giovedì 19 aprile 2007

Bagdad, giornata di sangue: 170 morti in 5 attentati

Colpiti i quartieri sciiti. Al Maliki: "Entro dicembre tutte le province sotto il controllo iracheno"


Bagdad – Quella di ieri è stata una giornata di sangue a Bagdad. Cinque attentati, avvenuti in diversi quartieri sciiti ad un breve intervallo l’uno dall’altro, hanno causato la morte di almeno 170 persone e ne hanno ferite alcune centinaia, anche se il bilancio è drammaticamente destinato a restare provvisorio, perché, secondo i soccorritori, sotto le macerie degli edifici crollati ci sarebbero ancora molti corpi. Attentati che avevano come obiettivo la popolazione civile, e, infatti, la maggior parte delle vittime sono donne e bambini. “La strada è stata trasformata in una piscina di sangue”, sono state le parole del testimone di un attentato, Ahmed Hameed. Un altro testimone, citato dalla Reuters, ha dichiarato: “Ho visto decine di cadaveri . Alcune persone sono state bruciate vive all'interno di alcuni minibus dato che nessuno è stato in grado di soccorrerle dopo l'esplosione”.

Il più grave degli attentati, tutti causati dallo scoppio di alcune autobomba, è avvenuto nel mercato di Sadriya, un quartiere popolare della capitale, dove fonti della polizia parlano di “almeno 120 morti e 140 feriti”, ma anche in questo caso si tratta solo di un bilancio provvisorio. Poco prima nel quartiere di Karrada era saltato in aria un minibus carico d’esplosivo, che secondo il ministero dell’Interno avrebbe ucciso 10 persone e ne avrebbe ferite 12. Un’ora prima un kamikaze aveva guidato un’autobomba contro un posto di blocco della polizia all’ingresso del quartiere sciita di Sadr City. In questo caso, stando al bilancio fornito dalle forze di sicurezza locali, i morti sarebbero stati 30 (tra cui 5 agenti) e i feriti 45. Di 11 morti e 13 feriti è invece il bilancio dell’esplosione di un’auto posteggiata vicino ad un ospedale privato sempre nel quartiere di Karrada, mentre nella zona Risafi sono morte 4 persone e 6 sono rimaste ferite.

Nell’attentato di ieri al mercato di Sadriya hanno perso la vita anche alcuni operai che stavano lavorando alla ricostruzione di un edificio distrutto lo scorso 3 febbraio dall’esplosione di un camion-bomba che, nello stesso luogo di ieri, aveva causato la morte di 135 persone e il ferimento di altre 300, il maggior numero di vittime in una sola esplosione dall'inizio della guerra. Pochi giorni dopo era cominciata un’operazione antiterrorismo che vede la collaborazione di forze statunitensi ed irachene, per un totale di 90mila uomini, con l’obiettivo di ristabilire la sicurezza nel paese, per evitare lo scatenarsi di una vera e propria guerra civile. Se inizialmente le violenze erano diminuite, la la giornata di ieri è stata la più sanguinosa dall’adozione di queste misure.

Proprio ieri, in occasione del passaggio in mano alle autorità locali della provincia meridionale di Maysan, finora controllata dalle forze britanniche, il premier Nuri al Maliki aveva affermato, in un discorso letto dal consigliere per la sicurezza nazionale, Moaffaq al Rubei, che le autorità irachene hanno intenzione di assumere il controllo della sicurezza in tutto il paese entro la fine dell’anno. Maysan è la quarta delle 18 province irachene a tornare sotto il controllo di Bagdad dopo Al Muthanna, Dhi Qar e Najaf. Nel discorso si legge che il mese prossimo dovrebbe toccare alle tre province del Kurdistan, e inseguito a quelle di Serbala e Wassit, fino a giungere – entro dicembre – al passaggio di tutte le province in mano irachena.

Il leader radicale sciita Moqtada al Sadr continua intanto a fare pressione su al Maliki affinché fissi un calendario per il ritiro dei circa 150mila soldati statunitensi dispiegati nel paese. Per sostenere questa richiesta, lunedì sei ministri di al Sadr si sono dimessi dal governo. Il premier continua a ripetere che le truppe statunitensi lasceranno il paese quando le autorità di Bagdad saranno in grado di assumere la responsabilità della sicurezza in Iraq. Gli attentati di ieri da una parte dimostrano che le autorità sono ben lontane dall’avere il controllo della sicurezza, dall’altra potrebbero riaccendere le violenze interconfessionali e provocare una reazione da gruppi armati come quello guidato dallo stesso al Sadr, che può contare su decine di migliaia di fedeli ed è considerato da Washington l’ostacolo più grosso alla pacificazione del paese.

Fonte: La Voce d'Italia

Sette arbitri sospesi

Gianluca Paparesta, Paolo Bertini e altri cinque arbitri sono stati sospesi in via cautelare dal presidente dell'Aia Cesare Gussoni. Sospensione anche per i due assistenti Ambrosino e Baglioni

Sette arbitri e due guardalinee sono stati sospesi in via cautelare al termine delle indagini preliminari emesse dalla procura di Napoli, in quello che è stato definito il secondo filone di 'Calciopoli'.

Dopo aver incontrato sia il presidente della Figc Giancarlo Abete e che il capo dell'ufficio indagini Francesco Saverio Borrelli, il presidente dell'Aia Cesare Gussoni ha pertanto disposto ufficialmente la sospensione cautelare degli assistenti Marcello Ambrosino e Duccio Baglioni e degli arbitri Paolo Bertini, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Marco Gabriele, Gianluca Paparesta, Tiziano Pieri e Salvatore Racalbuto e degli assistenti Duccio Baglioni e Marcello Ambrosino.

Tra gli arbitri solo tre sono ancora in attività, Bertini, Paparesta e Pieri, mentre per gli altri quattro, Dattilo, Cassarà, Gabriele e Racalbuto, che hanno già lasciato l'attività, ma sono ancora associati, la sospensione si riferisce ad ogni tipo di attività associativa.

"La decisione - ha spiegato Gussoni in conferenza stampa - é stata adottata alla luce degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla procura di Napoli. Avendo preso atto che in relazione ai suddetti associati sono elevate ipotesi accusatorie in relazione a delitti ho ritenuto che gli addebiti ascritti possano per loro natura arrecare pregiudizio all'immagine della Figc e dell'Aia, nonché alla credibilità delle funzioni affidate agli associati coinvolti".


Fonte: EuroSport -IT.com

mercoledì 18 aprile 2007

Retina: trapianto di cellule embrionali una strada da percorrere

Il tema . La cecità è spesso causata da condizioni fisiopatologiche in cui le cellule della retina vanno incontro prima a degenerazione e poi a morte. Questo è ciò che accade, per esempio, nel caso della retinite pigmentosa o della degenerazione maculare correlata all’invecchiamento. Le cellule fotorecettrici della retina, coni e bastoncelli, smettono di dividersi alla nascita per cui la loro degenerazione e morte può essere rimpiazzata solo grazie ad un trapianto. La ricerca di base negli ultimi anni ha dimostrato, in modelli animali prima e in alcuni esser umani per la prima vola nel 1996, come il trapianto di cellule embrionali non ancora differenziate possa essere una via terapeutica per il ripristino della funzionalità della retina. Il tema è affrontato anche nell’ultimo numero della rivista New England Journal of Medicine nella sezione "Clinic implications of basic research".

Tra ricerca e applicazione clinica. Il trapianto di cellule embrionali della retina è già stato effettuato sia in modelli animali che nell’uomo. Inizialmente sembrava che le cellule trapiantate non potessero stabilire connessioni funzionali con il resto delle cellule ospiti. Si è scoperto poi che cellule embrionali, di età compresa tra le 11 e le 15 settimane di gestazione, erano in grado di stabilire contatti con le cellule circostanti e recuperare l’attività cellulare anche delle cellule della retina parzialmente degradate. Pazienti in cui sono state trapiantate questo tipo di cellule hanno recuperato la capacità di distinguere gli oggetti, le forme e talvolta una visione più che parziale. L’effetto tempo però è determinante: cellule isolate due giorni prima o due giorni dopo l’intervallo ottimale non hanno lo stesso tipo di effetto.
Questa tecnica presuppone l’uso tessuti fetali umani che però è soggetto a regolamentazioni etiche e legislative diverse nelle varie parti del mondo. Quella che potrebbe essere una via percorribile in fase sperimentale può incontrare delle riserve e imbattersi in ostacoli. Per ovviare a questo problema negli ultimi è in corso di sperimentazione una via alternativa: incubare cellule embrionali umane e farle crescere in coltura per poi impiantarle nel ricevente. In questo caso, dunque, si potrebbero usare delle cellule embrionali che si differenziano in seguito alle stimolazioni tessuto specifiche. Ma queste cellule riuscirebbero a risanare completamente il tessuto? È questo uno degli interrogativi a cui la ricerca vorrebbe dare una risposta.

Fonte: Yahoo Italia Notizie

Huntington: nuove speranze per una malattia oggi inguaribile

La malattia di Huntington è una malattia del sistema nervoso, a carattere ereditario, nella quale la presenza di un gene difettoso dominante provoca la distruzione di particolari cellule del cervello. Attualmente non esistono terapie né possibilità di impedirne il manifestarsi progressivo.

Uno studio italiano, guidato dal neurologo e ricercatore Andrea Ciammola dell’Istituto Auxologico Italiano, Centro Dino Ferrari, e pubblicato dall’American Journal of Medical Genetics, evidenzia una carenza di una neurotrofina a vari stadi della malattia, aprendo la strada a diagnosi tempestive e maggiori possibilità di cura.

