giovedì 22 marzo 2007

Italia. Tar Lazio annulla il decreto Turco sulla cannabis

Il Tar del Lazio ha annullato il 'decreto Turco' sulla quantita' massima di cannabis a uso personale, che aveva raddoppiato la dose lecita innalzandola da 500 milligrammi a 1 grammo di sostanza.

Dopo la sospensione del decreto, la scorsa settimana, oggi i giudici della III sezione quater del Tar del Lazio, hanno depositato le motivazioni della sentenza con la quale hanno accolto il ricorso proposto dal Codacons, dall'Associazione Articolo 32 e dall'Associazione italiana per i diritti del malato-Aidma Onlus.
Il decreto del ministero della Salute "deve essere annullato -recita la sentenza- in quanto la motivazione dell'atto, peraltro esclusivamente orientata nell'ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate, ne' esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione".
"In particolare il provvedimento qui impugnato, dopo aver genericamente constatato che il principio attivo delle due sostanze in questione", cioe' i principi attivi delta-8-tetraidrocannabinolo e delta-9-tetraidrocannabinolo, "e' diverso da quello di altre sostanze stupefacenti, a'ncora la scelta al minor potere di indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacita' psicomotorie, senza considerare che per il secondo dei suddetti parametri e' prevista per entrambe le sostanze un'alta incidenza e intensita' di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance psicomotoria nell'esecuzione di compiti complessi. In relazione a tale parametro, come individuato dall'unico documento scientifico in possesso dell'amministrazione, il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo".
Le motivazioni che hanno spinto le tre associazioni a presentare il ricorso contro il decreto Turco comprendono "la violazione dei principi ispiratori del Decreto del presidente della Repubblica 309/90 come modificato dalla legge 49/06 (Fini-Giovanardi) dell'articolo 32 della Costituzione e dei principi generali di buon andamento della pubblica amministrazione; eccesso di potere per illogicita' manifesta: considerato che e' scientificamente dimostrata la nocivita' della cannabis, gli effetti del decreto appaiono in contrasto con la tutela della salute; l'assenza dei dati in base ai quali il ministero ha ritenuto di poter raddoppiare la dose consentita".
Il decreto, inoltre, "contravveniva all'attivita' e ai primari obiettivi del Servizio sanitario nazionale". Infine, rispetto all'aumento delle dosi di droghe 'leggere' detenibili per uso personale, "non sono stati valutati gli effetti deleteri delle sostanze in questione sul piano della personalita' individuale, sulla capacita' critica e sul corretto sviluppo della personalita' dei giovani". In pratica, "non e' stato motivato l'interesse pubblico alla modifica del precedente decreto".

FERRERO: GOVERNO FARA' SICURAMENTE RICORSO - Il Governo ricorrera' al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che ha bocciato il decreto Turco sulla droga. Lo ha confermato il ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, al termine di un'audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera.
'Credo che questo ponga con ancor piu' urgenza la necessita' di fare la legge - ha spiegato Ferrero - che complessivamente rivisiti la materia, in modo da poter rispondere positivamente ai problemi che abbiamo. Il primo problema e' quello di una attivita' di prevenzione, che e' il vero fulcro di tutta la partita, per evitare che passi il messaggio che il consumo delle sostanze e' positivo per la persona che in quel modo ci si realizza e si riesce ad avere un buon rapporto con gli altri'.

COMMENTI

'Ha vinto il buon senso. Questa e' l' unica cosa che posso dire'. E' contento don Luigi Larizza, parroco della parrocchia Sacro Cuore di Taranto e fondatore della 'Comunita' Terapeutica Giovanni Paolo II - Il risorto' di Martina Franca (Taranto): e' infatti da qui, dalla Puglia, che e' partita la battaglia contro il decreto del ministro Turco che innalzava da 500 milligrammi a un grammo la quantita' massima di cannabis al di la' della quale scattano le sanzioni personali. La notizia che dopo la sospensione del decreto Turco e' arrivato anche l' annullamento, sempre da parte del Tar Lazio, viene accolta telefonicamente da Don Luigi Larizza senza nascondere l' entusiasmo.
'Quel decreto - afferma - avvantaggiava solo il mondo dello spaccio: nessuno esce da casa con 30-40 canne; chi esce da casa con quel quantitativo e' uno spacciatore e il decreto, quindi, copriva lo spaccio'.
Il ricorso di don Luigi Larizza ha seguito il percorso insieme con gli altri due presentati da Codacons e 'Articolo 32' (associazione per i diritti del malato). 'Una decisione - racconta Don Luigi - che ho preso proprio perche' spronato dai ragazzi della mia piccola comunita' (ospita 15 giovani): chiunque di loro e' caduto nel tunnel delle droghe pesanti ha sempre cominciato con la cannabis. Ed e' ora di finirla con questa distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, la droga e' droga'.
'Oggi - continua Don Luigi - l' hascisc e' molto piu' pericoloso di prima, e' molto piu' pesante, danneggia il cervello e vorrei far incontrare al ministro Turco qualche ragazzo con la cosiddetta doppia diagnosi: tossicodipendenza e danni irreversibili al cervello, il ministro deve vedere quali danni provoca la droga. Solo allora capirebbe'.
'Se fossi io un ministro - aggiunge - obbligherei i tossicodipendenti a fare un cammino di recupero in comunita' e farei ovviamente una forte azione di prevenzione: ma quando un ministro dice 30-40 spinelli vanno bene, questa non e' di sicuro prevenzione. Come fa chi deve tutelare la salute dei cittadini a dire: 30-40 spinelli vanno bene ma dovete sapere che le sigarette, il fumo, fanno male'.
'Non posso quindi che essere contento per la notizia, una notizia che pero', ne sono certo - continua il parroco - fara' piu' contenti i miei ragazzi che hanno cominciato un cammino di recupero'.'In realta' - aggiunge Don Luigi - io ho riflettuto su una cosa: abbiamo un ministro che deve tutelare la salute di tutti, che pensa alla eutanasia e alla morte tramite droga, ed un ministro alla famiglia che pensa ai Dico: non farebbero meglio a cambiare nome?'. 'Non e' questo di certo - prosegue - il mio sentire e neanche il sentire dei miei parrocchiani che in tanti sono venuti a darmi la loro solidarieta''.
Don Luigi Larizza conclude: 'Mi fa specie poi che i confratelli che vanno in giro per televisioni non abbiano preso loro l' iniziativa che ho preso io. C'e' sempre un Davide ed un Golia nella storia ed io in questa vicenda mi sono tanto sentito Davide'.

'Dopo l'amara esperienza del radicali inglesi che dopo 10 anni hanno dichiarato la sconfitta della liberalizzazione della cannabis e confermato l'esistenza di una maggiorazione nel numero dei giovani dediti alla droga, ci auguriamo che il ministro Livia Turco eviti ulteriori inutili scontri giudiziari'. E' il commento del presidente del Codacons Carlo Rienzi.
'La richiesta che facciamo al ministro Turco - ha aggiunto Rienzi - e' che adegui i limiti alle indicazioni che le furono fornite dalla Commissione tecnico-sanitaria da lei stessa nominata e che limitavano a 375 milligrammi la dose massima di cannabis detenibile senza conseguenze penali'.

'Le sentenze vanno rispettate, bisogna che tutti, a cominciare dal governo, ne prendano atto'. Lo dice all'ADNKRONOS il capogruppo di Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi.
'Evidentemente -auspica Donadi- questo dovrebbe portare a una riflessione: bisogna capire se, al di la' della legittimita', alla base del provvedimento ci sia stata la giusta cautela e il bagaglio tecnico, oppure si e' preferito premere il piede sull'acceleratore per una posizione mediatica'. 'Noi certo non piangiamo per la decisione del tar. E' l'occasione -insiste- per riprendere un discorso, in modo piu' puntuale e preciso'.

"Dopo l'annullamento del decreto sulla cannabis del ministro Livia Turco, invitiamo il governo a una riflessione pacata. Il ministero della Salute abbandoni la passione per lo spinello e si dedichi ai controlli sul rispetto e la precisa attuazione della 194". Lo dichiara il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'. "Prodi non autorizzi alcun ricorso al Consiglio di Stato- chiede l'esponente centrista. Livia Turco prenda atto della realta', chiuda nel cassetto l'ideologia drogata e lavori assiduamente per salvare i troppi bambini lasciati morire in violazione evidente della legge sull'interruzione di gravidanza".

"Il raddoppio della dose lecita voluto dalla Turco e' illegittimo, perche' non suffragato da valutazioni tecnico-scientifiche. Credo, quindi, che l'annullamento del decreto sia dovuto a questo vizio di origine". Carlo Giovanardi commenta cosi' l'annullamento da parte del Tar del Lazio del decreto del ministro Turco sull'uso personale di cannabis.
"La Turco ha raddopiato la soglia minima senza vere motivazioni, a parte quella di dare una risposta all'ala sinistra del suo schieramento, e motivando la decisione con il fatto che cosi' non sarebbero andati in galera i consumatori, che comunque non rischiavano il carcere perche' il consumo in Italia e' depenalizzato", dice ancora l'esponente dell'Udc all'ADNKRONOS. "Inoltre, dopo le ultime rivelazioni dell'Independent' sulla droga, la quantita' minima andava dimezzata piu' che raddoppiata", conclude Giovanardi.

"Mentre in tutto il mondo si rileva la pericolosita' delle droghe impropriamente dette leggere e mentre oggi in Italia il Tar del Lazio annulla, dopo aver sospeso, i provvedimenti pro-droga del governo, il ministro Ferrero continua a fare annunci per facilitare la circolazione di droga". Maurizio Gasparri dell'esecutivo di Alleanza Nazionale, osserva quindi che "alla Camera sono state annunciate revisioni della legge Fini che non vedranno mai la luce. Le norme anti-droga resteranno in vigore. Ma e' ora di finirla con annunci che disorientano le famiglie. In Parlamento non ci sono numeri per nuove leggi".

