lunedì 19 marzo 2007

Il ritorno di Commodore, presentato al Cebit il nuovo game pc

A volete ritornano. Per i 30 35enni è un vero tuffo nel passato, un revival di ricordi, di quelle ore trascorse davanti alla tv in attesa che il primo rudimentale computer caricasse la cassetta magnetica per poter giocare all’ultimo avvincente videogame. Stiamo parlando della Commodore, una delle società più fiorenti degli anni ottanta nel mercato dei primi home computer, allora dedicati quasi esclusivamente all’intrattenimento.

L’inventore del mitico commodore 64 (venduto in oltre 30milioni di esemplari in tutto il mondo, ndr), e ancor prima del vic20 e poi dell’Amiga 500, oggi torna alla ribalta con un nuovo prodotto, ipertecnologico, con la missione di battersi ad armi pari contro le consolle giapponesi di Sony e Nintendio.

La commodore gaming, che rappresenta una filiale della casa madre Commodore la quale non ha mai interrotto l’attività in questi anni, ha presentato in anteprima al Cebit di Hannover il suo Pc gaming, un prodotto a metà strada tra la consolle e il personal computer, dedicata al mondo dei giochi elettronici.

Un mercato da svariati milioni di dollari, nel quale la concorrenza si basa su una tecnologia sempre più spinta per ottenre il massimo del realismo. Prodotti che montano potenti processori, mutuati dal mondo dei Pc soprattutto per ottenere effetti grafici di altissimo livello, che dispongono di Dvd (in alcuni casi già in versione alta definizione), di disco fisso di gradi capacità di memoria, oltre che a una serie di accessori che fanno la felicità degli appassionati.

Il nuovo prodotto, disponibile in quattro differenti versioni, del quale però non sono stati ancora resi noti i prezzi, potrà essere personalizzato anche esteticamente. Grazie alla possibilità di decorare il case a piacere, con stampe particolari e coloratissime e riproduzioni, l'impatto visivo si discosta di molto dal look minimalista offerto dai concorrenti giapponesi.

Fonte: Finanza Online

Arriva la PlayStation 3, anche l'Italia si prepara

Il count down è iniziato, e questa volta per davvero. Dopo l'anteprima in America e Giappone dello scorso novembre, ancora pochi giorni e la nuova e attesissima console per videogiochi della Sony, che sulla Playstation 3 ci scommette e tanto per tenere a debita distanza gli attacchi della Xbox 360 della Microsoft e della Vii di Nintendo, debutterà ufficialmente in Europa allo scadere della mezzanotte del 22 marzo.

Un evento che, diamolo pure per scontato, sarà vissuto in presa diretta da milioni di adepti della "macchina per l'entertainment" del gigante nipponico. E come sempre più spesso succede le code infinite davanti ai negozi che per primi metteranno in vendita il nuovo " oggetto del desiderio" sono attese anche in Italia. Nella notte del lancio, infatti, sono in programma vari eventi che trasformeranno l'immediata vigilia in veri e propri "street party" nei pressi dei quattro shopping center che hanno cavalcato l'iniziativa: lo store Euronics di Viale Rossini 11 a Roma (dove fino al 23 è ancora allestita, nel quartiere di Trastevere, la PS3Dome), il centro Mediaworld in Viale Troya a Milano, l'Eldo di Piazza Matteotti a Napoli e la Fnac di Via Roma 56 a Torino. Per chi non sarà della festa, invece, Sony ha allestito un quinto appuntamento del tutto virtuale, ambientato su un'isola di Second Life nelle vicinanze dei Parioli romani. Per gli oltre quattro milioni di utenti della community italiana un evento "cult" da non perdere, al pari dei primi giochi in formato Blu-ray pensati per la PS3, che si possono già comprare a partire da 59,99 euro.

E la compatibilità con i giochi della PS2?
Eliminando un microchip dalla versione europea della PlayStation 3, Sony coglierà l'obiettivo di ridurre i costi di produzione ma aprirà il fianco al nascere di un problema non da poco, la compatibilità della nuova console con i giochi della PS2, venduta in 111 milioni di esemplari. I portavoce della casa giapponese sono stati del resto alcuni giorni fa molto espliciti nel confermare che la PS3 che debutterà venerdì non raggiunge i livelli di compatibilità (nell'ordine del 98%) con i titoli della console precedente dei modelli americani e giapponesi. Una scelta coraggiosa, per certi versi, che non si sa quanto potrà influire sulle vendite dell'apparecchio nel Vecchio Continente. La PS3 costa a listino 599 euro nella versione con hard disk da 60 Gbyte, un "investimento" non da poco.

Fonte: Il Sole 24 ore

Beauty trip, per risistemarsi

Week end e mini-vacanze nei centri benessere, la nuova mania di chi può concedersi il lusso di rimettersi in forma dopo l'inverno

Decine di agenzie di viaggio si sono buttate sul business. Con l'inverno alle spalle, si è scatenata la mania del "beauty trip", il week end all'insegna del benessere per rimettersi in forma, e si organizzano pacchetti ad hoc per chi è a caccia di relax e centri termali. "Remise en forme" è la parola d'ordine per tutti coloro che, in vista della bella stagione e potendoselo permettere, sentono l'esigenza di ritrovare la linea perduta. Secondo Telefono Blu sarebbe il 4% degli italiani a fare delle terme una tappa abituale per ritrovare il tono fisico e la forma giusta, la meta più gettonata rimane Ischia, seguita dalle località tradizionali dell'Emilia Romagna, della Toscana e del Trentino Alto Adige. Mentre all'estero cresce l'affluenza verso i centri termali di Croazia e Slovenia.

Il piacere, l'effetto rilassante e il benessere dell'azione delle terme è una tradizione che si rinnova dai tempi più antichi. E oggi c'è un ritorno all'origine per chi è alla ricerca del relax, gli elementi naturali sono sempre più presenti nei vari trattamenti proposti dalle strutture. Oltre ai bagni nel vino e ai massaggi col cioiccolato, le ultime novità sono attività a base di acqua termale riprese dall'antica tradizione romana, con aggiunta di olio d'oliva, sale, fango, miele. L'età media di chi richiede questo tipo di trattamenti, tra l'altro, negli ultimi tempi si è notevolmente abbassata, varia dai 35 ai 40 anni, ci sono famiglie con bambini, così come manager che seguono programmi dietologici e antistress.

L'importante - consigliano gli esperti - al di là dei singoli trattamenti, è la scelta della struttura. I centri benessere qualificati devono esibire la siglia "spa", che sta per "Salus per aquam" e cioè curarsi grazie alle proprietà dell'acqua. Ottenere il riconoscimento di spa non è semplice. Con la legge numero 323 del 2000 lo Stato ha posto dei paletti molto chiari, impedendo così alle persone di imbattersi in tranelli o in finti centri benessere. Secondo l'articolo 2, infatti, soltanto le cure che utilizzano acque termali o loro derivati che abbiano riconosciuta efficacia terapeutica per la tutela globale della salute possono effigiarsi di epiteti quali terme, termale, acqua o fango termale, idrotermale, idrominerale, thermae e naturalmente spa.

Per chi non avesse tempo per un soggiorno lungo, il beauty trip, viaggia anche su internet. Sono moltissime le offerte che si possono trovare in rete per accaparrarsi qualche momento di relax senza spendere una follia. I prezzi vanno dai 100 ai 500 euro al giorno e sono solitamente comprensivi di pernottamento e prima colazione. Alcuni includono anche massaggi e bagno turco, uso delle saune, idromassaggio e fitness. Ma attraverso internet si possono anche prenotare massaggi o trattamenti da consumare presso un qualunque centro benessere della propria città, L'ultimi trend è la cioccolato-terapia di coppia: cremosi avvolgimenti a base di cioccolato caldo accompagnati da massaggi e carezze per addolcire la pelle, sauna, peeling, bagno turco, e fango, degustazione di cioccolato e un massaggio di 30 minuti con olio caldo al cacao. Due ore in tutto, 179.99 euro in due.

Fonte: Libero News

Ministri ambiente G8: Restano le differenze ma intesa per 7 punti

Gli Usa dicono no ai limiti alle emissioni. La Cina respinge le critiche

Nonostante il persistere di differenze fra i Paesi più industrializzati e la conferma del no americano a stabilire limiti vincolanti per le emissioni di gas nocivi, nell'incontro di Potsdam fra i ministri dell'ambiente del G8 e di cinque dei maggiori Paesi emergenti è emersa la comune volont àdi lavorare a una strategia di lotta contro i mutamenti climatici e il riscaldamento della Terra e per la salvaguardia della biodiversità.

«Siamo andati molto più avanti di quanto mi fossi aspettato all'inizio», ha detto il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel, il cui Paese detiene la presidenza di turno del G8. In un documento diffuso al termine dei due giorni di lavori, Gabriel ha parlato di un «buon risultato in vista del vertice del G8 del prossimo giugno a Heiligendamm». «È un segnale importante - ha osservato - che i cinque principali Paesi emergenti e gli otto Paesi più industrializzati abbiano parlato con parole chiare fra di loro».

All'incontro di Potsdam, il capoluogo del Brandeburgo a pochi km da Berlino, hanno preso parte i ministri dell'ambiente del G8 (Usa, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia) e i loro colleghi di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica.