Nello sviluppo della patologia infatti svolge un ruolo centrale il Brain Derived Neurotrophic Factor (BDNF), una molecola fondamentale per la sopravvivenza di quella struttura cerebrale, il corpo striato principalmente danneggiata dalla malattia di Huntington.
La ricerca ha evidenziato diminuiti livelli di BDNF nel siero dei pazienti con malattia di Huntington: l’identificazione di questo deficit apre la strada a nuove strategie terapeutiche che mirano principalmente al ripristino dei livelli di normalità della neurotrofina stessa: una prima strada è l’ identificazione di molecole in grado di far aumentare la produzione di BDNF endogeno, una seconda opzione potrebbe essere la somministrazione intratecale (nel fluido cerebro-spinale che porterebbe la molecola al cervello) della neurotrofina stessa, oppure un' ulteriore possibilità potrebbe essere rappresentata dalla terapia genica o del trapianto di cellule geneticamente modificate per produrre BDNF.

La ricerca è stata possibile grazie alla collaborazione con l’unità di Neurogenetica diretta dal dottor Ferdinando Squitieri, IRCCS Neuromed di Pozzilli (IS) e al supporto delle Associazioni dei pazienti (Associazione Mauro Emolo O.N.L.U.S. e Associazione Italiana Corea di Huntington Neuromed).

Fonte: Sanihelp.it

Il governo vuol statalizzare il lavoro privato dei medici

I medici ospedalieri potranno continuare a visitare i pazienti privatamente. Anche nei loro studi professionali se non saranno messi a disposizione altri spazi. Ma sarà l’azienda pubblica dalla quale dipendono a gestire direttamente il lavoro svolto al di fuori delle mura delle strutture sanitarie: prenotazioni, incassi e tributi insomma saranno amministrati dalle Regioni.

Questa la soluzione dell’insolubile problema dell’esercizio della libera professione per i medici dipendenti del servizio pubblico e dunque tenuti all’esclusività uscita dal cappello del sottosegretario alla Sanità, Serafino Zucchelli, ex segretario generale dell’Anaao Assomed. Zucchelli, che assicura il pieno accordo col ministro della Salute, Livia Turco, intende così venire incontro alle preoccupazioni della categoria sul piede di guerra in vista della scadenza del decreto che consente l’intramoenia allargata. Ovvero l’esercizio della libera professione anche negli studi e nelle cliniche private. Il decreto già più volte rinnovato scade il 31 luglio prossimo e il ministro aveva promesso: non ci saranno altre proroghe. Una situazione di incertezza insostenibile per i circa centomila camici bianchi del settore pubblico, che avevano infatti già annunciato lo sciopero contro il governo per il prossimo 4 maggio.

In vista di questa scadenza e per ribadire che il diritto all’esercizio della libera professione è inalienabile il dipartimento Sanità di Forza Italia ha indetto un convegno organizzato da Domenico Di Virgilio, responsabile per la sanità e capogruppo azzurro in commissione Affari Sociali alla Camera. Presenti anche i sindacati medici come Carlo Lusenti, Anaao, e Giuseppe Garraffo, Cisl, Giuseppe Ricciardi. Cimo.

E proprio durante questo convegno Zucchelli ha deciso di dare l’annuncio del provvedimento allo studio del governo. «Il 31 luglio è vicino ma sole poche regioni hanno aziende sanitarie attrezzate con spazi adeguati all’esercizio dell’intramoenia - spiega il sottosegretario -. Dato che è impensabile che si faccia in pochi mesi quello che non si è fatto negli anni e che non vogliamo procedere a una semplice proroga abbiamo trovato una strada alternativa». In sostanza, prosegue Zucchelli, «dopo il 31 luglio scatterà l’obbligo della gestione diretta del fenomeno da parte delle Regioni che dovranno trovare spazi adeguati: che li affittino, che le convenzionino. A noi non interessa». Al governo interessa soltanto che sia l’amministrazione pubblica a gestire il processo, ovvero prenotazioni, riscossione e pagamento delle tasse in piena trasparenza.
Si tratta di una proposta «gattopardiana» secondo l’azzurro Giuseppe Palumbo. «Si cambia tutto per non cambiare nulla. Prima si dice no alla proroga poi lo stesso Zucchelli promette che saranno dati tempi ragionevoli, un anno, due, alle Regioni, per l'attuazione della norma, ovvero in pratica una proroga», osserva Palumbo che sottolinea pure quella che è «una novità assoluta: alle Regioni e alle Asl saranno demandate l'organizzazione e il controllo degli ambulatori privati dei medici mentre rimarranno a carico del medico le spese di gestione per la struttura». Per Di Virgilio «la proroga per l’intramoenia allargata per i medici è una strada da seguire, non ci sono al momento altre possibilità».

Fonte: Il Giornale.it

Muore bimba di 8 mesi azzannata da 2 rottweiler

Torino. - Non ce l'ha fatta la piccola Alessia, la bimba di 8 mesi aggredita questa mattina da due rottweiler a Rivara, in provincia di Torino. Alessia è morta in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. Non sono serie le condizioni della nonna, 68 anni, ricoverata all'ospedale Cto di Torino con una ferita lacero contusa al braccio destro.

Secondo una prima ricostruzione pare che Alessia fosse in braccio alla nonna mentre usciva di casa quando i due animali si sono rivoltati contro di loro nel cortile. La donna ha tentato disperatamente di soccorrere la piccola dall'aggressione dei due animali, forse del padre.

La piccina "è arrivata in ospedale già in condizioni drammatiche - ha spiegato Massimo Uberti, direttore sanitario dell'Asl 9 dal quale dipende l'ospedale di Cuorgnè - i medici hanno fatto il possibile per rianimarla. Purtroppo tutto è stato inutile". I genitori al momento della tragedia si trovavano al lavoro. Sono intervenuti sul posto i carabinieri e il magistrato. I due cani sono stati posti sotto sequestro.

Fonte: La Voce d'Italia

Strage Virginia, le vittime

Washington. - E' stata Emily Hilscher, una ragazza di appena 19 anni che studiava veterinaria, la prima vittima della furia di Cho Seung Hui che ha fatto una strage uccidendo 33 persone due giorni fa nell'università della Virginia. Alla ragazza il quotidiano britannico 'Times' dedica un ritratto, raccontando come la descrivono i suoi amici su internet, sotto una foto che la ritrae sorridente e la scritta "perché Emily era più in gamba di me".

Sono oltre 200 i tributi alla memoria della giovane, un tipo mai a corto di amici, brillante studentessa che amava andare a cavallo nel tempo libero dagli studi in veterinaria. "Sono i miei amici che mi fanno essere sorridente", scriveva Emily nel suo blog dove aveva deciso di chiamarsi 'the Pixie', il folletto, e dove raccontava con entusiasmo che usciva con un nuovo 'boyfriend'. Proprio il giovane che l'aveva riaccompagnata all'università poco prima della strage, hanno raccontato gli amici di Emily al college.

Tra i primi a morire anche Liviu Librescu il professore 'eroe' del massacro. Israeliano di origine rumena, aveva 76 anni. Scampato all'Olocausto, ha bloccato l'accesso all'aula per permettere ai suoi studenti di fuggire, prima di essere raggiunto dal fuoco dei proiettili sparati da Cho attraverso la porta. Il professore verrà sepolto nel cimitero di Raanana in Israele: ad accompagnare la salma sul volo in partenza oggi da New York e in arrivo domani a Tel Aviv sarà la moglie Marilena.

E di seguito l'elenco di alcune delle vittime:

- Ryan Clarck: studente dell'ultimo anno di biologia, filologia inflese e psicologia. Nato a Martinez, in Georgia, 22 anni, era noto ai suoi amici come 'Stack'. Faceva parte della 'Marching Virginia', la banda del campus.

- Mary Karen Read: 19 anni, nata in Corea del Sud da un militare americano di stanza in quel Paese, aveva vissuto in California e Texas. All'inizio, ha raccontato la zia, aveva avuto difficolta' ad adattarsi alla vita del campus, ma adesso si stava inserendo.

- Leslie Sherman: studente dell'ultimo anno di Storia internazionale.

- Erin Peterson: studente del primo anno.

- Kevin Granata: professore del dipartimento di Ingegneria e Meccanica, prima di dedicarsi all'insegnamento aveva lavorato come specialista di ortopedia in ospedale. E' stato uno dei primi cinque ricercatori di biomeccanica negli Stati Uniti con studi sulla paralisi cerebrale.

- Austin Cloyd: studente

- Brian Bluhm: studente

- Rachael Hill: 18 anni, diplomata alla scuola cristiana di Grove Avenue, era una studentessa del primo anno di biologia.

- Gv Loganathan: professore di 51 anni, specializzato in Ingegneria civile e ambientale, aveva ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua attività accademica. Di origini indiane - era nato nello stato del Nadil Tamu - nel 1977 era emigrato negli Stati Uniti. Insegnava al Virginia Tech dal 1982.

- Juan Ramon Ortiz: 26 anni, studente portoricano di Ingegneria civile. Era sposato con Liselle Vega Cortes.

- Matthew La Porte: 20 anni, originario di Dumont, nel New Jersey, era al primo anno di università, dopo essersi diplomato all'Istituto militare 'Carson Long' di New Bloomfield, in Pennsylvania.

- Christopher James Bishop: 35 anni, professore di lingue e letteratura straniera, è stato uno degli organizzatori del programma di scambio tra il Virginia Tech ed alcune università tedesche.

- Reema Samaha: studentessa al primo anno, era una bravissima ballerina. Di origine libanese, aveva 19 anni.

- Daniele Perez Cueva: 21 anni, di origine peruviana, studiava Relazioni internazionali.

- Maxine Tuner: studentessa dell'ultimo anno di chimica.

- Henry Lee: originario della Virginia, studiava informatica.

- Jocelyne Couture-Nowak: originaria del Canada, era professoressa di francese. Il marito, Jerzy Nowak, era direttore del dipartimento di Orticultura. Madre di due bambini, negli anni Novanta aveva creato a Truro, nella Nuova Scozia, la prima scuola di lingua francese.

