venerdì 16 marzo 2007

Vietati i cellulari a scuola per studenti e docenti

Le tanto attese ed auspicate disposizioni per eliminare l’uso improprio dei cellulari a scuola sembrano essere giunte, giovedì 15 marzo, con la direttiva del Ministro della P.I. Fioroni sulle “Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica, irrogazione di sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori e dei docenti”.

Le riserve sono d’obbligo visto che le ‘linee di indirizzo’, o direttive che dir si vogliano, del potere esecutivo sono strumenti normativi abbastanza deboli che non possono già di per sé assumere carattere cogente.
Le linee direttive appena emanate, tuttavia, sono uno strumento che, pur nella sinteticità, e debolezza giuridica sicuramente affrontano, anche se non risolvono, l’attuale emergenza scolastica da una pluralità di angolazioni.

Non ultima il problema della collaborazione e corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia.
Aprono, ed è sicuramente questo l’aspetto più importante, la via ad interventi a più lunga scadenza in una prospettiva definitiva come la problematica richiede.

Dopo aver delineato esemplarmente il ruolo e la funzione della scuola di oggi quale “luogo di crescita civile e culturale per la piena valorizzazione della persona”, la direttiva ministeriale sottolinea il ruolo dell’autonomia grazie alla quale “ogni singola istituzione scolastica può concertare, confrontarsi, costruire accordi, creare spazi in cui le famiglie, studenti, operatori scolastici si ascoltano, assumono impegni e responsabilità, condividono un percorso di crescita umana e civile della persona”.

È appunto in quest’ottica che ogni istituzione scolastica autonoma, secondo il Ministro Fioroni, deve sentirsi chiamata a confrontarsi anche con il nuovo e scottante problema, ad aprire una fase di riflessione e a concordare sull’uso corretto del cellulare che deve sempre rispondere alle norme generali di correttezza cui è tenuto ogni studente. Correttezza già implicita nell’essere studente e che, come è fin troppo noto, è stata da tempo anche codificata dallo “Statuto delle studentesse e degli studenti”.

Un uso improprio si configura, innanzitutto, come violazione dei doveri ai quali sono tenuti gli studenti durante le attività didattiche tra le pareti scolastiche per i riflessi che ne derivano in ordine al venire meno del loro essere studenti oltre che alla perdita di dignità della scuola.

Da qui l’inderogabilità dell’irrogazione delle sanzioni disciplinari che divengono la naturale conseguenza dell’uso improprio dei nuovi strumenti informatici anche perché secondo una nuova visione, ormai sempre più condivisa, le sanzioni debbono essere inquadrate nell’ottica della punizione, del risarcimento e della riabilitazione.

Nella fattispecie dei fatti di particolari gravità dell’attuale momento, risulta essere indispensabile la deroga dal limite massimo dell’allontanamento dalla scuola oltre i quindici giorni come stabilito dalle norme vigenti.
Che la materia sia divenuta in questo momento troppo scottante, e persino esplosiva in taluni casi, è dimostrato dal fatto che l’attenzione del ministro Fioroni è fortemente concentrata sul ruolo delle scuole come istituzioni autonome le quali debbono trovare dal loro interno la forza e la capacità di risolvere il problema facendo tesoro delle forze che loro derivano da un regolamento scolastico adeguato ai tempi e alle specificità dei vari contesti territoriali.

Significativa è, soprattutto, l’attenzione che le linee ministeriali d’indirizzo riservano alla collaborazione tra scuola e famiglia che, come è noto, in questi ultimi tempi si è fortemente deteriorata, sia quanto i genitori si sono messi in posizione conflittuale nei riguardi degli insegnanti e dei dirigenti, sia quando hanno ridimensionato, sottovalutandolo, il loro ruolo consegnando alla scuola deleghe educative incondizionate.
Oggi, più che nel passato, dobbiamo essere convinti che solo con la sinergia tra le capacità educative della famiglia e quelle della scuola sarà possibile raggiungere l’unico obiettivo che non può che essere identificato se non nella crescita dei giovani nella prospettiva di una società futura basata sui principi della democrazia e della civile convivenza.

Se questa è l’ottica entro cui si pone la direttiva ministeriale, e tali sembrano essere le prospettive cui vuole far pervenire la scuola, occorre veramente augurarsi di trovarci solo di fronte ad un momento iniziale di un nuovo percorso che scuola e società civile, in cui un ruolo fondamentale è assolto dalla famiglia, dovranno intraprendere e risolvere insieme con strumenti legislativi più forti.

In quest’ottica, allora, non si giustifica l’aver sottolineato il divieto, già sancito, di usare il cellulare imposto anche ai docenti la cui formazione psico-sociale, emotiva, morale ecc. oltre che prettamente professionale, dovrebbe essere fuori discussione a meno di non voler punire anche i docenti per comportamenti degli alunni dei quali essi non possono essere ritenuti responsabili direttamente, affondando gli stessi in tensioni e disagi di natura sociale per i quali, certamente, la scuola nulla può fare, almeno immediatamente.

Fin qui sulle linee direttive in sé. Il problema, intatti, è molto più ampio e di rilevanza maggiore di quanto non sembri e di quanto ci si illuda di averlo risolto oggi ed eventualmente con provvedimenti giuridici che sicuramente verranno.

Attiene, infatti, al disagio che gli studenti di oggi provano varcando la soglia delle loro scuole nelle quali non vivono quel clima di positiva serenità che farebbe loro provare il piacere, e forse anche la gioia, di prestare attenzione a quanto gli insegnanti…insegnano, di affrontare i problemi della loro età anziché della cultura vuota, astratta, inutile che loro viene…somministrata e di cui è imbevuta la scuola italiana in questi ultimi tempi.

Bisogna avere il coraggio di dire che se la scuola fosse quell’ambiente educativo di apprendimento e di crescita che gli studenti sognano, se fosse un’autentica comunità di vita, se fosse basata su contenuti aperti, dinamici, problematizzanti ecc, insomma, sarebbero molto pochi quegli studenti che passano il tempo a…smanettare sui tasti dell’ultima diavoleria scientifica.

La scuola italiana, in definitiva, ha perso consenso e non solo tra gli studenti. Nell’intera collettività. Ad essa non credono più le famiglie e, purtroppo, tante volte neppure gli stessi docenti.
L’uso improprio dei cellulari è, sicuramente, espressione del venire meno della dignità della scuola nella collettività.

Fonte: La Tecnica della Scuola

Il porno vietato in tv anche durante la notte

Via il porno dallo schermo. Senza più zone franche: non sarà più possibile trasmettere immagini hard nemmeno di notte. Così ha stabilito l’Autorità per la Garanzie nelle Comunicazioni. Un divieto totale: vale per tutte le emittenti, sia pubbliche che private, nazionali e locali, sia che operino su frequenze terrestri o via satellite oppure via cavo.

FASCIA PROTETTA — Praticamente nasce una fascia protetta ininterrotta, 24 ore su 24. Dalla quale dovrà essere bandito tutto ciò che contenga «immagini pornografiche che prevedono la descrizione, l’illustrazione o la rappresentazione visiva e/o verbale di soggetti erotici e di atti o attività attinenti alla sfera sessuale che risultino offensivi del pudore». Finora l’unico divieto vero era quello di mandare in onda film vietati ai 18. Con questa delibera invece l’Agcom, che ha tra i compiti quella di tutelare il rispetto della dignità umana, cancella completamente il porno dalla tv. Con una sola eccezione: per i programmi ad accesso condizionato, ovvero criptato, e che siano protetti da un sistema di parental control con cui i genitori possono bloccare l’accesso ai minori.

GAZZETTA UFFICIALE — Le disposizioni entreranno in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione su Gazzetta Ufficiale. Perciò il Garante raccomanda a tutte le emittenti di uniformarsi alle nuove regole. Per i trasgressori le multe sono pesanti: dai 5.164 ai 51.646 euro. Senza bisogno di diffida: riscontrata la violazione, la sanzione è immediata.

I DIVIETI — Nel black out delle luci rosse rientrano tutte le chat line erotiche che da mezzanotte in poi costituiscono il palinsesto di molte tv locali che con questi introiti si finanziano. Vietati i filmati spinti con cui si pubblicizzano linee erotiche, proibite le conversazioni hot in diretta in cui si è specializzata ad esempio la Diva Futura.Come del resto aveva stabilito anche la Cassazione proprio pochi giorni fa. Destinate a scomparire tutte quelle signorine (e ultimamente anche qualche maschio) quasi sempre nude che, con musiche d’atmosfera e sceneggiature adeguate, suggeriscono al telespettatore quale numero chiamare (in genere un estero 99) a seconda del tipo di fantasia preferito: casalinghe agitate, dominatrici, terzetti e tutto il classico campionario apprezzato da oltre un milione di teleutenti. Dalla censura non scappa nulla. Lo stop al porno riguarda non solo quel che si vede ma anche quello che si sente. Pure un sonoro «eloquente» d’ora in poi sarà fuorilegge.

Fonte: Corriere della Sera

giovedì 15 marzo 2007

Battaglia tra italiani e talebani

Insieme agli spagnoli, i nostri hanno risposto agli spari dei ribelli

Ci troviamo in Afghanistan in missione di pace o in realtà stiamo combattendo? L'interrogativo torna ad attraversare il mondo politico italiano e arroventa l'attesa del voto per il rifinanziamento della missione. Si è saputo che truppe italiane e spagnole sono state attaccate da taleban provenienti dalla provincia di Helmand: i nostri hanno risposto al fuoco. Non si hanno notizie di vittime né è possibile valutare pienamente l’intensità dello scontro. Certo è stato una sorta di battesimo di fuoco per il nostro contingente, seppure, come fanno notare a Roma, per motivi di autodifesa.

Il primo a dare la notizia è stato «El Pais», seguito da una serie di note diffuse nelle ore successive dall'agenzia di stampa spagnola «Efe»: un paio di giorni fa italiani e spagnoli avrebbero debuttato nell’operazione «Achilles», la grande e ancora misteriosa offensiva che truppe Nato ufficialmente composte solo da reparti inglesi, olandesi e americani stanno svolgendo nel Sud.

