martedì 20 marzo 2007

Beckham, niente orme a Hollywood

Davvero un brutto colpo per la fame di gloria di Victoria Beckham. L'Hollywood Actors Guild, la commissione che decide chi può imprimere la propria suola sull'asfalto della Walk of Fame, ha negato l'onore a lei e al marito David: non sono abbastanza famosi. La proposta era arrivata da Tom Cruise, ma ciò non è bastato a convincere i responsabili, che in passato avevano accettato anche le orme delle zampe di Lassie.

"Tom pensava che fosse un bel modo di accogliere i Beckham a Los Angeles - riferisce una fonte anonima alla stampa americana - ma ad Hollywood non la pensano proprio così. Secondo la commissione i Beckham non hanno nulla a che fare con Hollywood poiché sportivi e popstar non sono affatto collegabili al mondo del cinema".

Un boccone amaro che l'ex Spice dovrà digerire volente o nolente e farsi una ragione del fatto che Hollywood non riconosce lei e il marito come "sufficientemente famosi". Accanto alle orme del cane più noto del cinema, ma anche della rana Kermit dei Muppets, nonché di Michelle Pfeiffer, Mariah Carey e il rapper P Diddy (ultimi a lasciare il segno), non ci saranno quelle della coppia inglese che aspira allo scettro dello showbiz d'Oltreoceano.

E anche sul fronte abitativo Victoria non se la passa troppo bene. La spasmodica ricerca di una residenza a Los Angeles che sia degna della sua famiglia non sta andando a buon fine. Dopo aver messo gli occhi sulla villa di Michael Jackson, di Madonna e di altre star di tale portata, i Beckham hanno dovuto predere atto che il denaro stanziato non basterà mai per realizzare i desideri di un nido da vip nel tempio dei vip. I prezzi al metro quadro nella Hollywood che conta sono considerati da Vick e David decisamente folli, troppo alti per essere un buon investimento. Attori e popstar sborsano però quanto chiede il mercato, i Beckham invece no.

Fonte: TGCOM

Camorra, 200 arresti a Napoli Maxioperazione antidroga

Tre anni di indagini e mille agenti per decimare il clan Mazzarello e Giuliano Ventotto le donne in manette. Erano addette alla vendita e al trasporto dello stupefacente.

NAPOLI
- Maxi operazione contro la camorra a Napoli. Arrestati quasi 200 affiliati ai clan Mazzarella e Giuliano egemoni nel traffico degli stupefacenti a Forcella e nel centro storico del capoluogo. In manette intere famiglie; le donne, 28 quelle arrestate stamane, erano addette alla vendita e al trasporto dello stupefacente. Gli uomini gestivano l'acquisto e l'importazione della cocaina, soprattutto dalla Spagna e dall'Olanda. Tra le arrestate anche Marianna Giuliano, figlia del boss del quartiere Forcella Luigi Giuliano, da alcuni anni collaboratore di giustizia. I proventi della vendita di droga, insieme al denaro derivante da altre attività illecite (estorsioni, toto e lotto nero) confluivano in una cassa comune: cinquantamila euro al mese.

Tensione al momento degli arresti. Un gruppo formato da poche decine di persone, tra le quali anche una donna incinta, ha inveito contro gli agenti ma la protesta infine è stata sedata e gli arrestati sono stati accompagnati in carcere. Le ordinanze di custodia cautelare volute dalla direzione distrettuale antimafia sono state emesse per associazione a delinquere e traffico di droga. Una maxioperazione condotta da oltre mille agenti frutto di tre anni di indagini.

Decisive per l'operazione "Piazza Pulita" le rivelazioni dell'ex boss di Forcella Luigi Giuliano, diventato collaboratore di giustizia. L'indagine passa in rassegna le attività dei clan operanti soprattutto nel centro antico di Napoli e dediti allo spaccio di droga, sopratutto cocaina e hashish. Dopo il "pentimento" di diversi esponenti di primo piano del clan Giuliano, le attività criminali nel territorio furono gestite dalla cosca capeggiata dai Mazzarella.

Per quanto riguarda il clan Mazzarella gli inquirenti hanno accertato che l'organizzazione provvedeva al mantenimento dei familiari dei detenuti versando loro stipendi oscillanti tra i 900 e i 2500 euro al mese. Alle persone che hanno ricevuto le "spettanze" è stato contestato - per la prima volta in un'inchiesta sulla camorra - il reato di ricettazione aggravata in quanto il denaro proveniva da attività illecite.

Fonte: La Repubblica

Extragettito: tutti contro Padoa-Schioppa

Il ministro dell'Economia lo vorrebbe destinare alle imprese, tutti gli altri capigruppo della maggioranza alle famiglie.

A due giorni dall'apertura dei tavoli di concertazione, dalla maggioranza viene una chiara indicazione al Governo sulle priorità d'intervento: dell'extragettito devono goderne le famiglie: le imprese hanno già avuto con la Finanziaria.
La maggioranza dei capigruppo dell'Unione non ha aderito alla proposta del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, di destinare una quota dell'extragettito fiscale alla riduzione della pressione fiscale per le imprese. Riuniti di buon mattino alla Camera, nessuno dei capigruppo ha sollevato il tema: «C'era un'intesa tacita a non parlarne», riferisce uno dei presidenti, il quale sottolinea che «questa è stata la bocciatura più esplicita».

MODERATI E SINISTRA RADICALE D'ACCORDO-
Il messaggio della riunione è diretto, per il tramite del ministro, alle imprese: «giù le mani dal tesoretto» con un occhio al prossimo turno elettorale. Sinistra radicale e moderati questa volta si sono trovati d'accordo. Mentre la Rosa nel pugno si è distinta non nascondendo il malumore. Interpellato a questo proposito il capogruppo Villetti conferma: «La situazione è complessa» e annuncia un comunicato su questo punto. Altro distinguo dall'Italia dei valori con Massimo Donadi che annuncia: «noi non ci iscriviamo al partito della spesa pubblica». Anche il partito di Di Pietro «vuole misure popolari, come l'abolizione dell'Ici e l'aumento delle pensioni» ma «il problema è verificare se è possibile farlo ora, o come dice Padoa-Schioppa, attendere il 2008 per decidere la destinazione dell'extra gettito. Se pensiamo solo a queste elezioni amministrative rischiamo di dover aumentare poi le tasse alle prossime. E poi- aggiunge Donadi- non possiamo fare come Berlusconi», ricordando la mossa del Cavaliere che propose l'abolizione dell'Ici poco prima del voto.

«RISARCIMENTO SOCIALE» - Rifondazione e Comunisti italiani hanno promosso l'esigenza di un «risarcimento sociale», da attuarsi, spiega Pino Sgobio, «non con la riduzione delle aliquote fiscali, perchè in questo modo avremmo favorito molto di più i redditi alti rispetto a quelli bassi».
Il presidente dei senatori di Rifondazione, Giovanni Russo Spena, aggiunge che «la redistribuzione delle risorse deve partire dall'Ici e dagli sgravi sugli affitti, dalle pensioni minime e dagli ammortizzatori sociali. In questo modo- spiega- si aiutano anche i redditi». Una linea pressochè identica a quella della Margherita, che in mattinata riunisce l'esecutivo e chiede subito un decreto sull'Ici. Non a caso Dario Franceschini fa notare ai giornalisti che «l'intesa di fine vertice è pressoché unanime».
I Verdi, dal canto loro, hanno chiesto di introdurre la lotta ai cambiamenti climatici tra le misure a cui destinare l'extra-gettito.

