mercoledì 7 marzo 2007

L’ira della Pollastrini: «Chiedo più rispetto»

La bocciatura del ddl del governo sulle unioni di fatto da parte della Commissione Giustizia di Palazzo Madama rialza il livello dello scontro nel centrosinistra e oscura sempre di più il futuro del Partito democratico. Il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, autrice del ddl insieme con quello della Famiglia, Rosy Bindi, promette di studiare i «rilievi mossi dal senatore Salvi» ma allo stesso tempo chiede «rispetto» per «un testo valutato con positività da specialisti, studiosi e sostenuto da centinaia di migliaia di persone». La Pollastrini insomma non intende mollare il ddl e promette «lavorerò per una legge saggia, umana e praticabile per garantire diritti e doveri alle unioni di fatto».

Durissimo il commento del senatore ds Giorgio Tonini, uno dei 15 saggi che ha redatto il Manifesto del Partito democratico, che imputa a Salvi «un intento ideologico», per dimostrare «che nel Partito democratico non ci può essere intesa tra laici e cattolici sui temi eticamente sensibili». Salvi, conclude Tonini, ha liquidato «il testo Pollastrini-Bindi, come se fosse stato presentato dall’ultimo dei senatori e non dal governo dopo settimane di lavoro comune tra le due ministre».
Soddisfatto invece il commento dell’Udeur di Clemente Mastella che ha promesso di erigere una invalicabile barriera contro i Dico a Palazzo Madama. «Bene Salvi - dice il senatore Stefano Cusumano - perché così valorizza il ruolo del Parlamento, come ha sempre chiesto l’Udeur».
Diplomatica e non potrebbe essere altrimenti la capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, che definisce «condivisibili alcune osservazioni di Salvi, in particolare quelle che riguardano un eccessivo contenzioso che potrebbe nascere dalle forme scelte». La Finocchiaro osserva che grazie al dibattito in Commissione il tema dei Dico viene così «sottratto agli strappi continui cui è sottoposto anche a causa della sua sovraesposizione mediatica».
Ma nel centrosinistra è scontro anche sull’opportunità che si scenda in piazza a manifestare pro o contro i Dico. Proprio la Finocchiaro, annunciando che non sarebbe scesa in piazza perché come capogruppo dell’Ulivo deve
«tenere conto di tutte le posizioni, anche di quelle della senatrice teodem Paola Binetti» fa infuriare il segretario nazionale dell’Arcigay Aurelio Mancuso, che la accusa di «atteggiamenti pilateschi e furbetti».
Intanto però si moltiplicano le adesioni alle manifestazioni contrapposte: quella del 10 marzo promossa dall’Arcigay e il Family day voluto dai cattolici. Al corteo pro Dico dopo il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio annuncia la sua adesione anche il senatore ds Gavino Angius. Sul fronte opposto dopo quella del ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, arriva l’adesione di Renzo Lusetti, responsabile Informazione della Margherita, «Non perdiamo di vista la famiglia. Se per farlo è necessario scendere in piazza ci saremo», dice Lusetti.
Ma secondo il deputato di Rifondazione comunista, Vladimir Luxuria, mentre la manifestazione promossa dalle associazioni omosessuali è «a favore di Prodi» perché il ddl sulle coppie di fatto è appunto sostenuto dal governo, a essere «antigovernativa è invece la manifestazione a favore della famiglia, il family day che ci sarà a maggio».
Ma sempre dentro la Margherita il prodiano Franco Monaco non la pensa così. «Chi riveste responsabilità politiche e istituzionali farebbe bene a impegnare le proprie energie più nel parlamento che nella piazza».


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Cosa prevede il disegno di legge

Il disegno di legge presentato dal ministro della Giustizia Clemente Mastella sulla riforma del'ordinamento giudiziario interviene sulla legge 25 luglio 2005 (numero 150, la cosiddetta riforma Castelli), modificando profondamente il decreto legislativo, già sospeso con l'appprovazione di un precedente ddl del Guardasigilli, con cui si disciplinava l'accesso in magistratura e la progressione economica e di funzioni dei magistrati. Non solo, il provvedimento approvato oggi in consiglio dei ministri, ha riformato in maniera significativa anche i decreti legislativi già entrati in vigore per affrontare in modo necessariamente sistematico la normativa, vista la non soddisfacente prospettiva di un semplice ritorno allo status quo ante.

Nuovi concorsi e procedura per diventare giudici Gli interventi sono stati finalizzati a superare gli inconvenienti legati alla eccessiva lunghezza delle procedure concorsuali, 2 rallentate dal'elevato numero dei partecipanti, e alla scarsa adeguatezza delle prove scritte - di taglio prevalentemente teorico - per cui è stata introdotta anche una prova di carattere pratico. Si è ritenuto, fra l'altro, importante potenziare la commissione l'esame per ridurre i tempi delle procedure concorsuali. Si è configurata una tipologia di accesso strutturata in gran parte sulla falsariga di un concorso di secondo grado.

La progressione di carriera dei magistrati Vengono introdotte modifiche anche sul fronte della disciplina in materia di "carriera" e di conseguenti valutazioni di professionalità. Si è partiti dalla constatazione che il sistema di valutazioni della professionalità anteriore alla legge 150/2005, deve essere considerato non più adeguato, e quindi da riformare, per due prevalenti ragioni: a) la professionalità del magistrato non può più essere affermata per presunzioni e solo in occasione dei passaggi di qualifica troppo distanziati o di incarichi specifici; b) il meccanismo è insufficiente ad attuare un reale vaglio delle cifiche capacità, delle doti e delle attitudini richieste per l'esercizio delle diverse funzioni che possono essere svolte nel'arco della sua vita professionale. Si è dunque prefigurata: a1) una nuova struttura delle valutazioni, con verifiche ogni quattro anni. Si è sganciata la progressione economica da quella delle funzioni (prevedendo una progressione economica condizionata esclusivamente dal superamento delle valutazioni di 3 professionalità) perché solo in questo modo si può stimolare la permanenza di magistrati esperti e specializzati nelle funzioni di primo grado. a2) E` stata conservata la possibilità di transitare da funzioni requirenti a quelle giudicanti e viceversa prevedendo che il cambio di funzioni è possibile solo mutando distretto ed è subordinato ad una reale verifica delle attitudini. a3) Le funzioni di legittimità saranno conferite non solo in base al criterio di anzianità, bensì mediante l`accertata sussistenza di specifiche attitudini ad esercitarle. a4) Sono stati, infine, previsti interventi in caso di riscontrata inadeguatezza professionale del magistrato valutato, modulati in modo differenziato, con ripercussioni, nelle ipotesi più gravi, anche sulla progressione economica. In modo analogo si è prevista una procedura urgente da attivare in caso di revoca dei dirigenti che si rilevano inadeguati.

La Scuola Superiore della Magistratura E`stato poi ritenuto necessario un intervento innovativo sulla Scuola Superiore della Magistratura. Il decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, ha istituito una struttura stabile incaricata di occuparsi in maniera continuativa delle esigenze formative e di aggiornamento per il personale di magistratura. E`una scelta che si condivide, ma le modalità di realizzazione non appaiono adeguate al raggiungimento di questi obiettivi, anche perché alla scuola sono stati attribuiti funzioni e compiti anche di carattere valutativo, in relazione alla partecipazione dei magistrati 4 ai corsi di aggiornamento, che rischiano di snaturare l`attività della formazione. L'attività della Scuola è stata ricollocata nell`ambito della formazione iniziale, complementare e permanente e di quella di riconversione, a seguito del passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante, e viceversa. E`stata prevista una ubicazione decentrata, in tre sedi, nord, centro e sud, ove verranno svolte le attività di formazione. E` maturata una opzione verso l'obbligatorietà della formazione; il disegno prevede che tutti i magistrati frequentino almeno un corso di formazione ogni quattro anni.

I Consigli giudiziari e il Consiglio direttivo in Cassazione Sono state apportate modifiche anche al sistema dell`autogoverno della magistratura, sistema nel quale sono ormai strutturalmente inseriti i Consigli giudiziari e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione. Il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, è stato così modificato nella parte che riguarda la composizione dello stesso Consiglio superiore della magistratura. Quanto ai Consigli giudiziari e al Consiglio direttivo presso la Corte di Cassazione si è ritenuto di operare su questi fronti: a) il sistema elettorale; la semplificazione delle procedure di funzionamento attraverso l`eliminazione della qualità di collegi perfetti, con la consequenziale eliminazione della figura dei supplenti; l`aumento del 5 numero dei componenti; la possibilità di deliberare a maggioranza dei presenti computando anche i membri di diritto; l`introduzione di una percentuale analoga a quella prevista per il C.S.M. nel rapporto laici - togati (2/3 - 1/3), per tutte le tipologie di composizione dei Consigli giudiziari pur numericamente diverse in relazione alla dimensione dei distretti.

La riforma dei giudici di pace b) E` stata configurata un`apposita sezione del Consiglio giudiziario preposta alla trattazione dei pareri e dei provvedimenti organizzativi concernenti i giudici di pace e gli uffici dei giudici di pace. c) Sono stati individuati nuovi criteri di formulazione dei pareri. E` stata, tra l`altro, espressamente prevista l`acquisizione di motivate e dettagliate indicazioni oggettive del Consiglio dell`Ordine degli Avvocati. Interventi sostanzialmente analoghi sono stati previsti per il Consiglio direttivo presso la Corte di cassazione.

