mercoledì 6 giugno 2007

Molecola contro il cancro al fegato

E’ la prima molecola in grado di contrastare il tumore del fegato e sarà presto disponibile, aumentando in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti. Alla base del nuovo farmaco c’è la molecola sorafenib che, nei test effettuati in uno studio internazionale su 602 pazienti, si è dimostrata efficace nel bloccare la progressione del tumore e nell'aumentare i livelli di sopravvivenza. Fino a questo momento l’epatocarcinoma era trattato esclusivamente attraverso la via chirurgica o ricorrendo al trapianto.

L'importante annuncio è stato fatto al Congresso dell'Associazione americana di oncologia clinica (Asco), che riunisce a Chicago oltre 30.000 specialisti da tutto il mondo, e che a questo studio ha dedicato una sessione plenaria. Allo studio hanno partecipato dieci centri italiani (tra cui l'Istituto tumori di Milano e la Clinica Humanitas), arruolando ben 200 pazienti. Nella sperimentazione, partita circa 3 anni fa, a 299 pazienti con cancro avanzato del fegato è stato somministrato sorafenib, mentre ai restanti 303 un trattamento placebo. I risultati sono stati tanto positivi che la sperimentazione è stata interrotta in anticipo: i pazienti trattati con sorafenib (attraverso compresse da assumere a casa e con ridottissimi effetti collaterali) hanno registrato, infatti, una sopravvivenza del 44% maggiore rispetto agli altri. Anche la tossicità è risultata limitata: soltanto nel 10% dei casi è stato riscontrata una eruzione cutanea.

Di tutti i pazienti con tumore al fegato la maggioranza sono uomini. I fattori di rischio sono in particolare, l'epatite C quando diventa cronica e la cirrosi da abuso di alcol. L’incidenza è superiore In Europa rispetto agli Stati Uniti: in particolare in Italia si verificano ogni anno tra 10-12 mila nuovi casi in una fascia d'età adulta, dai 50 anni in poi. La sopravvivenza a 5 anni per cancro del fegato è circa lo 0,5% e spesso la malattia si presenta contemporaneamente alla cirrosi, anch'essa letale.

"La molecola non è un chemioterapico ma rientra nella terapia target. Sono farmaci mirati - ha spiegato a Chicago Armando Santoro, direttore di oncologia all'Humanitas di Milano - che agiscono bloccando il meccanismo della crescita tumorale nella singola cellula”. Fino a questo momento molti altri farmaci sono stati testati contro il tumore del fegato ma "c'e stato sempre un fallimento completo", ha aggiunto il prof. Santoro.

Fino ad oggi, il tumore del fegato non aveva nessun trattamento specifico, soltanto una piccola percentuale di pazienti (10-15%) era candidato alla chirurgia o al trapianto di fegato. "Nel 90% dei casi non c'era nessun trattamento se non alcuni palliativi come l'embolizzazione, la radiofrequenza e tutti i pazienti erano destinati ad una degenerazione della malattia", ha continuato l'oncologo sottolineando che lo studio è iniziato circa due anni e mezzo fa dopo una precedente fase di studio che aveva già evidenziato risposte positive. “Per cui già molti pazienti utilizzavano e utilizzando ancora questo farmaco già da quasi quattro anni. Oggi c'è una quota di pazienti, quindi, che può beneficiare di una sopravvivenza lunga non ipotizzabile senza questa nuova scoperta farmacologica contro il tumore del fegato” ha aggiunto l’oncologo.

Nel giro di un paio di mesi la molecola sarà registrata negli Stati Uniti. In Europa il dossier va presentato all'Emea e per fine 2007 si potrà registrare la molecola. "Di fatto la molecola è stata già registrata per il tumore renale e quindi sarà semplicemente un'estensione della registrazione già avvenuta", ha aggiunto Santoro.

Fonte: TGCOM

Le Br sono vive ma il film su di loro non si può vedere

Sarà il tema o lo svolgimento? Un caso di grave rimozione politica o un problema di qualità cinematografica? Non si attenua la polemica attorno all'uscita di Guido che sfidò le Brigate rosse, il film che Giuseppe Ferrara, il più militante dei nostri registi, ha dedicato all'operaio comunista ucciso dalle Br all'alba del 24 gennaio 1979, a Genova, per aver denunciato un collega fiancheggiatore dei terroristi. Pronto da quasi un anno, proposto senza successo ai festival maggiori, dopo una serie di proiezioni d'assaggio il film sarà ufficialmente presentato domani sera in un cinema romano: cinque le sale affittate dal produttore Carmine De Benedittis, nella speranza che tra i duemila invitati ci sia anche Napolitano. Massimo Ghini, protagonista del film nei panni dell'operaio, commenta così: «Vorrei ricordare che Guido Rossa è medaglia d'oro al valore civile. Il presidente Pertini partecipò commosso ai suoi funerali, portando a Genova il dolore e lo sdegno dell'intera nazione».

Tuttavia Guido che sfidò le Brigate rosse continuerà ad essere invisibile, nonostante due interpellanze parlamentari, il severo richiamo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere, le pressioni della Cgil nei confronti della Rai e del Luce. Se ne riparlerà dopo ferragosto, quando il film uscirà in una cinquantina di copie, con una distribuzione fai-da-te. Ferrara spiega così il presunto boicottaggio: «C'è un'ostilità nei confronti del film perché l'ho diretto io. Sono nella lista nera della Rai da quasi vent'anni. Qualche tempo fa Agostino Saccà (responsabile della fiction, ndr) mi ha dato un appuntamento e neppure s'è presentato. È una vergogna che un film così non venga distribuito e sostenuto dagli enti di Stato».

Insomma, avete capito. Il fumantino autore, specializzato in segreti e misfatti italiani (dal sequestro Moro al caso Calvi), alza il tiro su «certe distrazioni istituzionali», parla di «un filo-brigatismo sotterraneo» che rimbalzerebbe anche sulle colonne di Repubblica, depreca «il protagonismo di quei brigatisti che vanno in tv a dire come hanno sparato bene», ammonisce sui rischi di una saldatura tra nuovi terroristi e vecchie Br. Non fosse abbastanza chiaro il suo pensiero, sui titoli di coda appare la seguente scritta: «Al terrorismo si devono 419 omicidi e un decisivo contributo allo spostamento a destra del Paese». Mah!
Prova a sdrammatizzare Ghini: «Conoscendo Ferrara, mi sarei meravigliato che quella scritta non ci fosse». L'attore romano, impegnato in una prova ardua anche sul piano della trasformazione fisica e verbale (purtroppo il trucco micragnoso non l'aiuta), reputa la sottolineatura «generica» e non risparmia qualche critica alla fattura del film. Ma ne difende l'ispirazione, ricordando «la fatica con la quale è stato fatto», e rivendica lo spessore speciale, umano e politico, dell'operaio ucciso dal piombo terrorista: «Un padre, un fratello maggiore, un amico per tanti all'Italsider». Detto ciò, Ghini non si fa illusioni sull'esito commerciale di Guido che sfidò le Brigate rosse: «Sarebbe stato meglio puntare subito su un passaggio tv, magari all'interno di una puntata speciale di Porta a porta o di qualcosa del genere».