'Siamo ormai abituati ad un ministro che si muove solo e soltanto sulle pressioni ideologiche dei partiti di estrema sinistra che costituiscono la maggioranza di Governo. Quindi i suoi provvedimenti di volta in volta subiscono modifiche o vengono addirittura annullati'. Questo il commento di Anna Maria Celesti, vicepresidente della Commissione Sanita' del Consiglio regionale toscano e consigliere regionale di Forza Italia.
'La decisione del Tar del Lazio- continua Celesti - di annullare il decreto del ministro della Salute Livia Turco dimostra che il raddoppio della quantita' massima di detenzione di cannabis, rappresentava un messaggio educativo nefasto per le giovani generazioni che mirava solo a legalizzare lo spaccio di Stato. Il provvedimento di annullamento del tribunale amministrativo e' fondamentale in quanto ribadisce il concetto che drogarsi non e' lecito'.
'Noi continueremo - conclude Celesti - a sostenere la legge Fini, varata durante il Governo Berlusconi che invece mirava ad abolire la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, di punire duramente chi spaccia e di andare incontro a chi ha bisogno di solidarieta' cure e recupero ma soprattutto di sostenere le comunita' terapeutiche'.

"Quello che sconcerta e' l'atteggiamento del Governo". Questo e' quanto afferma Donatella Poretti, deputata della Rosa nel pugno commentando il comportamento dell'esecutivo sulla sentenza del Tar del Lazio sul decreto Turco. "A 308 giorni dal suo insediamento- spiega infatti Poretti- il governo che aveva promesso di cambiare la politica sulle droghe si ritrova con la stessa legge del Governo Berlusconi, di fatto, non apportando la minima modifica alla Fini-Giovanardi, l'attuale esecutivo ha fatto sua la politica repressiva del predecessore".
Tutto questo inoltre "e' confermato oggi- spiega al deputata Rnp- dal ministro Paolo Ferrero, ascoltato nella mia commissione, il quale ha nuovamente chiesto tempo ("alcune settimane") visto che la materia e' 'parte esplicita' del programma di governo". A questo punto, "si prenda atto che il Parlamento non puo' piu' attendere un testo del Governo in materia di droghe- sottolinea Poretti- per questo mi adoprero' affinche' la proposta di legge Boato venga calendarizzata al piu' presto in commissione".

L'assessore regionale alle politiche dell'istruzione Elena Donazzan ha accolto 'con grande soddisfazione e condivisione' la decisione del Tar del Lazio. 'Questa decisione - dice Donazzan - e' la conferma che ci troviamo di fronte ad un provvedimento negativo proprio per quelle fasce piu' giovani cui andrebbe trasmesso un altro tipo di messaggio, e non certo una sorta di incentivazione all'uso della cannabis che, seppur qualcuno si ostini a definire droga leggera, rimane sempre e comunque droga'. L'assessore del Veneto si augura che 'adesso si vada nella direzione di sanzionare lo spaccio con norme severe, come previsto dalla legge Fini-Giovanardi'.

"La sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato il decreto Turco sull'uso di cannabis induca il ministero della Salute ed il governo ad invertire la inquietante direzione intrapresa sul fronte droga e ad affrontare il problema in modo più serio". Lo afferma il vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Enrico La Loggia.
Secondo La Loggia "è indispensabile che la censura di carattere amministrativo porti ad un radicale cambiamento di rotta, sul piano politico, rispetto alle sciagurate iniziative del ministro Turco che sono fin da subito apparse in assoluta controtendenza in rapporto anche alle più recenti valutazioni scientifiche circa la pericolosità dell'uso di cannabis".

Giorgia Meloni, di An, invita il governo a prendere atto della bocciatura, da parte del Tar, del decreto del ministro Livia Turco sulla soglia di punibilita' per il possesso di cannabis. Si tratta, sostiene l'esponente di An, di 'un'ulteriore conferma di come sulla lotta alla droga non si possa procedere per diktat ideologici'.
Ora, chiede Giorgia Meloni, 'il governo prenda atto della clamorosa bocciatura incassata e faccia marcia indietro, applicando la legge Fini e rispettandone i principi ispiratori'.

"Altro che Consiglio di Stato. Se il ministro Livia Turco ha un minimo di dignità politica, a questo punto non può che dimettersi". Lo afferma il deputato di An Carlo Ciccioli, medico psichiatra ed esperto di tossicodipendenze.
"Il Tar - prosegue Ciccioli - non poteva che prendere questa decisione: il decreto Turco liberalizzava lo spaccio di droga. Le critiche che avevamo espresso alla Camera di fronte alla decisione del Governo si sono puntualmente concretizzate sul piano del diritto".
"L'ipocrisia della sinistra - continua Ciccioli - è arrivata all'inverosimile. E' infatti impossibile supportare scientificamente la decisione di permettere ai consumatori una quantità di cannabis sufficiente a preparare quaranta spinelli.
Quantità che, sostanzialmente, permetteva la libertà di spaccio, contro tutte le intenzioni dichiarate a parole di voler limitare la diffusione del consumo della droga fra i giovani".
"Il decreto del governo bocciato dal Tar - conclude - in sostanza giustificava l'uso e lo smercio delle droghe cosiddette leggere tra i giovani. Un decreto che non teneva conto che l'uso delle droghe leggere è per molti l'anticamera del passaggio a droghe pesanti o comunque la facile via per la caduta della barriera del pregiudizio contro l'uso di sostanze che alterano le percezioni e i comportamenti".

"Solo il ministro Turco non si rende conto di una triste realta': anche le droghe leggere possono essere dannose per i giovani. La conferma che la sua era una iniziativa pericolosa e sbagliata e' venuta dal Tar del Lazio che, dopo l'annunciata sospensione, oggi ha annullato il decreto sulla droga": cosi' Maurizio Lupi di Forza Italia. "Una bocciatura alla quale -afferma- si unisce il giudizio negativo espresso recentemente nel quotidiano inglese "Independent". "Adesso ci chiediamo -conclude- che cosa dira' il ministro a sua discolpa e ci auguriamo che prenda atto della portata del suo fallimento traendone le opportune conseguenze".

"Al di là della decisione assunta dal Tar riguardo al decreto Turco, il governo lavori per abrogare o quanto meno per modificare sostanzialmente la legge Fini-Giovanardi, che è una legge che guarda esclusivamente all'aspetto punitivo e poliziesco del problema, senza una visione sociale della questione, che, invece, va affrontata con misure preventive e non carcerarie". E' quanto afferma Pino Sgobio, Capogruppo del PdCI alla Camera dei Deputati.

"Fine del danno. La magistratura amministrativa boccia su tutta la linea il decreto 'piu' canne per tutti", sancendone l'arbitrarieta' e l'incongruenza, e quindi l'illegalita'. Ora il ministro dello Spinello libero inverta la rotta, rinunci a presentare il ricorso al Consiglio di Stato e abbandoni l'idea malsana di smantellare la legge Fini anti-droga e anti-spaccio (ma non anti-drogato). Torni cioe' a fare il ministro della Salute. Oppure si dimetta". Lo afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.

"Il ministro Turco prenda atto della sentenza del Tar del Lazio che ribadisce la mancanza di qualsiasi motivo per innalzare il tetto della quantita' massima di cannabis a uso personale. Il governo eviti, ora, di aprire un contenzioso con la giustizia amministrativa che finirebbe solo per portare un danno ai giovani. La Turco guardi piuttosto a cio' che sta capitando in Europa, dove a cominciare dalla Gran Bretagna si comincia a fare marcia indietro sul principio dello spinello libero, perche' non fa male." Lo ha dichiarato Antonio Tajani, presidente degli europarlamentari di Forza Italia.

Daniele Capezzone, esponente radicale della Rosa nel pugno, definisce 'molto grave' la decisione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro il decreto del ministro Livia Turco sulla soglia di punibilita' per il possesso di cannabis.
'Quel che e' grave - secondo Capezzone - e' l'automaticita', la sistematicita', la naturalezza con cui si assiste al fenomeno di una magistratura che interviene creando diritto, entrando nel campo del parlamento e del governo'. 'Ormai - lamenta l'ex segretario dei radicali - tutto e' in 'outsourcing': la politica estera e di intelligence e' affidata a Gino Strada e ad Emergency; quella sulla giustizia alla magistratura, e cosi' via'.
'Il paese - per Capezzone - e' allo sbando, regna l'incertezza del diritto e la politica e' sempre piu' debole e subalterna'.

"Dopo la bocciatura definitiva del Tar del Lazio, Il Ministro Turco deve immediatamente ritirare il suo decreto. Ammetta la sconfitta, grave sia sotto il profilo giuridico che politico e non prosegua nel dannoso braccio di ferro con la magistratura." cosi' Isabella Bertolini, Vice Presidente dei Deputati di Forza Italia. "Abbiamo sempre detto - prosegue la parlamentare azzurra - che su un tema cosX delicato sarebbe stato opportuno coinvolgere il Parlamento. Si e' voluto utilizzare lo strumento del decreto governativo. A questo punto, la sconfitta per questo Governo, lassista ed irresponsabile, e' ancora piu' grave".
"Accogliamo con grande favore il pronunciamento del Tar del Lazio.
A nostro avviso - conclude Isabella Bertolini - costituisce un primo significativo passaggio per il recupero di quei valori morali troppo spesso calpestati dalle politiche dell'attuale maggioranza. I giovani devono essere informati sugli effetti dannosi della Cannabis, non certo spinti ed incitati al consumo di sostanze stupefacenti".

'L'annullamento del decreto Turco da parte del Tar del Lazio e' un altro sonoro schiaffone all'approssimativa e sbagliata politica del governo Prodi. Un provvedimento imposto con la forza dal centrosinistra, giustamente bocciato, su un tema assai delicato che coinvolge importanti aspetti sociali e soprattutto i giovani, dove un minimo di ragionevolezza da parte del ministro della Salute avrebbe consigliato il dialogo con l'opposizione e un confronto costruttivo in Parlamento'. Lo afferma il vice presidente dei senatori di Forza Italia, Elisabetta Alberti Casellati.

"Dal Tar del Lazio, come previsto dopo la sospensione del provvedimento, e' arrivata una sentenza di natura politica". Questo il commento di Francesco Mosca, segretario nazionale della Federazione dei Giovani socialisti alla sentenza del Tar del Lazio che ha annullato il "Decreto Turco".
Al governo, continua il giovane dirigente dello Sdi, "non resta che ricorrere al Consiglio di Stato e allo stesso tempo proporre una nuova legge che, nel rispetto del programma dell'Unione, cancelli la legge Fini-Giovanardi". "Con la legge in vigore- conclude Mosca- migliaia di giovani rischiano quotidianamente il carcere per qualche spinello".