È stata la prima volta che rappresentanti del G8 si sono seduti allo stesso tavolo a discutere con i loro corrispettivi dei Paesi emergenti in via di sviluppo. Per l'Italia ha partecipato ai lavori il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. La riunione non prevedeva decisioni vincolanti ed era destinata a preparare il terreno e a sondare le posizioni in vista del vertice annuale del G8 che si terrà dal 6 all'8 giugno a Heiligendamm, località balneare sulla costa baltica tedesca.
In quell'incontro uno dei temi sul tappeto sarà l'emergenza climatica e le conseguenze del riscaldamento del Pianeta. Parlando con i giornalisti al termine della riunione - svoltasi nella residenza storica di Cecilienhof, dove nell'estate 1945 subito dopo la fine della guerra Truman, Stalin e Churchill si riunirono per parlare del nuovo assetto dell'Europa -, Pecoraro Scanio, denunciando il persistere della distanza tra Usa e Ue in fatto di clima e ambiente, ha sintetizzato la situazione con una riuscita frase ad effetto. «Il clima si sta arroventando e l'intera problematica del cambiamento climatico corre come una lepre, al contrario il clima politico non si rende conto dell'emergenza e continua ad andare molto lento come una lumaca», ha detto il ministro dell'Ambiente.

Pecoraro Scanio ha al tempo stesso espresso soddisfazione per l'intesa di principio su una serie di punti, ne ha indicati sette, registratasi nella riunione di Potsdam. Si tratta, ha precisato, delle aree relative all'attendibilità dei risultati scientifici, all'attuazione di azioni a favore dello sviluppo sostenibile, alle nuove tecnologie intese come fattore chiave nella lotta ai cambiamenti climatici, al rafforzamento di strumenti concreti come il protocollo di Kyoto, all'aumento degli impegni volontari da parte dei Paesi emergenti, alla necessità della lotta alla desertificazione, all'azione a favore dell'adattamento ai mutamenti climatici. Intese queste tuttavia che non hanno valore di accordo formale. A gettare ombra sulla riunione G8+5 di Potsdam è stata la posizione degli Usa che hanno detto no (unico no) anche all'aiuto finanziario a sostegno dei Paesi emergenti impegnati nella protezione dell'ambiente.

La Cina ha respinto le critiche dei Paesi occidentali sulla politica di Pechino in materia di difesa del clima. "La Cina ha intrapreso i suoi sforzi per uno sviluppo duraturo e contro i mutamenti climatici", ha detto alla Bild am Sonntag Xie Zhenhua, capo della delegazione cinese alla riunione conclusasi sabatoa Potsdam.

Fonte: Corriere Canadese

Cesare Battisti in carcere a Rio

Arrestato mentra incontrava un'amica: gli aveva portato novemila euro da Parigi. Il leader dei «proletari armati» era latitante del 2004

Dopo due anni e mezzo, la fuga di Cesare Battisti è finita di nuovo, questa volta in Brasile, fra la gente che guardava il mare e il vento che scuoteva gli ombrelloni. E’ finita come quella di un banale turista, o come quella dei grandi criminali che si rifanno la vita fra queste lande lontane, esotiche e gaudenti. E’ finita senza rivoluzione, senza ideali, senza i proclami degli anni folli del terrorismo. Non ha detto: «Sono un prigioniero politico». Ha detto: «Guardate che vi state sbagliando». Un agente in borghese gli ha afferrato il braccio, mentre salutava la sua amica Lucie Genevieve, vicino a un chiosco, davanti alla spiaggia di Capocabana. Lei aveva i soldi per lui: 9 mila euro. Glieli aveva portati dalla Francia. Altri agenti gli puntavano le pistole contro, gridavano «Fermo, fermo». L’hanno fatto salire su una macchina. Lui è sembrato sorpreso, ha detto: «Ma che cosa volete? Chi siete?». Non l’ha ancora capito?, gli ha risposto uno e gli ha chiesto: «Lei è il signor Cesare Battisti?». Non aveva documenti. Hanno dovuto identificarlo qualche minuto dopo con le impronte digitali. Però, c’erano anche gli uomini della polizia francese e quelli dell’Antiterrorismo dell’Ucigos, con il direttore Carlo De Stefano: loro l’avevano già riconosciuto. E’ dall’estate che gli stavano dietro, da sette mesi che lo seguivano aspettando il momento giusto.

Non è la prima volta che succede, perché quella fra la Giustizia e il terrorista degli Anni di Piombo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi mentre s’era nascosto in Messico, è una rincorsa tragica e angosciante, come quella dei romanzi noir che lui scriveva e vendeva in Francia, con qualche successo pure, e come quella del destino che ha segnato le sue vittime. Era stato arrestato nel ‘79, era evaso nell’81, era andato in Francia, poi in Messico e di nuovo in Francia, protetto dal teorema Mitterrand che impediva l’estradizione anche ai terroristi, se rinnegavano la lotta armata. Nel 2004 quell’ombrello era caduto ed era finito dentro, un mese in cella e due a piede libero, prima di scappare di nuovo. Battisti ha un volto che non induce alla simpatia, un sorriso che sforza invano e uno sguardo appeso, assieme a un fascicolo giudiziario che gronda tutto il sangue e la miseria e la follia di quegli anni: un macellaio e un gioielliere colpiti perché avevano reagito alle rapine, un maresciallo e un agente della Digos massacrati senza ragione. Lui s’è sempre dichiarato innocente: ha ammesso solo di aver fatto parte dei Proletari armati per il comunismo, ma di non aver mai sparato a nessuno, e di essere stato accusato ingiustamente da pentiti e dissociati in un processo sneza prove.

Dall’altra parte, il suo ergastolo ha superato i gradi di giudizio e l’ha raggiunto in contumacia. Da quando è sparito dalla Francia, nell’agosto 2004, Carlo De Stefano e i suoi uomini dell’Ucigos hanno cominciato a cercarlo senza sosta. Seguono gli amici, i parenti, controllano il «Comitato di sostegno» nato in sua difesa a Parigi. Poi, quest’estate l’informazione giusta: Battisti era in Brasile. Probabilmente, li avevi messi sulla pista buona uno dei membri del Comitato.

Dalla Francia trasmettono le informazioni alla polizia di Rio de Janeiro. Hanno soltanto il nome di battesimo di una donna che deve portargli i soldi. Gli inquirenti controllano le liste di volo degli aerei in arrivo a Rio, evidenziando le passeggere con il nome corrispondente. C’è voluto un mese. Da ottobre, intanto, come racconta De Stefano, «personale Ucigos si era recato sul posto e aveva iniziato un lavoro di indagine assiene all’antidroga italiana, che è di stanza lì, e alla polizia brasiliana». Alla fine, si sono convinti che la persona che arrivava era quella giusta. Si chiama Lucie Genevieve Oles.

Gli si sono messi alle costole. Lei ha raggiunto Battisti nella hall dell’hotel Ocean di Rio de Janeiro. Sono quasi le 8 del mattino, mezzogiorno in Italia. Gli ha parlato al telefono dalla reception. Lui gli ha dato un altro appuntamento, in un chiosco sulla spiaggia di Capocabana, di fronte all’albergo: ed è lì che i due sono stati fermati dagli agenti brasiliani. Lui l’hanno riconosciuto grazie alle impronte digitali. La donna è stata rilasciata.

Adesso comincia la battaglia per l’estradizione. L’ultima puntata di questa lunga rincorsa, 28 anni così, di fuga e di caccia, di polemiche e promesse, inseguendo la Giustizia, mentre dalla Francia piovono già accuse e filippiche, è racchiusa nelle parole di un portavoce del ministero degli Esteri brasiliano: «In linea di principio Cesare Battisti potrà essere estradato in Italia. Esiste un trattato tra Brasile e Italia siglato nel 1989 e entrato in vigore nel 1993».

Fonte: La Stampa.it

domenica 18 marzo 2007

Mastella è stufo della sinistra e sogna di rifare la vecchia Dc

Il malessere politico di Clemente Mastella s’è palesato ancora una volta ieri, davanti alla folta platea postdemocristiana convenuta al Capranica per il lancio della Federazione tra la sua Udeur, Rifondazione Dc di Publio Fiori, e la Dc di Giuseppe Pizza. L’obiettivo, per altro annunciato da tempo, è la presentazione di liste comuni alle elezioni europee del 2009, regolate dal proporzionale puro e senza sbarramenti di sorta, con l’ambizioso sogno di far rinascere lo Scudocrociato e con esso quel mitico Grande Centro alternativo ai due poli. Ma riuscirà Mastella, a resistere nell’Unione sino al 2009? Meglio e più esattamente: sarà ancora in piedi per quella scadenza, il governo di centrosinistra del quale il leader di Ceppaloni è Guardasigilli?

Ha suscitato applausi calorosi, lo sfogo pubblico di Mastella sul disagio del Campanile a stare «in questa maggioranza piena di contraddizioni», col futuro sempre incerto e sotto il ricatto continuo della sinistra estrema che ora agita il ritiro dall’Afghanistan, poi i Pacs, quindi la Tav o il no alla riforma delle pensioni: «Ci sono vene di anticlericalismo molto spinto, e un laicismo eccessivo: atteggiamenti che non ci piacciono». Il nodo è la legge elettorale, sulla quale Mastella ha le idee chiare e non intende piegarsi ai grandi partiti, e che gli fa affermare con certezza: «Con questo sistema elettorale non c’è governabilità, si è creato un bipolarismo dove regna la litigiosità. Mentre quando c’era il centro, bene o male la governabilità era assicurata».

Facciamo rinascere la Dc d’antan? «Sarebbe troppo complicata e forse non adatta ai tempi moderni», risponde Mastella che però difende l’idea di un «centro che richiami i valori su cui si fondava la Dc», perché «ce n’è tanto bisogno». La sfida è per l’Europarlamento, dove la lista unitaria della Federazione democristiana, secondo Mastella, non dovrebbe minimamente mettere in crisi la sua permanenza nell’Unione, e che gli lascia intravedere «un risultato elettorale intrigante». Certo, ci fosse pure l’Udc in questa avventura, l’orizzonte sarebbe più
luminoso, però Mastella non pronuncia il nome di Pier Ferdinando Casini e si limita a mandargli a dire: «Io penso a tutti quelli che hanno la volontà di far emergere i valori di centro, e prenderei malvolentieri atto se ci fossero degli elementi un po’ vanitosi che si considerano fuori da questa possibilità».