Fonte: Corriere della Sera

Berlusconi: fu il Quirinale a volere queste legge elettorale

Berlusconi rivolge agli alleati della Casa delle libertà un invito a diminuire la rissosità interna in vista delle prossime elezioni amministrative. “Si ha sempre a che fare con gli egoismi dei partiti – osserva il leader di Forza Italia -. Invece di scegliere il miglior candidato possibile, qualche volta antepongono il loro interesse e mandano avanti il nome sbagliato. In certe città abbiamo dovuto accettare dei candidati frutto della volontà degli altri partiti. Non in tutte per fortuna".

L’ex premier si dice pronto a scendere in campo personalmente per favorire la vittoria dei candidati di centrodestra nei Comuni e nelle Province, “far sì che il 57 per cento attribuito al centrodestra dai sondaggi conti anche nelle elezioni amministrative”. Dunque l’obiettivo di Berlusconi è quello di “convincere i cittadini ad esprimere un voto in sintonia con quanto pensano della politica nazionale".

Riguardo invece alla riforma delle legge elettorale, il Cavaliere ribadisce di non voler parlare con Prodi perché “abbiamo deciso che ci vanno i capigruppo, punto e basta". Però il presidente di Forza Italia fa notare come "la legge attuale non ha dato cattivi risultati".


Semmai per Berlusconi "un cattivo risultato l'ha data la frammentazione voluta dal Quirinale", che ai tempi dell’approvazione della nuova legge aveva Carlo Azeglio Ciampi come inquilino. "Noi volevamo introdurre al Senato il premio di maggioranza su base nazionale, la presidenza della Repubblica si era opposta sostenendo che doveva essere regionale”. Dunque la responsabilità dell’instabilità di questa legge è ancora una volta di altri.


Fonte: Romagna Oggi

Iraq, impiccato il vice di Saddam

Il vice di Saddam Hussein è il quarto capo giustiziato a Baghdad

L’ex vicepresidente di Saddam Hussein è stato impiccato poco prima dell’alba di oggi per il massacro di 148 sciiti, ha annunciato un responsabile del governo iracheno.

Taha Yassin Ramadan, che era vice-presidente di Saddam Hussein quanto il regime è stato rovesciato quattro anni fa, è il quarto uomo giustiziato per il massacro di 148 sciiti, uccisi per rappresaglia dopo un tentativo di assassinio dell’ex dittatore nella città di Dujail nel 1982.

Il responsabile del governo, che ha assistito all’impiccagione rimanendo anonimo, ha afermato che sono state prese precauzioni per impedire che si riproducesse ciò che era successo quando è stato giustiziato il fratellastro di Saddam Hussein, Barzan Ibrahim: il boia dovette decapitarlo per un errore di valutazione sul suo peso. Ramadan è stato pesato prima dell’impiccagione e la lunghezza della corda è stata adattata, ha riferito il responsabile governativo.

Le esecuzioni degli esponenti del regime di Saddam Hussein hanno causato la rabbia degli iracheni sunniti e il turbamento delle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti dell’uomo, che hanno fatto appello perchè fosse salvata la vita a Ramadan.

L’ex vice-presidente era stato riconosciuto colpevole in dicembre di omicidio, deportazione forzata e tortura e condannato all’ergastolo. Un mese dopo, la corte d’appello ha giudicato la pena troppo indulgente e ha rinviato il caso all’Alta Corte chiedendole di condannare l’accusato a morte, ciò che la corte ha fatto.

Fonte: La Stampa.it

Mastrogiacomo oggi in Italia. Arrestato il mediatore di Emergency

E' atteso per oggi il rientro di Daniele Mastrogiacomo in Italia, l'inviato di Repubblica rilasciato ieri dai Talebani dopo 15 giorni di prigonia nel sud dell'Afghanistan. Intanto, è stato arrestato dai servizi afghani il 'mediatore' di Emergency, figura chiave nella liberazione del giornalista. Lo riferisce Peace Reporter sul suo sito precisando che si tratta di Rahmatullah Hanefi, 35 anni, capo del personale dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, che ha contribuito significativamente nella trattativa che ha portato alla liberazione dell'inviato di Repubblica. L'uomo è ora detenuto e sotto interrogatorio nella sede della National Security di Lashkargah.

Gino Strada, fondatore di Emergency, ha subito chiesto il suo immediato rilascio al locale capo dei servizi e al governatore della provincia di Helmand. "E' una cosa grottesca e provocatoria - ha dichiarato il chirurgo - che chi ha maggiormente contribuito alla liberazione di Daniele si trovi oggi arrestato del governo afghano". Questa situazione, per altro, rischia di ritardare il trasferimento di Mastrogiacomo da Lashkargah a Kabul, che Emergency aveva in programma per questa mattina. Dell'arresto, riferisce ancora Peace Reporter, è stato immediatamente informato l'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi, che si è subito messo in contatto con i vertici dei servizi afghani. "Mi hanno detto - ha riferito Sequi - che si tratta di una normale procedura per sentire una persona informata dei fatti nell'ambito dell'inchiesta che la magistratura afghana ha aperto sul caso Mastrogiacomo. Garantiscono che Hanefi verrà presto rilasciato. Hanno aggiunto - prosegue l'ambasciatore - che per lo stesso motivo anche l'inviato di Repubblica verrà sentito dalle autorità afghane al suo rientro in Italia".

Nel corso della mattinata, poi, circa un centinaio di persone hanno circondato l'edificio di Lashkargah che ospita il personale internazionale di Emergency. Lo riferisce sempre il sito 'Peace Reporter'. Volevano notizie sulla sorte dei due ostaggi afgani rapiti assieme al giornalista italiano: Sayed Agha, l'autista di Daniele ucciso dai Talebani venerdì scorso, e Ajmal Naskhbandi, l'interprete che è stato liberato ma non consegnato a Emergency. Protestavano contro il governo del presidente afghano Hamid Karzai, accusato di non aver fatto abbastanza per loro. Dopo circa un'ora, la folla si è dispersa e la situazione è tornata tranquilla.

Fonte: Yahoo News

lunedì 19 marzo 2007

Striscia la Notizia: Capitan Ventosa a Casoria

Dall'hinterland napoletano sono arrivate segnalazioni di protesta perchè le strade sono piene di spazzatura che non viene ritirata da mesi.

Il fantastico capitan Ventosa è andato a Casoria , in provincia di Napoli solo per rendersi conto di quanto sia critica la cosa: la città intera è immersa di spazzatura!