'Torno a chiedere, anche a nome degli altri componenti di Forza Italia della commissione Affari Sociali della Camera, le dimissioni del ministro della Salute, Livia Turco. Dopo la sospensione del decreto sulla droga, ora il Tar del Lazio lo ha addirittura annullato. Dal ministro ci attendiamo quindi un gesto di responsabilita''. Cosi' Domenico Di Virgilio, capogruppo Forza Italia in commissione Affari Sociali della Camera e responsabile dipartimento Sanita' Fi.
'Una bocciatura, quella del Tar, che conferma la gravita' della scelta assunta dalla Turco che rappresentava un pericolo per tanti giovani e per le loro famiglie. Si tratta - afferma Di Virgilio - di un provvedimento assurdo e dannoso e ci meravigliamo che il ministro non abbia consultato da un lato la commissione competente presso l'Istituto Superiore di Sanita' e dall'altro non abbia ritenuto opportuno confrontarsi con il Parlamento'.

'Prima la sospensione, poi la bocciatura del provvedimento: un colpo duro al decreto della Turco, non c'e' che dire. Ma anche una sonora sconfitta per il governo'. Lo afferma Gianfranco Rotondi, segretario della Dc per le Autonomie.
'Dispiace - aggiunge - che il ministro Ferrero annunci che il governo fara' ricorso. Vorremmo sapere cosa ne pensano i moderati dell'Unione. A Ferrero ricordo che con questo provvedimento a brindare sinora sono stati solo gli spacciatori che hanno visto rimpinguare le proprie casse, aprendo pero' enormi falle nel sistema della prevenzione e della repressione sull'uso anche minimo di droghe'.

"E' sempre piu' urgente la presenza del ministro Livia Turco in Commissione Sanita' per riferire sull'annuallmento da parte del Tar del Lazio del suo decreto con cui era stata raddoppiata la dose consentita di cannabis". Lo afferma il senatore Domenico Gramazio, capogruppo di Alleanza Nazionale in Commissione Sanita'."Gia' dopo la sospensione del decreto avevamo avanzato tale richiesta che sara' affrontata nel prossimo ufficio di presidenza, piu' che confermata dopo la bocciatura di oggi. La decisione del Tar del Lazio dimostra che la lotta alla droga deve proseguire con l'applicazione della legge Fini, una normativa questa che consente la prevenzione e il recupero per i tossicodipendenti e che contrasta duramente e seriamente lo spaccio. Vogliamo sapere dalla ministra Turco i danni che ha arrecato l'applicazione del decreto ministeriale da lei firmato per quanti hanno potuto liberamente spacciare, facendosi forti della 'protezione' del decreto ministeriale. L'annullamento da parte del Tar del Lazio dimostra inoltre che per cambiare la legge non sono ammesse furbizie ed espedienti come quella del decreto ministeriale cui e' ricorsa il ministro Turco - conclude Gramazio - non avendo la forza, ne' i numeri parlamentari per procedere con una legge".

"Non avendo condiviso, a suo tempo, il decreto legge del ministro della Salute, Livia Turco, che raddoppia la quota di cannabis per uso personale, salutiamo favorevolmente la sentenza del Tar del Lazio che boccia il provvedimento". Cosi' Sergio Betti, segretario confederale della Cisl commenta la decisione del Tar del Lazio. "Ci sono vari studi- continua il sindacalista- che dimostrano che l'impiego di cannabis oltre a rappresentare un fattore di rischio per una successiva assunzione di droghe piu' pesanti, e' correlato all' l'insorgere di alcune patologie mentali". Bisogna superare quindi "l'idea largamente diffusa- spiega Betti- che l'uso di cannabis sia una semplice abitudine di vita che non ha alcuna influenza sullo stato di salute". E' necessario "mettere in campo iniziative in grado di evitare che gli adolescenti- conclude il segretario confederale della Cisl- siano preda continua della catena criminale il cui solo interesse e' quello di espandere l'uso della cannabis".

'Dopo la bruciante sconfitta subita con l'annullamento del decreto Turco-Ferrero, i due ministri dovrebbero fare un esame di coscienza e non proporre un assurdo ricorso al Consiglio di Stato che costituirebbe solo uno spreco di tempo e denaro pubblico e non contribuirebbe a combattere il problema della droga'. Lo sostiene la deputata di Forza Italia Gabriella Carlucci.
'Mi auguro vivamente - prosegue la parlamentare di Forza Italia - che il Consiglio di Stato rigetti qualsiasi eventuale ricorso e che sia la Turco che Ferrero pensino seriamente a dimettersi'.
'Qualsiasi persona dotata di un minimo di buon senso non avrebbe mai varato quello sciagurato decreto, speriamo che il Consiglio di Stato respinga un eventuale ricorso che purtroppo sembra un'eventualita' concreta - afferma infine Gabriella Carlucci - visto che i ministri Turco e Ferrero non ammettono di aver preso una vera cantonata'.

'Al di la' del merito della sentenza del Tar sul decreto Turco, che non commentiamo, resta, ed e' quanto mai urgente, il problema di correggere e rivedere la Giovanardi - Fini e di procedere al piu' presto all'approvazione di una nuova legge sulle tossicodipendenze', dichiara il senatore dell'Ulivo Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' di Palazzo Madama. 'A quasi un anno dalla sua entrata in vigore, e' evidente che quella normativa si e' rivelata di difficile applicazione e sostanzialmente inefficace. Quello che e' certo, e', come giustamente indicato piu' di una volta dal ministro Livia Turco, ora dobbiamo rivedere e riscrivere la Giovanardi-Fini. La legge sulle tossicodipendenze approvata dalla destra nella scorsa legislatura e' inutilmente repressiva. Non credo sia questa la strada per combattere la droga ed il rischio di tossicodipendenze. Noi crediamo al contrario che sia necessaria una nuova normativa che punti sulla prevenzione, sull'educazione dei nostri ragazzi a sani stili di vita, e sul recupero, come del resto e' scritto nel programma dell'Unione.
A questo punto e' bene che un confronto serio e sereno in Parlamento per varare una riforma complessiva e organica cominci al piu' presto'.

'La nuova performance del Tar non aggiunge nulla alla precedente decisione. L'accettazione del ricorso per difetto di motivazione e mancata valutazione degli effetti nocivi della cannabis e' addirittura esilarante'. Cosi' il presidente di Forum Droghe, Franco Corleone, commenta la sentenza del Tar del Lazio sul decreto Turco.
L'ex sottosegretario sottolinea come 'contestualmente oggi vi e' stata l'audizione del ministro Paolo Ferrero' sulla riforma della legislazione antidroga e si augura che 'oltre al ricorso al Consiglio di Stato, vi sia finalmente una decisione politica per cambiare la legge Fini-Giovanardi, su cui nessun Tar potra' mettere becco'.

Daniele Farina
, del Prc, sostiene che 'la serieta' con cui il Tar del Lazio motiva l'annullamento del decreto della ministra Turco, ha lo stesso livello medico scientifico delle tabelle precedentemente fissate dall'ex ministro Storace: ovvero nessuno'.
Per Farina, 'migliaia di cittadini sanno, a questo punto, a chi rivolgersi per uscire dalla drammatica situazione in cui vivono in relazione agli effetti della legge Fini-Giovanardi; cioe', agli estensori di questa legge, ad improbabili associazioni di consumatori e a magistrati amministrativi che sembrano avere sulle sostanze stupefacenti la stessa conoscenza della localizzazione di Atlantide'.
Questa, afferma Farina, 'e' una ragione in piu' per sottrarre una materia cosi' delicata all'esercizio circense in cui e' precipitata, per farla diventare oggetto di una seria verifica e di iniziativa di riforma parlamentare e di governo'.

Fonte: notiziario droghe

mercoledì 21 marzo 2007

APPLE TV FINALMENTE IN VENDITA PER GUARDARE FILM E VIDEO ACQUISTATI SU INTERNET

Apple® ha iniziato la commercializzazione di Apple TV™, un modo divertente e facile da utilizzare per riprodurre tutti i propri contenuti preferiti di iTunes® trasferendoli in modalità wireless dal proprio Mac® o PC al più ampio schermo della propria TV, inclusi film, serie televisive, musica, foto e podcast.

Utilizzando la nuova incredibile interfaccia di Apple TV, chiunque puo’ velocemente sfogliare e vedere la propria intera collezione di contenuti digitali stando seduto dall’altra parte della stanza, utilizzando il semplice e intuitivo telecomando Apple Remote. Apple TV si connette facilmente a quasi tutti i moderni televisori widescreen.

“Apple TV è come un DVD player dell’era Internet — fornisce un modo facile e divertente per riprodurre i vostri contenuti digitali di iTunes dal vostro PC o Mac alla vostra TV widescreen,” ha affermato Philip Schiller, senior vice president Worldwide Product Marketing di Apple. “Apple TV permette di riprodurre in modalità wireless i contenuti che avete sul vostro PC o Mac utilizzando le esistenti reti WiFi così come la più recente e veloce versione del WiFi, la 802.11n.”

La perfetta integrazione di Apple TV e iTunes permette agli utenti di scegliere fra oltre 400 filmati e 350 serie televisive in qualità quasi da DVD; oltre quattro milioni di canzoni, 5.000 video musicali, 100.000 podcast e 20.000 audiolibri presenti du iTunes Store (www.itunes.com).

Gli utenti possono anche godersi i trailer dei propri film preferiti sullo schermo della propria TV widescreen; possono ascoltare la propria musica preferita su un sistema di home entertainment e vedere lo slideshow dei propri album fotografici in una risoluzione ad alta definizione. Apple TV rende semplice per gli utenti la consultazione di tutta la propria collezione digitale grazie ad una nuova interfaccia, facile da utilizzare e intuitiva.

Con il telecomando Apple Remote, gli utenti possono facilmente navigare fra i propri film, serie televisive, musica e foto preferiti anche da una distanza di oltre 9 metri.