Le novita per il Csm Si è poi intervenuti sulla legge istitutiva del Consiglio superiore della magistratura ricostituendo il numero dei componenti eletti in trenta unità, venti togati e dieci laici, secondo le proporzioni esistenti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 28 marzo 2002, e si è ridisciplinata la composizione della Segreteria e dell`Ufficio studi del C.S.M prevedendo che il C.S.M. continui ad avvalersi dell`opera di magistrati per la Segreteria e l`Ufficio studi. 'esigenza di procedere all`aumento del numero dei componenti è stata confermata dalla disfunzionalità delle modalità con le quali 6 era stata determinata la composizione della sezione disciplinare con particolare riguardo all`individuazione dei membri supplenti a seguito del meccanismo delle incompatibilità; si sono poi considerate le nuove attribuzioni che dovrà espletare il CSM in relazione alle valutazioni di professionalità quadriennali.

Revisione, funzioni e compiti dei capi uffici giudiziari L'intervento sul decreto legislativo 25 luglio 2006 n. 240 sull`individuazione delle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari nonché sul decentramento su base regionale di talune competenze del Ministro della giustizia, nasce dall`esigenza di precisare, con maggiore attenzione, i compiti e le funzioni attribuiti, rispettivamente, al capo dell`ufficio giudiziario ed al dirigente amministrativo presso il medesimo ufficio. Particolare importanza ha la fissazione del termine del 30 giugno di ciascun anno entro il quale i titolari degli uffici giudiziari dovranno elaborare, d`intesa con il dirigente preposto all`ufficio delle cancellerie e delle segreterie giudiziarie, il programma delle attività annuali che consentirà al Ministro di quantificare preventivamente gli oneri finanziari relativi agli stanziamenti necessari per ciascun ufficio giudiziario, nell`anno di riferimento della legge finanziaria in corso di approvazione.

La delega al governo per riforma ordinamento militare Il Governo è delegato altresì ad adottare, infine, entro otto mesi dall`entrata in vigore della presente legge, anche uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di ordinamento giudiziario militare.

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Talebani: "Mastrogiacomo ha confessato di essere una spia"

L'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo è nelle mani dei talebani e ha "ammesso" di essere una "spia al servizio dei britannici". E' quanto afferma il mullah Dadullah, comandante talebano delle province sudoccidentali, in una registrazione audio che gli viene attribuita, pervenuta oggi all'agenzia France Presse.
"Le persone arrestate sono Daniele, figlio di Mario (...) che risiede in Italia (...) e Ajmal e Ghulam Haidar, che abitano a Kabul" dichiara la voce dell'uomo sul nastro, presentata come quella del mullah Dadullah nella registrazione trasmessa per posta a un giornalista dell'Afp a Peshawar, in Pakistan, attraverso una fonte conosciuta per essere vicina ai talebani.

"Spiavano per conto dei britannici con la copertura dell'attività di giornalisti. Hanno ammesso che i britannici avevano detto loro di intervistare dei talebani con l'obiettivo di conoscere il luogo dove si trovavano e poi poterli bombardare" dice ancora il mullah Dadullah.

IL ROS
Il carabinieri del Ros sono a Kabul da tempo su disposizione della Procura di Roma per indagare sulle diverse vicende che hanno coinvolto il nostro Paese. Ultimo 'incarico' è quello di seguire da vicino le indagini sul sequestro del giornalista del quotidiano La Repubblica Daniele Mastrogiacomo. Gli investigatori dell'Arma hanno già sviluppato contatti con la polizia locale sin dai tempi del rapimento di Clementina Cantoni, operatrice di Care International e di Gabriele Torsello, il fotografo free lance di origine pugliese.Gli uomini del Ros invieranno a breve un primo rapporto al capo del pool Antiterrorismo, il Pm Franco Ionta. Il magistrato ha delegato anche la Digos della polizia, oltre ai carabinieri, di monitorare i diversi siti web che sono soliti trasmettere i messaggi dei gruppi autori dei sequestri.

LA MANIFESTAZIONE
Manifestazione, domani alle 12,30 in Piazza del Campidoglio, per chiede la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. L'iniziativa è dell'amministrazione capitolina in sinergia con l'Associazione Stampa romana. Durante la manifestazione sarà esposta in piazza la gigantografia del giornalista, come già avvenuto in circostanze analoghe.

La decisione della manifestazione si deve alla sinergia fra il sindaco di Roma, Walter Veltroni e la segretaria dell'Associazione Stampa Romana, Silvia Garambois. Domani in piazza ci sarà anche il direttore di «Repubblica», Ezio Mauro e il segretario della Fnsi, Paolo Serventi Longhi.Particolarmente significativa sarà anche la presenza della principessa Fatima Zaher, primo Consigliere dell'Ambasciata afghana in Italia e di Qorbanali Esmaeli, presidente della Comunità afghana nel nostro Paese.

Alla manifestazione, che vuole essere anche un appello per la pace in Afghanistan, parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni (hanno già confermato la presenza, tra gli altri, il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e Rosa Calipari), e giornaliste inviate in scenari di guerra come Daniela Binello e Tiziana Ferrario. Al termine della manifestazione in Campidoglio, verso le ore 13,30 circa, per i giornalisti è confermato l'appuntamento in Piazza della Torretta, presso l'Associazione stampa Romana dove la giornata proseguirà, insieme a numerosi rappresentanti della comunità afghana, con la proiezione di reportage sull'Afghanistan, dedicati in particolare alle donne, nella ricorrenza dell'8 marzo.

Tra l'altro sarà proposto il video-reportage di Daniela Binello, "Ultime della classe", otto minuti 'rubati' nel reparto maternità dell'ospedale di Herat, dove si muore ancora di parto, e la testimonianza di Tiziana Ferrario, autrice di "Il vento di Kabul", un viaggio per capire perchè la pace e la stabilità siano ancora così lontane nella terra che ha ospitato Osama Bin Laden e i campi di addestramento di Al Qaeda.

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Dolce e Gabbana “Donne scusateci ma non ci pentiamo”

L'Italia vieta la pubblicità choc. Gli stilisti: retrogradi

Dolce e Gabbana fanno ammenda. «Scusateci, non volevamo offendere proprio nessuno, tanto meno le donne. Le consideriamo regine e non manchiamo mai di dimostrarlo in tutte le nostre sfilate».

Gli stilisti non si apettavano di scatenare un tale scandalo con la loro pubblicità, che da un paio di giorni è stata vietata in tutta l'Italia. Così ha deciso il Comitato di Controllo, deputato dal Codice di Autodisciplina Pubblicitaria. Il provvedimento è scattato definitivamente l'altro ieri, dopo le numerose richieste di far sparire quell'immagine immortalata dal mago del clic Steven Klein, che mostra una donna a terra, bloccata per i polsi da un uomo a torso nudo, mentre altri tre ragazzi assistono alla scena.

Il manifesto spiega anche che la fotografia è stata ritenuta in netto contrasto con gli articoli 9 («violenza, volgarità, indecenza») e 10 («convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona») del codice di autodisciplina. «Abbiamo aderito alla richiesta del comitato di ritirare la campagna pubblicitaria date le polemiche che ha sollevato», dicono Dolce Gabbana e non si sottraggono alle spiegazioni di questa vicenda che da giorni fa discutere.

Le accuse sono durissime: sostengono che avete rappresentato la donna in modo svilente, come un oggetto di prevaricazione maschile. Anche senza espliciti riferimenti alla violenza fisica, l'atteggiamento passivo e inerme della protagonista evoca la scena di un sopruso. Siete pentiti?
«Le donne rappresentano il 61 per cento del nostro business. Noi le amiamo e siamo riamati da loro. Non pensavamo mai più di creare un putiferio del genere. Comunque non siamo pentiti e non facciamo retromarcia. Ci teniamo a sottolineare che quella è una foto artistica, che esprime passionalità, bellezza e anche erotismo. La donna nell'immagine non ha affatto un'aria sofferente. E' in circolazione dai primi di febbraio e nessuno si era lamentato. Cosa che in questi casi accade immediatamente con lettere e telefonate».

Quindi questo scandalo vi ha colto impreparati?
«Assolutamente sì. Comunque per una volta siamo riusciti a mettere d'accordo destra e sinistra, siamo meglio del governo (commentano ridendo ndr)».

Ma vi aspettavate una presa di posizione prima dalla Spagna, poi da 13 dei nostri senatori, dalla Cgil e anche da Amnesty International?
«Francamente no, ci ha scioccati. In particolare ci stupisce non poco che politici e sindacati facciano tanto rumore per una campagna pubblicitaria come la nostra, quando in realtà i veri problemi nel nostro Paese sono altri. Nessuno, però, se ne occupa. Ma questi signori sono mai entrati in un negozio di giocattoli, dove i video giochi incitano i bambini a massacrare i nemici? E' educativo questo? E sono educativi i reality show che ci propinano alla televisione? Oppure i “tronisti” di certi programmi tv? Lì sì che c'è violenza sulle donne».

Temete che domani, l'8 marzo, ci possano essere proteste e disordini davanti alle vostre boutique?
«La Cgil, anzichè far festa con i mazzi di mimose, dovrebbe raccontare come nasce l'8 marzo. Spiegando alle donne che si ricorda la morte di tutte quelle povere operaie bruciate nel rogo di una fabbrica tessile a New York, chiuse a chiave perchè non interrompessero neppure un minuto di lavorare, uscendo per una pausa...».