Soddisfatto anche Fiori, che condivide il progetto di «scomporre questo bipolarismo artificiale e strumentale», ed è convinto che ieri ci sia stato «il primo atto di un processo che punta alla riaggregazione dell’arcipelago democristiano intorno ai valori del cattolicesimo politico, volto alla realizzazione, anche in Italia, di uno schieramento di centro ispirato al Ppe». Insomma, «torna la Dc, torna il centro». E Pizza, che sottolinea come «il nome e il simbolo della Dc sono già stati recuperati», vede anch’egli il successo di questo «processo di riunificazione delle varie esperienze democristiane presenti sia nel polo di centrodestra che di centrosinistra».

Mancava l’Udc al Capranica, ma non c’era nemmeno la Nuova Dc per le Autonomie di Gianfranco Rotondi. Perché? «Non c’ero perché Mastella resta a sinistra: e io non credo che si possa ricostruire la Dc con Diliberto», risponde Rotondi.

Fonte: IlGiornale.it

Il paparazzo adesso ammette: "Ho scattato io le foto di Sircana"

Davanti a prove inequivocabili alla fine il "paparazzo" romano ha confessato. "E' vero sono stato io a scattare quelle foto al signor Silvio Sircana in quella situazione compromettente. Ma non volevo certo ricattarlo, io faccio il mio mestiere". E così Max Scarfone, il "paparazzo" della "scuderia" di Fabrizio Corona arrestato con l'accusa di utilizzare le foto per ricattare vip, attrici, cantanti, attori e politici, ha raccontato minuto per minuto la "cronaca" del 14 settembre scorso quando pedinò e fotografò il portavoce di Prodi, sin da quando si trovava al ristorante con una donna e la sera in un viale romano frequentato da transessuali. Foto che sono state acquisite agli atti dell'inchiesta condotta dal pm di Potenza, Henry John Woodcock.

Nei giorni scorsi, quando scoppiò il "caso Sircana", intervistato da giornali e tv Massiliano Scarfone aveva negato di fare fatto quelle foto compromettenti. Ma diceva il falso e l'altro ieri quando gli agenti sono piombati nella sua casa romana, perquisendola da cima a fondo Scarfone ha capito di essere proprio nei guai. A casa non gli hanno trovato nulla, ma ha confermato che quella sera aveva chiamato Fabrizio Corona comunicandogli di avere fatto lo "scoop" dell'anno che avrebbe "sistemato" lui stesso ed il suo principale perché ne avrebbero ricavato molti ma molti soldi. Invece sono arrivati i guai.

La prima foto, racconta Scarfone "l'ho fatta al ristorante "Il Bolognese", poi ho altri tre scattti e poi ancora l'ho seguito fino a quel viale dove la notte è frequentato da transessuali".

Non solo, ma come aveva concordato con il "principale" Fabrizio Corona, per essere certi "al cento per cento" che si trattava di Sircana i due si sarebbero procurati un foglio del "Pra", il pubblico registro automobilistico per avere la conferma che l'auto vicina al transessuale era quella di Sircana.

Le foto sono poi arrivate anche ad alcuni giornali, circostanza che gli inquirenti hanno appurato con il direttore di Oggi Pino Belleri che ha confermato di averle acquistate per 25000 euro a novembre perché non cadessero nelle mani di rotocalchi concorrenti. E ieri tra Roma e Potenza girava voce che fossero state addirittura mostrate allo stesso Sircana da agenti di polizia giudiziaria. Ma Sircana smentisce, sia di essere stato ascoltato sia di essere stato ricattato. "Sono allibito ancora una volta si cerca di accreditare una tesi inesistente. Ho detto la prima sera al giornalista del "Giornale", e lo confermo oggi, che non sapevo nulla e non lo sapevo perché non ero stato ricattato. Mi pare che si continui a tentare di gettare fango. Che le pubblichino queste foto...".

L'indagine comunque è tutt'altro che conclusa ed ieri il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi ha rimesso in libertà lo scopritore di pornostor, Riccardo Schicchi che era agli arresti domiciliari (ha soltanto l'obbligo di dimora e quello di firma davanti alla polizia giudiziaria) mentre Luca Carboni, figlio del "faccendiere" Flavio, ha lasciato il carcere ed ottenuto gli arresti domiciliari. Rimangono ancora agli arresti, Fabrizio Corona, rinchiuso in carcere, ed il suo collaboratore, Marco Bonato che è ai domiciliari. Ma anche il palazzo di giustizia di Potenza è sotto "inchiesta": martedì arriveranno gli ispettori ministeriali inviati dal ministro Mastella per valutare l'operato del pm Jhon Woodcock per l'inchiesta "Vallettopoli" e domani il procuratore Capo, Galante ed il procuratore Generale, Vincenzo Tufano, saranno davanti ai loro colleghi del Csm che dovranno valutare eventuali "incompatibilità ambientali" dei due magistrati e quella del pm Felicia Genovese in relazione anche ad alcune inchieste su omicidi, inchieste seguite da Genovese e nella quale era coinvolto (anche se poi sono state archiviate) il marito del magistrato.

Fonte: La Repubblica

Marini: «Taglio tasse anche a famiglie»

Il presidente del Senato: «Padoa-Schioppa non mi convince quando parla di priorità alle imprese»

Una riduzione di tasse deve arrivare anche «per le famiglie e non solo per le imprese». Lo ha detto il presidente del Senato Franco Marini al forum di Confcommercio a Cernobbio. Il giorno prima era stato il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa a chiedere priorità per le imprese. «Le riduzioni per le imprese e per le famiglie devono andare di pari passo - precisa ora Marini - bisogna far camminare le due cose insieme».

Secondo il presidente del Senato una parte dell'extragettito entrato nelle casse dello Stato deve dunque andare nella direzione di una riduzione della pressione fiscale delle famiglie per riavviare il ciclo della domanda interna e dei consumi. «Padoa-Schioppa - ha detto Marini - ha detto qui a Cernobbio che bisogna fare qualcosa in più per le imprese ma io sono convinto che bisogna fare anche qualcosa sul piano della riduzione della pressione fiscale. La parola priorità mi convince poco e penso che le imprese abbiano bisogno, ma che la cosa debba camminare insieme con dei provvedimenti per le famiglie». Marini si è quindi detto d'accordo con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che ha sottolineato l'importanza di aumentare la produttività per riagganciare la ripresa: «Solo un miglioramento della produttività e una contemporanea riduzione della pressione fiscale danno garanzie di stabilità». Lo stesso Bonanni, anch'egli presente al forum di Confcommercio, ha lanciato la proposta di un patto tra le parti sociali affinché sia scritto nero su bianco che «ogni punto recuperato all'evasione fiscale vada alla riduzione delle tasse e al sociale».
LEGGE ELETTORALE - Marini ha poi ribadito la necessità di mettere mano alla riforma elettorale, precisando comunque che un'eventuale riforma non pressuppone che si vada subito dopo alle urne. «Questa legge - ha aggiunto - bisogna cambiarla perché rischia di diventare un pericolo per le nostre istituzioni. Ma non è vero che una volta fatta la legge elettorale si debba andare a votare». Quindi ha ricordato il Mattarellum: «Con quella legge chi faceva le liste sapeva chi era avvantaggiato ma in tanti casi grazie alla capacità dei candidati le previsioni si sono ribaltate. Con questa legge, invece, i partiti fanno l'elenco dei candidati e al massimo discutono del quinto posto. Il cittadino vota a scatola chiusa».
MAGGIORANZE VARIABILI - Porta chiusa all'ipotesi di maggioranze variabili. «L'ho già detto altre volte e lo ripeto, non c'è bisogno e non c'è possibilità di governi a maggioranze variabili, ma di un Parlamento dove il bipolarismo si rafforzi e si esprima a livelli alti di capacità, di confronto e di responsabilità».

Fonte: Corriere della Sera

Pasqua, campagna anti Dico nelle case

Iniziativa di Ruini: a Roma i sacerdoti impegnati nelle benedizioni consegneranno un opuscolo in difesa della famiglia

Campagna anti Dico porta a porta in joint venture tra i cardinali Antonelli di Firenze e Ruini, vicario del Papa a Roma. A tutte le famiglie della capitale verrà consegnato un pieghevole a colori che aiuta «a riflettere sull'importanza sociale della famiglia». Postini speciali del messaggio, i sacerdoti della diocesi impegnati nelle benedizioni pasquali casa per casa che quest’anno sono meglio organizzate ed evidenziate con avvisi su moltissimi portoni. Maintanto è montata la polemica contro la presa di posizione della Pontificia Accademia per la vita che venerdì ha invitato i cattolici a esercitare il diritto all’obiezione di coscienza in tutti quei casi in cui possano essere distrutte vite umane. Esponenti della Rosa nel pugno e dell’Aduc hanno denunciato a Firenze il presidente dell’Accademia, monsignor Sgreccia, per violazione dell’articolo 414 e 328 del codice penale ("istigazione a commettere reati" e "omissione di atti di ufficio"). Sempre ieri alcuni leader dell’Anm hanno preso le distanze dal pronunciamento dell’Accademia lì dove invita all’obiezione anche i magistrati e non solo gli operatori sanitari. Luigi Manconi (sottosegretario alla giustizia) chiede che «la Chiesa impartisca un insegnamento etico e non politico».