Costato attorno a 2 milioni di euro (300mila vengono da De Benedittis, 900mila dall'Ilva spa, 780 dalla Rai che ha acquistato i diritti per lo sfruttamento tv e video), il film sfodera un cast di tutto rilievo con Anna Galiena nel ruolo della moglie Silvia, Gianmarco Tognazzi, Elvira Giannini e Mattia Sbragia nei panni dei brigatisti Riccardo Dura, Fulvia Miglietta e Mario Moretti. Purtroppo il tono risulta a tratti agiografico, il confronto interno alle Br non sempre verosimile, nonostante il contributo ai dialoghi di Alberto Franceschini. Ferrara ha un'idea precisa in testa: che i servizi segreti agevolarono il lavoro sporco delle Br con l'intenzione di ostacolare l'ascesa al governo del Pci berlingueriano. Certo il film, pure efficace a tratti, glissa sull'isolamento politico di cui restò vittima Rossa all'interno del Consiglio di fabbrica. Una solitudine che gli costò probabilmente la vita, come ammise lo stesso Lama ai suoi funerali.

Fonte: IlGiornale.it

Il 50% dei connazionali non sa cos’è internet

INTERNET, blog, messanger, mp3, rete, Dvd e Pc: se per molti queste parole fanno parte del linguaggio comune, ad altri non dicono assolutamente niente. Infatti, ancora oggi più della metà della popolazione italiana non usa Internet e circa la metà non usa le nuove tecnologie. È quanto emerge da un’indagine qualitativa e quantitavia commissionata dall'Osservatorio permanente contenuti digitali e realizzata da ACNielsen. L'indagine «Liquidi & Mutanti. Industrie dei contenuti & consumatori digitali», articolata in due sezioni (qualitativa, realizzata su cinque tipologie di utilizzatori di contenuti dai 13 ai 50 anni, e quantitativa, realizzata su un campione della popolazione italiana di 8.500 individui con più di 14 anni), ha evidenziato che le nuove tecnologie, pur crescendo velocemente, raggiungono a oggi solo circa il 50% della popolazione.

Le piattaforme utilizzate maggiormente (almeno una volta alla settimana) sono il Pc con Dvd (39%) e il cellulare con mp3/video/fotocamera (33%), seguito dal lettore Dvd (26%) e lettore mp3/i-Pod e Tv Lcd/al plasma (15%). Ben il 52% degli italiani non utilizza Internet; tra chi ne fa uso il 23% è un heavy users (si connette tutti i giorni o quasi) e il 25% è un medium-light user (si connette con frequenza inferiore alla quotidiana) e i sistemi di messaggistica istantanea (Messenger, Skype) e forum/blog sono quelli usati più frequentemente, soprattutto dalle donne tra i 14 e i 24 anni che, in quanto a uso della tecnologia, non sono da meno degli uomini, anzi.

Fonte: IlTempo.it

La verità su Pio XII il «Papa moderno»

Un fiancheggiatore del nazionalsocialismo, il «Papa di Hitler» o, più semplicemente ma ancor più tragicamente, il Papa che scelse il silenzio di fronte alla Shoah. Una vera e propria «leggenda nera» quella che accompagna la figura e il giudizio su Pio XII dal giorno della sua morte il 9 ottobre 1958. Tanto da provocare una vera e propria crisi diplomatica tra Israele e la Santa Sede nel marzo scorso poiché nello Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme, l’atteggiamento di Papa Pacelli era stato definito «ambiguo». Già allora la presa netta di posizione del Vaticano con il ritiro del nunzio apostolico dalle celebrazioni ufficiali. Ma è ieri che la Santa Sede ha scelto di esplicitare ancor meglio il suo pensiero su Pio XII. «Liberi da pregiudizi si può riconoscere la grandezza e la completezza della figura di Papa Pacelli, la sua umanità e rivalutare il suo intero magistero». Parole del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano in occasione della presentazione della nuova biografia sul pontefice, Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro del vaticanista del Giornale Andrea Tornielli.

Un Papa moderno, secondo quanto emerge dal libro e da quanto sottolineato dagli altri esperti presenti. Addirittura ispiratore del Concilio Vaticano II per padre Peter Gumpel, il postulatore della sua causa di beatificazione. Rimane ancora controverso, però, il modo in cui sia nata la «leggenda nera». Per lo storico e fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi bisogna risalire agli anni Sessanta, all’inizio del Concilio e alla pubblicazione della pièce teatrale «Il Vicario» di Rolf Hochuth. Per Bertone, invece, la «leggenda nera» va fatta risalire alla questione palestinese. A quando il pontefice scelse l’equidistanza tra i due popoli sottolineando anche i diritti di chi in «quella terra ci viveva ed era meritevole di attenzione. Successivamente l’ideologia di quel periodo ha fatto il resto e pochissima attenzione è stata data ai ragionamenti del Papa».

D’altronde non sono pochi i documenti, presenti anche nella nuova biografia, che attestano l’aiuto dato dal Vaticano agli ebrei e ai perseguitati durante l’occupazione nazista. «Nel 1943 - il particolare inedito rivelato da Bertone - il Vaticano chiese ai tedeschi di poter assumere più di 4.000 nuove guardie palatine. E il ghetto ebraico era a due passi dal Vaticano».

Stesse riflessioni per il senatore a vita Giulio Andreotti che conobbe da vicino Pio XII in gioventù: «È stata una personalità complessa che ha dovuto far fronte a difficoltà terrificanti. La stessa Golda Meir quando la incontrai all’epoca fece elogi straordinari al pontefice. Ne era assolutamente affascinata».

Fonte: IlGiornale.it

Jolie: "Poco tempo e tanti figli"

Angelina Jolie rilascia un'intervista intima al mensile Marie Claire e tutti si affrettano a rubarne stralci. L'attrice, che ha accompagnato Brad Pitt alla presentazione del film "Ocean's 13" e che uscirà a novembre con "A Mighty Heart", versione cinematografica della triste vicenda di Marianne Pearl, vedova di Danny Pearl, ha parlato a ruota libera. Di Brad, di sesso, di nudità, di lavoro e dei 4 figli: Mad, Zahra, Shiloh e Pax.


Quattro figli già in casa, più un quinto in arrivo sono un bell'impegno. "Io e Brad - ha dichiarato la Jolie, - abbiamo fiducia. La nostra famiglia è cresciuta rapidamente, ci sono responsabilità, sappiamo che siamo fortunati ad essee l'uno per l'altra quello che avevamo sperato. Avremmo potuto fallire, ma ogni sfida che affrontiamo ci unisce di più". Tuttavias, il menage di coppia spesso non va d'accordo con il superimpegno con la prole. Avere per casa Maddox (5 anni), Pax (3), Zahara (2) e Shiloh (di un anno, l'unica figlia naturale della coppia), e preparandosi ad adottare un bambino della repubblica ceca, i "Brangelina" si stanno dando da fare per trovare un po' di tempo per stare insieme. Ci stiamo lavorando, ci stiamo lavorando".


L'ex Lara Croft spiega che a ogni bimbo va dedicato un po' di tempo individualmente: "Shiloh - racconta - ha la nostra attenzione quando gli altri sono a scuola, mentre Mad è quello che rimane in piedi più tardi la sera, quindi a lui ci dedichiamo dopo cena. Durante il giorno invece vado a fare una passeggiata o qualcos'altro con Pax o Zahara". Pochi quindi i minuti che restano da dedicare a Pitt che, a Cannes, è apparso particolarmente frastornato. Fortunatamente Angelina, tra un film e l'altro, si occupa anche delle faccende burocratiche. Ha fatto avanti e indietro fra il Canada e Praga per seguire la nuova adozione e nel frattempo si è anche data da fare per cambiare il nome dell'ultimo arrivato Pax da Jolie a Jolie-Pitt. Tanto per non far sentire Brad troppo lontano dagli affari di famiglia.

