Stato e abbandoni l'idea malsana di smantellare la legge Fini anti-droga e anti-spaccio (ma non anti-drogato). Torni cioe' a fare il ministro della Salute. Oppure si dimetta". Lo afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.

"Il ministro Turco prenda atto della sentenza del Tar del Lazio che ribadisce la mancanza di qualsiasi motivo per innalzare il tetto della quantita' massima di cannabis a uso personale. Il governo eviti, ora, di aprire un contenzioso con la giustizia amministrativa che finirebbe solo per portare un danno ai giovani. La Turco guardi piuttosto a cio' che sta capitando in Europa, dove a cominciare dalla Gran Bretagna si comincia a fare marcia indietro sul principio dello spinello libero, perche' non fa male." Lo ha dichiarato Antonio Tajani, presidente degli europarlamentari di Forza Italia.

Daniele Capezzone, esponente radicale della Rosa nel pugno, definisce 'molto grave' la decisione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro il decreto del ministro Livia Turco sulla soglia di punibilita' per il possesso di cannabis.
'Quel che e' grave - secondo Capezzone - e' l'automaticita', la sistematicita', la naturalezza con cui si assiste al fenomeno di una magistratura che interviene creando diritto, entrando nel campo del parlamento e del governo'. 'Ormai - lamenta l'ex segretario dei radicali - tutto e' in 'outsourcing': la politica estera e di intelligence e' affidata a Gino Strada e ad Emergency; quella sulla giustizia alla magistratura, e cosi' via'.
'Il paese - per Capezzone - e' allo sbando, regna l'incertezza del diritto e la politica e' sempre piu' debole e subalterna'.

"Dopo la bocciatura definitiva del Tar del Lazio, Il Ministro Turco deve immediatamente ritirare il suo decreto. Ammetta la sconfitta, grave sia sotto il profilo giuridico che politico e non prosegua nel dannoso braccio di ferro con la magistratura." cosi' Isabella Bertolini, Vice Presidente dei Deputati di Forza Italia. "Abbiamo sempre detto - prosegue la parlamentare azzurra - che su un tema cosX delicato sarebbe stato opportuno coinvolgere il Parlamento. Si e' voluto utilizzare lo strumento del decreto governativo. A questo punto, la sconfitta per questo Governo, lassista ed irresponsabile, e' ancora piu' grave".
"Accogliamo con grande favore il pronunciamento del Tar del Lazio.
A nostro avviso - conclude Isabella Bertolini - costituisce un primo significativo passaggio per il recupero di quei valori morali troppo spesso calpestati dalle politiche dell'attuale maggioranza. I giovani devono essere informati sugli effetti dannosi della Cannabis, non certo spinti ed incitati al consumo di sostanze stupefacenti".

'L'annullamento del decreto Turco da parte del Tar del Lazio e' un altro sonoro schiaffone all'approssimativa e sbagliata politica del governo Prodi. Un provvedimento imposto con la forza dal centrosinistra, giustamente bocciato, su un tema assai delicato che coinvolge importanti aspetti sociali e soprattutto i giovani, dove un minimo di ragionevolezza da parte del ministro della Salute avrebbe consigliato il dialogo con l'opposizione e un confronto costruttivo in Parlamento'. Lo afferma il vice presidente dei senatori di Forza Italia, Elisabetta Alberti Casellati.

"Dal Tar del Lazio, come previsto dopo la sospensione del provvedimento, e' arrivata una sentenza di natura politica". Questo il commento di Francesco Mosca, segretario nazionale della Federazione dei Giovani socialisti alla sentenza del Tar del Lazio che ha annullato il "Decreto Turco".
Al governo, continua il giovane dirigente dello Sdi, "non resta che ricorrere al Consiglio di Stato e allo stesso tempo proporre una nuova legge che, nel rispetto del programma dell'Unione, cancelli la legge Fini-Giovanardi". "Con la legge in vigore- conclude Mosca- migliaia di giovani rischiano quotidianamente il carcere per qualche spinello".

'Torno a chiedere, anche a nome degli altri componenti di Forza Italia della commissione Affari Sociali della Camera, le dimissioni del ministro della Salute, Livia Turco. Dopo la sospensione del decreto sulla droga, ora il Tar del Lazio lo ha addirittura annullato. Dal ministro ci attendiamo quindi un gesto di responsabilita''. Cosi' Domenico Di Virgilio, capogruppo Forza Italia in commissione Affari Sociali della Camera e responsabile dipartimento Sanita' Fi.
'Una bocciatura, quella del Tar, che conferma la gravita' della scelta assunta dalla Turco che rappresentava un pericolo per tanti giovani e per le loro famiglie. Si tratta - afferma Di Virgilio - di un provvedimento assurdo e dannoso e ci meravigliamo che il ministro non abbia consultato da un lato la commissione competente presso l'Istituto Superiore di Sanita' e dall'altro non abbia ritenuto opportuno confrontarsi con il Parlamento'.

'Prima la sospensione, poi la bocciatura del provvedimento: un colpo duro al decreto della Turco, non c'e' che dire. Ma anche una sonora sconfitta per il governo'. Lo afferma Gianfranco Rotondi, segretario della Dc per le Autonomie.
'Dispiace - aggiunge - che il ministro Ferrero annunci che il governo fara' ricorso. Vorremmo sapere cosa ne pensano i moderati dell'Unione. A Ferrero ricordo che con questo provvedimento a brindare sinora sono stati solo gli spacciatori che hanno visto rimpinguare le proprie casse, aprendo pero' enormi falle nel sistema della prevenzione e della repressione sull'uso anche minimo di droghe'.