Apple TV ha un hard disk da 40GB per salvare fino a 50 ore di video, 9.000 canzoni, 25.000 foto o una combinazione di questi contenuti ed è in grado di fornire un output in alta definizione a 720p. Apple TV si connette facilmente ad una vasta gamma di TV widescreen e sistemi home theater e viene fornita come standard con HDMI, video component, porte audio analogiche e ottiche.

Utilizzando le funzionalità di rete wireless ad alta velocità AirPort® 802.11, Apple TV è in grado di auto sincronizzare il contenuto da un computer o mandare in streaming i contenuti da cinque ulteriori computer direttamente sulla vostra TV senza alcun cavo.


Prezzi e Disponibilità
Apple TV, che include il telecomando Apple Remote, sarà disponibile a partire da questa settimana attraverso l’Apple Store® (www.apple.com/italystore) i retail store Apple e i rivenditori autorizzati Apple ad un prezzo Apple Store di €299 (Iva inclusa).

Apple TV richiede iTunes 7.1 o versione successiva che gira su un Mac con Mac OS® X versione 10.3.9 o successiva, o su un PC Windows con Windows XP Home/Professional (SP2).

E’ richiesta una rete wireless 802.11b/g/n che utilizza AirPort, AirPort Extreme® o una rete Ethernet 10/100 Base-T. L’accesso ad Internet è richiesto ed è raccomandata una connessione a banda larga.


Apple TV richiede una TV widescreen con definizione avanzata o ad alta definizione. I giochi iPod® non saranno riproducibili su Apple TV. iTunes Store è disponibile negli Stati Uniti e in un numero definito di nazioni. Le serie televisive e i film sono disponibili solo negli Stati Uniti, mentre la disponibilità di video varia da nazione a nazione.

Apple ha dato il via alla rivoluzione del personal computer negli anni ‘70, con Apple II, e lo ha reinventato un decennio più tardi, con l'introduzione del Macintosh. Ancora oggi Apple continua a guidare il settore grazie alla sua capacità di innovazione, con computer desktop e portatili, il sistema operativo OS X, gli applicativi iLife e quelli professionali. Apple sta inoltre guidando la rivoluzione dei media digitali con la linea di lettori di musica e video iPod e con il negozio online iTunes. Apple entrerà nel mercato della telefonia cellulare quest’anno con il suo rivoluzionario iPhone.

Fonte: Assodigitale.it

ZANZARE OGM CONTRO LA MALARIA

Zanzare geneticamente modificate in laboratorio e rese resistenti al parassita della malaria sembrano essere piu' forti di quelle presenti in natura e in un futuro potrebbero essere usate come meccanismo di controllo della malattia.

La prospettiva arriva da uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS' da esperti che da anni lavorano alla creazione di zanzare 'anti-malaria', Mauro Marrelli e Marcelo Jacobs-Lorena, della Scuola di Sanita' Pubblica Bloomberg e dell'Istituto di Ricerca sulla Malaria presso la Johns Hopkins University di Baltimora. Gli esperti hanno dimostrato infatti che le loro zanzare OGM sono piu' forti di quelle naturali e nel giro di alcune generazioni hanno la meglio su queste ultime in un ambiente controllato di laboratorio. I ricercatori hanno dato vita alle zanzare resistenti alla malaria inserendo nel Dna delle cellule del loro intestino il gene per il peptide 'SM1'. Questa piccola proteina impedisce sin dai suoi primissimi stadi lo sviluppo del parassita nell'intestino dell'insetto, rendendolo cosi' non piu' vulnerabile alla malaria e non piu' veicolo di infezione.

''E' un passo avanti importante - commenta Andrea Crisanti dell'Universita' degli Studi di Perugia - ma siamo ancora lontani da eventuali applicazioni per eliminare il vettore malarico dall'ambiente''. Infatti, dichiara Crisanti, che lavora tra Italia e Imperial College di Londra, ''questa e' la prima dimostrazione sperimentale che le zanzare che non si infettano con il plasmodio malarico sono avvantaggiate nella sopravvivenza''. Della stessa opinione il direttore del reparto di malattie trasmesse da vettori dell'Istituto Superiore di Sanita' Giancarlo Majori: ''un notevole passo avanti ma parliamo di esperimenti di laboratorio e col plasmodio del topo e non umano''.

La malaria e' una grave malattia che flagella i paesi in via di sviluppo mietendo oltre un milione di vittime ogni anno nel Mondo. E' causata dal parassita 'Plasmodio falciparum', veicolato dalla zanzara Anopheles. Gia' da anni molti gruppi di ricerca nel mondo lavorano a zanzare transgeniche resistenti all'infezione da Plasmodio e quindi incapaci di trasmettere la malattia pungendo l'uomo. L'obiettivo e' creare la zanzara anti-malaria e disperderla nell'ambiente: l'insetto OGM potrebbe 'sfrattare' quello naturale che porta l'infezione. Ci sono oggi due strade per il controllo della malaria, conclude Majori, quella del controllo del suo vettore che con questo lavoro da' un piccolo segnale di avanzamento, e quella del vaccino che forse portera' i suoi frutti prima, visti i buoni risultati di alcuni vaccini attualmente in test.

Fonte: ANSA

Mastrogiacomo è tornato a casa. In prigione chi lo ha liberato

È sceso dalla scaletta del Falcon, atterrato a Ciampino poco prima delle 23,30. Pantaloni scuri, maglietta bianca e scarpe da ginnastica, Daniele Mastrogiacomo, il giornalista di Repubblica detenuto dai talebani per 15 giorni, ha alzato le braccia al cielo, agitandole più volte come a dire «ce l'ho fatta». Il primo lungo abbraccio, quasi un assalto, è stato quello della figlia Alice, poi sono arrivati alla spicciolata tutti i parenti. Poi quello più commovente, quello con la moglie Luisella. Alla fine i colleghi, ai quali ha detto «grazie ragazzi, grazie a tutti, siete stati tutti fantastici».

È stato quindi il momento dei saluti ufficiali. Prima quello con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, il quale, fuori dall'ufficialità, dopo l'abbraccio gli ha dato una pacca sulla spalla amichevole, mentre il giornalista gli diceva: «Grazie, lei mi ha salvato la vita». Attorniato da parenti e autorità, tutti finalmente sorridenti, Daniele Mastrogiacomo si è avviato alla saletta dei vip, da dove poi è ripartito alla volta della Procura della Repubblica per essere interrogato dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti, Erminio Amelio e Giovanni Salvi. Ai magistrati del pool antiterrorismo il reporter ha detto di non ritenere di essere stato vittima di una trappola. Considera il suo interprete una persona fidata e sarebbe in grado di riconoscere alcuni dei suoi carcerieri, ma non può fornire elementi sulla loro identificazione, in particolare quello del mullah Dadullah. Inoltre sono stati girati diversi video, oltre a quello apparso in televisione. Poi ha ricostruito con i pm tutte le fasi della sua prigionia.

Ma la vicenda, sul versante afgano, sembra lontana dall'essere conclusa. Il mediatore di Energency, Rahmatullah Hanefi, e l'interprete di Mastrogiacomo, Ajmal Naskhbandi, sono stati arrestati e sono adesso sotto custodia dei servizi segreti di Kabul.

Rahmatullah Hanefi, che è il responsabile delle risorse umane dell'organizzazione umanitaria Emergency, è stato una figura chiave nella scarcerazione del giornalista di Repubblica Mastrogiacomo. «Rahmatullah Hanefi ha la sola colpa di avere fatto tutto il possibile per salvare vite umane in immediato pericolo. Emergency fa appello ai mezzi di informazione perchè sostengano con forza la liberazione di Rahamatullah Hanefi, che ha contribuito in modo determinante al rilascio di Daniele Mastrogiacomo» è scritto sul sito di peacereporter.net. Questo arresto, dice Gino Strada, è interpretato da chi lavora in Afghanistan come un gesto «grottesco e provocatorio», considerato che Rahmatullah Hanefi si è occupato di svolgere il ruolo del mediatore con i rapitori.

In mattinata un centinaio di persone hanno protestato davanti all'ospedale di Emergency per chiedere notizie dei due afghani rapiti assieme al giornalista italiano liberato. Di Sayed Agha, l'autista di Daniele ucciso dai talebani venerdì scorso, si chiedeva la restituzione del corpo alla famiglia, il che rappresenta un atto considerato sacro dai musulmani. Solo dopo circa un'ora, la folla si è dispersa e la situazione è tornata tranquilla. Il corpo dell'autista trucidato sotto gli occhi del reporter italiano è stato consegnato nel primo pomeriggio alla famiglia. Il cadavere è stato ritrovato dagli abitanti di Laki Spara,un villaggio in una zona tra Garmsir e Khan Nishin, nella provincia di Helmand. Un cugino è andato a prendersi il corpo, che era stato sepolto.

Fonte: L'Unità

Migliaia di persone a Polistena per ricordare le vittime di mafia

Oggi è la Giornata della memoria per i caduti sotto i colpi della criminalità In tanti al corteo organizzato da Libera. Messaggi di Prodi e Bertinotti

Comincia con grande solennità e insieme con semplicità - scandendo i nomi delle 700 vittime delle mafie - il corteo in corso a Polistena, nel reggino, per celebrare la Giornata della memoria e dell'impegno, promossa da Libera. Una celebrazione dedicata ai tantissimi che, nel nostro Paese, in tutti questi anni, sono caduti sotto i colpi della criminalità organizzata.

Molte migliaia le persone presenti alla manifestazione, giunte da tutte le parti d'Italia. Lungo il percorso del corteo sono stati anche affissi, in ogni stradina adiacente a quella del corteo, dei manifesti con i nomi delle persone uccise. Il corteo poi si conclude nella piazza principale di Polistena, con gli interventi di don Luigi Ciotti, responsabile di Libera, e delle autorità.

"Siamo Polistena - spiega Ciotti - perchè qui anni fa è nata la prima cooperativa su terreni confiscati alla criminalità organizzata, una cooperativa che da occupazione a molti giovani e che rappresenta una speranza concreta: è giunto il momento di passare dal dire al fare, dalle parole ai fatti. Oggi è la giornata dello stop: del dire basta alla carneficina, alle vittime di mafia".