Proprio l'emergenza rifiuti rappresenta un grosso problema nel meridione e particolarmente nella Campania e zone limitrofe di Napoli

Ecco il video:

Afghanistan, liberato Daniele Mastrogiacomo. La Farnesina conferma

L’agenzia di stampa afghana Pajhwok ha diffuso la notizia che Daniele Mastrogiacomo è stato liberato. Lo ha riferito SkyTg24, citando fonti locali. Il giornalista di ‘Repubblica’ è arrivato all’ospedale di Emergency a Lashkargah dopo le 18.30 afghane (le 15 in Italia). Mastrogiacomo è stato rilasciato dopo 14 giorni di prigionia. Assieme a Mastrogiacomo è stato liberato anche il suo interprete Adjmal Nashkbandi.
“Sono felice ma confuso”, ha dichiarato a caldo il giornalista.


La notizia è stata confermata anche dalla Farnesina, dunque è ufficiale. Sulle prime Palazzo Chigi con una nota ha fatto sapere di non sapere nulla a riguardo. Nel frattempo però la notizia era stata diffusa anche da Peacereporter.net, il quotidiano on-line vicino ad Emergency, l’organizzazione di Gino Strada molto presente e radicata in Afghanistan.

Mastogiacomo sarebbe stato liberato, secondo quanto si apprende, in cambio del rilascio di cinque prigionieri talebani: a dirlo è stato il comandante talebano Dadullah.


MASTROGIACOMO: SONO FELICE, MA CONFUSO

“Sono finalmente libero. Sono veramente contento. Ringrazio tutti quanti, la gente che si è mobilitata per me; in questo momento ho la testa confusa, ma sono felice per essere uscito da qeusta situazione anche grazie all’aiuto del giornale, dei miei colleghi, del governo e di tutti gli amici”. Sono le prime parole di Daniele Mastrogiacomo libero, rilasciate in esclusiva a Repubblica Radio e Tv.


EZIO MAURO: DECISIVO L’AIUTO DI EMERGENCY

“Solo quando abbiamo potuto parlare con Daniele abbiamo capito che era finita”. E’ un Ezio Mauro provato ma visibilmente felice quello che parla in esclusiva a ‘Repubblica Tv’ della liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo.

“Daniele è naturalmente emozionato e felice di parlare con la moglie – ha detto ancora il direttore del quotidiano -, che era nella mia stanza. E’ stato incatenato a lungo, lo hanno tenuto alle catene per diversi giorni. Quando gli hanno dato la notizia gli hanno detto: ‘Tra due ore’”.


“Sono state decisive sicuramente Gino Strada per questa parte finale – ha poi aggiunto Mauro -, perché senza Emergency sarebbe stato tutto molto più complicato; ma sono stati decisivi il presidente del Consiglio Prodi e il ministro degli Esteri D’Alema, soprattutto nel rappoto con il ministro degli Esteri Karzai, che probabilmente è riuscito a realizzare quelle condizioni che i talebani chiedevano”.


“Bisogna ringraziare il capo dell’Unità di crisi, Elisabetta Belloni, straordinaria per la tenuta, la competenza con cui ha guidato senza risparmio questa vicenda – ha poi sottolineato Mauro -. La moglie di Daniele è stato molto brava, l’abbiamo associata a tutti i passaggi, anche i più delicati. Abbiamo avuto la fortuna di partecipare da dentro a questa vicenda senza essere all’oscuro di quanto capitava. Adesso l’unica cosa che conta è che Daniele è tra di noi”.


GINO STRADA: “E’ UNA ROCCIA DURA”

''E' una roccia dura''. E' questo il commento a caldo di Gino Strada, fondatore di Emergency ai microfoni di Sky24, in merito alle condizioni di salute del giornalista Daniele Mastrogiacomo, liberato alle 13.40 ore italiane dopo circa due settimane di sequestro.

Strada ha riferito che il giornalista di ''Repubblica'' si trova all'ospedale della Ong a Lashkargah e che non è ricoverato. Si trova in buone condizioni di salute.


PRODI: PRESTO IL RIENTRO IN ITALIA
“Daniele Mastrogiacomo è in questo momento all’ospedale di Emergency. E’ in buona salute e mi aspetto che tra pochi giorni si possa riabbracciarlo”. Poche ma essenziali parole da parte del presidente del Consiglio Romano Prodi per annunciare ufficialmente la liberazione del reporter di ‘Repubblica’, rapito in Afghanistan 14 giorni fa.


“Si stanno approntando mezzi e modalità per organizzare il suo rientro in Italia – ha aggiunto Prodi -. Personalmente provo un senso di soddisfazione e vicinanza alla famiglia, alla moglie, ai fratelli e agli amici”.

“Una operazione che non è stata semplice” ha detto ancora Prodi ricordando anche il supporto del direttore di Repubblica, Ezio Mauro.


Fonte: Romagna Oggi

Il ritorno di Commodore, presentato al Cebit il nuovo game pc

A volete ritornano. Per i 30 35enni è un vero tuffo nel passato, un revival di ricordi, di quelle ore trascorse davanti alla tv in attesa che il primo rudimentale computer caricasse la cassetta magnetica per poter giocare all’ultimo avvincente videogame. Stiamo parlando della Commodore, una delle società più fiorenti degli anni ottanta nel mercato dei primi home computer, allora dedicati quasi esclusivamente all’intrattenimento.

L’inventore del mitico commodore 64 (venduto in oltre 30milioni di esemplari in tutto il mondo, ndr), e ancor prima del vic20 e poi dell’Amiga 500, oggi torna alla ribalta con un nuovo prodotto, ipertecnologico, con la missione di battersi ad armi pari contro le consolle giapponesi di Sony e Nintendio.

La commodore gaming, che rappresenta una filiale della casa madre Commodore la quale non ha mai interrotto l’attività in questi anni, ha presentato in anteprima al Cebit di Hannover il suo Pc gaming, un prodotto a metà strada tra la consolle e il personal computer, dedicata al mondo dei giochi elettronici.

Un mercato da svariati milioni di dollari, nel quale la concorrenza si basa su una tecnologia sempre più spinta per ottenre il massimo del realismo. Prodotti che montano potenti processori, mutuati dal mondo dei Pc soprattutto per ottenere effetti grafici di altissimo livello, che dispongono di Dvd (in alcuni casi già in versione alta definizione), di disco fisso di gradi capacità di memoria, oltre che a una serie di accessori che fanno la felicità degli appassionati.

Il nuovo prodotto, disponibile in quattro differenti versioni, del quale però non sono stati ancora resi noti i prezzi, potrà essere personalizzato anche esteticamente. Grazie alla possibilità di decorare il case a piacere, con stampe particolari e coloratissime e riproduzioni, l'impatto visivo si discosta di molto dal look minimalista offerto dai concorrenti giapponesi.

Fonte: Finanza Online

Arriva la PlayStation 3, anche l'Italia si prepara

Il count down è iniziato, e questa volta per davvero. Dopo l'anteprima in America e Giappone dello scorso novembre, ancora pochi giorni e la nuova e attesissima console per videogiochi della Sony, che sulla Playstation 3 ci scommette e tanto per tenere a debita distanza gli attacchi della Xbox 360 della Microsoft e della Vii di Nintendo, debutterà ufficialmente in Europa allo scadere della mezzanotte del 22 marzo.