Fonte: TGCOM

martedì 5 giugno 2007

CENTRO STUDI TEOLOGICI: indignati per insensibilità di Moratti

Comunicato Stampa inviato a OGGI Notizie dal CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO

Milano, 5 Giugno 2007 - IL SINDACO MORATTI E LA SUA GIUNTA EMARGINANO LA COMUNITA' OMOSESSUALE DI MILANO :FORSE ANZICHE' FINANZIARE UNA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA DI ALTO LIVELLO CULTURALE E' NOSTALGICA DI ALTRI TEMPI QUELLI DEI CINEMA A LUCI ROSSE DOVE IN ANNI PASSATI GLI OMOSESSUALI SI RITROVAVANO PER I LORO APPROCCI A CAUSA DEL CLIMA OSTILE DELLA SOCIETA' E DELLA CITTA'
E' A QUEI TEMPI CHE VORREBBE FAR TORNARE LE PERSONE GAY QUESTA DONNA A CAPO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE?


Siamo oltremodo indignati, come Teologi e come Pastori, per la totale insensibilità di una donna, la Signora Letizia Moratti, che è Sindaco di Milano:
con escamotage degni del peggior Comune di provincia ha negato persino il Patrocinio alla Rassegna internazionale di film a tematica omosessuale che si tiene ormai da 21 anni.
Quest'anno poi ancor di più, poichè occorreva un segnale delle Istituzioni dopo il vilipendio della Biblioteca gay Babilonia e l'aggressione violenta al Presidente di Arcigay .
Niente : totale indifferenza e pretesti moralistici indegni di una Amministrazione della metropoli più grande d'Italia.

Di tutte le indicazioni della Comunità Europea, sicuramente ben più in linea con la civiltà giuridica internazionale, questa donna e la sua angusta Giunta, preferiscono non tener conto:
in modo a prioristico negano fondi e simbolo del Comune, proprio verso una realtà cittadina rilevante, una minoranza sociale e culturale ancora emariginata e bisognosa di sostegno pubblico, politico ed istituzionale.

Sapremo trarre tutte le dovute conseguenze di questo atteggiamento insolente del Sindaco e della sua Giunta, dopo l'avvilente decennio del Sindaco Albertini (altro campione di indifferenza e di ipocrisia, dove però non si era ma giunti a tanto, cioè a negare tutto, ogni sostegno agli omosessuali) e l' altrettanto insopportabile e incivile indifferenza e snobismo del Presidente della Regione Lombardia Formigoni.

Moratti e Formigoni forse preferivano i tempi in cui gli unici film che potevano vedere clandestinamente gli omosessuali eranno quelli "a luci rosse", i cinematografi che proiettavano film pornografici e dove i gay, a causa del clima ostile e astioso della città e società, si trovavano per i loro approcci sentimentali.

A questi tempi forse vogliono ricondurre la Comunità omosessuale, gay e lesbica milanese?
A questa realtà di clandestinità e vergogna, in cui le vite delle persone, i loro affetti e desideri, erano sacrificati tra sofferenze estreme al più bieco e feroce moralismo, ereditato proprio dalla cultura cattolica....?

Sappiano bene la Signora Sindaco e il Presidente ciellino della Regione che i tempi sono finiti per questi ghetti, e che gli omosessuali hanno la dignità di stare tra la gente civile
nel pieno esercizio della loro cittadinanza, e che negare finanziamenti pubblici e patrocinio significa a priori stabilire una mancanza di rappresentanza e di diritti a queste persone.

Una ferita grave al concetto stesso di uguaglianza che la cittadinanza presuppone, e che questi loro pregiudizi personali (della loro sfera privata) vengono surrettiziamente e arbitrariamene estesi all'ambito pubblico delle Istituzioni, che invece debbono essere imparziali e non discriminatorie per statuto costituzionale.

Con un atto prevaricatore e piegando ad una loro ideologia particolare l'intero assetto istituzionale delle Amministrazioni regionali e locali, prima ancora che agli omosessuali,
fanno un pessimo e indecente servizio alle pubbliche Istituzioni, cui sono stati chiamati a presiedere.


+ Mons. Giovanni Climaco MAPELLI
Vescovo Ortodosso
Presidente del CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO
* Centro Ecumenico *


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Segreteria
del CENTRO STUDI TEOLOGICI

Medicine di fascia C solo in farmacia

I medicinali di fascia C, finora venduti solo nelle 1.426 farmacie della nostra regione, potrebbero essere distribuiti anche nei banchi dei supermercati. Ma la novità sta sollevando dubbi e proteste. «È inconcepibile - fa notare Cesare Cursi, vicepresidente della Commissione Sanità del Senato - la vendita negli esercizi commerciali dei farmaci etici con obbligo di ricetta, quelli di fascia C del prontuario terapeutico del Ssn, così come risulta da un emendamento presentato dalla maggioranza e approvato dalla Camera. Innanzitutto perché rappresenta un fatto grave sul piano politico in quanto non risultano rispettati da parte del governo gli impegni assunti nel tavolo tecnico Ministero della Salute-Tesoro-Federfarma».

Inoltre - spiega ancora Cursi - sul piano pratico viene a crearsi un disagio per i consumatori per la confusione derivante dalla vendita contemporanea di medicinali di automedicazione e di farmaci di fascia C con caratteristiche tecniche ben precise.

Il rischio, a giudizio dell’esponente di An, è che sia «sminuito il ruolo fondamentale delle farmacie e dei professionisti che vi operano in quanto viene meno quell’azione di “filtro” tra gli organismi preposti alla sanità e i consumatori che la garanzia per la tutela della salute degli stessi. Nella fascia C infatti sono compresi farmaci oncologici, dopanti, ecc., del tutto simili, per alcune basilari caratteristiche tecniche, ai farmaci di fascia A erogati dal Servizio sanitario nazionale. Solo la farmacia e il farmacista sono in grado di fornire al paziente le informazioni e i servizi indispensabili per un uso sicuro di prodotti che restano, comunque, a elevato rischio». «Con compiacimento ho appreso che anche il ministro Livia Turco ha dichiarato il suo dissenso all’emendamento, assicurando il suo impegno per la sua eliminazione in Senato. Il nostro augurio - ha concluso il senatore Cursi - è che il ministro Turco possa sicuramente mantenere l’impegno assunto e che, quindi, si pervenga all’abrogazione dell’emendamento, per la quale confermiamo sin d’ora la nostra disponibilità».

Fonte: IlGiornale.it

Brangelina pronti a quarta adozione

L'istinto materno di Angelina Jolie è incontenibile. A pochi mesi dall'adozione del piccolo vietnamita Pax Thien, l'attrice ha deciso che, compiuti i 32 anni, fosse ora di allargare ulteriormente la famiglia. Volata a Praga per girare un film, Angie ha visitato un orfanotrofio della Repubblica Ceca e "ha scelto" un bimbo da aggiungere alla sua nidiata. Ormai per la Jolie è adoption-mania.

Il compagno, Brad Pitt, si trovava in Canada a Montreal ed è subito salito sul suo aereo privato per raggiungere la Jolie in Europa e conoscere il piccolo orfano. E ora, come rivela il Sun, la coppia sta facendo la trafila ufficiale per concludere l’ennesima adozione. La famiglia Brangelina comprende il cambogiano Maddox, 5 anni, il vietnamita Pax Thien, 3, l’etiope Zahara, 2, e la figlia naturale di Angie e Brad, Shiloh, 1 anno.

Un amico ha rivelato al tabloid britannico: "Angelina ha compiuto 32 anni (il 4 giugno) e ha detto a Brad che era il momento di allargare ancora di più la famiglia. I suoi istinti materni sono irrefrenabili, così ha pensato di procedere subito alla nuova adozione. E se tutto filerà liscio, Angelina avrà un figlio europeo da aggiungere alla sua tribù".