"E' una giornata importante per l'Italia": queste le parole di Fausto Bertinotti, nel messaggio inviato al don Ciotti. Il presidente della Camera avrebbe dovuto prender parte alle manifestazioni in programma oggi, ma è stato trattenuto a Roma da una serie di improvvisi impegni legati all'attività parlamentare.

"E' una giornata che ha un valore fondamentale - scrive Bertinotti - innanzitutto per chi l'ha promossa e per chi la anima. E' soprattutto l'entusiasmo del popolo dei giovani che rappresenta il dato di maggiore forza che segna la manifestazione odierna: quei giovani che in questi anni, in più riprese ed in forme diverse, hanno capito in tanta parte del Mezzogiorno che conquistare il proprio futuro significa soprattutto liberarsi dal gioco di sopraffazione e di intimidazione".

E anche il premier ha inviato un messaggio. ''Cari amici - scrive Romano Prodi - la giornata che oggi, idealmente insieme, celebriamo, ci riporta alla mente, prima di ogni altra cosa, il nome e il volto delle tante vittime innocenti delle mafie e della criminalita' organizzata. Tante storie di uomini, di donne e persino di bambini, diventano cosi' memoria di comunita'. E' con rispetto e con gratitudine che al loro sacrificio ci inchiniamo promettendoci reciprocamente di non dimenticarli mai''.

Fonte: L Repubblica

La disoccupazione ai minimi storici: Dato più basso dal '93

L'occupazione è aumentata dell'1,9%, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,8% dal 7,7% del 2005. La riduzione è più evidente nel Mezzogiorno

Calo record della disoccupazione nel 2006. Il tasso, comunica l'Istat, è sceso al 6,8%, dal 7,7% del 2005. il dato più basso dal 1993, anno d'inizio delle serie storiche ricostruite. La riduzione più ampia ha riguardato soprattutto il Mezzogiorno, dove ha interessato sia gli uomini sia, in misura più ampia, le donne. Per gli stranieri. Per gli stranieri il tasso si attesta all'8,6% (5,4% per gli uomini e 15,4% le donne).

Nella media del 2006, aggiunge l'Istituto di statistica, il numero delle persone in cerca di occupazione è diminuto in confronto a un anno prima dell'11,4% (-215mila unità). L'area della disoccupazione ha registrato una riduzione consistente sia nella componente maschile sia in quella femminile del Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione al Sud è stato del 12,2%, con una flessione del 2% rispetto al 2005. Ma tale livello resta, tuttavia, molto superiore rispetto alle regioni centrali e settentrionali. Al Nord, infatti, il tasso di disoccupazione è stato del 3,8% (3,9% nel nord-ovest e 3,6% nel nord-est), mentre al Centro il saggio del 2006 si è posizionato al 6,1%.

Un calo record della disoccupazione si è verificato anche nel quarto trimestre 2006. Il tasso, al netto dei fattori stagionali è sceso al 6,5% (-0,2% rispetto al periodo luglio-settembre 2006). il valore più basso dal 1992, data d'inizio delle serie storiche. I dati non destagionalizzati indicano invece un tasso al 6,9%, con una flessione dell'1,1% rispetto al quarto trimestre 2205. Tornando all'intero 2006. Nella media dell'anno, afferma l'Istat, l'occupazione è aumentata dell'1,9%, pari a 425mila unità in più rispetto al 2005. la crescita dell'occupazione straniera è stata pari a 178mila unità (+99mila uomini e +80mila donne). Sempre nella media, sottolinea l'Istat, l'occupazione totale è cresciuta, rispetto al 2005, del 2% al Nord (+226mila unità, di cui 113mila stranieri), del 2,1% al Centro (+94mila unità, di cui 43mila stranieri) e dell'1,6% nel Mezzogiorno (+105mila unità, di cui 21mila stranieri). Nelle regioni settentrionali e meridionali, poi, è stata particolarmente intensa la spinta della componente femminile.

Fonte: Quotidiano.net

Liberalizzazioni: Il Governo pone la fiducia alla Camera

Il governo ha chiesto la fiducia alla Camera sul decreto legge Bersani sulle liberalizzazioni. Lo ha annunciato in Aula il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. La votazione della fiducia sul decreto legge si terrà nell'Aula della Camera domano a partire dalle 10.40.

Il governo, ha assunto la decisione del ricorso alla fiducia, ha spiegato Chiti, constatando l'ostruzionismo dell'opposizione. Al decreto, ha detto, "è stato presentato un numero elevato di emendamenti e ad oggi ce ne sono circa 70 da esaminare, poi serve il tempo necessario per gli ordini del giorno e per le dichiarazioni di voto. Siamo andati ben oltre i 30 giorni assegnati per l'esame della Camera e andare oltre ci porta a rischio di conversione del decreto, che scade il 2 aprile e il Senato avrebbe troppo poco tempo".

"E' un voto dovuto nei confronti del Paese perché questi son provvedimenti che sappiamo esserci chiesti dal cittadino consumatore". Così, a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio avrebbe
commentato la richiesta di voto di fiducia sul provvedimento di liberalizzazioni all'esame dell'aula della Camera. "Anche per questo - ha proseguito Prodi - gli atteggiamenti delle ultime ore sono assolutamente incomprensibili".

Fonte. RAINEWS 24

martedì 20 marzo 2007

Beckham, niente orme a Hollywood

Davvero un brutto colpo per la fame di gloria di Victoria Beckham. L'Hollywood Actors Guild, la commissione che decide chi può imprimere la propria suola sull'asfalto della Walk of Fame, ha negato l'onore a lei e al marito David: non sono abbastanza famosi. La proposta era arrivata da Tom Cruise, ma ciò non è bastato a convincere i responsabili, che in passato avevano accettato anche le orme delle zampe di Lassie.

"Tom pensava che fosse un bel modo di accogliere i Beckham a Los Angeles - riferisce una fonte anonima alla stampa americana - ma ad Hollywood non la pensano proprio così. Secondo la commissione i Beckham non hanno nulla a che fare con Hollywood poiché sportivi e popstar non sono affatto collegabili al mondo del cinema".

Un boccone amaro che l'ex Spice dovrà digerire volente o nolente e farsi una ragione del fatto che Hollywood non riconosce lei e il marito come "sufficientemente famosi". Accanto alle orme del cane più noto del cinema, ma anche della rana Kermit dei Muppets, nonché di Michelle Pfeiffer, Mariah Carey e il rapper P Diddy (ultimi a lasciare il segno), non ci saranno quelle della coppia inglese che aspira allo scettro dello showbiz d'Oltreoceano.

E anche sul fronte abitativo Victoria non se la passa troppo bene. La spasmodica ricerca di una residenza a Los Angeles che sia degna della sua famiglia non sta andando a buon fine. Dopo aver messo gli occhi sulla villa di Michael Jackson, di Madonna e di altre star di tale portata, i Beckham hanno dovuto predere atto che il denaro stanziato non basterà mai per realizzare i desideri di un nido da vip nel tempio dei vip. I prezzi al metro quadro nella Hollywood che conta sono considerati da Vick e David decisamente folli, troppo alti per essere un buon investimento. Attori e popstar sborsano però quanto chiede il mercato, i Beckham invece no.

Fonte: TGCOM

Camorra, 200 arresti a Napoli Maxioperazione antidroga

Tre anni di indagini e mille agenti per decimare il clan Mazzarello e Giuliano Ventotto le donne in manette. Erano addette alla vendita e al trasporto dello stupefacente.

NAPOLI
- Maxi operazione contro la camorra a Napoli. Arrestati quasi 200 affiliati ai clan Mazzarella e Giuliano egemoni nel traffico degli stupefacenti a Forcella e nel centro storico del capoluogo. In manette intere famiglie; le donne, 28 quelle arrestate stamane, erano addette alla vendita e al trasporto dello stupefacente. Gli uomini gestivano l'acquisto e l'importazione della cocaina, soprattutto dalla Spagna e dall'Olanda. Tra le arrestate anche Marianna Giuliano, figlia del boss del quartiere Forcella Luigi Giuliano, da alcuni anni collaboratore di giustizia. I proventi della vendita di droga, insieme al denaro derivante da altre attività illecite (estorsioni, toto e lotto nero) confluivano in una cassa comune: cinquantamila euro al mese.

Tensione al momento degli arresti. Un gruppo formato da poche decine di persone, tra le quali anche una donna incinta, ha inveito contro gli agenti ma la protesta infine è stata sedata e gli arrestati sono stati accompagnati in carcere. Le ordinanze di custodia cautelare volute dalla direzione distrettuale antimafia sono state emesse per associazione a delinquere e traffico di droga. Una maxioperazione condotta da oltre mille agenti frutto di tre anni di indagini.

Decisive per l'operazione "Piazza Pulita" le rivelazioni dell'ex boss di Forcella Luigi Giuliano, diventato collaboratore di giustizia. L'indagine passa in rassegna le attività dei clan operanti soprattutto nel centro antico di Napoli e dediti allo spaccio di droga, sopratutto cocaina e hashish. Dopo il "pentimento" di diversi esponenti di primo piano del clan Giuliano, le attività criminali nel territorio furono gestite dalla cosca capeggiata dai Mazzarella.

Per quanto riguarda il clan Mazzarella gli inquirenti hanno accertato che l'organizzazione provvedeva al mantenimento dei familiari dei detenuti versando loro stipendi oscillanti tra i 900 e i 2500 euro al mese. Alle persone che hanno ricevuto le "spettanze" è stato contestato - per la prima volta in un'inchiesta sulla camorra - il reato di ricettazione aggravata in quanto il denaro proveniva da attività illecite.

Fonte: La Repubblica

Extragettito: tutti contro Padoa-Schioppa

Il ministro dell'Economia lo vorrebbe destinare alle imprese, tutti gli altri capigruppo della maggioranza alle famiglie.

A due giorni dall'apertura dei tavoli di concertazione, dalla maggioranza viene una chiara indicazione al Governo sulle priorità d'intervento: dell'extragettito devono goderne le famiglie: le imprese hanno già avuto con la Finanziaria.
La maggioranza dei capigruppo dell'Unione non ha aderito alla proposta del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, di destinare una quota dell'extragettito fiscale alla riduzione della pressione fiscale per le imprese. Riuniti di buon mattino alla Camera, nessuno dei capigruppo ha sollevato il tema: «C'era un'intesa tacita a non parlarne», riferisce uno dei presidenti, il quale sottolinea che «questa è stata la bocciatura più esplicita».