Secondo fonti giornalistiche confermate dal ministero della Difesa di Madrid, e ufficiosamente da fonti del ministero della Difesa di Roma, sezioni dei contingenti italiano e spagnolo hanno preso parte all'operazione d'intervento per «impermeabilizzare» il confine Nord e Ovest delle provincie di Herat e Farah. Per impedire che gruppi di taleban in fuga dalla zona calda dei combattimenti, ripieghino sulla zona, più tranquilla, controllata da italiani e spagnoli.

In casi come questi la semantica è decisiva: «partecipare» significa essere inseriti a pieno titolo in un intervento militare di tipo offensivo com'è l'operazione «Achilles», un rastrellamento che a quanto pare si sta rivelando anche particolarmente sanguinoso. Nonostante l'assoluto silenzio dei nostri comandi militari in Afghanistan, proviamo a vederci un po' più chiaro: le fonti spagnole riportano l'intervento con scarsa enfasi e ne riferiscono soltanto per spiegare come da queste parti le situazioni possano mutare velocemente. «El Pais» racconta semplicemente che nuclei taleban si stavano ritirando verso Nord e reparti ispano-italiani sono stati costretti a intervenire sparando per fermarli. Fonti anonime del ministero della Difesa italiano spiegano che i militari avrebbero risposto al fuoco soltanto dopo essere stati attaccati.

Lo confermano nel primo pomeriggio le dichiarazioni del vice ministro della Difesa italiano, Luigi Forcieri che dichiara alle commissioni Esteri e Difesa del Senato: «A seguito delle operazioni in corso nel Sud dell'Afghanistan è salito il livello d'attenzione in tutte le aree, e nella nostra zona è in corso una normale operazione per il controllo del territorio». Quindi una parte molto secondaria nell’«operazione Achilles», oppure nelle parole di Forcieri: un tentativo «di limitarne i riflessi». E a domanda il vice ministro risponde: «Non credo sia possibile che le nostre truppe possano partecipare ad attacchi contro taleban, terroristi o movimenti ribelli perché questo non è il loro compito».

A sera fonti del ministero della Difesa confermano ufficiosamente che alcuni reparti della «Brigata Sassari» sarebbero stati attaccati da gruppi taleban e dunque avrebbero risposto al fuoco e che fra contingenti schierati in regioni confinanti il coordinamento è indispensabile. Il vero problema, di difficile soluzione, rimane quello dell'indefinibile confine fra una missione umanitaria e il diritto alla difesa, anche aggressiva, dei suoi componenti.

Fonte: LaStampa.it

Il Sant'Uffizio mette all'indice la Teologia della liberazione di Sobrino

Libri proibiti, dunque da mettere all'indice. Gesù Cristo liberatore; lettura storico teologica di Gesù di Nazareth, pubblicato nel 1991, e La fede in Gesù Cristo, che risale al 1999, due opere del gesuita Jon Sobrino, uno dei padri della cosiddetta teologia della liberazione, sono stati dichiarati contrari «alla dottrina cattolica» dalla Congregazione per la dottrina della fede (l´ex Sant´Uffizio).

In realtà la condanna mira a ben altro che "chiarire" alcune divergenze teologiche: Sobrino viene messo all´indice perché le sue teorie sono agitatrici, puntano a diffondere e radicare le pericolose idee della cosiddetta "teologia della liberazione" che predica la fede pensando però ai bisogni degli uomini, soprattutto dei più poveri. Perché, spiega una nota allegata alla Notificazione che bandisce le opere, «l´opzione preferenziale per i poveri della Chiesa non è una opzione esclusiva e la Chiesa non può esprimersi a sostegno di categorie sociologiche e ideologiche riduttrici, che farebbero di tale preferenza una scelta faziosa e di natura conflittuale». Una posizione che potrebbe portare alla scomunica di San Francesco.

Entrambi terminati e dati alle stampe durante gli anni del pontificato di papa Giovanni Paolo II, la decisione di esaminarli fu presa dall´ex Sant´Uffizio nel 2001 quando a dirigere la Congregazione era l´allora cardinale Joseph Ratzinger. Sei anni di riflessione per arrivare ad una «puntualizzazione» che suona come una condanna: «Opere contrarie alla dottrina cattolica», è la lapidaria conclusione a cui sono giunti i membri dell'ex Sant'Uffizio. Con conseguente Notificazione, naturalmente, ufficiale già diffusa dalla sala stampa della Santa Sede. E con l´ovvia approvazione del Papa regnante.

Si tratta del primo provvedimento del genere della Congregazione (l'ex Sant'Uffizio) da quando è papa Benedetto XVI. Fra le affermazioni di Sobrino giudicate pericolose ci sarebbero quelle che mettono in dubbio punti cruciali della fede, come la divinità di Gesù Cristo, l'incarnazione del Figlio di Dio, la relazione di Gesù con il regno di Dio, la sua autocoscienza e il valore salvifico della sua morte. Secondo la Santa Sede, Sobrino avrebbe valorizzato troppo la componente storica della figura di Gesù separandola dalla sua dimensione divina.

Come ribadisce il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi: «Sobrino è uomo che ha vissuto da vicino l'esperienza drammatica del suo popolo, per questo ha teso a sviluppare una "cristologia dal basso" e ha coltivato una sintonia spirituale profonda con l'umanità di Cristo», ha osservato riguardo alla notificazione. «Tuttavia l'insistenza di Sobrino sulla solidarietà fra Cristo e l'uomo non deve essere portata al punto da lasciare in ombra o sottovalutare la dimensione che unisce Cristo a Dio».

Con l'altolà agli scritti di Sobrino, la Chiesa cattolica cerca d'intervenire per limitare la diffusione della dottrina della Liberazione in Sud America. Ad ammetterlo è la sala stampa del Vaticano come si può leggere in una «nota esplicativa» allegata alla Notificazione: «Fra l'altro - vi è scritto - in considerazione della grande diffusione che, soprattutto in America Latina, hanno avuto le opere del padre Jon Sobrino», si ripete la posizione della Chiesa riguardo alla «complessa problematica» della povertà, miseria e ingiustizia e di più inique disuguaglianze e le oppressioni di ogni sorta, che colpiscono oggi milioni di uomini e di donne, e sono in aperta contraddizione con il Vangelo di Cristo e non possono lasciar tranquilla la coscienza di nessun cristiano». E pur tuttavia, continua il comunicato, la dottrina della fede chiarisce che la «opzione preferenziale per i poveri della Chiesa non è una opzione esclusiva e la Chiesa non può esprimersi a sostegno di categorie sociologiche e ideologiche riduttrici, che farebbero di tale preferenza una scelta faziosa e di natura conflittuale».

La chiusura con quello che si sta diffondendo, soprattutto in America Latina, come un credo percepito più in sintonia con gli ideali evangelici è dunque totale. Come ribadisce la nota stessa che termina con un giudizio lapidario: «Le due opere di Jon Sobrino presentano, in alcuni passi, notevoli divergenze con la Fede della Chiesa». La Congregazione, fino a oggi, non commina alcuna sanzione al teologo latinoamericano e si limita a mettere in guardia i pastori e i fedeli dai problemi suscitati da alcuni punti dei suoi due libri. Ciò non toglie che altre autorità, per esempio un vescovo, possano da oggi decidere che il teologo non possa insegnare o tenere conferenze nella diocesi.

Attualmente Sobrino insegna nella università del Centroamerica di El Salvador, la stessa dove nell'89 furono assassinati sei gesuiti dagli squadroni della morte (Sobrino scampò perché si trovava in Tailandia per un corso).

Fonte: L'Unità

Rai, stipendi troppo alti per i vip

La finanziaria prevede un tetto massimo

''La norma della finanziaria sui compensi è un tipo di regola che non limita i compensi di Sanremo soltanto ma l'intera attività dell'azienda''. Lo ha detto il direttore generale Claudio Cappon, parlando alla commissione di vigilanza Rai della norma della finanziaria su cui si eè scatenata la polemica a Sanremo. Il direttore generale ha spiegato che in realtà se ''per Sanremo un solo contratto, quello di un ospite internazionale è stato virtualmente coinvolto nella questione'', parlando di Jennifer Lopez, in realtà sono ''40-50 i soggetti che ogni anno superano questo limite che si aggira orientativamente intorno ai 250 mila euro''. Ed ha parlato di personaggi come ''Bruno Vespa, Piero Angela, Simona Ventura, Enzo Biagi e Carlo Conti ma anche di altri", ha spiegato Cappon, "che interessano tutte le figure professionali e le punte aziendali, dai conduttori agli autori, ai registi'

Per Cappon ''quello dei compensi di Sanremo è un caso esemplificativo dell'incertezza giuridica ed esistenziale nella quale la Rai si deve gestire''. Ha spiegato quindi che le ''regole del gioco non sono fissate dalla Rai, che deve interpretare al proprio meglio e a questo deve attenersi''. Tuttavia per il direttore generale ''è bene che nel fissarle si abbia la consapevolezza di quali saranno le conseguenze''. Quindi, se Sanremo è stato un caso isolato visto che il contratto di Baudo era stato firmato precedentemente alla Finanziaria, e quello della Hunziker fa parte di un contratto complessivo con la Ballandi, è vero anche che ''la Rai deve partecipare alle regole dell'industria dello spettacolo e tali paletti ridurrebbero l'ambito d'attività dell'azienda che dovrebbe cambiare la propria programmazione''.

Spiega Cappon che ''lo spirito di contenimento dei costi è pienamente condiviso dall'azienda che ha già operato significativi risparmi''. Questo anche nel caso specifico di Sanremo dove i costi sono stati ridotti di 944 mila euro rispetto agli anni precedenti e il Festival 2007 è costato 800 mila euro in meno rispetto a quello del 2006 nonostante l'aumento della convenzione con il Comune di 200 mila euro, e con risultati assolutamente positivi, secondo il direttore generale, sia per ascolti (è stato il secondo più visto negli ultimi cinque anni con 47% di share di media e 9.300.000 telespettatori in media), sia per introiti pubblicitari (ha raccolto 20 milioni di euro di introiti pubblicitari).