"E' sempre piu' urgente la presenza del ministro Livia Turco in Commissione Sanita' per riferire sull'annuallmento da parte del Tar del Lazio del suo decreto con cui era stata raddoppiata la dose consentita di cannabis". Lo afferma il senatore Domenico Gramazio, capogruppo di Alleanza Nazionale in Commissione Sanita'."Gia' dopo la sospensione del decreto avevamo avanzato tale richiesta che sara' affrontata nel prossimo ufficio di presidenza, piu' che confermata dopo la bocciatura di oggi. La decisione del Tar del Lazio dimostra che la lotta alla droga deve proseguire con l'applicazione della legge Fini, una normativa questa che consente la prevenzione e il recupero per i tossicodipendenti e che contrasta duramente e seriamente lo spaccio. Vogliamo sapere dalla ministra Turco i danni che ha arrecato l'applicazione del decreto ministeriale da lei firmato per quanti hanno potuto liberamente spacciare, facendosi forti della 'protezione' del decreto ministeriale. L'annullamento da parte del Tar del Lazio dimostra inoltre che per cambiare la legge non sono ammesse furbizie ed espedienti come quella del decreto ministeriale cui e' ricorsa il ministro Turco - conclude Gramazio - non avendo la forza, ne' i numeri parlamentari per procedere con una legge".

"Non avendo condiviso, a suo tempo, il decreto legge del ministro della Salute, Livia Turco, che raddoppia la quota di cannabis per uso personale, salutiamo favorevolmente la sentenza del Tar del Lazio che boccia il provvedimento". Cosi' Sergio Betti, segretario confederale della Cisl commenta la decisione del Tar del Lazio. "Ci sono vari studi- continua il sindacalista- che dimostrano che l'impiego di cannabis oltre a rappresentare un fattore di rischio per una successiva assunzione di droghe piu' pesanti, e' correlato all' l'insorgere di alcune patologie mentali". Bisogna superare quindi "l'idea largamente diffusa- spiega Betti- che l'uso di cannabis sia una semplice abitudine di vita che non ha alcuna influenza sullo stato di salute". E' necessario "mettere in campo iniziative in grado di evitare che gli adolescenti- conclude il segretario confederale della Cisl- siano preda continua della catena criminale il cui solo interesse e' quello di espandere l'uso della cannabis".

'Dopo la bruciante sconfitta subita con l'annullamento del decreto Turco-Ferrero, i due ministri dovrebbero fare un esame di coscienza e non proporre un assurdo ricorso al Consiglio di Stato che costituirebbe solo uno spreco di tempo e denaro pubblico e non contribuirebbe a combattere il problema della droga'. Lo sostiene la deputata di Forza Italia Gabriella Carlucci.
'Mi auguro vivamente - prosegue la parlamentare di Forza Italia - che il Consiglio di Stato rigetti qualsiasi eventuale ricorso e che sia la Turco che Ferrero pensino seriamente a dimettersi'.
'Qualsiasi persona dotata di un minimo di buon senso non avrebbe mai varato quello sciagurato decreto, speriamo che il Consiglio di Stato respinga un eventuale ricorso che purtroppo sembra un'eventualita' concreta - afferma infine Gabriella Carlucci - visto che i ministri Turco e Ferrero non ammettono di aver preso una vera cantonata'.

'Al di la' del merito della sentenza del Tar sul decreto Turco, che non commentiamo, resta, ed e' quanto mai urgente, il problema di correggere e rivedere la Giovanardi - Fini e di procedere al piu' presto all'approvazione di una nuova legge sulle tossicodipendenze', dichiara il senatore dell'Ulivo Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' di Palazzo Madama. 'A quasi un anno dalla sua entrata in vigore, e' evidente che quella normativa si e' rivelata di difficile applicazione e sostanzialmente inefficace. Quello che e' certo, e', come giustamente indicato piu' di una volta dal ministro Livia Turco, ora dobbiamo rivedere e riscrivere la Giovanardi-Fini. La legge sulle tossicodipendenze approvata dalla destra nella scorsa legislatura e' inutilmente repressiva. Non credo sia questa la strada per combattere la droga ed il rischio di tossicodipendenze. Noi crediamo al contrario che sia necessaria una nuova normativa che punti sulla prevenzione, sull'educazione dei nostri ragazzi a sani stili di vita, e sul recupero, come del resto e' scritto nel programma dell'Unione.
A questo punto e' bene che un confronto serio e sereno in Parlamento per varare una riforma complessiva e organica cominci al piu' presto'.

'La nuova performance del Tar non aggiunge nulla alla precedente decisione. L'accettazione del ricorso per difetto di motivazione e mancata valutazione degli effetti nocivi della cannabis e' addirittura esilarante'. Cosi' il presidente di Forum Droghe, Franco Corleone, commenta la sentenza del Tar del Lazio sul decreto Turco.
L'ex sottosegretario sottolinea come 'contestualmente oggi vi e' stata l'audizione del ministro Paolo Ferrero' sulla riforma della legislazione antidroga e si augura che 'oltre al ricorso al Consiglio di Stato, vi sia finalmente una decisione politica per cambiare la legge Fini-Giovanardi, su cui nessun Tar potra' mettere becco'.