Per la prossima campagna pubblicitaria che cosa avete in mente? C'è da aspettarsi un altro scandalo di queste proporzioni?
«Come abbiamo già detto durante le sfilate di Milano potremmo fare il contrario, cioè fotografare un maschio sottomesso e circondato da un gruppo di donne... No... a parte le battute, nella nuova pubblicità vedrete un uomo con un pitone sul petto. La moda è cultura, sogno, arte. Se così non fosse, bisognerebbe anche chiudere il Louvre e la maggior parte dei musei del mondo. Peccato che i politici vedano il marcio dove non c'è. Noi siamo contro qualsiasi tipo di violenza. Questa polemica è retrograda, distoglie da altre realtà ben più gravi».

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Prometteva moda e tv in cambio di sesso: Arrestato agente

Il titolare di un'agenzia di moda è stato scoperto e denunciato per violenza sessuale aggravata. Registrati e ripresi incontri con ragazze

Prometteva un futuro da star
ad aspiranti fotomodelle o veline in cambio di prestazioni sessuali, ma è stato scoperto e denunciato per violenza sessuale aggravata.

È accaduto a Palermo, dove B.M., 48 anni, titolare dell'Agenzia di moda 'Proeventi' , è stato anche inibito all'esercizio dell'attività di fotografo e procacciatore di modelle. Chiusa inoltre l'agenzia di moda di via Candelai, nel cuore del centro storico, dove si sarebbero consumate le prestazioni sessuali. Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe costretto "con violenza e minaccia" una giovane studentessa "a compiere e a subire atti sessuali".

L'indagine, condotta dal Commissariato Zisa della Polizia di Stato di Palermo, prende il via nel settembre scorso, quando la vittima si è presentata presso il Commissariato per "ricostruire - come si legge nell'ordinanza del gip di Palermo Antonella Consiglio - i contorni di una vicenda connotata da uno squallido profilo criminale e caratterizzata dalla consumazione di condotte di abuso sessuale in danno della ragazza".

A seguito di una ricognizione fotografica, la ragazza ha così idividuato e riconosciuto il titolare dell'agenzia di moda. È così iniziata un'attività di osservazione all'interno dei locali di via Candeali "per verificare le modalità con le quali l'uomo adescava - scrive il gip - le potenziali vittime, inducendole subdolamente a subire o ad acconsentire ad atti sessuali o di libidine in cambio di un suo interessamento al fine di introdurle nel mondo della moda e dello spettacolo".

Attraverso l'osservazione continua all'interno dell'Agenzia di moda, gli investigatori hanno così appurato che l'uomo prometteva effettivamente una carriera di velina o fotomodella in cambio di sesso. In particolare, sono stati registrati e ripresi due incontri avvenuti tra il titolare dell'Agenzia fotografica e due ragazze. Secondo quanto emerso dalle microcamere installate, gli incontri si concludevano ogni volta cone "atti sessuali analoghi a quelli descritti dalla vittima", tavolta con veri e propri rapporti sessuali consumati con il consenso delle ragazze, convinte "subdolamente dai modi affabili dell'uomo che concedersi era la regola e il prezzo che si doveva pagare se si volevano nutrire speranze di approdare intelevisione o comparire su qualche rivista patinata di moda".

In particolare, è stato registrato in via Candeali un incontro avvenuto nell'ottobre scorso tra il pressagent e una ragazza minorenne. In un colloquio preliminare con la giovane l'uomo aveva rivolto le sue attenzioni morbose alla ragazza che ha avuto un rapporto completo consenziente con l'uomo.

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Aborto terapeutico per malformazione: il bimbo è sano

Il bimbo pesa 500 grammi e lotta per la vita. I sanitari si sono resi conto solo al momento dell'aborto che il feto era vivo e non affetto dalla sospettata "atresia dell'esofago".

Protagonisti della vicenda una famiglia fiorentina, l'azienda ospedaliera di Careggi, già nota alle cronache per gli organi sieropositivi trapiantati lo scorso 14 febbraio, e l'ospedale pediatrico Meyer, nel quale è ora in atto un consulto, sul caso, tra i sanitari della struttura.

Come riportato oggi dal quotidiano "La Repubblica", l'aborto terapeutico del feto, nonostante fosse di 22 settimane (circa 5 mesi, n.d.r.), era stato deciso dalla madre del bimbo in seguito al risultato di alcune ecografie ed analisi effettuate nell'ospedale di Careggi. Secondo gli esami effettuati, era presente nel nascituro un atresia dell'esofago: una patologia che colpisce circa un bambino su 3500 e che consiste nella parziale assenza di un tratto di tale organo o nella presenza di un fistola nello stesso all'altezza della trachea. Secondo statistiche, tale malformazione è risolvibile chirurgicamente. Nel caso in cui essa comporti solo l'esistenza della fistola di collegamento tra l'esofago e la trachea il problema viene risolto nel 97% dei casi. Risulta più complicato, ma fattibile, ricostruire un parte estesa dell'esofago, utilizzando un tratto dell'intestino. Tale procedura ha però un tasso di mortalità più alta, intorno al 20-25%.

I sanitari di Careggi, hanno invano consigliato alla donna di sottoporsi ad una risonanza magnetica per escludere o confermare i sospetti patologici: la madre del bambino, dopo aver chiesto consiglio ad un amico chirurgo, venerdì scorso ha optato per l'aborto terapeutico.

I medici della struttura pediatrica Meyer, effettuato l'aborto ed accortisi che il feto era sano, come previsto dalla procedura sanitaria in caso di possibilità di salvataggio del bambino, hanno rianimato il piccolo, ora in incubatrice presso il reparto di terapia intesiva neonatale dell'ospedale. Non vi sono tuttavia, a causa di una emorragia cerebrale occorsa, molte possibilità di salvare il bimbo. Sotto choc i genitori e i famigliari del piccolo.

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Torino 2010 Capitale della scienza

Dopo il successo delle Olimpiadi alla città va un nuovo primato

Abbiamo battuto Parigi, stracciato la candidatura di Copenhagen e spazzato via quella di Breslavia, città forse meno affascinante e blasonata ma ritenuta comunque un concorrente temibile per l’appartenenza ad un paese emergente. Dopo il «Passion is here» delle Olimpiadi, al grido di «Passion for science» Torino ha conquistato un nuovo primato. Dal 2 al 7 luglio del 2010 sarà la «città europea della scienza». Ospiterà l’«Euroscience open forum», meeting a cadenza biennale che raduna i migliori scienziati di 40 nazioni.

Saranno 5 giorni di convegni di altissimo tenore scientifico, ma anche di festa, mostre, eventi, occasioni per il grande pubblico di avvicinarsi alle meraviglie della scienza e di scoprirne e comprenderne i segreti. Nell’occasione si inaugurerà a Torino Esposizioni il grande «Science center», progetto da anni sul tappeto da parte degli enti locali, che avrà come mostra temporanea «Experimenta», destinata al trasloco.

A promuovere la candidatura di Torino sono stati - l’idea è nata lo scorso novembre - la Compagnia di SanPaolo, CentroScienza e AgoràScienza (struttura dell’Università). Il comitato ha immediatamente avuto il sostegno degli enti locali, con imprese, centri di ricerca, enti e associazioni. Il Nobel Harold Kroto, che ha ormai con gli studiosi torinesi e con la città una lunga consuetudine, ha dato una mano vestendo i panni di «chairman» d’eccezione. Itp ha presentato il dossier finale. E ieri è arrivata la conferma della vittoria. «Mi sono commosso - ha detto Raffaele Angelo Meo, presidente dell’Accademia delle Scienze -. Sono un pessimista cronico: non ci avrei scommesso un soldo. Invece hanno riconosciuto a Torino il ruolo di capitale scientifica e tecnologica del Paese, e di città che ha dato un forte contributo al progresso».

Il fisico Enrico Predazzi guiderà il comitato organizzatore. Ha spiegato che a Barcellona, dove si svolgerà l’Euroscience open forum nel 2008, sono attesi 5 mila partecipanti, e 100 mila visitatori. Il budget è di 3 milioni e mezzo, la metà dei quali da organizzazioni europee e di altre nazioni. Cuore degli eventi - ne saranno organizzati un centinaio - sarà il Lingotto, dove si terranno i simposi scientifici e nei cui padiglioni potrebbero essere allestite le iniziative per il grande pubblico. «Tutta la città - ha aggiunto Predazzi - sarà coinvolta, e si attiveranno tutti i centri di ricerca e le istituzioni che operano su tecnologia e cultura. Contiamo di attrarre pubblico anche da altre regioni».

Gli assessori alla Cultura di Regione, Comune e Provincia, Oliva, Alfieri e Giuliano, hanno sottolineato che «la vittoria di Torino è un riconoscimento alla sua forte vocazione scientifica, ma anche alla accresciuta credibilità della città dopo le Olimpiadi». Per Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di SanPaolo, «è l’ennesima riprova del fatto che se il sistema Torino lavora compatto, unendo più soggetti e istituzioni, arrivano grandi risultati».

Gastaldo ha confermato che la Compagnia lavora per creare in città un centro «science for children» (l’iniziativa di promozione della scienza che Kroto porta avanti in diversi paesi). E’ prossima la creazione del «sistema scienza», «dopo il varo, negli anni scorsi, del sistema cinema, e di quelli della musica e dell’arte - ha detto Alfieri - che hanno prodotto buoni frutti». L’Accademia delle scienze ne sarà la casa. Nei prossimi giorni sarà stilato uno statuto, poi verrà firmato un accordo di programma.