Fonte: TGCOM

Desaparecidos : corte italiana condanna cinque argentini

La Corte d'assise di Roma ha condannato ieri all'ergastolo in contumacia cinque torturatori della famigerata Erma argentina, Alfredo Astiz, Jorge "El Tigre" Acosta, Jorge Vildoza e Antonio Vañek e il prefetto Héctor Antonio Febres per l'uccisione di tre cittadini italiani durante la dittatura del 1976. Oltre alla pena detentiva, la sentenza ha previsto un indennizzo per gli eredi delle vittime.

La stampa argentina parla dell'ergastolo come del "castigo medievale" che la giustizia italiana "riserva solo ai casi gravissimi". Ed infatti la motivazione della sentenza e' stata "omicidio volontario multiplo premeditato" per la sparizione e morte di Angela María Aieta de Gullo – madre del dirigente peronista Juan Carlos Dante Gullo –, Juan Pegoraro e sua figlia Susana, che era incinta e che diede alla luce in cattivita' una figlia, la quale fu pero' sottratta ai parenti e che non e' certo se sia stata cresciuta da un'altra famiglia come figlia naturale. Si e' parlato anche di torture subite da almeno due delle vittime prima di morire.

La causa era iniziata in Italia quando ancora nel Paese sudamericano vigevano le leggi sull'obbedienza dovuta da parte dei sottoposti, che di fatto annullavano la responsabilita' di questi ultimi per le efferatezze commesse. Quando tali leggi furono annullate, venne meno uno degli espedienti piu' usati per coprire i colpevoli delle torure, delle morti in mare e delle sparizioni in fosse comuni di oppositori del regime che solo oggi si sta riuscendo ad identificare con l'esame del dna.

Alfredo Astiz era un "operativo" che si infiltro' fra le Madres de Plaza de Mayo ed e' oggi accusato della sparizione della svedese Dagmar Hagelin. Jorge Vildoza e' accusato invece della sparizione di Rodolfo Walsh. Ma anche sugli altri tre uomini pendono accuse in Argentina, per cui quattro di essi sono gia' detenuti in quel Paese. Fa eccezione Vildoza, fuggitivo dal 1986, con mandato di cattura emesso da entrambi i Paesi.

La sentenza emessa a Roma non implichera' effetti immediati per gli accusati, ma sara' - commentano i giornali argentini - un impedimento ad uscire dal Paese d'origine, poiche' rischierebbero l'arresto da parte italiana. Sebbene poi l'Italia non abbia un accordo di estradizione con l'Argentina, anche se il governo potrebbe provare a chiedere ugualmente l'estradizione dei cinque.

Tuttavia sono soddisfatte le famiglie delle vittime ed esultante Estela de Carlotto, rappresentante delle nonne di plaza de Mayo, le decine di migliaia di persone che si riuniscono settimanalmente nella piazza di Buenos Aires per chiedere di sapere che fine hanno fatto i loro cari desaparecidos. La sentenza da' infatti speranza alle madres perche' rappresenta un segnale sul fatto che la storia non debba essere dimenticata e la giustizia debba essere perseguita, il che potrebbe incidere anche sull'atteggiamento delle istituzioni argentine sulle vicende dei desaparecidos.

Fonte: Osservatorio Sulla Legallità e sui Diritti

Sospetto al Qaeda confessa piani 11/9 e omicidio Pearl

Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto una figura di spicco di Al Qaeda, ha ammesso le proprie responsabilità in una serie di attentati, tra cui quelli dell'11 Settembre negli Stati Uniti -- e la decapitazione di un giornalista americano: è quanto risulta dalla trascrizione diffusa ieri, di un'udienza militare nel campo di prigionia Usa di Guantanamo Bay a Cuba.

"Sono responsabile dell'Operazione 11/9, dalla a alla z", ha detto Mohammed - che ha parlato tramite un rappresentante - secondo la trascrizione dell'udienza di sabato scorso a Guantanamo.

Mohammed, di nazionalità pakistana, ha anche detto di essere personalmenteresponsabile della decapitazione del giornalista americano Daniel Pearl, rapito e ucciso in Pakistan nel 2002.

"Ho decapitato con la mia mano destra benedetta l'ebreo americano Daniel Pearl", ha detto Mohammed.

Il presunto appartenente ad al Qaeda ha ammesso anche di essere responsabile dell'attacco del 1993 al World Trade Center di New York, di un attentato a un nightclub di Bali, in Indonesia, del tentativo di abbattere due aerei americani usando ordigni nascosti nelle scarpe e di altri attentati.

Nel corso dell'udienza, volta a stabilire se per Mohammed si possa usare la definizione Usa di nemico combattente, l'uomo avrebbe indicato di essere stato maltrattato durante la detenzione da parte degli americani.

Mohammed è una delle 14 persone identificate dalle autorità Usa come sospetti terroristi "di alto profilo" e trasferite a Guantanamo lo scorso anno da prigioni segrete della Cia all'estero.

Fonti Usa dicono che Mohammed, arrestato in Pakistan nel marzo 2003 e consegnato agli americani, è stato la mente degli attentati del 2001, costati la vita a quasi 3.000 persone.

Mohammed ha parlato sia di persona che attraverso il suo rappresentante, un militare americano.

"Ero il direttore operativo dello sceicco Usama (Osama) bin Laden per l'organizzazione, pianificazione, follow-up ed esecuzione dell'Operazione 11/9", ha detto tramite il rappresentante.

Fonte: Reuters Italia

Tar del Lazio sospende il decreto sulla cannabis

I giudici amministrativi regionali hanno accolto il ricorso del Codacons contro il Dl Turco. Rienzi: "I ragazzi avrebbero potuto confezionare 40 spinelli". Il ministro andrà al Consiglio di Stato

E' stato sospeso dal Tar del Lazio il cosiddetto 'Decreto Turco' ovvero il provvedimento che ha innalzato da 500 milligrammi a 1 grammo la quantita' massima di detenzione di cannabis al di la' della quale scattano le sanzioni penali. I giudici hanno infatti accolto le richieste di sospensione del Decreto fatto dal Codacons e da una cooperativa sociale-comunita' terapeutica di Taranto ritenendo che "la legge non conferisca al Decreto un potere politico di scelta in ordine alla individuazione dei limiti massimi delle sostanze stupefacenti o psicotrope che possono essere detenute senza incorrere nelle sanzione penali''. In pratica, il Governo non può, con un decreto, innalzare i limiti massimi delle sostanze stupefacenti o psicotrope perché, nella legge che gli dà il potere di disciplinare la materia, tale potere non gli è stato delegato.

"Col nuovo provvedimento - spiega il presidente Codacons Carlo Rienzi - era in pratica data la possibilita' di avere con se' ben 40 dosi di cannabis e di poterle cosi' facilmente scambiare con gli amici''.

''Rispetto tutte le sentenze, per questa faro' ricorso al Consiglio di Stato perche' c'e' un dato tecnico-giuridico che mi pare infondato'' ha detto il ministro della Salute Livia Turco.

Fonte: RomaONE.it

Mastrogiacomo in video: "Sto bene", appello al governo

Daniele Mastrogiacomo sta bene. E' lo stesso giornalista, rapito in Afghanistan dieci giorni fa da un gruppo di talebani, a dirlo in un video consegnato oggi a Emergency, in cui lancia un appello al governo.

"Vorrei dire che sto bene e fare un appello al governo italiano perché possa ottenere la nostra liberazione", dice nel video il giornalista -- che appare con la barba lunga di qualche giorno e il capo coperto da un foulard a quadri -- riferendosi all'autista e all'interprete rapiti con lui nel sud dell'Afghanistan il 5 marzo scorso, nel filmato trasmesso dal Tg3 Rai.

"Il mio nome è Daniele Mastrogiacomo, sono giornalista di Repubblica in Afghanistan. Il nome di mio padre è Mario. Oggi è lunedì 12 marzo, sono le otto del mattino qui in Afghanistan e come vedete mi trovo in buone condizioni fisiche e comunque in vita per fortuna fino ad adesso.. Sono detenuto con due colleghi afghani", dice il giornalista di Repubblica all'inizio del video.

"Mi trovo (…) con un gruppo di talebani che ritiene che siamo entrati con altri due colleghi afghani illegalmente nel loro territorio e quindi mi rivolgo al governo italiano al presidente Romano Prodi finché possa fare di tutto, agire in tutte le direzioni perché si possa ottenere presto la nostra liberazione", prosegue il giornalista.

Dopo una breve pausa in cui si gira ad ascoltare una voce fuori campo non chiara, Mastrogiacomo prosegue rivolgendosi alla sua famiglia dicendo loro di stare tranquilli.

"Mi rivolgo poi a mia moglie Luisella e ai miei figli Alice e Michele. State tranquilli, non c'è problema (…) mi rilasceranno e ovviamente bisogna avere solo un po' di pazienza, sono sicuro che voi mi state vicino".

L'annuncio del video era stato anticipato da Emergency in una nota.

"Nella giornata di mercoledì 14 marzo, in Afghanistan, una videocassetta riguardante il sequestro del giornalista Mastrogiacomo è stata recapitata ad Emergency, che ha provveduto a trasmetterne copia ai destinatari in Italia", dice un comunicato diffuso dall'organizzazione.

Al momento la Farnesina non ha rilasciato commenti sul filmato.

La notizia del video è giunta mentre proseguono i contatti in Afghanistan per cercare di far liberare Mastrogiacomo.

"Credo che (i rapitori) non abbiano fretta", ha detto a Reuters al telefono Carlo Garbagnati, vicepresidente di Emergency, a proposito del rilascio di Mastrogiacomo, prima della diffusione del video.