Daniele Farina
, del Prc, sostiene che 'la serieta' con cui il Tar del Lazio motiva l'annullamento del decreto della ministra Turco, ha lo stesso livello medico scientifico delle tabelle precedentemente fissate dall'ex ministro Storace: ovvero nessuno'.
Per Farina, 'migliaia di cittadini sanno, a questo punto, a chi rivolgersi per uscire dalla drammatica situazione in cui vivono in relazione agli effetti della legge Fini-Giovanardi; cioe', agli estensori di questa legge, ad improbabili associazioni di consumatori e a magistrati amministrativi che sembrano avere sulle sostanze stupefacenti la stessa conoscenza della localizzazione di Atlantide'.
Questa, afferma Farina, 'e' una ragione in piu' per sottrarre una materia cosi' delicata all'esercizio circense in cui e' precipitata, per farla diventare oggetto di una seria verifica e di iniziativa di riforma parlamentare e di governo'.

Fonte: notiziario droghe

mercoledì 21 marzo 2007

APPLE TV FINALMENTE IN VENDITA PER GUARDARE FILM E VIDEO ACQUISTATI SU INTERNET

Apple® ha iniziato la commercializzazione di Apple TV™, un modo divertente e facile da utilizzare per riprodurre tutti i propri contenuti preferiti di iTunes® trasferendoli in modalità wireless dal proprio Mac® o PC al più ampio schermo della propria TV, inclusi film, serie televisive, musica, foto e podcast.

Utilizzando la nuova incredibile interfaccia di Apple TV, chiunque puo’ velocemente sfogliare e vedere la propria intera collezione di contenuti digitali stando seduto dall’altra parte della stanza, utilizzando il semplice e intuitivo telecomando Apple Remote. Apple TV si connette facilmente a quasi tutti i moderni televisori widescreen.

“Apple TV è come un DVD player dell’era Internet — fornisce un modo facile e divertente per riprodurre i vostri contenuti digitali di iTunes dal vostro PC o Mac alla vostra TV widescreen,” ha affermato Philip Schiller, senior vice president Worldwide Product Marketing di Apple. “Apple TV permette di riprodurre in modalità wireless i contenuti che avete sul vostro PC o Mac utilizzando le esistenti reti WiFi così come la più recente e veloce versione del WiFi, la 802.11n.”

La perfetta integrazione di Apple TV e iTunes permette agli utenti di scegliere fra oltre 400 filmati e 350 serie televisive in qualità quasi da DVD; oltre quattro milioni di canzoni, 5.000 video musicali, 100.000 podcast e 20.000 audiolibri presenti du iTunes Store (www.itunes.com).

Gli utenti possono anche godersi i trailer dei propri film preferiti sullo schermo della propria TV widescreen; possono ascoltare la propria musica preferita su un sistema di home entertainment e vedere lo slideshow dei propri album fotografici in una risoluzione ad alta definizione. Apple TV rende semplice per gli utenti la consultazione di tutta la propria collezione digitale grazie ad una nuova interfaccia, facile da utilizzare e intuitiva.

Con il telecomando Apple Remote, gli utenti possono facilmente navigare fra i propri film, serie televisive, musica e foto preferiti anche da una distanza di oltre 9 metri.

Apple TV ha un hard disk da 40GB per salvare fino a 50 ore di video, 9.000 canzoni, 25.000 foto o una combinazione di questi contenuti ed è in grado di fornire un output in alta definizione a 720p. Apple TV si connette facilmente ad una vasta gamma di TV widescreen e sistemi home theater e viene fornita come standard con HDMI, video component, porte audio analogiche e ottiche.

Utilizzando le funzionalità di rete wireless ad alta velocità AirPort® 802.11, Apple TV è in grado di auto sincronizzare il contenuto da un computer o mandare in streaming i contenuti da cinque ulteriori computer direttamente sulla vostra TV senza alcun cavo.


Prezzi e Disponibilità
Apple TV, che include il telecomando Apple Remote, sarà disponibile a partire da questa settimana attraverso l’Apple Store® (www.apple.com/italystore) i retail store Apple e i rivenditori autorizzati Apple ad un prezzo Apple Store di €299 (Iva inclusa).

Apple TV richiede iTunes 7.1 o versione successiva che gira su un Mac con Mac OS® X versione 10.3.9 o successiva, o su un PC Windows con Windows XP Home/Professional (SP2).

E’ richiesta una rete wireless 802.11b/g/n che utilizza AirPort, AirPort Extreme® o una rete Ethernet 10/100 Base-T. L’accesso ad Internet è richiesto ed è raccomandata una connessione a banda larga.


Apple TV richiede una TV widescreen con definizione avanzata o ad alta definizione. I giochi iPod® non saranno riproducibili su Apple TV. iTunes Store è disponibile negli Stati Uniti e in un numero definito di nazioni. Le serie televisive e i film sono disponibili solo negli Stati Uniti, mentre la disponibilità di video varia da nazione a nazione.

Apple ha dato il via alla rivoluzione del personal computer negli anni ‘70, con Apple II, e lo ha reinventato un decennio più tardi, con l'introduzione del Macintosh. Ancora oggi Apple continua a guidare il settore grazie alla sua capacità di innovazione, con computer desktop e portatili, il sistema operativo OS X, gli applicativi iLife e quelli professionali. Apple sta inoltre guidando la rivoluzione dei media digitali con la linea di lettori di musica e video iPod e con il negozio online iTunes. Apple entrerà nel mercato della telefonia cellulare quest’anno con il suo rivoluzionario iPhone.