- Jarrett Lane: studente di ingegneria civile, suonava il trombone, giocava a football e a pallacanestro.

- Ross Alameddine: 20 anni, di origine libanese, viveva nel Massachusetts. Era studente del secondo anno di Filologia inglese.

- Caitlin Hammaren: 19 anni, studente del secondo anno di Relazioni internazionali.

- Jeremy Herbstritti: studente di 27 anni, era originario della Pennsylvania.

- Daniel O'Neil: 22 anni, studente di ingegneria, suonava la chiatarra e scriveva canzoni.

- Lauren McCain: 20 anni, studentessa del primo anno, e' stata uccisa mentre era nella classe di tedesco.

- Julia Pryde: 20 anni, studentessa del primo anno, originaria del New Jersey.

- Nicole White: 20 anni, studiava Relazioni internazionali.

Fonte: Italy Global Nation

Attacco a casa editrice cristiana. Sgozzate tre persone in Turchia

Oltre alle vittime, ci sarebbero anche due feriti: uno era saltato dalla finestra per fuggire agli aggressori, l'altro è stato accoltellato alla gola. Fermati alcuni sospetti

Istanbul - Tre persone sono state uccise e due sono rimaste ferite oggi in un attacco contro gli uffici di una casa editrice Zirve a Malatya, in Turchia. La casa editrice, accusata di pubblicare e distribuire la Bibbia, era stata recentemente bersaglio di manifestazioni e proteste a matrice nazionalistica.

Il governatore di Malatya, Ibrahim Dasoz, ha rivelato che tre delle vittime sono state ''legate, bendate e sgozzate con coltelli'', mentre un'altra persona creduta morta dopo essere caduta da una finestra è in fin di vita ed un'altra è grave dopo essere stata accoltellata alla gola.

Le vittime, secondo il governatore, sono una persona di origine tedesca, un turco e uno di origini imprecisate. Dasoz non ha escluso che si sia trattato ''non di un attacco'', ma di uno ''scontro interno'' alla casa editrice, e ha confermato che sono stati fermate quattro persone. ''Non escludo lo scontro interno. Potrebbe non essersi trattato di un attacco. Stiamo cercando di capire. Le indagini proseguono'' - ha affermato il governatore.


Quattro persone sono state fermate dalla polizia e vengono interrogate come sospette per l'attacco armato di stamani alla casa editrice cristiana di Malatya che ha provocato 4 morti. Lo ha reso noto l'agenzia Anadolu mentre vengono interrogate altre 10 persone come testimoni.

Tra i sospetti vi sono quasi certamente esponenti del gruppo islamo-nazionalista dei ''lupi grigi'' che gia' in passato avevano minacciato la casa editrice Zirve (ex Kay-Ra) che pubblicava libri come la Bibbia e ''Realtà dell'incarnazione''.

Il direttore della casa editrice, Hamza Ozant, in seguito al reiterarsi delle minacce, stava per chiedere una protezione alla polizia.

Fonte: Quotidiano.net

martedì 17 aprile 2007

Trattati male in ospedale da 50% operatori

Lo denuncia rapporto del Tribunale dei diritti dei malati. Sotto accusa soprattutto i medici specialisti. Ma diminuiscono gli errori


ROMA
- S'incrina il rapporto tra malato e operatori e medici. In particolare troppi atteggiamenti poco graditi al paziente da parte di operatori ospedalieri. Secondo il decimo rapporto Pit del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva a Roma, presentato al ministro della salute Livia Turco, addirittura il 51,2% degli operatori sanitari si comporterebbe male con il malato in ospedale. Non va molto meglio nella Asl, dove dove la percentuale si attesta al 29,9%, e nelle cliniche privatre, dove, nonostante la retta si arriva al 10,4%. Sotto accusa soprattutto i medici specialistici., Questi comportamenti sarebbero posti in essere, in un caso su due (49,8%), da medici specialistici. Seguono, a distanza, i medici di medicina generale (il medico di famiglia) con l'8%, il personale del pronto soccorso con il 6,4%, i primari con il 5,5%, le case farmaceutiche con il 4,1%.

COMPORTAMENTI SOTTO ACCUSA - I comportamenti denunciati vanno dal paziente «scaricato» da un medico all'altro, fino al lancio di scopettoni contro i malati da parte di ausiliari sanitari, passando per l'infermiere che non accorre all'arrivo dell'ambulanza o alla paziente «dimenticata» spogliata per ore in attesa di un esame mentre i sanitari entrano ed escono dalla stanza. Gli italiani bocciano il comportamento degli operatori sanitari, denunciando soprattutto superficialità, indifferenza, scortesia e arroganza. Secondo il rapporto ben il 13% delle segnalazioni dei cittadini (+1,5% sul 2005) riguarda, infatti, episodi «al limite» verificatisi nel servizio sanitario. Fatti salvo i necessari distinguo e i molti casi in cui gli operatori sanitari si spendono invece con passione e bnegazione, «Oltre ai necessari interventi sulle piante organiche, troppe volte insufficienti, chiediamo che vengano introdotti veri sistemi di verifica su aspetti tanto importanti, e che minano il rapporto di fiducia tra cittadino e operatore», ha dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. «E' necessario riconoscere e dare strumenti alla valutazione da parte dei cittadini, anche attraverso l'Audit civico e che rappresentanti delle organizzazioni di tutela dei cittadini entrino a pieno titolo nei nuclei di valutazione».

MENO ERRORI MEDICI (-5,7%), DONNE PIÙ COLPITE- Gli errori nella pratica medica e diagnostica diminuiscono però del 5,7% nel 2006 rispetto al 2005. Nel 56,1% dei casi sono le donne a farne le spese. Per quanto riguarda l'età dei soggetti interessati, la fascia maggiormente colpita è quella che va dai 36 ai 56 anni, con un tasso di mortalità pari al 21%, anche se la più alta percentuale di decessi (38%) si registra nella fascia di età compresa tra i 66 ed i 76 anni. Nell'84% dei casi di sospetto errore segnalato dai cittadini non si avvia alcuna consulenza medica e legale, risultando.«Nonostante i tanti proclami succedutisi negli anni, in Italia non esiste ancora un registro ufficiale degli errori», sostiene Moccia del Tribunale dei diritti dei malati. «E in molti casi mancano anche le unità di Risk Management, nate proprio perchè oltre ad individuare gli errori e i responsabili, si possa imparare dagli stessi errori ed evitare che accada ad altri. Perchè l'errore non resti solo un problema dell'operatore sanitario o del cittadino è ora che questi strumenti diventino obbligatori e che si intervenga su chi non li adotta». In quasi un caso su tre, l'errore si verifica in ortopedia o oncologia che, come si vedrà in seguito, guidano la poco edificante classifica delle aree specialistiche dove maggiormente si verificano sospetti errori. Netti miglioramenti, di contro, nella chirurgia generale. Le segnalazioni riguardano prevalentemente errori occorsi durante lo svolgimento di interventi chirurgici (72%) piuttosto che errata diagnosi (22%). Occasionali, ma non per questo meno gravi, i casi segnalatici di errata terapia e errori durante la fase riabilitativa (con una frequenza, rispettivamente, pari al 4% e al 2% del totale delle segnalazioni in tema di malpractice).Gli errori si verificano, come prevedibile, prevalentemente nelle strutture di ricovero, ma anche, per una percentuale superiore al 20%, al pronto soccorso piuttosto che in ambulatorio o al domicilio del paziente.

BUROCRAZIA STRITOLA DISABILI - Dal rapporto del Tribunale dei diritti dei malati emerge anche come la burocrazia renda la vita sempre più difficile ai disabili: l'erogazione dei sussidi previsti dalla legge per questi cittadini resta spesso solo un sogno o comunque è garantita con grandi ritardi a causa di iter burocratici farraginosi e lentissimi. Il rapoporto rileva come l'11% delle segnalazioni (+2,8% rispetto al 2005) riguardi appunto le difficoltà di questa categoria di cittadini.
Nonostante la legge n.80 del 2006 preveda una semplificazione degli iter amministrativi per il riconoscimento dell'invalidità civile e dell'handicap, tale semplificazione, denuncia il Tdm, resta spesso lettera morta.
I cittadini disabili denunciano soprattutto una difficoltà di accesso alle informazioni (38%) e il mancato riconoscimento della condizione di handicap e dei relativi benefici (19%). Ancora: su 100 segnalazioni relative al mancato riconoscimento delle previdenze, il 22,2% riguarda il mancato riconoscimento della indennità di accompagnamento a soggetti affetti da patologie oncologiche e in cura chemio o radioterapica. Il 42% delle segnalazioni in tema di handicap lamenta invece le difficoltà ad ottenere i benefici previsti dalla legge, anche quando è stata accertata la condizione di gravità. Insomma, la «semplificazione amministrativa - ha commentato la coordinatrice del Tdm Francesca Moccia - resta ancora una chimera per i cittadini disabili o affetti da patologie gravi».

Fonte: Corriere della Sera

Diagnosi: l'intuito è soltanto un mito da sfatare

La notizia . Uno sguardo? Non basta. Stop alla leggenda dell’intuito dei medici: le diagnosi si fanno con l’analisi delle informazioni e valutando tutte le alternative. Lo sostiene uno dei medici più famosi al mondo in un libro che sta facendo rumore.