FAMIGLIA E SOCIETÀ — Questo è il titolo che accompagna il messaggio dell'ex presidente della Cei Ruini ai romani. Serve a presentare un testo scritto dal cardinale Antonelli per la Pasqua 2007, che campeggia anche al centro dell’ home page del sito internet della Diocesi di Firenze. Non si usa l'espressione Dico ma Antonelli scrive chiaramente che le esigenze di chi vive in una convivenza di fatto o in coppie omosessuali «dovrebbero trovare risposta nei diritti riconosciuti alle singole persone » mentre «non è giusto che abbiano gli stessi diritti della famiglia, dato che non hanno gli stessi doveri». Il cardinale Ruini invita alla valutazione della lettera anche da parte anche dei laici. «Le considerazioni qui proposte — scrive — sono in armonia con la fede cristiana ma vengono sviluppate sulla base dell'esperienza e della ragione: possono pertanto essere condivise anche da chi non è credente». Antonelli lancia l’allarme sulle conseguenze economiche e sociali e culturali («si assottiglierà la trasmissione del nostro patrimonio culturale, proprio quando si diffonderanno altre culture portate dagli immigrati ») del calo demografico italiano.

MAGISTRATI — Sebbene il direttivo dell’Anm non si sia voluto pronunciare sull’argomento, per darne una più approfondita riflessione, alcuni leader delle toghe a cominciare dal presidente e dal segretario dell’Amn, Giuseppe Gennaro e Nello Rossi, hanno firmato un documento in cui, si prende posizione contro l’Accademia pontificia, sottolineando che «solo la Costituzione è la tavola dei valori cui il magistrato deve fare riferimento perché a essa ha giurato fedeltà e pertanto l’unica obiezione possibile al magistrato è l’eccezione di legittimità costituzionale», cioè il ricorso alla Consulta.E citano una sentenza della Corte che nell’87 aveva escluso la possibilità di obiezione di coscienza per i magistrati.

Fonte: Corriere della Sera

Arrestato in Brasile l'ex terrorista Cesare Battisti

È finita in un hotel di Copacabana la fuga di Cesare Battisti, ex leader dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, evaso da un carcere italiano nel 1980 e rifugiatosi in Francia 15 anni fa. Battisti, 54 anni, si era dato alla latitanza il 22 agosto 2004 per sfuggire a un’estradizione che vedeva sempre più vicina. Da tre anni, sulle sue tracce erano gli agenti francesi ed i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, che erano riusciti a localizzarlo in Sud America prima che facesse nuovamente perdere le proprie tracce. L’incontro con un esponente dei comitati di sostegno, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro, è stato fatale all’ex «primula rossa», catturato dalla polizia brasiliana e dagli agenti venuti da Parigi insieme alla sua compagna.

E proprio a Parigi l’ex leader dei Pac, grazie alla ’dottrina Mitterand’, si era rifatto una vita: abbandonata la lotta armata, si era dato alla scrittura, diventando un giallista di fama e pubblicando opere in cui proponeva alcune analisi sull’esperienza dell’antagonismo radicale, tra cui ’L’orma rossà, edito da Einaudi. Poi, però, quando l’aria era cominciata a farsi più pesante, Battisti aveva deciso di fuggire. A cambiare le carte in tavola era stato il parere favorevole all’estradizione dato dalla Corte d’appello di Parigi il 30 giugno del 2004. Poco dopo il presidente francese Jacques Chirac aveva fatto sapere che avrebbe dato il via libera all’estradizione nel caso in cui il ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti fosse stato respinto.

«La dichiarazione di Jacques Chirac, due giorni dopo la decisione della Corte d’appello, è riuscita a togliermi ogni speranza», aveva detto l’ex leader dei Pac nella lettera inviata agli avvocati Irène Terrel e Jean-Jacques de Felice per spiegare le ragioni della sua fuga. «Di fronte al baratro, cosa mi resta?», aveva scritto. «Soltanto i miei figli e la sottile possibilità, un giorno forse, di potermi spiegare sulle mie responsabilità politiche e di tornare infine su quel passato che l’Italia vorrebbe, mi pare, seppellire per sempre, al prezzo di una contraffazione storica».

«Non lascerò la Francia, non saprei farlo, è il mio paese e non ne vedo altri nel mio futuro», aveva scritto Battisti, aggiungendo: «Continuerò a battermi affinchè sia resa giustizia all’uomo e alla storia». Con la progione a vita, trent’anni dopo i fatti, «sarebbe la famiglia, i figli, altre vite a pagare», aveva spiegato, sottolineando: «Non posso correre questo rischio, non rivedere più i miei figli, il paese dove sono nati, l’idea mi risulta insopportabile».

Pochi mesi dopo, il 23 ottobre 2004 il primo ministro francese, Jean Pierre Raffarin, aveva firmato il decreto di estradizione che costringeva l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo a scontare la propria pena in Italia. Contro il decreto nel novembre 2004 i legali di Battisti avevano presentato invano ricorso al Consiglio di Stato, che aveva al contrario convalidato il decreto nel marzo 2005. Gli avvocati ci hanno poi riprovato poco più di un mese fa, presentando un ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo di cui non si conosce l’esito.

Pur riconoscendo di aver fatto parte dei Pac, Battisti si era sempre detto innocente. Arrivato in Francia nel 1990 dopo alcuni anni trascorsi in Messico si era appellato alla dichiarazione del presidente della Repubblica François Mitterand, che nel 1985 aveva promesso asilo agli ex militanti della lotta armata che avessero rinunciato alla violenza.

In Italia l’ex leader dei Pac era stato condannato a due ergastoli per quattro omicidi: in due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del ’78, e quello dell’agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell’uccisione del macellaio Lino Sabbadin, avvenuta a Mestre il 16 febbraio del ’79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell’uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del ’79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore.

L’idea alla base di quel biennio di sangue, secondo quanto si appurò in seguito, era quella di colpire, oltre ad esponenti delle forze dell’ordine, i commercianti che si erano difesi durante i cosiddetti ’espropri proletarì. Proprio per questo nel mirino dei Pac finirono il macellaio di Venezia Sabbadin e il gioielliere di Milano Torregiani. In quest’ultimo caso, poi all’omicidio, si aggiunse un ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere, Adriano, venne colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse, e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle.

Fonte: La Stampa.it

sabato 17 marzo 2007

IRAQ: Attacchi kamikaze con bombe al cloro

Tre attentati nella provincia di Anbar, roccaforte della ribellione sunnita. Sono stati trattati per l'esposizione al cloro circa 350 civili

Tre attacchi suicidi con l'impiego di camion carichi di bombe al clor
o hanno causato la morte di almeno due poliziotti iracheni e l'intossicazione di circa 350 civili nella provincia Al Anbar, bastione della ribellione sunnita nell'Iraq occidentale.

Alla guida dei tre mezzi pesanti c'erano dei kamikaze che si sono fatti saltare in aria nei pressi di Falluja e Ramadi, le due principali città della provincia. Mentre le forze americane parlano della morte di due agenti, secondo la televisione di stato 'Al Iraqiya' le vittime sarebbero almeno sei.

«Circa 350 civili iracheni e sei soldati della coalizione sono stati trattati per l'esposizione al cloro, dopo che due attentore suicidi hanno fatto esplodere i loro camion in due diverse zone, a sud di Falluja - si legge in un comunicato diffuso dal comando militare Usa - Un soldato e un civile sono rimasti feriti in un attacco di minore intensità a nordest di Ramadi».

Questi tre attacchi suicidi portano a cinque il numero di attentati con l'impiego del cloro compiuti negli ultimi due mesi nella provincia a maggioranza sunnita di Anbar. Altre due azioni di questo tipo sono state segnalate anche a Baghdad nel corso delle ultime settimane.

Fonte: Quotidiano.net

La Norvegia riconosce il governo palestinese

Con l'insediamento del nuovo governo di unità nazionale palestinese - formato dai radicali di Hamas e dai moderati di Fatah - la Norvegia ha annunciato la ripresa delle relazioni politiche ed economiche con quell'esecutivo.

"Il programma del governo di unità nazionale compie passi importanti verso l'adempimento delle richieste poste dalla comunità internazionale. Su queste basi la Norvegia riprende quindi le relazioni politiche ed economiche con il governo palestinese", ha annunciato il ministro degli Esteri, Jonas Gahr Stoere, in una nota.

L?anno scorso la comunità internazionale ha congelato gli aiuti e i rapporti con il governo palestinese, a seguito dell'avvento al potere di Hamas; e ne ha condizionato lo sblocco alla rinuncia delle violenza come strumento di lotta, al riconscimento del diritto all'esistenza di Israele e degli accordi precedentemente sottoscritti, non ultimi quelli storici sull'autonomia, che proprio la diplomazia norvegese mediò tra Israele e l'Olp.

Fonte: Rainews 24

Mastrogiacomo, talebani estendono a lunedì ultimatum

I talebani hanno fatto slittare di tre giorni l'ultimatum scaduto il quale minacciano di uccidere il giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo . Lo ha detto oggi un portavoce dei ribelli, mentre il premier Romano Prodi ha dichiarato di aver contattato il presidente afghano Hamid Karzai.

La notizia del prolungamento dell'ultimatum, che sarebbe scaduto ieri, giunge il giorno dopo l'appello italiano rivolto ai ribelli per avere più tempo a disposizione, mentre questi ultimi hanno annunciato di avere ucciso l'autista afghano che era stato sequestrato assieme a Mastrogiacomo.

"Estenderemo la scadenza di tre giorni a partire da venerdì", ha detto il mullah Hayatullah Khan a Reuters. "Aspetteremo la risposta alle nostre richieste".

Khan, che parlava ad un telefono satellitare da una zona segreta, ha detto che ci sono "contatti" per il rilascio di Mastrogiacomo, ma non ha fornito dettagli in merito.