Pubblicato su LaStampa.it

Uccisi oltre 100 pellegrini sciiti

Duplice attentato suicida a Kerbala. Dal 2003 sono morti più di 3000 marine

Più di 100 morti, 160 feriti, forse 200, di cui almeno una cinquantina in condizioni disperate. Tra loro molte donne e bambini. Il bilancio dell'ultima, immane carneficina in Iraq è raccapricciante, sicuramente provvisorio, e forse era anche prevedibile. È stato compiuto a Hilla, una cittadina a sud di Baghdad, al passaggio di una processione di fedeli sciiti lunga centinaia di chilometri. Un obiettivo estremamente facile da colpire. Da alcuni giorni, centinaia di migliaia di fedeli sciiti, senza curarsi di essere nel mirino di terroristi e insorti sunniti, si stanno dirigendo per lo più a piedi verso la città santa di Kerbala, in occasione dell'Arbain, che si celebrerà sabato, e che per loro è una delle ricorrenze religiose più importanti.

Nel pomeriggio di ieri alle porte di Hilla, a una quarantina di chilometri dalla destinazione finale, si era creato un piccolo affollamento. Centinaia di fedeli che si accingevano ad attraversare la città si sono fermati a un punto di ristoro, ovvero alcune semplici tende allestite dagli abitanti della zona, in cui venivano offerti cibo e bevande. L'occasione ideale per due terroristi suicidi ansiosi di compiere una strage: uno è entrato in una delle tende e ha azionato l'innesco della cintura esplosiva che aveva indosso, mentre l'altro, quasi allo stesso tempo, ha azionato la sua a una cinquantina di metri di distanza, tra la gente che aspettava il proprio turno per entrare.

La potente doppia ondata d'urto ha spazzato via ogni cosa. Ha proiettato decine di corpi verso l'alto, in molti casi smembrandoli. Ogni oggetto o pietra si è trasformato in un proiettile, mentre un fumo denso e nero ha quasi oscurato il cielo. Ai soccorritori accorsi sul posto si è presentata una scena infernale, disperante, mentre l'ospedale della città, che è il capoluogo della provincia di Babilonia, è stato letteralmente sopraffatto dall'emergenza.

«Almeno cinquanta dei feriti che ci hanno portato con ogni mezzo sono in condizioni drammatiche, difficilmente ce la faranno», ha detto il dottor Mohammed al Tamimi intervistato dalla Tv al Hurra. In serata, la fila delle persone in attesa di essere medicate era ancora molto lunga.

Ma il massacro di Hilla non è stato l'unico. La scia di sangue si è ieri estesa a diversi altri luoghi lungo il percorso della processione. A Baghdad, nel quartiere di Dora, un'autobomba ha massacrato almeno dodici persone anch'esse dirette verso Kerbala.

Pubblicato su Corriere Canadese

Indonesia, brucia un aereo: 22 morti

Tra i sopravvissuti anche un italiano

È stato rivisto al ribasso il bilancio delle vittime dell’incendio che ha distrutto il Boeing 737-400 al momento dell’atterraggio all’aeroporto di Jogyakarta, nell’isola di Giava. Secondo una nuova stima della compagnia aerea, i morti sarebbero stati 22, mentre altri 110 passeggeri sarebbero riusciti a sfuggire alle fiamme.

Un primo bilancio riferiva di almeno 49 vittime accertate. Il primo ministro australiano John Howard ha detto che circa 10 cittadini australiani erano a bordo dell’aereo. L’aereo di linea della compagnia nazionale indonesiana Garuda Indonesia trasportava secondo la società 133 passeggeri e sette membri di equipaggio. Il Boeing 737-400 ha urtato violentemente la pista dell’aeroporto di Jogyakarta, poi s’è incendiato come se fosse esploso, secondo le testimonianze.

La compagnia Garuda spiega in un comunicato che 22 persone sono morte e altre 119 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, sono state soccorse e ricoverate in ospedale. Il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha ordinato l’apertura di un’inchiesta, chiedendo al ministro per la Sicurezza nazionale di accertare eventuali cause «non tecniche» dell’incidente.

La velocità eccessiva in fase di atterraggio sarebbe stata la causa della sciagura. È il parere di un comandante della forza aerea indonesiana, che si trova sul luogo dell’incidente costato la vita a 22 persone, secondo un bilancio non ancora chiuso. «L’aereo era troppo veloce ed è andato a finire circa trecento metri oltre la pista», ha spiegato il Primo maresciallo dell’Aria Benyamin Dandel, comandante della sezione militare dello scalo. Nell’impatto al suolo «l’aereo ha lasciato sulla pista diverse parti, come le ruote e le ali», ha aggiunto.

Pubblicato su LaStampa.it

Valentina Tereshkova: Un bluff le immagini del rientro dallo spazio

La prima donna in orbita e il trucco sovietico del '63: «Quelle immagini le abbiamo girate di nuovo perché ero ferita»

Altro che avventura felice e trionfale.
Il viaggio della prima donna nello spazio si trasformò in un’odissea che per poco non si concluse tragicamente con la navicella sparata verso l’infinito. Il ritorno a terra poi fu particolarmente brusco tanto che si rese necessario «girarlo» di nuovo per i cinegiornali dopo un soggiorno della protagonista in ospedale. A 70 anni appena compiuti Valentina Tereshkova, la prima donna nello spazio, ha deciso di raccontare la verità su quel viaggio che si inquadrava nella lotta senza quartiere che le due superpotenze avevano ingaggiato anche fuori dall’atmosfera terrestre.

Così, in un clima di contrapposizione estrema (perfino sui termini: cosmonauti per l’Urss, astronauti per gli Usa), l’exploit di Valentina «doveva » essere un successo come lo erano stati quelli di Yuri Gagarin due anni prima e della cagnetta Laika nel 1957. In un’intervista a Komsomolskaya Pravda la Tereshkova racconta che all’inizio il lancio, quel 16 giugno 1963, era andato bene. «Fino all’ingresso nell’orbita terrestre» ha spiegato. Dopo una trentina di giri intorno alla Terra, però, i tecnici si accorsero di un tragico errore. La navicella Vostok, con le sue orbite, «si stava allontanando dal pianeta e non avvicinando». Presto sarebbe sfuggita alla attrazione terrestre per perdersi nello spazio. Dal centro di controllo furono impostate le necessarie correzioni. Ma i guai per la povera Valentina non finirono.

La navicella era minuscola, lei rimase legata al sedile con la tuta e il casco addosso per tutte le 70 ore e 50 minuti del volo. L’assenza di peso la faceva star male. «A un certo punto ho vomitato», ha raccontato. Il secondo giorno ha iniziato a farle male la gamba destra, al terzo il dolore si era fatto insopportabile. Il casco premeva su una spalla, un rilevatore sulla testa le causava un continuo prurito, le condizioni all’interno della tuta col vomito e tutto il resto si posso solo vagamente immaginare. Le navicelle Vostok non erano in grado di assicurare la sopravvivenza dei cosmonauti al momento dell’impatto con la superficie terrestre. Così, dopo il rientro, Valentina fu «sparata fuori» da una carica esplosiva, come avviene sui jet in caso di emergenza.

«Ero terrorizzata mentre scendevo col paracadute », ha raccontato. «Sotto di me c’era un lago e non la terra ferma. Ci avevano addestrato a questa eventualità ma non sapevo se avrei avuto la forza necessaria per sopravvivere». Il vento, fortunatamente, la spinse via. Ma nell’impatto Valentina sbattè la faccia contro il casco e si provocò un gran livido sul naso. Era dolorante, sporca, semisvenuta e venne portata subito in ospedale. Ma per l’onore dell’Unione sovietica il rientro della prima donna dallo spazio doveva essere trionfale. Così, appena si riprese, fu riportata nella stessa zona con una tuta immacolata e pronta a esibire il suo miglior sorriso per le cineprese. Cinque mesi dopo il Segretario generale Krusciov potè annunciare al mondo un altro colpo a sorpresa: il primo matrimonio tra cosmonauti.

Valentina e Andrian Nikolayev, terzo uomo nello spazio, divennero marito e moglie. Si dice che a imporre l'unione furono i medici. Volevano vedere che figli sarebbero venuti fuori.

Pubblicato su Corriere della Sera

martedì 6 marzo 2007

E' morto Jean Baudrillard

«Il sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard è morto oggi a Parigi all’età di 77 anni, a seguito di una lunga malattia». Lo si apprende da fonti del suo entourage. Autore di fama internazionale, ha scritto una cinquantina di libri ed è stato uno dei più influenti pensatori post-moderni, in particolare per la sua critica ai meccanismi della società dei consumi.

Baudrillard è stato un critico e teorico della postmodernità, ed è stato spesso accostato a Gilbert Durand, Edgar Morin e Michel Maffesoli. È stato pure vicino a Roland Barthes, e ha subito l’influenza di Marshall McLuhan. Fu uno dei fondatori della rivista «Utopie» (1967/1980), insegnante all`università di Parigi X Nanterre e direttore scientifico all`università di Parigi IX Dauphine (1986/1990).

La sua filosofia, fondata sulla critica del pensiero scientifico tradizionale e sul concetto di virtualità del mondo apparente, l`ha portato a diventare satrapo del Collegio dei patafisici nel 2001. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo «America», «Lo spirito del terrorismo», «Lo scambio simbolico e la morte», «Il sistema degli oggetti», «Violenza del virtuale e realtà integrale» e «Patafisica e arte del vedere».