Fonte: Assodigitale.it

ZANZARE OGM CONTRO LA MALARIA

Zanzare geneticamente modificate in laboratorio e rese resistenti al parassita della malaria sembrano essere piu' forti di quelle presenti in natura e in un futuro potrebbero essere usate come meccanismo di controllo della malattia.

La prospettiva arriva da uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS' da esperti che da anni lavorano alla creazione di zanzare 'anti-malaria', Mauro Marrelli e Marcelo Jacobs-Lorena, della Scuola di Sanita' Pubblica Bloomberg e dell'Istituto di Ricerca sulla Malaria presso la Johns Hopkins University di Baltimora. Gli esperti hanno dimostrato infatti che le loro zanzare OGM sono piu' forti di quelle naturali e nel giro di alcune generazioni hanno la meglio su queste ultime in un ambiente controllato di laboratorio. I ricercatori hanno dato vita alle zanzare resistenti alla malaria inserendo nel Dna delle cellule del loro intestino il gene per il peptide 'SM1'. Questa piccola proteina impedisce sin dai suoi primissimi stadi lo sviluppo del parassita nell'intestino dell'insetto, rendendolo cosi' non piu' vulnerabile alla malaria e non piu' veicolo di infezione.

''E' un passo avanti importante - commenta Andrea Crisanti dell'Universita' degli Studi di Perugia - ma siamo ancora lontani da eventuali applicazioni per eliminare il vettore malarico dall'ambiente''. Infatti, dichiara Crisanti, che lavora tra Italia e Imperial College di Londra, ''questa e' la prima dimostrazione sperimentale che le zanzare che non si infettano con il plasmodio malarico sono avvantaggiate nella sopravvivenza''. Della stessa opinione il direttore del reparto di malattie trasmesse da vettori dell'Istituto Superiore di Sanita' Giancarlo Majori: ''un notevole passo avanti ma parliamo di esperimenti di laboratorio e col plasmodio del topo e non umano''.

La malaria e' una grave malattia che flagella i paesi in via di sviluppo mietendo oltre un milione di vittime ogni anno nel Mondo. E' causata dal parassita 'Plasmodio falciparum', veicolato dalla zanzara Anopheles. Gia' da anni molti gruppi di ricerca nel mondo lavorano a zanzare transgeniche resistenti all'infezione da Plasmodio e quindi incapaci di trasmettere la malattia pungendo l'uomo. L'obiettivo e' creare la zanzara anti-malaria e disperderla nell'ambiente: l'insetto OGM potrebbe 'sfrattare' quello naturale che porta l'infezione. Ci sono oggi due strade per il controllo della malaria, conclude Majori, quella del controllo del suo vettore che con questo lavoro da' un piccolo segnale di avanzamento, e quella del vaccino che forse portera' i suoi frutti prima, visti i buoni risultati di alcuni vaccini attualmente in test.

Fonte: ANSA

Mastrogiacomo è tornato a casa. In prigione chi lo ha liberato

È sceso dalla scaletta del Falcon, atterrato a Ciampino poco prima delle 23,30. Pantaloni scuri, maglietta bianca e scarpe da ginnastica, Daniele Mastrogiacomo, il giornalista di Repubblica detenuto dai talebani per 15 giorni, ha alzato le braccia al cielo, agitandole più volte come a dire «ce l'ho fatta». Il primo lungo abbraccio, quasi un assalto, è stato quello della figlia Alice, poi sono arrivati alla spicciolata tutti i parenti. Poi quello più commovente, quello con la moglie Luisella. Alla fine i colleghi, ai quali ha detto «grazie ragazzi, grazie a tutti, siete stati tutti fantastici».

È stato quindi il momento dei saluti ufficiali. Prima quello con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, il quale, fuori dall'ufficialità, dopo l'abbraccio gli ha dato una pacca sulla spalla amichevole, mentre il giornalista gli diceva: «Grazie, lei mi ha salvato la vita». Attorniato da parenti e autorità, tutti finalmente sorridenti, Daniele Mastrogiacomo si è avviato alla saletta dei vip, da dove poi è ripartito alla volta della Procura della Repubblica per essere interrogato dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti, Erminio Amelio e Giovanni Salvi. Ai magistrati del pool antiterrorismo il reporter ha detto di non ritenere di essere stato vittima di una trappola. Considera il suo interprete una persona fidata e sarebbe in grado di riconoscere alcuni dei suoi carcerieri, ma non può fornire elementi sulla loro identificazione, in particolare quello del mullah Dadullah. Inoltre sono stati girati diversi video, oltre a quello apparso in televisione. Poi ha ricostruito con i pm tutte le fasi della sua prigionia.

Ma la vicenda, sul versante afgano, sembra lontana dall'essere conclusa. Il mediatore di Energency, Rahmatullah Hanefi, e l'interprete di Mastrogiacomo, Ajmal Naskhbandi, sono stati arrestati e sono adesso sotto custodia dei servizi segreti di Kabul.