Ha aggiunto che i ribelli hanno ucciso giovedì l'autista Sayed Agha, dopo che un tribunale talebano lo ha giudicato colpevole di spionaggio e ora deciderà della sorte di Mastrogiacomo e del suo interprete afghano.

PRODI: HO PARLATO OGGI CON KARZAI

Intanto il premier Romano Prodi da Palazzo Chigi ha detto che il governo segue costantemente la vicenda e che contattato di persona il presidente afghano Karzai.

"Stiamo lavorando .. il contatto è continuo... si lavora in perfetta armonia con intensità. Ho appena telefonato a Karzai che era di passaggio a Istanbul diretto a Duesseldorf, per seguire secondo per secondo quanto sta accadendo", ha dichiarato Prodi ai tg della Rai.

La missione Onu a Kabul ha lanciato un appello ai sequestratori affinché "mostrino la loro umanità", rilasciando il giornalista e i colleghi afghani.

"Mastrogiacomo è un giornalista molto conosciuto la cui simpatia per il popolo afghano è al di sopra di ogni dubbio", ha detto il portavoce dell'Onu in un comunicato.

"Attraverso i suoi reportage dalla regione nel corso di molti anni ha mostrato compassione per i poveri e i sofferenti, diffondendo la loro voce nel resto del mondo", si legge nella nota. "Non vediamo alcuna ragione per cui si possa sospettare di lui".

Mastrogiacomo è stato catturato con i due colleghi afghani nella provincia meridionale di Helmand, che è in preda all'anarchia, la scorsa settimana e i talebani hanno detto che ha confessato di essere una spia per conto delle truppe britanniche.

La Repubblica ha vigorosamente smentito questa accusa e detto che il suo giornalista, nato a Karachi, scrive per il quotidiano dal 1980 ed è arrivato come inviato in Afghanistan il 28 febbraio.

Mastrogiacomo è apparso in un video divulgato mercoledì scorso, in cui lancia un appello al governo italiano affinché si attivi per la sua liberazione. In un messaggio audio trasmesso giovedì dice che i suoi carcerieri lo avrebbero ucciso se le loro richieste non sarebbero state soddisfatte entro due giorni.

I talebani vogliono che l'Italia ritiri le sue truppe dall'Afghanistan e insistono anche sul rilascio di uno dei loro portavoce catturati lo scorso gennaio.

Fonte: Yahoo Notizie

Sesso, si scrive così

Dieci casi giudicati dal Garante della Privacy Francesco Pizzetti

E’ convinto il presidente dell’Autorità Garante della Privacy: «I migliori difensori della libertà d’informazione non possono che essere i giornalisti». In questo senso, perciò, il prof. Francesco Pizzetti nega che nel provvedimento dell’Authority sulle vicende di Potenza possa essere ravvisata una «volontà censoria». «I contenuti del nostro divieto ripercorrono il vostro codice deontologico e si tratta di criteri che sono allo stesso tempo precisi ed elastici, e vanno applicati a situazioni concrete. Non v’è dubbio, quindi, che questo coinvolga innanzitutto la responsabilità del giornalista, che deve valutare coscienziosamente le conseguenze».

Il consiglio è implicito: «Meno scoop e più attenzione ad una informazione corretta». In questo senso Pizzetti ricorda il precedente provvedimento «analogo» del giugno 2006, in occasione della vicenda dei Savoia. Questo è sembrato un intervento più deciso «La differenza tra i due provvedimenti sta nel dispositivo: allora fu un invito ad uniformarsi a certi principi, oggi - dopo aver constatato che non tutti i mezzi di informazione hanno dimostrato la capacità di adeguarsi all’invito - siamo passati al divieto». E allora, presidente, ci consenta di entrare nello specifico, caso per caso.

1. La Borsa
E’ pubblicabile la notizia di un capitano d’industria, quotata, sorpreso a sniffare? «Dipende molto dalle circostanze. Se il personaggio in questione assume droga in un luogo pubblico la risposta è senz’altro sì. Perché essendo egli l’amministratore di una importante società, quotata in Borsa, allora ha una responsabilità pubblica. Se fa certe cose “coram populo” il suo diritto alla riservatezza esce ovviamente affievolito. Diverso sarebbe se il fatto in oggetto non fosse accaduto in pubblico: allora si tratterebbe di capire come la notizia sia stata recuperata e divulgata. Ma questa è un’altra questione».

2. La politica
Se ad essere sorpreso con un transessuale fosse un uomo politico importante? «Racconterò un episodio di cui s’è occupata, in passato, l’Authority. Il presidente di una Regione chiede tutela perché un giornale pubblica una sua relazione omosessuale. In un primo momento sembrava si andasse verso una sanzione per la testata che aveva scritto. Nel contraddittorio coi cronisti, però, venne fuori che il politico era alla testa di una campagna contro gli omosessuali. Allora il Garante ritenne che fosse di obiettivo interesse per l’opinione pubblica sapere la differenza tra il comportamento privato e quello pubblico del leader politico».

3. Omosessualità
Si può pubblicare l’intercettazione che rivela il disagio di un mafioso per un figlio gay? «Anche in questo caso molto dipende dalla professionalità e dalla sensibilità del giornalista. Se ritiene in scienza e coscienza che è una notizia rilevante, dato il contesto, data l’etica della mafia, data la conseguenza che può determinare all’interno dell’ambiente mafioso, allora certamente può pubblicarla sul giornale. Ripeto, dipende sempre dal contesto, ma direi anche dal modo in cui la notizia viene scritta. Il buon cronista è consapevole che non deve mai essere lesa gratuitamente la dignità di nessuno. Neppure di un boss».

4. Il piccolo Tommy
Ha fatto impressione la notizia dei video di pornopedofilia trovati dal papà. «Questa è una bella domanda borderline, però la nostra posizione è che era corretto pubblicarla. Perché si trattava di una notizia connessa col rapimento di un minore. E che il padre del bimbo rapito detenesse quel tipo di materiale poteva avere un rilievo, anche rispetto all’opinione pubblica. Siamo al limite, però diremmo che sì, si poteva, perché c’è una connessione fra l’interesse pubblico a conoscere i particolari della vicenda e questo tipo di informazione».

5. Gianluca Pessotto
Ci sono state irregolarità nell’informazione sul tentato suicidio del calciatore?«Secondo noi si poteva dare la notizia, per la notorietà del personaggio e per le modalità con cui il gesto è stato compiuto che avevano un riflesso obiettivo pubblico. Anche il contesto ha avuto la sua importanza: non era solo la vicenda di un calciatore ma di un uomo che tentava il suicidio in un contesto particolare che riguardava il mondo di cui faceva parte. Anche l’informazione sul decorso ospedaliero aveva un senso, ovviamente senza indulgenza al voyeurismo. E devo dire che l’intera stampa nazionale ha tenuto un comportamento esemplare».

6. Veronica Lario
Era giusto pubblicare la sua lettera o contrastava col diritto alla riservatezza del marito? «Assolutamente sì. La lettera della signora Veronica rivolta al marito che l’aveva offesa era pubblicabilissima. D’altra parte era stata scritta per essere pubblicata, e lo stesso interessato ha voluto che fosse pubblicata decidendo poi di rispondere altrettanto pubblicamente. Cercando di spiegare i criteri che ci guidano, anche nelle storie coniugali più private, non è sempre facile valutare. In linea di massima i comportamenti dei cronisti devono essere visti in relazione all’interesse all’informazione dell’opinione pubblica».

7. Aida Yespica
La sua vita privata vale meno di quella di Silvio Sircana? «Il nostro provvedimento è a tutela di entrambi. Anzi, come abbiamo scritto, riguarda molti casi, tutte le persone coinvolte nella vicenda di Potenza. Mentre quello del 2006 era generale - dato che siamo passati dall’invito a fare, all’ordine a non fare, e quindi al divieto - questo riguarda solo l’inchiesta di Potenza. I giornalisti sono vincolati a due provvedimenti: quello generale di dieci mesi fa e l’altro particolare dei giorni scorsi».

8. Bankitalia
Si potevano diffondere le telefonate di Fazio prima che fosse indagato? «Quelle telefonate allora non erano state secretate quando furono riversate in cancelleria. Quindi erano legittimamente conoscibili da parte dei giornalisti. Nella maggior parte delle conversazioni c’era un obiettivo interesse pubblico alla conoscenza del contenuto delle telefonate. Siamo intervenuti in un paio di casi (gli sms della signora Falchi al marito) su richiesta dei Ricucci, dichiarando l’illeicità della diffusione di quei messaggi».

9. Incidenti stradali
E’ giusto divulgare notizie sulla salute delle vittime anche se sono personaggi pubblici? «In linea di massima risponderei di sì, tenendo presente che ci sono informazioni che la nostra normativa regola e tutela anche rispetto ai familiari. Quasi sempre, però, il coinvolgimento di persone pubbliche, una valletta, un attore, o un protagonista del mondo politico, giustifica la diffusione della notizia. Anche in questo caso, ovviamente, vale la raccomandazione di non insistere su particolari inutilmente approfonditi sulle condizioni di salute che solo il coniuge, o il convivente, hanno diritto ad avere».

10. Lapo Elkann
Nel caso del suo incidente, il principio di difesa della privacy è stato garantito? «Le informazioni relative alla parte sanitaria sono state date con correttezza perché regolate da bollettini medici, quindi era implicita la volontà dei familiari di renderle pubbliche. I problemi sono stati altri. Ciò che non si sa, è che abbiamo avviato un’indagine sul presidio sanitario di Torino e sulla Questura per verificare se ci sia stata un’indebita fuga di notizie. Le risposte dei responsabili hanno eslcuso questa ipotesi. Non siamo intervenuti invece per fermare i giornali perché abbiamo visto che la Fiat stessa aveva deciso di tenere i rapporti con l’informazione».