Pubblicato su LaStampa.it

Sienna Miller: «Le droghe fanno divertire»

Dichiarazioni choc per la protagonista di «Factory Girl». Che in un'intervista rivela: ho preso morfina per entrare bene nella parte.

Le droghe «fanno divertire un sacco. Per questo la gente si droga, perché è divertente». Lo ha detto l'attrice Sienna Miller in un’intervista al Guardian a poche settimane dall'uscita del film «Factory Girl», in cui interpreta Edie Sedgwick, la musa di Andy Warhol dedita alla droga e ad ogni altro genere di dipendenza, tanto da morire giovanissima all’età di 28 anni.

Sienna ha così ammesso di fare a sua volta uso di stupefacenti, lanciandosi anche in una sorta di “classifica” delle sostanze da lei predilette, mettendo al primo posto i funghi magici: «Mi piacciono le droghe allucinogene, i funghi che erano legali fino a un anno fa o giù di lì. Se avessi una droga preferita, sarebbero i funghi magici».

Pubblicato su Corriere della Sera

Spagna, soldi pubblici per un film porno

Lo scopo è promuovere la lingua catalana, ma non si sa se alla fine le pellicole realmente faranno apprezzare l'originalità della lingua regionale spagnola. E' la bizzarra storia che vede come protagonista un regista di film pornografici spagnolo, Conrad Son, che ha ricevuto un finanziamento pubblico dalla regione catalana per produrre una serie di film a luci rosse nella lingua locale

AUTORITA' - Le autorità Catalane, la regione nel nord-est della Spagna che ha come obiettivo ultimo la separazione dalla penisola spagnola, hanno approvato il finanziamento come parte del progetto che ha come scopo quello di promuovere la storia e la lingua catalana «con qualsiasi mezzo di comunicazione». Essi hanno offerto a Conrad Son più di 10.000 euro per produrre un film a luci rosse e altri 5.000 per girare un altro breve film erotico da mostrare al pubblico di Barcellona durante la rassegna cinematografica che si terrà il prossimo anno.
TRAME - La trama del primo film che s'intitola «Il mare non è più blu» narra la relazione sessuale di una coppia che vive vicino al Mar Mediterraneo. Il secondo invece, che s'intitola «Il ricordo del pesce», narra le avventure sessuali di un amministratore sposato. Tutte le vicende accadono in Catalogna. Il regista Son, ha spiegato al «Sunday Telegraph» che i fondi sono offerti legittimamente alla sua arte cinematografica. «Non si tratta di classici film pornografici» afferma il regista. «Nei miei film ci sono storie e trame. Sono film erotici e non pornografici».

CRITICHE - Naturalmente la decisione non ha trovato tutti d'accordo: molti cittadini spagnoli hanno severamente criticato la scelta affermando che questa è l'ennesima dimostrazione di sperpero di denaro pubblico e dell'incapacità di gestire le risorse regionali da parte del governo nazionalista catalano. In un editoriale il quotidiano spagnolo Abc ha scritto: «Dare fondi pubblici per produrre film pornografici, quando in Catalogna, come nel resto della Spagna, ci sono persone che vivono in terribili condizioni, è un errore molto simile all'appropriazione indebita di denaro statale». Tante sono state le critiche arrivate anche dalla stessa regione autonoma: «Non penso che sia giusto donare soldi pubblici per pagare film pornografici» dice Carlos Losafa, commentatore della radio locale Cadena Cope. «Non importa se lo scopo è promuovere la lingua regionale. E' comunque una degradazione degli aiuti economici del paese».

Pubblicato su Corriere della Sera

Il 97% dei giovani sogna un lavoro all'estero

Le motivazioni: curiosità verso altre culture, contesti professionali diversi e maggiori prospettive di carriera e di guadagno.

Le motivazioni principali che spingono i giovani a desiderare un lavoro all’estero sono la curiosità verso altre culture, contesti professionali diversi e le maggiori prospettive di carriera e di guadagno. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato da www.sportellostage.it.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 170 giovani. Oltre il 97% si dichiara interessato a un’esperienza oltre confine, tuttavia, l’80% afferma di avere difficoltà a scegliere il percorso giusto e capire come e dove trovare le informazioni per effettuare una scelta consapevole. Proprio per orientare i giovani alla ricerca di un lavoro all’estero ACTL ha pubblicato il volume ’Studiare e lavorare all’estero. Guida pratica per universitari e neolaureatì. Gli autori sono Paolo Magri, Direttore dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e Gian Battista Rosa, Responsabile delle politiche del personale di uno dei maggiori gruppi industriali italiani.

Dei giovani che hanno partecipato al sondaggio, il 65,60 % ha espresso un ’forte interessè verso un’esperienza di lavoro all’estero, il 31,65% si dichiara ’abbastanza interessatò, mentre solo il 2,76% dei ragazzi afferma di essere poco o per nulla attratto da questa prospettiva. Quali le motivazioni di chi è interessato a un lavoro all’estero? Come ragioni principali sono state indicate una forte curiosità per altre culture e contesti professionali diversi (30,57%), e la possibilità di avere, fuori dai confini nazionali, maggiori opportunità di carriera e guadagno (28,66%). La voglia di ’avventurà e l’idea di affrontare una sfida personale motivano il 22,61% dei giovani; il 15,61% andrebbe all’estero per trovare strutture, know how e servizi più qualificati rispetto all’Italia, mentre il 2,55% dei ragazzi farebbe un’esperienza internazionale per essere nel cuore della globalizzazione.

Tra le ragioni del "no" spicca la scarsa conoscenza delle lingue straniere (40%), seguono l’idea che andare all’estero sia troppo complicato (22%), nonchè troppo costoso (22%) o un generale disinteresse (22%). Per quanto riguarda le destinazioni, il 69,02% dei partecipanti al sondaggio sceglie i Paesi Europei, seguono gli Usa con il 18,48% delle risposte, la Cina e l’Estremo Oriente (8,15%) e i paesi del terzo mondo (4,35%).

Pubblicato su LaStampa.it

In Italia sono 4 milioni gli immigrati: il 19% è irregolare

Al 31 luglio 2006 gli stranieri nelle carceri sono il 33% del totale (20.088 su una popolazione di 60.710 unità). Le cinque nazionalità più rappresentate sono la marocchina, l’albanese, la tunisina, la romena e l’algerina. Ad agosto 2006 per effetto dell’indulto sono state scarcerate 16.568 persone e a metà novembre la cifra è salita a 17.455.

Secondo la nota «c’è da attendersi un’impennata degli immigrati anche nei prossimi dieci anni». Nel 2016 in Italia potrebbero oscillare tra un minimo di 5,5 milioni e un massimo di circa 7 milioni. Soprattutto potrebbe cambiare l’età della popolazione straniera: la percentuale degli ultra quarantacinquenni passerebbe dall’attuale 14,3% al 23-25% ma si ridurrebbe fino a 10 punti percentuali il peso relativo della componente produttiva: la fascia degli extracomunitari con un’età compresa tra i venticinque e i quarantaquattro anni.

Pubblicato su LaStampa.it

E' morto Yvan Delporte, papà dei Puffi assieme a Peyo

Disegnatore e sceneggiatore belga, Delporte si è spento a Bruxelles a 78 anni. Fu redattore capo del famoso settimanale 'Spirou', su cui apparve per la prima volta il piccolo popolo azzurro: i Puffi furono infatti 'evocati' in una striscia di 'John e Solfami', nell'ottobre del 1958

Il disegnatore e sceneggiatore belga Yvan Delporte, maestro del fumetto e co-creatore con Peyo delle avventure degli gnomi blu dei Puffi, è morto ieri sera a Bruxelles all'età di 78 anni. La notizia della scomparsa è stata data dal suo editore Dupuis. Nato il 24 giugno 1928, Delporte fu redattore capo del famoso settimanale belga a fumetti 'Spirou' dal 1955 al 1968 ed è stato per decenni una delle colonne del fumetto franco-belga, scrivendo sceneggiature per oltre quaranta serie tra cui quella celeberrima dei Puffi.


L'ORIGINE
Yvan Delporte è stato anche il 'modello' del simpaticissimo personaggio di Gaston Lagaffe creato mezzo secolo fa dal disegnatore Andrè Franquin. Come sceneggiatore, Yvan Delporte ha legato la sua fama ad un altro artista di grande successo, Peyo, alias Peter Culliford, il creatore degli 'Schtroumpfs', ovvero 'I Puffi'.


I PUFFI
I Puffi sono una razza immaginaria di piccole creature blu simili a gnomi, che vive in una foresta da qualche parte in Europa, che furono inventati quasi per caso alla fine degli anni Cinquanta proprio sulle pagine di 'Spirou', di cui Delporte era allora il temuto e riverito caporedattore. All'epoca Peyo era l'autore di una striscia a fumetti su 'Spirou' chiamata 'Johan et Pirlouit' (in Italia 'John e Solfami' sul 'Corriere dei Piccoli'), ambientata nell'Europa medioevale: Johan è il coraggioso scudiero al servizio del re, mentre Pirlouit è il suo fedele amico ingaggiato a corte come buffone.


JOHN & SOLFAMI
I due protagonisti incontrano spesso nuove genti nei loro viaggi; nella striscia del 23 ottobre 1958, mentre sono alla ricerca di un flauto magico, evocano gli 'Schtroumpf': è la prima apparizione dei Puffi. L'idea viene poi sviluppata da Peyo con Delporte che lavoreranno insieme alle avventure dei Puffi per oltre 30 anni. Dopo la morte di Peyo nel 1992, Delporte continuò a scrivere da solo le sceneggiature. Dalle pagine dei fumetti i Puffi sono diventati in seguito una famosa serie animata della Hanna e Barbera Productions.