Angelina Jolie e Brad Pitt sono rientrati in America, a New York, per tre settimane. Nel frattempo le autorità ceche completeranno il lavoro d’ufficio per l’approvazione dell’adozione, la quarta per l’attrice. Solo poche settimane fa circolavano voci di crisi nella coppia, ma evidentemente i figli sono un toccasana per Brad ed Angie e riescono a risolvere ogni questione familiare. Pitt, in particolare, aveva dichiarato di essere preoccupato dalla continua voglia di adozione della compagna, che invece avrebbe potuto dedicarsi di più alla figlia naturale Shiloh. Poi però sembra aver cambiato idea e si è detto felicissimo di fare il papà di tanti bambini.

Segno che l’adopting-mania della Jolie ormai ha contagiato anche Pitt. Chissà se i due riusciranno a raggiungere l’invidiabile traguardo di Mia Farrow che con Woody Allen di adozioni che ha catalogate addirittura dieci.

Fonte: TGCOM

Ambiente, un morto su 5 dovuto allo smog Otto milioni gli italiani in zone ad alto rischio

I dati dei rapporti del Cnr e dell'Organizzazione mondiale della sanità "In Italia il 20% della mortalità è riconducibile a cause ambientali prevenibili"

Sono circa 8 milioni gli italiani che vivono in zone ad alto rischio ambientale. E un decesso su cinque nel nostro Paese è dovuto all'ambiente, allo smog in primo luogo. Questo l'allarme lanciato da Roberto Bertollini, direttore del programma "Salute e ambiente" dell'Organizzazione mondiale della sanità, in coincidenza con la Giornata mondiale dell'Ambiente. "In Italia il 20% della mortalità è riconducibile a cause ambientali prevenibili", ha spiegato Bertollini, ricordando che sono le aree della Pianura Padana, insieme ad alcune zone di Olanda e Belgio, a essere tra le più soggette all'inquinamento, in particolare delle polveri sottili.

Milano e Torino, ha spiegato Bertollini, oltre ad alcune zone nel Sud della Polonia, sono tra i centri in Europa caratterizzati dai più alti valori di concentrazione di Pm 2,5 ossia il particolato fine, che entra subito in circolo nel sangue: "Secondo le linee guida dell'Oms, il Pm 2,5 dovrebbe attestarsi sui 10 milligrammi per metro cubo, mentre a Milano e Torino tocca regolarmente i 35-40 milligrammi".

Per il Cnr, lo smog uccide in media 8.220 persone l'anno nelle 13 maggiori città italiane, il che equivale al 9% della mortalità per gli over 30, incidenti stradali a parte. Drammatici i dati della relazione: 54 siti di interesse nazionale per le bonifiche, circa 6 mila siti di interesse regionale, 58 siti con elevata contaminazione da amianto, 1.550 siti minerari, quasi tutti dismessi, 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

Solo i 54 siti nazionali interessano una popolazione che va dai 6,4 agli 8,6 milioni di persone, a seconda se si considerino o no i comuni di Milano e Torino. Con oltre 8 mila morti l'anno, che aumentano a dismisura se si aggiungono i moltissimi centri urbani di minori dimensioni ma con un forte inquinamento da traffico, e quelli ancora più piccoli ma ubicati in aree inquinate, come la Pianura Padana.


"L'attuale situazione in materia di qualità dell'aria in aree urbane e industriali - si legge nella relazione, redatta dal Cnr, sullo stato delle conoscenze in tema di ambiente e salute - è particolarmente grave per quanto riguarda le polveri, l'ozono, i metalli pesanti. Per tali inquinanti, soprattutto nei grandi centri urbani, si registrano spesso superamenti dei valori limite stabiliti dalla legge".

In particolare, i dati riferiti alle maggiori città indicano che oltre il 60% degli ossidi di azoto è dovuto alle emissioni da traffico, così come oltre il 90% del monossido di carbonio. Le automobili sono responsabili anche del 75% delle emissioni di benzene su scala nazionale, di cui oltre il 65% originate in aree urbane".

Fonte: La Repubblica.it

Massoneria, inchiesta pm Woodcock su logge coperte, 24 indagati

BARI - Una "inquietante commistione" tra massoneria, affari, politica e apparati pubblici "di ogni genere e specie" è la cornice in cui si muove la nuova inchiesta del pm di Potenza Henry John Woodcock, chiamata "Massonopoli" e che vede 24 indagati sparsi in tutta Italia.

E' quanto riferiscono fonti investigative.

L'indagine, già anticipata nei giorni scorsi da alcuni giornali italiani, ha avuto ieri una prima svolta significativa quando la Digos e la squadra mobile di Potenza hanno perquisito abitazioni, studi e locali riferibili ai 24 indagati, dei quali 15 tra Livorno e l'Isola d'Elba e altri nove tra la Basilicata e la Calabria, riferiscono a Reuters le fonti.

A Livorno sono stati perquisiti locali che risultano essere adibiti a ufficio del segretario amministrativo dell'Udc livornese, Piero Di Francesco, destinatario di un avviso di garanzia insieme allo zio Giampiero Del Gamba, ex segretario della Dc e ora dirigente Udc di Livorno e Mauro Lazzeri, responsabile del tesseramento del partito.

"La perquisizione ha riguardato locali non di pertinenza del partito", ha dichiarato ieri Di Francesco, citato oggi da diversi quotidiani.

A Potenza, sono stati portati via documenti, agende e due computer dalla sede della loggia massonica "Giuseppe Colorano 19", aggiungono le fonti. Blitz della polizia anche a Scalea, in provincia di Cosenza, presso la sede massonica "Oriente".

Perquisizioni che, spiegano le fonti, continuano in altre parti d'Italia a caccia di documentazione finanziaria e contabile sui presunti affari dei frammassoni.

L'inchiesta, partita dalla verifica dell'esistenza di una loggia coperta in Basilicata, segnalata nel 2005 dal faccendiere Massimo Pizza, (arrestato a Potenza nell'ambito di un presunto giro di truffe e traffici in Africa, denominato Somaliagate), si è estesa a tutta Italia e incontra personaggi della P2 che negli anni 70 faceva capo a Licio Gelli.

Pizza, interrogato nell'aprile scorso dal magistrato, ha riferito di "una strettissima loggia massonica, o comunque coperta, in rapporti con la criminalità organizzata calabrese, anche a livelli istituzionali altissimi", con infiltrazioni in Basilicata. Pizza non ha voluto fare nomi ma ha confessato di ritenere che "diversi esponenti politici della Lucania siano massoni".

Nelle scorse settimane, Woodcock aveva chiesto, senza però ottenerli, gli elenchi degli affiliati alla massoneria legale a tutte le prefetture italiane.

Il reato ipotizzato da Woodcock -- è scritto in uno stralcio dell'ordinanza di cui Reuters ha potuto verificare il contenuto -- è la violazione della legge Anselmi, per "essersi associati tra di loro allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione, promuovendo associazioni segrete vietate dall'articolo 18 della Costituzione e pianificando interventi diretti ad accaparrarsi appalti, concessioni e risorse pubbliche, sfruttando i legami scaturiti da rapporti di natura massonica".

"Le attività - ha scritto Woodcock nell'ordinanza di 300 pagine - erano dirette a interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici ed economici, nonchè di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale".

Il Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani, la principale organizzazione massonica italiana, ha tenuto a precisare nei giorni scorsi che l'inchiesta su presunte attività segrete o di massoneria deviata non riguarda i propri associati.

Fonte: Reuters

Bush: Russia fuori da democrazia

Sale ancora la tensione tra Stati Uniti e Russia sulla questione dello scudo spaziale. A tornare sull'argomento è il presidente George W. Bush. "In Russia, riforme che un tempo promettevano di dare potere ai cittadini sono state fatte deragliare, con preoccupanti implicazioni per lo sviluppo della democrazia", ha detto Bush nel corso del suo discorso sulla democrazia a Praga, nella Repubblica Ceca.