MODERATI E SINISTRA RADICALE D'ACCORDO-
Il messaggio della riunione è diretto, per il tramite del ministro, alle imprese: «giù le mani dal tesoretto» con un occhio al prossimo turno elettorale. Sinistra radicale e moderati questa volta si sono trovati d'accordo. Mentre la Rosa nel pugno si è distinta non nascondendo il malumore. Interpellato a questo proposito il capogruppo Villetti conferma: «La situazione è complessa» e annuncia un comunicato su questo punto. Altro distinguo dall'Italia dei valori con Massimo Donadi che annuncia: «noi non ci iscriviamo al partito della spesa pubblica». Anche il partito di Di Pietro «vuole misure popolari, come l'abolizione dell'Ici e l'aumento delle pensioni» ma «il problema è verificare se è possibile farlo ora, o come dice Padoa-Schioppa, attendere il 2008 per decidere la destinazione dell'extra gettito. Se pensiamo solo a queste elezioni amministrative rischiamo di dover aumentare poi le tasse alle prossime. E poi- aggiunge Donadi- non possiamo fare come Berlusconi», ricordando la mossa del Cavaliere che propose l'abolizione dell'Ici poco prima del voto.

«RISARCIMENTO SOCIALE» - Rifondazione e Comunisti italiani hanno promosso l'esigenza di un «risarcimento sociale», da attuarsi, spiega Pino Sgobio, «non con la riduzione delle aliquote fiscali, perchè in questo modo avremmo favorito molto di più i redditi alti rispetto a quelli bassi».
Il presidente dei senatori di Rifondazione, Giovanni Russo Spena, aggiunge che «la redistribuzione delle risorse deve partire dall'Ici e dagli sgravi sugli affitti, dalle pensioni minime e dagli ammortizzatori sociali. In questo modo- spiega- si aiutano anche i redditi». Una linea pressochè identica a quella della Margherita, che in mattinata riunisce l'esecutivo e chiede subito un decreto sull'Ici. Non a caso Dario Franceschini fa notare ai giornalisti che «l'intesa di fine vertice è pressoché unanime».
I Verdi, dal canto loro, hanno chiesto di introdurre la lotta ai cambiamenti climatici tra le misure a cui destinare l'extra-gettito.

Fonte: Corriere della Sera

Berlusconi: fu il Quirinale a volere queste legge elettorale

Berlusconi rivolge agli alleati della Casa delle libertà un invito a diminuire la rissosità interna in vista delle prossime elezioni amministrative. “Si ha sempre a che fare con gli egoismi dei partiti – osserva il leader di Forza Italia -. Invece di scegliere il miglior candidato possibile, qualche volta antepongono il loro interesse e mandano avanti il nome sbagliato. In certe città abbiamo dovuto accettare dei candidati frutto della volontà degli altri partiti. Non in tutte per fortuna".

L’ex premier si dice pronto a scendere in campo personalmente per favorire la vittoria dei candidati di centrodestra nei Comuni e nelle Province, “far sì che il 57 per cento attribuito al centrodestra dai sondaggi conti anche nelle elezioni amministrative”. Dunque l’obiettivo di Berlusconi è quello di “convincere i cittadini ad esprimere un voto in sintonia con quanto pensano della politica nazionale".

Riguardo invece alla riforma delle legge elettorale, il Cavaliere ribadisce di non voler parlare con Prodi perché “abbiamo deciso che ci vanno i capigruppo, punto e basta". Però il presidente di Forza Italia fa notare come "la legge attuale non ha dato cattivi risultati".


Semmai per Berlusconi "un cattivo risultato l'ha data la frammentazione voluta dal Quirinale", che ai tempi dell’approvazione della nuova legge aveva Carlo Azeglio Ciampi come inquilino. "Noi volevamo introdurre al Senato il premio di maggioranza su base nazionale, la presidenza della Repubblica si era opposta sostenendo che doveva essere regionale”. Dunque la responsabilità dell’instabilità di questa legge è ancora una volta di altri.


Fonte: Romagna Oggi

Iraq, impiccato il vice di Saddam

Il vice di Saddam Hussein è il quarto capo giustiziato a Baghdad

L’ex vicepresidente di Saddam Hussein è stato impiccato poco prima dell’alba di oggi per il massacro di 148 sciiti, ha annunciato un responsabile del governo iracheno.

Taha Yassin Ramadan, che era vice-presidente di Saddam Hussein quanto il regime è stato rovesciato quattro anni fa, è il quarto uomo giustiziato per il massacro di 148 sciiti, uccisi per rappresaglia dopo un tentativo di assassinio dell’ex dittatore nella città di Dujail nel 1982.

Il responsabile del governo, che ha assistito all’impiccagione rimanendo anonimo, ha afermato che sono state prese precauzioni per impedire che si riproducesse ciò che era successo quando è stato giustiziato il fratellastro di Saddam Hussein, Barzan Ibrahim: il boia dovette decapitarlo per un errore di valutazione sul suo peso. Ramadan è stato pesato prima dell’impiccagione e la lunghezza della corda è stata adattata, ha riferito il responsabile governativo.

Le esecuzioni degli esponenti del regime di Saddam Hussein hanno causato la rabbia degli iracheni sunniti e il turbamento delle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti dell’uomo, che hanno fatto appello perchè fosse salvata la vita a Ramadan.

L’ex vice-presidente era stato riconosciuto colpevole in dicembre di omicidio, deportazione forzata e tortura e condannato all’ergastolo. Un mese dopo, la corte d’appello ha giudicato la pena troppo indulgente e ha rinviato il caso all’Alta Corte chiedendole di condannare l’accusato a morte, ciò che la corte ha fatto.

Fonte: La Stampa.it

Mastrogiacomo oggi in Italia. Arrestato il mediatore di Emergency

E' atteso per oggi il rientro di Daniele Mastrogiacomo in Italia, l'inviato di Repubblica rilasciato ieri dai Talebani dopo 15 giorni di prigonia nel sud dell'Afghanistan. Intanto, è stato arrestato dai servizi afghani il 'mediatore' di Emergency, figura chiave nella liberazione del giornalista. Lo riferisce Peace Reporter sul suo sito precisando che si tratta di Rahmatullah Hanefi, 35 anni, capo del personale dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, che ha contribuito significativamente nella trattativa che ha portato alla liberazione dell'inviato di Repubblica. L'uomo è ora detenuto e sotto interrogatorio nella sede della National Security di Lashkargah.

Gino Strada, fondatore di Emergency, ha subito chiesto il suo immediato rilascio al locale capo dei servizi e al governatore della provincia di Helmand. "E' una cosa grottesca e provocatoria - ha dichiarato il chirurgo - che chi ha maggiormente contribuito alla liberazione di Daniele si trovi oggi arrestato del governo afghano". Questa situazione, per altro, rischia di ritardare il trasferimento di Mastrogiacomo da Lashkargah a Kabul, che Emergency aveva in programma per questa mattina. Dell'arresto, riferisce ancora Peace Reporter, è stato immediatamente informato l'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi, che si è subito messo in contatto con i vertici dei servizi afghani. "Mi hanno detto - ha riferito Sequi - che si tratta di una normale procedura per sentire una persona informata dei fatti nell'ambito dell'inchiesta che la magistratura afghana ha aperto sul caso Mastrogiacomo. Garantiscono che Hanefi verrà presto rilasciato. Hanno aggiunto - prosegue l'ambasciatore - che per lo stesso motivo anche l'inviato di Repubblica verrà sentito dalle autorità afghane al suo rientro in Italia".

Nel corso della mattinata, poi, circa un centinaio di persone hanno circondato l'edificio di Lashkargah che ospita il personale internazionale di Emergency. Lo riferisce sempre il sito 'Peace Reporter'. Volevano notizie sulla sorte dei due ostaggi afgani rapiti assieme al giornalista italiano: Sayed Agha, l'autista di Daniele ucciso dai Talebani venerdì scorso, e Ajmal Naskhbandi, l'interprete che è stato liberato ma non consegnato a Emergency. Protestavano contro il governo del presidente afghano Hamid Karzai, accusato di non aver fatto abbastanza per loro. Dopo circa un'ora, la folla si è dispersa e la situazione è tornata tranquilla.

Fonte: Yahoo News

lunedì 19 marzo 2007

Striscia la Notizia: Capitan Ventosa a Casoria

Dall'hinterland napoletano sono arrivate segnalazioni di protesta perchè le strade sono piene di spazzatura che non viene ritirata da mesi.

Il fantastico capitan Ventosa è andato a Casoria , in provincia di Napoli solo per rendersi conto di quanto sia critica la cosa: la città intera è immersa di spazzatura!

Proprio l'emergenza rifiuti rappresenta un grosso problema nel meridione e particolarmente nella Campania e zone limitrofe di Napoli

Ecco il video:

Afghanistan, liberato Daniele Mastrogiacomo. La Farnesina conferma

L’agenzia di stampa afghana Pajhwok ha diffuso la notizia che Daniele Mastrogiacomo è stato liberato. Lo ha riferito SkyTg24, citando fonti locali. Il giornalista di ‘Repubblica’ è arrivato all’ospedale di Emergency a Lashkargah dopo le 18.30 afghane (le 15 in Italia). Mastrogiacomo è stato rilasciato dopo 14 giorni di prigionia. Assieme a Mastrogiacomo è stato liberato anche il suo interprete Adjmal Nashkbandi.
“Sono felice ma confuso”, ha dichiarato a caldo il giornalista.


La notizia è stata confermata anche dalla Farnesina, dunque è ufficiale. Sulle prime Palazzo Chigi con una nota ha fatto sapere di non sapere nulla a riguardo. Nel frattempo però la notizia era stata diffusa anche da Peacereporter.net, il quotidiano on-line vicino ad Emergency, l’organizzazione di Gino Strada molto presente e radicata in Afghanistan.

Mastogiacomo sarebbe stato liberato, secondo quanto si apprende, in cambio del rilascio di cinque prigionieri talebani: a dirlo è stato il comandante talebano Dadullah.