Rahmatullah Hanefi, che è il responsabile delle risorse umane dell'organizzazione umanitaria Emergency, è stato una figura chiave nella scarcerazione del giornalista di Repubblica Mastrogiacomo. «Rahmatullah Hanefi ha la sola colpa di avere fatto tutto il possibile per salvare vite umane in immediato pericolo. Emergency fa appello ai mezzi di informazione perchè sostengano con forza la liberazione di Rahamatullah Hanefi, che ha contribuito in modo determinante al rilascio di Daniele Mastrogiacomo» è scritto sul sito di peacereporter.net. Questo arresto, dice Gino Strada, è interpretato da chi lavora in Afghanistan come un gesto «grottesco e provocatorio», considerato che Rahmatullah Hanefi si è occupato di svolgere il ruolo del mediatore con i rapitori.

In mattinata un centinaio di persone hanno protestato davanti all'ospedale di Emergency per chiedere notizie dei due afghani rapiti assieme al giornalista italiano liberato. Di Sayed Agha, l'autista di Daniele ucciso dai talebani venerdì scorso, si chiedeva la restituzione del corpo alla famiglia, il che rappresenta un atto considerato sacro dai musulmani. Solo dopo circa un'ora, la folla si è dispersa e la situazione è tornata tranquilla. Il corpo dell'autista trucidato sotto gli occhi del reporter italiano è stato consegnato nel primo pomeriggio alla famiglia. Il cadavere è stato ritrovato dagli abitanti di Laki Spara,un villaggio in una zona tra Garmsir e Khan Nishin, nella provincia di Helmand. Un cugino è andato a prendersi il corpo, che era stato sepolto.

Fonte: L'Unità

Migliaia di persone a Polistena per ricordare le vittime di mafia

Oggi è la Giornata della memoria per i caduti sotto i colpi della criminalità In tanti al corteo organizzato da Libera. Messaggi di Prodi e Bertinotti

Comincia con grande solennità e insieme con semplicità - scandendo i nomi delle 700 vittime delle mafie - il corteo in corso a Polistena, nel reggino, per celebrare la Giornata della memoria e dell'impegno, promossa da Libera. Una celebrazione dedicata ai tantissimi che, nel nostro Paese, in tutti questi anni, sono caduti sotto i colpi della criminalità organizzata.

Molte migliaia le persone presenti alla manifestazione, giunte da tutte le parti d'Italia. Lungo il percorso del corteo sono stati anche affissi, in ogni stradina adiacente a quella del corteo, dei manifesti con i nomi delle persone uccise. Il corteo poi si conclude nella piazza principale di Polistena, con gli interventi di don Luigi Ciotti, responsabile di Libera, e delle autorità.

"Siamo Polistena - spiega Ciotti - perchè qui anni fa è nata la prima cooperativa su terreni confiscati alla criminalità organizzata, una cooperativa che da occupazione a molti giovani e che rappresenta una speranza concreta: è giunto il momento di passare dal dire al fare, dalle parole ai fatti. Oggi è la giornata dello stop: del dire basta alla carneficina, alle vittime di mafia".

"E' una giornata importante per l'Italia": queste le parole di Fausto Bertinotti, nel messaggio inviato al don Ciotti. Il presidente della Camera avrebbe dovuto prender parte alle manifestazioni in programma oggi, ma è stato trattenuto a Roma da una serie di improvvisi impegni legati all'attività parlamentare.

"E' una giornata che ha un valore fondamentale - scrive Bertinotti - innanzitutto per chi l'ha promossa e per chi la anima. E' soprattutto l'entusiasmo del popolo dei giovani che rappresenta il dato di maggiore forza che segna la manifestazione odierna: quei giovani che in questi anni, in più riprese ed in forme diverse, hanno capito in tanta parte del Mezzogiorno che conquistare il proprio futuro significa soprattutto liberarsi dal gioco di sopraffazione e di intimidazione".

E anche il premier ha inviato un messaggio. ''Cari amici - scrive Romano Prodi - la giornata che oggi, idealmente insieme, celebriamo, ci riporta alla mente, prima di ogni altra cosa, il nome e il volto delle tante vittime innocenti delle mafie e della criminalita' organizzata. Tante storie di uomini, di donne e persino di bambini, diventano cosi' memoria di comunita'. E' con rispetto e con gratitudine che al loro sacrificio ci inchiniamo promettendoci reciprocamente di non dimenticarli mai''.

Fonte: L Repubblica

La disoccupazione ai minimi storici: Dato più basso dal '93

L'occupazione è aumentata dell'1,9%, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,8% dal 7,7% del 2005. La riduzione è più evidente nel Mezzogiorno

Calo record della disoccupazione nel 2006. Il tasso, comunica l'Istat, è sceso al 6,8%, dal 7,7% del 2005. il dato più basso dal 1993, anno d'inizio delle serie storiche ricostruite. La riduzione più ampia ha riguardato soprattutto il Mezzogiorno, dove ha interessato sia gli uomini sia, in misura più ampia, le donne. Per gli stranieri. Per gli stranieri il tasso si attesta all'8,6% (5,4% per gli uomini e 15,4% le donne).

Nella media del 2006, aggiunge l'Istituto di statistica, il numero delle persone in cerca di occupazione è diminuto in confronto a un anno prima dell'11,4% (-215mila unità). L'area della disoccupazione ha registrato una riduzione consistente sia nella componente maschile sia in quella femminile del Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione al Sud è stato del 12,2%, con una flessione del 2% rispetto al 2005. Ma tale livello resta, tuttavia, molto superiore rispetto alle regioni centrali e settentrionali. Al Nord, infatti, il tasso di disoccupazione è stato del 3,8% (3,9% nel nord-ovest e 3,6% nel nord-est), mentre al Centro il saggio del 2006 si è posizionato al 6,1%.