Pubblicato su Quotidiano.net

Afghanistan, persi i contatti con un giornalista di Repubblica

Daniele Mastrogiacomo, inviato di La Repubblica in Afghanistan, è scomparso da domenica. «Confermo - ha detto il direttore del quotidiano Ezio Mauro - che non abbiamo contatti con Daniele da domenica sera, era nella zona di Kandahar e ci aveva trasmesso un servizio pubblicato sul numero di lunedì. Sapevamo che aveva un importante appuntamento per fare un nuovo servizio».

Daniele Mastrogiacomo, secondo quanto si è appreso, aveva detto prima di partire di voler incontrare qualche capo taleban nell'Afghanistan del sud, nella zona di Kandahar. Mastrogiacomo era partito per l'Afghanistan a metà della settimana scorsa e l'ultima volta che il giornale lo ha sentito è stato domenica sera. Per tutta la giornata di lunedì, invece, dal giornale non sarebbero riusciti a parlare con l'inviato.

Ma Mastrogiacomo non è l´unico giornalista che sta facendo notizia in queste ore dall´Afghanistan. I Talebani infatti sostengono di aver catturato un giornalista britannico e due afghani nella provincia di Helmand nel sud dell'Afghanistan. Lo riporta il sito della Bbc riportando dichiarazioni di persone vicine al mullah Dadullah. Secondo Dadullah i tre sarebbero entrati nella provincia senza permesso e sono ora detenuti in una base della guerriglia talebana. Il Ministero degli esteri britannico ha dichiarato che sta verificando le notizie sul rapimento.

I tre sarebbero detenuti a Nad Ali nella provincia di Helmand, una delle aree dove si produce la maggiore quantità di oppio, e sono stati accusati - riporta ancora il sito dell'emittente britannica che cita un portavoce dei Talebani - di essere entrati senza permesso per spiare. Sono stati sequestrati i loro telefoni satellitari, le telecamere e la loro auto ed i tre sono stati interrogati, aggiungono le fonti della Bbc. Il nome del britannico sarebbe John Nichol, ma né le autorità afghane, né quelle britanniche e americane sembrano non sapere chi sia.

In realtà c´è un giornalista britannico con quel nome, un ex pilota della Raf che era stato catturato in Iraq nel 1991, ma secondo al Bbc questo John Nichol risulta essere in Inghilterra. A Helmand nell'ottobre del 2006 era stato sequestrato anche il fotoreporter italiano Gabriele Torsello, rimasto nelle mani dei rapitori per tre settimane. Il mese scorso la stessa sorte, ma per una sola notte, è toccata a una troupe di al Jazira.

Pubblicato su L'Unità

Afghanistan, la Nato lancia l'offensiva

E' l'operazione Achille: la più vasta offensiva, condotta dall’Isaf congiuntamente con le truppe afghane, mai lanciata sino ad ora.

Il comando della forza di sicurezza internazionale della Nato in Afghanistan (Isaf) ha annunciato l’avvio della sua «più grande offensiva» contro la guerriglia talebana nel sud del Paese.
All’operazione, scattata stamattina alle prime luci dell’alba nella provincia meridionale dell’Helmand, prendono parte almeno 5.500 uomini (4.500 militari Nato e un migliaio di truppe regolari afgane). Le prime unità dell’Isaf hanno lanciato la cosiddetta "Operazione Achille", che si concentra nella parte settentrionale dell’Helmand, dove gli irriducibili del mullah Omar controllano da più di un mese il distretto di Musa Qala.

La Nato ha spiegato che oltre all’obiettivo di riprendere in mano il controllo della sicurezza nelle regioni del sud, vi è anche quello di spianare la strada al programma di ricostruzione e di sviluppo economico dell’intera area. La provincia dell’Helmand è la più grande produttrice mondiale di papavero da oppio.

Ci si interroga, intanto in Italia, sul voto sul rifinanziamento della missione: non tanto quello di oggi alla Camera, quanto quello al Senato.
Il vice-coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto afferma: «Non sono in grado di fare previsioni però la mia valutazione è assai netta: il governo o è autosufficiente su un tema così importante di politica estera quale è l’Afghanistan oppure si deve dimettere».

Ma dalla maggioranza arrivano rassicurazioni: «Ci si avvia ad un voto molto ampio a favore del provvedimento», afferma Umberto Ranieri, dell’Ulivo, presidente della Commissione Affari esteri alla Camera.
Ranieri ha proseguito parlando delle cosiddette "maggioranze variabili" in Senato: «Non teorizzo maggioranze variabili perchè quando è in gioco il buon nome dell’Italia e le posizioni dell’Italia sulla scena internazionale credo sia importante la convergenza unitaria delle forze parlamentari.E a proposito della mozione della sinistra per usare l’oppio coltivato in Afghanistan a scopi terapeutici, il parlamentare si è detto convinto del fatto che «la lotta al narcotraffico deve essere contrastata duramente in Afghanistan. Per farlo occorrono investimenti economici consistenti. L’oppio medicinale è materia controversa, penso - ha concluso - che si debba verificare se esistano o meno le condizioni per un progetto di questo tipo».

Pubblicato su LaStampa.it

Campagna della Cnn: "Salviamo Britney Spears"

Il network americano lancia un appello a Bono Vox degli U2 perché organizzi un concerto in onore dell'ex lolita del pop, vittima di crisi depressive e autodistruttive. "Temiamo che faccia la stessa fine di Anna Nicole Smith".

Britney Spears tenta il suicidio ed è preda di crisi depressive? Per aiutarla ora scende in campo anche la Cnn. Il network statunitense, infatti, lancia un appello a Bono Vox degli U2 e - come riferisce il Corriere della Sera - propone un concerto in onore della cantante. "Temiamo che faccia la stessa fine di Anna Nicole Smith", precisal'emittente televisiva.

Nel solco della tradizione, ancora una volta l'appello viene rivolto al leader degli U2. Nessuna beneficenza per popoli o nazioni, ma un aiuto rivolto a una sola persona: l'ex lolita del pop, che rappresenta un'intera generazione e a lungo è stata l'idolo dei teenager.

E' ancora presto per sapere se il frontman del gruppo irlandese raccoglierà o meno la richiesta, ma la proposta del network americano ha comunque messo in luce quanto il dramma di Britney sia salito alle cronache.

Il declino dell'ex moglie di Kevin Federline è iniziato circa un anno fa quando, dopo la prima gravidanza, la Spears scoprì di essere nuovamente incinta. Da allora le crisi e la depressione hanno cominciato a prendere su di lei il sopravvento.

La gravidanza e poi il divorzio, pieno di colpi bassi, la minaccia del marito di toglierle l'affidamento dei figli, le notti brave con Paris Hilton fino al ricovero per disintossicarsi dalla droga con gli scatti di ira e autodistruzione: la strada per Britney ora è tutta in salita. Ma forse un concerto in suo onore potrebbe davvero aiutarla a uscire dall'inferno nel quale è precipitata.

Pubblicato su Quotidiano.net

Indonesia, terremoto a Sumatra: 82 i morti

Due scosse di terremoto di magnitudo 6,3 e 6 della scala Richter hanno colpito l'isola indonesiana di Sumatra, uccidendo almeno 82 persone, tra cui diversi bambini. Malgrado l'intensità del sisma, non è stato diffuso l'allarme tsunami dato che l'epicentro è stato localizzato su terraferma. Crollati centinaia di edifici tra cui una banca, gli ospedali sono pieni di feriti. La terra ha tremato in gran parte dell'Indonesia e anche nella vicina Malaysia. A Singapore diversi edifici sono stati evacuati. Tre persone sono morte in una scuola elementare andata a fuoco a Solok, nell'isola di Sumatra: tra loro anche due bambini. Altre tre persone sono morte in un rogo all'ospedale militare.

«Il nostro ufficio sul posto ci ha comunicato 82 morti, ma il bilancio continua a crescere d'ora in ora», ha affermato il portavoce dell'Unicef Damien Personnaz. Il terremoto ha colpito Padang, seconda città di Sumatra che conta circa un milione di abitanti, ma «anche numerosi villaggi nei dintorni», ha aggiunto. «Sono state distrutte scuole ed edifici pubblici e saranno necessari rifugi e materiale sanitario», ha precisato il portavoce. L'Unicef prevede che i bisogni saranno ingenti, poichè la regione colpita è «relativamente popolata». Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia ha già inviato nuovo personale sul luogo del sisma.

Le autorità hanno ordinato l'evacuazione di tutte le scuole e gli edifici pubblici di Padang. La gente si è radunata nei parchi e in altri luoghi all'aperto, nel timore di crolli o di nuove scosse. «Il numero delle vittime potrà aumentare perché diverse zone non hanno inviato il loro rapporto - ha detto il sindaco di Padang, Fauzi Bahar -. Molte persone si sono calmate e stanno tornando a casa, ma si possono vedere ancora molti ingorghi di traffico». «La nostra priorità è per ora di trattare i feriti e le loro famiglie. Abbiamo sei tende e un campo di calcio come aree di emergenza» ha aggiunto il sindaco di Solok, Syamsu Rahim.