Fonte: La Stampa.it

Barbini: Nella Spagna, commedia all'Italiana


Comincia il terzo millennio e la commedia classica viene riscoperta.

La compagnia teatrale hispanoamericana Polizonteatro produce spettacoli musicali itineranti, animazioni stradali, teatro per bambini, acrobazie e divertimento classico ispirato dalla commedia dell'arte italiana.

Ecco qui "CADUTA STREPITOSA", un cortometraggio girato da Barbini Films (casa di produzione cinematografica di Polizonteatro)

G8, grido d'allarme sulla biodiversità

Prima giornata del vertice dei ministri dell'Ambiente

I ministri dell'Ambiente del G8 e di cinque fra i più importanti Paesi in via di sviluppo hanno lanciato ieri a Potsdam un grido d'allarme sui pericoli crescenti che corre la biodiversità del Pianeta. Nella prima giornata di lavori, i rappresentati del G8 (Usa, Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Canada e Italia) più quelli di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica si sono impegnati in un documento denominato "Iniziativa di Potsdam" a moltiplicare gli sforzi per evitare il più possibile conseguenze negative sulla biodiversità del Pianeta.

I 13 ministri dell'Ambiente si sono in particolare accordati sulla messa a punto di un rapporto relativo ai costi economici della distruzione della biodiversià, uno studio sul mo-dello di quello preparato dall'ex capo economista della Banca mondiale Nicholas Stern sulle conseguenze economiche del riscaldamento della Terra. È stato inoltre deciso di preparare un rapporto dettagliato sullo stato dell'annientamento di numerose specie di animali e piante.

I ministri si sono al tempo stesso impegnati a intensificare il lavoro scientifico sulla biodiversità, a sensibilizzare l'opinione pubblica e a lottare contro il commercio illegale di piante e animali. «Noi stiamo cancellando la banda dati della natura», ha detto ai giornalisti il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel (Spd), che ha presieduto i lavori. Gabriel ha sottolineato come ogni giorno 150 specie spariscano dal Pianeta, un fenomeno che minaccia le basi stesse della nostra economia: il 40% del commercio infatti è direttamente legato alle materie prime. A essere minacciate sono al tempo stesso, ha aggiunto Gabriel, la prosperità e la sicurezza sociale, mentre ne viene rafforzata la povertà.

Gli studi annunciati dovrebbero essere presentati al vertice del G8 in programma a inizio giugno a Heiligendamm, sulla costa tedesca del Mar Baltico. La riunione di Potsdam - dove oggi si parlerà di riscaldamento del clima - serve in effetti come preparazione al vertice dei capi di Stato e di governo del G8 in programma fra tre mesi. È importante poiché si tratta del primo confronto diretto dopo gli impegni assunti dall'Unione europea con le drastiche riduzioni nelle emissioni di gas serra.

Fonte: Corriere Canadese

venerdì 16 marzo 2007

Multe più salate a chi guida e usa il telefono

Si pagheranno fino a 594 euro e ci sarà il ritiro della patente da uno a sei mesi

Il "giro di vite" del Governo sulle sanzioni per chi viola il Codice della Strada sono arrivate a cominciare da sanzioni pecuniare più aspre per l'uso del telefonino alla guida: è una delle norme previste dal ddl sulla sicurezza stradale approvato dal consiglio dei ministri.

MULTA FINO A 594 EURO E SOSPENSIONE DELLA PATENTE - La modifica dell'art. 173 del codice della strada prevede, nella nuova disposizione, che «in caso di utilizzo di apparecchi radiotelefonici ovvero di cuffie sonore durante la guida la sanzione pecuniaria è ora stabilita da euro 148,00 a 594,00 euro e sospensione della patente da uno a sei mesi. In caso di recidiva nel biennio la sospensione della patente è da 2 a 6 mesi».

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA - Chiunque guida in stato di ebbrezza o in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito - secondo il provvedimento a firma del ministro Bianchi - con l'arresto fino a tre mesi (era fino a un mese) e con l' ammenda da euro 1.000,00 a euro 4.000,00 (era da euro 258 a 1.032). Se il conducente provoca un incidente stradale, la pena è l'arresto da due a sei mesi e l' ammenda da euro 3.000,00 a euro 12.000,00.

Fonte: Corriere della Sera

Marte, radar italiano avvista distesa d'acqua ghiacciata

Crescono le probabilità di trovare vita su Marte. Nel Polo Sud del pianeta è stata infatti scoperta una distesa di acqua allo stato ghiacciato che si estende per un raggio di circa 200 chilometri ed è profonda, nelle sue parti più spesse, quelle vicino al Polo, oltre 3 chilometri. Se questa quantità di acqua ghiacciata si sciogliesse equivarrebbe a uno strato di acqua liquido profondo 11 metri che coprirebbe l'intero pianeta.

A 'vedere' e misurare la grande distesa di acqua ghiacciata è stato il radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionospheric Sounding) al lavoro sulla sonda europea Mars Express, la sonda desplorazione dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) realizzata in collaborazione con Alcatel Alenia Space, i cui dati ottenuti sono ora pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica 'Science'. Grande l'entusiamo fra gli scienziati per la scoperta di Marsis, un'osservazione importante che "potenzia di molto le probabilità di trovare forme di vita su Marte" come spiega all'ADNKRONOS il primo responsabile del radar italiano, Giovanni Picardi, docente de La Sapienza di Roma e 'papà' del sofisticatissimo strumento montato sulla sonda spaziale europea dell'Esa che sta scrutando e osservando il pianeta rosso ormai dal giugno del 2003.

"Trovare l'acqua è importante. Dove c'è vita c'è acqua. Senza acqua non c'è vita" afferma ancora Picardi che guarda anche più avanti nel tempo. "L'uomo sta puntando a mettere piede sul pianeta rosso - dice - trovare l'acqua è quindi cruciale per una futura, possibile permanenza dell'uomo lassù''. E ora, dopo il primo veloce passaggio di Marsis sul Polo Nord di Marte e queste osservazioni più dettagliate sull'emisfero australe del pianeta, il sofisticatissimo radar italiano sta già cominciando a scrutare anche il ventre centrale di questo corpo celeste considerato il più simile alla Terra. "Qualche dato importante lo stiamo iniziando a ricevere anche sull'area centrale di Marte - anticipa Picardi - ma sono pochissimi i dati che iniziamo ad acquisire, dovremo studiarli a fondo, aspettare che ne arrivino ben di più prima di poter parlare di conferme di presenza di acqua anche in quelle zone centrali".

E anche l'Agenzia Spaziale Europea, che ha mandato la sua prima sonda su Marte, spiega come sia stata realizzata la scoperta: "Questa nuova stima - dice - deriva dalla mappatura dello spessore del ghiaccio polveroso eseguita dal radar di Mars Express, che ha effettuato più di 300 sezioni virtuali attraverso i depositi stratificati che coprono la calotta. Il radar riesce a vedere attraverso gli strati ghiacciati fino al limite inferiore, che in alcune aree giunge fino a 3,7 kilometri di profondità sotto la superficie".

Soddisfazione e orgoglio anche da parte degli scienziati statunitensi che,impegnati nella missione, entrano nel merito della scoperta: "I sedimenti stratificati dell'emisfero meridionale di Marte coprono un'area grande quanto una grossa porzione dell'Europa. La quantità di acqua contenuta era già stata stimata, ma mai con il livello di sicurezza reso possibile da questo radar" afferma Jeffrey Plaut del Jet Propulsion Laboratory della Nasa di Pasadena, in California, corresponsabile scientifico del radar e primo firmatario della ricerca pubblicata da "Science".

Fonte: Yahoo Notizie

Vaticano a medici e politici: doverosa obiezione di coscienza

E' doverosa una "coraggiosa obiezione di coscienza, da parte di medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo": lo sostiene la Pontificia Accademia per la Vita, nella dichiarazione finale dell'Assemblea generale.

Le esigenze specifiche della coscienza cristiana - afferma nella dichiarazione - trovano il loro banco di prova nell'applicazione alle professioni sanitarie, allorquando si trovino di fronte al dovere di proteggere la vita umana e di fronte al rischio di trovarsi in situazioni di cooperazione al male nell'applicazione dei doveri professionali".

Ma, allo stesso tempo - rileva la Pontificia Accademia per la Vita - va anche messo in rilievo come il ricorso all'obiezione di coscienza avvenga, oggi, in un contesto culturale di tolleranza ideologica, che talvolta, paradossalmente, tende a non favorire l'accettazione dell'esercizio di questo diritto, in quanto elemento 'destabilizzante' del quietismo delle coscienze".

Naturalmente - conclude la dichiarazione - sussiste il dovere di opporre la stessa obiezione di coscienza di fronte ad ogni intervento medico o di ricerca che preveda la distruzione di vite umane".

Fonte: tiscali Notizie

Svizzera: Paesi poveri esporteranno senza pagare dazi doganali

Dal primo aprile, i paesi più poveri del pianeta – una cinquantina – potranno esportare in Svizzera i loro prodotti senza pagare dazi doganali.

Il governo elvetico è così uno dei primi a concretizzare l'impegno preso durante la conferenza dei ministri dell'Organizzazione mondiale del commercio, tenutasi nel 2005 ad Hong Kong.

Ai Paesi in via di sviluppo si continuerà ad accordare le riduzioni sui dazi doganali esistenti per le importazioni di merci, mentre tutti i prodotti esportati in Svizzera dalle nazioni più povere saranno esenti da dazi e da contingentamenti. Lo indica la nuova ordinanza sulle preferenze tariffali, che entrerà in vigore il 1° aprile, approvata venerdì dal Consiglio federale.