Un calo record della disoccupazione si è verificato anche nel quarto trimestre 2006. Il tasso, al netto dei fattori stagionali è sceso al 6,5% (-0,2% rispetto al periodo luglio-settembre 2006). il valore più basso dal 1992, data d'inizio delle serie storiche. I dati non destagionalizzati indicano invece un tasso al 6,9%, con una flessione dell'1,1% rispetto al quarto trimestre 2205. Tornando all'intero 2006. Nella media dell'anno, afferma l'Istat, l'occupazione è aumentata dell'1,9%, pari a 425mila unità in più rispetto al 2005. la crescita dell'occupazione straniera è stata pari a 178mila unità (+99mila uomini e +80mila donne). Sempre nella media, sottolinea l'Istat, l'occupazione totale è cresciuta, rispetto al 2005, del 2% al Nord (+226mila unità, di cui 113mila stranieri), del 2,1% al Centro (+94mila unità, di cui 43mila stranieri) e dell'1,6% nel Mezzogiorno (+105mila unità, di cui 21mila stranieri). Nelle regioni settentrionali e meridionali, poi, è stata particolarmente intensa la spinta della componente femminile.

Fonte: Quotidiano.net

Liberalizzazioni: Il Governo pone la fiducia alla Camera

Il governo ha chiesto la fiducia alla Camera sul decreto legge Bersani sulle liberalizzazioni. Lo ha annunciato in Aula il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. La votazione della fiducia sul decreto legge si terrà nell'Aula della Camera domano a partire dalle 10.40.

Il governo, ha assunto la decisione del ricorso alla fiducia, ha spiegato Chiti, constatando l'ostruzionismo dell'opposizione. Al decreto, ha detto, "è stato presentato un numero elevato di emendamenti e ad oggi ce ne sono circa 70 da esaminare, poi serve il tempo necessario per gli ordini del giorno e per le dichiarazioni di voto. Siamo andati ben oltre i 30 giorni assegnati per l'esame della Camera e andare oltre ci porta a rischio di conversione del decreto, che scade il 2 aprile e il Senato avrebbe troppo poco tempo".

"E' un voto dovuto nei confronti del Paese perché questi son provvedimenti che sappiamo esserci chiesti dal cittadino consumatore". Così, a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio avrebbe
commentato la richiesta di voto di fiducia sul provvedimento di liberalizzazioni all'esame dell'aula della Camera. "Anche per questo - ha proseguito Prodi - gli atteggiamenti delle ultime ore sono assolutamente incomprensibili".

Fonte. RAINEWS 24

martedì 20 marzo 2007

Beckham, niente orme a Hollywood

Davvero un brutto colpo per la fame di gloria di Victoria Beckham. L'Hollywood Actors Guild, la commissione che decide chi può imprimere la propria suola sull'asfalto della Walk of Fame, ha negato l'onore a lei e al marito David: non sono abbastanza famosi. La proposta era arrivata da Tom Cruise, ma ciò non è bastato a convincere i responsabili, che in passato avevano accettato anche le orme delle zampe di Lassie.

"Tom pensava che fosse un bel modo di accogliere i Beckham a Los Angeles - riferisce una fonte anonima alla stampa americana - ma ad Hollywood non la pensano proprio così. Secondo la commissione i Beckham non hanno nulla a che fare con Hollywood poiché sportivi e popstar non sono affatto collegabili al mondo del cinema".

Un boccone amaro che l'ex Spice dovrà digerire volente o nolente e farsi una ragione del fatto che Hollywood non riconosce lei e il marito come "sufficientemente famosi". Accanto alle orme del cane più noto del cinema, ma anche della rana Kermit dei Muppets, nonché di Michelle Pfeiffer, Mariah Carey e il rapper P Diddy (ultimi a lasciare il segno), non ci saranno quelle della coppia inglese che aspira allo scettro dello showbiz d'Oltreoceano.

E anche sul fronte abitativo Victoria non se la passa troppo bene. La spasmodica ricerca di una residenza a Los Angeles che sia degna della sua famiglia non sta andando a buon fine. Dopo aver messo gli occhi sulla villa di Michael Jackson, di Madonna e di altre star di tale portata, i Beckham hanno dovuto predere atto che il denaro stanziato non basterà mai per realizzare i desideri di un nido da vip nel tempio dei vip. I prezzi al metro quadro nella Hollywood che conta sono considerati da Vick e David decisamente folli, troppo alti per essere un buon investimento. Attori e popstar sborsano però quanto chiede il mercato, i Beckham invece no.

Fonte: TGCOM

Camorra, 200 arresti a Napoli Maxioperazione antidroga

Tre anni di indagini e mille agenti per decimare il clan Mazzarello e Giuliano Ventotto le donne in manette. Erano addette alla vendita e al trasporto dello stupefacente.

NAPOLI
- Maxi operazione contro la camorra a Napoli. Arrestati quasi 200 affiliati ai clan Mazzarella e Giuliano egemoni nel traffico degli stupefacenti a Forcella e nel centro storico del capoluogo. In manette intere famiglie; le donne, 28 quelle arrestate stamane, erano addette alla vendita e al trasporto dello stupefacente. Gli uomini gestivano l'acquisto e l'importazione della cocaina, soprattutto dalla Spagna e dall'Olanda. Tra le arrestate anche Marianna Giuliano, figlia del boss del quartiere Forcella Luigi Giuliano, da alcuni anni collaboratore di giustizia. I proventi della vendita di droga, insieme al denaro derivante da altre attività illecite (estorsioni, toto e lotto nero) confluivano in una cassa comune: cinquantamila euro al mese.