La scossa è stata registrata alle 10,49 locali (le 4,49 italiane) con epicentro nel mezzo dell'isola di Sumatra, a una profondità di 30 km, in un'area a 50 km dalla città di Padang, dove gli strumenti dell'agenzia meteorologica e geologica hanno registrato una magnitudo di 6,6 gradi - 6,3 quella registrata dall'istituto di geofisica statunitense (Usgs). Un paio d'ore più tardi è stata registrata sul posto una seconda scossa, di magnitudo 6. L'epicentro si trova a 650 a sud-est di quello del devastante terremoto che scatenò lo tsunami del 26 dicembre 2004, che provocò almeno 170 mila morti solo in Indonesia.

Pubblicato su l'Unità

Al Qaeda vuole rapire il principe Harry in Iraq

Agghiacciante il messaggio: "Il principino sarà inviato in Iraq dove troverà la morte per mano dei musulmani, possa Allah dargli ciò che merita". Un esperto britannico: "Per i terroristi sarebbe un colpo grosso"

Al Qaeda vuole rapire o uccidere il principino Harry che, come confermato lo scorso 22 febbraio dal ministro della Difesa britannico Des Browne, tra due mesi andrà a combattere nel sud dell'Iraq al seguito del suo reggimento dei 'Blues and Royals'.
Le minacce contro il 22enne secondogenito di Carlo e Diana - secondo quanto scrive stamane il 'Sun' - sono comparse su diversi siti web dell'estremismo islamico.
Il tabloid inglese afferma inoltre che Harry (non a caso), nel corso di questa settimana, parteciperà ad una simulazione di sequestro, con tanto di blitz delle forze speciali 'Sas' che lo liberano dalla progionìa.

«Il principino Harry sarà inviato in Iraq, dove troverà la morte per mano dei musulmani», e «Possa Allah dargli ciò che mertita, alla pari dei suoi confratelli crociati», sono soltanto due dei tanti messaggi di minacce rivolti ad Harry, terzo nella linea di successione al trono d'Inghilterra.
Un ufficiale dei 'Blues and Royals', coperto dall'anonimato, ha riferito al tabloid britannico che «ufficialmente Harry sarà trattato come tutti gli altri soldati ma, in realtà, tutti sanno che gli insorti faranno di tutto per mettergli le mani addosso».

Neil Doyle, un esperto britannico di siti internet di matrice terroristica, ha affermato senza mezzi termini: «Harry sarebbe il colpo grosso per qualsiasi gruppo dei ribelli». «Una sua possibile uccisione o cattura varrebbe oro per quanto pesa ai fini della propaganda terroristica», ha aggiunto Doyle.

Harry verso la fine di maggio dovrebbe guidare una pattuglia di 12 uomini in operazioni di ricognizione nella zona di Maysan, vicino al confine con l'Iran, a bordo di blindati 'Scimitar'.

Pubblicato su Quotidiano.net

Vietato spiare sistematicamente i dipendenti online

Lo chiedevano i lavoratori e molti imprenditori ed ora il Garante per la privacy ha deciso di mettere ordine sul delicatissimo fronte del monitoraggio delle attività Internet dei dipendenti pubblici e privati.

Con un provvedimento ad hoc, spiega lo stesso Garante, viene stabilito che i datori di lavoro pubblici e privati non possono controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti, se non in casi eccezionali. Spetta al datore di lavoro definire le modalità d'uso di Internet ma sono modalità che dovranno sempre e in tutti i casi tener conto "dei diritti dei lavoratori e della disciplina in tema di relazioni sindacali".

Il provvedimento, che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, vuole essere una sorta di guida alle regole. "La questione - ha spiegato Mauro Paissan, relatore del provvedimento - è particolarmente delicata, perché dall'analisi dei siti web visitati si possono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono avere contenuti a carattere privato. Occorre prevenire usi arbitrari degli strumenti informatici aziendali e la lesione della riservatezza dei lavoratori".

Non ci sono novità sostanziali rispetto a quanto già espresso in passato dal Garante ma c'è una nuova chiarezza. Alle imprese, ad esempio, viene fatto carico di "informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che vengano effettuati controlli". Ma è fuori discussione la possibilità di leggere e registrare sistematicamente le email dei dipendenti o di monitorare sistematicamente la navigazione web. Sono casi nei quali si realizzerebbe, spiega il Garante, "un controllo a distanza dell'attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori".

Ciò che le aziende pubbliche e private devono fare è dunque dar vita ad un disciplinare interno, un documento realizzato anche assieme ai sindacati, "nel quale siano chiaramente indicate le regole per l'uso di Internet e della posta elettronica".

E, proprio per evitare usi impropri di Internet, al datore di lavoro viene ascritto il compito di minimizzare il rischio, ricorrendo a strategie e tecnologie dedicate.
Il Garante fa qualche esempio, per quanto riguarda la navigazione:
"- individuare preventivamente i siti considerati correlati o meno con la prestazione lavorativa;
- utilizzare filtri che prevengano determinate operazioni, quali l'accesso a siti inseriti in una sorta di black list o il download di file musicali o multimediali."

Per quanto riguarda l'email, invece, l'azienda:
- renda disponibili anche indirizzi condivisi tra più lavoratori (info@ente.it; urp@ente.it; ufficioreclami@ente.it), rendendo così chiara la natura non privata della corrispondenza;
- valuti la possibilità di attribuire al lavoratore un altro indirizzo (oltre quello di lavoro), destinato ad un uso personale;
- preveda, in caso di assenza del lavoratore, messaggi di risposta automatica con le coordinate di altri lavoratori cui rivolgersi;
- metta in grado il dipendente di delegare un altro lavoratore (fiduciario) a verificare il contenuto dei messaggi a lui indirizzati e a inoltrare al titolare quelli ritenuti rilevanti per l'ufficio, ciò in caso di assenza prolungata o non prevista del lavoratore interessato e di improrogabili necessità legate all'attività lavorativa.

"Qualora queste misure preventive non fossero sufficienti a evitare comportamenti anomali, gli eventuali controlli da parte del datore di lavoro - sottolinea il Garante - devono essere effettuati con gradualità. In prima battuta si dovranno effettuare verifiche di reparto, di ufficio, di gruppo di lavoro, in modo da individuare l'area da richiamare all'osservanza delle regole. Solo successivamente, ripetendosi l'anomalia, si potrebbe passare a controlli su base individuale".

Nel provvedimento sono anche dettagliate tutele specifiche per categorie particolari di lavoratori, come quelli che sono tenute al segreto professionale.

Pubblicato su Punto Informatico

Turista italiano muore in cella

Simone Renda, un trentenne in vacanza a Cancun, è morto in circostanze poco chiare. Era stato arrestato per ubriachezza ed è stato trovato senza vita la mattina seguente, forse stroncato da un malore.

Un italiano di 35 anni, Simone Renda, che stava trascorrendo un periodo di vacanza in Messico, è morto in circostanze poco chiare nella cella del commissariato di Cancun dove era stato rinchiuso per ubriachezza molesta.

Il decesso è stato confermato dalla Farnesina. Renda doveva rientrare in Italia giovedì scorso, primo marzo, e aveva dato disposizioni in albergo di essere svegliato in mattinata. Visto che non rispondeva alle chiamate né al personale dell'albergo che continuava a bussare alla porta della sua stanza, dall'hotel hanno chiamato la polizia che ha aperto la camera con un passepartout, trovando il giovane uomo in stato confusionale, probabilmente causato dall'alcol.

Per via delle sue reazioni scomposte, Renda è stato arrestato , processato per direttissima e condannato a 36 ore di detenzione: è stato trovato morto in cella il giorno dopo. Le cause del decesso non sono ancora state chiarite, i familiari della vittima si stanno recando a Cancun.

Pubblicato su Quotidiano.net

lunedì 5 marzo 2007

CINEMA: APERTE LE ISCRIZIONI ALL'ISCHIA FILM FESTIVAL

Fissati al 31 marzo 2007 i termini per partecipare all'Ischia Film Location Festival. Per ricevere il regolamento e l'entry form del concorso, dedicato alle location ed aperto a lungometraggi, cortometraggi e documentari italiani e stranieri, e' possibile scrivere a segreteria@ischiafilmfestival.it. Sara' il suggestivo borgo antico dell'isola, tra il Castello Aragonese e la cinquecentesca Torre di Michelangelo e la colombaia, dimora storica di Luchino Visconti a Forio d'Ischia, a fare da scenario alle proiezioni della quinta edizione festival in programma dal 24 al 30 giugno.

Sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, la kermesse premia, come da tradizione, i registi, gli autori della fotografia e gli scenografi che hanno maggiormente valorizzato le location utilizzate. Tra i propri obiettivi il festival si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica, tramite la cinematografia, al rispetto dell'ambiente e delle ricchezze artistiche del nostro Paese e soprattutto alla salvaguardia dell'identita' culturale di ciascun luogo.

Oltre al concorso cinematografico l'Ischia Film Location, consta di un 'mercato' che rappresenta l'unico appuntamento in Europa per l'incontro tra Film Commission, produttori cinematografici, enti territoriali e tour operator per stabilire nuovi accordi di produzione e co-produzione cinematografica nonche' per approfondire attraverso il convegno nazionale sul cineturismo le tematiche legate al 'destination management' attraverso l'audiovisivo.

Pubblicato su Italy Global Nation

Daniel Radcliffe: Harry Potter fino alla fine.

La notizia era praticamente scontata, ma l'ufficialità è arrivata soltanto sabato scorso: Daniel Radcliffe vestirà i panni di Harry Potter anche negli ultimi due film della saga.