"Non sono quattro sbandati, pare siano vicini al quartier generale dell'organizzazione talebana, quindi le loro motivazioni sarebbero politiche e potrebbero permettersi tempi lunghi".

Una fonte dell'intelligence, ha assicurato che "tutti i canali sono aperti. Stiamo cercando di stabilire un canale affidabile".

I magistrati romani hanno aperto sul sequestro del reporter un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di sequestro di persona a fini terroristici.

Fonte: Reuters Italia


Ecco il video pubblicato su www.partitosocialista.com :

Demi Moore in dolce attesa per la quarta volta

Alla soglia dei 45 anni, Demi Moore è in attesa del quarto figlio. Secondo quanto rivela il quotidiano 'Daily Star', infatti, è stata proprio l'attrice a raccontarlo all'amica Britney Spears, quando è andata a trovarla nel centro di disintossicazione di Malibu, dove la cantante è ricoverata.

Il papà del nascituro, Ashton Kutcher (nella foto), avrebbe invece informato gli amici durante una cena in un locale di Hollywood. Sembra che Demi Moore abbia saputo di essere incinta nel corso di una visita di 'routine' dal ginecologo e che, una volta apresa la notizia, abbia telefonato subito al marito per raccontarglielo.

Già mamma di Rumer, 19 anni, Scot Larue, 16, e Tallulah Belle, 13 (nati dal suo matrimonio con Bruce Willis), l'attrice di molti film, tra i quali 'Bobby', 'Soldato Jane' e 'Ghost', ha mantenuto ottimi rapporti di amicizia con l'ex marito.

Fonte: estense.com

mercoledì 14 marzo 2007

Europa e Italia a rischio siccità

Milano - Si rischia di restarci secchi. Per 44 milioni di persone in Europa si potrebbe essere una concreta emergenza acqua nel 2070. È lo scenario prospettato a causa dei mutamenti climatici in atto, dalla seconda parte del rapporto redatto a Parigi dagli esperti dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che verrà reso noto il 6 aprile a Bruxelles.

Nella seconda tranche del IV Rapporto Ipcc, emerge un'Europa divisa in due: il Nord più mite e il Sud che bolle. Per il 2100 nella migliore delle ipotesi si prevede un rialzo tra 1 e 4 gradi centigradi delle temperature, contro un aumento tra i 2,5 e i 5,5 gradi centigradi nello scenario peggiore. Nel 2070, secondo il rapporto Ipcc, la popolazione a rischio, cioé che avrà problemi a causa della carenza d'acqua, sarà tra i 16 e i 44 milioni di persone.

A rischio anche la biodiversità del Mediterraneo con una perdita sostanziale degli ecosistemi acquatici che quindi tenderanno a scomparire, mentre le comunità alpine potrebbero perdere fino al 60% delle loro specie. I ghiacciai alpini rischiano per il 2050 una diminuzione del loro volume fra il 30% e il 70%. Entro il secolo la portata dei fiumi potrebbe diminuire del 50% in Europa centrale e dell'80% nel Sud Europa, specie nella bella stagione.

Fonte: IlGiornale.it

Il presidente Bush in Messico per il rilancio della cooperazione

George W. Bush incontra il presidente Felipe Calderon, che si aspetta anche un aiuto concreto in termini finanziari sul fronte della lotta al traffico di droga. E c'è chi ipotizza possa tornare in auge il tema del muro paventato da Washington lungo la frontiera

Rio do Janeiro - In Messico George W. Bush ha in programma l'ultima tappa del suo breve ma intenso tour sudamericano che si concluderà domani, quando ripartirà per Washington.

Ieri il capo di stato statunitense ha visitato il Guatemala. Il presidente guatemalteco Oscar Berger ha condotto Bush in visita al sito archeologico maya di Iximché dove si sono verificate proteste da parte di indigeni maya. Secondo quanto dichiarato da una dirigente indigena "la presenza del signor Bush macchia l'onore di questo luogo sacro".

Proteste da parte di gruppi sindacali, studenteschi e indigeni si sono verificate anche nella capitale Città del Guatemala dove i due presidenti hanno affrontato un'agenda moderata e all'insegna della collaborazione: sul tavolo temi di cooperazione economica, lotta al narcotraffico e problemi dell'immigrazione clandestina: il Guatemala è il canale di passaggio obbligatorio dei migranti dal Sud America al Messico. Dopo l'ingresso come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, al posto del fallimentare tentativo del Venezuela, il piccolo Paese centroamericano ha assunto un ruolo più rilevante nell'asse anti-Chavez che Bush va tessendo in America Latina.

Dopo il Guatemala adesso è la volta del Messico. In programma l'incontro con il presidente Felipe Calderon. Anche il Messico fa parte dei paesi "amici" di Washington, sebbene i rapporti tra i due paesi vivano un momento di stallo. Più di tremila agenti della polizia messicana, coadiuvati da agenti della Cia e Fbi, presidiano l'area deve Bush si ospita, e il percorso che seguirà oggi. Secondo molti analisti politici messicani la visita di Bush ha più il sapore del protocollo che sostanza.

Calderon si aspetta un rilancio delle politiche di cooperazione tra i due Paesi, e un aiuto concreto in termini finanziari sul fronte della lotta al traffico di droga. Anche la questione delle frontiere è uno degli argomenti caldi. C'è chi ipotizza possa tornare in auge il tema del muro di 1200 chilometri paventato da Washington lungo la frontiera e che fu una spina nel fianco degli ultimi mesi del governo di Vicente Fox. Temi a lungo dibattuti ma senza una soluzione all'orizzonte: anche perché il capo di stato messicano non ha espresso una posizione netta in questo senso.

C'è poi la questione del Trattato di Libero Commercio con l'America del Nord (TLCAN) che coinvolge il settore agricolo: Calderon è sotto il fuoco delle pressioni da parte dei produttori messicani che chiedono, come d'altra parte in tutto il Sud America, un abbassamento dei sussidi agricoli da parte del concorrente statunitense. Calderon affronta in questo periodo una crisi sul fronte dei prezzi di alimenti base, aumentati notevolmente negli ultimi mesi.

Bush e Calderon visiteranno poi il sito archeologico di Uxmal, a 75 chilometri da Merida, patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Sono previste manifestazioni in diverse città e nella capitale Città del Messico.

Fonte: Quotidiano.net

Ex Ministro Ceceno chiede asilo politico a Prodi

ROMA - "Il primo messaggio che voglio inviare a Prodi è quello di concedermi asilo politico". E' quanto manda a dire al presidente del Consiglio Romano Prodi, Umar Khanbiev, ex ministro della Sanità ceceno da ieri a Roma, che questa mattina ha tenuto una conferenza stampa alla Camera con Marco Pannella. Nelle stesse ore in cui il premier italiano incontra a Bari il presidente russo Vladimir Putin, Khanbiev denuncia il genocidio che si starebbe attuando in Cecenia e le gravi violazioni dei diritti umani che Mosca compie sistematicamente nell'indifferenza del mondo. I politici italiani - è la richiesta di Khanbiev -"devono dire la verità per quanto riguarda la situazione in Cecenia e in particolare la situazione dei diritti umani. Bisogna riconoscere che in Cecenia la Russia sta compiendo violazioni gravissime dei diritti umani e chiedere la 'punizione' di coloro che hanno commesso questi crimini," Non è il caso di abbracciare e baciare Putin,- ha detto l'esponente ceceno, che ha subito carcere e torture - ma si tratta, magari sorridendo, di "dirgli la verità, di chiedere la verità ".

"Dite la verità, raccontate la verità, chiamate assassini gli assassini. Solo così potete aiutarci. Questo è quello di cui abbiamo bisogno". E' l'appello lanciato da Umar Khanbiev, ex ministro della sanità ceceno da ieri in Italia per chiedere asilo politico, in una conferenza stampa organizzata alla Camera dal Partito radicale transnazionale. "Quella persona (Putin, ndr) che oggi viene accolta in Italia e in Europa come un democratico è lapersona che si può permettere di continuare un genocidio in tutto il Caucaso", ha denunciato Khanbiev parlando ai giornalisti e a numerosi parlamentari". "Per ordine di Mosca sono stati uccisi 250 mila ceceni - ha detto ancora Khanbiev - e non mi pare che nel mondo ci siano state grandi reazioni. In Cecenia continuano assassini, rapimenti, violazioni e nessuno è responsabile di nulla. La legge non esiste".

Fonte: ANSA.it

LE Iene - GIP - I 10 cassieri che non vorresti incontrare al supermercato

I 10 cassieri che non vorresti incontrare al supermercato

Le Iene - GIP - I 7 baristi che non vorresti mai incontrare

I 7 baristi che non vorresti mai incontrare

Le Iene - GIP - Le frasi che un Marinaio non dovrebbe mai dire

Le frasi che un Marinaio non dovrebbe mai dire


martedì 13 marzo 2007

Il portavoce dei talebani: "Mastrogiacomo sta bene"

Dall'Afghanistan si rompe il silenzio sulla sorte di Daniele Mastrogiacomo. Il portavoce dei talebani ha fatto sapere che il giornalista di Repubblica Daniele Masatrogiacomo è vivo, e sta bene.

La dichiarazione giunge all'indomani di un primo spiraglio aperto dalle parole del ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e del presidente del Consiglio Romano Prodi, che in due momenti distinti avevano accennato al fatto di sapere da chi Mastrogiacomo fosse tenuto prigioniero, anche se ancora non si sa quali siano le richieste dei sequestratori. Intanto si consolida il coordinamento istituzionale e operativo fra autorità giudiziaria e governo, dopo un incontro, oggi, fra il titolare della Farnesina e il capo della Procura della Repubblica del tribunale di Roma, Giovanni Ferrara. E il riferimento di ieri, fatto da premier e vicepremier, ai "canali umanitari", sembra aver messo in moto la macchina della solidarietà e della collaborazione. Un ruolo importante in questo senso potrebbe essere quello svolto da Gino Strada: il fondatore di Emergency, arrivato oggi a Kabul, ha dichiarato la disponibilità della sua organizzazione a "dare una mano".