Tensione al momento degli arresti. Un gruppo formato da poche decine di persone, tra le quali anche una donna incinta, ha inveito contro gli agenti ma la protesta infine è stata sedata e gli arrestati sono stati accompagnati in carcere. Le ordinanze di custodia cautelare volute dalla direzione distrettuale antimafia sono state emesse per associazione a delinquere e traffico di droga. Una maxioperazione condotta da oltre mille agenti frutto di tre anni di indagini.

Decisive per l'operazione "Piazza Pulita" le rivelazioni dell'ex boss di Forcella Luigi Giuliano, diventato collaboratore di giustizia. L'indagine passa in rassegna le attività dei clan operanti soprattutto nel centro antico di Napoli e dediti allo spaccio di droga, sopratutto cocaina e hashish. Dopo il "pentimento" di diversi esponenti di primo piano del clan Giuliano, le attività criminali nel territorio furono gestite dalla cosca capeggiata dai Mazzarella.

Per quanto riguarda il clan Mazzarella gli inquirenti hanno accertato che l'organizzazione provvedeva al mantenimento dei familiari dei detenuti versando loro stipendi oscillanti tra i 900 e i 2500 euro al mese. Alle persone che hanno ricevuto le "spettanze" è stato contestato - per la prima volta in un'inchiesta sulla camorra - il reato di ricettazione aggravata in quanto il denaro proveniva da attività illecite.

Fonte: La Repubblica

Extragettito: tutti contro Padoa-Schioppa

Il ministro dell'Economia lo vorrebbe destinare alle imprese, tutti gli altri capigruppo della maggioranza alle famiglie.

A due giorni dall'apertura dei tavoli di concertazione, dalla maggioranza viene una chiara indicazione al Governo sulle priorità d'intervento: dell'extragettito devono goderne le famiglie: le imprese hanno già avuto con la Finanziaria.
La maggioranza dei capigruppo dell'Unione non ha aderito alla proposta del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, di destinare una quota dell'extragettito fiscale alla riduzione della pressione fiscale per le imprese. Riuniti di buon mattino alla Camera, nessuno dei capigruppo ha sollevato il tema: «C'era un'intesa tacita a non parlarne», riferisce uno dei presidenti, il quale sottolinea che «questa è stata la bocciatura più esplicita».

MODERATI E SINISTRA RADICALE D'ACCORDO-
Il messaggio della riunione è diretto, per il tramite del ministro, alle imprese: «giù le mani dal tesoretto» con un occhio al prossimo turno elettorale. Sinistra radicale e moderati questa volta si sono trovati d'accordo. Mentre la Rosa nel pugno si è distinta non nascondendo il malumore. Interpellato a questo proposito il capogruppo Villetti conferma: «La situazione è complessa» e annuncia un comunicato su questo punto. Altro distinguo dall'Italia dei valori con Massimo Donadi che annuncia: «noi non ci iscriviamo al partito della spesa pubblica». Anche il partito di Di Pietro «vuole misure popolari, come l'abolizione dell'Ici e l'aumento delle pensioni» ma «il problema è verificare se è possibile farlo ora, o come dice Padoa-Schioppa, attendere il 2008 per decidere la destinazione dell'extra gettito. Se pensiamo solo a queste elezioni amministrative rischiamo di dover aumentare poi le tasse alle prossime. E poi- aggiunge Donadi- non possiamo fare come Berlusconi», ricordando la mossa del Cavaliere che propose l'abolizione dell'Ici poco prima del voto.

«RISARCIMENTO SOCIALE» - Rifondazione e Comunisti italiani hanno promosso l'esigenza di un «risarcimento sociale», da attuarsi, spiega Pino Sgobio, «non con la riduzione delle aliquote fiscali, perchè in questo modo avremmo favorito molto di più i redditi alti rispetto a quelli bassi».
Il presidente dei senatori di Rifondazione, Giovanni Russo Spena, aggiunge che «la redistribuzione delle risorse deve partire dall'Ici e dagli sgravi sugli affitti, dalle pensioni minime e dagli ammortizzatori sociali. In questo modo- spiega- si aiutano anche i redditi». Una linea pressochè identica a quella della Margherita, che in mattinata riunisce l'esecutivo e chiede subito un decreto sull'Ici. Non a caso Dario Franceschini fa notare ai giornalisti che «l'intesa di fine vertice è pressoché unanime».
I Verdi, dal canto loro, hanno chiesto di introdurre la lotta ai cambiamenti climatici tra le misure a cui destinare l'extra-gettito.

Fonte: Corriere della Sera

Berlusconi: fu il Quirinale a volere queste legge elettorale

Berlusconi rivolge agli alleati della Casa delle libertà un invito a diminuire la rissosità interna in vista delle prossime elezioni amministrative. “Si ha sempre a che fare con gli egoismi dei partiti – osserva il leader di Forza Italia -. Invece di scegliere il miglior candidato possibile, qualche volta antepongono il loro interesse e mandano avanti il nome sbagliato. In certe città abbiamo dovuto accettare dei candidati frutto della volontà degli altri partiti. Non in tutte per fortuna".