Il giovane attore inglese, che compirà 18 anni il prossimo luglio, fu scritturato per la prima volta nel lontano 2000: al suo attivo ci sono già quattro film di Harry Potter, il quinto ("Harry Potter e l'Ordine della Fenice") uscirà nelle sale statunitensi e britanniche in estate.

Per quanto riguarda invece le ultime due avventure del popolarissimo maghetto ("Harry Potter and the half-blood prince" ed "Harry Potter and the Deathly Hallows"), stando alle indiscrezioni che giungono dagli Stati Uniti si dovrà attendere ancora qualche anno: l'uscita dell'ultima pellicola sembra addirittura programmata per il 2010.

Ancora sconosciuti i termini finanziari dell'accordo tra i produttori e l'attore inglese, così come ancora non si sa se anche tutti gli altri membri "storici" delle prime pellicole (tra i quali Emma Watson e Rupert Grint) saranno confermati ai loro posti.

Pubblicato su Zapster.it

Oppio afghano a fini terapeutici

La proposta di Rifondazione, Verdi e Rosa nel Pugno da inserire nel decreto di rifinanziamento della missione in Afghanistan

Rifondazione Comunista, Verdi e Rosa nel Pugno chiedono che insieme al rifinanziamento della missione in Afghanistan si possa avviare una sperimentazione per l'acquisizione dell'oppio afghano ai fini terapeutici. È questo il senso della conferenza stampa che si è tenuta nella sala stampa di Montecitorio per presentare l'ordine del giorno, nel quale c'è scritto che il governo deve «sostenere, nell'ambito della progettata conferenza internazionale di pace, il progetto di trasformare l'oppio afghano in morfina e codeina al fine di soddisfare la domanda a livello internazionale, in gran parte inevasa, di farmaci per la terapia del dolore».

LE RICHIESTE DELLA SINISTRA RADICALE - Anche su questa proposta potrebbe giocarsi l'appoggio della sinistra radicale al decreto di rifinanziamento delle missioni militari, Afghanistan compreso, decreto oggi in discussione nell'Aula della Camera prima del voto, previsto per domani. Il centrodestra considera fondamentale il provvedimento per mettere di nuovo alle corde la maggioranza di governo. Maggioranza che alla Camera non dovrebbe avere problemi, ma che quando arriverà al Senato sarà di nuovo in bilico.

Il ddl è sbarcato a Montecitorio in un'aula semideserta che ancora non si scalda mentre purtroppo si è scaldato il clima politico a seguito del raid aereo della Nato su Kabul, che ha causato nove vittime tra i civili afghani. La sinistra radicale mostra qualche distinguo. «La decisione del gruppo di Rifondazione Comunista è quella di votare il decreto. Naturalmente con alcuni emendamenti - ha spiegato il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena -: la conferenza internazionale di pace, l'osservatorio di monitoraggio delle missioni militari, un passaggio più forte sul finanziamento della cooperazione civile rispetto a quella militare e un ordine del giorno sull'oppio. Molto importante per i contadini, per non farli catturare dall'egemonia talebana. Su questi punti l'accordo si può trovare» assicura.

Pubblicato su Corriere della Sera

Xbox Live Arcade: troppo successo, Microsoft aggiorna memorie e line-up

Il successo di Xbox Live Arcade, il portale per il download di videogiochi su Xbox 360, ha imposto a Microsoft di aggiornare la sua linea hardware e le sue direttive riguardo i videogiochi scaricabili. La società di Redmond ha annunciato ieri il prossimo lancio di una Memory Unit per Xbox 360 da 512 MB e l'incremento della dimensione massima ufficiale dei titoli Xbox Live Arcade (XLA), che passa da 50 MB a 150 MB. Un nuovo corso che, nei prossimi mesi, farà convergere sul portale progetti più complessi e "ambiziosi".

La nuova Memory Unit da 512 MB sarà disponibile in tutto il mondo dal 3 aprile, ad un prezzo di 49,99 dollari per il Nord America, che dovrebbero tradursi in circa 40 euro in Europa. La precedente versione, da 64 MB, subirà invece un abbassamento di prezzo, passando da 39,99 a 29,99 dollari. Nel periodo di lancio, la nuova unità di memoria conterrà, pre-caricato al suo interno, il gioco Geometry Wars: Retro Evolved, sviluppato da Bizarre Creations, ad oggi uno dei maggiori successi di Xbox Live Arcade.

Da ieri è stata incrementata anche la dimensione massima dei titoli XLA, passata ora a 150 MB. Un'esigenza nata qualche settimana fa, quando i vertici del portale avevano annunciato il progetto di convertire Castlevania: Symphony of the Night, un gioco pubblicato originariamente su PlayStation e di dimensioni maggiori rispetto ai limiti consentiti. Una scelta che aprirà il campo, tra l'altro, alla conversione di titoli più recenti per XLA, come l'annunciato Rez, uscito solo pochi anni fa per Dreamcast e PlayStation 2.

In occasione della Game Developers Conference, Microsoft ha anche illustrato i futuri piani per il suo Xbox Live Arcade, annunciando alcuni nuovi titoli con cui conta di rispondere all'esordio, il prossimo 23 marzo, del PlayStation Network di PlayStation 3, che offrirà un simile servizio di download. In prima fila, un nuovo progetto di Bizarre Creations, intitolato Boom Boom Rocket, all'insegna dei fuochi d'artificio e della prontezza di riflessi, incrocio ideale tra Fantavision e Dance Dance Revolution.

A Boom Boom Rocket si aggiungeranno altri titoli di richiamo, tra cui Jetpac Refuelled, remake di un gioco Rare del 1983; Eets: Chowdown, conversione di un famoso videogioco indipendente per PC, e Wing Commander Arena, titolo multiplayer per 16 giocatori ispirato all'universo, molto noto tra i giocatori di vecchia data, di Wing Commander.

Pubblicato su LaStampa.it

domenica 4 marzo 2007

Prodi: "Solo con un accordo si può sospendere il referendum"

«Non è la trattativa che sospende il referendum, ma l’accordo»: il presidente del Consiglio, Romano Prodi rispondendo nella sua Bologna ad una domanda dei giornalisti ha spiegato la sua posizione circa l’ipotesi di una sospensione del referendum per la riforma della legge elettorale. Con riferimento a quanto affermato dal presidente del Comitato promotore del referendum Giovanni Guzzetta, Prodi ha detto: «Quando parlo di un rinvio del referendum elettorale, non è che voglia dire che il referendum non è un grande strumento, perchè ogni volta in cui si richiama la società civile si fa un passo in avanti. Però - ha chiarito - se c’è un accordo alto è chiaro che ci sono gli elementi per sospendere il referendum; non è la trattiva che sospende il referendum ma l’accordo».

BERTINOTTI: RAGIONEVOLI LE PAROLE DI PRODI
«Mi pare molto ragionevole». Così il presidente della Camera Fausto Bertinotti commenta la posizione espressa oggi dal presidente del Consiglio Romano Prodi sul rinvio del referendum sulla legge elettorale solo se c’è un’intesa tra le forze politiche sulla riforma elettorale. «Penso che la legge elettorale richieda per sua natura il più largo consenso possibile», ha detto Bertinotti a margine della conferenza internazionale sul ruolo dei parlamenti nello sviluppo della società dell’informazione. «Si può litigare molto, ma non sulle regole del gioco - ha aggiunto - Le regole del gioco devono essere condivise affinchè la conclusione della partita possa essere considerata legittima e quindi compiuto lo sviluppo del processo democratico». «Penso che il Parlamento - ha ribadito il presidente della Camera - sia la sede vocata per fare la legge elettorale e per farla con il massimo di consenso». E rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se ritiene che le condizioni ci siano, Bertinotti ha risposto: «Intanto bisogna investire sulle possibilità di farcela. Questo - ha concluso - è il momento della speranza dell’investimento»

CALDEROLI: PRODI E BERLUSCONI ALLEATI SULLA LEGGE ELETTORALE
«Berlusconi e Prodi oggi dovrebbero essere veri alleati, perchè il vero nemico è il tentativo di ritorno della Prima Repubblica che, come l’ Idra, spinta dai poteri forti, cerca sempre di risollevare la testa»: lo afferma il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, intervenendo sulla questione della legge elettorale. «Oggi è il momento della chiarezza - aggiunge il coordinatore delle segreterie leghiste - la vuol fare Prodi, non più disponibile a subire i ricatti o le ipocrite pressioni della sua maggioranza, ma la deve fare anche Berlusconi».

FASSINO: RINVIO REFERENDUM SE SI AVVIA PERCORSO REALE
Se dovesse concretamente aprirsi un «cantiere» in Parlamento per la riforma della legge elettorale sarebbe «ragionevole» chiedere ai promotori del referendum di aspettare un anno. Lo dice il segretario Ds, Piero Fassino, a margine del congresso della Sinistra giovanile, precisando che comunque non c’è l’intenzione di imporre scelte a nessuno. «Se si avvia un cantiere che è finalizzato a fare una nuova legge elettorale - dice Fassino - poiché saranno essenziali anche alcune riforme costituzionali strettamente collegate come i poteri dei presidenti del Consiglio, il superamento del bicameralismo e il completamento del federalismo, e siccome il processo di revisione della Costituzione richiede certi tempi, sarebbe ragionevole, se il percorso si avvia, chiedere a coloro che hanno proposto il referendum di procrastinare di un anno il loro lavoro».

Pubblicato su LaStampa.it