Mastrogiacomo "sta bene". L'inviato di Repubblica "sta bene" ed è "detenuto in una base dei talebani" nella provincia meridionale di Helmand, insieme ai due afgani sequestrati con lui lo scorso 4 marzo: così ha dichiarato Youssouf Ahmadi, il portavoce del movimento islamico, in una telefonata all'agenzia France Press. Il portavoce ha aggiunto che sono in corso "contatti indiretti" con le autorità italiane, confermando quanto già anticipato ieri da Prodi e D'Alema.

Gino Strada: "Cerchiamo di dare una mano". La "disponibilità" della sua organizzazione perché sia raggiunto un risultato positivo nella vicenda del sequestro di Mastrogiacomo: questi i termini in cui si è espresso il fondatore di Emergency, Gino Strada, arrivato oggi a Kabul. "Non è nostro compito condurre trattative - ha precisato il chirurgo - ma possiamo fornire dei canali, cosa che faremmo per chiunque. Cerchiamo di dare una mano". Poi, in serata, al Tg3: "Siamo ottimisti" ha detto, ribadendo che "è doveroso non chiacchierare troppo".

Coordinamento governo-magistratura. C'è stato oggi un incontro tra il ministro D'Alema, e il capo della Procura della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara. Nulla trapela sul contenuto se non la volontà, comune al vertice della Farnesina e alla magistratura romana, di confrontarsi sulla vicenda, di scambiare informazioni e analisi. Sul rapimento del giornalista di Repubblica, la Procura ha aperto un fascicolo - per quanto se ne sa, a carico di ignoti - nel quale si ipotizza il delitto di sequestro di persona con finalità di terrorismo. Le indagini sono affidate ai carabinieri del Ris che già operano a Kabul. Un coordinamento che tuttavia - precisano Ferrara e il suo vice, Franco Ionta - non può prescindere dal fatto che "le decisioni sul caso, che si svolge in territorio estero e, peraltro, in guerra, sono di esclusiva pertinenza del governo e del ministro degli Esteri".

Fonte: La Repubblica

Putin in Italia, il caso dei diritti umani

Viaggio in Italia del presidente russo. Amnesty chiede al governo di porre il tema dei diritti umani, i Radicali: non taceremo.

I diplomatici lo chiamano «un incontro sul modello Soci»
, dal nome della città del Mar Nero cara alla nomenklatura sovietica, il posto di vacanza nel quale Vladimir Putin ha la dacia impiegata il 23 gennaio scorso per il colloquio precedente con Romano Prodi. Oggi pomeriggio, il presidente della Federazione russa e il presidente del Consiglio italiano si chiuderanno in una stanza di Palazzo Chigi per circa tre ore. Ognuno dei due sarà assistito da uno dei suoi collaboratori di maggior fiducia. Per favorire uno scambio di idee non ingessato, l'agenda degli argomenti da trattare è abbozzata nelle linee generali. Non più di tanto.

Di sicuro, si parlerà dell'energia, l'arma politica più efficace della Mosca post-sovietica. Nella visita in Italia che Putin comincia oggi con l'atterraggio di un volo «Rossia» a Pratica di Mare e terminerà domani con un vertice a Bari allargato a vari ministri, sarà uno degli argomenti principali. Dopo un colloquio con Giorgio Napolitano e un'udienza da Benedetto XVI (la terza con un Papa, la prima con Joseph Ratzinger), il capo del Cremlino ritornerà a trattare con Prodi degli approvvigionamenti di gas che stanno a cuore all'Italia e per i quali, a Bari, compirà un ulteriore passo avanti l'accordo tra Gazprom e Eni che porterà la prima a entrare nel mercato al dettaglio italiano e la seconda a cercare giacimenti e a estrarre petrolio nel Paese dagli undici fusi orari. Di un altro argomento, i diritti umani, si potrà parlare, ma non è stabilito né quanto né come. «Voi rimproverate il dominio della mafia russa, ma io vi faccio osservare che la parola "mafia" è nata in Italia, non in Russia», rispose tra l'altro l'ex agente del Kgb, il 22 ottobre scorso, quando il presidente del Parlamento europeo Josep Borrell gli rinfacciò una «svalutazione dei diritti umani» in casa propria.

Amnesty International ieri ha esortato Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D'Alema a chiedere conto all'ospite di «detenzioni arbitrarie, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, rapimenti» che «nel Caucaso del Nord continuano». Amnesty si riferiva alla Cecenia e vorrebbe anche che si sollevassero i problemi dell'«ampio uso della tortura» nelle prigioni russe, delle carenze nel «fronteggiare la violenza domestica», della mancanza di leggi che aboliscano la pena di morte in tempo di pace «per essendo la Russia abolizionista de facto dal 1999». Tutto questo non troverà certo una soluzione nella visita in Italia, ma Putin non può non sapere che per le opinioni pubbliche occidentali la sua immagine è meno rassicurante di qualche anno fa, pur essendo l'Unione Europea contraria a destabilizzare il suo Stato. Anche se non lo invita in una villa al mare come Silvio Berlusconi, Prodi è uno degli europei che ha migliori rapporti con il capo del Cremlino. Da quando è tornato alla guida del governo, con George W. Bush il Professore ha avuto un solo incontro bilaterale (al G8 di San Pietroburgo). Con il presidente russo quello di oggi sarà il quarto.

Da Mosca sono arrivate giorni fa Roma almeno una Mercedes e una Zil nera. Serviranno al corteo presidenziale. Prima che si mettano in moto, Prodi ha dichiarato all'agenzia Ria Novosti che «Italia e Russia condividono l'esigenza di rafforzare il multilateralismo, incentrato sull'Onu» elencando i «focolai di crisi» sui quali c'è convergenza nell'applicarlo: «Medio Oriente, Iraq, dossier nucleare iraniano, Afghanistan». I diritti umani rientrano in un'altra categoria. Ancora più complicata.

Fonte: Corriere Della Sera

La Chiesa torni al canto gregoriano, esorta il Papa

Papa Benedetto XVI, che la scorsa settimana aveva detto al mondo di non curarsi molto di Bob Dylan, ha dichiarato oggi che vorrebbe un ritorno del canto gregoriano.

Il Pontefice tedesco, 79 anni, ha detto che i fedeli cattolici dovrebbero imparare di più dei canti tradizionali in latino dei monaci del Medioevo.

"Le preghiere più conosciute della tradizione della Chiesa dovrebbero essere recitate in latino, se è possibile e si dovrebbero cantare delle selezioni del canto gregoriano", ha affermato in un libretto di 140 pagine sulla messa, lamentando che il latino, linguaggio ufficiale della Chiesa, sia scomparso e chiedendo che i futuri preti studino l'antica lingua.

"Nè dovremmo dimenticare che al fedele si dovrebbe insegnare a recitare le più comuni preghiere in latino, ed a cantare parte della liturgia col canto gregoriano" ha scritto Papa Ratzinger.

Il Concilio Vaticano Secondo (1962-1965) aveva messo fine alla tradizione della messa in latino in favore delle lingue locali ed alcuni parroci avevano consentito di cantare canzoni durante la messa.

In Paesi come gli usa negli anni Sessanta e Settanta non era insolito sentire i fedeli cantare canzoni come "Blowin' in the Wind" di Dylan o "Bridge Over Troubled Water" di Simon & Garfunkel durante la Messa.

Il Papa, un appassionato di musica classica e sacra e un apprezzato pianista, si è decisamente opposto a questa tendenza.

"Sicuramente per quanto riguarda la liturgia, non possiamo dire che una canzone sia buona quanto un'altra . La generica improvvisazione o l'introduzione dei generi musicali che non rispettano il significato della liturgia dovrebbero essere evitati", ha spiegato il Pontefice.

La scorsa settimana il Papa aveva svelato in un nuovo libro che nel 1997 si era opposto alla partecipazione di Bob Dylan a un evento con i giovani con Papa Giovanni Paolo II perché considerava la pop star il tipo sbagliato di "profeta".

Fonte: Yahoo Notizie

Italia sempre più informatizzata: in Campania, due laboratori informatici multimediali e presto 100 chiese in rete

La Pubblica Amministrazione sarà completamente informatizzata per la metà del 2009. E’ quanto dichiarato dal Ministro per le riforme e l'Innovazione nella PA, Luigi Nicolais, intervenendo alla presentazione del Forum 2007 della pubblica amministrazione.

La 18esima edizione del Forum PA, che si svolgerà dal 21 al 25 maggio alla Nuova Fiera di Roma, è stata presentata nel corso di una Tavola rotonda da Carlo Mochi Sismondi, direttore generale della manifestazione.

Le cinque giornate di lavoro oltre ai convegni tematici ospiteranno anche altrettante aree di politiche pubbliche con appuntamenti politici. Tra i temi: “qualità dei servizi ai cittadini con l'Innovazione organizzativa e tecnologica”, “diritto alla salute e la qualità della sanità”, “governance dei territori e federalismo”, “inclusione sociale, diritti, welfare”, “sviluppo economico e competitività”.

Nel nuovo quartiere fieristico di Roma, la Mostra sarà organizzata come una “piazza”, il luogo di incontro della PA, cioè, con i cittadini e le Imprese sul tema dell'Innovazione.

Sono oltre 400, secondo dati degli organizzatori, le amministrazioni centrali e locali, le autonomia funzionali, gli enti pubblici e le aziende che mettono in mostra al Forum PA, “i risultati raggiunti nel miglioramento di organizzazione e servizi”.

Prendendo la parola, Nicolais ha sottolineato che “…L'interoperabilità della PA sarà ultimata entro l'estate mentre l'interoperabilità tra centro e periferia sarà pronta entro la fine del 2008. Quindi pensiamo che per la metà del 2009 potremo cominciare a parlare di una pubblica amministrazione realmente informatizzata”.