L’ex premier si dice pronto a scendere in campo personalmente per favorire la vittoria dei candidati di centrodestra nei Comuni e nelle Province, “far sì che il 57 per cento attribuito al centrodestra dai sondaggi conti anche nelle elezioni amministrative”. Dunque l’obiettivo di Berlusconi è quello di “convincere i cittadini ad esprimere un voto in sintonia con quanto pensano della politica nazionale".

Riguardo invece alla riforma delle legge elettorale, il Cavaliere ribadisce di non voler parlare con Prodi perché “abbiamo deciso che ci vanno i capigruppo, punto e basta". Però il presidente di Forza Italia fa notare come "la legge attuale non ha dato cattivi risultati".


Semmai per Berlusconi "un cattivo risultato l'ha data la frammentazione voluta dal Quirinale", che ai tempi dell’approvazione della nuova legge aveva Carlo Azeglio Ciampi come inquilino. "Noi volevamo introdurre al Senato il premio di maggioranza su base nazionale, la presidenza della Repubblica si era opposta sostenendo che doveva essere regionale”. Dunque la responsabilità dell’instabilità di questa legge è ancora una volta di altri.


Fonte: Romagna Oggi

Iraq, impiccato il vice di Saddam

Il vice di Saddam Hussein è il quarto capo giustiziato a Baghdad

L’ex vicepresidente di Saddam Hussein è stato impiccato poco prima dell’alba di oggi per il massacro di 148 sciiti, ha annunciato un responsabile del governo iracheno.

Taha Yassin Ramadan, che era vice-presidente di Saddam Hussein quanto il regime è stato rovesciato quattro anni fa, è il quarto uomo giustiziato per il massacro di 148 sciiti, uccisi per rappresaglia dopo un tentativo di assassinio dell’ex dittatore nella città di Dujail nel 1982.

Il responsabile del governo, che ha assistito all’impiccagione rimanendo anonimo, ha afermato che sono state prese precauzioni per impedire che si riproducesse ciò che era successo quando è stato giustiziato il fratellastro di Saddam Hussein, Barzan Ibrahim: il boia dovette decapitarlo per un errore di valutazione sul suo peso. Ramadan è stato pesato prima dell’impiccagione e la lunghezza della corda è stata adattata, ha riferito il responsabile governativo.

Le esecuzioni degli esponenti del regime di Saddam Hussein hanno causato la rabbia degli iracheni sunniti e il turbamento delle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti dell’uomo, che hanno fatto appello perchè fosse salvata la vita a Ramadan.

L’ex vice-presidente era stato riconosciuto colpevole in dicembre di omicidio, deportazione forzata e tortura e condannato all’ergastolo. Un mese dopo, la corte d’appello ha giudicato la pena troppo indulgente e ha rinviato il caso all’Alta Corte chiedendole di condannare l’accusato a morte, ciò che la corte ha fatto.

Fonte: La Stampa.it

Mastrogiacomo oggi in Italia. Arrestato il mediatore di Emergency

E' atteso per oggi il rientro di Daniele Mastrogiacomo in Italia, l'inviato di Repubblica rilasciato ieri dai Talebani dopo 15 giorni di prigonia nel sud dell'Afghanistan. Intanto, è stato arrestato dai servizi afghani il 'mediatore' di Emergency, figura chiave nella liberazione del giornalista. Lo riferisce Peace Reporter sul suo sito precisando che si tratta di Rahmatullah Hanefi, 35 anni, capo del personale dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, che ha contribuito significativamente nella trattativa che ha portato alla liberazione dell'inviato di Repubblica. L'uomo è ora detenuto e sotto interrogatorio nella sede della National Security di Lashkargah.

Gino Strada, fondatore di Emergency, ha subito chiesto il suo immediato rilascio al locale capo dei servizi e al governatore della provincia di Helmand. "E' una cosa grottesca e provocatoria - ha dichiarato il chirurgo - che chi ha maggiormente contribuito alla liberazione di Daniele si trovi oggi arrestato del governo afghano". Questa situazione, per altro, rischia di ritardare il trasferimento di Mastrogiacomo da Lashkargah a Kabul, che Emergency aveva in programma per questa mattina. Dell'arresto, riferisce ancora Peace Reporter, è stato immediatamente informato l'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi, che si è subito messo in contatto con i vertici dei servizi afghani. "Mi hanno detto - ha riferito Sequi - che si tratta di una normale procedura per sentire una persona informata dei fatti nell'ambito dell'inchiesta che la magistratura afghana ha aperto sul caso Mastrogiacomo. Garantiscono che Hanefi verrà presto rilasciato. Hanno aggiunto - prosegue l'ambasciatore - che per lo stesso motivo anche l'inviato di Repubblica verrà sentito dalle autorità afghane al suo rientro in Italia".

Nel corso della mattinata, poi, circa un centinaio di persone hanno circondato l'edificio di Lashkargah che ospita il personale internazionale di Emergency. Lo riferisce sempre il sito 'Peace Reporter'. Volevano notizie sulla sorte dei due ostaggi afgani rapiti assieme al giornalista italiano: Sayed Agha, l'autista di Daniele ucciso dai Talebani venerdì scorso, e Ajmal Naskhbandi, l'interprete che è stato liberato ma non consegnato a Emergency. Protestavano contro il governo del presidente afghano Hamid Karzai, accusato di non aver fatto abbastanza per loro. Dopo circa un'ora, la folla si è dispersa e la situazione è tornata tranquilla.

Fonte: Yahoo News