Il mito sfatato. L’intuito ha sempre avuto una enorme folla di fan in ogni campo del sapere umano. Non fa eccezione la Medicina, un ambito nel quale le storie su diagnosi fatte al primo sguardo abbondano da secoli. Eppure sono altrettanto numerosi i casi di errori diagnostici gravissimi dovuti all’eccessiva importanza data dai medici al loro intuito. Sull’argomento è da poco uscito un libro dal titolo “How doctors think”: un’analisi incisiva e a tratti spietata dei processi attraverso i quali le menti mediche (le brillanti, erudite, esperte menti mediche) sintetizzano le informazioni e comprendono le patologie. Jerome Groopman, professore di Medicina alla Harvard Medical School, direttore del settore Experimental Medicine al Beth Israel Deaconess Medical Center e autore del saggio, spiega: “La maggior parte degli errori di valutazione dei medici sono errori di pensiero, causati in parte dai nostri sentimenti, sentimenti che non sempre ammettiamo e spesso nemmeno sappiamo di provare”.


Le radici degli errori. Gli errori di attribuzione tipicamente si verificano quando le riflessioni dei medici sono viziate da stereotipi. Questi stereotipi possono essere negativi, come nel caso (raccontato da Groopman nel libro) in cui ben cinque medici hanno fallito nel diagnosticare un tumore endocrino a una donna che descriveva sintomi bizzarri ma premetteva di essere “un po’ pazza”. Oppure positivi, come nel caso in cui un medico del Pronto Soccorso non ha diagnosticato un’angina instabile (che poi ha portato ad un infarto del miocardio il giorno seguente) a una guardia forestale 40enne “perché gli ricordava un Clint Eastwood giovane e in piena forma”. Aggiunge Groopman: "La specializzazione in Medicina conferisce un falso senso di certezza. Nel nostro campo meglio sottolineare le virtù della ponderazione, della cautela e del pensiero sistematico anziché scommettere sull’intuito”. E se la responsabilità di tanta malriposta fiducia nell’intuito personale fosse anche da imputare ai pazienti? “Si tende a conferire ai medici una qualità oracolare che inevitabilmente influenza l’atteggiamento del medico”.


Che fare? Qualche consiglio per i medici? “Sempre prendere sul serio le teorie dei pazienti o delle madri dei bambini su quanto sta succedendo, non importa quanto bizzarre sembrino. I pazienti devono sentirsi liberi di commentare i sospetti del medico, e tutti devono fare a meno di generalizzazioni. Nessuno, né medico né paziente, dovrebbe mai accettare come prima risposta: Capita, a volte”. In più, i medici devono diffidare delle diagnosi che paiono ovvie e generare sempre una lista di diagnosi alternative pronte per ogni evenienza.


Bibliografia. Adler J. How doctors think and (hopefully) avoid mistakes. Newsweek 23/04/07.

Fonte: Yahoo Italia Notizie

Eva Longoria ama farlo legata

A luglio sposerà il suo campione, Tony Parker, stella del basket NBA, ma Eva Longoria ha un sogno proibito: David Beckham.

E' con il calciatore del Real Madrid, Victoria Adams permettendo, che vorrebbe passare "una notte di follia", come lei stessa ha confessato alla stampa americana.

La casalinga disperata non si è fermata qui con le rivelazioni piccanti . Ha detto, senza mezzi termini, che ama fare l'amore legata. "Mi piace l'uomo che prende l'iniziativa e se mi lega sono felice. Adoro i giochi di sottomissione, li trovo davvero eccitanti".

Sexy nei panni di Gabrielle Solis, l'attrice rispecchia il suo personaggio anche nella vita di tutti i giorni. Peccato che il solo a godere dei suoi favori sarà il marito. Perché David Beckham, purtroppo per lei, sembrerebbe aver messo la testa a posto. Anche se la Longoria lo trova "davvero affascinante"...

Fonte: Yahoo Italia Notizie

Calipari, rinviato il processo al soldato Usa che sparò

Come annunciato è iniziato ed è subito stato rinviato al 14 maggio il processo nell'aula bunker di Rebibbia ,a Roma, contro Mario Lozano, il soldato Usa che da un check point sulla Irish Route, a Baghdad, sparò, il 4 marzo 2005, sull'auto nella quale si trovava l'inviata del Manifesto Giuliana Sgrena, appena liberata, ed uccise il funzionario del Sismi Nicola Calipari violando «macroscopicamente - secondo la magistratura romana - le basilari regole di ingaggio».


Il nuovo difensore dell'imputato, Alberto Biffani, ha chiesto e ottenuto il rinvio al 14 maggio per studiare l'intero incartamento sostenendo «che Lozano non ha mai avuto conoscenza dell' esistenza del procedimento in cui è imputato». «Si è tentato in tutti i modi - ha spiegato alla Corte il pm Franco Ionta - di notificare la richiesta di rinvio a giudizio, ma ciò è stato impossibile poichè l' unica risposta arrivata è che per gli Stati Uniti il caso è chiuso. È impensabile che Lozano non fosse a conoscenza del procedimento in cui è coinvolto, poichè i fatti in esame sono stati oggetto anche di interlocuzione tra i Governi italiano e americano». Comunque sia al rinvio al 14 maggio l'accusa non si è opposta.

La terza corte di assise di Roma giudicherà l'ex soldato Usa per omicidio volontario e tentato duplice omicidio (oltre che della Sgrena anche dell'autista Andrea Carpani). Nel rinviare a giudizio Lozano, il gup Spinaci ha dichiarato che quello di Calipari fu «un delitto oggettivamente politico», ma soprattutto che l'Italia è competente a giudicare Lozano, a dispetto di quanto previsto dall' articolo 10 del codice penale (presenza in Italia dello straniero che abbia commesso reati all' estero ai danni di nostri connazionali), perché il reato a lui contestato, come sostenuto dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, è aggravato dall' «offesa arrecata agli interessi dello Stato», circostanza che, di fatto, consente di superare i paletti posti dall'articolo 10 cp.

Lozano è accusato di aver violato le regole di ingaggio e di aver aperto il fuoco «in contemporanea all'accensione della luce» sulla Toyota diretta all' aeroporto di Baghdad. «La condotta di Mario Lozano - scrisse il gup Spinaci nell'ordinanza di rinvio a giudizio del 7 febbraio scorso - appare sorretta da un dolo diretto finalizzato a raggiungere l'obiettivo di bloccare l'autovettura anche mediante il ferimento o la morte dei suoi occupanti quasi certamente previsti o, alternativamente, voluti».

Accuse respinte dall'ex marine Usa che, in alcune recenti interviste a mezzo stampa (e tv), ha detto di aver rispettato le regole di ingaggio.

Fonte: L'Unità

Virginia Tech - Stanno bene i ragazzi italiani che si trovavano nel campus americano della strage

Richmond - C'erano anche 15 studenti italiani nel campus dell'Università della Virginia Tech, devastata ieri da una strage di proporzioni inaudite, la più grave nella storia degli Stati Uniti. Le notizie che giungono dagli Usa, sebbene scarne, sono incoraggianti: è stato confermato che nessuno di essi è rimasto coinvolto nella sparatoria che ha causato 33 vittime, anche se certamente sono tutti molto scossi.

Ieri mattina uno studente armato di tutto punto ha fatto irruzione nel campus universitario e ha iniziato a girare prima per i dormitori, poi per le aule sparando all'impazzata. Fortunatamente gli studenti italiani non si trovavano nelle zone in cui è avvenuta la sparatoria, ma hanno udito chiaramente ogni cosa e alcuni di loro hanno raccontato quel che è successo, ancora comprensibilmente sotto shock. Marina Cogo, 24 anni, si trovava nella sua stanza del dormitorio quando è avvenuta la strage. "C'erano sirene e polizia dovunque - racconta - sono arrivate subito le ambulanze e noi studenti siamo stati immediatamente avvertiti via e-mail dai responsabili dell' università di restare in camera, lontani dalle finestre. Hanno praticamente chiuso l'intero campus in mezz'ora, ci hanno avvertito su cosa fare sia con le e-mail, sia con auto con altoparlanti che giravano tra i dormitori". Giancarlo Bordonaro, 28 anni, si trovava invece vicino il luogo della sparatoria, stava infatti uscendo dalla biblioteca, quando ha sentito gli spari. "La polizia gridava: Via dalle aule, salite sugli autobus! Hanno fatto evacuare sui bus chi si trovava nelle zone a rischio e hanno sigillato tutti gli edifici. I ragazzi erano tutti attaccati ai telefonini per avvertire amici e parenti. C'era paura, ma anche ordine e la polizia è stata eccezionale", racconta.

Nessuno di loro per ora intende tornare in Italia, si fidano della giustizia americana e si dicono soddisfatti dell'ordine del campus e del modo di gestire la situazione. Certo la paura rimane ma come ha dichiarato Marina Cogo "episodi come questo possono avvenire purtroppo in qualsiasi campus americano. Ma ci sentiamo al sicuro e ci aiuta vedere come tutti qui si stiano prendendo cura immediatamente degli studenti". Intanto è stato identificato l'autore della strage: sarebbe uno studente sud-coreano di 23 anni Cho Seung-Hui che viveva nel campus.

Fonte: News Italia Press

Internet sicuro: un progetto per 1000 scuole

È partita la missione «Internet sicuro». Un progetto che coinvolgerà, fino alla fine dell’anno scolastico, mille scuole secondarie di primo grado e decine di migliaia di studenti, insieme a insegnanti e genitori. L’iniziativa dell’Unicef e di SicuramenteWeb, ideata da Microsoft Italia e realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato e la Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha lo scopo di insegnare ai bambini come navigare su internet in sicurezza. Il tutto all’insegna del fondamentale obiettivo di garantire il diritto dei più giovani a un’informazione corretta e comprensibile nel mondo di internet.

«L’idea di partenza - ha detto Guido Comastri, amministratore delegato di Microsoft Italia - è stata quella di centrare il progetto su genitori e insegnanti, piuttosto che sui bambini. Alla formazione nelle scuole aggiungiamo la ricerca tecnologica, rendendo i nostri prodotti sempre più sicuri. Dal nostro sito è anche possibile scaricare prodotti per limitare l’accesso a siti poco sicuri, creando un filtro a protezione dei minori». Le scuole coinvolte nel progetto «Internet sicuro», diffuse sul territorio nazionale e generalmente già legate all’Unicef da precedenti collaborazioni, hanno ricevuto un particolare cruciverba: un gioco educativo che permetterà ai ragazzi di comprendere i pericoli del web e di partecipare a un concorso, con la possibilità di vincere 10 pc per le classi. Il materiale multimediale può essere scaricato gratuitamente all’indirizzo www.apprendereinrete.it.