E non si ferma qui il Ministro, tante le iniziative al varo del Governo che riguardano l’innovazione tecnologica e che contribuiranno a ridurre il digital divide del nostro Paese, ma anche a portare avanti il progetto di alfabetizzazione informatica.

Rientra in questa prospettiva l’apertura di due laboratori informatici multimediali, uno per le ragazze e uno per i ragazzi, che costituiranno un ulteriore occasione di apprendimento per i minori del carcere di Nisida, l'isoletta antistante il litorale di Bagnoli.

La realizzazione dei due laboratori, che saranno attrezzati con personal computer, programmi software avanzati, tecnologie multimediali e collegamenti veloci a internet, rientra fra le iniziative del Governo per affrontare il disagio giovanile in alcune aree di Napoli ed è progettato grazie alla collaborazione tra i Ministeri della Giustizia, dell'Innovazione tecnologica nelle PA e la Curia di Napoli.

Ieri a Nisida sono stati il Cardinale Sepe, i Ministri Mastella e Nicolais a inaugurare i due nuovi laboratori che si aggiungono a quelli, già esistenti di ceramica artistica, arte presepiale, animatore teatrale, florovivaista, operatore edile, sartoria.

L'intervento congiunto dei due ministeri e della Curia di Napoli prende le mosse dall'inaugurazione, il 27 novembre scorso, da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dei primi due laboratori d'informatica interconnessi telematicamente presso la parrocchia di S. Maria la Sanità e di S. Michele Arcangelo di Afragola.

Dopo i primi due ne sono stati attivati altrettanti in parrocchie dei Quartieri Spagnoli e nel quartiere di S. Giovanni a Teduccio. Altri 16 sono in fase di allestimento.

Nicolais ha sottolineato che il progetto iniziale, che coinvolgeva 20 parrocchie, “…sarà ampliato fino a raggiungere quota 100 parrocchie entro il 2007. Abbiamo deciso di stimolare maggiormente l'interesse di alunni e docenti - ha spiegato - cambiando i termini della questione. Piuttosto che ‘to learn ICT' puntiamo su 'ICT to learn’”.

“Crediamo - ha detto il Ministro - che ciò costituisca uno stimolo per i ragazzi in difficoltà”.

Un modo, ha spiegato il Ministro, “…per comunicare in modo diverso, per attrarre giovani”. Parrocchie, dunque, che saranno dotate di centri multimediali e che punteranno sulla tecnologia.

Un investimento, quello nella tecnologia che, ha ribadito Nicolais, riguarderà sempre più la vita dell'Italia. A cominciare dal pianeta scuola per il quale arriveranno 100 milioni di euro per accelerare il processo di Innovazione nelle scuole. Un'azione messa in atto con la stretta collaborazione del Ministro all'Istruzione, Giuseppe Fioroni.

Una sinergia che ha dato i suoi frutti anche con il ministero della Giustizia “…Abbiamo poi siglato un accordo, un protocollo d'intesa per l'utilizzo dell'informatica al fine di accelerare la giustizia - ha sottolineato Nicolais - sia essa civile, penale, amministrativa”.

Nel suo intervento, il Cardinale di Napoli ha ricordato che “…Questo è un progetto nato da una precedente visita a Nisida con il Ministro Nicolais, quando abbiamo pensato di estendere al carcere per minorenni il progetto dei laboratori di informatica delle parrocchie. Ho visto i ragazzi manovrare bene sui computer. Li ho trovato motivati ed entusiasti. Questo, come gli altri laboratori di Nisida, è un ottimo strumento per consentire il loro inserimento nel contesto sociale”.

Sepe ha insistito sulla visione cristiana dei luoghi di detenzione, “…Nisida è un luogo di speranza dove si riescono a concretizzare progetti importanti”, e sulla necessità di curare predisporre i detenuti il momento più difficile, il ritorno a una vita normale, fra la gente. In questa prospettiva il Cardinale ha ricordato che, d'intesa con il carcere di Poggioreale, “…si è deciso di trovare una casa a Napoli dove accogliere uomini e donne appena usciti dal carcere e di prepararli al ritorno nel contesto sociale”, una sorta di camera di decompressione dal carcere.

“…L'obiettivo - ha concluso Sepe - è di trovare analoga struttura per accogliere i ragazzi”.

Fonte: key4biz

“Carnevalata gay”, è bufera

Attacco del giornale vaticano. Il premier: il ddl non tocca i principi del matrimonio

Per capire quanto sia incandescente la polemica sui Dico dopo la polemica di sabato basta sfogliare l’«Osservatore Romano», ascoltare il premier Prodi a «Matrix» o assistere al «faccia a faccia» tra Rosy Bindi e Giulio Andreotti a un convegno sulla famiglia. Il giornale della Santa Sede attacca a testa bassa la manifestazione di sabato scorso dell’Arcigay, facendo insorgere lo schieramento laico che sostiene il disegno di legge del governo. Secondo l’«Osservatore» a piazza Farnese «hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie». Meritevole di censura, secondo il quotidiano vaticano, anche la presenza in piazza di bambini tra le coppie gay, «prova evidente di quale sia la finalità di chi si batte per il riconoscimento legale delle coppie omosessuali, essendo la presenza di minori determinante per garantire a un nucleo familiare particolari diritti».

Non è un caso, secondo l’«Osservatore», che nelle immagini trasmesse sul corteo a parlare siano state quasi esclusivamente le coppie omosessuali, «la categoria per la quale, al di là di ogni tattica politica, i recenti tentativi di regolamentazione sono concepiti». L’«Osservatore» critica anche la presenza al corteo di tre ministri, «a dimostrazione di come una parte del governo sembra volersi impegnare personalmente per una questione diventata inspiegabilmente prioritaria». Di fronte alle critiche del Vaticano (rafforzate da una nota dell’agenzia Sir dei vescovi) il premier Romano Prodi non si mostra pentito della decisione del governo di presentare un disegno di legge sull’argomento. Prodi, che pure continua a dirsi perplesso per la partecipazione di alcuni ministri alla manifestazione di sabato, sembra raccogliere le proteste di Oltretevere sui contenuti della proposta del governo: «L’ho letta e riletta e credo che il ddl proprio non tocchi i principi del matrimonio. Riconoscere momenti di solidarietà non è disconoscere la famiglia». Prodi però lascia aperto uno spiraglio alla possibilità di cambiare la legge alle Camere: «In Parlamento ci sono tanti altri disegni di legge, si faranno variazioni e adattamenti che sembrano opportuni», sottolinea intervenendo a «Matrix». Ma intanto l’affondo dell’«Osservatore Romano» rinfocola le polemiche. L’Arcigay non ci sta a far finire gli omosessuali sul banco degli imputati: «Hanno mandato il solito disco rotto contro le carnevalate». Il capogruppo di Rifondazione comunista al Senato Giovanni Russo Spena pretende le scuse dell’«Osservatore»: «La cecità politica dell’organo di informazione del Vaticano fa impressione». Per Benedetto Della Vedova, deputato riformatore liberale di Forza Italia, il giornale vaticano ha preso una topica: «Nessun carnevale, solo persone gay che manifestavano chiedendo soluzioni normative».

Di fronte alla polemica che monta, prova a chiedere di «abbassare i toni» Rosy Bindi: ad Andreotti che le chiedeva di cancellare le coppie dello stesso sesso dal provvedimento, ha ribattuto che le convivenze gay sono una realtà da regolamentare e che i ritardi di cui l’Italia soffre nel sostegno alla famiglia sono dovuti anche ai governi della Prima Repubblica. Nel frattempo il ministro della Giustizia Mastella continua la sua battaglia dentro la maggioranza contro i Dico. Il Guardasigilli minaccia di sfilarsi dal governo se fosse messo davanti a un aut aut: «Se mi dicono “o firmi i Dico o esci dal governo”, io esco dal governo». In caso di fiducia, poi, non avrebbe la minima esitazione: «Voterei no». Mentre nell’eventualità che la legge passasse è pronto a raccogliere le firme per un referendum abrogativo.


Fonte: LaStampa.it

Amato propone antidoping a scuola

Controlli antidoping a scuola e fuori dalle discoteche: è la provocazione di Giuliano Amato, ministro dell’Interno, lanciata al convegno fiorentino dell’Anci Toscana sulla sicurezza nelle città.

Amato ha invocato una grande campagna contro la droga: «Una campagna non contro i trafficanti - ha spiegato nel suo intervento - ma contro noi stessi, chiamando in causa noi ’integerrimì consumatori di cocaina, e quei genitori, e non solo i figli, che prendono la coca nel weekend per passare un fine settimana più elettrizzante».

Secondo il ministro «si potrebbe prevedere l’antidoping a scuola, ad esempio dopo l’interrogazione. Ho spiegato questa mia idea ad un insegnante che mi ha detto: ma sei matto? Di sicuro arriverebbero i genitori a fare un occhio nero al preside o al professore. Ma io penso che se lo studente risulta positivo dopo l’interrogazione, perde i punti, e l’interrogazione non vale».

Amato ha sottolineato che «bisogna pensare anche a qualcosa del genere: anche se può apparire una cosa un pò idiota, vale la pena di essere valutata e magari sostituita da altre».

Fonte: LaStampa.it

lunedì 12 marzo 2007

Incapace come re? Carlo reagisce

Al principe ereditario d'Inghilterra non è piaciuto affatto il documentario su di lui realizzato da "Channel 4" dal titolo "Carlo il ficcanaso". Con un documento senza precedenti di 21 pagine il principe si difende dalle accuse di non essere in grado di regnare rivoltegli da più media britannici. Nel programma un lord sostiene che, se Carlo divenisse re, l'intera struttura della monarchia costituzionale sarebbe minacciata.

Da tempo il principe è bersaglio di critiche e il documentario di Channel 4 è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In particolare, il lavoro dell’emittente privata a cura di Simon Barnes dipinge il 58enne primogenito della regina Elisabetta come un manipolatore che cerca costantemente di influenzare la politica britannica evocando una crisi costituzionale. Addirittura, Clarence House, la residenza del principe, è stata definita come una centrale di lobby politica che tempesta i membri del governo con lettere e richiami di Carlo.