Un evento che, diamolo pure per scontato, sarà vissuto in presa diretta da milioni di adepti della "macchina per l'entertainment" del gigante nipponico. E come sempre più spesso succede le code infinite davanti ai negozi che per primi metteranno in vendita il nuovo " oggetto del desiderio" sono attese anche in Italia. Nella notte del lancio, infatti, sono in programma vari eventi che trasformeranno l'immediata vigilia in veri e propri "street party" nei pressi dei quattro shopping center che hanno cavalcato l'iniziativa: lo store Euronics di Viale Rossini 11 a Roma (dove fino al 23 è ancora allestita, nel quartiere di Trastevere, la PS3Dome), il centro Mediaworld in Viale Troya a Milano, l'Eldo di Piazza Matteotti a Napoli e la Fnac di Via Roma 56 a Torino. Per chi non sarà della festa, invece, Sony ha allestito un quinto appuntamento del tutto virtuale, ambientato su un'isola di Second Life nelle vicinanze dei Parioli romani. Per gli oltre quattro milioni di utenti della community italiana un evento "cult" da non perdere, al pari dei primi giochi in formato Blu-ray pensati per la PS3, che si possono già comprare a partire da 59,99 euro.

E la compatibilità con i giochi della PS2?
Eliminando un microchip dalla versione europea della PlayStation 3, Sony coglierà l'obiettivo di ridurre i costi di produzione ma aprirà il fianco al nascere di un problema non da poco, la compatibilità della nuova console con i giochi della PS2, venduta in 111 milioni di esemplari. I portavoce della casa giapponese sono stati del resto alcuni giorni fa molto espliciti nel confermare che la PS3 che debutterà venerdì non raggiunge i livelli di compatibilità (nell'ordine del 98%) con i titoli della console precedente dei modelli americani e giapponesi. Una scelta coraggiosa, per certi versi, che non si sa quanto potrà influire sulle vendite dell'apparecchio nel Vecchio Continente. La PS3 costa a listino 599 euro nella versione con hard disk da 60 Gbyte, un "investimento" non da poco.

Fonte: Il Sole 24 ore

Beauty trip, per risistemarsi

Week end e mini-vacanze nei centri benessere, la nuova mania di chi può concedersi il lusso di rimettersi in forma dopo l'inverno

Decine di agenzie di viaggio si sono buttate sul business. Con l'inverno alle spalle, si è scatenata la mania del "beauty trip", il week end all'insegna del benessere per rimettersi in forma, e si organizzano pacchetti ad hoc per chi è a caccia di relax e centri termali. "Remise en forme" è la parola d'ordine per tutti coloro che, in vista della bella stagione e potendoselo permettere, sentono l'esigenza di ritrovare la linea perduta. Secondo Telefono Blu sarebbe il 4% degli italiani a fare delle terme una tappa abituale per ritrovare il tono fisico e la forma giusta, la meta più gettonata rimane Ischia, seguita dalle località tradizionali dell'Emilia Romagna, della Toscana e del Trentino Alto Adige. Mentre all'estero cresce l'affluenza verso i centri termali di Croazia e Slovenia.

Il piacere, l'effetto rilassante e il benessere dell'azione delle terme è una tradizione che si rinnova dai tempi più antichi. E oggi c'è un ritorno all'origine per chi è alla ricerca del relax, gli elementi naturali sono sempre più presenti nei vari trattamenti proposti dalle strutture. Oltre ai bagni nel vino e ai massaggi col cioiccolato, le ultime novità sono attività a base di acqua termale riprese dall'antica tradizione romana, con aggiunta di olio d'oliva, sale, fango, miele. L'età media di chi richiede questo tipo di trattamenti, tra l'altro, negli ultimi tempi si è notevolmente abbassata, varia dai 35 ai 40 anni, ci sono famiglie con bambini, così come manager che seguono programmi dietologici e antistress.

L'importante - consigliano gli esperti - al di là dei singoli trattamenti, è la scelta della struttura. I centri benessere qualificati devono esibire la siglia "spa", che sta per "Salus per aquam" e cioè curarsi grazie alle proprietà dell'acqua. Ottenere il riconoscimento di spa non è semplice. Con la legge numero 323 del 2000 lo Stato ha posto dei paletti molto chiari, impedendo così alle persone di imbattersi in tranelli o in finti centri benessere. Secondo l'articolo 2, infatti, soltanto le cure che utilizzano acque termali o loro derivati che abbiano riconosciuta efficacia terapeutica per la tutela globale della salute possono effigiarsi di epiteti quali terme, termale, acqua o fango termale, idrotermale, idrominerale, thermae e naturalmente spa.

Per chi non avesse tempo per un soggiorno lungo, il beauty trip, viaggia anche su internet. Sono moltissime le offerte che si possono trovare in rete per accaparrarsi qualche momento di relax senza spendere una follia. I prezzi vanno dai 100 ai 500 euro al giorno e sono solitamente comprensivi di pernottamento e prima colazione. Alcuni includono anche massaggi e bagno turco, uso delle saune, idromassaggio e fitness. Ma attraverso internet si possono anche prenotare massaggi o trattamenti da consumare presso un qualunque centro benessere della propria città, L'ultimi trend è la cioccolato-terapia di coppia: cremosi avvolgimenti a base di cioccolato caldo accompagnati da massaggi e carezze per addolcire la pelle, sauna, peeling, bagno turco, e fango, degustazione di cioccolato e un massaggio di 30 minuti con olio caldo al cacao. Due ore in tutto, 179.99 euro in due.

Fonte: Libero News

Ministri ambiente G8: Restano le differenze ma intesa per 7 punti

Gli Usa dicono no ai limiti alle emissioni. La Cina respinge le critiche

Nonostante il persistere di differenze fra i Paesi più industrializzati e la conferma del no americano a stabilire limiti vincolanti per le emissioni di gas nocivi, nell'incontro di Potsdam fra i ministri dell'ambiente del G8 e di cinque dei maggiori Paesi emergenti è emersa la comune volont àdi lavorare a una strategia di lotta contro i mutamenti climatici e il riscaldamento della Terra e per la salvaguardia della biodiversità.

«Siamo andati molto più avanti di quanto mi fossi aspettato all'inizio», ha detto il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel, il cui Paese detiene la presidenza di turno del G8. In un documento diffuso al termine dei due giorni di lavori, Gabriel ha parlato di un «buon risultato in vista del vertice del G8 del prossimo giugno a Heiligendamm». «È un segnale importante - ha osservato - che i cinque principali Paesi emergenti e gli otto Paesi più industrializzati abbiano parlato con parole chiare fra di loro».

All'incontro di Potsdam, il capoluogo del Brandeburgo a pochi km da Berlino, hanno preso parte i ministri dell'ambiente del G8 (Usa, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia) e i loro colleghi di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica.