Con questa decisione l'esecutivo conferma ai Paesi in via di sviluppo le riduzioni accordate sui dazi per le importazioni di merci. Hans-Peter Egler, della Segreteria di Stato dell'economia (seco), ha dichiarato che la riduzione è di 800 mila franchi: non è molto, ha ammesso, ma si tratta pur sempre di un segnale.

In totale sono 52 i paesi che beneficeranno dell'agevolazione, tra i quali l'Afghanistan, il Burkina Faso, Haiti e il Nepal.


Anche per i Paesi indebitati

L'agevolazione è valida anche per quegli Stati i cui debiti sono attualmente in fase di liquidazione, nell'ambito dell'iniziativa internazionale in tal senso.

La nuova ordinanza, sottolinea la nota, fa della Svizzera uno dei primi Paesi che concretizzano l'impegno preso durante la conferenza dei ministri dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), tenutasi a Hong Kong nel 2005, di consentire ai Paesi più poveri un accesso al mercato privo di dazi e contingentamenti per beni industriali e in parte anche per prodotti agricoli.

Attualmente, nove nazioni dell'OCSE accordano ai Paesi in sviluppo preferenze tariffali. Il rafforzamento della competitività di tali Stati fa parte della strategia elvetica di politica economica estera.


Una spinta al commercio
Finora il sistema di preferenze svizzero non ha comportato un massiccio aumento delle importazioni dai Paesi in sviluppo.

Ma la statistica del settore prova che le preferenze rappresentano un'utile spinta a vantaggio del commercio: viene consolidato il volume attuale delle importazioni provenienti dai Paesi in sviluppo e incoraggiato lo scambio commerciale.

Facilitare l'accesso ai mercati per i prodotti che provengono dai Paesi più poveri contribuisce "in maniera non indifferente" alla promozione del loro commercio e all'aumento delle esportazioni. E anche l'economia svizzera approfitta indirettamente di una ripartizione del lavoro a livello internazionale in condizioni quadro più stabili.

La cooperazione allo sviluppo economico della seco appoggia in particolare la realizzazione di programmi mirati di sostegno al commercio sul posto, affinché questi Paesi possano usufruire delle possibilità offerte dall'accesso al mercato privo di dazi.

Fonte: swissinfo

Altri tre giorni per trattare su Daniele Mastrogiacomo

I Taleban hanno deciso di prorogare l’ultimatum scaduto oggi per il rilascio del giornalista italiano Mastrogiacomo. Questa mattina la notizia dell'uccisione del suo autista. Il fratello: «siamo preoccupati»

I Taleban hanno deciso di prorogare di tre giorni l’ultimatum scaduto oggi sui negoziati per il rilascio del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo e del suo interprete, catturati undici giorni fa nel Sud dell’Afghanistan. Lo ha detto un portavoce dei Taleban, Qari Yussuf Ahmadi, all’agenzia di stampa afghana Pajhwok. I negoziati quindi «stanno proseguendo» per arrivare al rilascio del giornalista italiano l’autista e l’interprete afghani.
«Abbiamo verificato che Mastrogiacomo e l’interprete sono veri giornalisti, non delle spie, per cui, se il governo afghano accetta le nostre richieste, li rilasceremo», ha detto Hanifi, contattato telefonicamente da Kabul.
Resta la richiesta di ritiro delle truppe italiane – ha aggiunto il comandante – «ma l’importante è il rilascio dei portavoce Abdul Latif Hakimi, Ustad Yasir e Hanif».

Questa mattina si è diffusa la notizia che Saied Agha, l’autista del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo rapito undici giorni fa nel Sud dell’Afghanistan, è stato ucciso. Sono in corso verifiche.

Non esistono al momento riscontri di fonte indipendente in grado di avallare le dichiarazioni dell’auto-proclamato collaboratore di Dadullah, che la stessa 'Pajhwok' definisce «sedicente portavoce». Il mullah dal canto suo risulterebbe più che mai irreperibile. Atal comunque ha proseguito sostenendo che il fato di Mastrogiacomo e dell’altro ostaggio sarà determinato nella serata di oggi ora locale, quando in Italia sarà notte fonda.
Ha inoltre specificato che l’autista è stato giustiziato, con la gola tagliata, perché avrebbe spiato per conto di non meglio precisate truppe straniere. All’inviato di 'Repubblicà i Talebani imputerebbero di collaborare in particolare con i militari britannici. Sempre Atal ha rinnovato la richiesta del rilascio di suoi compagni in carcere: il loro numero è stato però accresciuto, ora sei in tutto; l’uomo non avrebbe peraltro specificato di chi si tratti.

La 'Pajhwok Afghan News' è lo stesso organo d’informazione che ieri aveva ricevuto un messaggio audio con un drammatico appello di Mastrogiacomo; nella registrazione si udiva anche la voce del mullah Dadullah, il quale aveva impartito un ultimatum per la salvezza del giornalista e dei suoi compagni, allora ancora due. L’ultimatum è appunto scaduto oggi, ma i sequestratori hanno apparentemente fatto sapere che sarebbero disposti a concedere una proroga, sette giorni, qualora gliene fosse presentata richiesta. Lo ha dichiarato via telefono satellitare un portavoce del gruppo assai più noto rispeto ad Atal, Qari Yousuf Ahmadi, i cui proclami a nome dei Talebani sono regolari.
«Il termine è scaduto», ha ribadito Ahmadi, aggiungendo tuttavia che «agli italiani con cui siamo in contatto», non meglio precisati, «è stato comunicato» che esso potrebbe appunto essere prolungato, rispetto ai due giorni concessi inizialmente. «Abbiamo detto loro», ha proseguito Ahmadi, «che, se ci chiederete altro tempo attraverso i mass media, noi ve ne daremo di più. Qualche progresso nei negoziati c'è stato», ha concesso, «e, se le nostre richieste saranno accolte, libereremo il giornalista». Le richieste in questione sono sempre le stesse: rilascio di altri esponenti dei Talebani, catturati a suo tempo (Ahmadi ha parlato però di due di loro; un suo compagno ancora diverso, tale Ibrahim Hanifi, di tre), e fissazione di una data precisa per il ritiro dall’Afghanistan delle truppe italiane.

IL FRATELLO, SIAMO MOLTO PREOCCUPATI
«Servono discrezione e cautela, capite la situazione. Eravamo più tranquilli con il messaggio video ma con quello che sta emergendo siamo ovviamente molto, molto preoccupati»: è il commento di Alessandro Mastrogiacomo. «Siamo in contatto con la Farnesina, ha ragione il ministro D’Alema sulla necessità di usare massima cautela», ha sottolineato il fratello del giornalista.
Alessandro è in costante contatto con l’unità di crisi e con la moglie di Daniele: «viviamo una situazione di emergenza. Abbiamo speranza e fiducia ma la situazione è difficile», ha rilevato Alessandro. Il fratello di Mastrogiacomo ha quindi ringraziato «il governo e tutti coloro che si stanno occupando del caso», e in particolare, a Gaeta, «la vicinanza del commissario straordinario e l’arcivescovo Mazzoni».

D'ALEMA: ABBIAMO BISOGNO DI TEMPO
Il ministro degli esteri Massimo D’Alema ha rilasciato la seguente dichiarazione alla stampa sul caso Mastrogiacomo: «Tutti noi siamo rimasti colpiti dalle notizie drammatiche di questa mattina. Nello stesso tempo abbiamo moltiplicato i nostri sforzi, già in corso da diversi giorni, per cercare le vie per una soluzione e per ottenere la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Ciò che vorrei sottolineare in questo momento è che sono in corso delle iniziative e dei contatti, anche con la collaborazione di organismi umanitari e delle stesse autorità afghane. Per questo abbiamo diramato una nota della Farnesina e l’abbiamo diffusa su tutte le reti internazionali ed è questo che vorrei ribadire: questa complessa vicenda, che richiede contatti fra diversi Governi e diverse istituzioni, non può essere risolta in poche ore. C'è bisogno di tempo. Vorrei ribadire la nostra ferma volontà di arrivare ad una soluzione». «D’altro canto – prosegue D’Alema – che sia in corso una iniziativa per arrivare ad una soluzione è stato percepito anche dall’altra parte, come testimonia la dichiarazione del portavoce dei Talebani Youssuf, che conferma che sono in corso dei contatti per cercare una soluzione alla situazione che si è creata. Dunque, a maggior ragione, vorremmo che dall’altra parte si comprendesse che la nostra azione ha bisogno di un tempo ragionevole per potersi dispiegare ed ottenere i risultati desiderabili, per poter uscire da questa drammatica vicenda».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

"Annunciazione" di Leonardo al sicuro a Tokyo dopo lungo viaggio

Hanno tirato un sospiro di sollievo i responsabili del museo di Tokyo dove oggi è arrivato uno dei capolavori giovanili di Leonardo Da Vinci, che è stato delicatamente collocato sulla parete da impiegati in guanti bianchi.

Il senatore di Forza Italia Paolo Amato la settimana scorsa si era incatenato ai cancelli degli Uffizi per protestare contro il trasferimento in Giappone dell'"Annunciazione", un'opera che ha lasciato solo tre volte Firenze e considerata troppo preziosa e fragile per affrontare un simile viaggio.

Circa 300 tra politici ed esperti hanno sottoscritto una protesta contro il trasferimento, a cui si è opposto anche il direttore della Galleria degli Uffizi. Ma il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha parlato di un fatto positivo per l'Italia.

Funzionari del Museo Nazionale di Tokyo hanno cercato di tranquillizzare gli italiani spiegando che l'opera - che mostra l'arcangelo Gabriele che rivela a Maria che concepirà un figlio - sarà esposto in una stanza assolutamente antisismica.

"Abbiamo una grande responsabilità: quest'opera è un tesoro italiano, un tesoro dell'umanità", ha detto il curatore Yoichi Inoue.