George W. Bush alla conferenza sulla democrazia a Praga, organizzata da ex dissidenti, ha precisato che le libere società "emergono a velocità diversa in luoghi diversi" e devono riflettere i valori locali. Ma certi valori sono universali per tutte le democrazie: e qui ha rimproverato i paesi che a suo dire non li adottano.

"In Russia, le riforme che un tempo promettevano di dare potere ai cittadini sono state fatte deragliare, con implicazioni preoccupanti per lo sviluppo democratico".

Poi la frenata, aggiungendo che la discussione in proposito è solo una sfeccattatura della sua buona relazione con il presidente russo, Vladimir Putin. "L'America può mantenere un'amicizia e allo stesso tempo spingere un paese verso la democrazia."

Fonte: TGCOM

lunedì 4 giugno 2007

Vaticano, Bush dal Papa il 9 giugno

In occasione del primo incontro formale, organizzato per il 9 giugno in Vaticano, Benedetto XVI e George W. Bush parleranno soprattuto di aborto e guerra in Iraq. Ad annunciare i temi del colloquio tra il Pontefice e il presidente Usa è stato il card. Tarcisio Bertone. Bush e il Papa parleranno anche di America latina, Medio Oriente e delle grandi questioni etiche e sociali che riguardano la popolazione del mondo.

Sarà una settimana importante, quella che sta per iniziare per Benedetto XVI. Nei prossimi giorni, infatti, il Pontefice incontrerà tre presidenti: la filippina Gloria Arroyo, il messicano Felipe Calderon (quest'ultimi lunedì) ma soprattutto - il prossimo 9 giugno - il presidente Bush. Con il leader americano sarà il primo incontro. L'ultima volta che Bush è venuto a Roma, infatti, era per partecipare ai funerali di Giovanni Paolo II.

Quello del 9 giugno sarà, quindi, il primo "vertice" ufficiale con Ratzinger. Secondo indiscrezioni, il presidente americano parlerà al Papa di Cuba e del processo di transizione in corso nell'isola a causa dell'indebolimento del potete di Fidel Castro. Al centro dei colloqui - che si prevedono particolarmente "intensi" - anche l'Iraq e tutta l'area mediorientale, i grandi temi etici, come l'aborto, e sociali, in particolare la povertà che affligge alcuni Paesi del mondo.

Fonte: TGCOM

L'Italia guida una ricerca europea contro il cancro al seno

Italia capofila di un progetto europeo su un farmaco a bersaglio molecolare contro il tumore del seno. Grazie a un accordo fra l’università di Modena e Reggio Emilia e l’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline, il dipartimento di oncologia ed ematologia dell’ospedale universitario di Modena coordinerà due studi da condurre in 25 centri d’Europa per due anni.

Su 200 pazienti sarà testato lapatinib per la prima volta come trattamento del cancro del seno in fase precoce, subito dopo l’intervento chirurgico. Si tratta di una piccola molecola innovativa, che secondo due studi presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago, ha ottenuto risultati positivi contro questa malattia in fase avanzata, in pazienti difficili da trattare.

Nella ricerca guidata dall’equipe italiana, il tessuto tumorale delle donne arruolate verrà sottoposto a sofisticate analisi molecolari, per individuare le caratteristiche biologiche che predicono la risposta alle terapie. I ricercatori studieranno le variazioni prodotte dal farmaco nella cellula e quali di questi mutamenti si traducono in efficacia clinica e, dunque, nel miglioramento della sopravvivenza. Il bersaglio di lapatinib è il recettore Her2, noto per il suo ruolo nel processo di formazione del tumore. Un tumore piuttosto aggressivo a causa dell’iperattività di questo recettore. Circa un cancro del seno su 4 è positivo a Her2.

La piccola molecola, cosiddetta per il suo peso estremamente ridotto, si conferma efficace, in combinazione con la chemio, contro il tumore del seno positivo al recettore Her2, in pazienti in fase avanzata. È quanto emerge da uno dei due studi presentati all’Asco. La ricerca ha coinvolto 24 Paesi tra cui l’Italia, arruolando 580 donne con malattia avanzata.

Il risultato è un aumento della sopravvivenza senza progressione del tumore e una significativa risposta al trattamento, che ha dunque mostrato di funzionare. «Questi risultati -sottolinea il direttore dell’unità di oncologia medica dell’ospedale di Prato e coordinatore dello studio, Angelo Di Leo- sono un passo avanti per le pazienti, un passaggio importante verso il trattamento personalizzato del tumore del seno».

Ma la molecola ha altre frecce al suo arco. Un terzo delle donne con questo tumore in fase avanzata, sviluppa metastasi cerebrali. Solo una su cinque sopravvive a un anno. Il secondo studio, condotto su 241 donne con lesioni al cervello, ha dimostrato che lapatinib riduce le metastasi cerebrali nel 19% delle pazienti, che diventano il 40% se si abbina anche la chemioterapia. «I dati dimostrano -afferma Paolo Paoletti, vicepresidente senior dell’Oncology Meedicine Development center di Gsk- il potenziale di questa molecola e ci spingono a impegnarci ulteriormente per migliorare le opzioni terapeutiche per i malati».

Fonte: La Stampa.it

Il Comune di Mliano boccia il festival gay

Negati per la prima volta i contributi (30mila euro) alla manifestazione cinematografica aperta due giorni fa allo Strehler

Doveva essere una formalità: la giunta di Palazzo Marino che, come ha sempre fatto quando c´erano altri sindaci, approva il patrocinio al Festival internazionale di cinema gay e lesbico in programma allo Strehler dal 1° al 7 giugno, arrivato quest´anno alla ventunesima edizione. Una formalità da sbrigare nella seduta di venerdì, il giorno del via alla manifestazione: ma Letizia Moratti ha detto no. Con una frase secca, e priva di motivazioni: «Il patrocinio non lo diamo». Nessuno ha osato replicare, dopodiché sindaco e assessori sono passati a parlare d´altro. Ora è tutto bloccato, meno le locandine già stampate per pubblicizzare l´ormai consueto appuntamento di giugno, che riscuote il crescente interesse di un pubblico non solo omosessuale, e non di rado presenta pellicole premiate ai concorsi cinematografici internazionali. Su quelle locandine, in basso a sinistra, c´è scritto che l´iniziativa ha il patrocinio del Comune.

Che qualcosa fosse andato storto lo si poteva però intuire ancora prima di venerdì. Il patrocinio, infatti, doveva essere dato da due assessorati, la Cultura e il Tempo libero, retti da Vittorio Sgarbi e Giovanni Terzi (Forza Italia). Erano previsti anche finanziamenti, circa 30mila euro, 15mila per ciascun assessorato. Ma Terzi è arrivato in giunta senza presentare la delibera. Perché? L´interessato non spiega molto: «Stiamo riconsiderando la questione, posso solo dire che la giunta non ha deciso perché nessuna delibera è arrivata: vedremo nei prossimi giorni».