È stata la prima volta che rappresentanti del G8 si sono seduti allo stesso tavolo a discutere con i loro corrispettivi dei Paesi emergenti in via di sviluppo. Per l'Italia ha partecipato ai lavori il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. La riunione non prevedeva decisioni vincolanti ed era destinata a preparare il terreno e a sondare le posizioni in vista del vertice annuale del G8 che si terrà dal 6 all'8 giugno a Heiligendamm, località balneare sulla costa baltica tedesca.
In quell'incontro uno dei temi sul tappeto sarà l'emergenza climatica e le conseguenze del riscaldamento del Pianeta. Parlando con i giornalisti al termine della riunione - svoltasi nella residenza storica di Cecilienhof, dove nell'estate 1945 subito dopo la fine della guerra Truman, Stalin e Churchill si riunirono per parlare del nuovo assetto dell'Europa -, Pecoraro Scanio, denunciando il persistere della distanza tra Usa e Ue in fatto di clima e ambiente, ha sintetizzato la situazione con una riuscita frase ad effetto. «Il clima si sta arroventando e l'intera problematica del cambiamento climatico corre come una lepre, al contrario il clima politico non si rende conto dell'emergenza e continua ad andare molto lento come una lumaca», ha detto il ministro dell'Ambiente.

Pecoraro Scanio ha al tempo stesso espresso soddisfazione per l'intesa di principio su una serie di punti, ne ha indicati sette, registratasi nella riunione di Potsdam. Si tratta, ha precisato, delle aree relative all'attendibilità dei risultati scientifici, all'attuazione di azioni a favore dello sviluppo sostenibile, alle nuove tecnologie intese come fattore chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, al rafforzamento di strumenti concreti come il protocollo di Kyoto, all'aumento degli impegni volontari da parte dei Paesi emergenti, alla necessità della lotta alla desertificazione, all'azione a favore dell'adattamento ai mutamenti climatici. Intese queste tuttavia che non hanno valore di accordo formale. A gettare ombra sulla riunione G8+5 di Potsdam è stata la posizione degli Usa che hanno detto no (unico no) anche all'aiuto finanziario a sostegno dei Paesi emergenti impegnati nella protezione dell'ambiente.

La Cina ha respinto le critiche dei Paesi occidentali sulla politica di Pechino in materia di difesa del clima. "La Cina ha intrapreso i suoi sforzi per uno sviluppo duraturo e contro i mutamenti climatici", ha detto alla Bild am Sonntag Xie Zhenhua, capo della delegazione cinese alla riunione conclusasi sabatoa Potsdam.

Fonte: Corriere Canadese

Cesare Battisti in carcere a Rio

Arrestato mentra incontrava un'amica: gli aveva portato novemila euro da Parigi. Il leader dei «proletari armati» era latitante del 2004

Dopo due anni e mezzo, la fuga di Cesare Battisti è finita di nuovo, questa volta in Brasile, fra la gente che guardava il mare e il vento che scuoteva gli ombrelloni. E’ finita come quella di un banale turista, o come quella dei grandi criminali che si rifanno la vita fra queste lande lontane, esotiche e gaudenti. E’ finita senza rivoluzione, senza ideali, senza i proclami degli anni folli del terrorismo. Non ha detto: «Sono un prigioniero politico». Ha detto: «Guardate che vi state sbagliando». Un agente in borghese gli ha afferrato il braccio, mentre salutava la sua amica Lucie Genevieve, vicino a un chiosco, davanti alla spiaggia di Capocabana. Lei aveva i soldi per lui: 9 mila euro. Glieli aveva portati dalla Francia. Altri agenti gli puntavano le pistole contro, gridavano «Fermo, fermo». L’hanno fatto salire su una macchina. Lui è sembrato sorpreso, ha detto: «Ma che cosa volete? Chi siete?». Non l’ha ancora capito?, gli ha risposto uno e gli ha chiesto: «Lei è il signor Cesare Battisti?». Non aveva documenti. Hanno dovuto identificarlo qualche minuto dopo con le impronte digitali. Però, c’erano anche gli uomini della polizia francese e quelli dell’Antiterrorismo dell’Ucigos, con il direttore Carlo De Stefano: loro l’avevano già riconosciuto. E’ dall’estate che gli stavano dietro, da sette mesi che lo seguivano aspettando il momento giusto.

Non è la prima volta che succede, perché quella fra la Giustizia e il terrorista degli Anni di Piombo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi mentre s’era nascosto in Messico, è una rincorsa tragica e angosciante, come quella dei romanzi noir che lui scriveva e vendeva in Francia, con qualche successo pure, e come quella del destino che ha segnato le sue vittime. Era stato arrestato nel ‘79, era evaso nell’81, era andato in Francia, poi in Messico e di nuovo in Francia, protetto dal teorema Mitterrand che impediva l’estradizione anche ai terroristi, se rinnegavano la lotta armata. Nel 2004 quell’ombrello era caduto ed era finito dentro, un mese in cella e due a piede libero, prima di scappare di nuovo. Battisti ha un volto che non induce alla simpatia, un sorriso che sforza invano e uno sguardo appeso, assieme a un fascicolo giudiziario che gronda tutto il sangue e la miseria e la follia di quegli anni: un macellaio e un gioielliere colpiti perché avevano reagito alle rapine, un maresciallo e un agente della Digos massacrati senza ragione. Lui s’è sempre dichiarato innocente: ha ammesso solo di aver fatto parte dei Proletari armati per il comunismo, ma di non aver mai sparato a nessuno, e di essere stato accusato ingiustamente da pentiti e dissociati in un processo sneza prove.

Dall’altra parte, il suo ergastolo ha superato i gradi di giudizio e l’ha raggiunto in contumacia. Da quando è sparito dalla Francia, nell’agosto 2004, Carlo De Stefano e i suoi uomini dell’Ucigos hanno cominciato a cercarlo senza sosta. Seguono gli amici, i parenti, controllano il «Comitato di sostegno» nato in sua difesa a Parigi. Poi, quest’estate l’informazione giusta: Battisti era in Brasile. Probabilmente, li avevi messi sulla pista buona uno dei membri del Comitato.

Dalla Francia trasmettono le informazioni alla polizia di Rio de Janeiro. Hanno soltanto il nome di battesimo di una donna che deve portargli i soldi. Gli inquirenti controllano le liste di volo degli aerei in arrivo a Rio, evidenziando le passeggere con il nome corrispondente. C’è voluto un mese. Da ottobre, intanto, come racconta De Stefano, «personale Ucigos si era recato sul posto e aveva iniziato un lavoro di indagine assiene all’antidroga italiana, che è di stanza lì, e alla polizia brasiliana». Alla fine, si sono convinti che la persona che arrivava era quella giusta. Si chiama Lucie Genevieve Oles.

Gli si sono messi alle costole. Lei ha raggiunto Battisti nella hall dell’hotel Ocean di Rio de Janeiro. Sono quasi le 8 del mattino, mezzogiorno in Italia. Gli ha parlato al telefono dalla reception. Lui gli ha dato un altro appuntamento, in un chiosco sulla spiaggia di Capocabana, di fronte all’albergo: ed è lì che i due sono stati fermati dagli agenti brasiliani. Lui l’hanno riconosciuto grazie alle impronte digitali. La donna è stata rilasciata.