Secondo i dati forniti dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia, nel Lazio i bambini e gli adolescenti adescati via internet, in chat, sui forum o con altre modalità, e poi vittime di abusi sessuali, sono stati 28 nel 2005, mentre nei tre anni precedenti erano stati rispettivamente 47, 42 e 45.

Fonte: Il Giornale.it

È sempre Berlusconi il politico più ricco d'Italia

Anche quest'anno Silvio Berlusconi si conferma il più ricco, e di svariate lunghezze, tra i politici. Il presidente del Consiglio Romano Prodi è invece il più povero tra i leader che siedono a Montecitorio. Fra i leader alla Camera, Berlusconi è seguito da Francesco Nucara (Pri), dall'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini (Udc) e da Gianfranco Fini (An). È quanto risulta dalle dichiarazioni dei redditi dei leader politici alla Camera relativi all'anno 2005.

Se il presidente di Forza Italia si conferma il deputato più ricco con un reddito di 28.033.122 euro (per il 2004, il suo reddito era di 3.550.391 euro), l'ex vice ministro dell'Ambiente nel governo Berlusconi Francesco Nucara lo segue nella classifica dei leader con un imponibile di 289.255 euro. Terzo è il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini con 214.787 euro. Poi c'è il presidente di An, Gianfranco Fini, con 200.677 euro.

Il leader più "povero" è invece il presidente del Consiglio Romano Prodi: ha dichiarato 89.514 euro. In fondo alla classifica, Prodi è preceduto solo da Franco Giordano (Prc, penultimo con 129.569 euro) e Francesco Rutelli (Dl, terzultimo con 132.500).

Fonte: L'Unità

domenica 15 aprile 2007

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-7 Canale 5

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-7 Canale 5

Filmato 1: Errori sul Congresso di Mastella
Filamto 2: Errori di Luca Giurato e Monica Maggioni
Filmato 3: Stefania Petix a Cinisi (Palermo)
Filamto 4: Operazione Smacchia Vip: Donatella Rettore
Filamto 5: Animali a Paperissima



Fonte: MEDIARAI

Il meglio di "Striscia la Notizia" Puntata-6 Canale 5

Il meglio di "Striscia la Notizia" Puntata-6 Canale 5

Filmato 1: Errori Giornalisti di "Studio Aperto"
Filmato 2: Padre Bisceglia a "Domenica In"
Filmato 3: Silvio Berlusconi in TV
Filmato 4: Fatti e Rifatti
- Michele Cucuzza
- Marco Masini
- Ron
Filmato 5: Risultato del Sondaggio sul Grande Fratello: Chi é il Trans?



Fonte: MEDIARAI

Il meglio di "Striscia la Notizia" Puntata-5 Canale 5

Il meglio di "Striscia la Notizia" Puntata-5 Canale 5

Filmato 1: Fuori Onda di Platinette sul Grande Fratello
Filmato 2: Sondaggio sul Grande Fratello: Chi é il Trans?
Filmato 3: Errori Politici
Filmato 4: Collegamento con Christian Cocco a San Nicolo d'Arcidano: Errori Politici
Filmato 5: Il Compleanno di Antonio Zequila



Fonte: MEDIARAI

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-4 Canale 5

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-4 Canale 5

Filmato 1 e 2: Servizio sul Dottor Pinori
Filmato 3: Gli Indigesti



Fonte: MEDIARAI

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-3 Canale 5

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-3 Canale 5

Filmato 1: Collegamento con Losanna
Filmato 2: Capitan Ventosa a Portici (Napoli)
Filmato 3: Una telefonata a "Piazza Grande"
Filmato 4: I Nuovi Mostri
- Maurizio Mosca
- Corrado Tedeschi e Soniy Grey
- Cristiano Malgioglio e Amande Lear
- Silvio Berlusconi e Maurizio Costanzo
- Giucas Casella e Rocco Casalino



Fonte: MEDIARAI

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-2 Canale 5

Il meglio di "Striscia la notizia" Puntata-2 Canale 5

Filmato 1: Servizio su George Bush
Filmato 2: Silvio Berlusconi ospite a "Tutte le mattine" con Mauruzio Costanzo
Filmato 3: Padre Bisceglia con Luana Borgia
Filmato 4: Tg1 Teatro - Errori
Filmato 5: Spetteguless
Filmato 6: Processo a Vanna Marchi e Stefania Nobile



Fonte: MEDIARAI

Il meglio di "Striscia la Notizia" Puntata-1 Canale 5

Il meglio di "Striscia la Notizia" Puntata-1 Canale 5

Filmato 1: Consegna di Valerio Staffelli a Filippo D'Acquarone, giornalista del TG4.
Filmato 2: Intervista al direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce
Filmato 3: Processo a Stefania Nobile e Wanna Marchi, con la telefonata della Signora Marcon Fosca




Fonte: MEDIARAI

Le 7 Cose Da Non Fare Con Lo Scotch

Un nuovo video delle classifiche della Iena Gip: Le 7 Cose Da Non Fare Con Lo Scotch.

Guardate:

Le Iene - Pif - Amico dei Politici

La Iena Pif è Amico dei Politici

Guardate il video:

lunedì 9 aprile 2007

Urbi et Orbi: l'appello del Papa per la pace

Il messaggio "urbi et orbi" di Benedetto XVI: «Passi avanti in Medio Oriente, male Iraq, sottovalutata la crisi nel Darfur»


Dalle molte guerre che segnano l’Africa all’Iraq, un paese martoriato da cui non viene nulla di positivo. Dalla fame al terrorismo. Dai «sequestri di persona» al «disprezzo della vita». Sono i mali dell’uomo moderno che il Papa ha voluto elencare nel messaggio "urbi et orbi" pronunciato nel giorno di Pasqua dalla loggia centrale della basilica di San Pietro. «L’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo», ha detto Benedetto XVI, esortando i cristiani a coltivare un sentimento di speranza sulle orme di Gesù.

«Penso al flagello della fame, alle malattie incurabili, al terrorismo e ai sequestri di persona, ai mille volti della violenza - talora giustificata in nome della religione - al disprezzo della vita e alla violazione dei diritti umani, allo sfruttamento della persona», ha scandito il Papa. Ad ascoltarlo, tra il colonnato berniniano e l’attigua via della Conciliazione, una folla di fedeli - approssimativamente centomila - assiepata sotto un battente sole primaverile. Il messaggio pasquale è stato al contempo trasmesso in mondovisione da 67 televisioni di 108 paesi diversi.

La morte e la risurrezione di Cristo si intrecciano, nelle parole del Papa, ai drammi odierni. Certo, Benedetto XVI non ha citato il tema della pena di morte, nonostante una marcia romana sia giunta a san Pietro proprio a mezzogiorno. Alcuni dei promotori hanno protestato. «Stupisce che, a differenza del suo predecessore, il Papa sia rimasto in silenzio», ha detto Roberto Villetti della Rosa nel pugno. Altri non hanno avuto nulla da ridire. Dalla Comunità di sant’Egidio si fa notare che chi è andato in Vaticano lo ha fatto per ascoltare, senza pretese, quanto aveva da dire il Pontefice alla città e al mondo, ’urbi et orbì. L’elenco delle sofferenze dell’umanità odierna, nelle parole di Ratzinger, è comunque lungo.

Solo nel corso della messa mattutina, sul sagrato della basilica vaticana, tra le intenzioni dei fedeli fa capolino una preghiera affinché «la risurrezione di Cristo rinnovi il coraggio in tutti coloro che promuovono la ricerca scientifica a favore della vita, la difesa dei piccoli e i diritti dei poveri». Per il resto, i temi ’eticamente sensibilì - che pure sono spesso l’oggetto dell’attenzione di Papa Ratzinger anche in riferimento al tema della pace - lasciano spazio ai grandi scenari geopolitici.

«Guardo con apprensione alla condizione in cui si trovano non poche regioni dell’Africa», ha detto Papa Ratzinger, che ha citato, in particolare, le situazioni in Darfur («una catastrofica e purtroppo sottovalutata situazione umanitaria»), Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Zimbabwe. Di «riconciliazione e pace» hanno bisogno Timor Est e lo Sri Lanka, ha detto poi il Papa. Benedetto XVI ha notato, ancora, che l’Afghanistan è «segnato da crescente inquietudine e instabilità». «In Medio Oriente - ha proseguito - accanto a segni di speranza nel dialogo fra Israele e l’Autorità palestinese, nulla di positivo purtroppo viene dall’Iraq, insanguinato da continue stragi, mentre fuggono le popolazioni civili». Non va meglio in Libano, dove «lo stallo delle istituzioni politiche minaccia il ruolo che il Paese è chiamato a svolgere nell’area mediorientale».

La risposta, per Ratzinger, è da trovare nella risurrezione di Gesù. E il Papa-teologo non manca, nel giorno di Pasqua, di tessere, «paradossalmente», l’elogio della incredulità. Cita infatti l’apostolo Tommaso, «dubbioso e perplesso», e definisce la sua incredulità «utile e preziosa» al fine di «purificare ogni falsa concezione di Dio» e scoprire il volto autentico della fede cristiana. «Il volto di un Dio - ha spiegato Ratzinger - che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita».