Così l’erede al trono non ha atteso oltre e ha dato mandato al suo segretario privato Michael Peat di redigere un dettagliato documento di difesa di 21 pagine. I media temono che quando il principe di Galles un giorno sarà re si esprimerà sui problemi sociali come sta facendo ora? “Ma non sarà così”, chiarisce il suo segretario che aggiunge come, al di là di questo, il principe abbia ogni diritto di scambiare in privato il suo punto di vista con i membri del governo e con le personalità politiche.

Il documentario mostra Lord Wedderburn, emerito professore di legge alla London School of Economics, che afferma: “Se niente cambierà e lui diventerà re, ci saranno grandi interferenze e controversie e, probabilmente, l’intera architettura della monarchia costituziona potrebbe essere minacciata”. A queste accusa il segretario Peat replica: “Sua Altezza reale si consulta sempre ampiamente prima di esprimere un punto di vista e si serve di una vasta scelta di esperti”.

Le critiche non risparmiano neppure il reddito del duca di Cornovaglia: 14 milioni di sterline (20,5 milioni di euro) all’anno. E al fatto che Carlo non paga né la tassa sui capital gain né la tassa sulle imprese.

Poi c’è la sua posizione ambientalista, in contrasto col fatto che il principe di Galles viaggia in aereo e ha più automobili. Ma, risponde il segretario, “Sua altezza reale ha smesso di giocare a polo e, in parte per ridurre le emissioni di ossido di carbonio, ha cancellato i viaggi privati oltremare.

Fonte: TGCom

Ankara rimuove il filtro anti-YouTube

Dopo 48 ore di blocco e un'impressionante quantità di articoli su giornali e blog, Turk Telekom annuncia che è stata richiesta la rimozione del blocco

Aveva destato sensazione la decisione di un tribunale turco con cui è stato ordinato al principale operatore di telecomunicazione della Turchia, Turk Telekom, di filtrare YouTube ed impedirne così l'accesso, almeno ai propri clienti. Una decisione che però ora è stata cancellata.

Non è chiaro se la scelta di consentire nuovamente l'utilizzo del celebre portale di video sharing sia dovuta alla copertura mediatica della censura turca, ripresa un po' ovunque e stigmatizzata da tanti nell'Unione Europea nella quale Ankara vorrebbe entrare prossimamente. Ma, a leggere quanto riportato da AP la motivazione ufficiale è la rimozione da parte di YouTube del video contestato dalle autorità, un video nel quale, a detta dei magistrati, veniva offeso in modo intollerabile il padre della patria Mustafa Kemal Ataturk.

La censura ordinata nei giorni scorsi dalle autorità turche, presa di mira anche da Reporters sans frontières, non può però stupire chi conosce la sensibilità turca sul "fronte" Ataturk: nel paese già in passato offese, o comportamenti ritenuti offensivi, si sono tradotti in vistose azioni di censura, compresi processi e confische di giornali. Non è peraltro destinato a migliorare la reputazione della Turchia il fatto che, come riportano in tanti, sia stato considerato offensivo l'accostamento del nome di Ataturk all'aggettivo "gay".

Ciò che sorprende gli osservatori, ancora una volta, è che si ritenga di poter bloccare la disseminazione di un video che, sebbene bloccato su YouTube, è ormai divenuto popolare in mezzo mondo, proprio grazie alla censura, con la conseguenza che chi volesse trovarlo di certo non dovrebbe faticare molto. È invece curioso che cercando parole chiavi sensibili su YouTube, molti dei video potenzialmente "offensivi", come rileva Foreing Policy, sembrano essere stati rimpiazzati da video che celebrano l'immagine di Ataturk.

Fonte: Punto Informatico

Segretario Nato: "Italia fuori dal sistema anti-missile Usa"

Italia, Grecia e Turchia non sarebbero coperte dal nuovo sistema di difesa anti-missile che gli Stati Uniti stanno progettando e per il quale vogliono installare basi radar e intercettori in Polonia e Repubblica ceca. Lo afferma il quotidiano britannico Financial Times in un articolo-intervista pubblicato oggi con il segretario generale della Nato, Jaaap de Hoop Scheffer, in cui il numero uno dell'Alleanza mette in guardia contro divisioni ed esclusioni in Europa rispetto ai programmi di difesa anti-missile.

"Quando si tratta di difesa missilistica, non dovrebbero esserci paesi di serie A e paesi di serie B", afferma de Hoop Scheffer, che però insiste sul fatto di "non credere che arriveremo a questo punto" e che "l'indivisibilità della sicurezza è la chiave". Scheffer non ha voluto indicare quali paesi resterebbero al di fuori del raggio di protezione dello scudo Usa, ma secondo funzionari Nato anonimi citati dal quotidiano britannico, si tratterebbe di paesi dell'Europa meridionale e orientale, "principalmente di Grecia, Italia e Turchia", troppo vicini all'Iran e che avrebbero bisogno di un sistema aggiuntivo a corto raggio in caso di attacco dalla Repubblica islamica.

Secondo le fonti interpellate dal giornale londinese, "sarebbe sia tecnicamente che economicamente fattibile un'estensione della protezione ai paesi non coperti entro l'inizio del prossimo decennio". Scheffer ha ricordato che la Nato ha "uno studio di fattibilità che dice che è ben possibile in teoria usare la difesa missilistica per proteggere l'Europa nel suo insieme, ma ciò richiede discussione politica, e su chi pagherà cosa". Secondo Scheffer, il punto cruciale è ammettere l'esistenza di una minaccia, e questa discussione continuerà nella riunione dei ministri della Difesa Nato in programma a giugno a Bruxelles.

In sostanza, si tratterebbe di capire se affiancare il sistema Usa (dagli alti costi, più di 10 miliardi di dollari all'anno, e la cui efficacia è stata messa in dubbio da alcuni analisti) con un sistema Nato che dovrebbe costare meno di 10 milardi e coprire tutta l'Europa. In questo caso, una delle soluzioni tecniche per colmare il gap di protezione nell'Europa meridionale ed Orientale potrebbe essere fornito da missili Patriot e da un radar Aegis.

Fonte: IlGiornale.it

Legge elettorale, Marini e Bertinotti fissano l'iter

La riforma elettorale comincerà il suo iter parlamentare in Senato, mentre alla Camera partirà l'esame delle modifiche costituzionali in materia di bicameralismo. Lo hanno deciso i presidenti di Senato e Camera, Franco Marini e Fausto Bertinotti, durante il loro incontro di quasi due ore a Palazzo Madama. L'esito del faccia a faccia tra le due cariche del Parlamento - al quale il premier Romano Prodi ha affidato la riforma del sistema di voto - è stato quello di avere individuato un «percorso parlamentare» per la legge elettorale, il presidente di Montecitorio ha risposto «naturalmente sì, ok per il percorso alle Camere». E come lo stesso premier Prodi aveva domenica annunciato: «O la riforma della legge elettorale si farà attraverso un percorso condiviso o non se ne farà nulla».

Prodi incontrerà in settimana i delegati della Lega. Il ministro per l'Innovazione alla Pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, si dice intanto ottimista sulla riforma della legge. «Bene Prodi, serve legge condivisa», dice anche il sottosegretario all'Economia Paolo Cento. E anche se il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Luciano Violante, si fa avanti per tracciare un'analisi che parte dalla cosiddetta fine del bicameralismo perfetto («Stop al bicameralismo, l'intesa parta da qui», ha dichiarato in un'intervista a Repubblica), il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, ha già spostato la sua discussione sui tempi - che sono stretti - in vista del referendum: «Occorre fare presto - ha osservato Chiti- per poter evitare il referendum». Dello stesso avviso, Dario Franceschini, capogruppo dell'Ulivo alla Camera, che sul dibattito in merito alla riforma della legge elettorale ripete all'incirca le parole di Chiti: «Presto la riforma per evitare il referendum», così anche l'esponente dei Dl.

«Ma non esiste che una volta raggiunta l'intesa si debba andare a votare - osserva Franceschini - non sta né in cielo né in terra». Si dice «favorevole» all'incontro tra Prodi e Berlusconi che si dovrebbe tenere in settimana. Non, però, alle richieste del numero uno di Forza Italia. Come ha detto il coordinatore di FI, Sandro Bondi: «Forza Italia vuole essere protagonista del cambiamento della legge», dice. E le condizioni avanzate da Berlusconi? Diciamo che Bondi, rilasciando un'intervista sempre a Repubblica, l'ha messa giù così: «Da parte nostra c'è veramente la volontà di raggiungere un accordo nel più breve tempo possibile». Tuttavia, «una volta che sarà approvata la nuova legge elettorale, si torni nel più breve tempo possibile alle elezioni». E se l'accordo non dovesse essere raggiunto? «In questo caso non è da escludere a priori un nuovo governo istituzionale che abbia il compito di approvare la legge elettorale e la prossima legge finanziaria».

«Abbiamo sempre detto che la legge elettorale va fatta con un accordo largo», dice il segretario Ds, Piero Fassino, dicendosi in sintonia con la linea dettata dal premier Prodi. Anche se occorre fare attenzione: «Spero che le dichiarazioni di disponibilità di esponenti della Cdl siano vere e non solo mosse tattiche». E ribadisce: «Non c'è nessuna correlazione automatica tra l'approvazione della legge elettorale e il fatto di andare a elezioni subito dopo».

Fonte: L'Unità.it

Dico, in 50mila per i diritti Il Vaticano: una mascherata

Nuovo attacco del Vaticano ai Dico. Stavolta nel mirino dell’Osservatore Romano finisce la manifestazione di sabato a Roma in difesa dei diritti delle coppie di fatto, eterosessuali e non. Secondo le gerarchie ecclesiastiche le oltre 50mila persone (donne, uomini e bambini) che hanno chiesto il riconoscimento dei propri diritti, hanno partecipato a «una manifestazione nella quale al di là dell'immagine borghese e rassicurante che si voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie. Ironie e isteriche esibizioni da parte di chi invoca riconoscimenti e non esprime rispetto».