Adesso comincia la battaglia per l’estradizione. L’ultima puntata di questa lunga rincorsa, 28 anni così, di fuga e di caccia, di polemiche e promesse, inseguendo la Giustizia, mentre dalla Francia piovono già accuse e filippiche, è racchiusa nelle parole di un portavoce del ministero degli Esteri brasiliano: «In linea di principio Cesare Battisti potrà essere estradato in Italia. Esiste un trattato tra Brasile e Italia siglato nel 1989 e entrato in vigore nel 1993».

Fonte: La Stampa.it

domenica 18 marzo 2007

Mastella è stufo della sinistra e sogna di rifare la vecchia Dc

Il malessere politico di Clemente Mastella s’è palesato ancora una volta ieri, davanti alla folta platea postdemocristiana convenuta al Capranica per il lancio della Federazione tra la sua Udeur, Rifondazione Dc di Publio Fiori, e la Dc di Giuseppe Pizza. L’obiettivo, per altro annunciato da tempo, è la presentazione di liste comuni alle elezioni europee del 2009, regolate dal proporzionale puro e senza sbarramenti di sorta, con l’ambizioso sogno di far rinascere lo Scudocrociato e con esso quel mitico Grande Centro alternativo ai due poli. Ma riuscirà Mastella, a resistere nell’Unione sino al 2009? Meglio e più esattamente: sarà ancora in piedi per quella scadenza, il governo di centrosinistra del quale il leader di Ceppaloni è Guardasigilli?

Ha suscitato applausi calorosi, lo sfogo pubblico di Mastella sul disagio del Campanile a stare «in questa maggioranza piena di contraddizioni», col futuro sempre incerto e sotto il ricatto continuo della sinistra estrema che ora agita il ritiro dall’Afghanistan, poi i Pacs, quindi la Tav o il no alla riforma delle pensioni: «Ci sono vene di anticlericalismo molto spinto, e un laicismo eccessivo: atteggiamenti che non ci piacciono». Il nodo è la legge elettorale, sulla quale Mastella ha le idee chiare e non intende piegarsi ai grandi partiti, e che gli fa affermare con certezza: «Con questo sistema elettorale non c’è governabilità, si è creato un bipolarismo dove regna la litigiosità. Mentre quando c’era il centro, bene o male la governabilità era assicurata».

Facciamo rinascere la Dc d’antan? «Sarebbe troppo complicata e forse non adatta ai tempi moderni», risponde Mastella che però difende l’idea di un «centro che richiami i valori su cui si fondava la Dc», perché «ce n’è tanto bisogno». La sfida è per l’Europarlamento, dove la lista unitaria della Federazione democristiana, secondo Mastella, non dovrebbe minimamente mettere in crisi la sua permanenza nell’Unione, e che gli lascia intravedere «un risultato elettorale intrigante». Certo, ci fosse pure l’Udc in questa avventura, l’orizzonte sarebbe più
luminoso, però Mastella non pronuncia il nome di Pier Ferdinando Casini e si limita a mandargli a dire: «Io penso a tutti quelli che hanno la volontà di far emergere i valori di centro, e prenderei malvolentieri atto se ci fossero degli elementi un po’ vanitosi che si considerano fuori da questa possibilità».

Soddisfatto anche Fiori, che condivide il progetto di «scomporre questo bipolarismo artificiale e strumentale», ed è convinto che ieri ci sia stato «il primo atto di un processo che punta alla riaggregazione dell’arcipelago democristiano intorno ai valori del cattolicesimo politico, volto alla realizzazione, anche in Italia, di uno schieramento di centro ispirato al Ppe». Insomma, «torna la Dc, torna il centro». E Pizza, che sottolinea come «il nome e il simbolo della Dc sono già stati recuperati», vede anch’egli il successo di questo «processo di riunificazione delle varie esperienze democristiane presenti sia nel polo di centrodestra che di centrosinistra».

Mancava l’Udc al Capranica, ma non c’era nemmeno la Nuova Dc per le Autonomie di Gianfranco Rotondi. Perché? «Non c’ero perché Mastella resta a sinistra: e io non credo che si possa ricostruire la Dc con Diliberto», risponde Rotondi.

Fonte: IlGiornale.it

Il paparazzo adesso ammette: "Ho scattato io le foto di Sircana"

Davanti a prove inequivocabili alla fine il "paparazzo" romano ha confessato. "E' vero sono stato io a scattare quelle foto al signor Silvio Sircana in quella situazione compromettente. Ma non volevo certo ricattarlo, io faccio il mio mestiere". E così Max Scarfone, il "paparazzo" della "scuderia" di Fabrizio Corona arrestato con l'accusa di utilizzare le foto per ricattare vip, attrici, cantanti, attori e politici, ha raccontato minuto per minuto la "cronaca" del 14 settembre scorso quando pedinò e fotografò il portavoce di Prodi, sin da quando si trovava al ristorante con una donna e la sera in un viale romano frequentato da transessuali. Foto che sono state acquisite agli atti dell'inchiesta condotta dal pm di Potenza, Henry John Woodcock.

Nei giorni scorsi, quando scoppiò il "caso Sircana", intervistato da giornali e tv Massiliano Scarfone aveva negato di fare fatto quelle foto compromettenti. Ma diceva il falso e l'altro ieri quando gli agenti sono piombati nella sua casa romana, perquisendola da cima a fondo Scarfone ha capito di essere proprio nei guai. A casa non gli hanno trovato nulla, ma ha confermato che quella sera aveva chiamato Fabrizio Corona comunicandogli di avere fatto lo "scoop" dell'anno che avrebbe "sistemato" lui stesso ed il suo principale perché ne avrebbero ricavato molti ma molti soldi. Invece sono arrivati i guai.

La prima foto, racconta Scarfone "l'ho fatta al ristorante "Il Bolognese", poi ho altri tre scattti e poi ancora l'ho seguito fino a quel viale dove la notte è frequentato da transessuali".

Non solo, ma come aveva concordato con il "principale" Fabrizio Corona, per essere certi "al cento per cento" che si trattava di Sircana i due si sarebbero procurati un foglio del "Pra", il pubblico registro automobilistico per avere la conferma che l'auto vicina al transessuale era quella di Sircana.

Le foto sono poi arrivate anche ad alcuni giornali, circostanza che gli inquirenti hanno appurato con il direttore di Oggi Pino Belleri che ha confermato di averle acquistate per 25000 euro a novembre perché non cadessero nelle mani di rotocalchi concorrenti. E ieri tra Roma e Potenza girava voce che fossero state addirittura mostrate allo stesso Sircana da agenti di polizia giudiziaria. Ma Sircana smentisce, sia di essere stato ascoltato sia di essere stato ricattato. "Sono allibito ancora una volta si cerca di accreditare una tesi inesistente. Ho detto la prima sera al giornalista del "Giornale", e lo confermo oggi, che non sapevo nulla e non lo sapevo perché non ero stato ricattato. Mi pare che si continui a tentare di gettare fango. Che le pubblichino queste foto...".