MASTROGIACOMO: SONO FELICE, MA CONFUSO

“Sono finalmente libero. Sono veramente contento. Ringrazio tutti quanti, la gente che si è mobilitata per me; in questo momento ho la testa confusa, ma sono felice per essere uscito da qeusta situazione anche grazie all’aiuto del giornale, dei miei colleghi, del governo e di tutti gli amici”. Sono le prime parole di Daniele Mastrogiacomo libero, rilasciate in esclusiva a Repubblica Radio e Tv.


EZIO MAURO: DECISIVO L’AIUTO DI EMERGENCY

“Solo quando abbiamo potuto parlare con Daniele abbiamo capito che era finita”. E’ un Ezio Mauro provato ma visibilmente felice quello che parla in esclusiva a ‘Repubblica Tv’ della liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo.

“Daniele è naturalmente emozionato e felice di parlare con la moglie – ha detto ancora il direttore del quotidiano -, che era nella mia stanza. E’ stato incatenato a lungo, lo hanno tenuto alle catene per diversi giorni. Quando gli hanno dato la notizia gli hanno detto: ‘Tra due ore’”.


“Sono state decisive sicuramente Gino Strada per questa parte finale – ha poi aggiunto Mauro -, perché senza Emergency sarebbe stato tutto molto più complicato; ma sono stati decisivi il presidente del Consiglio Prodi e il ministro degli Esteri D’Alema, soprattutto nel rappoto con il ministro degli Esteri Karzai, che probabilmente è riuscito a realizzare quelle condizioni che i talebani chiedevano”.


“Bisogna ringraziare il capo dell’Unità di crisi, Elisabetta Belloni, straordinaria per la tenuta, la competenza con cui ha guidato senza risparmio questa vicenda – ha poi sottolineato Mauro -. La moglie di Daniele è stato molto brava, l’abbiamo associata a tutti i passaggi, anche i più delicati. Abbiamo avuto la fortuna di partecipare da dentro a questa vicenda senza essere all’oscuro di quanto capitava. Adesso l’unica cosa che conta è che Daniele è tra di noi”.


GINO STRADA: “E’ UNA ROCCIA DURA”

''E' una roccia dura''. E' questo il commento a caldo di Gino Strada, fondatore di Emergency ai microfoni di Sky24, in merito alle condizioni di salute del giornalista Daniele Mastrogiacomo, liberato alle 13.40 ore italiane dopo circa due settimane di sequestro.

Strada ha riferito che il giornalista di ''Repubblica'' si trova all'ospedale della Ong a Lashkargah e che non è ricoverato. Si trova in buone condizioni di salute.


PRODI: PRESTO IL RIENTRO IN ITALIA
“Daniele Mastrogiacomo è in questo momento all’ospedale di Emergency. E’ in buona salute e mi aspetto che tra pochi giorni si possa riabbracciarlo”. Poche ma essenziali parole da parte del presidente del Consiglio Romano Prodi per annunciare ufficialmente la liberazione del reporter di ‘Repubblica’, rapito in Afghanistan 14 giorni fa.


“Si stanno approntando mezzi e modalità per organizzare il suo rientro in Italia – ha aggiunto Prodi -. Personalmente provo un senso di soddisfazione e vicinanza alla famiglia, alla moglie, ai fratelli e agli amici”.

“Una operazione che non è stata semplice” ha detto ancora Prodi ricordando anche il supporto del direttore di Repubblica, Ezio Mauro.


Fonte: Romagna Oggi

Il ritorno di Commodore, presentato al Cebit il nuovo game pc

A volete ritornano. Per i 30 35enni è un vero tuffo nel passato, un revival di ricordi, di quelle ore trascorse davanti alla tv in attesa che il primo rudimentale computer caricasse la cassetta magnetica per poter giocare all’ultimo avvincente videogame. Stiamo parlando della Commodore, una delle società più fiorenti degli anni ottanta nel mercato dei primi home computer, allora dedicati quasi esclusivamente all’intrattenimento.

L’inventore del mitico commodore 64 (venduto in oltre 30milioni di esemplari in tutto il mondo, ndr), e ancor prima del vic20 e poi dell’Amiga 500, oggi torna alla ribalta con un nuovo prodotto, ipertecnologico, con la missione di battersi ad armi pari contro le consolle giapponesi di Sony e Nintendio.

La commodore gaming, che rappresenta una filiale della casa madre Commodore la quale non ha mai interrotto l’attività in questi anni, ha presentato in anteprima al Cebit di Hannover il suo Pc gaming, un prodotto a metà strada tra la consolle e il personal computer, dedicata al mondo dei giochi elettronici.

Un mercato da svariati milioni di dollari, nel quale la concorrenza si basa su una tecnologia sempre più spinta per ottenre il massimo del realismo. Prodotti che montano potenti processori, mutuati dal mondo dei Pc soprattutto per ottenere effetti grafici di altissimo livello, che dispongono di Dvd (in alcuni casi già in versione alta definizione), di disco fisso di gradi capacità di memoria, oltre che a una serie di accessori che fanno la felicità degli appassionati.

Il nuovo prodotto, disponibile in quattro differenti versioni, del quale però non sono stati ancora resi noti i prezzi, potrà essere personalizzato anche esteticamente. Grazie alla possibilità di decorare il case a piacere, con stampe particolari e coloratissime e riproduzioni, l'impatto visivo si discosta di molto dal look minimalista offerto dai concorrenti giapponesi.

Fonte: Finanza Online

Arriva la PlayStation 3, anche l'Italia si prepara

Il count down è iniziato, e questa volta per davvero. Dopo l'anteprima in America e Giappone dello scorso novembre, ancora pochi giorni e la nuova e attesissima console per videogiochi della Sony, che sulla Playstation 3 ci scommette e tanto per tenere a debita distanza gli attacchi della Xbox 360 della Microsoft e della Vii di Nintendo, debutterà ufficialmente in Europa allo scadere della mezzanotte del 22 marzo.

Un evento che, diamolo pure per scontato, sarà vissuto in presa diretta da milioni di adepti della "macchina per l'entertainment" del gigante nipponico. E come sempre più spesso succede le code infinite davanti ai negozi che per primi metteranno in vendita il nuovo " oggetto del desiderio" sono attese anche in Italia. Nella notte del lancio, infatti, sono in programma vari eventi che trasformeranno l'immediata vigilia in veri e propri "street party" nei pressi dei quattro shopping center che hanno cavalcato l'iniziativa: lo store Euronics di Viale Rossini 11 a Roma (dove fino al 23 è ancora allestita, nel quartiere di Trastevere, la PS3Dome), il centro Mediaworld in Viale Troya a Milano, l'Eldo di Piazza Matteotti a Napoli e la Fnac di Via Roma 56 a Torino. Per chi non sarà della festa, invece, Sony ha allestito un quinto appuntamento del tutto virtuale, ambientato su un'isola di Second Life nelle vicinanze dei Parioli romani. Per gli oltre quattro milioni di utenti della community italiana un evento "cult" da non perdere, al pari dei primi giochi in formato Blu-ray pensati per la PS3, che si possono già comprare a partire da 59,99 euro.

E la compatibilità con i giochi della PS2?
Eliminando un microchip dalla versione europea della PlayStation 3, Sony coglierà l'obiettivo di ridurre i costi di produzione ma aprirà il fianco al nascere di un problema non da poco, la compatibilità della nuova console con i giochi della PS2, venduta in 111 milioni di esemplari. I portavoce della casa giapponese sono stati del resto alcuni giorni fa molto espliciti nel confermare che la PS3 che debutterà venerdì non raggiunge i livelli di compatibilità (nell'ordine del 98%) con i titoli della console precedente dei modelli americani e giapponesi. Una scelta coraggiosa, per certi versi, che non si sa quanto potrà influire sulle vendite dell'apparecchio nel Vecchio Continente. La PS3 costa a listino 599 euro nella versione con hard disk da 60 Gbyte, un "investimento" non da poco.

Fonte: Il Sole 24 ore

Beauty trip, per risistemarsi

Week end e mini-vacanze nei centri benessere, la nuova mania di chi può concedersi il lusso di rimettersi in forma dopo l'inverno

Decine di agenzie di viaggio si sono buttate sul business. Con l'inverno alle spalle, si è scatenata la mania del "beauty trip", il week end all'insegna del benessere per rimettersi in forma, e si organizzano pacchetti ad hoc per chi è a caccia di relax e centri termali. "Remise en forme" è la parola d'ordine per tutti coloro che, in vista della bella stagione e potendoselo permettere, sentono l'esigenza di ritrovare la linea perduta. Secondo Telefono Blu sarebbe il 4% degli italiani a fare delle terme una tappa abituale per ritrovare il tono fisico e la forma giusta, la meta più gettonata rimane Ischia, seguita dalle località tradizionali dell'Emilia Romagna, della Toscana e del Trentino Alto Adige. Mentre all'estero cresce l'affluenza verso i centri termali di Croazia e Slovenia.

Il piacere, l'effetto rilassante e il benessere dell'azione delle terme è una tradizione che si rinnova dai tempi più antichi. E oggi c'è un ritorno all'origine per chi è alla ricerca del relax, gli elementi naturali sono sempre più presenti nei vari trattamenti proposti dalle strutture. Oltre ai bagni nel vino e ai massaggi col cioiccolato, le ultime novità sono attività a base di acqua termale riprese dall'antica tradizione romana, con aggiunta di olio d'oliva, sale, fango, miele. L'età media di chi richiede questo tipo di trattamenti, tra l'altro, negli ultimi tempi si è notevolmente abbassata, varia dai 35 ai 40 anni, ci sono famiglie con bambini, così come manager che seguono programmi dietologici e antistress.

L'importante - consigliano gli esperti - al di là dei singoli trattamenti, è la scelta della struttura. I centri benessere qualificati devono esibire la siglia "spa", che sta per "Salus per aquam" e cioè curarsi grazie alle proprietà dell'acqua. Ottenere il riconoscimento di spa non è semplice. Con la legge numero 323 del 2000 lo Stato ha posto dei paletti molto chiari, impedendo così alle persone di imbattersi in tranelli o in finti centri benessere. Secondo l'articolo 2, infatti, soltanto le cure che utilizzano acque termali o loro derivati che abbiano riconosciuta efficacia terapeutica per la tutela globale della salute possono effigiarsi di epiteti quali terme, termale, acqua o fango termale, idrotermale, idrominerale, thermae e naturalmente spa.