Insomma: un carnavalata. Anzi di più. Nell'articolo, l'Osservatore rileva che «erano in molti, fra l'altro, i manifestanti omosessuali che recavano sulle spalle o per mano, dei bambini, frutto di precedenti relazioni o anche di fecondazioni praticate all'estero». «Bambini - scrive il quotidiano del Papa - la cui presenza è stata sfruttata proprio allo scopo di accreditare l'immagine, che vorrebbe essere rassicurante, di una famiglia da tutelare». «Bambini che godono - scrive ancora il quotidiano - anche nell'ordinamento italiano, di diritti che gli vengono riconosciuti comunque, in ogni condizione si trovino i loro genitori. Anche per questo sfruttare la loro ingenuità appare un'operazione particolarmente criticabile».

Mirino puntato dunque contro le rivendicazioni dei diritti da parte degli omosessuali. Per il Vaticano infatti la manifestazione di sabato «è anche, ancora una volta, la prova evidente di quale sia la finalità di chi si batte per il riconoscimento legale delle coppie omosessuali, essendo la presenza di minori determinante per garantire ad un nucleo famigliare particolari diritti. Non è un caso - conclude - che nelle immagini trasmesse sul corteo di sabato a parlare siano state quasi esclusivamente le coppie omosessuali, la categoria per la quale, al di là di ogni tattica politica, i recenti tentativi di regolamentazione sono concepiti».

Ovviamente l'Osservatore Romano non manca di criticare anche la presenza al corteo di tre ministri, «a dimostrazione di come una parte del Governo sembra volersi impegnare personalmente per una questione diventata inspiegabilmente prioritaria. Una presenza - prosegue - che ha portato fra l'altro il ministro della Giustizia Mastella a sfrondare il campo da ogni ipocrisia, avvertendo che sulla questione dei 'dico’ il Governo potrebbe giocarsi la sua stessa esistenza. Mastella ha anche criticato il presidente del Consiglio Romano Prodi che, a suo modo di vedere, avrebbe potuto esprimere le sue 'perplessità' sulla presenza dei ministri in piazza 'un po’ prima’».

Immediata le reazioni politiche nel centrosinistra. «La cecità politica dell'organo di informazione del Vaticano fa impressione – dice il presidente dei senatori del Prc Giovanni Russo Spena - definire una carnavalata una grande manifestazione, composta, seria...ma davvero pensano che quelle ottantamila persone che hanno gremito piazza Farnese siano tutte dei pagliacci? Anche l'accusa alle coppie gay di aver portato in piazza i bambini per strumentalizzarli, per dare l'idea di famiglia dove secondo il Vaticano evidentemente c'è solo vizio e deviazione, mi sembra così fuori dalla realtà degli affetti, talmente bassa da suscitare una grande preoccupazione. Credo che l'Osservatore Romano debba delle scuse a tante coppie, gay e etero, che probabilmente crescono i loro figli nell'idea del rispetto e della tolleranza».

Fonte: L'Unità.it

venerdì 9 marzo 2007

Bush e Chavez si sfidano a distanza in America latina

Il presidente degli Stati Uniti George Bush e la sua nemesi sudamericana, il presidente Hugo Chavez, hanno inaugurato due viaggi paralleli in America latina nei quali si giocheranno la loro immagine presso gli abitanti della regione.

Bush ha iniziato il duello a distanza con una visita in Brasile, che ha l'obiettivo di conquistare la sinistra moderata sudamericana . Chavez ha risposto con un viaggio in Argentina durante il quale ha detto che il presidente americano meriterebbe la "medaglia d'oro per l'ipocrisia".

Il presidente Usa sta tentando di rinnovare l'immagine degli Stati Uniti in America latina -- un'immagine fortemente danneggiata dalla guerra in Iraq, che è stata invocata da Chavez per attaccare quello che lui ama definire "l'imperialismo americano".

Circa 200 manifestanti brasiliani, per la maggior parte studenti, hanno bruciato fantocci che rappresentavano Bush scandendo slogan come "Bush, terrorista, non ti vogliamo in America latina". La polizia ha fermato i manifestanti prima che potessero raggiungere l'albergo nel quale soggiorna il presidente americano.

Nella prima tappa del suo viaggio che toccherà cinque nazioni, Bush ha incontrato il presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva, un alleato progressista che Washington vede come potenziale rivale interno di Chavez, e i due hanno annunciato un piano di sviluppo per la produzione dell'etanolo.

La "diplomazia dell'etanolo" di Bush, insieme ad una serie di promesse di aiuti economici, sono interpretabili come un tentativo di contrastare la tattica petrolifera di Chavez, che consiste nel vendere petrolio a prezzi ribassati ai paesi sudamericani, nel tentativo di creare un blocco socialista nella regione.

All'incontro diplomatico di Bush, Chavez a risposto oggi con un mega comizio in uno stadio di Buenos Aires, in concomitanza con l'arrivo del presidente Usa nel confinante Uruguay, seconda tappa del suo viaggio.

"E' un simbolo di dominio e noi rappresentiamo un grido che si leva contro il dominio... sta cercando di adulare la nostra gente per dividerci", ha detto Chavez a proposito di Bush, prima di incontrare il presidente argentino Nestor Kirchner.

L'amministrazione Usa controbatte alle accuse di Chavez - che aveva definito Bush "il demonio" durante un discorso alle Nazioni Unite - mettendo in dubbio gli intenti democratici di Chavez e criticando la nazionalizzazione dell'industria venezuelana.

Fonte: Yahoo Italia

Ue propone nuove regole e limiti alla pubblicità in tv

La Commissione Europea ha proposto oggi nuove norme per le emittenti televisive, tese a limitare gli inserimenti pubblicitari dicendo che le emittenti dovrebbero rispettare regole applicabili solo nel loro Paese.

La proposta prende in considerazione le conclusioni dal dibattito talvolta incandescente tra Paesi membri Ue e deve ancora essere approvata dal Parlamento Europeo.

"Sono fiduciosa del fatto che raggiungeremo un accordo politico sulla nuova direttiva Audiovisivi senza frontiere entro la fine di maggio", ha detto la Commissaria Ue per l'Information Society Viviane Reding in una dichiarazione.

La proposta sostiene che la promozione di prodotti dovrebbe essere esclusa da programmi di bambini, notiziari, trasmissioni di politica e documentari ma non dai film. Vuole anche imporre un limite di 12 minuti all'ora e dice che film, programmi per bambini, notiziari e programmi di politica non dovrebbero essere interrotti più di una volta ogni 30 minuti.

La Commissione vuole aggiornare norme per le emittenti che sono in vigore dal 1989 per affrontare novità quali i programmi "on demand" , che stanno cambiando le abitudini degli utenti e le tecnologie come programmi da scaricare sui telefonini.

Fonte: Reuters Italia

Papa Benedetto:"Da Web e tv contenuti distruttivi"

Il Papa: «Indubbiamente molti dei grandi progressi della civilizzazione provengono da varie componenti dei mass media»

Molto di ciò che trasmettono i media può essere distruttivo per le famiglie, sotto un altro punto di vista però i mezzi d’informazione contribuiscono in modo notevole alla civilizzazione. È questo il dualismo individuato da Benedetto XVI questa mattina sul ruolo dei massi media nella società moderna. Il Papa ha ricevuto infatti nella Sala Clementina del Palazzo apostolico i partecipanti alla plenaria del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali e ha loro rivolto un discorso di saluto.

«Indubbiamente -ha affermato il Pontefice- molti dei grandi progressi della civilizzazione provengono da varie componenti dei mass media». In questo senso il Papa ha indicato l’importanza dei documentari, dei servizi d’informazione, dell’intrattenimento e anche il contributo che è venuto da Internet. Tuttavia, «sotto un altro punto di vista, emerge che molto di ciò che viene trasmesso in varie forme nelle case di milioni di famiglie nel mondo è distruttivo».

Il Papa ha ricordato poi che nel suo messaggio per la giornata mondiale della comunicazione, ha messo in particolare rilievo l’importanza «del rapporto fra media e giovani». Il Pontefice ha quindi richiamato la responsabilità degli educatori come quella dei genotipi e di ogni cittadino responsabile. Quindi Benedetto XVI ha rivolto un appello «ai leaders dell’industria dei media affinchè venga salvaguardato il bene comune, la difesa della dignità umana e la promozione e il rispetto dei bisogni della famiglia».

Pubblicato su LaStampa.it

Allarme arancione a Stromboli

Una "anomalia di movimento alla sciara del fuoco" registrata dal Dipartimento della Protezione civile ha fatto scattare sull'isola l'allarme arancione, e sono state messe in atto azioni preventive nei confronti della popolazione di Stromboli e Panarea, invitata ad allontanarsi dalla linea della costa e a raggiungere alture di almeno 10 metri sul livello del mare per evitare le possibili conseguenze di onde anomale.

Il fenomeno eruttivo dalla bocca del vulcano "non è mai cessato ed è stata osservata un'accelerazione". Di qui le misure preventive messe in atto nei confronti della cittadinanza. Intanto, la guardia costiera ha inviato a Stromboli due pattugliatori che sosteranno al largo dell'isola e si manterranno pronti ad intervenire per un'eventuale operazione di evacuazione della popolazione. Dopo la ripresa dell'attività eruttiva sono state allertate le motovedette delle capitanerie di porto di Milazzo e di Lipari, mentre un elicottero della guardia costiera si tiene pronto a decollare da Catania.

Sull'isola di Lipari, invece, permane lo stato di allarme 'giallo' e per il momento non sono state prese misure. Al Dipartimento della Protezione civile sottolineano che "l'attività di osservazione e monitoraggio continua e tutte le eventuali misure saranno comunicate alla popolazione".

Pubblicato su Yahoo Notizie