L'indagine comunque è tutt'altro che conclusa ed ieri il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi ha rimesso in libertà lo scopritore di pornostor, Riccardo Schicchi che era agli arresti domiciliari (ha soltanto l'obbligo di dimora e quello di firma davanti alla polizia giudiziaria) mentre Luca Carboni, figlio del "faccendiere" Flavio, ha lasciato il carcere ed ottenuto gli arresti domiciliari. Rimangono ancora agli arresti, Fabrizio Corona, rinchiuso in carcere, ed il suo collaboratore, Marco Bonato che è ai domiciliari. Ma anche il palazzo di giustizia di Potenza è sotto "inchiesta": martedì arriveranno gli ispettori ministeriali inviati dal ministro Mastella per valutare l'operato del pm Jhon Woodcock per l'inchiesta "Vallettopoli" e domani il procuratore Capo, Galante ed il procuratore Generale, Vincenzo Tufano, saranno davanti ai loro colleghi del Csm che dovranno valutare eventuali "incompatibilità ambientali" dei due magistrati e quella del pm Felicia Genovese in relazione anche ad alcune inchieste su omicidi, inchieste seguite da Genovese e nella quale era coinvolto (anche se poi sono state archiviate) il marito del magistrato.

Fonte: La Repubblica

Marini: «Taglio tasse anche a famiglie»

Il presidente del Senato: «Padoa-Schioppa non mi convince quando parla di priorità alle imprese»

Una riduzione di tasse deve arrivare anche «per le famiglie e non solo per le imprese». Lo ha detto il presidente del Senato Franco Marini al forum di Confcommercio a Cernobbio. Il giorno prima era stato il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa a chiedere priorità per le imprese. «Le riduzioni per le imprese e per le famiglie devono andare di pari passo - precisa ora Marini - bisogna far camminare le due cose insieme».

Secondo il presidente del Senato una parte dell'extragettito entrato nelle casse dello Stato deve dunque andare nella direzione di una riduzione della pressione fiscale delle famiglie per riavviare il ciclo della domanda interna e dei consumi. «Padoa-Schioppa - ha detto Marini - ha detto qui a Cernobbio che bisogna fare qualcosa in più per le imprese ma io sono convinto che bisogna fare anche qualcosa sul piano della riduzione della pressione fiscale. La parola priorità mi convince poco e penso che le imprese abbiano bisogno, ma che la cosa debba camminare insieme con dei provvedimenti per le famiglie». Marini si è quindi detto d'accordo con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che ha sottolineato l'importanza di aumentare la produttività per riagganciare la ripresa: «Solo un miglioramento della produttività e una contemporanea riduzione della pressione fiscale danno garanzie di stabilità». Lo stesso Bonanni, anch'egli presente al forum di Confcommercio, ha lanciato la proposta di un patto tra le parti sociali affinché sia scritto nero su bianco che «ogni punto recuperato all'evasione fiscale vada alla riduzione delle tasse e al sociale».
LEGGE ELETTORALE - Marini ha poi ribadito la necessità di mettere mano alla riforma elettorale, precisando comunque che un'eventuale riforma non pressuppone che si vada subito dopo alle urne. «Questa legge - ha aggiunto - bisogna cambiarla perché rischia di diventare un pericolo per le nostre istituzioni. Ma non è vero che una volta fatta la legge elettorale si debba andare a votare». Quindi ha ricordato il Mattarellum: «Con quella legge chi faceva le liste sapeva chi era avvantaggiato ma in tanti casi grazie alla capacità dei candidati le previsioni si sono ribaltate. Con questa legge, invece, i partiti fanno l'elenco dei candidati e al massimo discutono del quinto posto. Il cittadino vota a scatola chiusa».
MAGGIORANZE VARIABILI - Porta chiusa all'ipotesi di maggioranze variabili. «L'ho già detto altre volte e lo ripeto, non c'è bisogno e non c'è possibilità di governi a maggioranze variabili, ma di un Parlamento dove il bipolarismo si rafforzi e si esprima a livelli alti di capacità, di confronto e di responsabilità».

Fonte: Corriere della Sera

Pasqua, campagna anti Dico nelle case

Iniziativa di Ruini: a Roma i sacerdoti impegnati nelle benedizioni consegneranno un opuscolo in difesa della famiglia

Campagna anti Dico porta a porta in joint venture tra i cardinali Antonelli di Firenze e Ruini, vicario del Papa a Roma. A tutte le famiglie della capitale verrà consegnato un pieghevole a colori che aiuta «a riflettere sull'importanza sociale della famiglia». Postini speciali del messaggio, i sacerdoti della diocesi impegnati nelle benedizioni pasquali casa per casa che quest’anno sono meglio organizzate ed evidenziate con avvisi su moltissimi portoni. Maintanto è montata la polemica contro la presa di posizione della Pontificia Accademia per la vita che venerdì ha invitato i cattolici a esercitare il diritto all’obiezione di coscienza in tutti quei casi in cui possano essere distrutte vite umane. Esponenti della Rosa nel pugno e dell’Aduc hanno denunciato a Firenze il presidente dell’Accademia, monsignor Sgreccia, per violazione dell’articolo 414 e 328 del codice penale ("istigazione a commettere reati" e "omissione di atti di ufficio"). Sempre ieri alcuni leader dell’Anm hanno preso le distanze dal pronunciamento dell’Accademia lì dove invita all’obiezione anche i magistrati e non solo gli operatori sanitari. Luigi Manconi (sottosegretario alla giustizia) chiede che «la Chiesa impartisca un insegnamento etico e non politico».

FAMIGLIA E SOCIETÀ — Questo è il titolo che accompagna il messaggio dell'ex presidente della Cei Ruini ai romani. Serve a presentare un testo scritto dal cardinale Antonelli per la Pasqua 2007, che campeggia anche al centro dell’ home page del sito internet della Diocesi di Firenze. Non si usa l'espressione Dico ma Antonelli scrive chiaramente che le esigenze di chi vive in una convivenza di fatto o in coppie omosessuali «dovrebbero trovare risposta nei diritti riconosciuti alle singole persone » mentre «non è giusto che abbiano gli stessi diritti della famiglia, dato che non hanno gli stessi doveri». Il cardinale Ruini invita alla valutazione della lettera anche da parte anche dei laici. «Le considerazioni qui proposte — scrive — sono in armonia con la fede cristiana ma vengono sviluppate sulla base dell'esperienza e della ragione: possono pertanto essere condivise anche da chi non è credente». Antonelli lancia l’allarme sulle conseguenze economiche e sociali e culturali («si assottiglierà la trasmissione del nostro patrimonio culturale, proprio quando si diffonderanno altre culture portate dagli immigrati ») del calo demografico italiano.

MAGISTRATI — Sebbene il direttivo dell’Anm non si sia voluto pronunciare sull’argomento, per darne una più approfondita riflessione, alcuni leader delle toghe a cominciare dal presidente e dal segretario dell’Amn, Giuseppe Gennaro e Nello Rossi, hanno firmato un documento in cui, si prende posizione contro l’Accademia pontificia, sottolineando che «solo la Costituzione è la tavola dei valori cui il magistrato deve fare riferimento perché a essa ha giurato fedeltà e pertanto l’unica obiezione possibile al magistrato è l’eccezione di legittimità costituzionale», cioè il ricorso alla Consulta.E citano una sentenza della Corte che nell’87 aveva escluso la possibilità di obiezione di coscienza per i magistrati.