Collocato in tre casse a incastro - due di legno e una di alluminio - foderate con fogli di alluminio, polistirolo e schiuma espansa per proteggerlo da urti e sbalzi di temperatura e di umidità, il capolavoro di Leonardo di 217 centimetri per 98 è stato scortato a Roma dalla polizia ed è volato a Tokyo martedì, accompagnato da un architetto e da un restauratore degli Uffizi.

Una volta appurato che l'opera non aveva subito danni nel viaggio, è stata collocata sulla parete. La conclusione dell'ultima fase, cioè l'applicazione di un vetro protettivo, è stata salutata da un applauso.

"Sono così sollevato", ha detto Inoue, che ha confessato di non avere dormito la notte prima dell'arrivo dell'"Annunciazione", che sarà esposta in Giappone per tre mesi.

Fonte: Reuters Italia

Vietati i cellulari a scuola per studenti e docenti

Le tanto attese ed auspicate disposizioni per eliminare l’uso improprio dei cellulari a scuola sembrano essere giunte, giovedì 15 marzo, con la direttiva del Ministro della P.I. Fioroni sulle “Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica, irrogazione di sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori e dei docenti”.

Le riserve sono d’obbligo visto che le ‘linee di indirizzo’, o direttive che dir si vogliano, del potere esecutivo sono strumenti normativi abbastanza deboli che non possono già di per sé assumere carattere cogente.
Le linee direttive appena emanate, tuttavia, sono uno strumento che, pur nella sinteticità, e debolezza giuridica sicuramente affrontano, anche se non risolvono, l’attuale emergenza scolastica da una pluralità di angolazioni.

Non ultima il problema della collaborazione e corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia.
Aprono, ed è sicuramente questo l’aspetto più importante, la via ad interventi a più lunga scadenza in una prospettiva definitiva come la problematica richiede.

Dopo aver delineato esemplarmente il ruolo e la funzione della scuola di oggi quale “luogo di crescita civile e culturale per la piena valorizzazione della persona”, la direttiva ministeriale sottolinea il ruolo dell’autonomia grazie alla quale “ogni singola istituzione scolastica può concertare, confrontarsi, costruire accordi, creare spazi in cui le famiglie, studenti, operatori scolastici si ascoltano, assumono impegni e responsabilità, condividono un percorso di crescita umana e civile della persona”.

È appunto in quest’ottica che ogni istituzione scolastica autonoma, secondo il Ministro Fioroni, deve sentirsi chiamata a confrontarsi anche con il nuovo e scottante problema, ad aprire una fase di riflessione e a concordare sull’uso corretto del cellulare che deve sempre rispondere alle norme generali di correttezza cui è tenuto ogni studente. Correttezza già implicita nell’essere studente e che, come è fin troppo noto, è stata da tempo anche codificata dallo “Statuto delle studentesse e degli studenti”.

Un uso improprio si configura, innanzitutto, come violazione dei doveri ai quali sono tenuti gli studenti durante le attività didattiche tra le pareti scolastiche per i riflessi che ne derivano in ordine al venire meno del loro essere studenti oltre che alla perdita di dignità della scuola.

Da qui l’inderogabilità dell’irrogazione delle sanzioni disciplinari che divengono la naturale conseguenza dell’uso improprio dei nuovi strumenti informatici anche perché secondo una nuova visione, ormai sempre più condivisa, le sanzioni debbono essere inquadrate nell’ottica della punizione, del risarcimento e della riabilitazione.

Nella fattispecie dei fatti di particolari gravità dell’attuale momento, risulta essere indispensabile la deroga dal limite massimo dell’allontanamento dalla scuola oltre i quindici giorni come stabilito dalle norme vigenti.
Che la materia sia divenuta in questo momento troppo scottante, e persino esplosiva in taluni casi, è dimostrato dal fatto che l’attenzione del ministro Fioroni è fortemente concentrata sul ruolo delle scuole come istituzioni autonome le quali debbono trovare dal loro interno la forza e la capacità di risolvere il problema facendo tesoro delle forze che loro derivano da un regolamento scolastico adeguato ai tempi e alle specificità dei vari contesti territoriali.

Significativa è, soprattutto, l’attenzione che le linee ministeriali d’indirizzo riservano alla collaborazione tra scuola e famiglia che, come è noto, in questi ultimi tempi si è fortemente deteriorata, sia quanto i genitori si sono messi in posizione conflittuale nei riguardi degli insegnanti e dei dirigenti, sia quando hanno ridimensionato, sottovalutandolo, il loro ruolo consegnando alla scuola deleghe educative incondizionate.
Oggi, più che nel passato, dobbiamo essere convinti che solo con la sinergia tra le capacità educative della famiglia e quelle della scuola sarà possibile raggiungere l’unico obiettivo che non può che essere identificato se non nella crescita dei giovani nella prospettiva di una società futura basata sui principi della democrazia e della civile convivenza.

Se questa è l’ottica entro cui si pone la direttiva ministeriale, e tali sembrano essere le prospettive cui vuole far pervenire la scuola, occorre veramente augurarsi di trovarci solo di fronte ad un momento iniziale di un nuovo percorso che scuola e società civile, in cui un ruolo fondamentale è assolto dalla famiglia, dovranno intraprendere e risolvere insieme con strumenti legislativi più forti.

In quest’ottica, allora, non si giustifica l’aver sottolineato il divieto, già sancito, di usare il cellulare imposto anche ai docenti la cui formazione psico-sociale, emotiva, morale ecc. oltre che prettamente professionale, dovrebbe essere fuori discussione a meno di non voler punire anche i docenti per comportamenti degli alunni dei quali essi non possono essere ritenuti responsabili direttamente, affondando gli stessi in tensioni e disagi di natura sociale per i quali, certamente, la scuola nulla può fare, almeno immediatamente.

Fin qui sulle linee direttive in sé. Il problema, intatti, è molto più ampio e di rilevanza maggiore di quanto non sembri e di quanto ci si illuda di averlo risolto oggi ed eventualmente con provvedimenti giuridici che sicuramente verranno.

Attiene, infatti, al disagio che gli studenti di oggi provano varcando la soglia delle loro scuole nelle quali non vivono quel clima di positiva serenità che farebbe loro provare il piacere, e forse anche la gioia, di prestare attenzione a quanto gli insegnanti…insegnano, di affrontare i problemi della loro età anziché della cultura vuota, astratta, inutile che loro viene…somministrata e di cui è imbevuta la scuola italiana in questi ultimi tempi.

Bisogna avere il coraggio di dire che se la scuola fosse quell’ambiente educativo di apprendimento e di crescita che gli studenti sognano, se fosse un’autentica comunità di vita, se fosse basata su contenuti aperti, dinamici, problematizzanti ecc, insomma, sarebbero molto pochi quegli studenti che passano il tempo a…smanettare sui tasti dell’ultima diavoleria scientifica.

La scuola italiana, in definitiva, ha perso consenso e non solo tra gli studenti. Nell’intera collettività. Ad essa non credono più le famiglie e, purtroppo, tante volte neppure gli stessi docenti.
L’uso improprio dei cellulari è, sicuramente, espressione del venire meno della dignità della scuola nella collettività.

Fonte: La Tecnica della Scuola

Il porno vietato in tv anche durante la notte

Via il porno dallo schermo. Senza più zone franche: non sarà più possibile trasmettere immagini hard nemmeno di notte. Così ha stabilito l’Autorità per la Garanzie nelle Comunicazioni. Un divieto totale: vale per tutte le emittenti, sia pubbliche che private, nazionali e locali, sia che operino su frequenze terrestri o via satellite oppure via cavo.

FASCIA PROTETTA — Praticamente nasce una fascia protetta ininterrotta, 24 ore su 24. Dalla quale dovrà essere bandito tutto ciò che contenga «immagini pornografiche che prevedono la descrizione, l’illustrazione o la rappresentazione visiva e/o verbale di soggetti erotici e di atti o attività attinenti alla sfera sessuale che risultino offensivi del pudore». Finora l’unico divieto vero era quello di mandare in onda film vietati ai 18. Con questa delibera invece l’Agcom, che ha tra i compiti quella di tutelare il rispetto della dignità umana, cancella completamente il porno dalla tv. Con una sola eccezione: per i programmi ad accesso condizionato, ovvero criptato, e che siano protetti da un sistema di parental control con cui i genitori possono bloccare l’accesso ai minori.

GAZZETTA UFFICIALE — Le disposizioni entreranno in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione su Gazzetta Ufficiale. Perciò il Garante raccomanda a tutte le emittenti di uniformarsi alle nuove regole. Per i trasgressori le multe sono pesanti: dai 5.164 ai 51.646 euro. Senza bisogno di diffida: riscontrata la violazione, la sanzione è immediata.

I DIVIETI — Nel black out delle luci rosse rientrano tutte le chat line erotiche che da mezzanotte in poi costituiscono il palinsesto di molte tv locali che con questi introiti si finanziano. Vietati i filmati spinti con cui si pubblicizzano linee erotiche, proibite le conversazioni hot in diretta in cui si è specializzata ad esempio la Diva Futura.Come del resto aveva stabilito anche la Cassazione proprio pochi giorni fa. Destinate a scomparire tutte quelle signorine (e ultimamente anche qualche maschio) quasi sempre nude che, con musiche d’atmosfera e sceneggiature adeguate, suggeriscono al telespettatore quale numero chiamare (in genere un estero 99) a seconda del tipo di fantasia preferito: casalinghe agitate, dominatrici, terzetti e tutto il classico campionario apprezzato da oltre un milione di teleutenti. Dalla censura non scappa nulla. Lo stop al porno riguarda non solo quel che si vede ma anche quello che si sente. Pure un sonoro «eloquente» d’ora in poi sarà fuorilegge.

Fonte: Corriere della Sera