Le 7 piaghe minacciate dal clima

Con le alterazioni ambientali cresce il rischio per la salute globale. Inquinamento, insetti, penuria d’acqua all’origine di gravi patologie. L’allarme dell’Oms


Le sette piaghe d’Egitto. Sembra evocarle, nell’incalzare delle fosche previsioni su quello che ci aspetta, il rapporto sugli effetti sanitari dei cambiamenti climatici elaborato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Europa, che chiama in causa, se non proprio ulcere e bibliche cavallette, nubi di malefici insetti vettori di malattie, aria inquinata, penuria d’acqua. Con tutti gli effetti sulla salute che si possono immaginare: allargamento dell’area di diffusione di malattie infettive trasmesse dalle zanzare: malaria, febbre gialla, encefalite virale, febbre rompiossa o dengue, che negli ultimi decenni ha avuto una drammatica espansione, e ora è endemica in più di 100 Paesi, dall’Africa alle Americhe, al Sud-Est asiatico. E, ancora, aumento di patologie (cardio-respiratorie) e decessi provocati da ondate di calore e da un’alta concentrazione d’ozono sulla superficie terrestre, in particolare nelle grandi aree urbane; propagazione di malattie da malnutrizione e infettive legate alla minore disponibilità d’acqua potabile per effetto della siccità, delle inondazioni e del sollevamento del livello del mare; aumento d’incidenti e morti derivanti da eventi climatici estremi - cioè alluvioni, tempeste di vento, siccità, ondate di calore.

Vittime d’una canicola infernale
Queste ultime, peraltro, hanno già fatto la loro prova generale nell’estate del 2003. I risultati di un accuratissimo studio, commissionato dall’Unione europea, hanno confermato, qualche giorno fa, che l’infernale canicola di quell’anno ha provocato 70 mila vittime «supplementari» per usare la neutra espressione dello studioso francese Jean-Marie Robine, direttore di ricerca dell’Istituto nazionale della salute e della ricerca medica (Inserì). Mettendo in fila e confrontando i tassi di mortalità, anno per anno, è emerso che la micidiale ondata di caldo di quell’estate ha provocato un numero di morti superiore alla media. Il Paese più colpito è stato il Lussemburgo, seguito dalla Spagna e, quindi, dalla Francia e dall’Italia, che hanno avuto rispettivamente un aumento dell’11.8 e dell’11.6 per cento. In questo luttuoso catalogo non compare l’Inghilterra, a conferma del fatto che le regioni d’Europa non saranno colpite tutte allo stesso modo. Alcune regioni del Nord, anzi, trarranno qualche beneficio dall’aumento delle temperature: cosa che comporterà una minore esposizione al freddo e quindi una maggiore produttività agricola e una riduzione dei rischi - particolarmente elevati tra gli anziani - d’affezioni dell’apparato respiratorio e sindromi influenzali.

Il conto dei nostri dissennati consumi
Riuscirà il campanello d’allarme sull’impatto sanitario dei cambiamenti climatici a far crescere, insieme alla coscienza ambientalista, anche quella sanitaria e ad impegnare le scienze mediche ad una maggiore attenzione all’intreccio tra biologia umana, ambiente e società nell’origine delle malattie? E riuscirà, ancora, ad elevare quello che il filosofo Hans Jonas ha chiamato il «principio di responsabilità», esteso nello spazio e nel tempo a comprendere l’intero pianeta e il tempo delle generazioni future? Perché saranno loro a conoscere, nei tempi previsti dagli esperti e che ora ci sembrano lontanissimi - 2080, 2100 - gli effetti delle trasformazioni negative dell’ambiente e le malattie antropogene che noi avremo preparato loro con i nostri dissennati e spensierati consumi. È tempo, dunque, che l’Occidente-Faraone si decida a cambiare passo se non vorrà assistere - con la contaminazione dell’aria e dell’acqua, del suolo e del sottosuolo - alla morte dei primogeniti.

Nucleare, Iran: inizia produzione industriale

Cerimonia a Natanz, 200 km a sud di Teheran, cuore delle attività di arricchimento dell'uranio nel Paese. Presente Ahmadinejad


TEHERAN (Iran) - Scatta una nuova fase del programma nucleare iraniano: da oggi il Paese di Ahmadinejad è in grado di arricchire uranio su scala industriale. «Siamo qui oggi per festeggiare l'entrata del nostro Paese nella fase della produzione industriale dell'arricchimento dell'uranio» ha annunciato il capo dell'agenzia atomica nazionale, Gholamreza Aghazadeh. Aghazadeh, aprendo una cerimonia a Natanz, 200 chilometri a sud di Teheran, cuore delle attività di arricchimento del Paese. Alla cerimonia partecipa anche il presidente, Mahmud Ahmadinejad, che deve prendere la parola dopo Aghazadeh.


«E' UN NOSTRO DIRITTO» - Sulla questione è intervenuto anche il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ribadendo che che l’Iran ha ogni «diritto» di sviluppare il suo programma atomico civile. Parlando a sua volta dalla centrale di Natanz, Ahmadinejad ha detto che Teheran «si attiene a tutte le clausole del Trattati di non proliferazione (Tnp)», e che «il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è impiegato come strumento per impedire lo sviluppo atomico iraniano».


«PRONTI AL NEGOZIATO» - Anche il caponegoziatore iraniano Ali Larijani ha preso la parola, facendo sapere che Teheran è pronta ad avviare negoziati seri con l'Occidente per mettere fine alla disputa sul nucleare. «Oggi, con il ciclo del combustibile nucleare completo, siamo pronti a iniziare veri negoziati con l'obiettivo di arrivare a un'intesa - ha affermato Larijani - Siamo pronti a negoziare e a raggiungere un accordo con i Paesi occidentali per eliminare le loro preoccupazioni sul nucleare iraniano senza mettere fine al nostro sviluppo scientifico»


Google lancia My Maps: mappe alla portata di tutti

Rilasciato negli scorsi giorni dalla casa di Mountain View, il servizio My Maps (in italia Le mie mappe) permette agli utenti di Google Maps di personalizzare le mappe o le immagini satellitari con punti di interesse dotati di testi, foto, audio o filmati. Tutto questo, se interessante, potrà anche essere reso pubblico.

Il servizio è già disponibile anche in Italia ed è possibile trovarlo nella homepage di Google Maps, accanto alla scheda Risultati ricerca.

Le mappe possono essere rese private o pubbliche, nel secondo caso la mappa verrà indicizzata da Google e chiunque sia interessato a quell'argomento ne potrà usufruire.

Inoltre, Google ha immediatamente reso pubbliche le API (Application Programming Interface) di questo strumento, cosicchè gli intenditori possano utilizzare le mappe di Google per fornire ancor più servizi.

La potenzialità di questi servizi è tantissima, possiamo già vedere sul sito itinerari come: La città di Napoli, i principali stadi italiani, la Città del Vaticano, il giro del Giappone in 28 giorni, le città sede delle Olimpiadi, ...

Jessica Lee, product manager di Google Maps, ha fatto una ottima osservazione: "Chi può creare mappe migliori degli esperti locali?"

Fonte: Ampletech

Genova, scritte minacciose contro monsignor Bagnasco

GENOVA – Inquietanti scritte contro monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, sono state disegnate da ignoti in due muri del quartiere Sampierdarena nella zona del Ponente genovese.

Le scritte ''Bagnasco attento'' e ''Bagnasco a morte'' di color rosso e accompagnate dal simbolo della falce e del martello sono state trovate in via Vico delle Catene ed in piazza del Monastero sui muri di due distinte abitazione vicino a due chiese.

Nei giorni scorsi sul portone della cattedrale di San Lorenzo venne invece scritto ''Bagnasco vergogna'' Bagnasco, su ordine del Questore Salvatore Presenti, è scortato da agenti della Polizia del locale Commissariato. Le indagine per accertare l’autore del gesto proseguono.


Morte Adjimal, la destra attacca Prodi: basta istigazioni all'odio

Da un lato la «condanna con forza» dell’ l’assassinio di Adjmal Naskhbandi ad opera dei Talebani, dall’altro la dura stigmatizzazione di «posizione e polemiche che vanno al di là del normale dibattito politico» e che mettono in dubbio l’operato del governo. Con una nota ufficiale Palazzo Chigi risponde alla bagarre politica che si è scatenata in seguito agli ultimi sviluppi della vicenda Mastrogicomo, il reporter di Repubblica rapito in Afghanistane poi rilasciato dopo uno scambio con i taleban.

Nelle ultime 24 opre si sono accavallati nuovi e gravi fatti: l’uccisione da parte dei talebani dell’interprete del giornalista di Repubblica Mastrogicomo Adjmal Nashkbandi, le accuse dei servizi segreti afghani contro Rahmatullah Hanefi, il direttore dell'ospedale di Energency di Lashkar Gah, le durissime parole di Gino Strada contro Prodi e Karzai. Così, mentre in Afghanistan la stampa, i media e decine di manifestanti protestano e chiedono garanzie per i media e le libertà ogni giorno violate, in Italia il centrodestra torna all’attacco del governo. E il governo risponde.

I più duri sono Lega e Fi che chiedono addirittura le dimissioni del governo e l'istituzione di una Commissione d'inchiesta che faccia chiarezza. Il leghista Roberto Calderoli parla di impeachment del presidente del Consiglio, Romano Prodi, perché, accusa, «il Governo ha trattato in maniera discriminatoria gli ostaggi salvando quello che per lui era di serie A, e politicamente vicino, lasciando invece al loro tragico destino quelli di serie B». Sandro Bondi (Fi) chiede che il premier si dimetta «al più presto», e il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, ribadisce: «Non basta più qualche mezza dichiarazione di Prodi, occorre nell'interesse del Paese che l'intero governo venga a riferire per chiarire tutti i dubbi nella sede più competente, l'aula del parlamento italiano». Anche An con Andrea Ronchi chiede che Prodi «venga subito in Parlamento a dire la verità». Pure l'Udc chiede al governo di riferire «immediatamente» in Parlamento, ma invita a non strumentalizzare e si mostra più cauta su una commissione d'inchiesta che, secondo Michele Vietti, «serve a poco» perché «è la politica estera del governo che è di suo contraddittoria».