Fonte: Corriere della Sera

Arrestato in Brasile l'ex terrorista Cesare Battisti

È finita in un hotel di Copacabana la fuga di Cesare Battisti, ex leader dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, evaso da un carcere italiano nel 1980 e rifugiatosi in Francia 15 anni fa. Battisti, 54 anni, si era dato alla latitanza il 22 agosto 2004 per sfuggire a un’estradizione che vedeva sempre più vicina. Da tre anni, sulle sue tracce erano gli agenti francesi ed i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, che erano riusciti a localizzarlo in Sud America prima che facesse nuovamente perdere le proprie tracce. L’incontro con un esponente dei comitati di sostegno, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro, è stato fatale all’ex «primula rossa», catturato dalla polizia brasiliana e dagli agenti venuti da Parigi insieme alla sua compagna.

E proprio a Parigi l’ex leader dei Pac, grazie alla ’dottrina Mitterand’, si era rifatto una vita: abbandonata la lotta armata, si era dato alla scrittura, diventando un giallista di fama e pubblicando opere in cui proponeva alcune analisi sull’esperienza dell’antagonismo radicale, tra cui ’L’orma rossà, edito da Einaudi. Poi, però, quando l’aria era cominciata a farsi più pesante, Battisti aveva deciso di fuggire. A cambiare le carte in tavola era stato il parere favorevole all’estradizione dato dalla Corte d’appello di Parigi il 30 giugno del 2004. Poco dopo il presidente francese Jacques Chirac aveva fatto sapere che avrebbe dato il via libera all’estradizione nel caso in cui il ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti fosse stato respinto.

«La dichiarazione di Jacques Chirac, due giorni dopo la decisione della Corte d’appello, è riuscita a togliermi ogni speranza», aveva detto l’ex leader dei Pac nella lettera inviata agli avvocati Irène Terrel e Jean-Jacques de Felice per spiegare le ragioni della sua fuga. «Di fronte al baratro, cosa mi resta?», aveva scritto. «Soltanto i miei figli e la sottile possibilità, un giorno forse, di potermi spiegare sulle mie responsabilità politiche e di tornare infine su quel passato che l’Italia vorrebbe, mi pare, seppellire per sempre, al prezzo di una contraffazione storica».

«Non lascerò la Francia, non saprei farlo, è il mio paese e non ne vedo altri nel mio futuro», aveva scritto Battisti, aggiungendo: «Continuerò a battermi affinchè sia resa giustizia all’uomo e alla storia». Con la progione a vita, trent’anni dopo i fatti, «sarebbe la famiglia, i figli, altre vite a pagare», aveva spiegato, sottolineando: «Non posso correre questo rischio, non rivedere più i miei figli, il paese dove sono nati, l’idea mi risulta insopportabile».

Pochi mesi dopo, il 23 ottobre 2004 il primo ministro francese, Jean Pierre Raffarin, aveva firmato il decreto di estradizione che costringeva l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo a scontare la propria pena in Italia. Contro il decreto nel novembre 2004 i legali di Battisti avevano presentato invano ricorso al Consiglio di Stato, che aveva al contrario convalidato il decreto nel marzo 2005. Gli avvocati ci hanno poi riprovato poco più di un mese fa, presentando un ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo di cui non si conosce l’esito.

Pur riconoscendo di aver fatto parte dei Pac, Battisti si era sempre detto innocente. Arrivato in Francia nel 1990 dopo alcuni anni trascorsi in Messico si era appellato alla dichiarazione del presidente della Repubblica François Mitterand, che nel 1985 aveva promesso asilo agli ex militanti della lotta armata che avessero rinunciato alla violenza.

In Italia l’ex leader dei Pac era stato condannato a due ergastoli per quattro omicidi: in due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del ’78, e quello dell’agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell’uccisione del macellaio Lino Sabbadin, avvenuta a Mestre il 16 febbraio del ’79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell’uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del ’79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore.

L’idea alla base di quel biennio di sangue, secondo quanto si appurò in seguito, era quella di colpire, oltre ad esponenti delle forze dell’ordine, i commercianti che si erano difesi durante i cosiddetti ’espropri proletarì. Proprio per questo nel mirino dei Pac finirono il macellaio di Venezia Sabbadin e il gioielliere di Milano Torregiani. In quest’ultimo caso, poi all’omicidio, si aggiunse un ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere, Adriano, venne colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse, e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle.

Fonte: La Stampa.it

sabato 17 marzo 2007

IRAQ: Attacchi kamikaze con bombe al cloro

Tre attentati nella provincia di Anbar, roccaforte della ribellione sunnita. Sono stati trattati per l'esposizione al cloro circa 350 civili

Tre attacchi suicidi con l'impiego di camion carichi di bombe al clor
o hanno causato la morte di almeno due poliziotti iracheni e l'intossicazione di circa 350 civili nella provincia Al Anbar, bastione della ribellione sunnita nell'Iraq occidentale.

Alla guida dei tre mezzi pesanti c'erano dei kamikaze che si sono fatti saltare in aria nei pressi di Falluja e Ramadi, le due principali città della provincia. Mentre le forze americane parlano della morte di due agenti, secondo la televisione di stato 'Al Iraqiya' le vittime sarebbero almeno sei.

«Circa 350 civili iracheni e sei soldati della coalizione sono stati trattati per l'esposizione al cloro, dopo che due attentore suicidi hanno fatto esplodere i loro camion in due diverse zone, a sud di Falluja - si legge in un comunicato diffuso dal comando militare Usa - Un soldato e un civile sono rimasti feriti in un attacco di minore intensità a nordest di Ramadi».

Questi tre attacchi suicidi portano a cinque il numero di attentati con l'impiego del cloro compiuti negli ultimi due mesi nella provincia a maggioranza sunnita di Anbar. Altre due azioni di questo tipo sono state segnalate anche a Baghdad nel corso delle ultime settimane.

Fonte: Quotidiano.net

La Norvegia riconosce il governo palestinese

Con l'insediamento del nuovo governo di unità nazionale palestinese - formato dai radicali di Hamas e dai moderati di Fatah - la Norvegia ha annunciato la ripresa delle relazioni politiche ed economiche con quell'esecutivo.

"Il programma del governo di unità nazionale compie passi importanti verso l'adempimento delle richieste poste dalla comunità internazionale. Su queste basi la Norvegia riprende quindi le relazioni politiche ed economiche con il governo palestinese", ha annunciato il ministro degli Esteri, Jonas Gahr Stoere, in una nota.

L?anno scorso la comunità internazionale ha congelato gli aiuti e i rapporti con il governo palestinese, a seguito dell'avvento al potere di Hamas; e ne ha condizionato lo sblocco alla rinuncia delle violenza come strumento di lotta, al riconscimento del diritto all'esistenza di Israele e degli accordi precedentemente sottoscritti, non ultimi quelli storici sull'autonomia, che proprio la diplomazia norvegese mediò tra Israele e l'Olp.

Fonte: Rainews 24