Sta di fatto che Sgarbi la sua delibera l´ha presentata, ma non se n´è fatto nulla per il niet del sindaco. Che, evidentemente, ritiene inopportuno accostare il Comune a una rassegna di film su tematiche omossessuali. Anche se i suoi predecessori - tutti, da Albertini in giù - non avevano mai sollevato problemi. Si ricorda anzi, la decisa presa di posizione di Riccardo De Corato che nel luglio del 2001 (era sempre vicesindaco) commentò con queste parole il rifiuto della Regione a concedere il patrocinio al film festival gay: «È un contributo storico che noi abbiamo sempre dato, e chi accosta questo festival al Gay Pride sbaglia, perché le due iniziative si muovono in ambiti diversi: un conto è il corteo, altro la proiezione di film in un luogo chiuso». C´è un precedente, a ricordare che tra il sindaco e le realtà omosessuali non corre buon sangue. Risale al luglio dello scorso anno, quando Letizia Moratti, freschissima di insediamento, negò il patrocinio all´Open gay di tennis che si disputa a Milano dal 1999. Salvo un paio di volte, il Comune aveva sempre patrocinato questo torneo sportivo, ma l´anno scorso è arrivato il no. Per concedere il marchio di Palazzo Marino il sindaco avrebbe voluto che la manifestazione cambiasse nome (bisognava togliere la parola «gay»); i promotori non hanno accettato e il patrocinio è stato negato.

Il no di Letizia non ha mancato di sollevare perplessità nella stessa giunta. Basta sentire quel che dice, con una buona dose di sarcasmo, l´assessore forzista Tiziana Maiolo: «Non avrei trovato nulla di strano nel concedere questo patrocinio, forse qualcuno ha valutato che le opere presentate al festival non fossero degne: spero solo che il rifiuto non venga motivato con il carattere gay della rassegna». Conclusione: «Il Comune non ha mai discriminato nessuno, perché la discriminazione non appartiene alla cultura di noi liberali; anzi, fosse per me, darei il patrocinio anche al Gay Pride».

Fonte: L'espresso

Musica digitale, in classifica anche brani venduti via cellulare

Anche il download della canzoni con il telefonino entra a delineare la classifica ufficiale della musica digitale, elaborata per conto della Federazione dell'industria musicale italiana da Nielsen SoundScan, grazie ai dati che saranno forniti da Vodafone.

Come spiega una nota di Fimi, l'operatore mobile fornirà i suoi numeri relativi al download di brani musicali dalla telefonia mobile e si va ad unire ad un gruppo composto da vari siti, fra cui Deejay Store, Apple ITunes Italy, 105 Megastore, Coca Cola Music Store, MSN Music Club Italy, MTV Digital Downloads Italy, Tiscali Italy, Media World Net Music.

"Il consumo di musica digitale è ormai una realtà sempre più diffusa anche nel nostro paese", ha spiegato in una nota Enzo Mazza, presidente di Fimi.

"Nel 2006 la musica digitale in Italia è cresciuta del 44% e rappresenta oggi il 6,11% del mercato nazionale", ha aggiunto Mazza.

"L'ingresso di Vodafone nel panel è un segnale significativo, anche perchè in Italia circa l'80% della musica digitale è scaricata e fruita attraverso telefonia mobile. L'augurio è che anche le altre aziende di telefonia mobile seguano l'esempio di Vodafone".

La prima top ten dei brani online più venduti in Italia è stata diffusa nell'aprile dello scorso anno.

Molti sono i cantanti che puntano sulle nuove tecnologie per attirare i fan. Ultimo in ordine di tempo è Prince, che la settimana scorsa ha annunciato che distribuirà il suo primo singolo proprio tramite i telefoni cellulari.

Fonte: Reuters Italia

Acquisti online, la polizia vigila

Verso la mezzanotte del 3 giugno del 1998, un acquirente di Fremont (California) compra La concessione del telefono di Andrea Camilleri sul sito www.ibs.it. È per l'Italia la prima transazione online con carta di credito riconosciuta dal sistema bancario, e l'inizio dell'era dell'e-commerce.

Ibs esiste ancora, e vende anche cd e dvd: è il leader di mercato in un settore che fa registrare una media di 7000 ordini online ogni giorno. Ma nel web ormai si trova di tutto: dall'arredamento alle auto, dai vini pregiati all'abbigliamento, dalle villette ai computer, per un giro d'affari che nel 2006 è stato di circa 4 miliardi di euro, il 45 per cento in più rispetto all'anno precedente.

La svolta
Gli italiani acquistano col pc soprattutto pacchetti turistici, gadget ed elettronica di consumo, polizze assicurative e servizi di telefonia. Vari aspetti di uno stesso modello di business, costruito in analogia con quello tradizionale: negozio, merce in vendita, cliente. Ma la spinta decisiva per l'e-commerce è arrivata nel 2001, quando eBay è sbarcata in Italia, sei anni dopo il debutto negli Usa. Con il sistema ideato da Pierre Omidyar tutti possono diventare acquirenti e venditori, e per un negoziante tradizionale è facile tentare la via del commercio online, senza grandi investimenti di denaro o di personale.

Il primato di eBay
Oggi eBay Italia ha oltre tre milioni di utenti registrati (su un totale di 233) ed ogni mese più di 7,8 milioni di visitatori. E' la prima piattaforma di e-commerce italiana, ma soprattutto la ragione che ha spinto milioni di persone a fidarsi del web per i loro acquisti. E' una grande vetrina, dove chi vende può offrire merce e servizi all'incanto o proporre un acquisto immediato. Il potenziale compratore legge l'inserzione e fa un’offerta; gli altri utenti possono rilanciare fino alla scadenza. Alla fine dell'asta, il miglior offerente si aggiudica l'articolo e versa al venditore la cifra pattuita, mentre ad eBay va una tariffa fissa per l'inserzione più una commissione.

Mi fido di te
L’espansione di eBay parte da una premessa per niente scontata: la fiducia nel prossimo, che spinge gli acquirenti a inviare denaro ad uno sconosciuto per un oggetto di cui hanno appena un'immagine, o che addirittura non hanno visto affatto. C'è da fidarsi della descrizione del venditore, del fatto che davvero spedisca l'oggetto una volta ricevuto il denaro, dell'efficienza e dell'affidabilità del corriere. E bisogna trovare un metodo di pagamento sicuro ed economico. Se il vecchio contrassegno comporta costi aggiuntivi che lo rendono poco conveniente per oggetti di poco valore, il bonifico bancario e il vaglia impongono spesso di dover raggiungere l'agenzia o l'ufficio postale, vanificando due grandi vantaggi del commercio online, la possibilità di fare acquisti senza uscire di casa e senza tener conto degli orari dei negozi. Così finalmente gli italiani si sono decisi ad usare sul web le carte di credito, quelle tradizionali e le più recenti ricaricabili, o Paypal, un sistema di pagamento ideato proprio da eBay.

I rischi
Il pericolo di frodi tuttavia rimane, e nessuno ci assicura che dall'altra parte dello schermo il venditore non sia un truffatore, né che i dati della carta di credito non vengano intercettati e usati illegalmente. Per questo, eBay ha appena lanciato una nuova campagna, in collaborazione con la Polizia Postale: sul sito www.compraconbuonsenso.it ci sono consigli e regole per acquisiti sicuri, ma anche un link per sporgere denuncia direttamente online, se proprio qualcosa fosse andato storto. Non basterà ad evitare i raggiri, come non basta il meccanismo dei feedback che dovrebbero indicare il grado di affidabilità di ogni membro di eBay. Ma se non altro, l'iniziativa richiama l'attenzione su una regola spesso dimenticata da chi compra sul web: se un oggetto costa troppo poco, forse a fare un affare sarà l'altro. Buonsenso, appunto.