L'Unione fa quadrato, difende l'operato del governo e accusa la Cdl di fare «sciacallaggio politico». Il Verde Paolo Cento spiega che l'atteggiamento del centrodestra «è del tutto strumentale. Il governo si è attivato per liberare sia Daniele Mastrogiacomo sia l'interprete. Purtroppo sull'interprete qualcosa non ha funzionato. C'è stato un irrigidimento da parte dei talebani». Per Umberto Ranieri, presidente della Commissione Esteri della Camera: «In questo momento serve riservatezza e coesione nazionale». Su Gino Strada, che ha attaccato Prodi e Karzai di essere «responsabili» della «carcerazione immotivata» del mediatore di Emergency, parole dure da parte di Emma Bonino: «Penso che abbia un atteggiamento così ambiguo, tra l'umanitario e il politico, che si può prestare a qualunque illazione». Strada ha poi precisato di non aver «mai detto che Prodi e Karzai siano responsabili della morte di Adjmal».

Il capogruppo di Rifondazione in Senato punta il dito contro gli Usa: «Il tragico esito del sequestro di Adjmal Nashkbandi è soprattutto conseguenza della decisione di Karzai, ma soprattutto degli Usa, di punire chiunque intavoli trattative per salvare le vite degli ostaggi. Si è ripetuta la stessa tragedia che aveva portato alla morte di Nicola Calipari dopo la liberazione di Giuliana Sgrena».

Infine arriva la nota di Palazzo Chigi che cerca di sgombrare il campo da ogni «strumentalizzazione». «Il Governo italiano condanna con forza l’assassinio di Adjmal Naskhbandi ad opera dei Talebani – si legge sul sito Governo.it - Si tratta di un tributo di sangue assurdo, dopo quello terribile di Sayed Hagha, pagato da un operatore dell’informazione che lavorava insieme a Daniele Mastrogiacomo, il giornalista liberato dopo le lunghe trattative condotte dal governo afgano».

Ma non solo. Dopo aver ribadito la solidarietà alla famiglia di Naskhbandi, il governo sottolinea: «In questa giornata simbolo di pace, una nuova pagina di morte rende ancora più forte la necessità di agire affinché in quella regione torni la pace. L’ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi e l’Unità di crisi della Farnesina continuano ad operare con intensità per la liberazione di Rahmatulah Hanefi, il responsabile di Emergency che ha avuto un ruolo importante nella liberazione di Mastrogiacomo. Assistiamo purtroppo in queste ore a prese di posizione e polemiche che vanno al di là del normale dibattito politico. Strumentalizzare simili tragedie serve solo ad alimentare nuove divisioni e ad istigare ad un odio che è nemico di quella pace per la quale stiamo lavorando. Nessuno, cancellando con le urla e le minacce di oggi i silenzi e i gesti del passato, può permettersi di dubitare della correttezza dell’azione del Governo in questa come in tutte le altre delicate vicende internazionali».

Fonte: L'Unità

sabato 7 aprile 2007

Salute: Rapporto Onu, Cambiamento Clima La Sta Gia' Danneggiando

Gas serra e polveri sottili minacciano non solo l'ambiente, ma anche la nostra salute. Nessun dubbio al riguardo nel Quarto rapporto tecnico dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l'organismo delle Nazioni Unite che si occupa dei mutamenti ambientali. All'Ipcc aderiscono oltre 130 Paesi e lavorano circa 2.500 scienziati.

Il documento 'Cambiamento Climatico 2007', che ha ottenuto oggi a Bruxelles l'approvazione dei principali Paesi del mondo, attesta che l'impatto sulla salute umana è uno degli effetti più importanti del cambiamento climatico in atto. Il rapporto servirà come guida per i governi di tutto il mondo, per definire la politica ambientale dei prossimi decenni e per lavorare alla riduzione dei gas serra dopo il 2012, quando scadranno i termini previsti all'interno del protocollo di Kyoto. Rispetto al precedente rapporto, pubblicato dall'Ipcc nel 2001, quello attuale è molto più allarmante e affronta il riscaldamento globale non più come una vaga minaccia per un futuro lontano, ma come un fenomeno che sta già producendo i suoi effetti. "Oggi - scrive in una nota l'Oms Europa, che ha coordinato il capitolo sulla salute del Rapporto Ipcc - sperimentiamo su scala minore quello che accadrà in futuro. Le 35 mila morti dell'ondata di calore dell'estate 2003 ne sono il primo esempio allarmante. Gli impatti futuri oggi possono essere pronosticati con un'attendibilità elevata (80%) e molto elevata (90%) e colpiranno la salute di milioni di persone in tutto il mondo con: l'aumento della malnutrizione e dei relativi rischi di malattie infettive e respiratorie, implicazioni per la crescita e lo sviluppo dei bambini. E ancora: aumento delle morti, delle malattie e degli incidenti causati da eventi climatici estremi più frequenti e intensi (alluvioni, tempeste di vento, siccità e ondate di calore); aumento delle malattie diarroiche e di altre malattie legate al cibo e all'acqua; aumento della frequenza delle malattie cardio-respiratorie causate da un'alta concentrazione di ozono sulla superficie terrestre; cambiamento della distribuzione geografica di alcune piante e vettori e delle relative malattie; diminuzione della mortalità in alcune aree dovuta alla minore esposizione al freddo".

"Le diverse zone del mondo, inclusa l'Europa, saranno colpite in modi diversi - scrive l'Oms Europa - e anche la distribuzione degli effetti sulla salute è destinata a cambiare nel tempo con il continuo aumento delle temperature".

"Di grande importanza - prosegue l'Oms Europa - saranno i fattori che influenzano l'impatto del cambiamento climatico sulla salute delle popolazioni, come ad esempio l'educazione, l'accesso alle cure, le infrastrutture di sanità pubblica e lo sviluppo economico. A lungo termine, gli effetti sanitari e socio-economici del cambiamento climatico, insieme all'aumento delle migrazioni e degli spostamenti dei popoli, graveranno soprattutto sulle generazioni future. Non c'è dubbio che il mondo ha urgente bisogno di impegnarsi a trovare una via d'uscita. Le attuali misure di mitigazione (la riduzione dell'esposizione), per contenere il fenomeno e limitare i suoi potenziali effetti nocivi sulla salute attraverso la riduzione delle emissioni dei gas serra, sono un contributo importante per rallentare i cambiamenti. Nonostante questo, un certa dose di cambiamento climatico resta inevitabile". I Paesi del mondo, secondo l'Oms Europa, hanno una sfida da affrontare: "Pianificare misure di adattamento di sanità pubblica, per aiutare i cittadini a fronteggiare le nuove minacce. Il settore sanitario ha un ruolo importante nel fornire queste misure, in maniera da anticipare e prevenire nuovi danni alla salute causati dal clima". Azioni testate e risultate efficaci sono già disponibili, assicura l'Oms Europa.

Un esempio? "Il raggiungimento e il mantenimento dei più elevati standard di controllo e sorveglianza lungo la catena alimentare e l'aumento della vigilanza locale e globale delle malattie attraverso l'implementazione del nuovo Regolamento sanitario internazionale (2005)".

Secondo l'Oms Europa, "se il settore sanitario intende influenzare la risposta della società nel suo complesso, deve lavorare con tutti gli altri settori e stabilire collaborazioni efficienti con climatologi, progettisti del territorio e urbanisti, protezione civile e servizi sociali. Lo sviluppo e l'implementazione di sistemi d'allerta precoci per gli eventi estremi come le ondate di calore, insieme a piani di emergenza efficaci, hanno già contribuito alla riduzione delle malattie nei Paesi che hanno adottato questo approccio. La raccolta e la disseminazione sistematica delle informazioni sui potenziali rischi e danni, insieme ai consigli sul modo migliore per proteggersi e la risposta medica per affrontare i cambiamenti del clima, possono contribuire alla gestione efficace dei rischi. Dopo anni di ricerca, abbiamo oggi un maggiore e più affidabile insieme di conoscenze. Questi dati devono essere utilizzati ora il più possibile per implementare misure di adattamento, specialmente a supporto delle popolazioni povere più a rischio. Identificare in anticipo i potenziali rischi e fornire risposte tempestive aiuta a prevenire morti e malattie. Per far fronte a un ambiente che cambia, l'approccio deve essere propositivo, non reattivo. E - conclude l'Oms Europa - deve essere adesso".

Fonte: Yahoo Italia

La marcia di Pasqua contro la pena di morte. In piazza anche Prodi e 16 ministri

Il giorno di Pasqua ci saranno due messe in piazza San Pietro. Quella sacra, con la benedizione urbi et orbi di Benedetto XVI. E quella laica di chi concluderà nella piazza la marcia perché le Nazioni Unite sospendano con una risoluzione le esecuzioni capitali ovunque nel mondo, dalla Cina agli Stati Uniti.

Sarà una strana domenica in piazza San Pietro. L'iniziativa di Nessuno Tocchi Caino, Comunità di S.Egidio, Partito radicale non violento transnazionale e Radicali italiani lanciata dal ministro Emma Bonino e dal leader radicale Marco Pannella in sciopero della fame dal 21 marzo, sta trascinando politici e artisti, cittadini e personalità.
A partire dal presidente della Repubblica Giorgnio Napolitano che ha fatto arrivare il suo messaggio di "sincera adesione e simpatia" all'iniziativa. E dall'impegno di Romano Prodi, impegnato in prima persona sul tema e che ha comunicato la sua presenza al corteo.