Per chi non avesse tempo per un soggiorno lungo, il beauty trip, viaggia anche su internet. Sono moltissime le offerte che si possono trovare in rete per accaparrarsi qualche momento di relax senza spendere una follia. I prezzi vanno dai 100 ai 500 euro al giorno e sono solitamente comprensivi di pernottamento e prima colazione. Alcuni includono anche massaggi e bagno turco, uso delle saune, idromassaggio e fitness. Ma attraverso internet si possono anche prenotare massaggi o trattamenti da consumare presso un qualunque centro benessere della propria città, L'ultimi trend è la cioccolato-terapia di coppia: cremosi avvolgimenti a base di cioccolato caldo accompagnati da massaggi e carezze per addolcire la pelle, sauna, peeling, bagno turco, e fango, degustazione di cioccolato e un massaggio di 30 minuti con olio caldo al cacao. Due ore in tutto, 179.99 euro in due.

Fonte: Libero News

Ministri ambiente G8: Restano le differenze ma intesa per 7 punti

Gli Usa dicono no ai limiti alle emissioni. La Cina respinge le critiche

Nonostante il persistere di differenze fra i Paesi più industrializzati e la conferma del no americano a stabilire limiti vincolanti per le emissioni di gas nocivi, nell'incontro di Potsdam fra i ministri dell'ambiente del G8 e di cinque dei maggiori Paesi emergenti è emersa la comune volont àdi lavorare a una strategia di lotta contro i mutamenti climatici e il riscaldamento della Terra e per la salvaguardia della biodiversità.

«Siamo andati molto più avanti di quanto mi fossi aspettato all'inizio», ha detto il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel, il cui Paese detiene la presidenza di turno del G8. In un documento diffuso al termine dei due giorni di lavori, Gabriel ha parlato di un «buon risultato in vista del vertice del G8 del prossimo giugno a Heiligendamm». «È un segnale importante - ha osservato - che i cinque principali Paesi emergenti e gli otto Paesi più industrializzati abbiano parlato con parole chiare fra di loro».

All'incontro di Potsdam, il capoluogo del Brandeburgo a pochi km da Berlino, hanno preso parte i ministri dell'ambiente del G8 (Usa, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia) e i loro colleghi di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica.

È stata la prima volta che rappresentanti del G8 si sono seduti allo stesso tavolo a discutere con i loro corrispettivi dei Paesi emergenti in via di sviluppo. Per l'Italia ha partecipato ai lavori il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. La riunione non prevedeva decisioni vincolanti ed era destinata a preparare il terreno e a sondare le posizioni in vista del vertice annuale del G8 che si terrà dal 6 all'8 giugno a Heiligendamm, località balneare sulla costa baltica tedesca.
In quell'incontro uno dei temi sul tappeto sarà l'emergenza climatica e le conseguenze del riscaldamento del Pianeta. Parlando con i giornalisti al termine della riunione - svoltasi nella residenza storica di Cecilienhof, dove nell'estate 1945 subito dopo la fine della guerra Truman, Stalin e Churchill si riunirono per parlare del nuovo assetto dell'Europa -, Pecoraro Scanio, denunciando il persistere della distanza tra Usa e Ue in fatto di clima e ambiente, ha sintetizzato la situazione con una riuscita frase ad effetto. «Il clima si sta arroventando e l'intera problematica del cambiamento climatico corre come una lepre, al contrario il clima politico non si rende conto dell'emergenza e continua ad andare molto lento come una lumaca», ha detto il ministro dell'Ambiente.

Pecoraro Scanio ha al tempo stesso espresso soddisfazione per l'intesa di principio su una serie di punti, ne ha indicati sette, registratasi nella riunione di Potsdam. Si tratta, ha precisato, delle aree relative all'attendibilità dei risultati scientifici, all'attuazione di azioni a favore dello sviluppo sostenibile, alle nuove tecnologie intese come fattore chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, al rafforzamento di strumenti concreti come il protocollo di Kyoto, all'aumento degli impegni volontari da parte dei Paesi emergenti, alla necessità della lotta alla desertificazione, all'azione a favore dell'adattamento ai mutamenti climatici. Intese queste tuttavia che non hanno valore di accordo formale. A gettare ombra sulla riunione G8+5 di Potsdam è stata la posizione degli Usa che hanno detto no (unico no) anche all'aiuto finanziario a sostegno dei Paesi emergenti impegnati nella protezione dell'ambiente.

La Cina ha respinto le critiche dei Paesi occidentali sulla politica di Pechino in materia di difesa del clima. "La Cina ha intrapreso i suoi sforzi per uno sviluppo duraturo e contro i mutamenti climatici", ha detto alla Bild am Sonntag Xie Zhenhua, capo della delegazione cinese alla riunione conclusasi sabatoa Potsdam.

Fonte: Corriere Canadese

Cesare Battisti in carcere a Rio

Arrestato mentra incontrava un'amica: gli aveva portato novemila euro da Parigi. Il leader dei «proletari armati» era latitante del 2004

Dopo due anni e mezzo, la fuga di Cesare Battisti è finita di nuovo, questa volta in Brasile, fra la gente che guardava il mare e il vento che scuoteva gli ombrelloni. E’ finita come quella di un banale turista, o come quella dei grandi criminali che si rifanno la vita fra queste lande lontane, esotiche e gaudenti. E’ finita senza rivoluzione, senza ideali, senza i proclami degli anni folli del terrorismo. Non ha detto: «Sono un prigioniero politico». Ha detto: «Guardate che vi state sbagliando». Un agente in borghese gli ha afferrato il braccio, mentre salutava la sua amica Lucie Genevieve, vicino a un chiosco, davanti alla spiaggia di Capocabana. Lei aveva i soldi per lui: 9 mila euro. Glieli aveva portati dalla Francia. Altri agenti gli puntavano le pistole contro, gridavano «Fermo, fermo». L’hanno fatto salire su una macchina. Lui è sembrato sorpreso, ha detto: «Ma che cosa volete? Chi siete?». Non l’ha ancora capito?, gli ha risposto uno e gli ha chiesto: «Lei è il signor Cesare Battisti?». Non aveva documenti. Hanno dovuto identificarlo qualche minuto dopo con le impronte digitali. Però, c’erano anche gli uomini della polizia francese e quelli dell’Antiterrorismo dell’Ucigos, con il direttore Carlo De Stefano: loro l’avevano già riconosciuto. E’ dall’estate che gli stavano dietro, da sette mesi che lo seguivano aspettando il momento giusto.

Non è la prima volta che succede, perché quella fra la Giustizia e il terrorista degli Anni di Piombo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi mentre s’era nascosto in Messico, è una rincorsa tragica e angosciante, come quella dei romanzi noir che lui scriveva e vendeva in Francia, con qualche successo pure, e come quella del destino che ha segnato le sue vittime. Era stato arrestato nel ‘79, era evaso nell’81, era andato in Francia, poi in Messico e di nuovo in Francia, protetto dal teorema Mitterrand che impediva l’estradizione anche ai terroristi, se rinnegavano la lotta armata. Nel 2004 quell’ombrello era caduto ed era finito dentro, un mese in cella e due a piede libero, prima di scappare di nuovo. Battisti ha un volto che non induce alla simpatia, un sorriso che sforza invano e uno sguardo appeso, assieme a un fascicolo giudiziario che gronda tutto il sangue e la miseria e la follia di quegli anni: un macellaio e un gioielliere colpiti perché avevano reagito alle rapine, un maresciallo e un agente della Digos massacrati senza ragione. Lui s’è sempre dichiarato innocente: ha ammesso solo di aver fatto parte dei Proletari armati per il comunismo, ma di non aver mai sparato a nessuno, e di essere stato accusato ingiustamente da pentiti e dissociati in un processo sneza prove.

Dall’altra parte, il suo ergastolo ha superato i gradi di giudizio e l’ha raggiunto in contumacia. Da quando è sparito dalla Francia, nell’agosto 2004, Carlo De Stefano e i suoi uomini dell’Ucigos hanno cominciato a cercarlo senza sosta. Seguono gli amici, i parenti, controllano il «Comitato di sostegno» nato in sua difesa a Parigi. Poi, quest’estate l’informazione giusta: Battisti era in Brasile. Probabilmente, li avevi messi sulla pista buona uno dei membri del Comitato.

Dalla Francia trasmettono le informazioni alla polizia di Rio de Janeiro. Hanno soltanto il nome di battesimo di una donna che deve portargli i soldi. Gli inquirenti controllano le liste di volo degli aerei in arrivo a Rio, evidenziando le passeggere con il nome corrispondente. C’è voluto un mese. Da ottobre, intanto, come racconta De Stefano, «personale Ucigos si era recato sul posto e aveva iniziato un lavoro di indagine assiene all’antidroga italiana, che è di stanza lì, e alla polizia brasiliana». Alla fine, si sono convinti che la persona che arrivava era quella giusta. Si chiama Lucie Genevieve Oles.

Gli si sono messi alle costole. Lei ha raggiunto Battisti nella hall dell’hotel Ocean di Rio de Janeiro. Sono quasi le 8 del mattino, mezzogiorno in Italia. Gli ha parlato al telefono dalla reception. Lui gli ha dato un altro appuntamento, in un chiosco sulla spiaggia di Capocabana, di fronte all’albergo: ed è lì che i due sono stati fermati dagli agenti brasiliani. Lui l’hanno riconosciuto grazie alle impronte digitali. La donna è stata rilasciata.

Adesso comincia la battaglia per l’estradizione. L’ultima puntata di questa lunga rincorsa, 28 anni così, di fuga e di caccia, di polemiche e promesse, inseguendo la Giustizia, mentre dalla Francia piovono già accuse e filippiche, è racchiusa nelle parole di un portavoce del ministero degli Esteri brasiliano: «In linea di principio Cesare Battisti potrà essere estradato in Italia. Esiste un trattato tra Brasile e Italia siglato nel 1989 e entrato in vigore nel 1993».

Fonte: La Stampa.it