Le regole di eBay
GUARDA
di scegliere bene la password. Meglio usare almeno otto caratteri, con una combinazione di lettere, numeri e caratteri speciali, evitando di utilizzare la stessa password per siti diversi;
ASCOLTA i feedback del venditore;
ASSAGGIA i tuoi acquisti. Controlla descrizione e condizioni di spedizione e consegna, scegliendo sempre metodi di spedizione tracciabili;
TOCCA con mano il pagamento online. Scegli metodi di pagamento sicuri come PayPal, bonifico bancario, conto corrente postale, contrassegno o i servizi di deposito a garanzia;
FIUTA le false email (phishing). Diffida delle email che chiedono di fornire dati riservati, password o informazioni sulla propria carta di credito, attraverso link.

Fonte: La Stampa.it

Ginseng e semi di lino promossi come anti-cancro

Guardati da molti con diffidenza o paura, alcuni rimedi naturali ottengono ora la «benedizione» ufficiale da parte dei massimi guru mondiali dell’oncologia. I trattamenti alternativi, sulla base di studi scientifici rigorosi, vengono promossi, avendo dimostrato una reale efficacia contro il cancro, in associazione ai trattamenti tradizionali (chemioterapia e chirurgia). In testa, l’estratto di ginseng, ma anche i semi di lino, ad esempio, hanno evidenziato proprietà antitumorali notevoli. Gli oncologi statunitensi non hanno dubbi, e pur precisando che ulteriori studi sono necessari, hanno portato i loro risultati al cospetto dei 25.000 esperti riuniti a Chicago per il Congresso annuale dell’Associazione Americana di oncologia clinica (Asco), il maggiore appuntamento mondiale del settore.


Il rimedio naturale accanto a chemioterapia e chirurgia
«L’uso della medicina alternativa o complementare per trattare il cancro e i suoi effetti collaterali - ha affermato l’ematologo Bruce Cheson, della Georgetown University - si è molto diffuso, ma finora erano pochissimi gli studi scientifici sull’efficacia di tali sostanze». E gli ultimi risultati sono davvero incoraggianti, anche se è ancora presto per dare indicazioni generalizzate nell’utilizzo di tali trattamenti.
Il ginseng, ad esempio, si è rivelato un toccasana contro la fatica cronica, mentre i semi di lino contribuiscono a bloccare il tumore alla prostata. Bocciato, invece, l’estratto di cartilagine di squalo: si riteneva avesse effetti anticancro, invece gli studi hanno evidenziato come non migliori la sopravvivenza nei pazienti, in particolare in quelli affetti da cancro al polmone, oggetto della sperimentazione.


Ginseng: combatte la fatica cronica dei pazienti con cancro
Uno studio pilota americano ha dimostrato che il ginseng può combattere in modo significativo la fatica cronica nei pazienti, uno degli effetti collaterali più comuni e debilitanti del cancro e dei suoi trattamenti. La fatica, ha sottolineato l’oncologa Debra Barton della Mayo Clinic e autrice dello studio, «è uno dei problemi maggiori per questi pazienti e può danneggiare molto la loro qualità di vita. Identificare opzioni per trattare con successo tale effetto collaterale è una priorità della ricerca». Nello studio sono stati arruolati 282 pazienti per otto settimane. Tutti avevano varie forme di cancro e un’aspettativa di vita di almeno sei settimane. Ad alcuni gruppi è stata somministrata polvere di ginseng sotto forma di capsule, ad altri placebo. I risultati sono stati più che positivi, dal momento che la fatica cronica è risultata molto ridotta nei pazienti che prendevano il ginseng. Dagli esperti Usa, inoltre, arriva anche un altro consiglio: evitare gli integratori al ginseng venduti in grandi magazzini o luoghi poco controllati. Possono essere pericolosi per scarsa qualità e sicurezza.


Semi di lino: bloccano la crescita del tumore alla prostata
I semi di lino possono contribuire a bloccare la crescita del tumore della prostata. Questi semi sono infatti ricchi di acidi Omega 3, che hanno un ruolo nel ridurre la proliferazione cellulare tumorale. I semi di lino hanno già dimostrato di ridurre il tumore alla prostate nei topi. Ora, questo studio Usa dimostra, ha affermato la chirurga Wendy Demark della Duke University Medical Center e autrice del lavoro, che «i semi di lino possono ridurre la proliferazione di questa forma tumorale nell’uomo». Lo studio ha utilizzato un campione di 161 pazienti.
I semi di lino sono stati mischiati al cibo e alle bevande. Dopo trenta giorni di trattamenti i pazienti sono stati operati e la prostata sottoposta ad esami. Nel gruppo trattato con i semi di lino, gli esami clinici hanno evidenziato una crescita inferiore di circa il 40% delle cellule tumorali rispetto ai pazienti trattati con placebo.

Fonte: La Stampa.it

Rinite allergica, in aumento fra bambini e giovani

La rinite allergica, una patologia infiammatoria della mucosa del naso che colpisce i soggetti allergici o atopici, è in costante aumento in quasi tutto il mondo. Si stima che una percentuale che va tra il 10-30 per cento della popolazione generale soffra di rinite allergica.

In base ad uno studio condotto dall'Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino e dall'Università di Genova, la rinite allergica è una patologia sotto diagnosticata. Secondo i ricercatori, ben un italiano su sei ne soffre con una maggiore incidenza nei giovani e nei bambini dove si stima che il :disturbo interessi una persona ogni quattro abitanti. Per il futuro gli scienziati si aspettano un aumento dei casi di rinite allergiche ipotizzando che nel 2020 ben un giovane su due sarà colpito da questa patologia. Un altro aspetto evidenziato dalla ricerca è la diminuzione del fattore stagionale, se infatti prima la rinite allergica raggiungeva l'apice di diffusione nel periodo primaverile, ora è sempre più presente anche d'estate.

I principali disturbi causati dalla rinite allergica sono il naso che cola e gli occhi rossi, dei disturbi che persistono ormai per tutto l'anno in numerosi pazienti, soprattutto ragazzi e bambini, che presentano una ridotta difesa contro il mix micidiale di pollini e l'inquinamento urbano. I dettagli dello studio condotto dall'Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino e dall'Università di Genova sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Pediatrics (Maggio 2007).

Il professor Giorgio Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie dell'Apparato Respiratorio e Allergologia Di.M.I, esponendo i risultati della ricerca ha evidenziato come questo studio ha fornito una panoramica più che attendibile della presenza dei sintomi da rinite allergica nella popolazione giovanile italiana. Attraverso una comparazione con i dati preesistenti relativi al 1994/95, per la prima volta si è tracciata la tendenza all'aumento del fenomeno allergie (riniti allergiche). Il professor Canonica, che nel 2008 acquisirà la presidenza della WAO (World Allergology Organization), fa notare come negli ultimi cinque anni si è registrato un incremento maggiore del 5 per cento per questo tipo di patologia, una tendenza che se non invertita porterà ad avere, nel 2020, il 50 per cento dei bambini e dei giovani affetti da rinite allergica.

Analizzando alcuni dati estratti dallo studio si può notare come nei bambini si sia registrato un incremento maggiore. In base ai dati Istat 2003, i ragazzi ed i bambini in Italia erano circa 8 milioni, il numero di casi di riniti allergiche riscontrate in questa gruppo di pazienti è stato di 1 milione e 549 mila bambini nella fascia d'età compresa tra i 6 ed i 7 anni, ed 1 milione e 553 mila adolescenti tra i 13 ed i 14 anni. da una comparazione con i dati che vanno dal 1994 al 2002 si è riscontrato un incremento maggiore di riniti allergiche nei bambini (pari a + 5,2 per cento) che nei ragazzi (pari a + 4,1 per cento).