Ad aderire all'appello radicale anche il sindaco di Roma Walter Veltroni che nella notte tra sabato e domenica farà illuminare il Colosseo. Lo ha seguito l'Anci, l'associazione nazionale dei comuni. E poi è stato un diluvio di partecipazioni. Ci sono i partiti, l'Unione in blocco, dall'Italia dei Valori a Rifondazione comunista passando per l'Udeur, ma tra le adesioni si fanno notare anche quelle di Margherita Boniver, Cosimo Ventucci e Ida Vitale di Forza Italia e di Forlani (Udc). E poi le associazioni e le personalità, da Luciana Littizzetto a Sabrina Ferilli, da Daria Bignardi a Alessandro Haber. Ma, quello che più conta, insieme a Prodi ci saranno ben tredici ministri della Repubblica: Emma Bonino, vannino Chiti, Rosy Bindi, Luigi Nicolais, Arturo Parisi, Paolo Gentiloni, Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio, Antonio Di Pietro, Fabio Mussi, Cesare Damiano. In queste ore si è aggiunto il prodiano Giulio Santagata. Qualcuno di loro sarà in marcia in carne ed ossa, altri solo a distanza. Ma condividono tutto, punto per punto.

Una battaglia nazionale e trasversale che Palazzo Chigi e il premier Prodi ha fatto sua impegnandosi a far discutere la questione all'assemblea generale delle Nazioni Unite prima che si concluda questa sessione. Cioè entro maggio.

Storia antica, questa della moratoria, tredici anni di tentativi, speranze, sconfitte e che il Parlamento ha rilanciato nella scorsa estate votando all'unanimità una mozione presentata dal radicale Sergio D'Elia. L'impegno è stato poi più volte ribadito in questi mesi, da Prodi e dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Sul sito del partito è disponibile un dossier di 54 pagine con la cronistoria degli insuccessi di una battaglia di civiltà. Una prima bocciatura c'era stata nel 1994: per la prima volta l'Assemblea generale delle Nazioni Unite stava per votare - anche allora su proposta del governo italiano - una bozza di risoluzione per una moratoria universale. Non passò per otto voti. Ci ha riprovato nel 1999 la Finlandia che aveva la presidenza di turno del semestre ma poi
proprio il Consiglio Affari generali della Ue ordinò di ritirarla.

I veti scattano per via di delicati equilibri diplomatici. Questioni che ovviamente nulla hanno a che fare con la pena di morte come la partecipazione dell'Italia al neonato Consiglio Onu per i diritti umani. Insomma, sarebbe un successo diplomatico troppo "grande" per l'Italia incassare adesso il risultato di una moratoria. Alcuni paesi, come la Gran Bretagna in posizione filo-americana, oppure l'Olanda e la Danimarca preferirebbero una semplice emeno impegnativa dichiarazione contro la pena di morte.

Prodi, che due giorni fa ha incontrato per tre ore Pannella e Bonino, ha ribadito "l'impegno mio e del governo per arrivare a una moratoria sulle esecuzioni capitali". La marcia di domenica può essere l'ultima chance per uno scatto decisivo nell'assemblea del Palazzo di Vetro. Ha scritto Adriano Sofri nella sua Piccola Posta di giovedì. "Ci sarà una domenica di resurrezione, una marcia contro la pena di morte, il Colosseo illuminato, i radicali e gli altri in piazza San Pietro, la benedizione papale, semel in anno licet rinsavire".


Il filorusso Yanukovich contro Yuschenko: "Il Parlamento non si scoglie"

Viktor contro Viktor. Così si è svegliata ieri l’Ucraina. Due anni e mezzo dopo il grande scontro, vinto dall’attuale capo di stato Yuschenko, a Kiev si consuma un altro braccio di ferro con l’allora sfidante presidenziale Yanukovich, oggi primo ministro.


La «misura estrema», ovvero il decreto presidenziale con cui Yuschenko ha sciolto la Rada, il Parlamento, indicendo nuove elezioni il 27 maggio, rischia di innescare la peggior crisi politica dalla Rivoluzione Arancione. Il passo, «incostituzionale» per la Rada, ha messo in subbuglio la diplomazia europea e ha già riversato nelle strade almeno 5mila manifestanti. I fedeli all’esecutivo hanno circondato il Parlamento, gli adepti della «pasionaria» Yulia Timoshenko l’edificio della commissione elettorale.

Dopo il silenzio dei media - che hanno costretto Yuschenko a creare il «Bollettino ufficiale» per mettere in vigore il decreto - è arrivato quello dei parlamentari. La Rada ha infatti posto il veto sui finanziamenti per il voto, ha congelato la commissione elettorale e ha investito la Corte costituzionale del caso. La sentenza dei giudici arriverà entro 5 giorni.

Di fatto la crisi riflette un paese diviso tra le forze filoccidentali, fedeli a Yuschenko, e quelle filorusse, dalla parte di Yanukovich. Una skizofrenia istituzionale che ha congelato la politica per mesi. Intanto perché Yuschenko controlla i ministri della Difesa e degli Esteri, mentre Yanukovich quello degli Interni. E poi perché rispecchia la composizione del paese, nella lingua e nel pensiero ancora diviso tra l’Est, filorusso, e l’Ovest, ucraino. Ben 8 milioni, su una popolazione di 47 milioni, si sentono russi e, a proposito, la Crimea si è già schierata con Yanukovich. Va poi considerato che le liti in casa arancione hanno fatto vincere le elezioni legislative del 2006 al Partito delle Regioni di Yanukovich. Il tutto, grazie anche al salto della quaglia in cambio della poltrona di presidente della Rada del socialista Moroz. A spaccare il muro contro muro è stato il recente trasformismo di 11 deputati arancioni finiti nelle file della maggioranza. Consuetudine governativa che ha riavvicinato Yuschenko e la Timoshenko, secondo gli analisti la vera regista della crisi con mire governative.

Dal fronte russo Sergei Lavrov, capo della diplomazia non ha dubbi: «L’ultima parola spetta all’Ucraina, ma se Kiev chiederà una collaborazione, la Russia sarà pronta». L’Unione Europea, «preoccupata», ha chiesto che «prevalga il senso di responsabilità», la Commissione ha invece sottolineato «l’importanza della stabilità politica per le riforme sostenuto finanziariamente da Bruxelles».

Al termine di un lungo incontro avvenuto ieri tra i «due Viktor», il premier ha minacciato una procedura di impeachment. Yuschenko si è limitato a ribadire le sue posizioni. L’ultimo pensiero è stato per i manifestanti: «l’uso della forza sarebbe inammissibile».


Prodi: «Si rischia lo spezzatino messicano»

Sul caso Telecom il governo «non è né assente né reticente». Il presidente del Consiglio Romano Prodi, in un'intervista rilasciata al direttore del Sole 24 ore, Ferruccio de Bortoli, all'indomani delle dimissioni del presidente Rossi, spiega che il governo rispetta il mercato ma potendo farebbe molto di più. Cosa impossibile in Italia, sottolinea il premier, specie dopo il «caso Rovati», che definisce «un folle attacco al governo. Una vicenda infame, un attacco inqualificabile».


Perché in nessun altro Paese, così De Bortoli riassume il pensiero di Prodi, si farebbero portar via sotto il naso il principale operatore delle telecomunicazioni. Berlino per esempio tiene ben saldo il controllo, in mani pubbliche, di Deutsche Telekom. Per non dire di Parigi con France Telecom. Nel corso della giornata Prodi è tornato a parlare della società telefonica a Bologna, rispondendo alle domande dei cronisti. «Ho detto tutto quello che dovevo dire. Questa è l'unica cosa che posso aggiungere: troveranno una soluzione».


SOCIETA' DI GARANZIA - Una vicenda, quella di Telecom dopo le dimissioni di Guido Rossi, che dovrebbe essere affrontata secondo Prodi con la creazione di «una società di garanzia di transito». Il presidente del Consiglio si dice contrario a riportare la rete in mano pubblica, pensa invece a una rete che svolga un servizio pubblico nel senso di essere accessibile a tutti gli operatori, non di proprietà o di controllo statale. Lo schema, secondo l'interpretazione del direttore del Sole, sarebbe vicino al modello inglese Open Reach (una divisione di British Telecom non separata societariamente). Quindi, una società di garanzia di transito che metta a disposizione un monopolio naturale, un «sistema nervoso» più tecnologico ed efficiente di quello attuale, con l'obiettivo finale di offrire servizi e contenuti ai consumatori a costi concorrenziali senza per questo indebolire l'operatore principale.

RISCHIO SPEZZATINO - Per quanto riguarda gli investitori stranieri, Prodi dice di ritenere che la dichiarazione di interesse per Telecom non sia americana e messicana, ma soltanto messicana. E dettata quasi unicamente dall'interesse di Slim per Tim Brasile. E che alla fine il rischio di uno spezzatino sia tutt'altro che remoto. «A me lo spezzatino piace, ma solo a tavola» sottolinea il premier. Poi una stoccata ai capitalisti italiani. «Che cosa posso dire di quello che sta succedendo? Una sola cosa. Che bel capitalismo, complimenti. E dicono ancora "è il mercato, bellezza!" Ma c'è da morir dal ridere... È tutta una corsa a chiedere protezioni e favori». Per Prodi il bosco poco folto degli attori industriali italiani è un panorama desolante. «Avremmo bisogno - commenta il premier - di forti piante...».


IMPRESE ITALIANE - Prodi sottolinea infine che il governo sta facendo di tutto «seriamente e concretamente» per favorire le imprese italiane all'estero. Anche come azionista. Il riferimento all'Enel che «silenziosamente» sta conquistando Endesa in Spagna e, insieme all'Eni, parte delle attività Yukos in Russia. «Abbiamo fatto soltanto il nostro dovere - dice Prodi - ma lo abbiamo fatto». Il premier non si dice preoccupato per le dichiarazioni di Di Pietro e Giordano sulla vicenda Telecom. «Non le ritengo pericolose - dice Prodi -, è normale dialettica politica all'interno di un esecutivo e di una maggioranza che vanno avanti per la loro strada».