Le allergie ai pollini, pollinosi, influiscono pesantemente sulla qualità della vita in quanto i sintomi a carico degli occhi, del naso e talvolta dei bronchi (asma), interferiscono con le normali attività della vita quotidiana. I sintomi delle riniti allergiche possono compromettere la capacità di studio e di lavoro, inoltre, ci sono grandi limitazioni nel praticare sport o nel compiere altre attività all'aperto. Questi individui, geneticamente predisposti, producono particolari anticorpi che quando vengono a contatto con le proteine rilasciate dai pollini innescano una reazione immunitaria che provoca i sintomi dell'allergia. In alcuni casi può capitare che dei soggetti allergici non producano anticorpi contro i pollini, per questo motivo è importante effettuare delle analisi personalizzate per caratterizzare il profilo di ogni singolo paziente.

A causa dei cambiamenti climatici si sta modificano la biologia delle piante, con il tempo si è notata un'alterazione della loro pollinazione con una conseguente ripercussione sui pazienti allergici. In estate si verifica la pollinazione delle urticacee (in particolare parietaria) e delle composite (assenzio, ambrosia,ecc.) un fenomeno che ora si protrae fino all'inizio dell'autunno. I casi di allergie ai pollini, prima circoscritti a dei periodo più limitati, ora si estendono per un lungo arco di tempo, da gennaio ad ottobre.

Un altro aspetto che è stato esaminato durante la ricerca è la presenza di pollini nell'inquinamento atmosferico. I pollini, minuscoli granellini invisibili a occhio nudo che vengono liberati dalle piante a scopo riproduttivo e trasportati dal vento anche a grande distanza, fanno parte del particolato atmosferico (PM10). Con il termine particolato atmosferico si intende una complessa miscela di sostanze organiche e inorganiche presenti in aria. Alcuni studi hanno dimostrato che l'effetto allergenico dei pollini aumenta, quando questi sono miscelati con alcuni costituenti dell'inquinamento atmosferico (ad esempio i particolati fini). In pratica gli inquinanti atmosferici non solo agiscono di per sé sulle vie aeree, irritandole e causando bronchiti e asma, ma agiscono anche indirettamente, potenziando l'effetto allergico dei pollini.

Fonte: Universo Online

venerdì 1 giugno 2007

Genova, non si può abortire nell'ospedale di Bagnasco

GENOVA - Lo ha firmato anche Marta Vincenzi, diessina, sindaco di Genova da due giorni, alla vigilia del suo insediamento. È un atto di denuncia durissimo contro uno dei principali ospedali della città, governato dagli uomini scelti dalla influente Curia genovese. "Da due mesi l'ospedale Galliera, presieduto dall'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ha sospeso il servizio di interruzione di gravidanza; o le cose cambiano o ci rivolgiamo alla Procura della Repubblica": l'attacco che parte da Genova è lanciato da Mercedes Bo, nipote del grande intellettuale del Novecento Carlo e vicepresidente nazionale dell'Aied. Firmano anche il coordinamento donne della Cgil, l'Udi e un fitto elenco di associazioni di donne. "È interruzione di servizio pubblico, in un ospedale finanziato dallo Stato - protesta Bo - Qui è in gioco la laicità dello Stato".

È proprio il presidente della Cei, infatti, a presiedere il consiglio d'amministrazione dell'ospedale Galliera. La volontà della fondatrice, la nobildonna genovese Maria Brignole Sale Duchessa di Galliera - già vedova del marchese De Ferrari che cofinanziò la realizzazione del canale di Suez - venne sancita nello statuto: l'arcivescovo pro tempore di Genova avrebbe presieduto per sempre la sua "opera pia". Con poteri tutti temporali: dalla nomina del direttore generale alla gestione del bilancio fino alla supervisione sul lavoro del comitato etico. E l'arcivescovo di Genova, dallo scorso 29 agosto, è Angelo Bagnasco, succeduto a Tarcisio Bertone (ora segretario di Stato) e approdato, da due mesi e mezzo, al vertice della Conferenza dei vescovi. Lo stesso Bagnasco è presidente della Fondazione Gaslini, che guida l'omonimo ospedale pediatrico genovese, sempre per statuto.

"Chi si rivolge al Galliera e chiede di interrompere la gravidanza viene dirottato in un altro ospedale della città, l'Evangelico", dice Bo. E attacca: "Ma all'Evangelico le liste d'attesa si sono allungate e le donne non riescono ad abortire prima della nona-decima settimana, con disagi fisici e psicologici". Fino a due mesi fa erano proprio i medici dell'Evangelico a trasferirsi nell'ospedale presieduto da Bagnasco per praticare gli interventi di Ivg o gli aborti terapeutici (al Galliera tutti i ginecologi sono obiettori di coscienza). Circa quattrocento all'anno. Mentre all'Evangelico la media annuale è di ottocento.

"Molto rumore per nulla - dice Adriano Lagostena, direttore generale del Galliera - da dicembre il nostro ospedale e l'Evangelico hanno realizzato, nella sede di quest'ultimo, un Dipartimento chirurgico interaziendale: ecco perché gli aborti vengono praticati in quella struttura. Così come al Galliera, non eseguiamo più - perché li abbiamo dislocati in altre strutture - interventi di cataratta o di chirurgia della mano". "I dati dell'Evangelico parlano chiaro - rilancia Bo - in questi due mesi il numero degli aborti, nonostante il bacino di utenza assorba allora quello di due ospedali, è rimasto invariato". E poi sottolinea: la legge "194" prevede che gli aborti avvengano nei reparti di Ostetricia e Ginecologia, non in quelli di Chirurgia. Notazione che condivide anche l'assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo, diessino, che ha convocato i direttori generali dei due nosocomi per la prossima settimana: "Il servizio pubblico non deve mai essere interrotto - dice - il Galliera deve garantire la presa in carico delle pazienti e non spedirle direttamente all'altro ospedale".

Fonte: La Repubblica

Lancet: efficace al 99% il vaccino contro il tumore all'utero

L’autorevole rivista scientifica Lancet annuncia i risultati di una nuova indagine sull’efficacia del vaccino (Gardasil) contro i tumori al collo dell’utero.

Il vaccino quadrivalente (tipi 6,11,16,18) contro il Papillomavirus umano, previene il 99% delle lesioni pre-cancerose del collo dell'utero correlate ai tipi di Hpv 16 e 18, nelle giovani donne (16-26 anni) non ancora entrate in contatto con questi due al momento dell'avvio dello studio.

Questo è il risultato più importante di un'analisi combinata di 4 studi clinici, che nel complesso hanno coinvolto più di 20 mila donne.

"L'efficacia è più alta nelle giovani donne che non sono entrate in contatto con i tipi di virus contenuti nel vaccino al momento dell'inizio degli studi rispetto all'efficacia dimostrata nelle altre popolazioni in studio che hanno incluso sia donne già entrate in contatto con il virus sia chi aveva già una lesione al collo dell'utero provocata dal papillomavirus umano", ha spiegato Patrick Poirot, vice presidente del dipartimento medico scientifico di Sanofi-Pasteur MSD.

"Come per qualsiasi altro vaccino profilattico, i massimi benefici sono attesi a completamento del ciclo vaccinale prima che la persona incontri gli organismi che causano la malattia. Per quanto riguarda il Papillomavirus umano, questo momento è prima dell'inizio dell'attività sessuale. Di conseguenza, le autorità sanitarie nel mondo hanno scelto le ragazze in età pre-adolescenziale e le giovani donne come fascia prioritaria per le loro raccomandazioni".

Ad oggi, le autorità sanitarie statunitensi e quelle di Australia, Canada, Germania, Francia, Italia, Belgio, Austria, Norvegia e Lussemburgo hanno già raccomandato la vaccinazione universale contro il Papillomavirus Umano per le giovani ragazze, spesso accompagnata da un programma di recupero per ulteriori fasce d'eta' di ragazze e giovani donne.

Fonte: RAINEWS 24